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Appunti di Istituzioni di Diritto Pubblico del prof. D'Onofrio sulle fonti statali primarie: le leggi formali e gli atti con forza di legge, il Procedimento legislativo di formazione della legge formale, il decreto legislativo e il decreto legge, referendum abrogativo.

Esame di Istituzioni di Diritto Pubblico docente Prof. F. D'Onofrio

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FONTI STATALI PRIMARIE

Il Procedimento legislativo di formazione della legge formale.

Il procedimento è costituito da una serie coordinata di atti rivolti al raggiungimento di un risultato

finale. Le fasi di cui si compone il procedimento legislativo sono:

1. La fase preparatoria (iniziativa legislativa)

L’iniziativa legislativa consiste nella presentazione di un progetto di legge ad una delle due Camere. Ogni

progetto consta di un articolato e di una relazione che accompagna gli articoli. La Costituzione indica

tassativamente i soggetti a cui spetta l’iniziativa legislativa:

• Il Governo (art. 71): l’iniziativa governativa è a sua volta il frutto di un procedimento;

iniziativa di uno o più Ministri - delibera del Consiglio dei ministri - autorizzazione del

Presidente della Repubblica - presentazione alla Camera. In alcuni casi la Costituzione pone

un obbligo di iniziativa a carico del Governo: è il caso dell’iniziativa vincolata (cfr. artt. 77,

comma 2 e art. 81). I progetti presentati dal Governo prendono il nome di disegni di legge.

• Il singolo parlamentare (art. 71): ogni Deputato o Senatore può presentare progetti di legge

alla Camera cui appartiene. Nella prassi è frequente che tali iniziative siano collettive, ossia

di più parlamentari insieme. Non vi sono limiti a tale iniziativa, salvo le materie riservate

all’iniziativa governativa.

• Il popolo (art. 71, co. 2): la proposta deve provenire da almeno 50.000 elettori. Il

meccanismo di richiesta e di raccolta delle firme è disciplinato dalla legge n. 352/1970. Non

vi sono limiti a tale iniziativa, salvo le materie riservate all’iniziativa governativa.

• I Consigli regionali (art. 121, co. 2): la Costituzione riconosce a ciascuna Assemblea

legislativa regionale il potere di presentare alle Camere progetti di legge. Il limite che

incontra tale iniziativa è che si tratti di questioni di “interesse regionale”, ma di fatto la

formula (contenuta negli Statuti speciali) è talmente elastica da non poter costituire un vero e

proprio limite di materia.

• Il CNEL (art. 99, co. 3): la Costituzione, all’art. 99, attribuisce al Consiglio Nazionale

dell’economia e del lavoro l’iniziativa legislativa. Ai sensi della legge n. 936/1986 non

esistono particolari limiti di materia; tuttavia, parte della dottrina sostiene che, data la natura

dell’organo, l’iniziativa possa essere assunta soltanto nel campo economico-sociale

(Martines).

Il progetto o il disegno di legge può essere presentato all’una o all’altra Camera (ad eccezione dei Deputati e

Senatori che possono esercitare l’iniziativa solo nella Camera di appartenenza) e non crea l’obbligo per la

stessa di deliberare.

2. La fase costitutiva (deliberazione delle Camere) esame, discussione e votazione

L’art. 72, comma 1, prescrive che ogni progetto di legge prima di essere discusso direttamente dalle Camere

deve essere esaminato dalla Commissione permanente competente (vedi apposita scheda).

Le funzioni che la Commissione è chiamata a svolgere variano a seconda della “sede” in cui lavora. In

relazione alle diverse funzioni che possono svolgere le Commissioni si distinguono tre procedimenti

legislativi:

1. Procedimento normale (Commissione in sede referente):

Tale procedimento è sempre obbligatorio per i progetti di legge:

• in materia costituzionale;

• in materia elettorale; RISERVA DI ASSEMBLEA

1

• di delegazione legislativa; art. 72, comma 4, Cost.

• di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali;

• di approvazione di bilanci e consuntivi.

1 I Regolamenti delle Camere hanno introdotto due ulteriori ipotesi di riserva di assemblea:

a) i disegni di legge di conversione dei decreti legge;

b) le leggi rinviate dal Presidente della Repubblica.

Francesco Drago 2

FONTI STATALI PRIMARIE

2

1)Esame preparatorio da parte della Commissione 2)discussione generale sul testo 3)discussione e votazione

dei singoli articoli 4)votazione finale.

Se il disegno di legge è dichiarato urgente (art. 72, comma 2, Cost.) i termini previsti dai regolamenti

parlamentari per il compimento dei vari atti sono ridotti a metà (procedimento normale abbreviato).

2. Procedimento decentrato (Commissione in sede deliberante):

Le quattro fasi del procedimento normale sopra indicate sono attribuite tutte alla Commissione

competente per materia. La Commissione non si limita quindi all’esame preparatorio, ma approva

essa stessa il progetto in ogni articolo e nel suo complesso (art. 72, comma 3, Cost.).

3. Procedimento misto (Commissione in sede redigente):

E’ un procedimento intermedio fra quello normale e quello decentrato ed è scarsamente utilizzato.

Non è previsto in Costituzione ma è stato introdotto dai regolamenti parlamentari non senza

differenze tra l’una e l’altra Camera. Al Senato (art. 36 Reg.), alla Commissione è riservata

l’approvazione articolo per articolo e all’Assemblea l’approvazione finale. Alla Camera dei

deputati (art. 96 Reg.), alla Commissione spetta la formulazione tecnica degli articoli (e cioè la

discussione e la votazione degli emendamenti), ma l’approvazione articolo per articolo e

l’approvazione finale è riservata all’Assemblea. Inoltre, al Senato l’assegnazione in sede redigente

avviene da parte del Presidente all’inizio del procedimento, mentre alla Camera è deciso

dall’Assemblea prima di passare all’esame degli articoli (quindi dopo l’esame della Commissione in

sede referente e dopo la discussione generale in Aula).

Il procedimento seguito da una Camera per l’approvazione non vincola l’altra Camera. Può quindi accadere

che per il medesimo progetto di legge alla Camera dei deputati si sia seguito il procedimento ordinario e

presso il Senato quello decentrato.

La legge è un atto complesso: perché si perfezioni è necessario che entrambe le Camere approvino

l’identico testo. Se il progetto approvato da una Camera è approvato dall’altra con emendamenti, il

testo è ripresentato alla prima Camera per l’approvazione degli emendamenti (c.d. navetta).

3. La fase integrativa dell’efficacia (promulgazione, pubblicazione ed entrata in vigore)

Conclusa la fase dell’approvazione, la legge è perfetta, ma non è ancora efficace (non produce cioè effetti

giuridici). Affinché la legge possa diventare efficace è necessaria:

• La promulgazione ad opera del Presidente della Repubblica;

Il Presidente della Repubblica deve promulgare la legge entro trenta giorni o entro un termine minore se le Camere a

maggioranza assoluta ne dichiarino l’urgenza (art. 73, Cost.) (il termine decorre dalla approvazione definitiva da parte

della seconda Camera).

Il P.d.R. svolge un controllo formale e sostanziale sulla legge e ha il potere di rinviare la stessa alle Camere con

messaggio motivato.

Il rinvio può essere compiuto una sola volta: se le Camere approvano nuovamente nello stesso identico testo la legge

precedentemente rinviata il P.d.R. ha infatti l’obbligo di promulgare (art. 74, Cost.).

• La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale;

Subito dopo la promulgazione e comunque non oltre trenta giorni dalla promulgazione la legge deve essere pubblicata

nella Gazzetta Ufficiale (art. 6, D.p.r. n. 1092/1985). La pubblicazione è l’atto con cui la legge viene portata

ufficialmente a conoscenza dei destinatari.

• Entrata in vigore.

La vacatio legis è il periodo di tempo intercorrente tra la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e l’entrata in vigore

della legge. Di norma la legge entra in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione (art. 10, Disp. sulla legge in

generale), salvo che la legge stessa non stabilisca un termine diverso (art. 73 comma 2). Una volta entrata in vigore, la

legge si presume conosciuta da tutti i destinatari.

2 La Commissione discute il testo originario, formula se del caso il un testo modificato (attraverso la votazione articolo

per articolo e la votazione finale sul testo) e riferisce alla Camera mediante una relazione di maggioranza ed eventuali

relazioni di minoranza. Francesco Drago 3

FONTI STATALI PRIMARIE

Il decreto legislativo e il decreto legge

L’art. 70 Cost. in omaggio al principio della separazione dei poteri stabilisce che “la funzione

legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Tuttavia esistono delle circostanze in cui

il Governo può esercitare anch’esso la funzione legislativa.

Gli artt. 76 e 77 Cost. disciplinano tali circostanze:

1. Il decreto legislativo o decreto delegato (art. 76 Cost.);

Il decreto legislativo – o decreto delegato – è l’atto avente forza di legge che il Governo adotta sulla base

di una delega conferitagli con legge dalle Camere. Tale delega prende il nome di legge delega.

Legge delega decreto legislativo

Deve essere approvata: E’ adottato secondo il seguente procedimento:

a) con legge delle Camere (riserva di legge a) proposta del Ministro o dei Ministri competenti;

formale); b) delibera del Consiglio dei Ministri;

b) con il procedimento normale di approvazione b ) eventuali adempimenti ulteriori, qualora siano

1

delle leggi (Commissione in sede referente) (art. 72, prescritti dalla legge delega o perché si applica l’art.

comma 4, Cost). 14, co. 4, legge n. 400/88;

E deve contenere a norma dell’art. 76 Cost.: b ) nuova deliberazione del Consiglio dei Ministri a

2

a) l’ oggetto su cui il Governo può esercitare la seguito dei pareri espressi dai soggetti consultati;

delega; c) emanazione del Presidente della Repubblica (art.

b) i principi e i criteri direttivi cui il Governo deve 87, comma 5, Cost.)

attenersi nell’esercizio della delega; d) pubblicazione ed entrata in vigore.

c) il termine entro cui il Governo deve esercitare la

delega.

Può contenere:

a) limiti ulteriori per il Governo (ad es.

imponendogli di ascoltare il parere delle

Commissioni parlamentari); l’art. 14, co. 4, della

legge n. 400/88, prevede, nel caso in cui la delega

ecceda il biennio, che il Governo chieda il parere

delle Commissioni in ordine agli schemi dei decreti

delegati. Se il decreto legislativo viola la legge delega la

La legge delega funge da norma interposta nel Corte dichiara l’illegittimità del decreto delegato

giudizio di legittimità costituzionale sul decreto per eccesso di delega.

legislativo.

2. Il decreto legge (art. 77 Cost.).

Il decreto legge è un atto avente forza di legge che il Governo può adottare per far fronte a “casi

straordinari di necessità e di urgenza”. Tale straordinarietà costituisce requisito di validità costituzionale

del decreto legge che la Corte costituzionale è competente a verificare (sent. n. 29/1995).

decreto legge legge di conversione

a) deliberato dal Consiglio dei Ministri; a) entro cinque giorni dalla presentazione del d.l., le

b) emanato dal Presidente della Repubblica; Camere, anche se sciolte, si riuniscono per la

c) pubblicato immediatamente nella Gazzetta conversione;

ufficiale ed entra in vigore il giorno stesso della b) la conversione deve avvenire (inclusa la

Francesco Drago 4


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze della politica
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto Pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof D'Onofrio Francesco.

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