FONDAMENTI DI ORGANIZZAZIONE
Matteo Merlanti
01 Gennaio 2009
Indice
1 Generalità 3
1.1 Potere e Dipendenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.2 Incertezza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.3 Obiettivo Thompsoniano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.4 Situazioni di Valutazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.5 Ecologia Organizzativa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
I Prima Parte 6
2 Strategie di studio 7
2.1 Sistema Chiuso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
2.2 Sistema Aperto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
2.3 Tradizione Innovativa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
2.4 Collocazione della Variabilità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
3 La Razionalità 10
3.1 La Razionalità Tecnica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
3.2 La Razionalità Organizzativa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
4 Campi d’Azione 12
4.1 Task Environment . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
4.2 Potere e Dipendenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
4.3 Acquisizione di Potere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
4.4 Difesa del Potere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
4.5 Equilibrio delle Componenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
5 Tecnologia e Struttura 15
5.1 Organizzazione Sintetica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
5.2 Coordinamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
5.3 Settorializzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
5.4 Gerarchia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
6 Ambiente e Struttura 17
1
7 Valutazione Organizzativa 19
7.1 Valutazione come Istituzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
7.2 Valutazione delle Componenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
II Seconda Parte 22
8 Variabile Umana 23
8.1 Uniformità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
8.2 Funzioni Canalizzanti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
8.3 Contrattazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
8.4 Strategie di Negoziazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
9 La Discrezionalità e il suo Esercizio 26
9.1 Conseguenze della Discrezionalità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
9.2 Rapporti di Potere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
9.3 Obiettivi Organizzativi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
10 Controllo dell’Organizzazione 29
10.1 Processi Decisionali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
10.2 Dinamica del Controllo Organizzativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
10.3 Gestione della Coalizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
10.4 Processo Amministrativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
2
1 Generalità
Le idee di Thompson si sviluppano su due livelli:
• Sostantivo: Indica la possibilità di indentificare variabilità tipiche che attrav-
ogni tipo
erano di organizzazione in quanto inerenti ai modi di far fronte al-
intenzionale e limitata razionalità.
l’incertezza secondo percorsi di
• Epistemologico: Contro la reificazione dell’organizzazione sia come sistema
chiuso e meccanico sia come sistema aperto e naturale. L’organizzazione è
agire organizzativo
intesa invece come in quanto processo di decisioni e di
corsi d’azione.
Thompson continua in buona sostanza l’approccio di Simon, ma introduce un’in-
variabilità
novazione legata alla dell’azione organizzativa. Gli obiettivi indicati sono:
• Lavorare su basi concettuali della conoscenza organizzativa forniti diretta-
mente dalla scienza sociale. qualsiasi genere
• Giungere a schemi analitici validi per la ricerca su di realtà
organizzativa.
In particolare l’organizzazione è, secondo Thompson, un processo di decisioni e
stru-
L’organizzazione ha pertanto un carattere
di azioni orientate ad uno scopo.
mentale tecnologia
e la è la qualificazione strumentale del processo, la conoscenza
tecnica che connota l’orientamento allo scopo. Il processo organizzativo viene a
definirsi tramite:
• Campo d’azione
• Ambiente (complementare del campo d’azione)
• Struttura Organizzativa (atta alla riduzione dell’incertezza)
funzionalista situazionista.
Thompson propone un approccio differente da quello e
• Funzionalismo: Approccio storico basato sulla classificazione tramite le final-
ità che il sistema organizzativo deve svolgere.
• Situazionismo: Approccio basato sulla dipendenza dalla natura ambientale
(ed eventualmente anche dalla tecnologia usata) e dal migliore adattamento
ad essa.
Thompson rifiuta inoltre la dicotomia sistema aperto/chiuso:
Massimizzazione
• Sistema Chiuso: dell’efficienza e dell’efficacia basato sul con-
cetto di razionalità assoluta. sopravvivenza
• Sistema Aperto: Orientata alla tramite uno spontaneo adatta-
mento all’ambiente esterno al pari di un sistema naturale vivente.
3
1.1 Potere e Dipendenza
Essendo l’organizzazione uns sitema operante in un ambiente, è naturale che si
generico richieste di risorse verso l’esterno. Questo è alla base del concetto di potere
di del sistema nei confronti appunto dell’ambiente.
dipendenza
La dipendenza da una risorsa è definibile secondo due dimensioni:
• Controllo del sistema sulla risorsa
• Importanza della risorsa per il sistema
L’ambiente gioca quindi un ruolo centrale ed è definibile come l’insieme dei pro-
cessi d’azione esterni rilevanti o potenzionalmente tali rispetto agli scopi che sono
implicati dalla scelta del campo d’azione sel sistema organizzativo.
1.2 Incertezza
L’organizzazione è un sistema che fa fronte all’incertezza generata dall’ambiente al
fine di L’azione organizzativa pro-
ridurre le dipendenza e aumentare il potere.
pone quindi che possono basarsi anche su
strategie competitive strategie cooper-
Il sistema attua, in questo senso, scelte di al fine di
ative. disegno organizzativo
prgettare una efficiente ed efficace delimitazione dei confini d’azione, per poi ap-
plicarle e interpretarle sul piano tecnico-strumentale definendo in senso pratico il
campo stesso.
1.3 Obiettivo Thompsoniano non
L’azione organizzativa è per definizione orientata a obiettivi pratici che però
sono né scopi o desideri dell’organizzazione reificata né la somma degli obiettivi dei
membri partecipanti. Sono invece campi d’azione futuri progettati da coloro che
costituiscono la coalizione dominante.
Questa definizione cancella il concetto di contrapposizione tra sistema e attore e
capacità di governo e di controllo
definisce il potere dentro l’organizzazione come la
da parte della coalizione dominante. altamente discrezionali
La coalizione dominante è composta dalle posizione o in
altre parole quelle maggiormente implicate nel fronteggiare l’incertezza. Anche la
coalizione dominante risulta essere un processo e non un elemento statico, e risulta
a sua volta governabile soprattutto in situazioni in cui è evidente una forte disper-
sione di potere, momento che agevola l’accentramento di tale potere anche in una
singola persona (potere centrale). rap-
Thompson però non spiega come il potere sia in relazione nei cofronti dei
porti di dominazione di classe nella società. Sarà Touraine a considerare l’organiz-
zazione come espressione particolare del sistema d’azione storico della società. Os-
sia come proiezione sull’organizzazione di una dominazione di classe legittimata
dal sistema politico. 4
1.4 Situazioni di Valutazione
Per Thompson le situazioni di valutazione in cui gli attori discrezionali possono
economico
trovarsi non sono limitabili all’approccio che prevede un puro calcolo
deterministico. Egli afferma invece che tale situazione è possibile solo in momenti
di maggiore certezza, in tutti gli altri è necessario usare approcci differenti fino ad-
dirittura all’intuito personale.
Thompson prevede tre tipi di coordinamento:
• Per standardizzazione
• Per programma
• Per mutuo adattamento
discreta
I tre tipi formano una scala di progressiva complessità in cui i gradi superiori
possiedono la facoltà di risolvere i problemi dei gradi inferiori in quanto composti
proprio da quelle regole presenti nei gradi inferiori. A seconda della complessità
dell’organizzazione è possibile utilizzare da uno a tutti e tre i tipi di coordinamento,
con un conseguente accrescimento degli oneri di comunicazione e decisione, che
però devono essere economizzati in base a scelte di I tre tipi,
razionalità limitata.
in ultima analisi, motivano la variabilità strutturale, sebbene la sua complessità sia
anche definita da scelte tecniche e di campo d’azione.
1.5 Ecologia Organizzativa
La variabilità strutturale per Thompson è in rapporto alla variabilità ambientale. Le
ai confini
scelte strutturali del sistema organizzativo sono da valutare secondo due
dimensioni:
• Omogeneità/Eterogeneità
• Stabilità/Mutevolezza
Più l’ambiente è stabile e omogeneo, più la struttura ai confini può essere scelta
secondo regole di coordinamento standardizzate. Se invece l’ambiente è eteroge-
neo, la struttura ai confini può essere frammentata in modo che segmenti omogenei
vengano affidati a diverse unità d’azione al fine di ridurre l’incertezza. Se l’ambi-
ente infine è mutevole occorre predisporre soluzioni alle variabili aleatorie tramite
la decentralizzazione delle unità in modo tale che siano più sensibili alle fluttuazioni
ambientali. È necessario inoltre tenere in considerazione i modi di coordinamento
e controllo che a loro volta dipendono dalla qualificazione tecnica sia tra i rapporti
tra nuclei tecnico-strumentali sia con gli elementi ambientali del campo d’azione
organizzativo. 5
Parte I
Prima Parte 6
2 Strategie di studio
Gouldmer fu il primo a distinguere due fondamentali modelli alla base dei sistemi
organizzativi.
2.1 Sistema Chiuso deterministico
Utile quando è necessario prevedere in modo gli stati futuri del sis-
tema o, nel caso questo determinismo non fosse totalmente ottenibile, quando è
prevedibile in anticipo le conseguenze di forze esterne al sistema. Utile per la ricerca
della e prevede:
massima efficienza
• Poche variabili ben conosciute
• Controllo totale di suddette variabili
Il sistema chiuso possiede tre scuole di pensiero.
Prevede il raggiungimento della massima efficienza tramite
Scientific Management
standardizzazione pianificazione
la e la di procedure e controlli di conformità sec-
ondo una logica tecnica. Pone l’accento sulle relazioni strutturali tra unità di
Administrative Management specializzazione
servizio dell’organizzazione. L’efficienza viene ottenuta attraverso la
raggruppamento
dei compiti e il loro in dipartimenti con responsabilità ben definite
e possibilità di azioni ben programmate.
Usa l’approccio precedente per far fronte all’utenza e a
Approccio Burocratico fortemente
richieste esterne. L’efficienza è ottenuta definendo uffici di compentenza
gerarchizzati con regole di azione ben definite e classificate. I dipendenti di tale sis-
tema, per ridurre l’incertezza, sono spersonificati per mezzo di una divisione netta
tra ruolo nell’organizzazione e vita privata. Allo stesso modo gli utenti esterni sono
resi impotenti tramite una attenta classificazione.
Il fine ultimo di un sistema chiuso è l’azzeramento dell’incertezza al fine di ottenere
il massimo grado di efficienza economia (determinismo) tramite una attento e metod-
ico orientamento alla e al
pianificazione controllo.
2.2 Sistema Aperto
Possiamo presupporre invece che il sistema possieda un numero di variabili troppo
numeroso per poterle controllare e che la stessa conoscenza di tali variabili sia in-
certa. L’approccio a tale postulato non prevede quindi il raggiungimento della mas-
sima efficienza ma della del sistema. Tale sopravvivenza è raggiunta
sopravvivenza
tramite la definizione di un’organizzazione composta da elementi per definizione
interdipendenti dall’ambiente. Un tale sistema fa quindi affidamento al concetto
7 autostabilizzarsi
di omeostasi, ossia alla capacità intrinseca del sistema di in mo-
do spontaneo ai disturbi dell’ambiente esterno. Il sistema aperto ha due scuole di
pensiero: non
Pone l’accento sulle variabili razionali e fortemente
Organizzazione Informale
dipendenti dalle risposte adattive degli esseri umani in situazioni problematiche
come il sentimento, il controllo sociale, la generazione di cricche.
Pone l’accento sulla forte dipendenza dell’organizzazione da un-
Modello Bernard
tià sociali esterne e dall’ambiente in generale a cui non è possibile far fronte nem-
meno con la più attenta pianificazione.
Il sistema aperto, quindi, mette al centro del discorso le variabili non razionali e che
sono intrinsecamente indipendenti dal sistema organizzativo che di conseguenza
non ne possiede il controllo. Importante assume di conseguenza il concetto di in-
tra organizzazione e ambiente.
terdipendenza
Le logiche sottese ai due approcci appaiono incompatibili tra loro, tuttavia non è
possibile negare l’esistenza di entrambi i fenomeni nelle realtà organizzative. In al-
verità,
tre parole entrambi gli approcci rivelano una ma contemporaneamente non
forniscono un modello esaustivo.
2.3 Tradizione Innovativa
La nuova idea di organizzazione si basa sul fenomeno che affronta e risolve proble-
mi. L’accento ricade quindi sui processi organizzativi atti alla scelta di corsi d’azione
in un contesto ambientale incerto, tramite processi di ricerca, apprendimento e de-
cisione secondo il criterio di razionalità limitata. Ciò presuppone la sostituzione
del criterio di massimizzazione dell’efficienza con quello di adempimento soddis-
Questa nuova idea riconosce che il sistema organizzativo è interdipendente
facente.
con l’ambiente esterno (approccio sistema aperto) e nel contempo affronta i prob-
lemi con criteri di prestazione e decisione preordinata (approccio sistema chiuso).
Le organizzazione saranno concepite come sistemi aperti, quindi indeterminati e che
fronteggiano l’incertezza. Allo stesso tempo saranno considerate soggette al criterio
della razionalità e perciò richiedenti determinatezza e certezza.
2.4 Collocazione della Variabilità
Ritornando al concetto di sistema aperto e chiuso c’è da sottolineare che i due ap-
procci non sono distribuiti in modo casuale. Secondo la proposta di Parsons, noti-
amo che una generica organizzazione prevede tre livelli distinti di responsabilità:
• Tecnica: i cui problemi vertono sulle prestazioni effettive della funzione tec-
nica di riferimento. 8
• Manageriale: che gestisce problemi di natura governativa nei confronti del
livello tecnico.
• Istituzionale: i cui problemi sfociano nel significato che l’organizzazione as-
sume a livello sociale e dei diritti che essa possiede nel controllo delle risorse
e nell’imposizione di discipline sugli utenti.
In tal senso viene naturale predisporre strategie di sistema chiuso al livellio tecnicio,
al fine di minimizzare l’incertezza, mentre strategie di sistema aperto al livello isti-
tuzionale in quanto sensibile alle variabili sociali. Il livello manageriale assume in-
fine un ruolo da ponte, in cui il sistema chiuso e quello aperto coesistono in maniera
dinamica. 9
3 La Razionalità
3.1 La Razionalità Tecnica
È l’insieme di credenze umane che applicate producono esiti desiderati. L’azione
risultati attesi
strumentale di un’organizzazione si fonda quindi sull’insieme di e le
credenze riguardanti i rapporti di causa-effett
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