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Psicologia generale: introduzione storica

Il corso e la nascita della psicologia

Il corso ha lo scopo d’introdurre alla scienza psicologica contemporanea attraverso un percorso storico-epistemologico relativo allo sviluppo delle ipotesi, delle teorie e dei modelli formulati in Occidente, al fine di spiegare la specificità dell’essere umano. La psicologia nasce alla fine dell’Ottocento, ma le tematiche sulle quali riflette si ritrovano agli albori del pensiero filosofico occidentale, che nasce in Grecia verso il VI a.C. Le domande tornano uguali, ma le risposte cambiano nel tempo in base al contesto storico, culturale, spaziale (luogo) e ideologico-politico: tutto ciò influenza e al tempo stesso compone il pensiero.

Punti critici della scienza psicologica

  • Essa vuole comprendere la mente, ma questa è di difficile definizione.
  • Essa è una ricerca ricorsiva che mira a comprendere la mente, senonché questa è studiata utilizzando la mente stessa.

La psicologia colloca gli elementi che studia all’interno di un contesto evolutivo: infatti, l’uomo nasce, matura e muore all’interno di un contesto temporale in cui, appunto, si determinano gli elementi psicologici.

Thomas Kuhn e le rivoluzioni scientifiche

Thomas Kuhn è un filosofo della scienza che ha sostenuto l’esistenza delle rivoluzioni scientifiche: il progresso scientifico non costituisce un sapere piramidale e non si determina linearmente; la conoscenza, inclusa quella scientifica, forma un paradigma – una concezione del mondo comunemente condivisa (e.g. eliocentrismo) -, che in seguito sarà sostituito da un altro: i cambiamenti di paradigma avvengono perché vi sono delle anomalie che sfuggono alla comprensione del modello precedente (e.g. “e pur si muove”, G. Galilei): allora si rende necessaria una rivoluzione scientifica (vedi il passaggio dal geocentrismo all’eliocentrismo), che matura col tempo, e non avviene dunque repentinamente. Nella storia della psicologia ci sono state numerose svolte, ma poche rivoluzioni.

Dalla filosofia alla scienza moderna

La scienza moderna è nata dalla filosofia grazie a Cartesio (Seicento). I primi filosofi greci si ponevano domande che, a posteriori, si possono ritenere di carattere psicologico. I positivisti pensavano che la scienza studiasse i fatti, fosse un’impresa comune e accumulasse conoscenze, lo sviluppo del sapere era, metaforicamente, piramidale (il cui vertice era il sapere scientifico dell’Ottocento); con Kuhn, invece, inizia ad affermarsi l’idea per cui lo sviluppo del sapere sia un’impresa sociale (collettiva), perciò la scienza è costituita da individui che interagiscono reciprocamente all’interno di un certo contesto storico-culturale (e.g. polis del V a.C., Francia del Seicento, etc.), di cui è impastato l’uomo.

Il contesto storico e temporale

Il contesto storico è tale in due sensi: tutti i viventi sono entità storiche, ossia immerse in una dimensione temporale, la quale si distingue in:

  • Filogenetica (“sviluppo delle fila”), quando si considera la filogenesi, cioè lo sviluppo della specie nel corso del tempo. In questo caso, è utile confrontare specie animali diverse per rilevare cambiamenti cognitivi, dei tratti morfologici, etc. nel corso dell’evoluzione.
  • Ontogenetica (“sviluppo dell’essere”), quando si considera il tempo dell’individuo specifico. In questo caso, si può considerare una persona alla luce della sua formazione durante il periodo della gravidanza della madre, della scuola, dell’adolescenza, etc.: insomma, durante lo sviluppo temporale che costituisce la vita del singolo, a differenza dello sviluppo temporale filogenetico, che riguarda l’evoluzione.

Il tempo caratterizza l’uomo e le sue azioni, tra cui vi è la ricerca del sapere, che inizia dopo aver espletato i bisogni naturali (mangiare, bere, dormire, copulare, etc.).

Statuto epistemologico della psicologia

Lo statuto epistemologico è la “carta d’identità” di una scienza, poiché definisce una singola scienza e ne evidenza vari aspetti: l’oggetto che studia, secondo quali metodi e relazioni con le altre scienze, etc. Lo statuto della psicologia è delicato, perché l’oggetto di studio – la mente - corrisponde al soggetto stesso: è la mente che studia se stessa. Oggigiorno si pensa che l’immagine più giusta per riferirsi alla scienza sia una carta geografica, non una piramide: la mappa, infatti, è uno strumento che permette di orientarsi nel mondo, proprio come consente di fare la scienza; inoltre, al variare delle conoscenze sul mondo, variano le mappe: la scienza si aggiorna, è dinamica.

Il termine psicologia e la sua evoluzione

Il termine “psicologia” compare tra il Cinquecento e il Seicento; il senso della parola era “studio, logos, intorno alla psyché”, l’anima. Nel lessico greco, psyché è un termine ambiguo dal punto di vista semantico, perché significa più cose: mente, anima, vita. La radica “ps-“ è strettamente connessa a “pn-“, da cui pneuma, che significa anch’esso più cose: aria e respiro, da cui soffio vitale. Poiché psyché è ciò che rende vivo un essere vivente, è collegato a pneuma; al tempo stesso, però, psyché è anche ciò che rende intelligenti, da cui il significato di “mente”; tuttavia, prima di questo significato, significa “anima”.

Separazione tra mente e anima

Queste sfumature di significato sono significative: se psyché significa “vita”, allora tutto l’hanno; se significa “mente”, alcuni l’hanno altri no; etc. L’oscillazione semantica tra “mente” e “anima” si ritrova, oltreché nel pensiero greco, anche nel pensiero alessandrino, romano, medievale e parte di quello moderno, fino al Seicento, dove i due significati saranno distinti l’uno dall’altro: ecco dunque che saranno possibili indagini scientifiche solo ed esclusivamente sulla mente, intesa come distinta dall’anima. Questa separazione ha richiesto diverso secoli per essere espletata, perché l’indagine che l’uomo fa su se stesso è pericolosa e delicata: infatti, a seconda dell’idea che ognuno ha dell’uomo (creatura di Dio, prodotto dell’evoluzione naturale, etc.), conseguentemente scaturisce una certa visione della società, della politica, della religione, dell’etica, del mondo, della conoscenza, delle speranze terrene e ultraterrene, etc.

Psicologia come parte della metafisica

Nel Settecento, Wolff, un allievo di Leibniz, affermava che la psicologia fosse una parte della metafisica; nella seconda metà dell’Ottocento, viene aperto un laboratorio di psicologia sperimentale e nasce la scienza psicologica, una disciplina diversa dalla filosofia, perché indaga i fenomeni della mente e del comportamento con gli strumenti della scienza, non con argomentazioni filosofiche. Proprio per questo, uno storico della psicologia del Novecento scrisse: “la psicologia è una scienza che ha un lungo passato e una breve storia”.

Origini e significato del termine animismo

La psicologia è coestensiva con la presenza dell’uomo sulla Terra: ad esempio, le sepolture testimoniano una riflessione sulla vita e sulla morte. In tutte le culture, il primissimo stadio è stato definito animismo: è l’idea per cui il vivente sia animato, dunque possieda un’anima, intorno alla quale nacquero le prime riflessioni, per esempio rispetto al suo destino post mortem.

Filosofia greca e le prime riflessioni psicologiche

La filosofia nacque in Grecia fra il VI e il V a.C. nelle poleis. Essa poté sorgere in questo periodo e in questo luogo perché, detto banalmente, i loro fondatori “non avevano niente da fare” in quanto il contesto storico-culturale permetteva loro di dedicarsi alla riflessione: la situazione era relativamente tranquilla, i ruoli erano ragionevolmente divisi, c’erano protezioni difensive, buone fonti economiche e un’organizzazione sociale. Gli educatori dei bambini erano coloro che studiavano e riflettevano: a questo ruolo veniva riconosciuta un’importante dignità: il filosofo era colui che cercava di capire le cose, di produrre una conoscenza importante e utile, di formare i bambini dal punto di vista cognitivo e mentale.

Ruolo dei filosofi greci

Nel Medioevo, le diverse condizioni storico-culturali determinarono cambiamenti nella concezione della figura del filosofo. Il filosofo greco era interessato alla realtà e alla sua origine, all’uomo e alla sua origine, al modo in cui si conosce la realtà, alla morale e alla morte, etc. Insomma, era interessato a tutto. Le principali domande dei primi filosofi greci a carattere psicologico furono: come si conosce il mondo? Come sono fatto? Ad esse furono date due diverse risposte:

  • La risposta materialistica o empirista (e.g. atomismo): tutto è materia, perciò la conoscenza si ha quando si verifica un incontro tra la materia che costituisce l’essere umano e quella che costituisce gli oggetti del mondo esterno: da ciò le varie sensazioni. Gli atomi non sono tutti uguali: ad esempio, quelli che compongono l’anima sono come quelli del fuoco: sottili e volatili.
  • La risposta idealistica o razionalista: non tutto è materia, giacché la psyché non lo è: non si vede, non si tocca, etc.; essa è una sostanza completamente diversa ed è un’emanazione divina. Gli idealisti presupponevano l’esistenza di un Dio, creatore del mondo e dell’anima, la quale, oltre ad essere distinta dal corpo, costituisce la prerogativa dell’uomo, che è un animale razionale proprio perché la possiede.

Nella situazione di stallo verificatasi a seguito delle discussioni fra materialisti e idealisti, emerse Socrate, il filosofo che spostò l’attenzione sull’uomo anziché dedicarsi alle indagini sulla natura.

Contrapposizioni filosofiche e Socrate

La contrapposizione tra idealisti e materialisti è sia in ambito cognitivo sia rispetto alla concezione generale dell’uomo. Per Socrate, è necessario anzitutto capire se stessi, poiché è in ognuno che alberga la vera conoscenza: nasce così l’introspezione (guardare dentro di sé), cioè l’autoanalisi.

Platone e Aristotele

Platone sviluppa il pensiero di Socrate in senso idealistico: la vera conoscenza non è quella che deriva dai sensi (opinione), perché essi sono soggettivi e possono ingannare, ma quella proveniente dall’intelletto (la ragione) e consiste nella conoscenza delle idee (oggi dette “concetti”), che appartengono ad un diverso piano ontologico rispetto al mondo sensibile, l’iperuranio (yper-òuranos: “oltre il cielo”).

Aristotele contesta a Platone, suo maestro, lo sminuimento dei sensi, fondamentali per sviluppare la vera conoscenza, che appunto si determina a partire da essi; inoltre, lo Stagirita ricompone l’unità dell’uomo, pensandolo come un sinolo (syn-olos: “insieme di tutto”), un’unione inscindibile di anima (forma) e corpo (materia). L’uomo, dunque, non è né solo corpo né solo anima, ma l’unione dell’uno e dell’altro.

Teoria dell'anima di Aristotele

Aristotele elaborò una teoria intorno all’anima: tutti i viventi hanno un’anima vegetativa, gli animali hanno anche un’anima sensitiva (si muovono ed esplorano l’ambiente, alla ricerca di sensazioni ed emozioni), solo gli uomini, infine, hanno pure un terzo tipo di anima, quella razionale, la quale consente di sviluppare la conoscenza di se stessi e del mondo. Senza un rapporto organico con i sensi, l’anima razionale non elaborerebbe la vera conoscenza, da cui l’importanza della conoscenza sensibile, che costituisce il primo step della conoscenza razionale.

Posizione cardiocentrista di Aristotele

Secondo Aristotele, l’anima, nell’uomo, è ubicata nel cuore, poiché è l’organo primus vivens et ultimum morens, è situato al centro del corpo ed è la principale fonte di calore, il quale si forma appunto nel cuore (una sorta di fornace); senonché, tale calore vitale farebbe ardere l’uomo, se non venisse mitigato dal cervello, un organo “freddo e molle”. La posizione aristotelica è detta “cardiocentrista”, perché il centro della vita e dell’anima è il cuore.

Posizione encefalocentrista di Ippocrate

Opposta rispetto a questa visione è quella di Ippocrate, il più noto encefalocentrista, il quale poneva come centro della vita il cervello, poiché, dissezionando i corpi, aveva osservato che da esso partivano e arrivavano tutti i nervi del sistema nervoso; inoltre, la sua posizione era strategica: infatti, essendo collocato in alto, è una sorta di supervisore. Un’altra teoria ippocratea è quella dei quattro umori: un organismo è in salute quando c’è uno stato di crasi, ossia l’equilibrio tra i quattro umori che circolano nel corpo.

I quattro umori e la loro influenza sull'indole

  • Sangue: tipo sanguigno, gioviale e vivace.
  • Flegma: tipo flemmatico, quieta e debole.
  • Bile gialla: tipo collerico, appassionata e irascibile.
  • Bile nera: tipo melanconico, cupo e depresso.

Ubicazione dell'anima secondo Omero

C’era anche una terza posizione rispetto all’ubicazione dell’anima: quella di Omero, che collegava l’anima al diaframma, un organo che regola la respirazione. Secondo Ippocrate, le emozioni e le sensazioni dipendono tutte dal cervello, il quale gestisce il comportamento dell’uomo nel bene e nel male (e.g. pazzia), il sonno e gli arti (“De morbo sacro”: l’epilessia).

Erasistrato e Erofilo

Erasistrato condivideva la posizione di Ippocrate, e aggiungeva che un animale è tanto più intelligente quante più pieghe ha nel cervello (corteccia cerebrale). Erofilo pure concordava con Ippocrate, rispetto al quale aggiunse un dettaglio: la sede dell’intelligenza è il cervello, in particolare i ventricoli cerebrali. Nel pensiero greco, la questione intorno all’ubicazione dell’anima non si risolse: infatti, la definitiva congiunzione della mente al cervello, pur particolare, si ebbe con Cartesio.

Periodo alessandrino e romano

Nel periodo alessandrino e romano, cambia il contesto storico, culturale ed economico: crollano le poleis (piccoli nuclei autarchici e fiorenti) e viene affermandosi l’impero (interculturale: diversi popoli convivono) romano, che creò le infrastrutture e le leggi (diritto). Ai Romani interessavano principalmente il diritto e la morale, che andavano di pari passo, nonché l’agricoltura e gli studi ingegneristici e di balistica. Di conseguenza, il sapere iniziò a specializzarsi (settorializzarsi).

Mecenatismo romano

All’interno della civiltà romana, chi si dedicava al sapere doveva essere finanziato per svolgere il suo lavoro di ricerca e studio: si afferma così il fenomeno del mecenatismo (ingaggiare i migliori studiosi in un certo ambito). Il sapere greco era indirizzato alla comprensione teoretica e totale del mondo e dell’esistenza, quello romano e medievale, invece, ha uno scopo pratico (etica e diritto).

Galeno e la concezione dell'anima

Galeno è un medico vissuto nel II d.C. Egli partì da Aristotele, poiché la cultura del suo tempo si rifaceva ai Greci, i veri inventori del sapere, sviluppati successivamente dai Romani in senso pratico. Il sapere greco coincideva sostanzialmente con Aristotele, a cui si riferiva la massima ipse dixit (“l’ha detto lui”). Di fatto, nei secoli tutti ripartivano da lui, sviluppandolo ulteriormente o criticandolo: la sua influenza sulla cultura fu dunque enorme.

Teoria dell'anima di Galeno

Secondo Galeno, la sede fisica dell’anima, che chiama pneuma, è il fegato, per quanto attiene all’anima di tipo vegetativa, da cui sale al cuore, congiungendosi con l’anima sensitiva, per raggiungere, infine, il cervello, dove i due tipi di anima si trasformano nell’anima intellettiva e dove vengono elaborate le informazioni sensibili, tramite l’anima, per produrre la conoscenza.

Galeno riprende da Aristotele i tre tipi di anime e l’importanza della conoscenza sensibile. Dissezionando un bue, Galeno scoprì la rete mirabile, una rete nervosa che consente il passaggio delle informazioni all’anima razionale, che genera la conoscenza. Galeno elaborò un modello – errato, invero - che sarà valido sino al 1500: il cervello possiede tre ventricoli (cavità) entro cui sono contenute le tre funzioni mentali di base: sensazione, intelletto, memoria. Egli arrivò a questa conclusione con una semplice osservazione fisiologica (ipotesi logica): pensando a come funziona la mente, il medico individuò le tre funzioni mentali basilari: la conoscenza del mondo, infatti, passa anzitutto per la sensazione (primo ventricolo), quindi si ha l’intelletto (secondo ventricolo), che elabora le informazioni sensoriali (il materiale fornito dai sensi), infine si arriva alla memorizzazione della conoscenza partorita (terzo ventricolo).

Psicologia nel Medioevo

Nel Medioevo non avvenne molto riguardo all’ambito psicologico. Questo si deve al diverso contesto affermatosi: crollato l’impero romano, di riflesso venne meno anche l’economia, la politica, la sicurezza militare, l’istruzione, vi furono continue invasioni barbariche ed epidemie. Nel Medioevo sopravvisse solo la religione, che veniva portata avanti nei monasteri e influenzava e definiva la concezione dell’uomo, del mondo e della conoscenza.

Il mondo è stato creato da Dio e al suo centro ha posto l’uomo, costruito ad immagine e somiglianza del creatore stesso. Di conseguenza, il mondo, essendo stato costruito da Dio in un certo modo, deve rimanere tale, il suo ordine non deve essere toccato: l’uomo medievale è acritico nei confronti dell’organizzazione sociale e si crede al centro del mondo. Quanto alla conoscenza, essa è posseduta integralmente solo da Dio; l’intelletto umano, essendo inferiore a quello divino, non può avere una vera conoscenza, nel senso che non può spiegare le cause delle cose del mondo, operazione possibile solo a Dio, creatore del mondo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher truceboyz.most.wanted di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Morabito Carmela.
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