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Lezione 1: Obiettivi e identità della disciplina

1965: Data di nascita della psicologia di comunità (Conferenza di Boston; autodefinizione di "psicologo di comunità"). Contro i trattamenti tradizionali insoddisfacenti, che non erano interessati alle persone nel contesto dei loro ambienti naturali, ma si basavano su ambienti istituzionalizzati (case di cura, etc.).

Utilizzo delle conoscenze, in funzione di un cambiamento orientato a migliorare la qualità della vita e il benessere della popolazione.

Psicologia di comunità secondo Rappaport (1977)

  • È un'ideologia, basata sull'adozione di un orientamento sistemico-ecologico, con un focus sulla prevenzione (interventi sulle cause dei problemi).
  • È un insieme di valori, perché mira a sviluppare le competenze dei soggetti (anche senza deficit) e a promuovere le diversità culturali.
  • È un atteggiamento, che comporta un impegno preciso e attivo dello psicologo verso il cambiamento sociale.

Psicologia di comunità secondo Heller et al. (1984)

  • È un orientamento rivolto più alla prevenzione che al trattamento.
  • È un orientamento che enfatizza più il rafforzamento delle competenze di ogni soggetto che l'eliminazione del deficit.
  • Si focalizza sull'interazione tra persona e ambiente (onore a Kurt Lewin!).

Psicologia di comunità secondo Ofrofd (1995)

  • È una disciplina accademica (area di ricerca), ma anche un patrimonio conoscitivo e tecnico che fonda una professione di aiuto (es: psicologo).
  • Si colloca come ponte tra l'ambito psicologico e quello sociale, tra la sfera privata e quella pubblica dell'esperienza umana.

Psicologia di comunità secondo Amerio (2000)

  • È un'area di ricerca e di intervento sui problemi umani e sociali, che fa da ponte tra sfera individuale e collettiva, tra sfera psicologica e sociale (interazione tra aspetto psicologico e sociale).
  • Intende coniugare la ricerca (non fine a sé stessa) con un intervento (pratico, volto a portare cambiamento) capace di unire il senso di "cura" della clinica con l'apertura "politica" propria del lavoro nel sociale (attenzione alla prevenzione).

La psicologia di comunità è nata "contro" il metodo tradizionale:

  • Prima fase: attenzione all'origine sociale del disagio e dei disturbi psichici (non l'origine dei problemi nell'individuo stesso).
  • Seconda fase: interesse spostato dall'ambito dell'igiene mentale (mental health) alle problematiche della comunità organizzata (fenomeni sociali che contraddistinguono una comunità).
  • Terza fase: costruzione di un quadro concettuale (conoscenze) e metodologico (strategie di intervento), che costituisce la base dell'azione (intervento pratico) nel sociale.

Obiettivi della psicologia di comunità

  • Analizzare le transazioni (interazioni, legami) tra diversi livelli: individui – gruppi – sistemi – reti di sistemi.
  • Migliorare la qualità della vita: azione volta a trasformare le condizioni di vita in una comunità.
  • Sviluppare la competenza (partecipazione dei cittadini alle decisioni riguardanti la loro vita e incremento della solidarietà) di una comunità (composta da persone, ovviamente).

Ha senso parlare di "comunità" in un mondo che si sta globalizzando? Sì, perché ciascuno di noi nasce e viene socializzato all'interno di una specifica comunità!

La comunità

  • È un'entità sociale globale, costituita da persone che vivono stretti legami tra loro, che vivono un senso di appartenenza forte alla comunità, il quale è radicato in tradizioni profonde (le radici di ciascuno di noi!).
  • È un'entità sovra-individuale, depositaria di un bene comune, il quale è al di sopra dei beni individuali specifici, di cui è garanzia e tutela.
  • Communis: "bene comune" (→ equità in una comunità).
  • Cum-moenia: "muri comuni" (→ distinzione tra chi è dentro e chi è fuori ad una comunità; i confini definiscono l'identità del gruppo [ingroup vs outgroup]).
  • Cum-munia: "doveri comuni" (→ legame in base ai diritti e doveri comuni; fiducia).

Dimensioni della comunità, interrelate tra loro

  • La comunità è un luogo definito da un tempo e uno spazio specifico.
  • La comunità è un gruppo di persone in relazione.
  • La comunità è un sentimento di appartenenza.
  • La comunità è un sistema di sistemi interdipendenti (che sono i sistemi individuali).
  • La comunità è civitas con connessi diritti e doveri.

Contesto italiano: dagli anni '60 alle politiche di Welfare

Anni '60: modello dei servizi socio-sanitari di tipo settoriale

  • Ciascun servizio si occupava di un settore molto specifico e limitato, senza collegamenti tra le aree.
  • Interventi di tipo riparativo: separazione tra il livello sanitario e quello sociale, settorializzazione delle prestazioni.
  • Pluralismo del sistema assistenziale (dinamica tra intervento pubblico e privato [distinzioni per la qualità dei servizi]).
  • Modelli di comportamento e di pensiero dominanti: di tipo cattolico (improntato su una modalità di affrontare i problemi con un'ideologia ispirata ai principi fondamentali del mondo cattolico).
  • Figure professionali esistenti (di tipo religioso) ed emergenti (assistenti sociali, sociologi, psicologi).
  • Iniziative esemplari alternative al sistema cattolico (spinta di singole personalità → iniziative sparse).

Anni '70: segnali di mutamento

  • Ricca produzione legislativa:
    • Riformulazione dell'intervento pubblico.
    • Identificazione di nuovi soggetti istituzionali (asili nido, consultori familiari).
    • Ottica preventiva (non solo curativa).
    • Programmazione dei servizi e partecipazione degli utenti alla gestione.
    • Carattere di "movimento" presente nella progettualità.

Anni '80: riforma sanitaria (Legge 833, 1978)

  • Nuova organizzazione del sistema sanitario nazionale in Unità Sanitarie Locali (USL), a loro volta organizzate in Distretti Sanitari.
  • Partecipazione dei cittadini e controllo sociale.
  • Dualismo tra le finalità generali della legge e le realtà specifiche dei modelli di funzionamento che le singole regioni metteranno in atto, in base alle risorse.
  • Nuovi gruppi professionali e problemi di identità di professione.
  • Estinzione del "movimento" → istituzionalizzazione.

Anni '90: crisi del Welfare State

  • Cambiamento delle premesse socio-economiche di base e di dati sociali importanti (invecchiamento progressivo della popolazione, immigrazione).
  • Crescita delle aspettative (boom economico).
  • Mancata redistribuzione della ricchezza (a causa dell'evasione fiscale).
  • Crisi = squilibrio tra bisogni e risorse disponibili, tra domanda e offerta di prestazioni e incapacità del sistema di adattarsi alle nuove richieste.
  • Come riprogettare il Welfare State?
    • Collaborazione tra il pubblico (lo Stato), il privato mercantile (il Mercato) e il privato sociale.
    • Nuovo equilibrio tra servizi per tutti (universalismo dei diritti) e selettività delle prestazioni (scelta delle giuste priorità).
    • Nuovo ruolo per il pubblico (lo Stato): meno gestione diretta, più programmazione (guida), controllo e verifica.
    • Concetto di "Welfare State" → concetti di "Welfare community" e "Welfare society".

Lezione 2: Le origini della psicologia di comunità

Anni '60: contestazioni in tutto il mondo

Si inizia a contestare, in America, che, nonostante gli uomini nascano tutti uguali, non esistono eguali diritti (civili e sociali) per le donne o per i neri.

1963: Community Mental Act (Kennedy)

Legge rivoluzionaria, la quale stabilisce che i malati mentali non vanno rinchiusi nei manicomi, ma devono essere curati nelle loro comunità d'origine.

1965: nascita della psicologia di comunità

  • Per promuovere interventi preventivi (agire prima) a livello di comunità locale (es. intervenire sul ragazzino prima che abbandoni la scuola).
  • Per scoprire il legame tra disagio personale e comunità locale (es. la disoccupazione che provoca depressione individuale ma riguarda la comunità).
  • Per sviluppare approcci interdisciplinari al disagio: è importante che il disagio venga osservato da un punto di vista multidisciplinare (sociologia, psicologia, economia, giurisprudenza ecc.).
  • Per avere una visione dei problemi che integri: dimensione individuale/collettiva; dimensione personale/soggettiva/oggettiva/sociale.

1966: fondazione della Divisione di Psicologia di comunità

Un certo numero di psicologi piuttosto consistente forma una divisione professionale, ponendo le basi della disciplina, attraverso un giornale e un’associazione professionale.

1970: creazione di strumenti alternativi

Strumenti alternativi alle modalità dello psicologo clinico tradizionale che usava test-psicodiagnosi-psicoterapia.

  • Intervento sulla crisi: la crisi è un momento importante in cui una persona dà una svolta nella sua vita. Gli psicologi di comunità agiscono sulla crisi, in maniera preparatoria: si può intervenire su crisi prevedibili (come un ricovero ospedaliero, la nascita del primo figlio, il pensionamento ecc) o su crisi imprevedibili (come un terremoto). In questo caso lo psicologo sociale mobilita le risorse attorno alla persona colpita. Durante la crisi una persona è più flessibile e capace di cambiare la propria esistenza.
  • Consulenza di igiene mentale: è stato pensato di fare consulenza alle figure della comunità, che, affinché esse potessero sostenere il disagio in maniera adeguata o a chi rinviare il problema. Gli psicologi di comunità hanno anche pensato di intervenire nella scuola, verso gli insegnanti, nella sanità preparando figure professionali come gli infermieri, offrendo quindi consulenza a persone che si occupano di persone che stanno male.
  • Cambiamento pianificato nelle comunità locali: il sindaco o l’assessore o l’asl o la scuola può progettare un cambiamento sul suo territorio. Il cambiamento avviene, nelle comunità locali, con intervento pianificato coinvolgendo le persone e valutando l’efficacia del cambiamento.

Anni '70/'80: ala radicale e moderata

Ala radicale

  • Non biasimare la vittima (anche l'ambiente è importante).
  • No all'istituzionalizzazione (no agli ospedali psichiatrici).
  • Community Organizing (gruppi locali nella comunità di prevenzione).
  • Creazione di setting di comunità alternativi all'ospedale psichiatrico.

Ala moderata

  • Empowerment (scopo principe della psicologia di comunità: "rendere possibile, rendere potente"; creare individui responsabilizzati e pronti a cambiare, avendo l'opportunità di cambiare, grazie alla comunità di appartenenza) tramite il mutuo aiuto (mi sviluppo e cresco se aiuto gli altri, e gli altri aiutano a me), sostegno sociale (aiuto che do e che ricevo: sostegno emotivo, pratico, informativo), valorizzazione delle diversità culturali, etniche e sessuali.

Oltre gli U.S.A.

Il desiderio di andare oltre alla psicologia individuale è ciò che accomuna tutti gli sviluppi della psicologia di comunità nei vari Paesi.

  • Australia (interesse all'ambiente), Canada e New Zealand (interesse per gli aborigeni).
  • Israele (interventi sui rapporti con gli Arabi) e Sudafrica (effetti della violenza razziale).
  • America Latina (sviluppo maggiore dell'ala radicale della psicologia di comunità).
  • Gran Bretagna e Italia: primi testi importanti.
  • Anni '80 e '90: diffusione della disciplina in Italia, Norvegia, Spagna, Portogallo, UK, Germania, Belgio ed Olanda.
  • 1992: primo convegno internazionale a Lisbona → confronto tra gli psicologi europei.
  • 1995: nasce a Roma l'ENCP, la Rete Europea degli psicologi di comunità, con lo scopo di diffondere la psicologia di comunità nei contesti universitari e professionali → I° Congresso Europeo di psicologia di comunità.

Da quell'anno, ci sono stati convegni, workshops e Summer Schools per studenti e professionisti.

Limiti degli apporti teorici USA

  • Lo sviluppo di una disciplina interagisce con l'ambiente sociopolitico, in cui essa si sviluppa, e l'ambiente americano era diverso da quello europeo.
  • Carente elaborazione teorico-politica della psicologia di comunità negli U.S.A. (troppo teorici, poco pratici, poco attenti alle radici storiche dei problemi).
  • Gli strumenti di intervento usati negli U.S.A. Erano troppo centrati sui singoli o al massimo su piccoli gruppi di individui e, inoltre, non sufficientemente connessi ad una teoria della pratica.

Obiettivi degli psicologi di comunità europei

  • Rafforzare le basi teoriche.
  • Sviluppare tecniche per mutamenti organizzativi e di rete.
  • Dare importanza al ruolo del sociale a livello eziologico.

Differenze culturali tra U.S.A. e Italia

  • Gli europei non pensano che "gli uomini nascono tutti uguali", ma in un contesto sociale gerarchico creato storicamente (dall'uomo).
  • La psicologia di comunità europea va oltre l'ottica naturalistica, che vede i processi psicologici interni all'individuo, e l'essere umano e la società come naturali immutabili (il cambiamento è possibile!).
  • Gli europei danno più importanza all'analisi storica: È importante capire che le diverse ideologie politiche legittimano le stratificazioni gerarchiche attuali, facendole apparire "naturali".
  • Gli europei non credono nel mito dell' "uomo che si fa da sé": negli U.S.A. questo mito tende a sottolineare come ogni persona sia pienamente responsabile della propria vita, e prevale l'autobiasimo dei perdenti (sensi di colpa); in Europa, invece, c'è una tradizione di lotte collettive per i diritti civili, umani e sociali.
  • È importante il legame tra empowerment individuale e lotte sociali.
  • Legame tra storie individuali (ciò che siamo, ciò che non vogliamo essere) e collettive: Connessioni tra comunità locali, globali e virtuali.

Lezione 3: Le basi teoriche della psicologia di comunità

La psicologia di comunità considera le persone all'interno del contesto e dei sistemi sociali di cui fanno parte (viene superato l'approccio individualistico). Il contesto presenta dimensioni multiple e differenti, più o meno connesse tra loro.

Kurt Lewin (1890-1947): fondatore della psicologia sociale

La teoria di campo

È un metodo di analisi dei rapporti causali e di elaborazione di costrutti scientifici, formalizzato in formule generali sulle condizioni di mutamento.

  • Spazio di vita: la persona e l'ambiente percepito dalla persona. Contiene tutti i fatti, gli oggetti e gli elementi significativi dal punto di vista psicologico, che determinano il comportamento.
  • Processi e fatti che accadono nel mondo fisico e sociale, senza influenzare, momentaneamente, lo spazio di vita dell'individuo.
  • Parti del mondo fisico e sociale (zona di confine) che influiscono sullo stato di vita in quel dato momento (es: percezione).

Teoria di campo: C = f (P,A) “Il comportamento è funzione della persona e dell'ambiente, e della loro interazione".

Campo psicologico: Insieme dei fatti coesistenti, concepiti come mutualmente interdipendenti per l'individuo a un momento dato. La causa di un atto è da ricondurre ai rapporti tra le diverse forze presenti nel campo psicologico (non in una tendenze nell'individuo).

Il campo è l'unità di analisi che lega costruttivamente il comportamento (o qualsiasi avvenimento mentale), la persona e l'ambiente. La persona forma con il suo ambiente una totalità interagente unitaria: l'ambiente psicologico è l'insieme di oggetti, persone, attività e situazioni con cui l'individuo è in rapporto più o meno consapevole.

Il soggetto ha una dimensione temporale (elementi che non rientrano nel presente [passato/futuro] e una dimensione di realtà-irrealtà (eventi possibili ed eventuali). La struttura dell'ambiente e le forze presenti variano anche con i desideri e i bisogni (tensione verso il raggiungimento di un desiderio) dell'individuo.

Primato della realtà percepita su quella fisico-oggettiva. La prima analisi di campo va compiuta, studiando prima i dati non psicologici, che condizionano la vita degli individui, e poi quelli psicologici.

Dinamica di gruppo

Gruppo: totalità dinamica (diverso dalla somma dei componenti) basata sull'interdipendenza (relazioni tra i membri) piuttosto che sulla similarità dei suoi membri. Il gruppo è un riferimento essenziale per capire il comportamento individuale. Il gruppo è in grado di esprimere valori e atteggiamenti diversi da quelli che esprimono i suoi membri, presi singolarmente. Il gruppo ricopre un ruolo di mediazione tra individuo e sistema sociale. Attraverso l'analisi di gruppo si possono indagare i meccanismi alla base di aggregazioni più ampie.

Action research (ricercazione)

È la ricerca comparata sulle condizioni e gli effetti delle varie forme di azione sociale, che tendono a promuovere l'azione sociale stessa (diagnosi,...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AlessioBellatoOfficial di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Santinello Massimo.
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