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Il trattamento psicoanalitico

Il termine psicoanalisi appare per la prima volta nello scritto "L'ereditarietà e l'etiologia delle nevrosi" ed è da Freud attribuito al metodo esplorativo usato da Breuer e da lui stesso per risalire all'origine dei sintomi isterici. Janet aveva chiamato "analisi psicologica" il proprio procedimento terapeutico che consisteva in una lunga e attenta osservazione dei sintomi, cui doveva far seguito la sintesi psicologica, per far realizzare al paziente delle "economie psichiche".

Per Freud questa seconda fase non era necessaria in quanto lo scopo dell'analisi non era la classificazione gerarchica dei sintomi ma la ricerca del trauma infantile originario e dei relativi legami con la difesa che ne era conseguita e infine con i sintomi. Ascoltando le comunicazioni dei pazienti sotto influsso ipnotico (tecnica poi abbandonata per le libere associazioni) Freud aveva di fronte il legame necessario che si era stabilito nel tempo tra i traumi, le difese e i sintomi.

Principi fondamentali della psicoanalisi

Freud affermava tre punti fondamentali:

  • I fenomeni psichici vanno considerati interrelati nel tempo.
  • Vi è un ferreo determinismo, sostanzialmente economico, alla base di tutte le formazioni psichiche.
  • Ciascun aspetto o fenomeno psichico è caratterizzato da una estrema complessità; non vi sono derivati o resti che non vadano considerati con la massima attenzione.

Questa visione implicava:

  • Che ci si svincolasse dal presente psichico come riferimento prevalente.
  • Che i sintomi e le altre formazioni psichiche andassero visti come prodotti complessi e maturi di uno sviluppo psichico condizionato da traumi subiti.
  • Nella psiche si poteva sempre rinvenire una tendenza alla riorganizzazione delle carenze in chiave di maggior economia per il soggetto.

Il paziente era attore della terapia. Tra medico e paziente si stabiliva uno spazio relazionale che veniva a costituirsi come il nuovo campo di osservazione. Tale relazione era contenuta entro la regolarità della vita psichica: il setting è qui inteso come struttura di prerequisiti mentali e metodologici presenti al terapeuta per poter svolgere la sua attività in modo controllabile.

La metodologia psicoanalitica

La possibilità propria del metodo psicoanalitico di cogliere dinamiche psichiche elementari allo stato nascente permetteva di ipotizzare i fattori comuni al di sotto di quadri clinici diversi. A Freud viene attribuita una particolare influenza nella risoluzione dei problemi tecnici della nevrosi, e una migliore definizione differenziale di nevrosi e psicosi (opina però che le psicosi non possano essere trattate psicoanaliticamente a causa dell’incapacità dello psicotico a stabilire il transfert).

Per Freud la maggiore preoccupazione consiste nel mettere in evidenza il meccanismo psicogeno che sta alla base delle diverse affezioni; egli vedeva tutte le manifestazioni psichiche costituite lungo un continuum che raccorda rigorosamente la normalità alla patologia.

Interpretazione dei sogni e libere associazioni

Il sogno è la via reggia verso l'inconscio; la via per arrivare all'interpretazione del sogno furono le libere associazioni. Freud vedeva la memoria come un complesso di sistemi mnestici, paragonabili ad archivi ordinati: uno stesso elemento psichico può comparire in diversi sistemi. Si può pensare che nella terapia i decorsi associativi (dovuti appunto alla compresenza di uno stesso elemento in più archivi) se lasciati liberi conducano automaticamente ai complessi inconsci che tormentano il paziente.

"Lasciare libero il pensiero di seguire il suo corso che in realtà è rigorosamente determinato dall'economia emotiva del momento".

Il metodo delle libere associazioni ha un valore basilare per la psicoanalisi in quanto:

  • È fondato in parte sperimentalmente.
  • Ha conferma in altre tradizioni scientifiche.
  • Offre la possibilità di focalizzare il lavoro del paziente.
  • Permette di maneggiare i decorsi del sogno.
  • Fonda lo strumento interpretativo destinato a divenire il cuore stesso della cura.

Nel sogno il conflitto si manifesta nella creazione di un linguaggio particolare.

Resistenze, suggestione, transfert

Freud riconosce la presenza di aspetti transferali anche in relazioni non analitiche, ma resta convinto che il transfert vero e proprio sia quello all'interno appunto dell'analisi. Ha un carattere ambivalente (positivo/negativo): solo lavorando intorno a quest'area può essere realizzato lo scopo della cura, che è quello di fornire all'Io del paziente un maggior grado di autonomia. La dinamica transferale può essere ricollegata a quella evolutiva di cui la fase tipica è il culmine. Il transfert è il motore della relazione, dopo esserne stato l'ostacolo, e diviene sia l'oggetto del processo analitico, sia lo strumento per orientarlo. Si instaura proprio perché al paziente viene chiesto di ricordare, e proprio perché si ripete, si può elaborare.

Interpretazione, setting, contro-transfert

All'inizio l'interpretazione era una lettura dei dinamismi inconsci del paziente che, colti dall'analista, dovevano essere comunicati al paziente stesso non appena fosse stato emotivamente in grado di comprenderli.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

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