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Definizione di teatro all'interno della macrocategoria spettacolo

Quando si cerca di definire il teatro, vi sono spesso una serie di fraintendimenti:

  • Teatro non deve essere inteso come una sola delle componenti che concorrono alla formazione di esso. Non è quindi il caso di confondere la drammaturgia, ossia il testo, con il teatro nel suo complesso. Ogni opera drammaturgica è concepita e scritta nella prospettiva della sua rappresentazione scenica. Inoltre, esiste un tipo di teatro che si sviluppa nell'assenza totale o quasi di testi prescritti o addirittura testi verbali.
  • Siro Ferrone descrive la drammaturgia come una "scrittura seconda", un prodotto non esclusivamente letterario, che è tale solo in dipendenza dalla sua identificazione nello spazio e nel tempo della messa in scena. Egli distingue una drammaturgia "preventiva" o letteraria, identificata nell'immaginario comune con il lavoro del drammaturgo: essa prevede un autore che scrive e compone senza sapere chi e se qualcuno metterà in scena il suo testo. In realtà però questo tipo di autore è un'eccezione; i più grandi drammaturghi di tutti i tempi hanno composto a stretto contatto con il mondo professionistico del teatro (es. Shakespeare, Molière, Goldoni, Pirandello ecc.). La norma è infatti che la drammaturgia segue e registra l’esperienza degli attori.
  • Il concetto di teatro non deve essere esaurito con il cosiddetto "teatro di prosa". Il teatro non è atto omogeneo e unitario.
  • Non si deve pretendere che il teatro venga necessariamente identificato e distinto dalla particolarità architettonica dell’edificio entro cui lo spettacolo ha luogo.

Proprietà costitutive della teatralità

L'elemento specifico che permette di distinguere l'evento teatrale da ogni altro modello di spettacolo è il rapporto diretto e immediato tra attore e spettatore, la "compresenza fisica reale di emittente e destinatario (di norma collettivo)". Vi sono inoltre due caratteristiche specifiche del teatro:

  • La simultaneità di produzione e di comunicazione, ovvero l’immediatezza della comunanza di spettatore e attore. Vi sono una produzione e un consumo contemporanei.
  • L’irripetibilità e l’unicità del teatro, che ne determina la natura affatto effimera.

Non bisogna confondere il termine replica con quello di ripresa: il primo si riferisce al regolare ripetersi sera per sera di un medesimo spettacolo messo in scena con la medesima distribuzione, mentre riprendere uno spettacolo significa rappresentarlo di nuovo dopo un’interruzione più o meno lunga, di norma introducendo dei cambiamenti.

Bisogna anche ricordare che la sola variazione di pubblico è sufficiente a contribuire a un esito che in ogni occasione deve essere considerato differente. Il teatro è un evento, non una riproduzione di eventi. L’irripetibilità del teatro dipende anche dalle caratteristiche del ‘supporto materiale’ (l’attore) che fa del teatro un medium non riproducibile tecnicamente. Nonostante tutto però, alcuni elementi dello spettacolo possono essere replicabili come le luci, i costumi, il copione, ma non per tutti i tipi di teatro (un’azione in strada, un happening non possono essere minimamente replicati). Riassumendo, lo spettacolo teatrale è valido in un determinato tempo, in un determinato luogo, in una determinata situazione, in rapporto a determinati attori e a un determinato pubblico.

La comunicazione teatrale

Con "comunicazione teatrale" si indica il processo di scambio di informazioni, emozioni e sentimenti che avviene tra scena e platea, tra attori e spettatori.

Esiste anche una forma di comunicazione teatrale riferita al processo creativo precedente alla messa in scena (relazioni drammaturgo-regista, regista-attori, attore-attore ecc.) di cui non ci occuperemo. Bisogna analizzare il "contesto spettacolare" per capire come funziona la comunicazione teatrale, ovvero le condizioni di produzione e ricezione dello spettacolo teatrale.

Il presupposto su cui si basa la comunicazione teatrale è il contratto fiduciario tra lo spettatore e la scena, definito da Coleridge "sospensione volontaria dell’incredulità". Grazie ad esso, lo spettatore può separare il dentro e il fuori del teatro, mettendo in rapporto la realtà materiale della performance con i vari livelli di rappresentazione e significazione che lo spettacolo edifica sulla sua base, ovvero applica un atteggiamento di credulità cosciente. Questo gli permette anche di immedesimarsi nel racconto e nei personaggi, mantenendo sempre una certa distanza.

Fondamentali in tale processo sono le convenzioni teatrali, ovvero un patto stretto tra l’autore e il pubblico, secondo il quale il primo mette in scena la propria opera a partire da norme conosciute e accettate dal secondo. Le convenzioni comprendono tutto ciò su cui sala e scena devono trovarsi d’accordo per produrre la finzione teatrale e il piacere dello spettacolo.

  • Il primo filone di pensiero riguardo la comunicazione teatrale pone il teatro come l’arte e il prototipo della comunicazione umana: a teatro la comunicazione è rappresentata attraverso la comunicazione umana stessa degli attori.
  • Il secondo filone - di cui maggior esponente è Georges Mounin - nega al teatro il carattere comunicativo, perché intende la comunicazione come scambio simmetrico di informazioni. Secondo Mounin infatti, la comunicazione avviene solo quando un destinatario può rispondere al suo emittente per mezzo dello stesso canale, nello stesso codice. Una concezione più generosa del processo comunicativo ritiene invece sufficiente che emittente e destinatario conoscano l’uno il codice dell’altro.

A teatro una sorta di scambio comunicativo avviene, seppur dotato di un basso fattore di rendimento; le risposte e le reazioni dello spettatore, attraverso il canale del feedback immediato (applausi, fischi, insulti, lasciare la sala, lanciare cose ecc.), sono spesso in grado di influire in maniera molto sensibile sul rendimento degli attori. La relazione teatrale può essere dunque intesa come un’ininterrotta sequenza di interscambi.

Non bisogna però dimenticare che a teatro esiste anche una comunicazione da spettatore a spettatore, ed ha tre principali effetti:

  • Di stimolo.
  • Di conferma.
  • Di integrazione.

Possiamo inoltre dire che in linea generale, si verifica comunicazione almeno in parte e per una parte del destinatario collettivo: la pluricodicità garantisce, almeno in linea di principio, che un certo grado di comprensione si realizzi sempre, anche per quegli spettatori ai quali una scarsa competenza teatrale non provveda una conoscenza adeguata dei codici e delle convenzioni dello spettacolo. A favore della comprensione esiste anche una motivazione sociologica: il teatro, almeno quello tradizionale, ha la tendenza a fondersi su di un sapere condiviso. Lo spettacolo teatrale inoltre, determina una moltiplicazione di fattori condivisi: si possono infatti identificare come fonti dell’informazione teatrale il drammaturgo, il regista, lo scenografo, il tecnico, il costumista ecc.

Uno spettacolo teatrale si serve di più canali sensoriali di trasmissione ed è multidimensionale: esso utilizza sempre almeno due canali (l’acustico e il visivo), e in alcuni casi anche più di due (come nell’environmental theatre).

Modalità di comunicazione del teatro

Il teatro consiste in una comunicazione-manipolazione e tende sempre a fare-fare, ad agire sul destinatario, oltre che a fare-sapere.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mariabros di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di teatro moderno e contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Garavaglia Valentina.
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