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Fondamenti di Psicologia Generale (Prof.ssa Morabito) Mod. A Appunti scolastici Premium

Appunti completi del modulo A del corso di Fondamenti di Psicologia Generale della Prof.ssa Carmela Morabito basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. dell’università degli Studi Tor Vergata - Uniroma2. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Fondamenti di psicologia generale docente Prof. C. Morabito

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geocentrismo (idea influenzata dalla religione: l’uomo è al centro dell’universo, poiché è la creatura

fatta ad immagine e somiglianza di Dio) all’eliocentrismo. Nello stesso anno, venne pubblicata

anche l’opera di Andrea Vesalio intitolata De humani corporis fabrica, che rompe con la visione

tradizionale del corpo e dei relativi metodi di studio. Egli è il fondatore dell’anatomia moderna.

Nelle facoltà di medicina medievali si svolgevano lezioni di anatomia particolari: poiché non era

possibile aprire i corpi, le lezioni erano svolte in un anfiteatro, al fondo del quale c’era il tavolo

settorio sul quale vi era il corpo di un reietto (prostituta, pazzo, delinquente, povero, etc.); il

magister anatomiae, il maestro di anatomia, leggeva Galeno e un barbiere (bisturi), privo

d’istruzione, apriva il corpo senza alcun criterio. Vesalio provocò un cambiamento culturale, in

ambito medico, simile a quello di Copernico in ambito astronomico: il corpo umano è immaginato

come una fabbrica, poiché è composto di organi che cooperano tra loro, come i membri di una

fabbrica appunto, permettendo il corretto funzionamento dell’organismo; inoltre, si afferma l’idea

per cui è l’anatomista che deve aprire i corpi per studiarne il funzionamento, vedendo e

sperimentando concretamente. Vesalio scoprì che la rete mirabile di Galeno, in realtà, non

esisteva; Galeno non l’aveva inventata, semplicemente l’aveva osservata in un bue, senonché

questo è diverso da un uomo. Viene delineandosi un nuovo approccio nei confronti della

conoscenza, che consiste nella sperimentazione.

Leonardo Da Vinci visse tra il ‘400 e il ‘500 ed è tra i padri della rivoluzione scientifica, che portò

alla nascita della scienza moderna (‘500-‘600). Secondo Leonardo, bisognava sganciarsi dai testi

classici ed ipotizzare, poiché la conoscenza dev’essere basata sull’esperienza (come pure Vesalio

credeva, rispetto all’anatomia), osservando i fenomeni (“sensate esperienze”) e provando a darne

“certe dimostrazioni”. Le “sensate esperienze” significa partire da un’idea/teoria (ipotesi), metterla

in pratica ed elaborare dimostrazioni certe. Perciò Leonardo poté dire che “l’esperienza è la

madre di tutte le certezze”: ciò significa che l’esperienza è alla base di tutto, mentre prima non si

faceva affatto (vedi: lezioni di anatomia medievali). Nel Cinquecento comparve per la prima volta la

parola “psicologia”.

Oltre a Leonardo, altri personaggi si dedicarono alla riflessione intorno alla natura della scienza:

Bacone, Galilei, Cartesio, ossia i padri della rivoluzione scientifica (metà ‘500-1650, anno della

morte di Cartesio). La scienza serve a capire la realtà per dominarla (e.g. capendo come e quando

si verifica un fulmine, si smette di attribuirlo alla divinità e ci si può proteggere, dominando così la

natura): la scienza comprende i fenomeni nei loro termini causali, operazione considerata

impossibile nel Medioevo; la vera conoscenza è dunque di tipo esplicativo: ciò era vero pure nel

Medioevo, ma solo rispetto a Dio. Secondo i moderni, anche gli uomini devono interrogarsi intorno

al perché delle cose, comprendendo il quale si potrà domare la realtà. Bacone scrisse, nel 1620,

un’opera dal titolo Novum Organum (“nuovo canone”) per ridefinire la conoscenza e la scienza.

Anzitutto, egli riteneva necessario liberarsi dalle false concezioni (idoli) trasmesse dall’Antichità,

come la rete mirabile di Galeno, o generati dal senso comune, come credere che la Terra sia

ferma, per pervenire ad una conoscenza fondata solidamente sull’esperienza secondo il metodo

induttivo (dall’esperienza alla legge generale), a differenza del metodo deduttivo di Aristotele

(sillogismi). Il metodo di Bacone è detto “delle tavole” (fogli) e serve per comprendere i fenomeni:

• tavola della presenza: in quali condizioni il fenomeno si verifica;

• tavola dell’assenza: in quali non si verifica;

• tavola del grado: secondo quale intensità il fenomeno si verifica.

Usando questo metodo, si procede razionalmente, cioè usando i materiali forniti dall’esperienza

(induzione, non deduzione). Bacone propone una metafora per esprimere il suo modello. Ci sono

tre tipi di animali:

1. ragno (studioso aristotelico): costruisce la sua ragnatela sospesa in aria e conosce solo

quella realtà;

2. formica (studiosi medievali): vive a stretto contatto con la terra, che considera l’unica

realtà;

3. ape (scienziato moderno): dai fiori estraggono il polline e lo elaborano, producendo il miele:

gli uomini pure devono comportarsi così, partendo dai sensi ed elaborandone il contenuto

per generare la vera conoscenza.

Secondo Galilei, i numerosi e complessi fenomeni possono essere ricondotti ad una legge

generale, che ne spiega i meccanismi soggiacenti ad essi (il libro della natura è scritto secondo

forme geometriche), tramite le “certe dimostrazioni” di cui parlava Leonardo. L’esperienza è

necessaria e dev’essere guidata da un’ipotesi, che può essere falsa o vera secondo l’esito della

verifica, da cui si scopre la legge generale che permette la dimostrazione (replicabilità)

matematica dell’ipotesi di partenza.

Geni solitari non ci sono mai, nulla avviene ex abrupto, ma sempre in riferimento ad un preciso

contesto. Conoscere significa produrre, perché una volta compresa la causa di un fenomeno,

l’uomo può riprodurlo. La conoscenza è alla base della sopravvivenza della specie umana, la

quale, essendo sprovvista di tutto ed è assai fragile, si sarebbe estinta, se non l’avesse avuta.

La rivoluzione scientifica poneva seri problemi rispetto alla religione cristiana: esempi di questo

contrasto sono Galileo Galilei e Giordano Bruno; l’uno fu costretto ad abiurare (sebbene dicesse “e

pur si muove”), l’altro, per non farlo, preferì morire arso vivo a Campo De’ Fiori.

Cartesio (1596-1650), filosofo, matematico e scienziato francese, è considerato il padre del

meccanicismo. Il suo pensiero è stato dirompente (nacquero le scienze biologiche) e dopo di lui

la filosofia si divise fra coloro che lo accettavano e coloro che lo rifiutavano. Riflettendo sulla

scienza, il filosofo sostenne che il mondo è composto di due cose, materia (organizzata) e

movimento, da cui si potevano costruire anche automi; è legittimo dunque pensare che un artefice

(entità metafisica) abbia costruito il mondo, secondo la materia e il movimento, il mondo intero: da

ciò il meccanicismo. L’anima (res cogitans: inestesa, intangibile, non esperibile, non indagabile

scientificamente) è tutta un’altra sostanza rispetto alla materia (res extensa), e solo l’uomo la

possiede. Secondo Cartesio, tutto è spiegabile scientificamente, eccetto l’anima: questo significa

che essa rimane un oggetto di studio pertinente alla filosofia.

Harvey, assumendo la teoria meccanicistica di Cartesio, nel 1628 scoprì la circolazione

sanguigna: il cuore funziona come una pompa e il sangue circola nelle vene e nelle arterie.

Se tutto è un meccanismo (tutto è materia e movimento), non c’è alcuna differenza tra biologia e

meccanica, dunque entrambi gli ambiti sono indagabili secondo le stesse procedure e ponendosi

le stesse domande. Da Cartesio in poi, si svilupparono la neuroanatomia (studio del sistema

nervoso), la neurofisiologia e la biologia in genere, eccetto la psicologia (lo studio della mente in

quanto anima, non in quanto cervello), poiché questa era ritenuta da Cartesio indagabile solo dal

punto di vista filosofico, non scientifico. Ciò spiega perché la psicologia nacque solo nel 1879,

benché la scienza moderna si fosse sviluppata nel Seicento.

Lezione 4 (18/10/2017): Cartesio, Leibniz, Wolff, Locke, Hume, Hurtley, J. Mill, J. S. Mill, Kant,

Muller, legge di Bell-Magendie, Bain.

Secondo Cartesio, la mente (res cogitans) non può essere studiata scientificamente (è indagabile

in tal modo solo ciò che può essere sottoposto a sperimentazione, scomposto nel momento

dell’analisi e ricomposto nel momento della sintesi), ma solo filosoficamente, essendo una

sostanza ontologicamente diversa e proveniente dal creatore. Essa è nota poiché l’uomo ha idee

innate (non provenienti dall’esperienza), le quali vengono dall’artefice divino. Da Cartesio in poi, la

filosofia si biforcò in razionalisti ed empiristi: i primi accettano la presenza delle idee innate, i

secondi no. I razionalisti avevano una posizione fondata su un assunto metafisico, il fatto che le

idee innate provengano da Dio, il che sottolinea il carattere attivo e dinamico della mente; il più

celebre razionalista è Leibniz, il quale sosteneva che l’intero universo fosse composto di monadi

(microcosmi), unità in sé compiute. Anche gli individui sono monadi e rispecchiano l’universo

(macrocosmo). Wolff, suo allievo, riteneva che la psicologia appartenesse alla metafisica, la quale

si divide in quattro parti (dalla più amplia alla meno): teologia (Dio), cosmologia (cosmo), ontologia

(esseri viventi), psicologia (uomo). Gli empiristi ritenevano che la mente fosse indagabile

scientificamente e rifiutarono l’assunto metafisico sull’origine della mente condiviso dai razionalisti;

essi ritenevano che le idee innate non esistessero, poiché qualsiasi idea si forma a partire

dall’esperienza (sensibile), origine di qualsiasi forma di conoscenza. L’empirismo è stato accusato

di passività della mente (in quanto dipendente dall’esperienza), ma in realtà non è vero. Il padre

degli empiristi è Locke (Seicento), la cui opera è stata tradotta in italiano come Saggio

sull’intelletto umano, ma in realtà è un errore di traduzione, dato che il suo saggio era Essais on

human undestanding: dunque, il saggio non è su una cosa (l’intelletto), ma su una funzione

(understanding). Secondo Locke, non bisogna cercare di definire la mente o cercare di trovarne

l’ubicazione, ma cercare, piuttosto, di capire come funzioni. Il metodo scientifico è applicabile

anche alle funzioni mentali (apprendere, ricordare, percepire, etc.): si tratta di scomporle per

comprenderle. Bisogna comprendere gli elementi minimi che permettono il funzionamento delle

funzioni mentali. Gli elementi minimi che permettono di sviluppare la conoscenza, sono le

sensazioni, il che è confermato anche dalle neuroscienze cognitive contemporanee. Secondo gli

empiristi, alla nascita la mente è una tabula rasa (niente idee innate), una tavoletta di cera – che

si modifica per tutta la vita - sulla quale le esperienze e le sensazioni imprimono i loro contenuti,

determinando così la fisionomia del singolo individuo. Le sensazioni ricevute dal mondo esterno

vengono elaborate con la produzione di idee, le quali sono semplici (e.g. madre) e complesse (e.g.

donna, umanità) - il che smentisce l’accusa di passività - e si formano tramite il meccanismo di

“associazione delle idee” teorizzato da Locke. I limiti di questo meccanismo deriva dal fatto che la

semplicità e la complessità delle idee sono concetti relativi: un’idea può essere semplice in

relazione ad una data cosa, ma complessa in relazione ad un’altra (vedi J. Mill). Hume

(Settecento) trasforma l’empirismo lockiano in associazionismo per sottolineare l’importanza delle

sensazioni e la capacità che ha il sistema cognitivo di creare associazioni; la mente, infatti, ha la

capacità di associare elementi semplici creando così idee complesse, dunque ha un carattere

attivo. Le associazioni di idee vengono fatte dall’apparato cognitivo in tre modi: somiglianza,

contiguità spaziale (e.g. un occhio rimanda all’altro, la torre di Pisa rimanda a Pisa), causalità (e.g.

la cenere rimanda al fuoco). Ulteriori sviluppi dell’associazionismo furono portati avanti da David

Hurtley (Settecento), prete e medico che cercò di comprendere come il corpo e il sistema nervoso

riescano a produrre associazioni; il meccanismo che le spiega è il seguente: quando si sperimenta

una sensazione, i nervi ricevono la stimolazione e vengono smossi, così in essi si trasmette una

vibrazione, il cui insieme forma l’idea complessa dell’oggetto col quale il senso è entrato in

contatto. James Mill (‘700-‘800) pone due problemi: come individuare un’idea semplice o

complessa? Come si producono le idee di oggetti di cui non si ha mai avuto esperienza, se le

sensazioni sono alla base di tutto (e.g. unicorno)? Secondo J. S. Mill (Ottocento), uno dei più

grandi logici del suo secolo, non c’è bisogno di invocare entità trascendenti per spiegare la novità,

che emergono anche nella scienza: l’acqua è h2o ed è una novità complessa, in quanto è

composta di due elementi semplici, l’idrogeno e l’ossigeno. Allo stesso modo, l’associazione di

elementi esperienziali, come l’associazione di elementi chimici semplici, produce la chimica della

mente. La chimica fornisce dunque il paradigma di come nasce la novità.

Kant (Settecento) non fu né razionalista né empirista. Egli considerò la psicologia come una

scienza, tuttavia non sperimentale (e.g. la fisica), ma storico e descrittiva (e.g. la biologia). Tale

distinzione verrà formalizzata nell’Ottocento (scienze nomotetiche-prescrittive: colgono il generale,

come la matematica/scienze che colgono il particolare, come la biologia). Per il filosofo tedesco è

assurda la contrapposizione tra razionalisti ed empiristi, perché la conoscenza è sì prodotta da una

elaborazione intellettiva, tuttavia parte dalla sensazione (esperienza), altrimenti non si avrebbe

nulla da elaborare. Kant elaborò una riflessione intorno a cosa sia la conoscenza, condizione

preliminare per capire come funzioni: anzitutto, l’uomo conosce il fenomeno (ciò che si mostra) e

non il noumeno: la conoscenza è fenomenica rispetto a com’è fatto l’uomo (sensi e intelletto,

entrambi necessari), il quale, a livello cognitivo, possiede categorie innate (tra cui lo spazio e il

tempo) che permettono l’elaborazione del materiale sensibile.

Verso la metà dell’Ottocento, si formò una scuola di fisiologi – la più importante del mondo – a

Berlino. La Germania doveva resistere alla Francia e all’Inghilterra ed era assai arretrata; si decise

quindi a riprendersi politicamente, così riformò l’esercito e l’istruzione, facendo spazio alla scienza

sperimentale: dunque dotò le università di laboratori sperimentali, grazie ai quali divenne assai

avanzata nel campo dello studio del sistema nervoso, soprattutto per merito di Muller, che formò i

più importanti fisiologi del mondo. Egli scoprì che uno stimolo d’un certo tipo esercitato su un

organo deputato alla recezione di stimoli diversi (e.g. lo stimolo tattile sull’orecchio produce un

suono) produce una sensazione: legge dell’energia nervosa specifica, secondo cui la

sensazione non dipende dal tipo di stimolo, ma dal tipo di organo stimolato; ciò andava a favore di

Kant, per cui la percezione del mondo dipendeva da com’è fatto l’uomo, tant’è che è più importante

l’organo stimolato, ai fini della generazione della sensazione, che lo stimolo in sé. Nel 1822-25 vi fu

la scoperta della legge di Bell (inglese) e Magendie (francese), che compresero la stessa cosa in

modo diverso: l’inglese non aveva accesso alla sperimentazione (gli inglesi erano ancora

condizionati dalla religione), i francesi sì. Usando una rana posta su un tavolo sperimentale, si

studiava il funzionamento del sistema nervoso. I nervi hanno due radici: una anteriore (ventrale) e

una posteriore (dorsale). Magendie, sperimentalmente, cercò di capire il funzionamento dei nervi,

quindi provò a recidere alla rana le radici anteriori, e scoprì che l’animale perse la capacità di

movimento; recidendo le radici posteriori, perse la capacità di provare dolore. Questo permise di

scoprire che il sistema nervoso funziona in modo duplice: genera sensazioni e movimenti con fibre

specializzate (sensoriali e motorie). Ciò fece capire che gli elementi fondamentali che concorrono

alla formazione della conoscenza del mondo sono due (filosoficamente si era arrivati solo alla

sensazione): sensazione e movimento. Bell non aveva dimostrato questa legge sperimentalmente,

ma l’aveva solo scritta in un opuscolo nel 1822, venuto alla conoscenza di Magendie nel ’25.

Questa legge fisiologica contribuì notevolmente all’imminente nascita della psicologia scientifica,

che si fondava sull’associazionismo.

Secondo Bain, la mente si può comprendere solo capendone l’organo principale, il cervello

(sistema nervoso). Nel 1855 scrisse The senses and the intellect. Egli faceva dei corsi sulla mente

e fu il primo ad appendere alle sue spalle una riproduzione del cervello e del sistema nervoso,

elementi fondamentali per capire scientificamente la mente. Non esiste una mente senza il cervello

e non esiste un cervello senza la mente. la neuroanatomia e la neurofisiologia forniscono

un’informazione fondamentali: il sistema nervoso ha due funzioni di base (sensazioni e moto, che

possono essere associate), come l’apparato cognitivo (le capacità mentali). Il sistema nervoso di

un essere vivente permette il movimento e la sensazione; il movimento genera una sensazione

(e.g. sbattere la mano), la quale può piacere o meno: qualora piacesse, l’individuo è portato a

ricommetterla, altrimenti no (principio di piacere/dolore). Vi è dunque un’associazione tra la

sensazione e il movimento e da ciò dipendono tutte le funzioni mentali, come l’apprendimento,

che si ha per tentativi ed errori: alcuni movimenti sono da farsi, altri no, il che richiede lo sviluppo

di ulteriori funzioni mentali: la memoria, la volontà e l’etica.

Lezione 5 (19/10/2017): Darwin, Lamarck, Gall, Herbart, Helmholtz, Donders, Fechner, Wundt.

Darwin dimostra che l’uomo è un animale come tutti gli altri, sebbene rispetto ad essi abbia una

diversità quantitativa (non qualitativa) relativa all’intelligenza, la quale è un prodotto della natura,

non di Dio (metafisica). Lamarck era un trasformista e riteneva che le specie viventi si

modificassero teleologicamente; al cambiare dell’ambiente, anche le specie cambiano per

adattarvisi (e.g. il collo delle giraffe, allungatosi per consentire all’animale di cibarsi delle foglie

situate in alto), altrimenti, qualora non vi riuscissero, si estinguono. Secondo Darwin, tutti i viventi

sono storici, perciò lo studio dell’essere vivente deve avvenire tenendo conto di questo

fondamentale aspetto: bisogna dunque capire in che modo il tempo modifica l’ambiente ed i viventi

che in esso abitano. La natura opera secondo la legge, scientifica e meccanica, dell’evoluzione

per selezione naturale, la quale non è guidata da Dio ed è senza scopo (cieca): casualmente, si

generano delle differenze nell’ambiente per sopravvivere alle quali le specie devono adattarsi: se

vi riescono, sopravvivono; se no, si estinguono (e.g. i dinosauri). Metafora del setaccio per

spiegare la mancanza di finalità nella selezione naturale: i granelli che passano per il setaccio,

vanno avanti; quelli che non sono adatti a passarvi, vengono gettati via. L’evoluzione si basa sulla

selezione naturale, la quale riguarda qualsiasi essere vivente. Ne L’origine dell’uomo (1871),

Darwin sostiene che anche l’uomo, come tutti gli altri viventi, è il frutto della selezione naturale, che

si è evoluto in modo adattivo rispetto all’ambiente. Il sistema cognitivo umano è il più potente

strumento adattivo di cui dispone l’uomo, senza il quale si sarebbe estinto, non essendo fornito di

ali, artigli, pellicce, etc. Di conseguenza, l’uomo, come tutti i prodotti naturali, è studiabile

scientificamente, infatti nella seconda metà dell’Ottocento nacque la biologia, la scienza che studia

gli esseri viventi. Lo studio della mente deve partire dal corpo, di cui si deve studiare il sistema

nervoso, il cervello e le relative funzioni. Le specie estinte sono risultate inadatte alle nuove

circostanze, ma non erano tarde o inferiori, dunque nessuna di esse è superiore o migliore rispetto

alle altre. È curioso notare come oggigiorno l’uomo modifichi l’ambiente in senso tecnologico, ma

anche l’ambiente, a sua volta, modifica l’uomo (ambiente e uomo co-evolvono). Il darwinismo si

diffuse ampliamente (come la psicanalisi), sebbene Darwin sia stato criticato da più fronti. Un altro

antecedente della nascita della psicologia scientifica è la teoria frenologica, sviluppata da Gall, un

medico anatomista, secondo cui la mente non è un’entità unitaria come la res cogitans di Cartesio,

ma composta da diverse funzioni mentali, ognuna delle quali risiede in una specifica regione del

cervello. La teorie piacque e si diffuse rapidamente: in pochissimo tempo tutti vollero sottoporsi ad

esami frenologici, nacquero i gabinetti di frenologia e la teoria frenologica fruttò diversi soldi ai loro

teorici. Le funzioni mentali aiutano l’organismo animale a sopravvivere (si ricordi che l’opera di

Darwin non era stata ancora pubblicata). Ogni facoltà mentale è gestita da una parte specifica del

cervello e variano da persona a persona: alcuni sono portati per la musica, altri per la poesia, altri

ancora per la matematica, etc.: ciò dipende dalla conformazione del cervello della persona in

esame. Infatti, durante il periodo dell’ontogenesi della gestazione, in cui si forma il bambino, le

ossa del cranio sono morbide e si modellano sulle dimensioni del cervello sottostante

(protuberanze e avvallamenti: maggiore/minore sviluppo). Ciò spiega le diverse propensioni degli

individui: la regione cerebrale che gestisce il talento è più sviluppata rispetto alle altre.

Conseguentemente, nacque la cranioscopia, lo studio del cranio umano per individuare le regioni

maggiormente sviluppate, così che fosse possibile decidere cosa far studiare all’individuo

esaminato. Alcune facoltà dell’uomo sono comuni anche ad altri animali e sono dieci: la capacità

di nutrirsi, di riprodursi, di costruirsi una casa e delimitare il territorio, di aggregarsi socialmente,

etc.; nove le hanno anche gli animali superiori; otto, infine, sono proprie dell’uomo. Effettivamente,

il cervello umano ha aree con funzioni specifiche, dunque la teorie di Gall aveva un fondo

veritativo. Gall fu avversato dai filosofi, dai medici e dalla Chiesa (uomo e animali hanno una simile

organizzazione mentale; le facoltà mentali dell’uomo non sono di origine divina).

Le condizioni che hanno permesso la nascita della psicologia scientifica furono l’empirismo, lo

studio del sistema nervoso, il darwinismo, la frenologia, il distacco dalla metafisica, in cui tutti

s’impantanavano: è la mente che fa funzionare il corpo in un certo modo o il contrario? Nacque il

parallelismo psicofisico, che non risponde alla domanda precedente, ma afferma che ad ogni

atto mentale corrisponda una certa azione corporea: mente e corpo dunque funzionano insieme.

Herbart era un filosofo che riteneva opportuna la fondazione di una scienza psicologica, che però

non poteva essere di tipo sperimentale (come diceva anche Kant), ma metafisica: tutte le idee

sviluppate nel corso della vita sussistono, benché ognuna abbia una diversa forza; quelle che

hanno una maggiore forza sono quelle si esibiscono sul palcoscenico della mente, quelle più tenui,

pur esistendo, risiedono sotto la soglia di coscienza (anticipazione dell’inconscio freudiano). Le

idee presenti nella mente possono combinarsi e scontrarsi. Helmholtz, il più famoso dei fisiologi

sperimentali del circolo di Berlino, scoprì, misurando il tempo di reazione di una rana punta in

diversi punti, la tecnica dei tempi di reazione: eccitando i nervi della rana in due posizioni diverse,

misurò il tempo intercorrente tra lo stimolo e la contrazione, scoprendo che il tempo in più era

quello necessario a che l’impulso nervoso (un processo fisico) arrivasse al cervello. Di

conseguenza, si comprende che l’elaborazione di uno stimolo è un evento fisico che può essere

misurato e studiato. Donders, partendo da Helmholtz, fa un esperimento sui tempi di reazione,

inventando il metodo sottrattivo: (1) premere un bottone a seguito di uno stimolo: misurazione del

tempo necessario per premere; (2) quando lo stimolo è un oggetto, premere il bottone, quando è

un essere vivente, non premerlo: il tempo di reazione occorrente è maggiore, perché bisogna

discriminare tra i diversi stimoli; (3) quando lo stimolo è un oggetto, premere il bottone rosso;

quando lo stimolo è un essere vivente, premere il bottone verde: occorre ancora più tempo, perché

bisogna distinguere gli stimoli e i bottoni. Tempo più lungo – tempo meno lungo = tempo

necessario per discriminare stimoli e risposte: misurazione di un’operazione/processo mentale: la

mente è studiabile sperimentalmente. I tempi di reazione sono diversi da persona a persona,

ognuno ha la sua equazione personale nella risposta ad uno stimolo. Fechner, un fisico

appassionato di filosofia orientale, era convinto che la natura fosse un tutt’uno vivente; pensò che

si dovesse fondare una scienza chiamata psicofisica: poiché l’universo è un unico organismo,

anche la mente e il corpo sono integrati, perciò la scienza in questione deve comprendere il

legame tra mente e corpo attraverso leggi scientifiche. Egli dimostrò che è possibile misurare le

sensazioni ed arrivare a leggi, come verificò sperimentalmente studiando la soglia minima di

discriminazione (differenza minima per avvertire una differenza). Fechner formulò questo principio

nella prima legge psicologica in assoluto: legge di Weber (udito) - Fechner (tatto), secondo cui la

sensazione è proporzionale al logaritmo dell’intensità dello stimolo.

Tutto è pronto per la nascita della psicologia scientifica. Wundt, uomo triste e solitario, laureato in

filosofia e in medicina, aveva lavorato nel laboratorio di Helmholtz, avendo così avuto accesso agli

studi del sistema nervoso. Egli è il padre della psicologia, perché fondò il primo laboratorio di

psicologia sperimentale, a Lipsia, nel 1879. Ottenne una cattedra, fondi e una stanza, in cui aveva

gli strumenti che usavano i fisiologi per lo studio del sistema nervoso e proiettori per proiettare

stimoli e misurare le risposte. Wundt definì lo statuto epistemologico (carta d’identità di una

scienza) della scienza appena nata: la psicologia è una scienza che studia i fenomeni naturali,

come la fisica, la chimica e la biologia, ma, a differenza di esse, non prescindendo dal soggetto, in

cui si trova la mente, la quale è indagabile tramite il resoconto che il paziente espone. La

psicologia si occupa dell’esperienza umana immediata, cioè non-mediata, ovvero senza

prescindere dal soggetto (anche la matematica si basa su un soggetto pensante, però le leggi e le

formule matematiche non dipendono da esso); il metodo di cui si avvale è quello sperimentale e si

affida al resoconto del soggetto: introspezionismo sperimentale. Presupposti della psicologia

sono il parallelismo psicofisico e l’elementarismo (le funzioni mentali vanno scomposto negli

elementi semplici). La psicologia si occupa anzitutto della psicofisica dei sensi, lo studio delle

sensazioni in riferimento a ciò che accade nel sistema nervoso; i tempi di reazione, per

quantificare i processi mentali. Dalle sensazioni si passa alle percezioni, che sono la

consapevolezza di provare sensazioni; dalle percezioni si arriva alle appercezioni, la

consapevolezza delle percezioni; dalle percezioni si giunge all’atto di volontà. Le teorie di Wundt

gli maturarono diverse critiche. L’introspezione sperimentale, per essere scientifica (affidabile), non

deve basarsi sugli stimoli (mente: insieme di hic et nunc), che dipendono dalla cultura e dal

contesto, ma sulle sensazioni semplici atomiche (coscienza: hic et nunc), che sono uguali per

tutti.

Lezione 6 (24/10/2017): Wundt, Brentano, Titchner, James, Dewey, Secenov, Bechterev, Pavlov.

La psicologia scientifica nasce con Wundt a seguito di un lungo sviluppo: evoluzionismo, studi sul

sistema nervoso, associazionismo senso-motorio (Bain), parallelismo psicofisico. Il metodo della

psicologia è l’introspezione sperimentale (resoconto soggettivo), l’oggetto è l’esperienza umana

immediata. Sensazioni e percezioni sono studiabili scientificamente dalla psicologia,

l’appercezione e l’atto di volontà, invece, abbisognano di un metodo diverso, e pertengono alla

filosofia. Quando si studiano i gruppi o i popoli, Wundt ritiene necessario un cambiamento di

metodo, che non è più l’introspezione sperimentale, ma l’osservazione (vedi l’opera Psicologia dei

popoli). L’eclettismo wundtiano è stato oggetto di critiche da parte degli psicologi successivi, che

temevano che le aperture alla filosofia presenti nel pensiero di Wundt riportassero all’alveo della

filosofia, rispetto al quale ci si era sforzati di non ricadervi. Dopo Wundt, tali aperture inopportune

verranno rimosse, in particolare dai suoi primi allievi, tra cui Titchner, che insisterà sul metodo

sperimentale e sulla demarcazione della distanza della psicologia dalla filosofia. Wundt, medico e

filosofo, era consapevole della particolarità della mente come oggetto di studio, in quanto funziona

diversamente a seconda che si analizzi dal punto di vista individuale o sociale; inoltre, con

l’appercezione e l’atto di volontà, i due ultimi livelli del funzionamento mentale, egli riconosceva un

carattere attivo e dinamico alla mente, rispetto a quello più passivo legato alla sensazione e alla

percezione.

Negli stessi anni, il filosofo Brentano sottolinea gli aspetti attivi e dinamici della mente, da cui la

difficoltà a studiarla in modo sperimentale: la psicologia deve sì essere una scienza, ma empirica,

non sperimentale. Essa non può adottare il metodo sperimentale perché gli oggetti che studia, a

differenza di quelli delle altre scienze, non possono esseri ridotti ad elementi minimi (no

elementismo); l’introspezione va bene, ma non l’introspezione sperimentale, bensì quella

fenomenologica, che riporta le cose nel modo in cui appaiono (la fenomenologia registra i fatti, ma

non li riduce ai loro elementi minimi). La psicologia è dunque fenomenologica, non sperimentale. I

fenomeni mentali sono attivi ed intenzionali: ogni fenomeno psichico implica in sé l’oggetto verso

cui è indirizzato (e.g. l’amare esiste solo in rapporto ad un oggetto amato); sono funzioni che non

si possono considerare in modo indipendente dall’oggetto che li suscita (intenzionalità). Dunque,

in conclusione, l’unico metodo adottabile dalla psicologia è quello fenomenologico. Le scienze

hard (fisica, matematica, chimica, etc.) sono nomotetiche, perché approdano a leggi generali dei

fenomeni; la psicologia, invece, è una scienza idiografica, ed ha per oggetto fenomeni individuali

e storici: ogni essere vivente, infatti, è sia singolo sia storico (essendo costituito dal tempo che si

sedimenta). Le scienza umane non approdano a leggi generali, e non spiegano, bensì

comprendono.

All’apertura del Laboratorio di Lipsia, accorsero numerosi studiosi (medici, filosofi, etc.) da tutto il

mondo per farvi una sorta di stage volto all’acquisizione delle competenze per essere psicologi

scientifici a pieno titolo. Giunti a Lipsia, trascorrevano un periodo di formazione e specializzazione

metodologica, per poi tornare nel proprio paese di origine: ciò permise la diffusione mondiale della

psicologia come scienza.

L’allievo più stretto di Wundt era Titchner, un povero ragazzo inglese che vinse una borsa di

studio che gli permise di andare da Wundt a perfezionarsi; egli, inoltre, tradusse le opere di Wundt

dal tedesco all’inglese, rendendoli così accessibili ad un amplio pubblico. Titchner era preoccupato

dalle aperture filosofiche del pensiero del suo maestro, dunque cercò di consolidare gli aspetti

scientifici della psicologia epurando il pensiero di Wundt ed eliminandone le incongruenze. Finita la

borsa di studio, fu offerta a Titchner la possibilità di andare negli USA a fondare un suo laboratorio

di psicologia sperimentale, come fece. La sua scuola di pensiero è nota come strutturalismo (o

introspezionismo, perché enfatizza l’introspezione come metodo, o esistenzialismo titchneriano,

perché enfatizza il dato elementare della percezione); il nome deriva dal fatto che, secondo

Titchner, la psicologia doveva conoscere la struttura della coscienza e, dunque, della mente.

Tale struttura doveva essere studiata utilizzando il metodo dell’introspezione sperimentale,

elaborato da Wundt, la quale non è un’indagine superficiale, essendo fatta da soggetti addestrati

a farla e che dunque riportano allo psicologo sperimentale i resoconti di quanto succede dentro di

loro in termini di elementi minimi della percezione (atomi della sensazione: e.g. superficie

rettangolare di colore grigio, ruvida, fredda, etc.): il dato percettivo nella sua “nuda esistenzialità”,

ossia privo della sua connotazione culturale. La sua scuola di sperimentalisti, la prima

gemmazione del pensiero di Wundt, cercava di capire quanti e quali fossero gli atomi della

percezione: solo per le percezioni visive stilarono un elenco di centinaia di atomi. Titchner fu

criticato per vari motivi: (1) gli elementi minimi sono numerosi e perciò assai difficili da

individuare ed i soggetti andavano addestrati ad esporli; inoltre, (2) essi non erano

adeguatamente rappresentativi dell’uomo inteso generalmente, essendo maschi, acculturati e

interni al medesimo contesto culturale (parzialità); (3) lo strutturalismo era eccessivamente

normativo (rigido): l’esigenza era individuare gli elementi minimi delle percezioni per comprendere

la struttura della coscienza, che consta di tre ambiti:

1. Percezioni: formate da elementi semplici, le sensazioni;

2. Idee: formate da elementi semplici, le immagini mentali;

3. Emozioni (emotion) o sentimenti (feelings): formate da elementi semplici, gli stati affettivi.

Ogni elemento semplice, a sua volta, ha i suoi attributi: qualità, intensità, durata, chiarezza

(nitidezza). Gli elementi semplici di cui si compongono le emozioni, gli stati affettivi, non hanno

l’attributo della chiarezza (infatti, quanto più si analizzano gli stati affettivi, tanto più si scopre che

mancano di chiarezza); al suo posto vi è la piacevolezza/spiacevolezza. È proprio la rigidità di

questo sistema a costare alcune critiche a Titchner (dopo la sua morte, lo strutturalismo finì),

secondo il quale la mente è composta e caratterizzata in un certo modo: ciò significa che il suo è

un modello (4) statico, che non tiene conto della dimensione temporale e delle differenze

individuali, culturali e biologiche, malgrado Darwin avesse già affermato che i viventi sono storici

e che l’ambiente li condiziona, e che la mente evolve in senso filogenetico ed ontogenetico.

Queste mancanze nutrivano l’esigenza di un modello alternativo allo strutturalismo, che sarà il

funzionalismo, che nacque nello stesso periodo (‘800-‘900) e nello stesso posto, gli USA, sebbene

a Chicago.

Il funzionalismo (o Scuola di Chicago), a differenza dello strutturalismo, non era una scuola, ma

un movimento, perciò manca di un capo e di un manifesto che codificasse il suo metodo; inoltre,

era aperto alla filosofia, all’arte, alla religione, etc.: era dunque interessato alla mente nella sua

interezza. Il movimento adottò l’introspezione sperimentale, ma poiché la psicologia si occupava

di diversi ambiti, esso non poteva essere l’unico metodo valido, da cui la necessità dell’eclettismo

metodologico wundtiano: in alcuni ambiti occorre adottare un metodo osservativo. Secondo il

funzionalismo, non occorre indagare la struttura della mente, ma la sua funzione: tutti, per

esperienza, sappiamo che la mente non è un’entità statica, essendo in continuo cambiamento e

differente rispetto alla cultura, all’età, etc. Di conseguenza, essa è storica (da cui l’interesse per lo

studio specifico di anziani e bambini), come diceva Darwin. Il funzionalismo aderì al pragmatismo

americano (self-made man), un movimento secondo cui la scienza dovesse essere composta di

fatti e dovesse essere utile alla sopravvivenza dell’organismo. Per i funzionalisti, la scienza più

utile era la psicologia, poiché essa si occupa della mente ed i meccanismi dell’uomo. Come diceva

anche Darwin rispetto agli esseri viventi (il cui scopo è sopravvivere, il che è possibile avendo

strumenti adattativi), la mente, e le relative funzioni, ha uno scopo (funzione): infatti, se esiste è

perché è risultata utile per la sopravvivenza, essendo il frutto della selezione naturale; inoltre, le

funzioni mentali vanno studiate nella loro dimensione temporale, in cui si sviluppano, da cui

l’interesse per lo sviluppo ontogenetico (dal bambino all’anziano), filogenetico (studio delle varie

specie) e le varie culture, che producono differenze significative tra gli individui. Da tutto ciò si

capisce come il funzionalismo fosse profondamente diverso dallo strutturalismo, essendo più

amplio e aperto, il che gli permise di sopravvivere e di dar luogo ai numerosi sviluppi della

psicologia del Novecento. L’esponente più famoso del funzionalismo era Wiliam James, che ebbe

modo di viaggiare molto e conoscere Wundt a Lipsia. James, filosofo e medico, allorché conobbe

Wundt divenne psicologo, poi però, siccome tale disciplina gli sembrava troppo angusta, passò ad

insegnare filosofia. James scrisse i Principi di Psicologia (compendio di psicologia funzionalistica)

e What is an emotion?; secondo lui, l’oggetto della psicologia non è la struttura della coscienza,

come diceva Titchner, poiché occorre studiare la funzione della coscienza, la quale non è statica e

divisibile, essendo piuttosto come un fiume che scorre: le persone sono se stesse e non se

stesse ad un tempo. Perciò, bisogna studiare il flusso di coscienza (non la sua struttura). James

sviluppò le caratteristiche teoriche del funzionalismo americano, che si sviluppò a partire da Wundt

e si contrappose allo strutturalismo titchneriano, indagava l’individuo nella sua dimensione storica

e nel suo essere il prodotto di un’evoluzione filogenetica, senza ricorrere ad un approccio

normativo e statico.

Dewey, filosofo e psicologo, rivelava l’artificiosità dei modelli normativi, e notava come il vivente

non fosse una mera somma di parti, ma un organismo, pertanto non ha senso fare rigide divisioni.

Egli rifletté sull’arcoriflesso (che secondo Cartesio era appunto un arco che collegava uno stimolo

ad una risposta motoria): esso era solo un’ipotesi artificiale per capire il comportamento, perciò

sarebbe più corretto parlare di anello riflesso, in quanto la risposta che si produce in relazione ad

uno stimolo è sentita.

In Russia (assai arretrata dal punto di vista scientifico, riversava in condizioni medievali sotto

l’autorità dello zar), si sviluppò la riflessologia: infatti, tra coloro che erano stati a Lipsia, vi era

Secenov, un fisiologo (studioso del sistema nervoso) che prese da Wundt l’impostazione

elementista (riduzione agli elementi semplici) e, tornato in patria, fondò la neurofisiologia

sperimentale, sostenendo che i fenomeni psicologi si comprendono individuando gli elementi

semplici del funzionamento del sistema nervoso (i riflessi), l’organo delle funzioni mentali. I riflessi

del cervello (1863): è il suo libro (opera ripresa solo dopo decenni dalla scuola di riflessologia di

Pavlov), che creò talmente scandalo da essere messo al rogo. Secondo Secenov, le leggi di

natura valgono per tutti i viventi, non vi è dunque alcuna differenza ontologica tra l’uomo e gli altri

esseri viventi, come pure Darwin dimostrò (natura non facit saltus) mostrando come tutti siano

sottoposti alla legge evolutiva per selezione naturale. Il sistema nervoso (di cui è parte il cervello) è

l’organo della mente e il meccanismo elementare del suo funzionamento è il riflesso. I riflessi

cerebrali sono più complessi di quelli midollari (spinali), poiché possono associarsi tra di loro e la

loro risposta può essere inibita nel cervello: i riflessi midollari, invece, sono automatici

(automatismo). Di conseguenza, i riflessi cerebrali sono alla base del comportamento volontario.

Arcoriflesso cartesiano: stimolo = risposta motoria.

Bechterev, psichiatra russo vicino allo zar, riprese il pensiero di Secenov e fondò la riflessologia

russa. Nel 1886 fondò il primo laboratorio di psicologia sperimentale (Secenov, invece, aveva

fondato un laboratorio di elettrofisiologia). Egli fu assassinato da alcuni sicari di Stalin. La

psicologia scientifica deve essere sperimentale, ma non deve adottare l’introspezione, poiché

essa si basa sui resoconti del soggetto, i quali però non sono oggettivi, ma, appunto, soggettivi.

Per essere oggettiva, la psicologia deve studiare il funzionamento del sistema nervoso dal punto di

vista dei riflessi cerebrali e midollari, ipotizzando che i processi psichici si possano ricondurre al

meccanismo di base del riflesso. I riflessi più semplici sono quelli fisiologici, tuttavia possono

generarsene di più complessi, i riflessi psicologici, che spiegano il comportamento volontario

dell’individuo. I riflessi sociali (o associativi) spiegano il comportamento di più persone. Si tratta

dunque di diversi livelli di complessità relativi allo stesso meccanismo, il riflesso. L’ipotesi

psicologica di Bechterev si chiama riflessologia genetica, perché ipotizza la genesi dei

comportamenti individuali e sociali sulla base del riflesso (fisiologico, psicologico, associativo).

La riflessologia russa (o sovietica) s’identifica con Pavlov, un medico supportato da Stalin. Pavlov,

come Stalin, diede luogo al culto della sua personalità, ed incarnava la psicologia russa. Egli

scoprì il riflesso condizionato, una scoperta enorme per la psicologia. Nel 1904, vinse un premio

Nobel per gli studi che aveva fatto sul sistema gastrointestinale; quando fu chiamato per

l’attribuzione del Nobel, Pavlov espose la scoperta del riflesso condizionato, che pure aveva

collegamenti col sistema gastrointestinale. Pavlov condivideva la riflessologia (le basi del

comportamento sono nel sistema nervoso) e formulò la teoria dell’attività nervosa superiore.

Per comprendere il comportamento dell’uomo, occorre mantenere un approccio molare (l’opposto

di molecolare, che scompone), ossia globale e integrato; l’indagine sull’organismo non può essere

condotta coi metodi fisiologici tradizionali, che comportano esperimenti di laboratorio (contesto

artificioso) sui viventi, il che falsa le condizioni e dunque il tentativo di comprendere qualcosa

scientificamente. Occorre dunque una nuova impostazione metodologica che consenta di studiare

il comportamento animale come se fosse nella sua dimensione ecologica, cioè nell’ambiente che

gli è proprio; il comportamento animale deve essere studiato per dedurne le basi biologiche, ossia

per comprendere l’attività nervosa che sta alla base del comportamento. I comportamenti animali

sono l’espressione esterna di processi fisiologici che avvengono nel sistema nervoso dell’animale.

Pavlov studiò in particolare la digestione dei cani, cui fece una fistola per raccogliere la secrezione

salivare al fine di studiare cosa accada quando gli viene somministrato del cibo. Il cane produceva

saliva allorché vedeva il cibo: si tratta di uno stimolo incondizionato (naturale/automatica). Pavlov

però osservo che gli stimoli che accompagnavano l’arrivo del cibo, come i vari rumori,

producevano la salivazione del cane: in questo caso, si tratta di uno stimolo (o riflesso)

condizionato, in quanto la salivazione non dipende dalla carne, ma dai suoni che ne

accompagnano l’arrivo: si tratta dunque di una secrezione psichica, ossia dipendente da un

motivo psicologico, che è l’associazione degli stimoli all’arrivo del cibo. Questo confermava la

riflessologia, secondo cui tutti i comportamenti sono riconducibili ai riflessi (collegamenti tra

sensazioni e movimenti), i quali tuttavia non sono automatici, ma possono essere condizionati. I

riflessi fondano dunque anche le funzioni superiori: la salivazione del cane dipendente da uno

stimolo che precede l’arrivo della carne, mostra come l’animale abbia imparato qualcosa, ossia

abbia stabilito una connessione nel suo sistema nervoso, dove quando arrivano i diversi stimoli

(acustici, visivi, etc.), col ripetersi dell’esperienza, si formano connessioni tra i centri cerebrali, il

che appunto è alla base dell’apprendimento. Ciò dimostra che è nel cervello che si trovano i

meccanismi delle funzioni cognitive, poiché l’esperienza produce collegamenti fra centri cerebrali e

così dà la base biologica sia dell’apprendimento sia della memoria. Oltre ai riflessi incondizionati –

innati, automatici e presenti in tutti e uguali per tutti – si possono sviluppare riflessi superiori

(acquisiti durante l’ontogenesi), a partire dall’esperienza, che sono alla base della memoria e delle

funzioni mentali in genere. I riflessi condizionati sono individuali (solo il cane addestrato a

ricevere la carne in certe condizioni inizierà a salivare allorché esse si verifichino) e temporanei

(quando Pavlov smise di far precedere l’arrivo della carne da alcuni stimoli, il cane non salivò più).

La base del riflesso condizionato è l’associazione tra centri corticali diversi, detti “analizzatori

corticali” da Pavlov. Questi capì, inoltre, che il cane interpretava gli stimoli precedenti l’arrivo della

carne (e.g. il suono di una campanella): ciò dimostrava che l’animale sapeva maneggiare un

segnale (il suono), un elemento che precede lo stimolo (il cibo) e la risposta (salivazione), dunque

padroneggia un sistema di segnalazione, su cui si basa l’apprendimento e la differenza tra animali

superiori (capaci di gestire i segnali, come un suono) e inferiori (reagiscono solo quando c’è lo

stimolo). Entrambi operano nello stesso modo, cambia solo la quantità di complessità, proprio

come diceva Darwin. Pavlov arrivò a dire dunque che il linguaggio, che è una prerogativa umana,

è un secondo sistema di segnalazione (il primo è quello che dipende da uno stimolo),

indipendente dagli stimoli.

Lezione 7 (25/10/2017): Pavlov, Watson, Skinner, Hull, Tolman.

Secondo Pavlov, la psicologia scientifica doveva adottare il metodo sperimentale. Prima di lui si

riteneva che i riflessi potessero spiegare i comportamenti animali e umani, tuttavia di questi ultimi

solo quelli innati e automatici, mentre il comportamento volontario andava spiegato diversamente.

Pavlov mostra come il riflesso sia condizionabile dall’esperienza (training) e come sia alla base

dell’apprendimento, una funzione cognitiva superiore. Un sistema nervoso semplice si comporta

sulla base di istinti (innati) e il massimo della scelta possibile è di tipo binario (sì o no); tuttavia, una

lumaca può imparare a non rispondere più istintivamente ad un certo stimolo. I sistemi nervosi più

articolati, come quello dell’uomo, hanno meno istinti e più comportamenti volontari. Secondo

Pavlov, la funzione cognitiva più avanzata dell’uomo è il linguaggio, che possiede solo lui, ed è un

secondo sistema di segnalazione.

In America si sviluppò il comportamentismo, il movimento psicologico più dirompente della

psicologia, data la sua egemonia trentennale. Il nome del movimento deriva da una lezione di

Watson, La psicologia così come la vede il comportamentista (1913), in cui si faceva un

importante passaggio teorico: dalla psicologia – studio della mente – alla “comportamentologia” –

studio del comportamento. Secondo i comportamentisti, la psicologia scientifica, per come si stava

sviluppando in America con Titchener, è soggettiva e perciò stesso debole, inoltre studia la mente,

un’entità che potrebbe anche non esistere. Per essere una scienza, la psicologia deve studiare

oggetti osservabili e indagabili sperimentalmente: l’unica cosa visibile è il comportamento, ragion

per cui la mente viene accantonata e considerata una black box che reintrodurrebbe nella scienza

psicologica speculazioni filosofiche. Esempio dei comportamentisti: un alieno che volesse studiare

l’uomo, non s’interesserebbe alla sua mente, ma al suo comportamento: l’obiettivo del

comportamentismo, dunque, è studiare il comportamento ed i meccanismi, fondati sui riflessi, che

lo regolano. In America, intorno al 1913, era arrivata la scoperta di Pavlov riguardo al riflesso

(legame stimolo-risposta) condizionato, e fu utilizzata dai comportamentisti per suffragare l’idea

per cui la necessità fosse studiare il comportamento. Assunto tale modello teorico, essi vollero

rompere con la soggettività e l’indagine intorno alla mente, oggetto pertinente alla filosofia e forse

inesistente, oltre che con l’introspezione (soggettiva e inadeguata allo sviluppo di una conoscenza

scientifica), il funzionalismo e lo strutturalismo, che erano scuole ancorate all’introspezione, al

soggetto e all’indagine della mente (funzione della mente: funzionalismo; struttura della mente:

strutturalismo). Il comportamento – l’oggetto di studio dei comportamentisti - è l’insieme dei modi in

cui un essere vivente interagisce con l’ambiente; esso è analizzato a partire dal riflesso, che può

spiegare anche le funzioni superiori (riflesso condizionato), come Pavlov aveva da poco

dimostrato. I comportamentisti non si interessarono alla coscienza e, in generale, a tutto ciò che

non fosse osservabile; lo studio del sistema nervoso viene demandato ai fisiologi. Il

comportamento si spiega indagando eventi osservabili: stimolo, risposta, rinforzo. La psicologia

deve essere una scienza utile – come pensavano anche le altre scuole psicologiche americane -,

perciò deve indagare il comportamento al fine di determinare in che modo si risponda ad un certo

stimolo, dimodoché sia possibile prevedere e manipolare (condizionare) il comportamento.

Esempio di condizionamento umano: rimproverare un bambino quando fa una cosa sbagliata,

lodarlo quando ne fa una giusta. Il comportamento è orientabile e manipolabile, infatti inventarono

la pubblicità e le bombe intelligenti. Il loro modo di studiare il comportamento non distingue tra

comportamento animale e umano, poiché entrambi sono regolati dagli stessi meccanismi. Il potere

militare, politico ed economico americano, capendo il potenziale del modello comportamentista,

concessero ampli finanziamenti ai comportamentisti affinché portassero avanti le loro ricerche. Il

comportamentismo si oppone al mentalismo, in quanto non si interessavano della mente, che

potrebbe anche non esistere; esso era riduzionista, perché il comportamento umano si spiega

con gli stimoli e le risposte (termini fisiologici), sebbene la scuola non s’interessò allo studio del

sistema nervoso.

Skinner, allievo di Watson, scoprì il riflesso operante. Skinner’s box: una scatola entro cui

Skinner mise dei topi; nella scatola vi erano tre leve di colore diverso. Nella scatola i topi potevano

muoversi liberamente (movimenti casuali) e, procedendo tentativi ed errori (Bain), premendo più

volte le varie leve (leggera scossa elettrica cibo, nulla), non premeranno più la leva che dà la

scossa, ma quella che fornisce il cibo: in questo modo, Skinner scoprì il condizionamento

operante, poiché l’animale, a differenza del cane di Pavlov che era passivo, è attivo e, sulla base

delle conseguenze delle sue azioni, evita di compierne alcune e sviluppa l’intenzione di compierne

altre. Questo condizionamento è applicato anche tra gli uomini: quando prendiamo un buon voto, i

genitori ci premiano; quando prendiamo un brutto voto, ci puniscono. L’educazione e lo stile di vita

dell’uomo si basa sul rinforzo, che è positivo quando ad un’azione segue un esito positivo, da cui

lo stimolo a rifare alcune cose, oppure negativo, quando ad un’azione segue un esito negativo. Il

condizionamento dunque induce, senza coercizione, a comportarsi in un certo modo anziché in un

altro (la pubblicità sfrutta questo meccanismo, che è alla base di tutti i comportamenti dell’uomo,

sia sociale sia individuali). Skinner teorizzava una società in cui tutti fossero felici, poiché tutti

potevano essere orientati ai comportamenti che davano le conseguenze migliori per ognuno;

tuttavia, la realizzazione storica delle sue teorie fu diversa. Secondo i comportamentisti, tutto è

spiegabile dal condizionamento: l’uomo alla nascita è una tabula rasa, poiché possiede pochissimi

istinti (comportamenti innati), sicché la maggior parte delle competenze sono imparate secondo i

meccanismi del condizionamento e del rinforzo. Persino il linguaggio è appreso per

condizionamento operante (non rispondente, come quello di Pavlov). Skinner teorizzò, nel 1935,

alcuni modi per modificare e controllare il comportamento tramite il condizionamento, che è stato

applicato nell’ambito militare, politico e dell’istruzione. Skinner è stato criticato per diverse ragioni:

(1) l’uomo non è un automa, ma ha anche una dimensione interiore e sociale; (2) Chomsky,

linguista americano contemporaneo, diede avvio al superamento del comportamentismo

sostenendo che il linguaggio non è appreso esclusivamente per condizionamento, poiché si

presentano due problemi: (a) un bambino di un anno è in grado di dire tantissimo, troppo rispetto

all’esperienza che ha fatto (argomento della povertà dello stimolo), (b) i bambini producono

diverse forme di ipercorrettismo, le quali si basano sul fatto che i fanciulli applicano

inconsapevolmente delle regole: l’uomo nasce con l’organo del linguaggio, ossia una

predisposizione a cogliere le regolarità (grammatica innata). Se la maggior parte delle cose sono

apprese e svolte per condizionamento, anche i malesseri derivano da esso: le fobie, ad esempio,

sono connesse ad un evento negativo associato ad un oggetto (e.g. aracnofobia); di conseguenza,

è possibile un decondizionamento che permetta il ripristino di una condizione di salute

(condizionare inversamente il soggetto). I comportamentisti produssero la prima nevrosi

sperimentale, col piccolo Albert, un bambino che, a seguito di paure ripetute connesse alla sua

interazione con un coniglio, non appena vedeva questo animale o qualcosa che lo ricordasse,

iniziava a piangere. Fasi del comportamentismo:

1. comportamentismo classico: Watson e Skinner, fino alla fine degli anni ’30. Tutto viene

spiegato in termini di stimolo e risposta, secondo un approccio molecolare (teso ad

arrivare agli elementi semplici: stimolo e risposta).

2. Neocomportamentismo: anni Quaranta; contesta l’impostazione molecolare e ne propone

una molare, ritenendo insufficiente la spiegazione in termini di stimolo e risposta. Un topo

inserito all’interno di un labirinto, inizialmente impiegherà un certo tempo ad uscire, man a

mano però impiegherà sempre meno, sebbene lo stimolo (labirinto) e l’animale siano

sempre gli stessi. In questo caso, ridurre tutto a stimolo e risposta crea problemi, poiché il

topo impiega meno tempo ad uscire dal labirinto in quanto sviluppa una mappa cognitiva, la

cui ubicazione costituisce un problema per i comportamentisti classici. Secondo

esperimento: un topo sazio smetterà di mangiare il cibo che gli viene somministrato: ciò

significa che l’impulso della fame viene meno, senonché sorge ancora il problema

dell’ubicazione. Hull e Tolmann sono i principali esponenti del neocomportamentismo; essi

parlarono della presenza di variabili intervenienti per non citare in ballo entità mentali od

organiche, il che avrebbe contraddetto il loro rigore metodologico antimentalista.

Introducendo le variabili intervenienti, i neocomportamentisti prendono atto dei limiti del

precedente modello rispetto al fatto che, pur essendo identico, lo stimolo produce una

diversa risposta per il fatto che, appunto, intervengono delle variabili.

3. Hebb (neuropsicologo): anni Cinquanta; L’organizzazione del comportamento (1949): la

mappa cognitiva è una forma di apprendimento: il topo ha imparato a riconoscere lo

stimolo, il labirinto, perciò ne esce in meno tempo. Gli stimoli vengono elaborati nel sistema

nervoso; se arrivano più volte gli stessi stimoli, più volte si fanno gli stessi processi di

elaborazione e, dopo un po’, i collegamenti fra le diverse aree del cervello che si attivano in

un certo processo, si facilitano e si formano delle assemblee cellulari, gruppi di aree

celebrali che si facilitano nel loro collegamento, per cui difronte allo stesso stimolo parte

automaticamente l’elaborazione. Dunque, la mappa cognitiva si trova nel cervello, organo

che i comportamentisti della prima generazione avevano cercato di tenere fuori dalla loro

indagine psicologica. Da questa crisi del comportamentismo nacquero il cognitivismo, un

movimento psicologo che esiste ancora oggi, e la neuropsicologia.

Lezione 8 (26/10/2017): Freud.

Studiare l’ambiente (naturale, culturale, etc.) è importante, perché l’individuo che lo abita co-evolve

con esso. Appunto per questo è necessario studiare il pensiero dei vari autori all’interno del

contesto nel quale si sono originati. Il comportamentismo, ad esempio, esprime il clima culturale

del tempo, basato sul mito del self-made man, connesso alla conquista del West, esprimentesi

nella convinzione di perfettibilità e del pragmatismo. In Europa, negli stessi anni, c’erano notevoli

tensioni sociopolitiche e difficoltà economiche, derivanti da più fattori, tra cui il colonialismo. Sul

piano culturale, nel vecchio continente vi era inquietudine, malessere e insicurezza. Il Positivismo

– la scienza come attività concreta mirante alla verità - era stato scosso dalla formulazione di

geometrie non-euclidee: la fisica e la matematica, scienze promoventi la rivoluzione scientifica,

erano alla base della scienza; senonché le geometrie non-euclidee mettono in discussione lo

spazio-tempo inteso al modo di Cartesio, mettendo in luce la maggiore complessità dell’universo e

la relatività (vedasi la teoria della relatività einsteniana, formulata nei primi anni del Novecento), da

cui i ripensamenti e il crollo della fiducia nei confronti della scienza. Ulteriori elementi alimentanti

l’irrequietezza del tempo erano, oltre al darwinismo (l’uomo non è il culmine della creazione,

poiché è il prodotto dell’evoluzione naturale, e non differisce qualitativamente dagli altri esseri

viventi, ma solo quantitativamente), il marxismo, che metteva in discussione l’aspetto roseo della

civiltà e della cultura, mostrando, ad esempio, la contrapposizione tra le classi. L’uomo dei primi

anni del Novecento è profondamente insicuro: espressioni significative di tale incertezza trovarono

sfogo in tutti gli ambiti della cultura: basti pensare all’Urlo di Munch (insicurezza e solitudine),

all’Uomo senza qualità di Musil (uomo insicuro di tutto, confuso, irresoluto), la Metamorfosi di

Kafka (l’insicurezza è talmente tanta che è possibile pensare che un uomo d’improvviso si

trasformi in uno scarafaggio). Il contesto europeo di questo tempo era dunque profondamente

diverso da quello americano.

La psicanalisi è un modello rivolto all’indagine della mente nel suo complesso, dunque anche

negli aspetti non direttamente accessibili ad un’analisi scientifica, come l’inconscio, l’elemento

teorico di fondo, un fattore oscuro collegato alla dimensione animale dell’uomo (istinti) e alle

esperienze individuali. Freud era un neurologo (scienziato sperimentale) e studiò coi fisiologi del

Circolo di Berlino, i più famosi sperimentalisti del tempo, di cui condivideva il presupposto

organicistico, ossia la concezione secondo cui tutto quel che accade dipenda da problemi relativi

all’organismo, che dunque va studiato scientificamente per comprendere i meccanismi generanti le

malattie. Egli condivideva l’evoluzionismo, pensando cioè che l’uomo sia un animale prodotto

dalla natura; e ammirava due filosofi in particolare, Platone (mito della biga alata, Fedro) e

Herbart (la mente è dinamica ed è composta di tutte le idee sviluppate nel corso della vita, ma

solo alcune di esse figurano sul palcoscenico della coscienza – quelle dotate di maggiore forza -,

mentre le altre decadono al di sotto della soglia di coscienza). Freud viaggiò molto per l’Europa

frequentando vari laboratori sperimentali e ospedali; una tappa fondamentale fu Parigi, dove

incontrò Charcot, il più celebre neurologo dell’epoca, che lavorava alla Salpetriere, un ospedale

assai rinomato per il trattamento dei disturbi neurologici-psichiatrici. Egli trattava in particolare

l’isteria (oggi non è più considerata una malattia), una malattia che colpiva soprattutto le donne,

allora i soggetti deboli della società; l’isteria causava paralisi o anestesia (a-aistesis: e.g. cecità),

talvolta temporanea, problemi che sembravano dipendere dal sistema nervoso (organismo), ma

che in realtà, dalle indagini di Freud, non risultava essere riconducibile ad un problema di tipo

organico. Charcot teneva pubbliche esibizioni in cui ipnotizzava (ipnosi: stato di coscienza

alterato), tramite un dispositivo (orologio, pendolo, etc.), le pazienti isteriche e mostrava come ciò

servisse a risolvere l’isteria, senza alcun farmaco, operazione o intervento terapeutico. Da ciò

Freud scoprì l’inconscio (al suo tempo non esisteva ancora tale termine), poiché le pazienti

isteriche guarivano solo quando si trovavano in uno stato di non-coscienza, essendo il sintomo

connesso alla coscienza. Di conseguenza, la mente è composita e dinamica, essendo formata da

diversi elementi, di cui uno di essi è la coscienza, una mera parte e, tra l’altro, nemmeno la più

importante. I diversi elementi della mente sono in interazione dinamica (relazione dialettica) tra di

loro. L’ipnosi di Charcot e le fallimentari ricerche intorno alla causa organica delle malattie,

portarono Freud a teorizzare l’inconscio. La struttura della mente umana, l’apparato psichico

dell’uomo, è la seguente:

• Coscienza: è solo la punta dell’iceberg. È la parte accessibile della mente, e contiene i

ricordi facilmente ricordabili e, in generale, tutto ciò di cui si è consapevoli.

• Inconscio: è la parte principale dell’iceberg. È la parte inaccessibile, e contiene la parte

animale dell’uomo: pulsioni (bisogno primari), desideri irrazionali (inopportuni, immorali o

illegali), esperienze vergognose e dolorose, pulsioni violente, paure, desideri sessuali

inaccettabili. Ciò che è nell’inconscio non è eliminato, ma solo rimosso, ossia allontanato

dalla coscienza.

• Preconscio: è la parte che a volte è sommersa a volte è scoperta. Questa parte contiene i

ricordi che non si hanno presenti al momento, sebbene con un po’ di sforzo si possano

riportare alla mente. (e.g. le scuole elementari), e le conoscenze acquisite nel corso del

tempo (e.g. la prima guerra mondiale).

La psicanalisi è una “psicologia del profondo”, poiché indaga l’inconscio, dove vengono relegate

numerose esperienze dolorose. Il rapporto dialettico è tra tre elementi: Io, Es, Super-Io (insieme di

leggi e regole morali). Quando la loro relazione è buona, si ottiene un comportamento

relativamente accettabile, per quanto nessuno stia completamente bene. La relazione tra Io, Es e

Super-Io è mutevole, e deve essere costantemente ridefinita, poiché le esperienze si accumulano

e si verificano dei cambiamenti che necessitano di un nuovo assesto. In ogni uomo, secondo

Freud, vi è la contrapposizione tra i tre elementi succitati. Quando la coscienza non riesce a

mediare sufficientemente e adeguatamente, si genera una crisi nell’equilibrio (salute) rispetto alle

altre due componenti della mente, da cui il disturbo psichico (nevrosi, psicosi, etc.), tra cui l’isteria.

Secondo Freud, numerosi disturbi (e.g. isteria) hanno un’origine “ideogena”, ossia la genesi della

malattia è nella mente, mentre inizialmente Freud riteneva fosse nel corpo (organicismo). Il

rimosso è tutto ciò che viene relegato nell’inconscio, dove continua a vivere attivamente:

un’esperienza traumatica rimossa continuerà ad emergere sotto forma di lapsus, tic, sogni.

Questi ultimi sono la “via regia per l’inconscio”: nel sonno, infatti, si è in uno stato alterato

(attenuato) di coscienza, condizione favorevole all’emergenza di contenuti inconsci sotto forma,

appunto, di sogni, e tuttavia in maniera modificata (contenuto manifesto) rispetto al contenuto

latente (contenuto inconscio originale), cui cerca di arrivare la psicanalisi. Secondo una teoria

scientifica, i sogni servirebbero ad addestrare alla vita attraverso esperienze virtuali (oniriche),

tant’è che anche gli animali (e.g. i cani) sognano. La mente umana è stratificata (conscio,

preconscio, inconscio), perciò Freud avanza la metafora dello psicanalista come di un archeologo,

il quale non rinviene oggetti integri, ma cocci sparsi (frammenti), disparsi in vari livelli di profondità

e prodotti in più periodi storici, che deve cercare di ricomporre, comprendere e spiegare. L’analista,

dunque, accompagna il paziente nello scavo archeologico che questi compie alla ricerca di un

significato; così facendo, il paziente potrà individuare, ricomporre, partendo dai cocci, e

riconoscere un trauma vissuto in passato al fine di convivere con esso senza angoscia e disagio. Il

metodo “archeologico” adottato dallo psicanalista è il seguente:

• Ipnosi: essa consente l’espressione di contenuti inconsci, tuttavia al termine i problemi

rimangono; inoltre, genera dipendenza.

• Catarsi: purificazione. Deriva dai Greci, i quali, assistendo alle tragedie e vivendo il

dramma ad esse connesse, giungevano alla catarsi. Anche questo metodo fu abbandonato.

• Libere associazioni e interpretazione dei sogni: il metodo psicanalitico ufficiale. Le

associazioni libere consistono nel dire ciò che si ha in mente, pur sconveniente e

inopportuno che sia: si dà voce a ciò che sta sotto il controllo razionale; l’analista, in base a

quel che dice il paziente, ipotizza cosa potrebbe aver indotto una certa associazione, e


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher truceboyz.most.wanted di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Morabito Carmela.

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