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Comportamentismo e psicoterapia comportamentale

La terapia del comportamento è una disciplina che accomuna le tecniche la cui efficacia è stata dimostrata da ricerche sperimentali che siano chiaramente descrivibili nelle loro caratteristiche e che quindi possano essere falsificate. Le differenze tra l’approccio cognitivista e quello comportamentista si sono notevolmente stemperate, molti terapeuti si definiscono cognitivo-comportamentali.

Aspetti caratteristici della terapia comportamentale

  • La chiarezza delle descrizioni delle tecniche e degli interventi proposti
  • L'importanza attribuita ai fattori ambientali e alle caratteristiche storiche ed evolutive individuali
  • Le strategie di assessment (valutazione del caso)
  • Tendenza a identificare i processi mediante i quali il paziente ha imparato a comportarsi in modo patologico e a mantenere nel tempo tale comportamento fondamentalmente disadattivo
  • L'apprendimento di stili comportamentali più adeguati

Tecniche di matrice operante

Per favorire l’apprendimento di nuovi comportamenti adattivi o potenziare i comportamenti già presenti.

  • Shaping: modellaggio o approssimazione successiva. Si rinforzano selettivamente R che si avvicinano all’obiettivo
  • Prompting: o sollecitazione, aiuto per favorire l’inizio di una R
  • Fading: o dissolvenza, aiuti forniti sempre meno per permettere la normale autonomia
  • Chaining: concatenamento, si predispongono una serie di comportamenti che avvengono in ordine fisso
  • Estinzione: favorire l’indebolimento di un comportamento disadattivo tramite la sospensione di R+
  • Costo della risposta: perdita di vantaggi per la messa in atto di comportamenti disadattavi
  • Tecniche di controllo dello S: per incrementare l’autocontrollo, si identificano gli S antecedenti dei comportamenti adattivi/disadattivi
  • Contratti comportamentali

Tecniche comportamentali che prevedono l’esposizione agli S temuti

  • Desensibilizzazione sistematica: per indebolire R ansiose contrapponendo ad esse R incompatibili. La desensibilizzazione in vivo avviene con una presentazione progressiva di S temuti: si affrontano situazioni sempre più difficili.
  • Flooding: esposizione massiccia e prolungata dello S temuto associata all’impedimento della R di evitamento
  • L’esposizione in vivo: (trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo, attacco di panico, ansia, agorafobia) il soggetto viene accompagnato ad affrontare gli S temuti per esercitare pratiche di autocontrollo. In più si prescrivono homeworks tra una seduta e l’altra. Più l’esposizione è intensa, prolungata e regolare, più è efficace.

Tecniche utili per modificare il livello di arousal

[Con il termine arousal è indicata in psicofisiologia l’intensità dell’attivazione fisiologica e comportamentale dell’organismo: quando l’organismo deve effettuare una prestazione deve attivarsi, cioè mettere in moto una serie di processi caratteristici dello stato di arousal]

  • Rilassamento muscolare
  • Training autogeno, si impara ad avere più sicurezza e fiducia, ad essere più calmi e distesi ed a scaricare meno le tensioni sui vari organi; si hanno efficaci interventi sui disturbi psicosomatici.
  • Meditazione
  • Strategie di ipnosi
  • Autoipnosi
  • Distrazione, spostamento di attenzione dal focus interno a quello esterno

Le moderne tecniche sono meno passive: sono vere e proprie strategie di coping, ovvero capacità attive di controllo e autocontrollo.

Tecniche complesse volte ad insegnare capacità mancanti

  • Training delle abilità sociali (social skills training), insieme di tecniche volte ad aumentare il repertorio di abilità e competenze, implica l’acquisizione di capacità espressive.
  • Modellamento (apprendimento osservazionale, vicario, modeling): si mostra come affrontare o l’oggetto fobico. L’esperienza indiretta facilita l’acquisizione della strategia di coping.
  • Role playing, modalità di preparazione all’esposizione. Il paziente e il terapeuta divengono protagonisti di una situazione fittizia.
  • Terapia assertiva, si insegna al paziente a comportarsi in modo tale da evitare gli estremi dell’aggressività e della passività.
  • Abilità di problem solving, si insegna a identificare e definire i problemi e a formulare delle strategie specifiche per risolverli.

Alcune recenti applicazioni terapeutiche

1. Alcolismo e tossicodipendenza

L’intervento comportamentale ruota intorno alle nozioni di autocontrollo e autoregolazione. È volto a modificare le aspettative, il senso di autoefficacia, il sistema di auto-attribuzioni legati al fallimento e alle ricadute. Si utilizzano social skills training, volti a massimizzare la probabilità di acquisizione e cambiamenti durevoli.

2. Bulimia

Il trattamento cognitivo-comportamentale tende ad essere piuttosto rapido e ben accetto alle pazienti. Induce miglioramenti significativi nella qualità dell’adattamento sociale, nella riduzione della psicopatologia generale e della depressione. La componente comportamentale è importante nella prima fase dell’intervento per la sua concretezza e direttività. Il limite si manifesta però nei risultati a lungo termine: il tasso di ricadute viene contenuto dall’intervento cognitivo.

3. Disturbi d’ansia

Esposizione agli S che inducono disagio:

  • Nell’immaginazione
  • Dal vivo, generalmente più efficace. Gli effetti durano a lungo
  • Desensibilizzazione sistematica

La terapia tende ad essere sensibile e attenta nei confronti delle differenze individuali. Le tecniche di rilassamento sono quasi obbligatorie.

4. Disturbi ossessivo-compulsivi

  • Esposizione in vivo: se prolungata induce una riduzione dell’ansia e delle ossessioni
  • Prevenzione della R: utile per l’estinzione delle R compulsive
  • Estinzione

Effetti assai stabili nel tempo, più degli effetti delle terapie farmacologiche.

5. Schizofrenia

  • Programmi di terapie a gettoni (token economy): premi concessi per R+ / R- comportamenti ritenuti appropriati. La perdita del R+ / R- serve da costo della risposta.
  • Social skills training: reagire in modo adeguato allo stress e alle situazioni sociali. Include un programma di educazione per comprendere le caratteristiche della malattia, un programma di comunicazione interpersonale ed un training per risolvere specifiche circostanze.
  • Programmi di educazione per famiglie

Effetti assai stabili nel tempo se l’intervento è riuscito a promuovere un cambiamento del livello dell’emotività espressa dei nuclei familiari ed un miglioramento della comunicazione interpersonale.

Cognitivismo clinico e pratica psicoterapeutica cognitivista

“Emozioni disfunzionali vengono considerate il risultato di pensieri disfunzionali e le stesse emozioni di base rappresentano una valutazione della realtà, automatica e rapidissima, non appresa ma geneticamente determinata.”

Kelly: l’emozione è un segnale di stato di transizione del sistema di costrutti, di movimento del sistema. Le emozioni sono un sistema di segnalazione interna che si propaga rapidamente attraverso un sistema modulare: la loro funzione è quella di aggiornare il sistema sul suo stato di conoscenza di sé e del mondo.

Caratteristiche comuni del cognitivismo clinico

  • Il tentativo di essere il più possibile vicino alla ricerca riguardante i meccanismi hard del funzionamento mentale in modo da formulare ipotesi relativamente ai meccanismi che innescano e mantengono la patologia.
  • L’evoluzione del sistema – uomo e la sua patologia vengono interpretati a partire dall’analisi del legame di attaccamento; la spiegazione trova spesso una base nella ricostruzione dei modelli affettivi e cognitivi appresi nei primi legami.
  • L’approccio clinico è di tipo attivo, al centro dell’attenzione vi è la sofferenza sintomatica.
  • Tra paziente e terapeuta si instaura un’alleanza collaborativa.
  • Si attenzionano gli aspetti relazionali.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

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