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Fondamenti di psicologia clinica – Comportamentismo Appunti scolastici Premium

Appunti di Fondamenti di psicologia clinicaComportamentismo. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Comportamentismo e psicoterapia comportamentale, La terapia del comportamento, 1. Tecniche di matrice operante, 2. Tecniche comportamentali che prevedono l’esposizione... Vedi di più

Esame di Fondamenti di psicologia clinica docente Prof. M. Quattropani

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riferiscono alla relazione terapeutica, alle aspettative del paziente e alle risorse del suo sistema (cioè quanto

questo sia vulnerabile a elementi nocivi provenienti dall’esterno o dall’interno).

- Stile relazionale: l’incontro con il paziente è anche l’inizio di una relazione; è essenziale prestare

attenzione per riconoscere sia gli stili relazionali che eventuali difficoltà o chiusure o aspetti

promettenti che potrebbero essere utili nel corso della terapia. Il terapeuta deve essere consapevole

del proprio stile relazionale e comunicativo e delle difficoltà che è solito incontrare con tipologie

particolari di rapporto.

- Autorevolezza del terapeuta: il terapeuta viene costantemente sottoposto a test dal paziente per

verificare la sua autorevolezza che tende a mettere in atto con lui modi di relazione spesso dolorosi,

che causano sofferenze e perpetuano patologie e sintomi; il terapeuta che viene scelto su base

disfunzionale deve riconoscere il tipo di disfunzionalità e governare il problema all’inizio con lo

scopo di spostare poi le regole dell’autorevolezza verso scelte più efficaci. Per individuare le regole

dell’autorevolezza è necessario riconoscere i criteri della persona che si ha davanti.

- Teorie naives della sofferenza e della cura, aspettative ed esiti: alcune teorie in modo particolare

(come la teoria del carattere “soffro perché sono fatto così e non posso cambiare”, o la teoria del

trauma “soffro per il trauma che mi ha danneggiato per sempre”) hanno effetti potenti sui pazienti

nel renderli passivi e poco responsivi a un intervento terapeutico. Il riconoscimento del tipo di teorie

naives della sofferenza è un momento essenziale dell’inizio della terapia.

- Stile di conoscenza: l’esistenza di alcune modalità particolari di stile conoscitivo sono riconducibili

a modi idiosincratici di costruire le ipotesi e di affrontare le invalidazioni. Lo stile di conoscenza

rappresenta un’importa risorsa in terapia, e stili disfunzionali possono rallentare la risoluzione di

problemi. Gli autori ipotizzano quattro stili:

o Lo stile di evitamento: ritiro dall’esplorare dopo un’invalidazione;

o Lo stile immunizzazione: che rappresenta un modo di allontanarsi dall’invalidazione, come

se non fosse avvenuta;

o Lo stile ostilità: modo di reagire all’invalidazione attaccando l’autorevolezza della fonte che

la produce;

o Stile di ricerca attiva: affrontare invalidazioni integrandole armonicamente nel sistema;

- Risorse del sistema: sono costituite dagli spazi affettivi, cognitivi e comportamentali lasciati fuori

dalla sofferenza, il lavoro va indirizzato alla valorizzazione delle risorse.

- Esordio, intervento sul sintomo e sul suo mantenimento: l’esordio ha un significato particolare

perché segna il passaggio del sistema da uno stato normale a uno di sofferenza, quando il sistema

incontra dei problemi che non è in grado di assorbire e integrare. Non deve mai sfuggire quindi

l’analisi degli eventi che hanno preceduto la patologia; l’intervento sul sintomo è importante e

condotto avanti con decisione; peso e importanza diversi a seconda delle diverse patologie, della

gravità sintomatica e delle esigenze del paziente. La reazione che si ha di solito a una sofferenza

psicologica riporta e si riflette sul nocciolo stesso da cui la sofferenza è partita. I meccanismi di

mantenimento hanno un’importanza cruciale e spesso vanno affrontati prima del sintomo. Il loro

concetto di auto invalidazione ricorsiva (tendenza a interpretare la sofferenza in modo da rendere

più drammatici i problemi da cui deriva) è importante nel mettere a fuoco come i meccanismi di

mantenimento aggravino il problema da cui derivano, in un circolo vizioso.

- Le alternative costruttive: Kelly sosteneva che un sistema non può abbandonare un insieme di

procedure costruttive se non ha a disposizione alternative da percorrere; il terapeuta e il cliente

lavorano per costruire nuove soluzioni e per inventare nuove vie interpretative, emozioni e soluzioni.

- Chiusura della terapia ed eventuali ricadute: durante la terapia è comune oscillare tra

miglioramenti e peggioramenti ma è importante monitorare quali siano gli elementi e i segnali che

preludono al sentirsi peggio e alle ricadute vere e proprie. Quando non sia possibile evitare momenti

di crisi è fondamentale riconoscere precocemente gli elementi che le innescano, così da non dare

risposte automatiche ma piuttosto inventare ipotesi, soluzioni e risposte nuove.

Il paziente fobico

Applicazione della procedura standard al caso delle fobie, patologie estremamente frequenti che

generano grande sofferenza

La procedura va applicata in modo libero, creativo e diverso con ciascun paziente; l’emozione dominante nel

fobico è l’ansia, seguita nei casi cronici da depressione; tre caratteristiche del fobico:

1. Paura delle emozioni, appresa in una modalità di attaccamento di tipo ansioso o evitante da un

genitore spesso inattendibile o preoccupato o malato a sua volta

2. Attitudine a evitare, modo di costruire le ipotesi e affrontare le invalidazioni, che deriva da idea

di sé come debole e dai vincoli all’esplorazione. Le tipologie familiari più rappresentate riguardo

a emozioni di evitamento riportano a:

i. Ansia in famiglia e paura esplicita o implicita

dell’espressione emotiva.

ii. Storie di abbandoni.

iii. Chiusura familiare, timore del mondo esterno e del

mondo esterno.

iv. Violenza che viene temuta in quanto improvvisa,

esplosiva e pericolosa.

3. … che esita in: Idea di sé come ontologicamente fragile e debole, appresa nella storia di

attaccamento.

La terapia

Il fobico è alla ricerca di un terapeuta deciso e autorevole. L’interpretazione che da della propria sofferenza è

di solito del tipo carattere. Ci si aspetta un miracolo.

Il primo passo nella terapia consiste in un riconoscimento dei vincoli al contratto terapeutico; è necessario

impostare una terapia in cui sia chiara la necessità di un forte impegno comune sia in seduta che negli

homeworks. Una piccola parte delle sedute iniziali sarà dedicata all’impostazione di una desensibilizzazione

sistematica (descrizione di paure ed evitamenti e lavoro di esplorazione). I problemi secondari (auto

invalidazione ricorsiva) rappresentano un importante fattore di stabilità della patologia e vanno affrontati

come meccanismi a sé stanti. L’ansia patologica si verifica quando si ha un eccesso di arousal in risposta a

stimoli comunemente considerati modestamente pericolosi e quando si reagisce a questo eccitamento

emotivo in modo esageratamente drammatico.

1. La storia è dove si impara a sentirsi deboli. L’idea di sé come deboli è il cardine intorno al quale

ruota tutta la patologia; l’individuo non deve vedersi forte, ma deve esplorare modi articolati di

vedersi, non attinenti ai costrutti forte – debole. Si orienta verso un’esplorazione comune di nuove

ipotesi su sè stessi.

2. Esplorazione ed evitamento: spesso la paura deriva da un’errata ed esagerata interpretazione di

eventi fisiologici normali, e i comportamenti di evitamento possono avere come effetto collaterale

quello di evitare di rendersi conto dell’esagerazione delle proprie paure.

3. Conclusione della terapia: la conclusione richiede un tempo maggiore per il bisogno di

rassicurazione sulla presenza e disponibilità del terapeuta. Richiede un lavoro accurato di

prevenzione delle ricadute.

Teorie e pratiche della terapia familiare

La maggior parte dei terapeuti familiari ha fatto propri i presupposti sistemici mentre una minoranza aderisce

ai presupposti epistemologici della teoria psicoanalitica. Negli anni sessanta alcuni studiosi insoddisfatti dei

risultati ottenuti con le terapie individuali in segreto iniziarono a fare ricerca e a estendere il trattamento

psicoanalitico anche ad alcuni membri della famiglia. Successivamente Sullivan pose attenzione sulle

influenze socio ambientali e mise l’accento sui rapporti interpersonali.

La teoria

Quattro filoni di ricerca:

1. Teorici della comunicazione: hanno studiato le relazioni e i livelli dei significati del

comportamento verbale e non verbale. Hanno posto le basi per costruire un insieme coerente di

paradigmi confluenti in un’epistemologia nuova, in un diverso modo di concettualizzare l’individuo,

il gruppo, la società.

2. Teorici del ruolo: hanno esaminato l’effetto dello sviluppo e dell’assegnazione di quest’ultimo sulla

formazione dell’identità.

3. Teorici dell’io: con orientamento intrapsichico hanno studiato i livelli emozionali primitivi.

4. Teorici del gioco e della strategia: definizione del comportamento reciproco. L’approccio

strategico si fonda su interventi specifici e mirati. È una terapia breve centrata sul sintomo e sul

significato che assume nella famiglia allo scopo di bloccarlo e interromperlo.

- Scuola di Philadelphia: presenta un approccio alla patologia di tipo psicoanalitico pur cercando di

passare all’impostazione terapeutica del gruppo familiare nella sua unità. La sua terapia tenta di far

emergere le immagini del passato, le nostalgie insoddisfatte e le ferite che possono venire proiettate

sui membri del nucleo familiare.

- Scuola inglese: elabora modelli di analisi e di interpretazione delle dinamiche familiari molto

stimolanti, rivolge il suo interesse e il suo intervento all’ambito politico e sociale. I terapeuti

familiari a indirizzo psicoanalitico promuovono il cambiamento attraverso l’abbreazione del

materiale rimosso.

- Scuola di Palo Alto (California): abbandona le categoria della psicoanalisi ritenendole

insoddisfacenti e l’interesse è rivolto ai processi comunicativi, allo stile transazionale del gruppo –

famiglia e alle sue modalità interattive. Un elemento geniale è dato dall’adozione di alcuni concetti

dei “principia mathematica” che permise di introdurre una nuova logica alternativa a quella

Aristotelica (c’è una discontinuità tra una classe e i suoi membri: nelle relazioni umane spesso non

viene rispettata generando così paradossi con conseguenze patologiche). La famiglia viene

considerata come sistema aperto: due concetti di matrice psicoanalitica sono a questo punto

inadeguati, quello di individuo come sistema chiuso e quello di energia psichica, sostituiti

rispettivamente dal concetto di famiglia come sistema aperto e dal concetto di informazione [vedi

teoria sistemica].

- Scuola di Roma: a partire dagli anni sessanta la terapia familiare prende piede in Italia; il gruppo di

Roma è inizialmente interessato allo studio dei fattori familiari e socio-ambientali della

tossicodipendenza negli adolescenti. Successivamente diversifica i propri interessi e si organizza in

gruppi autonomi.

Ricerche e valutazioni sull’efficacia

Si può affermare che le elaborazioni concettuali e i modelli di terapia familiare nascono in connessione con

esperienze cliniche concrete che consentono la messa a punto di tecniche meglio affinate. Fuori dall’ambito

clinico sorgono problemi metodologici in merito ai criteri da adottare per valutare i risultati: come si possono

distinguere i risultati del trattamento e gli effetti connessi allo stile personale del terapista?

Indicazioni e controindicazioni

La terapia familiare è stata applicata a situazioni cliniche diverse ma non è stata accompagnata da un’attenta

analisi delle indicazioni e controindicazioni, sicuramente consente un intervento efficace sulla crisi, cioè su

quella fase del ciclo di vita suscettibili di provocare disequilibri o patologie. Le controindicazioni

consisterebbero nella presenza di una specifica motivazione ad avere colloqui individuali; nella presenza nel

nucleo di misure difensive; nella patologia di coppia non trattabile e non riconosciuta.

La terapia familiare oggi

Terapia della famiglia è l’insieme di tutti i modelli di intervento che si propongono come obiettivo la cura di

famiglie piuttosto che di individui, lavorando sulle loro interazioni emotive e cognitive. Alla terapia

familiare è toccato di essere considerata difficile e costosa e le difficoltà nella pratica non possono non

comportare un ripensamento della teoria. La preoccupazione è che un ripensamento dei fondamenti teorici

possa portare all’estinzione del paradigma come noi lo conosciamo, che consiste nell’idea che le patologie

individuali sono inscindibili dal contesto familiare. È necessario non eludere l’evidenza clinica

dell’indispensabilità del rapporto con le famiglie quando si trattano pazienti gravi.

- Esiste un limite di fondo della terapia familiare che è costituito dall’inclinazione a una sorta di

moralismo anti genitori

- Il modello di terapia breve non tiene conto dei tempi di cambiamento e riabilitazione dei pazienti

gravi.

- La rigidità di un modello di terapia congiunta rivolta sempre e comunque a tutta la famiglia va a

scapito della flessibilità della tecnica terapeutica.

Lavorare con i gruppi clinici: proposte per un inquadramento

Il setting gruppale e il lavoro clinico: operatività e metodo

Fare un gruppo clinico implica la necessità di porsi alcune domande come quale gruppo si va a fare, con

quali obiettivi, metodologie, formazione; è necessario definire il più possibile procedure e parametri di ogni

specifico set(ting) gruppale e quindi organizzare con le altre persone coinvolte il rapporto tra il dispositivo

gruppale nel suo insieme e gli obiettivi: è necessario costruire il set(ting), perché può consentire di evitare

alcuni dei più frequenti errori.

Con set si parla di fattori procedurali e immediatamente visibili e cioè tempi delle sedute, modalità dei

pagamenti, scelta dei pazienti e del tipo di gruppo.

Con setting ci si riferisce a ciò che attiene alla mente del terapeuta che va a fondare il gruppo (teorie di

riferimento, esperienza, personalità etc…).

Con set(ting) si indica il fatto che sia i fattori procedurali che quelli attinenti al terapeuta contribuiscono con

il loro intreccio alla fondazione del campo psico - ralazionale del gruppo. È inizialmente una costruzione

mentale e procedurale del terapeuta ma saranno i pazienti e i loro problemi che determineranno i contenuti

del discorso e le modalità di interazione.

I gruppi speciali sono monosintomatici o pensati per tipologie specifiche di utenza o gruppi che fanno parte

di trattamenti integrati.

Arte terapia e relazioni riabilitative: questo tipo di gruppi è caratterizzato dalla presenza del movimento,

della più diretta attenzione al corpo, da possibilità espressive non verbali. In ambito psichiatrico ciò ha

valenza supportiva e si cerca di consentire una ripresa di contatto con sé, con gli altri e con il sociale. È

destinato a pazienti affetti da patologie gravi di tipo psicotico. Lo strumento gruppo richiede un’ottica che

coniughi rigore clinico – metodologico, costruzione di progetti, centralità dell’attenzione al paziente e ai suoi

problemi. Il gruppo è per sua natura dinamico e il terapeuta è sempre coinvolto in prima persona nelle

identificazioni, rispecchiamenti e risonanze che in esso avvengono. All’interno del gruppo sono presenti tre

funzioni – ruoli: quella del paziente, di osservatore, di analista come aspetti che riguardano tutti i partecipanti

in quantità, modi e tempi diversi.

Altre psicoterapie

Il cambiamento cui si assiste in questi anni riguarda da una parte l’esigenza di ottenere interventi tecnici

mirati alla specificità di disturbi per cui si richiede la cura, e dall’altra si riferisce a un diffuso bisogno di

aderire a nuove filosofie di vita in grado di incidere significativamente sul benessere psicologico della


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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Fondamenti di psicologia clinicaComportamentismo. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Comportamentismo e psicoterapia comportamentale, La terapia del comportamento, 1. Tecniche di matrice operante, 2. Tecniche comportamentali che prevedono l’esposizione agli S temuti, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Scienza della comunicazione
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Quattropani Maria C..

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