Fondamenti di linguistica
Definizione di linguistica
La linguistica è lo studio scientifico delle lingue e del linguaggio. Andiamo a definire e commentare perché prima di oggi non abbiamo mai fatto linguistica. La linguistica non è una disciplina prescrittiva come la grammatica normativa; non abbiamo fatto linguistica quando abbiamo fatto grammatica del greco e del latino, anche se nelle note dei nostri libri di latino troviamo degli accenni di grammatica storica. Qui non si sta prescrivendo come si fa il genitivo del latino, una certa struttura sintattica, ma si sta descrivendo quello che è accaduto per arrivare a un certo punto.
La differenza tra queste noticine piccole che troviamo nei libri e la parte sopra è che, a prima parte, che troviamo sopra, ci insegna a "fare la versione" dal latino all’italiano, ci prescrive come deve essere fatta una lingua secondo un modello che è quello fissato dalla grammatica, le noticine in piccolo sotto ci descrivono a posteriori, dal risultato, che cosa è successo. La differenza fra quello che abbiamo incontrato fino a oggi, la prescrizione linguistica (che sia prescrizione linguistica per l’italiano quando abbiamo fatto grammatica, ortografia dell’italiano fino ai primi anni del liceo, che sia prescrizione per l’inglese, il francese, il tedesco, le altre lingue moderne che abbiamo acquisito, che sia prescrizione per le lingue classiche), è sempre una prospettiva che parte dall’idea di un modello di lingua che è fissato e stabilito.
Nel caso dell’italiano, quello che si chiama un modello colto di italiano (al quale ci viene chiesto di adeguarci per esempio nella performance scritta che consegniamo a un professore universitario, o nel parlare in occasioni ufficiali); la prescrizione per quello che riguarda le altre lingue vive che abbiamo appreso, la prescrizione nell’imparare ad adeguarci a un certo modello, per quello che riguarda le lingue classiche. Qual è il modello di latino al quale ci hanno insegnato ad adeguarci? È un canone letterario sostanzialmente. È come se ci avessero insegnato a parlare l’italiano dei Promessi sposi. Le encicliche del papa sono fatte nel latino ciceroniano, in quel modello, in quel canone letterario che è il latino ciceroniano. Ma questo non è il latino che avevano in bocca i romani, e neanche Cicerone parlava con i suoi servi, amici, etc.
Queste sono parti prescrittive: ci insegnano a parlare, scrivere, adeguarci a un modello. Quello che facciamo noi facendo linguistica, e che chiamiamo studio, invece è una descrizione, non è una prescrizione di come si debba parlare, di come si debba costituire un enunciato, di come si debba formare una parola. È una descrizione di come questo accade. Non la parte scritta a caratteri grandi per gli studenti sopra, ma le paroline scritte in piccolo di linguistica storica, scritte sotto nei nostri manuali di latino.
Descrivo cosa accade, descrivo come è fatta una frase in una certa lingua, descrivo come è fatta una parola, descrivo come funzionano i suoni di una lingua. La linguistica non è una disciplina prescrittiva, a quello provvedono le grammatiche normative, che sono formate su modelli scelti di volta in volta, un adeguamento a un modello, il modello scelto a priori.
Chi fa una grammatica di una qualunque lingua, non sta nella testa della gente che produce la lingua, che parla, sta di fronte a una serie di testi già prodotti, che siano prodotti oralmente o che siano prodotti per iscritto, e da questi testi astrae statisticamente un certo tipo di strutture. E dice: statisticamente la struttura che ricorre più frequentemente in dipendenza dei verba sentiendi in italiano è una costruzione con il congiuntivo. E quindi mi prescrive e mi dice "In italiano in dipendenza dei verba sentiendi c’è il congiuntivo". Costruzione in dipendenza dei Verba sentiendi: "io credo che tu sia", "ritengo che tu sia".
La linguistica come disciplina descrittiva
La linguistica è una disciplina non prescrittiva ma descrittiva; e quindi quando dico che la linguistica è uno studio scientifico, significa che è la descrizione fatta in un certo modo. Adesso va commentato "scientifico". Come è fatta una descrizione scientifica in fisica? In fisica per una descrizione si parte dai fenomeni, si scelgono dei criteri per far diventare questi fenomeni dati, perché i fenomeni sono tutto quello che vediamo intorno a noi. A questo punto siamo a un livello empirico, perché prima è un guardarsi intorno; siamo a un livello empirico del procedimento scientifico quando i fenomeni sono diventati dati. A questo punto parto dai dati e li organizzo in categorie, e prima per poterli organizzare devo scegliere sulla base di cosa li ordino in categorie. A questo punto astraggo dei principi di regolarità e con questi faccio un modello e poi vado a vedere se su altri dati posso fare lo stesso procedimento, cioè se posso riapplicare, descrivere attraverso quel modello anche altri dati che eventualmente posso raccogliere.
Lo studio scientifico, cioè la descrizione scientifica parte dall’aspetto empirico, cioè parte dai dati ed estrae un modello, il modello deve essere tale da funzionare in tutti gli altri contesti possibili. Quindi se dai dati io estraggo la legge di gravitazione universale, questa deve funzionare in tutti i casi di caduta dei gravi e in tutti i casi di attrazione fra corpi che abbiano una certa massa e una certa velocità. Ho lavorato su una certa gamma di dati ma il modello che astraggo deve funzionare per tutti gli altri dati che eventualmente, secondo gli stessi parametri, posso raccogliere. Questo fa la descrizione scientifica.
La linguistica è lo studio scientifico e quindi una descrizione che parte dai dati, e quindi dai fenomeni già organizzati secondo dei parametri, e li organizza in modelli che possono funzionare per descrivere anche altri dati. Andiamo a vedere nel concreto cosa vuol dire.
Fenomeni per la linguistica
Che cosa saranno i fenomeni per la linguistica? Il nostro oggetto sono le lingue e il linguaggio, e anche qui dobbiamo fermarci. Il nostro oggetto sono le produzioni linguistiche. Noi consideriamo tutte le produzioni linguistiche, non solo quelle letterarie, anche quelle di questa mattina appena svegli.
Noi ci occupiamo di descrivere scientificamente le produzioni linguistiche, le descriviamo e ne facciamo dei dati. E quindi non la singola e specifica parola che io dico in questo momento, ma devo scegliere dei criteri per astrarre, per far diventare questa un dato. E quindi, che so, mi sto occupando di come funziona in italiano la costruzione in dipendenza dei verba sentiendi. Non vado a prescrivere voglio descrivere.
Ho di fronte dei fatti, che trasformo in dati, andando a selezionare quello che riguarda questo tipo di costruzione; a questo punto non prescrivo, faccio una descrizione, e dico i parlanti italiani di matrice settentrionali hanno in dipendenza dai verba sentiendi il congiuntivo, da una certa linea dell’Italia centro meridionale in giù ho di nuovo il congiuntivo, c’è una fascia centrale in cui non si usa. Questa è descrizione scientifica. L’ho fatto adesso non dando un modello. Un modello è un’astrazione e deve avere un requisito importante, deve essere formalizzato: devo avere una serie di convenzioni che rendano quel modello intellegibile a tutti e in più occasioni ci sono delle convenzioni per notare una legge fisica, che sono condivise da tutti quelli che si occupano di fisica.
Il matematico indiano non condivideva i livelli di formalizzazione. E questo arriva a Cambridge e si trova Russell, si è trovato della gente pazzesca. Consiglio di lettura: "Il matematico indiano" di Leavitt, che è molto, molto bello.
Il problema di geni che sono venuti dall’India in Inghilterra è quello della formalizzazione: o conosci le convenzioni di formalizzazione, oppure non entri con il tuo modello in quel tipo di costruzione.
La linguistica è lo studio, quindi è la descrizione e non la prescrizione, scientifico (fatto secondo un procedimento che parte dai dati, astratti dai fenomeni, quindi parte dal livello empirico e astrae dei modelli che devono essere sufficientemente formalizzati. Formalizzato in modo da poter essere impiegato in altre situazione e per poter essere falsificato. Il fatto che sia condivisibile in quanto comprensibile perché redatto secondo norme convenzionali condivise, comporta anche il fatto che possa essere falsificato, messo in discussione ed eventualmente corretto.) delle lingue e del linguaggio.
Lingua e linguaggio
Che cosa distingue lingua da linguaggio? Il linguaggio è la facoltà che tutti gli esseri umani, in quanto tali, possiedono, di esprimersi e di comunicare attraverso lingue storiche. Tutti noi in quanto esseri umani possediamo una facoltà che è quella di apprendere fino a una certa età, che si chiama età critica e che si trova intorno agli 11-13 anni, si dice età prepuberale (leggermente spostata per femmine e maschi), una o più lingue storiche attraverso le quali comunichiamo. Possiamo apprendere una o più lingue storiche e in questa finestra temporale, che si apre con la nascita (secondo alcuni con il periodo di gestazione durante il quale vengono memorizzate dal feto le principali curve intonazionali della lingua della madre). Tutti gli esseri umani hanno la facoltà di apprendere lingue storiche.
La linguistica è lo studio scientifico, e quindi la descrizione secondo modelli di facoltà di tutti gli esseri umani (un aspetto che riguarda ciascun essere umano in quanto parte della classe esseri umani e in quanto possiede una facoltà di comunicare in un certo modo, attraverso lingue verbali) e le lingue.
Che cosa sono le lingue? Le lingue sono la concretizzazione, in lingue storiche (come l’italiano, lo spagnolo, il francese, il latino, il greco, il cinese mandarino …), di questa facoltà, quindi un aspetto storico. Il primo del linguaggio vuol dire una facoltà condivisa da tutti gli esseri umani che noi non vediamo ma che sappiamo essere nelle nostre facoltà mentali, oggi le discipline cognitive ci permettono di vedere e sapere di più, ci consentono anche di vedere attraverso macchine, cose che prima potevamo solo immaginare dai danni che vedevamo provocati dal cervello. La facoltà è condivisa, è fatta allo stesso modo, sia che noi parliamo greco antico, sia che parliamo cinese mandarino, sia Italiano, francese, tedesco.
Queste sono tutte lingue storiche, hanno una concretizzazione storica che importa che siano oggi in un certo modo, che siano state cento anni fa in un modo diverso, mille anni fa in un modo ancora diverso, e che saranno fra due anni in modo ancora diverso. Sono inserite nella storia e per definizione, fisiologicamente, in continuo cambio. Queste sono le lingue storiche, diverse fra loro, vedremo poi secondo che criteri e in che modi, ma sono concrete e inserite nella storia.
Modelli e oggetti di studio
La linguistica è lo studio scientifico, quindi la descrizione non prescrittiva fatta attraverso l’astrazione di modelli del linguaggio, della facoltà posseduta da tutti gli esseri umani di apprendere e di comunicare attraverso lingue verbali. Le lingue verbali sono le lingue storiche, cioè l’altro oggetto di studio della linguistica. Le lingue storiche sono concrete, inserite nel divenire, e quindi fisiologicamente in continuo cambio.
Noi possiamo studiarle soltanto attraverso una finzione e cioè possiamo studiarle solo fingendo che siano ferme, non possiamo studiarle se sono in continuo divenire, non possiamo dare la descrizione di un modello, non possiamo astrarre un modello perché il continuo divenire della lingua mi dovrebbe teoricamente impedire di estrarre un modello di funzionamento. Se continuamente cambia come faccio a estrarre un modello per descriverla? Quindi devo operare una finzione, è la stessa finzione che opero in fisica, è la stessa finzione che opero quando faccio un libro di anatomia. Per esempio: le aorte di ognuno di noi sono la concretizzazione, la fenomenologia; il modello è l’astrazione.
La linguistica quando va a descrivere anche i fatti di lingue storico naturali, di lingue concrete, non può occuparsi della produzione in questo momento, di quella di un altro di un minuto fa, di quella di un altro fra un quarto d’ora. Deve ridurre tutte queste a dati, vedere di cosa si interessa e immaginare che siano ferme, immaginare che la lingua sia una e ferma e così descriverla.
Conclusione: principi fondamentali della linguistica
La linguistica è lo studio scientifico, la descrizione fatta per astrarre modelli reimpiegabili in altri contesti, del linguaggio quale facoltà di tutti gli esseri umani di acquisire e usare per comunicare lingue storico naturali e delle lingue, e cioè le lingue storico naturali che sono inserite nel divenire della storia e quindi per descriverle devo compiere un’astrazione, devo immaginare, fingere che queste siano ferme altrimenti il continuo cambio, che è fisiologico, mi impedisce di descrivere.
Se noi riflettiamo su questa definizione, vedremo che ne astrarremo una serie di principi, sui quali ritorneremo. Il primo dei principi è la differenza fra il piano concreto e il piano astratto dei modelli. Questo dobbiamo averlo sempre ben presente. Noi descriveremo la facoltà di linguaggio attraverso dei modelli, e quindi attraverso un’astrazione, attraverso un modello che decido io come è fatto.
Tullio De Mauro diceva "attenzione non inciamperete mai in un meridiano o in un parallelo. Meridiani e paralleli sono un modello, un’astrazione, che chi ha necessità di orientarsi sulla superficie terrestre che è la concretezza che andiamo a esperire, meridiani e paralleli ci danno la possibilità di muoversi, di orientarci, di collocarci, di darci una posizione sulla superficie terrestre, ma non ci inciamperemo mai".
Questo cosa vuol dire? Vuol dire che quello di meridiani e paralleli è un modello, un’astrazione. Quando vediamo una proiezione di Mercatore quello è un modello. Se pensiamo che quelle siano le distanza, se pensiamo che meridiani e paralleli che sono segnati siano sulla superficie terrestre, ci sbagliamo.
Quello che vediamo nella cartina della città è un modello, un’astrazione, che non comporta che noi possiamo esperire la realtà di quell’astrazione, e quell’astrazione va bene che ci siano cento cacche di cane, che non ce ne sia neanche una, che sia giorno che sia notte, che ci sia una manifestazione dei No global, che ci siano i Pink Floyd che hanno suonato e tutta la gente ubriaca per terra, etc., questa è la concretezza; l’astrazione è la cartina, la calle sempre quella è e sempre in quel punto gira.
Le lingue possono essere da noi descritte soltanto attraverso modelli, cioè astrazioni e noi in tutta la prima parte del corso ci porremmo su questo piano; lasceremo da parte la concretezza, la specificità delle lingue storiche e descriveremo attraverso un modello la facoltà di linguaggio e come questa funzioni nelle diverse lingue storico naturali, ma ci occuperemo della astrazione del modello, distinguiamo il modello dall’oggetto. È importantissimo. Confondere in linguistica il modello con l’oggetto porta a equivoci.
Noi ci occuperemo di lingue storiche descrivendole attraverso modelli, non andremo a vedere la singola produzione di un individuo ma il modello attraverso il quale io posso descrivere le diverse produzioni, quelle che sono state e quelle che saranno. Distinguiamo il modello dalla concretezza. Distinguiamo l’idea di sistema, insieme di conoscenze condivise che permettono di produrre in italiano un certo numero infinito di enunciati che sono la concretezza della produzione e che chiamiamo, parole in una tradizione Saussuriana.
Se noi intendiamo con comunicazione un passaggio di informazione tutti i cosiddetti codici, tutte le associazioni di un piano dell’espressione, che è qualcosa che è percepibile con i sensi, a un piano del contenuto, che è qualcosa che non è necessariamente percepibile con i sensi, permettono di mettere in relazione due o più esseri umani. Un codice lega un piano sensibile a un piano non necessariamente percepibile con i sensi e quindi tutti i casi in cui un essere umano per passare un’informazione fa questo si ha comunicazione.
Definizione di linguistica
Per linguistica s’intende lo studio delle lingue e del linguaggio affrontato a livello scientifico/empirico e mai sotto forma di descrizione prescrittiva (si ricordi che una generale descrizione scientifica parte dai dati, dai dati estrae un modello, che deve funzionare per tutti gli altri dati che, secondo gli stessi parametri, si possono eventualmente raccogliere). Per lingua ci si riferisce alla facoltà che tutti gli esseri umani hanno di apprendere e di comunicare lingue storiche mentre per linguaggio s’intende la concretizzazione in lingue storiche di questa facoltà, una lingua non è altro che un codice, cioè un sistema di segni; in altre parole, è un insieme di convenzioni adottate da una comunità di parlanti. Ovviamente la linguistica, essendo marcatamente scientifica, non può occuparsi della produzione linguistica specifica di un periodo storico, ma piuttosto deve proporre dei modelli del linguaggio e delle lingue validi in senso universale, e validi anche nella concretizzazione della lingua parlata.
Principio fondamentale della linguistica
La trasmissione culturale, che avviene per mezzo della lingua, permette di tassonomizzare/catalogare e cioè di dividere il continuum della realtà in frammenti/categorie. La lingua ha come prima funzione quella di tassonomizzare la realtà proiettando su di essa la propria categorizzazione. Come diceva lo stesso Kant, noi deformiamo e ci rappresentiamo la realtà attraverso delle categorie e tale categorizzazione è sempre culturale. La riflessione sui temi del linguaggio è stata fondamentale fin dai primordi. Tutta la storia del pensiero filosofico è caratterizzata da riflessio
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