Estratto del documento

Fondamenti di traduzione letteraria

Indice

  • Che cos’è la traduzione letteraria, pag. 1
    • Introduzione al corso
    • Cosa significa traduzione e tradurre
    • Problemi della traduzione: equivalenza e fedeltà
    • Il processo traduttivo
    • Un caso unico: la traduzione letteraria
  • Il ruolo della traduzione nel sistema letterario e nella società, pag. 11
    • Il ruolo della traduzione
    • Polisistema letterario e traduzione
    • I diversi tipi di traduzione
  • I problemi della traduzione letteraria e le strategie traduttive, pag. 17
    • I due poli della traduzione letteraria: accettabilità e adeguatezza
    • I problemi della traduzione letteraria
    • Le strategie della traduzione letteraria
    • I piani del discorso letterario
  • Tradurre la prosa, pag. 25
    • Le sfide della traduzione in prosa
    • I piani del discorso letterario
    • Tradurre le varietà linguistiche
    • La traduzione della colloquialità dei dialoghi
  • Tradurre la poesia, pag. 37
    • Tradurre suono, distanza e immagini
  • Tradurre il testo teatrale, pag. 44

Introduzione al corso

Il corso mira a unire una teoria applicata a esempi pratici più da un punto di vista descrittivo, ossia degli esempi di traduzioni da una prospettiva esterna. Conoscere prima la teoria della traduzione letteraria, quali problematiche pongono a chi si avvicina a questo tipo di operazione, servirà a saper mettere in pratica le strategie e le teorie viste.

Si porrà attenzione alle specificità dei testi letterari per poi spostarsi a un punto di vista descrittivo di vari testi di varie epoche e varie aree linguistiche. Il tutto per avere strumenti critici di analisi della traduzione che possono essere impiegati a livello pratico.

Obiettivi del corso:

  • Conoscere processi e dinamiche concrete della traduzione letteraria; dinamiche che possono essere sia intra-letterarie (che hanno a che fare con il testo letterario) ma anche extra-letterarie (non appartenenti al mondo del sistema letterario della letteratura).
  • Riconoscere i caratteri specifici del testo letterario, sia a livello generale che singolare per i vari generi e forme letterarie, e, soprattutto, riconoscere e capire qual è la loro funzione e come possono essere modificati e trasposti in sede traduttiva da una lingua all’altra.
  • Essere in grado di riconoscere le strategie di volta in volta utilizzate all’interno della traduzione di un testo letterario. Ovvero, avendo una traduzione italiana di un testo e la sua versione in lingua originale, bisogna saper riconoscere che la peculiarità del proto-testo (testo di partenza), come la rima, non è stata potuta essere trasposta nel meta-testo (testo d’arrivo) e il traduttore ha compensato in qualche modo, ad esempio inserendo figure retoriche di suono per il ritmo (strategia del compenso).

Breve storia degli studi sulla traduzione

Si traduce da sempre, intendendo in particolare per quanto riguarda testi con carattere anche letterario, soprattutto a partire dall’antichità romana. Precedentemente, nella civiltà greca la traduzione era meno frequentata e, quando lo era, lo era soprattutto a fini commerciali. Sono in primis i romani nel loro confrontarsi e rapportarsi con la civiltà greca e il loro grande lascito culturale a occuparsi per primi in maniera pratica e a livello di riflessione teorica di una traduzione nel senso in cui la interpretiamo noi oggi, ossia come traduzione di testi scritti con anche un valore letterario.

Nell’antichità classico-romana non inizia solamente la storia principale della traduzione, ma anche una storia di studio e confronto della traduzione come oggetto di riflessione. La riflessione su cosa sia la traduzione, cosa sia tradurre, come si traduca, ha una storia molto lunga: inizia già nei primi secoli a.C. Per arrivare fino ad oggi, quindi più di 2000 anni di riflessione sulla traduzione.

Questo largo periodo di tempo è suddivisibile in due macrofasi di durata differente tra loro:

  • Epoca pre-scientifica (dall’antichità classico-romana fino alla prima metà del Novecento): in questo lungo arco di tempo, a partire da una delle prime importanti riflessioni sulla traduzione di Cicerone nel I secolo a.C., si hanno, fino al primo Novecento, degli studi e saggi sulla traduzione in generale o di singole opere che sono però fatti da singoli autori, dislocati in epoche e anche in entità geografiche differenti. Non c’è quella che definiremmo oggi una scuola, una materia di studio: sono semplicemente autori, critici letterari e filosofi, che all’interno della loro attività che prevede anche la stesura di opere letterarie o filosofiche, a un certo punto, perché confrontati direttamente con il problema della traduzione, decidono di dedicare un intervento dei loro studi all’ambito traduttivo. Sono riflessioni che non dialogano tra loro ma sono di fatto isolate, non c’è una sistematicità organica, non c’è una scienza della traduzione.
  • Epoca scientifica (dalla seconda metà del Novecento): durante questa fase la traduzione diventa oggetto di studio anche in ambito accademico si creano delle storie di studio di una traduzione. Questa fase è suddivisibile in tre fasi:
    • Scienza della traduzione prima fase, dagli anni ‘50 alla fine degli anni ‘60, durante la quale, su impulsi di studi di natura linguistica ma anche matematica e tecnologica (come l’invenzione delle prime macchine computazionali) si cerca di creare una vera e propria scienza della traduzione. C’è un approccio scientifico nel senso di scienza matematica alla traduzione. Il sogno di molti studiosi di questi anni è quello di arrivare a creare delle norme prescrittive valide in ogni campo che dicano esattamente, passo per passo, come si può tradurre da una lingua all’altra. Il sogno è, quindi, quello di scrivere un programma di traduzione universale, di rendere la traduzione emancipata anche dall’uomo e azione meccanica, trovare tutte le regole che definiscono l’atto di passaggio da una lingua all’altra per poterle riversare da una macchina che traduca al posto nostro. Questo sogno rimane ancora un’utopia: al giorno d’oggi non abbiamo una macchina in grado di darci una traduzione perfetta o migliore di ciò che può fare oggi l’uomo.
    • Teorie della traduzione gli scienziati si rendono conto che le variabili di traduzione tra le lingue sono troppe, quindi fanno un passo indietro capendo di non potersi dedicare esclusivamente a delle norme prescrittive. Bisogna iniziare a stilare una teoria della traduzione. In questi anni, dagli anni ‘70 agli anni ‘80, ci si rende conto che la traduzione non può essere una scienza esatta e si inizia a elaborare, sulla scorta di riflessioni dei traduttori stessi, delle teorie sulla traduzione. Si capisce che testi di natura diversa hanno bisogno di strategie e pratiche traduttive differenti. Si comincia, dando importanza al testo letterario che nella prima fase era stato un po’ dimenticato, a creare delle teorie descrittive della traduzione. Si comincia a descrivere la pratica traduttiva, dando solo non delle norme ma delle indicazioni di carattere generale, riconoscendo la singolarità delle tipologie testuali.
    • Translation studies (dagli anni ‘80): si utilizza anche in ambito italiano questo termine per indicare tutta la congerie di studi che ruotano intorno alla traduzione. In particolare, caratteristico dei translation studies è un sempre maggiore allargamento dell’ambito dello studio della traduzione dalla singola analisi di che cosa sia una traduzione e come si faccia a ambiti sempre più ampi del sapere. Un allargamento della visione culturale: si pone grande enfasi sul fatto che la traduzione non sia solo una trasposizione linguistica ma anche una trasposizione di elementi culturali. Si pone grande attenzione anche sulle traduzioni intese con testi autonomi che hanno una vita propria nel sistema letterario di arrivo: non si considera più il testo tradotto come testo secondario del prodotto originale, ma si va a vedere come le traduzioni entrano in contatto con il sistema letterario autoctono in cui arrivano e quali modifiche apportano ad esso. Si allargano i contesti di studio, come nei Postcolonial studies nell’emancipazione del ruolo delle colonie da un punto di vista linguistico, letterario e culturale. Ci sono anche questioni che si rifanno al genere in riferimento alle traduzione. I translation studies diventano una scienza di estrema interdisciplinarità che abbraccia molti altri ambiti del sapere.

Che cosa significa traduzione e tradurre

Definizione poetica di Goethe della traduzione

Goethe stesso si è non tanto confrontato con la traduzione quanto più con la riscrittura di opere orientali, ha molto riflettuto sulla traduzione in riferimento agli effetti benefici che questa avrebbe potuto portare alla popolazione mondiale. Negli anni ‘20 dell’Ottocento ha dedicato alla traduzione un suo componimento poetico intitolato Una parabola. Questa poesia è molto semplice, divisa in due parti: una prima strofa e un distico finale che rivela il legame di questa poesia con la traduzione. Goethe, o meglio il suo io lirico, nella prima parte della poesia racconta un avvenimento banale: è andato in un campo, ha colto un mazzo di fiori per portarselo a casa; quando è arrivato a casa, si è accorto che tenendo in mano questo mazzo di fiori il calore della mano aveva fatto avvizzire i fiori, le cui corolle tutte s’erano a terra reclinate. Mette subito i fiori in un fresco vaso e subito c’è un miracolo: i fiori, inseriti nel vaso si riprendono e rialzano le testoline e i gambi ritornano verdi e rigogliosi, quasi stessero ancora in terra.

Nel distico finale l’io lirico rivela il legame della poesia con la traduzione:

Così mi accadde quando con meraviglia la mia canzone in altra lingua intesi

Così come i fiori, se tolti dalla loro terra poi trapiantati in un nuovo habitat e nutriti, tornano miracolosamente ad essere belli, così anche la canzone del poeta, se strappata dalla terra ma ripiantata in altro luogo con altro nutrimento, può tornare altrettanto bella.

È importante l’utilizzo del quasi belli: non si intende che i fiori siano meno belli di quanto stavano nella terra, è un bello diverso che suscita meraviglia nell’io lirico, un bello che lo sorprende perché è un bello altro. Con la traduzione succede la stessa cosa: se i testi vengono trapiantati da una realtà all’altra devono mantenere la loro bellezza come valore assoluto, che può essere però una bellezza di tipo differente.

Questo quasi ricorda anche il titolo di un testo di riflessione sulla traduzione di Umberto Eco: dire quasi la stessa cosa. Non si potrà mai dire la stessa identica cosa detta in un qualsiasi messaggio, ma se ne potrà dire una con lo stesso valore di senso ed estetico, che si avvicinerà quanto più sarà migliore a un testo originale, ma avrà sempre uno scarto infinitesimale, che è quel ‘quasi’.

Quel ‘quasi’ ci sarà sempre, ma è anche segno della molteplicità delle nostre culture e un segno di essere diversi nel senso di essere unici. È anche quel ‘quasi’ che ci fa progredire, che ci arricchisce.

Traduzione e tradurre: doppia valenza

Al di là delle singolarità delle lingue naturali (italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco) tutte queste parole derivano attraverso traduzione diretta o tramite calco da una stessa parola di origine latina, dai due termini in latino translatio e traductio. Entrambi i termini sono formati da un prefisso condiviso, trans- (tra e oltre) e una seconda parte, -latus (che deriva dal verbo latino per portare - quindi portato oltre) e -ductio (dal verbo per condurre).

Inizialmente veniva usato il termine translatio, che oggi si trova ancora in inglese. A partire dal 1400 si afferma nella latinità e deriva in italiano, francese, spagnolo e tedesco, il transducere con l’idea di condurre, in quanto viene sottolineato nel cambio di verbo la singolarità di colui che porta qualche cosa da una parte all’altra. Translatio è un termine molto più neutro, significa che qualcosa è stato portato, l’atto del portare; invece traductio, il fatto che qualcosa sia stato condotto da qualche parte, prevede l’idea di un soggetto agente che traduce secondo le sue intenzioni.

Il termine traduzione indica due aspetti differenti:

  • Da una parte l’azione, l’operazione, l’attività di tradurre.
  • Dall’altro il fine di quest’azione, ossia il prodotto. Parlare di una buona traduzione significa affermare che il prodotto del processo ha delle qualità.

Quando ci si avvicina alla traduzione bisogna sempre tenere conto di questa doppia valenza: si ha a che fare con i processi traduttivi, l’attività del tradurre, del portare oltre, e anche con la traduzione come prodotto, come considerato dai translation studies i testi tradotti come testi autonomi e con un loro scopo. Traduzione indica sempre entrambe le cose.

Roman Jakobson, On Linguistic Aspects of Translation (1959)

Una delle definizioni più famose di traduzione è quella di Roman Jakobson in On Linguistic Aspects of Translation. Jakobson parla dell’esistenza di tre tipi di traduzione:

  • Traduzione intralinguistica, ovvero una riformulazione, ossia un’interpretazione di segni verbali mediante altri segni della stessa lingua. Non si esce dai confini di una stessa lingua ma si rimane al loro interno. Un esempio è la trasformazione di registro, passando da un registro più colloquiale a uno più elevato, oppure la parafrasi.
  • Traduzione interlinguistica, ossia la traduzione vera e propria, un’interpretazione di segni verbali mediante un’altra lingua. Interpretare i segni verbali di una lingua di partenza, capirne il senso e riprodurlo in un’altra lingua: passaggio linguistico e cambio di codice.
  • Traduzione intersemiotica o trasmutazione, un’interpretazione di segni verbali per mezzo di segni di sistemi segnici non verbali. Si passa da un codice verbale, una lingua, a un codice non verbale. Un esempio è la trasposizione di una poesia in un disegno oppure l’adattamento al film oppure le infografiche che non fanno uso di parole. La traduzione intersemiotica è utilizzata anche nei dizionari illustrati per bambini.

Prototesto (L1) e metatesto (L2)

Un’altra definizione è quella data dallo European Translation Plattform (associazione di traduttori e altro che all’interno dell’Unione Europea voleva creare un’Europa multilingue) nel 1998. La traduzione è una trasposizione di un messaggio scritto in una lingua di partenza in un messaggio scritto in una lingua d’arrivo.

Si parla di traduzione quando si ha a che fare con messaggi, o meglio testi, scritti. Si passa da un codice verbale scritto fissato a un altro codice verbale anche questo scritto fissato. Qui si ha la differenza tra traduzione (scritta) e interpretazione (orale).

Da questa definizione si possono vedere due termini fondamentali della traduzione. C’è l’idea che la traduzione sia la trasposizione di un messaggio scritto in una lingua di partenza in un altro messaggio scritto in una lingua di arrivo:

  • Prototesto: messaggio scritto nella lingua di partenza, testo originario. Testo inteso come unità che nel suo essere testo, o prototesto, indica già o manifesta già l’essere scritto in una lingua, che sarà la lingua definita come lingua di partenza o L1.
  • Metatesto: messaggio scritto nella lingua di arrivo, il fine del processo e il prodotto del processo di trasposizione. In questo caso, il fatto di essere metatesto indica di essere un testo che per sua natura è steso in una lingua differente dal prototesto, ovvero nella lingua di arrivo o L2.

Ci sono differenti livelli di legame tra il prototesto e il metatesto. Inizialmente, vi era una sorta di servilismo del metatesto nei confronti del prototesto: il prototesto era il testo originale e il metatesto era un derivato che discendeva da quello originale. Ciò creava un netto disequilibrio tra autore e traduttore. Man mano, col tempo, vedendo anche le intersezioni della traduzione con gli studi culturali e analizzando le traduzioni come testi autonomi senza un rapporto diretto di dipendenza, si è passati a uno studio della traduzione come prodotto autonomo, andando a indagare senso e finalità delle traduzioni stesse.

Spesso un metatesto può avere anche più influsso di un prototesto perché si comporta come testo autonomo in un sistema letterario. Possono esserci diversi gradi di quella che una volta veniva chiamata equivalenza tra i due testi e che oggi si preferisce chiamare adeguatezza del testo tradotto al prototesto.

Alcune definizioni

«Trasposizione di un messaggio scritto in una lingua di partenza in un messaggio scritto in una lingua d’arrivo»

Definizione un po’ generica della European Translation Plattform (1998).

Un’altra definizione può essere quella di uno studioso tedesco, Wilss, che nel 1980 diede una definizione del tradurre: «Il tradurre si configura come una serie di processi di formulazione che consentono il passaggio di un testo scritto di partenza a un testo scritto d’arrivo per quanto possibile equivalente, e che presuppongono la comprensione sintattica, semantica e pragmatica dell’originale e una competenza traduttiva adeguata al testo.»

Prima degli anni ’80 l’idea di traduzione ruotava molto intorno al concetto di equivalenza: proto-testo e meta-testo dovevano essere due testi equivalenti, quindi specchio uno dell’altro, semplicemente in una lingua differente. Questa era l’idea del tempo che presupponeva la comprensione sintattica, semantica a pragmatica: Wilss si sta rifacendo a tre aspetti prettamente linguistici. Di fatto, in questo momento l’attenzione è tutta sulla traduzione come serie di

Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 48
Fondamenti di traduzione letteraria - Appunti Pag. 1 Fondamenti di traduzione letteraria - Appunti Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Fondamenti di traduzione letteraria - Appunti Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Fondamenti di traduzione letteraria - Appunti Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Fondamenti di traduzione letteraria - Appunti Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Fondamenti di traduzione letteraria - Appunti Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Fondamenti di traduzione letteraria - Appunti Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Fondamenti di traduzione letteraria - Appunti Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Fondamenti di traduzione letteraria - Appunti Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Fondamenti di traduzione letteraria - Appunti Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 48.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Fondamenti di traduzione letteraria - Appunti Pag. 46
1 su 48
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Juls_00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di traduzione letteraria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Goggio Alessandra.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community