CAPITOLO 1
L’INCERTEZZA DI MISURA E LA SUA
VALUTAZIONE
1.0: Introduzione
Le operazioni e le attività collegate con le misure rivestono un ruolo di primo
piano nel mondo industrializzato. Le misure sono importanti nei processi
industriali,
nelle attività progettuali e produttive, nella valutazione dello stato
dell’ambiente e di
eventuali pericoli per l’uomo, ecc. Le misure hanno pertanto un indiscusso
ruolo
interdisciplinare e sono in continuo aumento, le aree dove si sente
l’esigenza di
sviluppare nuovi metodi di misura, sono ad esempio il controllo di qualità,
la diagnostica
medica, la bioingegneria, le nanotecnologie, ecc.
Per questi motivi, la determinazione dell’incertezza che inevitabilmente
influenza
tutte le misure è un compito delicato, anche in vista del suo successivo
impiego pratico,
ad esempio nelle verifiche di conformità in campo tecnico, commerciale o
legale.
In questo capitolo, sono introdotti i concetti ed alcune definizioni basilari del
mondo della metrologia. Inoltre, sono illustrate le procedure da seguire in
ogni processo
di valutazione dell’incertezza di una misura.
1.1: Definizioni Metrologiche
In questo paragrafo si vogliono fornire alcune definizioni formali di
metrologia , in accordo ai più importanti standard e alle più importanti norme
europee.
Definizione 1.0 Misurando: grandezza fisica sottoposta a misurazione
Definizione 1.1 Misurazione : processo che porta alla valutazione
oggettiva del misurando
Definizione 1.2 Misura: risultato della misurazione
Più in generale, misurare vuol dire valutare quantitativamente una grandezza
fisica detta misurando, mediante una grandezza fisica ad essa omogenea, il
campione
Il campione deve godere di tre proprietà fondamentali e caratterizzanti,
deve essere assoluto, stabile, riproducibile e disseminabile.
Sulla scorta delle definizioni innanzi menzionate si ricorda che esse non sono
uniche; infatti la norma UNI4546 (Ente Nazionale Italiano di Unificazione)
definisce la misura in questo modo:
Definizione 1.2.1 Misura(UNI4546): Informazione costituita da un
numero, una incertezza, ed un unità di misura, che ha il compito di
rappresentare una grandezza in un determinato stato del sistema.
Il numero esprime in maniera quantitativa il valore della grandezza fisica e
fornisce quante volte il misurando è rapportato al campione, mentre l’unità
di misura è il termine di riferimento adottato per convenzione, per
confrontare una grandezza ad una ad essa omogenea.
Definizione 1.3 Incertezza: è un indice della qualità della misurazione,
rappresenta “il grado di indeterminazione” con il quale il processo di misura
ha ottenuto il risultato. In altre parole associa al risultato della misurazione
un indicazione sulla dispersione dei valori che possono essere attribuiti al
misurando.
Una misura si esprime nel seguente modo
tensione=100 ±1 volt V
(???)
ove il termine che si aggiunge/sottrae è il termine di incertezza.
Le operazioni di misurazioni sono tutte inevitabilmente affette da incertezze
ovvero , da un grado di “indeterminazione”.
Ogni certificazione di misura deve attenersi nell’espressione dell’incertezza
ad un documento approvato dall’UNI, la GUM (“guide to the expression of
uncertaintly in measurement”).
Più in generale è facile rendersi conto che l’incertezza di misura nasce dai
contributi che seguono. Il primo sta proprio nel fatto che la GUM definisce
quantitativamente il misurando non con un intervallo di valori, ma con un
unico valore. (Assunzione 1).
E’ immediato rendersi conto che il misurando per propria natura nel tempo
h
cambia le proprie caratteristiche, ( di un transistor, lunghezza dei
fe
metalli per dilatazione termica) e questo ne determina una certa incertezza
di misura.
Un secondo contributo di incertezza è associato al sistema di misura, che
sicuramente sarà il contributo dominante.
La GUM assume il risultato del sistema di misura come una variabile
aleatoria cosi definita:
y=Y (Assunzione 2)
+ε
M
ove y è il risultato della misurazione , Ym è il valore del misurando che è
unico per la “assunzione 1” ed ε è il termine che porta in conto della non
idealità del sistema di misura, l’errore.
Dalla definizione innanzi menzionata si evincono le profonde differenze tra
incertezza ed errore: un esempio a tal proposito è che l’errore può essere sia
negativo che positivo a differenza dell’incertezza che è un parametro non
negativo.
Esistono due differenti contributi di errore:
L’errore aleatorio(o casuale) : è qualsiasi errore in fase di
misurazione che può incidere con la stessa probabilità in aumento o in
diminuzione sul valore misurato. Dalla definizione segue che una serie
ripetuta di misurazioni comporta la progressiva riduzione dell'errore casuale,
poiché i singoli scostamenti si annullano reciprocamente. In termini
probabilistici si dice che tale errore è una variabile aleatoria(giusto?) a
media nulla.
L’errore sistematico: è qualsiasi errore che si discosta dal valore del
misurando sempre in maniera costante e con lo stesso segno. Cause
dell'errore strumentale possono essere l'utilizzo di uno strumento difettoso,
alterato o mal tarato. Un esempio banale è rappresentato da
un calibro(strumento di misura della lunghezza) utilizzato in un ambiente con
una temperatura significativamente differente da quelle di taratura ,
con conseguente dilatazione e alterazione del valore misurato.
Un altro esempio banale ma ordinario è l’errore commesso dal salumiere, in
quanto ad ogni misurazione aggiunge sulla bilancia il piatto contenente il
salume: in quel caso ogni misura avrà in conto un termine additivo pari al
peso del piatto contenente il salume. Una possibile correzione dunque
sarebbe tarare la bilancia in presenza del piatto. Per ridurre l'errore
sistematico, bisogna semplicemente cambiare o tarare nuovamente lo
strumento.
Si supponga ora di modellare il risultato della misurazione con una variabile
aleatoria di tipo gaussiana e di osservare come insistono i due errori:
Figura (1.1): curve gaussiane centrate in Ym
Le tre curve centrate in Ym mostrano come errori aleatori più insistenti
tendono a “gonfiare” la campana di Gauss mentre la curva traslata
rappresenta la distribuzione della variabile aleatoria affetta da errore
sistematico. E’ chiaro dunque che effettuando misurazioni ripetute si
riescono a correggere solamente gli errori aleatori ma non quelli sistematici.
A tal proposito la GUM fa un’altra assunzione (assunzione 3): “ il risultato
della misurazione deve essere corretto per tutti gli effetti sistematici
riconosciuti e ogni sforzo deve essere fatto per identificare tali effetti”
Cosi facendo il risultato della misurazione sarà del tipo :
y=Y +ε
M a
Effettuando misurazioni ripetute, e calcolando la media della variabile
aleatoria in oggetto, in virtù della proprietà di linearità della media statistica,
si ha che
E[ y ]=Y M
ove con E[y] si è indicato l’operatore di media statistica.
1.2 : Valutazione delle incertezza
La GUM classifica le incertezze nelle categorie A e B in base al metodo
utilizzato per stimarle. Precisamente, sono di categoria A quelle valutate
per mezzo dell’analisi statistica di serie di osservazioni e l’incertezza viene
determinata dallo stesso esperimento o misurazione che si sta effettuando.
Sono invece di categoria B le incertezze valutate con mezzi diversi, ad
esempio attraverso dati di misurazioni precedenti, specifiche tecniche
dichiarate dal costruttore, dati forniti in certificati di taratura o altri,
incertezze assegnate a valori di riferimento presi da manuali.
1.2.1: Incertezza di tipo A
La valutazione di categoria A dell’incertezza può essere ad esempio
applicata quando sono state fatte diverse osservazioni indipendenti, per le
quali la distribuzione di probabilità è determinata con un criterio “statistico”.
Se il processo di misurazione ha sufficiente risoluzione, si osserverà una
dispersione dei valori ottenuti. Per esse, la migliore stima del valore q è data
dalla media delle N osservazioni indipendenti q effettuate e prende il nome
di “valore atteso sperimentale” o “media aritmetica” q dei valori delle
singole osservazioni
ovvero : N
1 ∑
Q Q
=
M i
N i=1
mentre per quanto riguarda l’incertezza viene assunta pari allo scarto
quadratico medio, ovvero la radice quadrata positiva della varianza così
definita facendo ausilio degli stimatori:
Q
N
1 2
∑ i−Q
¿
(¿ )
M
N −1 k=1 2
s= ¿
√
1.2.2: Incertezza di tipo B
L’incertezza di tipo B può essere stimata senza la necessità di dover
effettuare una ripetizione di misure, ma utilizzando semplicemente certificati
di taratura, specifiche tecniche dichiarate dal costruttore, dati presi da
manuali, la conoscenza del modello utilizzato per descrivere i fenomeni che
intervengono nella misura e così via.
Nell’incertezza di tipo B è fondamentale l’esperienza dell’operatore che,
dall’analisi del processo di misura, valutando le diverse cause di incertezza,
riesce a valutare l’intervallo entro il quale il risultato della misura può
plausibilmente presentarsi. Associando quindi, in modo logico, una specifica
densità di probabilità a tale intervallo, è possibile determinare l’incertezza di
tipo B, uB(Y).
Nel caso in cui l’insieme di valori della variabile d’uscita non possa essere
descritto mediante una distribuzione gaussiana ma, ad esempio, uniforme o
triangolare, questa potrà essere determinata utilizzando le formule del
calcolo probabilistico illustrate nel prosieguo della trattazione.
In sintesi , si assume una distribuzione di probabilità, stimando media e
varianza con le relazioni che discendono dalla teoria probabilistica. La scelta
della distribuzione è legata ai dati in possesso come quelli forniti in allegato
allo strumento dal costruttore, dati dettati dall’esperienza e sulla
conoscenza globale del problema, come già discusso in precedenza.
Un primo esempio è le distribuzione Gaussiana che si usa in generale quando
è maggiore la probabilità di trovare valori prossimi al valor medio che invece
più discostanti
Figura (1.2.2.1): distribuzione gaussiana centrata su µ
La distribuzione di probabilità della variabile aleatoria di tipo gaussiano è
rappresentata dalla seguente relazione esponenziale:
2
x−µ
−1
1 ( )
2 δ
p x e
( )= √ 2π
nella quale: (??? Giusto?)
+∞
∫
2 2
δ x−µ) p x dx
( )
= (
−∞
In questo caso .
u x x)
( ) =δ(
Un'altra distribuzione altrettanto usata e la rettangolare ,nel momento in cui
si conoscono i limiti di variazione del misurando e la probabilità è la stessa
per ogni valore di tale intervallo
Figura(1.2.2.2):distribuzione rettangolare
{ 1 x
∧a< <b
f x
( )= 2( b−a)
0∧altrimenti
2(b−a) b−a
u x x
( ) ( )=
=δ =
√ √
12 3
Un'altra distribuzione è quella a U che si usa quando la probabilità di trovare
risultati vicini agli estremi è maggiore di trovare risultati vicino al valor medio
(es. vibrazioni o fenomeni ad andamenti sinusoidali)
Figura (1.2.2.3):distribuzione ad U
Per essa vale che:
a
u x x
( ) ( )=
=δ √ 2
1.2.3:Incertezza relativa
Le incertezze viste in precedenza sono incertezze assolute , e come tali
forniscono un’informazione limitata sull’effettiva qualità di una misura: ad
esempio, una stessa incertezza di 1 Ω sul valore della resistenza di un
resistore da 10 Ω e di uno da 10 kΩ influisce in modo ben diverso sulla
qualità delle due misure. Per questa ragione, si
usa spesso indicare non tanto le incertezze assolute quanto le incertezze
relative , definite come:
u x
( )
u x
( )=
r x
∣ ∣
ove x è la migliore stima del misurando e u(x) è l’incertezza assoluta di X.
u x
Poiché generalmente il valore di è piccolo, lo si indica con una cifra
( )
r
significativa e la potenza negativa di dieci.
Ad esempio se x=40.26 ed u(x)=0.03 allora l’incertezza relativa sarà data
u
dal rapporto di queste grandezze ovvero =0,03/40,26≈0,0007 ovvero
(x )
r
−4
u x
( )=7∗10
r
Un altro metodo è quello di moltiplicare il risultato ottenuto per 1000 e
comunicare il tutto in “per mille” ovvero nel caso in esame 0,7 ‰ oppure
5
moltiplicando il risultato per e comunicare il risultato in parti per
10
milione ovvero nel caso in esame 700 ppm.
1.2.4: Incertezza estesa
Sebbene l’incertezza composta sia utile per esprimere l’incertezza per molti
risultati di misurazione, per alcune applicazioni commerciali, si richiede un
valore dell’incertezza che definisca un intervallo per i risultati delle
misurazioni che possa contenere la maggior parte dei valori ragionevolmente
attribuibili al misurando.
Tale incertezza è dette incertezza estesa.
U=k∗u y)
(
c
ove k è detto fattore di copertura.
Conoscendo la distribuzione del misurando, è possibile esprimere
l'incertezza indicando l'intervallo di copertura costruito intorno al risultato di
misurazione. In questo modo il valore misurato appartiene all'intervallo con
una data probabilità, chiamata livello di fiducia .
y−U ≤ Y ≤ y +U
Se gli effetti casuali che influiscono la misurazione hanno la distribuzione
normale, la probabilità che il valore vero del misurando è compreso
nell'intervallo di fiducia è di circa 68,3% per , 95,4% per e
99,7% per .
1.3:Modello del processo di misura
La guida GUM si applica sia alle misure ottenute per via diretta sia a quelle
ottenute per via indiretta ovvero a quelle misure in cui il misurando Y è
legato tramite
una relazione funzionale f ad N grandezze X1, X2, ...., XN secondo il
seguente legame :
Y X , X , X , … , X
=f ( )
1 2 3 n
La funzione f , che rappresenta, nello stesso tempo, la procedura di
misurazione e il metodo di valutazione, può essere determinata o per via
sperimentale o mediante un algoritmo numerico. La funzione f sarà
considerata nel senso più ampio possibile, ossia tenendo conto di tutti quei
fattori che possono originare una componente di incertezza non trascurabile
sul risultato della misurazione.
I valori di ingresso a loro volta possono essere viste come misurandi, ovvero
possono esse stesse dipendere da altre grandezze di influenza: a questo
punto la stima dell’uscita, ovvero la stima del misurando ovvero il punto
centrale dell’intervallo sarà
Y X , X , X , … , X
( )
=f 1 2 3 n
avendo cura di mettere al posto delle X le rispettive migliori stime.
L’incertezza associata a Y in questo caso si chiamerà incertezza standard
combinata: standard, con esplicito riferimento alla deviazione standard,
combinata essendo combinazione delle singole grandezza X.
1.3.1: Incertezza combinata
Il termine “combinata” predice in qualche misura una relazione in cui
l’incertezza di uscita sia data da una combinazione delle incertezze delle
grandezza di ingresso. In particolare è data dalla radice quadrata positiva
della varianza combinata Uc(y) definita della relazione che segue:
N N 2
∑ ∑
2 2
Uc( y Ui( y) Xi
( ))
) = = (Ci∗U (1.3.1.1)
i=1 i=1
∂f
Ci=
ove il termine da valutare nelle migliori stime delle grandezze di
∂ Xi
ingresso è detto coefficiente di sensibilità.
Il coefficiente di sensibilità è indicativo di quanto la stima d’uscita y è
influenzata dalle variazioni della stima di ingresso x .
i
L’utilizzo di tale espressione è corretto solo se tutte le grandezze in gioco per
ricavare il risultato y del processo sono fra loro non correlate e indipendenti.
All’uopo si ricorda che due v.a statisticamente indipendenti sono anche
incorrelate, ma il viceversa non è detto.
Quando le grandezze di ingresso sono correlate, l’espressione modificata per
la varianza composta Uc(y)^2 associata al risultato di una misurazione è:
N N N−1 N
2
∑ ∑ ∑ ∑
2 2
Uc( y Ui( y) Xi Ci∗Cj∗U Xi Xj Xi , Xj)(1.3.1.2)
( )) ( )∗U ( )∗ρ(
) = = (Ci∗U +2
i=1 i=1 i=1 J=1
nella quale COV Xi , Xj)
(
ρ Xi , Xj
( )= U Xi
( )∗U (Xj )
è il coefficiente di correlazione tra le due stime.
Queste legge nella forma più generale è anche conosciuta come legge di
propagazione dell’incertezza (LPU)
Esempio: potenza dissipata da un resistore
Si vuole valutare la potenza P dissipata ai capi di un resistore a cui è
applicata una tensione, ma non si dispone di un sistema per misurare
direttamente P . All’uopo si ricorda che: 2
V
P= R
ove V è la tensione applicata al resistore e R è la sua resistenza.
Disponendo di un sistema di misura che consente di valutare V e R , si potrà
allora calcolare, cioè “misurare indirettamente” tale potenza.
Supponiamo che per V
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