Fondamenti di management
«Il management è un’arte, non una scienza»
Il management non è una scienza esatta ma una scienza sociale, che studia il comportamento della gestione dell’impresa, attraverso professionisti (manager) specializzati in ruoli di connessione e governo, atta ad integrare le attività di direzione e controllo da parte dell’imprenditore.
L'impresa e le persone
“L’impresa è un istituto preposto primariamente alla produzione di beni e all’erogazione di servizi per il soddisfacimento dei bisogni della società.”
Le persone perseguono dei fini e dunque manifestano dei bisogni, per soddisfare i quali entra in campo un qualcuno che svolge un’attività economica (messa in atto attraverso istituti, ad esempio lo Stato e dunque l’amministrazione pubblica, le imprese, la famiglia) per produrre quel qualcosa di cui la persona ha bisogno.
Se uniamo l’impresa e le amministrazioni pubbliche questi due soggetti li possiamo chiamare organizzazione (non riferibile alla famiglia): l’istituto o ente che sviluppa un processo produttivo di beni e/o servizi. Come sinonimo di organizzazione viene usato anche il termine azienda, la quale può essere privata, pubblica o mista a seconda del soggetto proprietario. For profit (non profit). L’azienda è l’impresa, tutte le altre no.
Dall'impresa soggetto all'impresa sistema
Fino a qualche tempo fa si parlava di impresa come impresa soggetto: essa era considerata un’entità che era una sorta di visione di questo soggetto imprenditoriale rivista in un’impresa (quel soggetto o imprenditore diventa Mario Rossi servizi idraulici a domicilio impresa, esempio: l’impresa è la trasposizione della sua attività economica). L’impresa soggetto è la fotografia di quel soggetto imprenditoriale. L’impresa soggetto nasce da una spinta imprenditoriale e la finalità di tale impresa è portare a casa un guadagno (massimizzazione del profitto).
Quest’impresa ha delle relazioni esterne con fornitori, clienti e anche relazioni interne (figli): non è più lui l’unico soggetto dell’impresa che decide per sé; razionalità intersoggettiva. La personale finalità dell’impresa non può più essere la finalità dell’impresa poiché deve mediare con la finalità degli altri soggetti interni ed esterni.
La massimizzazione del profitto, quando a contatto con relazioni con altri soggetti, inizia ad incrinarsi: devo andare ad accontentare i fini ed i bisogni anche degli altri soggetti che hanno a che fare con me: tutti questi altri soggetti si chiamano stakeholder (interni ed esterni), dei quali il più importante è lo shareholder (chi mette il capitale).
Gli stakeholder sono portatori di interesse che in quell’impresa mettono il loro fine: altri soci, fornitori, clienti, banche, fisco, dipendenti, la concorrenza, la comunità locale. La razionalità limitata: la possibilità di avere il mondo in mano rende la nostra capacità di ragionamento, di analisi delle alternative possibili limitata; in temine d’impresa dovremmo ragionare in termine di scelte soddisfacenti, che soddisfano le condizioni iniziali che ho posto. La capacità di analisi delle variabili di contesto è naturalmente limitata.
Oggi non si parla più di impresa soggetto ma di impresa sistema, essa è dunque un sistema:
- Cognitivo: perché apprende e matura progressivamente.
- Complesso: tantissimi fattori che in contemporanea interagiscono tra loro e si modificano nel tempo.
- Gerarchico: sistema che viene analizzato per sottosistemi, composto di tanti blocchi che si susseguono; ogni processo all’interno dell’impresa è gerarchico.
- Autopoietico: è un sistema che evolve a partire da sé stesso, nessuna impresa è uguale ad un’altra.
La finalità può essere ancora considerata la massimizzazione del profitto? C’è qualche dubbio.
Il profitto
Il profitto è:
- La quota destinata a ripagare il rischio corso nell’attività aziendale: è quel qualcosa in più da dare all’imprenditore per il fatto che rischia.
- Il premio che spetta a colui che promuove l’innovazione: l’imprenditore pensa sempre all’idea, tiene la mente attiva.
- Il risultato dell’imperfezione del mercato da cui si origina l’acquisizione di posizione monopolistiche: oggi si dice che la risorsa più importante sia la conoscenza, chi ha più informazioni è la persona più ricca, che vede più in là.
- Dal fatto che sul mercato, arena competitiva fatta da tante imprese, c’è l’impresa che sa di più e quella che sa di meno.
- Il compenso che spetta all’imprenditore per l’organizzazione dei fattori produttivi: l’imprenditore organizza l’impresa.
La finalità può essere ancora considerata la massimizzazione del profitto? In un certo senso sì, poiché esso premia chi si impegna per far sì che la società si sviluppi. Ci sono però due limiti alla massimizzazione del profitto:
- L’orizzonte temporale: faccio investimenti che limitano la massimizzazione del profitto, ha ridotto il profitto (costi), per non perdere il mercato di riferimento. A volte devo limitare il profitto per poter dare all’impresa la possibilità di vivere nel lungo periodo.
- Il rischio: crisi 2007-2008, rischio eccessivo assunto in quel caso da un sistema bancario che per portare a casa più profitto ha messo talmente a rischio quella banca che ne ha fatte morire altrettante.
La finalità dell’impresa è dunque la crescita: lo sviluppo dimensionale dell’impresa, ma comunque la ricerca del profitto rimane (impresa for profit); insieme alla crescita verrà raggiunto il profitto e accontentati i bisogni e le necessità dei singoli stakeholder.
La crescita dell'impresa
La finalità dell’impresa è dunque la crescita ma comunque la ricerca del profitto rimane la prima caratteristica delle imprese, semplicemente non è più la finalità dell’impresa. La crescita è quello strumento che ci permette di mantenere gli equilibri della nostra impresa e ci permette di pensare al presente ed anche al domani. La crescita comunque è una via che accontenta tutti i singoli stakeholder: l’impresa dunque funziona bene.
Sviluppo dimensionale: la dimensione dell'impresa
Misuriamo la dimensione dell’impresa grazie a:
Parametri economici
- Fatturato: quanto vendo moltiplicato per il valore del bene venduto (prezzo di vendita). Lo derivo molto facilmente dal bilancio pubblico. Il fatturato è uno degli indicatori più utilizzati ma presenta diversi problemi:
- Uno dei problemi potrebbe essere il periodo di valutazione del fatturato che fa un prodotto stagionale ha una deroga (es: Bauli, Sammontana) poiché il fatturato lo fa 1 luglio – 31 giugno verso 1 gennaio – 31 dicembre, ossia la sua stagionalità. Il fatturato in genere viene dato nell’anno solare, poiché poi il bilancio viene eseguito ogni anno sulla base dell’anno precedente.
- Non si può confrontare il fatturato di due imprese con prodotti diverse (Volkswagen verso AIA).
- L’impresa A ha una produzione interna di televisioni mentre impresa B le importa dalla Cina: vendono tutte e due lo stesso numero di televisioni allo stesso prezzo di vendita, dunque hanno lo stesso identico fatturato, la più grande rimane però la A perché porta più ricchezza al paese in cui si trova, creando nuove offerte di lavoro e muove una serie di altri settori. Il fatturato questo non me lo dice, me lo suggerisce un altro parametro: il valore aggiunto.
Valore aggiunto: il valore aggiunto è la differenza tra il valore della produzione e i costi sostenuti per produrre (i costi non sono tutti ma tutto ciò che io acquisto dall’esterno, i costi dei fattori di input dall’esterno, acquisto di materie prime). La differenza mi dice quanto io creo realmente internamente, quanto è il valore aggiunto, il valore che la mia impresa aggiunge rispetto a ciò che esiste già sul mercato. Il valore aggiunto è frutto di una rielaborazione dei dati aziendali e di una conoscenza del funzionamento dell’impresa, delle scelte strategiche aziendali. Le imprese spesso, se possono, non lo pubblicano poiché sarebbe come svelare un segreto aziendale. È pochissimo usato.
Parametri tecnici
- Produzione realizzata: usata per confrontare solo imprese dello stesso settore, non di diversi settori. Diversi problemi:
- Imprese che si occupano di erogazione dei servizi (ex: agenzie di viaggi): qui c’è un problema anche tra lo stesso settore rispetto a quella che è la specializzazione di quell’impresa (agenzia di viaggi che organizza viaggi di nozze e agenzia di viaggi più classica che si occupa di attività di biglietteria).
- Dipende anche dal luogo dell’impresa: (Mc Donald in ZAI verso Mc Donald in centro commerciale), più complessità di clientela in ZAI all’ora di punta, ti devi confrontare con quelli del tuo luogo!
- A volte ci sono degli eventi straordinari che vanno ad influire sul risultato della produzione realizzata in un certo anno o periodo: AIA allarme emergenza influenza aviaria, bloccò la produzione ma non per questo l’impresa è diventata piccola. La differenza in queste situazioni tra un’impresa piccola e grande la fa il potenziale di produzione, la capacità produttiva.
Capacità produttiva: è il potenziale di produzione, ossia una serie di impianti e di persone che facendo ripartire il tutto a pieno regime nell’arco di x ore arriva ad una produzione realizzata altissima (AIA produrrà comunque di più rispetto ad un piccolo produttore).
- Teorica o nominale: quanto io posso produrre.
- Effettiva: considerando anche i difetti del processo produttivo, prendo la capacità produttiva nominale e la lavoro rispetto a ciò che potrebbe succedere.
Parametri patrimoniali (indicatori che derivo dal bilancio)
- Capitale sociale: è quella somma che l’impresa per legge deve tenere ferma a garanzia per i creditori, a seconda della ragione sociale la legge obbliga a depositare un’ di capitale sociale minimo (S.R.L. capitale sociale minimo di 20.000 euro). All’interno di un settore bancario o assicurativo ha un diverso valore perché per questo settore il capitale sociale ha un significato più importante.
Parametri organizzativi
- Numero degli addetti:
- Problema del confronto tra settori diversi
- Problema delle scelte produttive dell’impresa: impresa A (labor intensive), concentro gli sforzi delle risorse su capitale lavoro, impresa B (capital intensive) concentro gli sforzi delle risorse sull’acquisto di macchinari e capitali (li investo per acquistare macchinari). Le due imprese hanno fatto scelte produttive differenti: una sfrutta il lavoro, l’altra il capitale inteso come macchine.
- Ultimo problema: gli addetti, secondo l’ISTAT, sono tutti coloro che hanno un contratto a tempo indeterminato.
Quali parametri uso? Dipende dal motivo per cui sto misurando la dimensione dell’impresa. Tutto ciò che ho misurato fino ad adesso sono risorse tangibili, non ho misurato le risorse intangibili (il valore che sta dietro l’aspetto tangibile).
Le risorse intangibili
Le risorse tangibili (ad esempio il brand) sono le condizioni sine qua non, sono le basi per l’esistenza di un’impresa mentre quelle intangibili sono quelle che mi danno la possibilità di competere sul mercato. Le risorse intangibili determinano la buona riuscita di un’impresa e hanno diverse caratteristiche:
- Sedimentabilità: sono sedimentabili, ossia si accumulano un po’ alla volta; ad esempio la fiducia, risorsa intangibile importantissima per un’impresa che può essere fiducia interna (che i dipendenti hanno nei confronti dell’imprenditore) o fiducia esterna (la fiducia che il mercato dà alla mia impresa ed ai miei prodotti o servizi). La fiducia è sedimentabile poiché è qualcosa che io creo strada facendo.
- Incrementabilità: queste risorse intangibili crescono dopo aver messo le radici, continuano a crescere strada facendo. Altre risorse intangibili fondamentali per le imprese sono le routine (processi standardizzati). Esse rendono possibile la velocizzazione di una serie di processi interni all’impresa che rendono tutto più fluido e inoltre attribuiscono a quei processi spesso un esito positivo.
- Unicità: le risorse intangibili sono uniche, nessuna impresa ha la dotazione delle risorse intangibili di un’altra impresa poiché non sono un qualcosa che compro ma che creo e dunque ogni volta esce un qualcosa di diverso.
- Difficile acquisibilità e copiabilità (imperfetta trasferibilità): le risorse intangibili sono frutto di un processo interno all’impresa, è evidente che sono un qualcosa che io non posso acquistare (fiducia non si può comprare, esempio: Filodoro, calze. Cambiato l’assetto proprietario, sono venute a mancare le risorse intangibili: la multinazionale americana ha acquisito le risorse tangibili ma non quelle intangibili come la fiducia dei dipendenti). La risorsa intangibile è ancor più difficilmente copiabile (strategie d’imitazione).
- Flessibilità: positiva, che lancia un nuovo prodotto sul mercato, io mi fido della qualità (risorsa intangibile fiducia), gli do credito e li provo dunque riesco a trasferire il valore del mio brand, la fiducia dei consumatori anche su altri prodotti; negativa, Nikon era il brand di punta per le macchine fotografiche reflex poi Canon lanciò sul mercato un’innovazione le automatiche e Nikon, follower di Canon, crea un’automatica poiché ha capacità produttiva. Il prezzo Nikon era leggermente superiore alla media di mercato ma per l’automatica decide di allinearsi al prezzo di Canon: non solo non vende le automatiche ma perde quote di mercato anche sulle reflex perché il mercato pensa che ora il livello qualitativo di Nikon sia uguale a quello di Canon (anche business dei gadget, Prezzemolo di Gardaland: fatturato superiore a quello dei biglietti d’ingresso, Prezzemolo fa pubblicità gratuita, anzi pagata all’impresa Gardaland).
- Deperibilità: le risorse intangibili, se mi fermo o rallento gli investimenti per far crescere le risorse intangibili, queste deperiscono (ex: la conoscenza o il brand). Scarponcino scamosciato è nato da Lumberjack, Timberland è stato un follower: quando lo scarponcino ha fatto successo Lumberjack si è adagiato sugli allori, Timberland si è portata via il mercato della Lumberjack (produrre questo scarponcino è condizione per essere nel mercato).
Tutte le risorse intangibili stanno nelle persone: devo ora riconoscere nelle persone il valore che portano con sé, il potenziale di sviluppo che possono tirare fuori per la mia impresa. Crowdfunding: è un tipo di finanziamento che fa leva sulla folla (crowd), e dunque i finanziamenti non li cerco in banca, metto online su una piattaforma di crowdfunding il mio progetto e cerco nella folla chi me lo finanzia.
I due soggetti dell'impresa
Nelle piccole imprese in genere l’imprenditore è anche il manager, questo è spesso un problema: l’impresa peccherà o in efficacia o in efficienza a seconda dell’indole della persona.
- Imprenditore: colui che crea l’azienda, che generalmente vi mette i primi capitali, quella persona che ha forza particolare di distruzione creatrice: distrugge il presente per creare qualcosa di nuovo.
- Manager: dati gli obiettivi dell’imprenditore, deve far tornare i conti in azienda, fare in modo che permangano degli equilibri all’interno dell’azienda.
Due principi essenziali del funzionamento di un'impresa
- Efficacia: capacità di raggiungere gli obiettivi (Imprenditore).
- Efficienza: è il riuscire a mantenere un equilibrio positivo tra tutte le risorse dell’impresa (che essa dia un risultato positivo, ricavi maggiore dei costi) (Manager).
L’efficienza si può misurare in due modi diversi:
- Efficienza tecnica ossia la produttività: il rapporto tra dei fattori fisici.
- Efficienza economica ossia l’economicita che è il rapporto a livello di valore (inteso come quanto ci ricavo).
L'ambiente per l'impresa
L’ambiente è il contesto generale all’interno del quale l’impresa è chiamata a svolgere le sue funzioni, è il contesto di riferimento dell’impresa.
- Ambiente interno: analizzo gli attori, i soggetti interni all’impresa e le condizioni interne all’impresa (vincoli, opportunità, capitale a disposizione, situazione dell’impresa, …).
- Ambiente esterno: devo andare fuori dall’impresa e studiare gli attori esterni.
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