Fondamenti di teatro e spettacolo
In questo corso studieremo i fondamenti del teatro, ovvero le basi, gli elementi fissi che permangono in qualunque luogo e tempo ci si trovi, in quanto il teatro ha sempre delle competenze specifiche. Il teatro è relazione tra persone viventi, comunica perché mette in comune qualcosa tra persone, rappresentando.
Le persone sono dette 'viventi' perché operano in uno spazio-temporale condiviso e attuale. Quando parliamo di rappresentazione intendiamo un'azione compiuta con lo scopo di essere vista da altri, se non viene vista essa è priva di senso. Un'azione rappresentativa presenta una storia agli occhi degli spettatori. Possiamo raccontare molte storie agli spettatori, ma se non intervengono in essa degli attori, le storie non possono essere definite teatro.
Elementi fondamentali dell'esperienza teatrale
- Gli attori = Operano in uno spazio apposito, qualificato come non ordinario, con lo scopo di rappresentare qualcosa.
- Il copione = Parliamo di copione quando un testo drammatico diviene una parte integrale del processo di lavoro, ossia viene messo in mano agli attori e da loro studiato. Tuttavia il copione non è strettamente necessario al teatro; quello euro-occidentale nasce come teatro parlante, della parola, ma il copione non può essere essenziale perché ci sono forme di teatro che si basano unicamente sulla rappresentazione fisica dell'attore.
- La memoria = È già più importante del copione, anche se ogni tanto interviene l'improvvisazione.
Altri elementi meno importanti
- Le quinte
- Il sipario = Pratica più recente, ha la funzione di coprire quell'area che è di spettanza soltanto degli attori, e nella quale si svolge la finzione. Finché è chiuso si chiacchiera, quando si apre taciamo; questo perché ci mettiamo in un atteggiamento diverso, percepiamo la discontinuità tra sé e ciò che sta per accadere sul palco.
Quando andiamo a teatro ci troviamo davanti ad una finzione. La parola sembrerebbe censurabile, e in effetti non è del tutto errato, perché attore in greco si diceva 'Ipocrites' (=ipocrita), cioè colui che finge. Per molto tempo l'attore è stato censurato e visto male dalla società, proprio perché la finzione era vista male.
ES. Molière era un grande attore francese, e venne sepolto segretamente in una terra non consacrata, perché la sua attività andava contro la moralità e la religione.
Da una parte abbiamo la finzione (rappresentata dagli attori), dall'altra la realtà (con gli spettatori). Noi guardando una rappresentazione, accettiamo una temporanea discontinuità con il nostro presente, nonostante non smettiamo di essere persone comuni (es. possiamo addormentarci o distrarci a teatro).
ES. Leopardi dice “Io nel pensier mi fingo”, fingere sta per immaginare, dare forma alla realtà, plasmarla. Il teatro quindi è il frutto di un processo immaginativo e altamente creativo in cui l'attore plasma la realtà. La rappresentazione teatrale non si conserva; una volta che è terminata si è esaurita (nell hic et nunc del suo farsi). Quando finisce è finito e non si proporrà mai più in quel modo, anche se ci sono diverse repliche dello stesso spettacolo.
Insomma il teatro ha un carattere intrinseco, è effimero e non duraturo, nonostante non abbia una vacuità di fondo. Questa transitorietà del teatro fa sì che esso possa lasciare residui, ma in quanto rappresentazione non si trasmette nel tempo (ES: un quadro viene dipinto, si distacca dal pittore e poi diviene inerte; può essere osservato continuamente ma senza esaurire la sua identità fisica profonda; esiste anche se nessuno lo guarda; il lavoro del pittore ad un certo punto finisce. Per il teatro invece non è così, perché la relazione tra attori e spettatori esiste sempre).
I residui più nobili che sono durati nel tempo sono: i teatri (di pietra), e i testi che ci sono pervenuti. I testi ci dicono che il testo teatrale è sempre ripetibile in qualunque luogo e in qualunque momento; diventa di nuovo vivo in un altro presente.
La parola teatro deriva da 'Théatron' (=guardare), il teatro è perciò qualcosa che intenzionalmente si guarda, anche se inizialmente il teatro era lo spazio da cui gli spettatori guardavano. Abbiamo anche la parola 'Spectaculum', che vuol dire ancora guardare. È vero che il pubblico ascolta anche, ma prima di tutto guarda, la vista è primaria. Guardare riveste un'intenzione, se non vogliamo vedere qualcosa basta chiudere gli occhi, ma l'orecchio ha bisogno delle mani per essere occluso. Quindi l'occhio è molto selettivo, e si colloca in modo preciso rispetto alla rappresentazione; l'orecchio invece non è selettivo, sente tutto quello che ha intorno.
Nei teatri occidentali, è più importante l'attore che il copione. Per quanto riguarda l'edificio, invece, non doveva esserci per forza; basta soltanto che ci sia una relazione tra attore e spettatore, basta anche un piccolo rialzo o palchetto. Lo spazio che l'attore occupa è uno spazio-altro, che non ci appartiene, lontano dalla quotidianità; tanto che può essere anche lo spazio minimo e desacralizzato del centro urbano. Ci sono però anche fenomeni di tipo spettacolare, invenzioni e progettazioni, ovvero trasformazioni dello spazio e del tempo in funzione di spettacolo (es. teatri nelle corti).
I documenti che possiamo reperire possono riguardare una singola rappresentazione oppure spettacoli generali. L'assenza di documenti non significa assenza di teatro, anche perché alcuni tipi di teatro non hanno documenti. La forma del teatro non sussiste nel tempo, sopravvive però il suo mito. Il suo scopo è la mimesi e la verosimiglianza, la rappresentazione deve idealizzare qualcosa.
Teatro greco
Grecia classica
Noi possiamo ricostruire il teatro greco da documenti indiretti o diretti (es. vaso che rappresenta un'azione drammatica con dei satiri che cercano di rapire una giovane fanciulla, ma vengono fermati dal Dio Hermes / in un'altra rappresentazione vediamo ciò che succedeva prima di andare in scena, lo si capisce perché alcuni dei personaggi avevano in mano la maschera; questo dimostra che la scena veniva preparata, e che questi attori erano persone che avevano intenzionalmente acquistato i segni dei personaggi che interpretavano per poi rappresentarli sulla scena).
Abbiamo ritrovato anche testi letterari, cronache di ciò che avveniva in scena, copioni, elementi di gestione della rappresentazione o elementi amministrativi, nonché piantine di edifici teatrali (documenti indiretti). Lo spazio teatrale è un documento monumentale della tradizione teatrale greca.
Ci sono diversi tipi di teatro in Grecia:
- Tragedia → Esisteva già nel 6° e 5° secolo a.C, era già una forma di teatro abbastanza slegata dalla religione. È una rappresentazione drammatica di fatti eterni e mitici in cui agiscono degli eroi di alta estrazione sociale, il loro contenuto è fatto di molti passaggi e la fine coincide con la morte, o comunque un fatto legato ad essa. Lo scioglimento è da Catarsi (purgazione), si butta fuori il momento di terrore che si è prodotto nello spettatore, è una purificazione morale.
Probabilmente la tragedia greca è nata da un rituale verso il Dio Dioniso, il dio orientale dell'ebrezza e del vino, Dio opposto ad Apollo (Dio della razionalità). L'elemento all'origine della tragedia è il Ditirambo, una forma poetica corale danzante. Il coro Ditirambo danza in cerchio e canta le gesta degli eroi greci; il soggetto che canta le gesta degli eroi si chiama 'Exarcon'. Egli canta da dentro il coro, parlando in terza persona, (come nelle narrazioni di epica) e diventa un soggetto attivo, che agisce al di fuori del coro stesso. Questa è la base della struttura drammatica, perché è sempre composta da due personaggi che comunicano in modo dialogico. Dal coro, quindi, deriva il primo eroe, il cui interlocutore è il coro. Sarà Eschilo più tardi ad introdurre il secondo attore, a partire da lui, nella tragedia, avremo sempre più di un attore sulla scena. Questo, insomma, è il nucleo generatore della tragedia, con il coro che genera l'attore e ne diventa interlocutore. Il teatro infatti si ha quando c'è dialogo, non quando c'è una storia!
Le tragedie venivano rappresentate in Agoni, cioè gare drammatiche che si tenevano una volta all'anno in occasione di una festa in onore di Dioniso, celebrazione durante la quale la gente veniva ad Atene da ogni parte della Grecia. In queste feste venivano selezionati 3 poeti che avrebbero dovuto mettere in scena le loro opere (Tetralogie → 3 tragedie + un dramma satiresco finale). Ogni trilogia si svolgeva in una sola giornata. Non era un momento di distrazione, ma di grande concentrazione della comunità, che cercava risposte nella rappresentazione. Erano anche un momento di dimensione rituale, legato alla religione.
L'unica tragedia completa che abbiamo per intero è la Trilogia tragica di Agamennone, Coefode ed Eumenidi. Gli oneri venivano attribuiti ai cittadini facoltosi, che pagavano il costo dell'Agone drammatico. La rappresentazione si svolgeva nel Théathron. I teatri antichi erano trapezoidali, ma quelli del 5°secolo erano già circolari (es. Teatro di Epidauro).
Il coro era una caratteristica essenziale della drammaturgia greca. In origine aveva la funzione di esporre l'antefatto e descrivere alcune azioni fuori scena, ma soprattutto di commentare la situazione interagendo con i personaggi. Rappresentava l'opinione collettiva della società, cioè gli spettatori. Con Eschilo, Sofocle e Euripide, cambia il rapporto tra azione degli attori e coro:
- Eschilo = È il padre della drammaturgia greca; con lui il coro ha una grande importanza, è un personaggio attivo nello svolgimento dell'azione e pesa molto nella trasformazione degli eventi. Eschilo rispetta l'unità d'azione, e concentra la storia in un unico intreccio. È il teatro più antico e più vicino al coro Ditirambico. Introdusse il secondo attore nella tragedia creando il presupposto per un dialogo tra i personaggi. Di lui ci è giunta un'unica trilogia completa: 'Agamennone-Coefore-Eumenidi'.
- Sofocle = Con lui il coro mantiene il ruolo di interlocutore ma non ha molta incidenza sui fatti, perfeziona la tecnica di Eschilo approfondendo maggiormente il carattere dei personaggi e ponendo l'attenzione sull'individuo. Introduce il terzo attore. La sua tragedia più famosa è 'L'Edipo Re'.
ES: Edipo Re – Sofocle
Protagonista della tragedia è Edipo, che è diventato re di Tebe dopo che ha liberato la città dalla Sfinge ed ha sposato la regina Giocasta. Ora Tebe è afflitta da una tremenda pestilenza e l'oracolo consultato rivela che la pestilenza avrà termine soltanto quando sarà cacciato dalla città l'uccisore di Laio, il re precedente, che era stato ucciso da uno sconosciuto lontano dalla patria. Edipo vuole sapere dall'indovino Tiresia il nome del colpevole, ma questi prima si rifiuta di dirglielo, ma infine è costretto a dirgli che è proprio lui. Gli dice inoltre che è figlio di Laio e che quindi la regina che ha sposato, Giocasta, è sua madre. Edipo, incredulo, scaccia Tiresia, ma si ricorda di avere ucciso uno sconosciuto per questioni di precedenza sulla strada di Corinto. Il sospetto in lui prende corpo dopo che ha saputo dalla moglie Giocasta le circostanze della morte di Laio. Giunge un messo ad annunziare la morte di Polibo, re di Corinto, di cui Edipo si credeva figlio, ed il messo aggiunge che egli stesso aveva ricevuto Edipo neonato da un pastore di Tebe e lo aveva dato a Polibo, che lo aveva accolto come un figlio. Edipo fa chiamare il pastore e questi conferma il racconto e dice di avere ricevuto il neonato dal re Laio, che ne era il padre e che intendeva liberarsene, perché un oracolo gli aveva predetto che sarebbe stato ucciso da suo figlio, il quale avrebbe sposato la madre. Edipo fugge dentro la reggia e poco dopo un servo annuncia che Giocasta si è uccisa e che Edipo con le fibbie dell'abito della madre-moglie si è percosso gli occhi accecandosi. La tragedia si chiude con la scena di Edipo cieco che raccomanda le figlie Antigone ed Ismene al cognato Creonte.
- Euripide = È il più moderno dei tre grandi tragediografi greci. Con lui il coro è quasi soltanto testimone dei fatti, rappresenta la collettività impotente che assiste agli eventi. L'umanità è violenta ed ura e i personaggi ben caratterizzati, con una psicologia complessa e tormentata; la tragedia è umana, il personaggio è un uomo comune, tanto che anche gli Dei perdono di importanza. 'Medea' è la tragedia di Euripide più imitata (viene usato il Teologheilon, uno strumento per far volare le persone sulla scena).
La tragedia di Euripide narra la dolorosa storia di Medea, una maga che ha abbandonato la patria, dopo aver ucciso il fratello, per seguire Giasone, uomo di cui lei si innamora perdutamente fin dall’inizio. Giasone, il principale degli Argonauti, deve rubare il Vello d'Oro, per farlo, però, necessita dell’aiuto di Medea; questa si innamora del ragazzo e con lui, una volta sposati, si trasferisce a Corinto dove darà al marito due figli. Tuttavia Giasone la abbandona per unirsi in matrimonio con la figlia del re della città, Creonte. Medea si vendica uccidendo la sposa e i figli di Medea e Giasone.
- Commedia → Si sviluppa dopo la tragedia, le sue origini sono ricollegabili ad una forma poetica chiamata Giambo, con spirito aspro e polemico. La commedia parla sempre di fatti presenti, di attualità, al contrario della tragedia che parla di fatti eterni e mitici. Gli attori non rappresentano degli eroi, ma persone di classe media, nei quali lo spettatore si identifica più facilmente. Ci si distacca dall'elemento rituale originale: il Baccanale.
Viene sempre rappresentata in forma agonistica in feste annuali. A differenza dell'Agone classico in cui c'erano 3 giorni di rappresentazioni, qui vengono rappresentate una commedia alla volta.
La commedia era strutturata in questo modo:
- Parados → momento in cui il coro entra.
- Prologo → fornisce gli antefatti.
- Agone → scontro dialettico tra personaggi con posizioni diverse.
- Parabasi → momento di sospensione, il coro esce dalla funzione e si rivolge direttamente agli spettatori, facendo un esplicito riferimento alle intenzioni dell'autore, spiegando il suo punto di vista. C'è un patto tra attori e spettatori di tipo effettuale, perché quest'ultimo sta dentro una serie di comportamenti convenuti che rispetta.
- Esodo → chiusura della commedia.
Della commedia abbiamo poche fonti dirette e il nome di un solo grande autore, perché aveva vinto diversi Agoni ed era menzionato in fonti indirette, egli si chiamava Aristofane. Egli è il rappresentante della commedia antica; aveva una grande capacità di manifestare la libertà di pensiero. La commedia, attraverso il libero libero, manifestava un punto di vista anti-bellico. Aristofane era un uomo colto, era contrario alla politica bellica ed aveva un'intenzione pedagogica, cioè voleva insegnare qualcosa allo spettatore, per farlo crescere culturalmente, anche facendolo ridere. Attraverso le commedie proponeva anche programmi politici. Le sue commedie sono legate alla surrealtà, all'imprevisto; aveva una grande immaginazione ma era al tempo stesso molto feroce perché legato alla poesia giambica. I suoi personaggi non hanno una vera e propria personalità. Aristofane attacca il mondo contemporaneo: nella commedia 'Gli Acarnesi', mette Euripide tra i suoi personaggi e lo attacca perché ritiene che lui abbia ridotto la tragedia a qualcosa senza valore. Nella commedia 'Nuvole', invece attacca Socrate, non solo per il suo sistema filosofico, ma anche perché lo riteneva corruttore di giovani, cioè pedofilo.
Nel 4° secolo però Aristofane abbandona il presente così come l'uso della Parabasi. Rinuncia ad esprimere il suo punto di vista perché perde fiducia nella capacità della commedia di poter cambiare il presente.
- Dramma satiresco → È un componimento comico-grottesco in cui agiscono eroi e satiri (metà uomini metà animali). La struttura è simile a quella della tragedia, di cui costituisce una sorta di parodia volgare. Essa aveva la funzione di allentare la tensione emotiva dopo la rappresentazione delle tragedie, abbassando il tono. Gli attori indossavano una maschera con barba ispida e assumevano pose oscene.
Gli edifici
Un edificio tipico greco è il Teatro di Epidauro; ha un'area circolare su cui si dispone il pubblico, chiamata Orchestra, cioè luogo in cui agisce il coro, cantante e danzante, che riporta alla funzione Ditirambica. Vicino c'era un'area chiamata Baracchetta, dove stava la Schené (scena), dove e gli attori entravano quando dovevano cambiarsi, in quanto ogni attore rappresentava più di un personaggio. Nel 5° secolo a.C. la schené aveva una serie di macchine teatrali che permettevano azioni sceno-teniche funzionali alla drammaturgia (es. mostrare all'esterno ciò che avviene in un interno non visibile).
Quindi la schené diviene spazio d'azione degli attori, che diventa scena; era fissa, lo sfondo generico delle tragedie era in genere un palazzo reale, anche se poteva essere modificata. La commedia invece necessitava di più luoghi. Era una scena convenzionale, si dava per convenuto fra attori e spettatori che una parte della scena rappresentasse...
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