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Capitolo primo: cos'è la modernità?

Possiamo semplicemente dire che il termine "modernità" si riferisce a quei modi di vita o di organizzazione sociale che affiorano in Europa intorno al XVII secolo. Molti sostengono che con la fine del XX secolo sta per dischiudersi una nuova era, a cui le scienze sociali devono far fronte e che determinerà un superamento della modernità stessa. Alcune delle analisi dedicate a questi temi si concentrano soprattutto sulle trasformazioni istituzionali, come nel caso delle analisi secondo le quali staremmo passando da un sistema basato sulla produzione di beni materiali a uno principalmente volto a produrre informazione. Anziché andare incontro a un'era postmoderna, stiamo entrando in un'era in cui le conseguenze della modernità si fanno sempre più radicali e universali.

Le istituzioni sociali moderne sono in un certo senso uniche: diverse nella forma da ogni altro tipo di ordinamento tradizionale.

La discontinuità della modernità

L'idea che la storia umana sia segnata da determinate "discontinuità" e che non presenti uno sviluppo lineare è certamente molto diffusa. Si incontrano indubbiamente delle discontinuità nelle varie fasi dello sviluppo storico, ad esempio nelle fasi di transizione tra le società tribali e l'affermarsi degli stati agrari. I modi di vita introdotti dalla modernità ci hanno allontanato, in maniera del tutto nuova, da tutti i tipi tradizionali di ordinamento sociale.

Le trasformazioni legate alla modernità appaiono più profonde della maggior parte dei mutamenti avvenuti nelle epoche precedenti. Sul piano estensionale esse hanno contribuito a stabilire forme di connessioni sociali che interessano l'intero pianeta, mentre a livello intensionale esse hanno modificato alcuni degli aspetti più intimi e personali della nostra esistenza quotidiana. I cambiamenti intervenuti nel corso degli ultimi tre o quattro secoli sono stati così straordinari e universali nel loro impatto che la nostra conoscenza dei precedenti periodi di transizione è di ben scarso aiuto quando si cerca di interpretarli.

Come dobbiamo identificare le discontinuità che differenziano le istituzioni sociali moderne da quelle tradizionali?

  • Ritmo del cambiamento – le civiltà tradizionali possono essere state senz'altro più dinamiche degli altri sistemi premoderni, ma la rapidità con cui si succedono i cambiamenti nelle condizioni della modernità è estrema. Questo è evidente per quanto riguarda la tecnologia.
  • Portata del cambiamento – via via che diverse aree del pianeta stringono tra di loro legami reciproci, l'intera superficie della terra viene virtualmente attraversata da ondate di trasformazione sociale.
  • Natura delle istituzioni moderne – alcune forme sociali moderne non trovano semplicemente riscontro nelle precedenti epoche storiche.

Sicurezza e pericolo, fiducia e rischio

Nell'investigare il carattere della modernità cercherò di concentrare gran parte del discorso sulle dicotomie sicurezza/pericolo e fiducia/rischio. La modernità, come ben sa chi vive questi ultimi anni del nostro secolo, è un fenomeno ambivalente. Lo sviluppo delle istituzioni sociali moderne e la loro diffusione mondiale hanno concesso agli esseri umani molte più opportunità di trascorrere un'esistenza sicura e soddisfacente. Ma la modernità ha anche un lato oscuro.

Nel complesso, i fondatori classici della sociologia sottolineavano soprattutto l'aspetto di "opportunità" offerto dalla modernità. Marx vedeva nella lotta di classe la fonte di spaccature basilari dell'ordinamento capitalistico, ma allo stesso tempo prevedeva la nascita di un sistema sociale più umano. Durkheim credeva che l'ulteriore espansione dell'industrialismo sarebbe sfociato in una vita sociale più armoniosa e appagante. Max Weber vedeva nel mondo moderno un paradosso in cui il progresso materiale veniva raggiunto solo a spese di un'espansione della burocrazia che finiva per soffocare la creatività e l'autonomia dell'individuo.

Tutti e tre questi autori non prevedevano che il fatto di assecondare lo sviluppo delle "forze produttive" avrebbe avuto conseguenze distruttive in grande scala sull'ambiente materiale. Le preoccupazioni ecologiche non trovano molto spazio nelle tradizioni di pensiero assimilate dalla sociologia. L'avvento del fascismo, l'olocausto, lo stalinismo e altri episodi della storia del nostro secolo dimostrano che nei parametri istituzionali della modernità sono comprese potenzialità totalitarie. Il regime totalitario congiunge il potere politico, militare e ideologico in una forma concentrata mai conosciuta prima.

L'avvenuta della Guerra Mondiale fece crollare la previsione di Durkheim secondo la quale l'industrialismo avrebbe per sua natura prodotto un ordinamento industriale pacifico e integrato. Il legame che unisce l'innovazione e l'organizzazione industriale al potere politico è un processo che risale alle origini dell'industrializzazione stessa. Il fatto che ciò venne ampiamente ignorato dalla sociologia indica quanto forte fosse l'idea che l'ordine emergente della modernità sarebbe stato sostanzialmente pacifico, in contrasto con il militarismo che aveva caratterizzato le epoche precedenti. Il mondo in cui viviamo è denso di pericoli.

Sociologia e modernità

La sociologia è una disciplina molto vasta e diversificata. Possiamo però ricordare tre concezioni molto diffuse:

  • Diagnosi istituzionale della modernità – per gli autori influenzati da Marx il primo motore che modella il mondo moderno è il capitalismo. La produzione agraria basata sul podere locale viene sostituita dalla produzione per i mercati su scala nazionale e internazionale. Per Durkheim l'estrema mutevolezza della vita sociale moderna non deriva essenzialmente dal capitalismo ma dall'impulso vitale fornito da una complessa divisione del lavoro che subordina la produzione ai bisogni umani attraverso lo sfruttamento industriale della natura. Weber parlava di "capitalismo razionale" espresso nella tecnologia e nell'organizzazione delle attività umane sotto forma di burocrazia. La modernità è multidimensionale al livello delle istituzioni e ciascuno degli elementi specificati da queste varie tradizioni gioca un qualche ruolo.
  • Oggetto dell'analisi sociologica, la "società" – quella di "società" è senza dubbio una nozione ambigua che si riferisce sia all'"associazione sociale" in senso generico, sia a un sistema distinto di relazioni sociali. Nessun autore oramai intende più la società in maniera quasi mistica, come faceva Durkheim, come una sorta di "essere superiore" al cui cospetto i singoli membri dimostrano un giustificato atteggiamento di soggezione.
  • Riserva intorno al concetto di società – le ragioni sono due:
    • Anche quando non lo ammettono esplicitamente, gli autori che considerano la sociologia lo studio della "società" pensano alle società tipiche della modernità. Nel formulare dei concetti su di esse, questi autori pensano a sistemi ben delimitati e forniti di una propria unità interna. Così concepite, le "società" non sono in sostanza altro che stati-nazione.
    • Un secondo motivo di riserva riguarda alcune interpretazioni teoriche. Secondo Parsons l'obiettivo principale della sociologia è di risolvere il "problema dell'ordine", che è fondamentale per interpretare la "vincolatezza" dei sistemi sociali, perché viene definito come una questione di integrazione: ciò che tiene insieme il sistema a fronte delle divisioni di interessi che altrimenti "metterebbero tutti contro tutti".
  • Legami tra sapere sociologico e caratteristiche della modernità – altre correnti di pensiero antagoniste hanno inteso la sociologia come una fonte di sapere intorno alla vita sociale moderna, utilizzabile per fini di previsione e controllo. Esistono due versioni di questo filone:
    • La sociologia fornisce informazioni sulla vita sociale che conferiscono un certo controllo sulle istituzioni sociali. Essa ritiene che il sapere sociologico può essere applicato in maniera tecnologica per intervenire nella vita sociale.
    • Autori come Marx, pensano che la chiave di volta sta nell'idea di "usare la storia per fare storia". Il rapporto che lega la sociologia al suo soggetto va inteso semmai nei termini della "doppia ermeneutica".

Il travaso di nozioni sociologiche o di prerogative di sapere verso il mondo sociale non è processo che possa facilmente essere guidato, sia da parte di coloro che tali nozioni propongono, sia addirittura da parte di gruppi influenzati o enti governativi.

Il dinamismo della modernità deriva da tre fattori:

  • La separazione del tempo e dello spazio e la loro ricombinazione;
  • La disaggregazione;
  • L'ordinamento e il riordinamento riflessivo dei rapporti sociali.

Modernità, tempo e spazio

Tutte le civiltà premoderne disponevano di tecniche di misura del tempo. Il calendario, per esempio è stato una caratteristica distintiva degli stati agrari al pari dell'invenzione della scrittura. La misura del tempo che scandiva la vita di ogni giorno collegava il tempo ai luoghi e di solito era imprecisa e variabile. Nessuno era in grado di dire l'ora del giorno senza fare riferimento ad altre connotazioni socio-spaziali: il "quando" era quasi sempre connesso a un "dove" o identificato da ricorrenze naturali regolari.

L'invenzione dell'orologio meccanico e la sua diffusione occupano un ruolo centrale nella separazione del tempo dallo spazio. L'orologio esprimeva una dimensione uniforme di tempo "vuoto" quantificato in modo da permettere la precisa designazione di "zone" del giorno (per esempio la giornata lavorativa). Il tempo restò collegato allo spazio e ai luoghi finché non corrispose l'uniformità dell'organizzazione sociale del tempo.

Uno dei suoi aspetti principali è la standardizzazione mondiale dei calendari. Tutti seguono ora lo stesso sistema di datazione: l'avvicinarsi del Duemila è per esempio un evento mondiale. Un secondo aspetto è la standardizzazione geografica del tempo. Ancora verso la fine del secolo scorso vi erano regioni di uno stesso stato che adottavano "ore" diverse.

Lo sviluppo dello "spazio vuoto" può essere compreso in termini di separazione dello spazio dal luogo. Il luogo viene definito meglio dall'idea di località, che si riferisce all'ambiente fisico dell'attività sociale geograficamente situata. Nelle società premoderne lo spazio coincide generalmente con il luogo. Nelle condizioni della modernità il luogo diventa sempre più fantasmagorico: ciò significa che i luoghi sono pervasi e modellati in misura crescente da influenze sociali relativamente distante da essi. Ciò che struttura il luogo non è semplicemente ciò che ne occupa la scena.

Il distacco dello spazio dal luogo non è, come nel caso del tempo, strettamente collegato all'avvento di tecniche di misura uniformi. La nascita dello "spazio vuoto" è soprattutto connessa a due serie di fattori:

  • Quelli che ammettono la rappresentazione dello spazio senza riferimento a un luogo privilegiato e avvantaggiato
  • Quelli che permettono l'intercambiabilità di diverse unità spaziali.

La separazione del tempo dallo spazio non va vista come uno sviluppo unilineare. Inoltre, la separazione del tempo dallo spazio getta le basi per una loro ricombinazione in rapporto all'attività sociale. Un orario, come quello ferroviario, può sembrare a prima vista una semplice mappa temporale. In realtà è uno strumento di ordinamento spazio-temporale che indica sia quando sia dove arrivano i treni.

La separazione del tempo e dello spazio e il loro costituirsi in dimensioni standardizzate ha reciso i legami tra l'attività sociale e la sua "aggregazione" nelle particolarità dei contesti di presenza. Questo fenomeno contribuisce ad aprire molteplici possibilità di cambiamento tagliando i vincoli delle consuetudini e delle pratiche locali. In secondo luogo, la separazione spazio-tempo è il meccanismo che aziona quella specifica caratteristica della vita sociale moderna che è l'"organizzazione razionalizzata". Le organizzazioni moderne sono in grado di collegare la sfera locale a quella globale in maniere impensabili nelle società più tradizionali e così facendo influiscono abitualmente sulle vite di milioni di persone.

In terzo luogo c'è la storicità radicale associata alla modernità. La "storia" intesa come appropriazione sistematica del passato nell'intento di modellare il futuro, ha ricevuto un primo grande impulso con la comparsa degli stati agrari. Il sistema di datazione unificato, ora universalmente accettato, consente l'appropriazione di un passato unitario. Inoltre grazie all'ormai acquisita e completa rappresentazione cartografica del pianeta, il passato unitario diventa un passato mondiale; il tempo e lo spazio vengono ricombinati per formare uno scheletro storico di azione e di esperienza mondiale.

La disaggregazione

Per disaggregazione si intende l'enuclearsi dei rapporti sociali dai contesti locali di interazione e il loro ristrutturarsi attraverso archi di spazio-tempo indefiniti. Il passaggio dai sistemi su piccola scala alle civiltà agrarie e quindi alle società moderne può essere letto come un processo di progressiva diversificazione interna. L'immagine evocata dalla disaggregazione esprime meglio gli instabili allineamenti di tempo e di spazio che sono di fondamentale importanza per il cambiamento sociale in generale e per la natura della modernità in particolare.

Esistono due tipi di meccanismi di disaggregazione:

  • Creazione di emblemi simbolici – per emblemi simbolici si intendono i mezzi di interscambio che possono "passare di mano" senza tener conto delle caratteristiche specifiche degli individui o dei gruppi che li utilizzano in qualsiasi particolare frangente. Un esempio può essere quello della moneta. Negli scritti giovanili Marx chiamava la moneta la "prostituta universale": un mezzo di scambio che annulla il contenuto dei beni o dei servizi sostituendolo con uno standard impersonale. La moneta consente di scambiare qualsiasi cosa contro qualsiasi cosa, indipendentemente dal fatto che i beni scambiati abbiano delle qualità reali comuni.

Cos'è la moneta? Gli economisti non sono mai riusciti a trovare una risposta comune a questo interrogativo. Nella sua forma originaria la moneta si identifica con il debito. La "merce-moneta" così designata è un primo passo sulla via della trasformazione che porta dal baratto all'economia monetaria. Una prima fondamentale transizione si verifica quando nel concludere le transazioni economiche si possono sostituire le merci.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dariozzolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di scienze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Lombardo Carmelo.
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