FONDAMENTI DI LINGUISTICA 2016/2017
PATRIZIA SOLINAS
SECONDA PARTE
LEZ.15
Sintassi
La sintassi è quella parte della linguistica che si occupa di studiare come le parole si combinano
tra di loro, συντασσω “combinare”, le parole si combinano tra di loro in unità di livello superiore. Le
parole sono un tema che abbiamo preso in considerazione in morfologia, stabilire dov’è il
discrimine tra i fenomeni che pertengono la morfologia e i fenomeni che pertengono la sintassi,
non è cosa semplice, Saussure spiega come un livello di analisi esista quando esistono delle
regole specifiche che funzionano a quel livello e solo a quel livello: dire che ci sono delle regole
che funzionano solo al livello della morfologia o solo al livello della sintassi è una cosa
compelessa. Ci sono fenomeni che abbiamo definito morfo-fonologici cioè fenomeni fonologici che
si realizzano solo in occasione di fenomeni morfologici; anche in questo caso la sintassi per
funzionare, cioè per combinare elementi in unità gerarchiche di livello superiore, non può che
usare segmenti morfologici. Noi abbiamo definito le unità minime della morfologia come delle
combinazioni di una porzione del piano dell’espressione e di una porzione del piano del contenuto;
e abbiamo definito i morfemi come i più piccoli segni, cioè queste unità combinate in questo modo;
e che cosa sono allora le unità che io combino per formare le unità del livello superiore della
sintassi? Sono esattamente queste, per cui stabilire un confine netto non è facile. Se la sintassi si
occupa della combinazione delle parole, e le parole sono porzioni di significante associate a
porzioni di significato che si combinano tra di loro per formare parole, qual è la distinzione tra
morfologia e sintassi? La morfologia si occupa di come si combinano tra di loro i morfemi, i
morfemi sono associazioni del piano dell’espressione e del piano del contenuto, la sintassi si
occupa della combinazione di associazioni di un piano dell’espressione e un piano del contenuto in
unità di livello immediatamente superiore (quindi fanno esattamente la stessa cosa). Per cui non
possiamo parlare di una distinzione che si fondi su criteri quantitativi, non possiamo dire che la
sintassi si occupa di segmenti più lunghi e la morfologia di segmenti più corti. Su questo punto
faremo altre osservazioni interessanti. La sintassi non è presente soltanto in quel codice che è il
linguaggio verbale umano, ma è un fenomeno che si presenta anche in altri codici. La differenza in
questo caso è sì una differenza quantitativa ma è anche una differenza qualitativa, o meglio la
differenza quantitativa e la differenza qualitativa sono in relazione e cioè la quantità di sintassi
presente nel linguaggio verbale umano ne rende peculiare la caratterizzazione a livello qualitativo
nel senso che attraverso il codice che è il linguaggio verbale umano posso esprimermi riguardo
alla realtà e in relazione con la realtà ma posso anche raccontare cose passate, future, posso
esprimere un mio punto di vista, posso mettere in evidenza il fatto che con ciò che sto dicendo
tengo un certo distacco, o una determinata diffidenza. Queste cose si possono fare attraverso il
codice del linguaggio verbale umano, ma più difficilmente si possono fare con altri codici; ad
esempio nella danza delle api bottinatrici è chiaro che c’è un’organizzazione sintattica
nell’associazione del giro concentrico intorno ad un punto e la danza fatta con il ventre dall’ape
bottinatrice; ma sia la quantità sia la qualità di questo tipo di sintassi, e cioè il rapporto che questa
tipologia di sintassi può avere con l’efficienza semiotica è diverso, posso esprimere una tipologia e
una quantità di contenuti che è diverso; è chiaro che è organizzato in sintassi anche l’altro codice
che noi prendiamo sempre in considerazione quado parliamo di codici prodotti dall’essere umano,
e cioè il linguaggio matematico, una sintassi che è dotata di quella qualità di stand-by che non tutti
i codici hanno e cioè la possibilità di sospendere la sequenza principale per inserire delle
subroutine e ritornare poi alla sequenza principale e quindi stabilire delle gerarchie fra le porzioni
dell’enunciato di dipendenza o di maggiore o minore principalità. E’ quindi una sintassi
qualitativamente e quantitativamente notevole ma la tipologia dei contenuti che sono legati a
questo tipo di codice e a questo tipo di sintassi sono più limitati. La possibilità di combinare
elementi in unità di livello di analisi superiore è uno di quegli elementi che rendono caratterizzato in
modo specifico dal punto di vista del rendimento semiotico il codice che è il linguaggio verbale
umano. Quando parliamo di onnipotenza semantica, quando parliamo di plurifunzionalità della
lingua, la sintassi, quindi la possibilità di un’organizzazione qualitativamente e quantitativamente
molto complessa delle unità in unità di livello gerarchico superiore è uno dei presupposti
fondamentali. Quindi sintassi anche negli altri codici ma con qualità che sono diversamente
redditizie dal punto di vista semiotico. Addirittura si ritiene che la sintassi sia il punto
discriminante dal punto di vista della nascita e dello sviluppo del linguaggio che caratterizza l’homo
sapiens sapiens. Altri criteri che rendono così specifico il linguaggio verbale umano sono la
combinabilità delle unità in unità di livello superiore, la pertinenza della sequenza (la disposizione
degli elementi serve a garantire delle differenze di significato), la struttura (un insieme di rapporti
gerarchici organizzati che però non possono che essere costretti dalla linearità, una sequenza
successiva delle unità che maschera i rapporti stessi della struttura dell’insieme> e quindi “ho
parlato alla zia di Luigi” non può che essere disambiguato attraverso il suo contesto”). La sintassi
elabora modelli che permettono di evidenziale i rapporti gerarchici di dipendenza della struttura,
rapporti che sono resi meno evidenti/opacizzati, dalla necessaria linearità in cui sono prodotte le
unità combinate tra loro del linguaggio verbale umano, quindi la sintassi propone modelli che
delinearizzano la linearità del significante, che rendono evidenti quei rapporti che noi parlanti
sappiamo stabilire con certezza in relazione al contesto mentre la sintassi si propone di
evidenziare questi modelli a livello astratto, non a livello dell’enunciato ma della frase. Il proporre
modelli che abbiamo già visto schematicamente in quella prima possibilità che è la scomposizione
in costituenti immediati, una volta che abbiamo accertato che la necessaria linearità opacizza la
struttura, vediamo di vedere qual è il modello di descrizione attraverso il quale possiamo
evidenziare i rapporti gerarchici.
I fenomeni di accordo e i fenomeni di dipendenza
Non bisogna pensare che in un enunciato un sintagma debba essere per forza dipendente, ci sono
anche sintagmi che non hanno dipendenza sintattica da altri pur essendo nella struttura,
chiamiamo questi sintagmi indipendenti o autonomi (genitivo assoluto del greco, ablativo
assoluto del latino, accusativo assoluto, “andando a casa” dell’italiano, anacoluti cioè strutture che
sono rimaste sospese che non hanno il tempo o il modo verbale che ci aspetteremmo dopo,
strutture che sono dovute alla volontà di mettere in evidenzia un elemento, per cui il primo
elemento appare, rispetto ai successivi, insieme campato in aria e messo in rilievo: io, purtroppo,
mi sembra che non ci sia nulla da fare; Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro
(Manzoni)). Ci sono poi dei sintagmi che sono continui (post l’uno dopo l’altro, senza che si possa
collocare altro materiale all’interno) come “il figlio di Giovanni”, e dei sintagmi discontinui (insieme
di elementi che sono combinati con unità di livello superiore ma che non si trovano contigui nella
sequenza; serve andare a vedere che alcune lingue quali quelle che sono caratterizzate da una
morfologia che porta anche un’indicazione di caso, sono più predisposte ad avere sintagmi
discontinui, una lingua invece come l’Italiano che funziona tramite preposizioni può avere sintagmi
discontinui in casi particolari, ma è comunque meno predisposta); ci sono poi dei sintagmi che
hanno una dipendenza orientata o bilaterale. Quando nel mio modello posso usare il concetto di
dipendenza orientata disambiguo altre situazioni: esempio> “serve in latte”, se si è in casa ad
esempio c’è una certa dipendenza orientata fra i due elementi, se invece “serve il latte” viene detto
a tavola per indicare che la mamma serve il latte, la dipendenza orientata è un’altra. “Serve il latte”
con la mamma che serve il latte, è il latte che è in un rapporto di dipendenza orientata rispetto a
serve, nell’altro caso la dipendenza orientata è diversa. Quindi siamo in un caso in cui la linearità
della struttura opacizza i rapporti di dipendenza. Il fatto non solo di poter mettere in evidenza i
rapporti di dipendenza degli elementi, ma anche di poter mettere in evidenza la dipendenza
orientata permette di disambiguare altri casi fornendo un modello ancora più efficiente. Come
possiamo fare questa scomposizione in costituenti immediati e in sintagmi dal punto di vista
grafico? Si possono fare in due modi o attraverso tutta una serie di parentesi etichettate (sistema
che dal punto di vista dell’impressione immediata che si ha vedendo il modello è più complesso da
mettere in relazione con la struttura) oppure attraverso una struttura ad albero che descrive i
rapporti sintattici di dipendenza gerarchica. Le relazioni di dipendenza fra le parole si realizzano
con diversi meccanismi (che abbiamo in parte visto negli esempi), se dico “misenum indigna morte
perentum” è un sintagma costituito a sua volta da due sintagmi, misenum perentum stanno
insieme in un sintagma nonostante si tratti di un sintagma discontinuo (perché il morfo –um che
trovo alla fine di miseum e di perentum e che porta il pacchetto morfemico accusativo singolare è
identico; quindi c’è un accordo tra misenum e perentum che si concretizza nel fatto che ho un
medesimo morfo e cioè la medesima sequenza fonologica che porta lo stesso pacchetto
morfemico maschile, singolare) anche tra indigna e morte ho un fenomeno di accordo perché
indigna è all’ablativo esattamente come morte però –a, -e, che pure portano lo stesso pacchetto
morfemico ablativo, femminile, singolare sono due morfi diversi, allora in questo caso l’accordo (il
fatto che questi due elementi stiano insieme nello stesso sintagma) è evidenziato da due morfi
differenti che portano lo stesso pacchetto morfemico. Nei sintagmi gli elementi che fanno parte del
sintagma sono tenute insieme ed evidenziate in quanto tali dal fenomeno dell’accordo, accordo
che può essere evidenziato dallo stesso morfo oppure no. Il morfo è un elemento che può essere
diverso nella sequenza, associato però allo stesso pacchetto morfemico realizza comunque
l’accordo. Il morfo è l’elemento che effettivamente trovo nella sequenza fonologica, è la
rappresentazione concreta di un pacchetto morfemico e cioè di quell’insieme di significati
grammaticali, in questo caso di tipo flessionale che vi sono connessi. Rappresenta nella sequenza
un tipo specifico di significato che è quello grammatica, in questo caso flessionale. Il fatto che
misenum proietti il proprio pacchetto morfemico su perentum è il fenomeno dell’accordo. Misenum
proietta il proprio pacchetto morfemico sull’elemento perentum che è ad esso associato. Questo si
realizza nella sequenza nel fatto che misenum e perentum hanno lo stesso morfo. Morfo che
rappresenta nella catena gli elementi di quel pacchetto morfemico che misenum ha proiettato su
perentum. Lo stesso avviene per indigna morte> morte proietta il proprio pacchetto morfemico su
indigna che sta insieme a morte nel sintagma, questo si chiama fenomeno di accordo, ma la
rappresentazione di morfi nella sequenza in questo caso è diversa. Ho da una parte –e, da una
parte –a, ma il pacchetto morfemico ad esso associato è lo stesso. Questo è un modo di costituire
sintagmi ma ve ne sono anche altri, vi sono sintagmi che stanno insieme tramite una connessione
che si realizza con quello che chiamiamo elemento zero, attraverso un meccanismo che
generalmente si potrebbe dire di affiancamento; “Luigi viene qui”, dove viene e qui costituiscono un
sintagma. Qual è l’elemento che tiene insieme viene e qui? Non c’è. Mentre nel sintagma “il figlio
di Giovanni” l’elemento che teneva insieme il figlio e Giovanni era la preposizione di (elemento che
si chiama connettore) quando dico “viene qui”, viene e qui costituiscono un sintagma, l’elemento
che li tiene insieme tuttavia non esiste, c’è invece un procedimento che è quello
dell’affiancamento. Se vogliamo ricondurre questo fenomeno di affiancamento allo stesso modello
che utilizziamo quando diciamo che c’è l’accordo, o che c’è la preposizione di che chiamo dal
punto di vista della sintassi connettore, dirò che qui c’è un elemento e lo chiamerò elemento zero.
Quando dico che questa connessione di elementi che fanno parte di un sintagma è fatta da un
elemento zero non vuol dire che l’elemento c’è, vuol dire che sto descrivendo tramite lo stesso
meccanismo un fenomeno, in questo caso l’affiancamento, che in realtà non ha nessun tipo di
elemento che si inserisce (sto facendo la stessa cosa di quel che ho fatto in fonologia: ci sono
delle proprietà dei foni nella realizzazione fonetica che sono effettivamente o presenti o assenti,
quando per esempio dicevo o un suono è sonoro o non è sonoro (più o meno) e quindi in questo
caso posso dire che il tratto della sonorità è un tratto binario. Ma quando parlo di apertura o
chiusura delle vocali, questo non è un tratto o presente o assente, per ridurre il tratto della apertura
delle vocali allo stesso modello descrittivo binario, introduco il più o meno, in modo da poter dire
che più o meno aperto e più o meno chiuso, nel momento in cui rispondo meno aperto e meno
chiuso, vuol dire che è una vocale centrale; introduco un’espediente per descrivere allo stesso
modo, per ridurre qualcosa che non sarebbe descrivibile all’interno del modello alla possibilità di
descriverlo nel mio modello. L’elemento zero è una modalità descrittiva del fenomeno
dell’affiancamento che deve descrivere allo stesso modo un fenomeno che nel mio modello
entrerebbe male). Facciamo finta allora che nella frase “Luigi viene qui” ci sia una casella tra viene
e qui> viene qui; questa casella è riservata all’elemento zero, e cioè un elemento che non c’è,
ma è una modalità di descrizione, è un vezzo linguistico, cioè una finzione linguistica per
descrivere. La relazione tra l’elemento x e l’elemento y, è allora segnalato dove x domina y (c’è un
legame di dipendenza orientata fra viene e qui, perché viene può stare da solo e sostituire l’intero
sintagma, mentre qui no) e questo rapporto non è evidenziato se non dall’affiancamento per cui
dico che questo è un rapporto a elemento zero nel quale un elemento domina l’altro. Oltre
all’accordo e al rapporto tramite l’elemento zero, i rapporti fra le unità di un sintagma possono
essere evidenziati dai cosiddetti connettori. Connettore è un’altra di quelle etichette che
contengono al loro interno varie altre classi di elementi. Specificatamente si parla di connettori
sintagmatici quando ci riferiamo a parole, a morfi e a particolari disposizioni degli elementi del
sintagma che servono per creare collegamenti sintagmatici fra gli elementi del sintagma. La prima
classe di connettori sono le preposizioni: “la macchina di mio padre”, di è un connettore
sintagmatico e cioè evidenzia nella sequenza il rapporto fra le due parti di questo sintagma, che è
un sintagma nominale costituito da diversi elementi che posso scindere in ulteriori sintagmi e cioè
in sintagma nominale “la macchina” e un sintagma preposizionale “di mio padre”, a tenere insieme
le due parti del sintagma è un connettore sintagmatico, questo connettore sintagmatico in questo
caso è una preposizione. Come connettore sintagmatico si può anche usare la disposizione in una
particolare sequenza degli elementi del sintagma, “New York States library”, qui la sequenza degli
elementi mette in evidenza il fatto che questi elementi stanno nello stesso sintagma in una certa
dipendenza fra loro: man mano che pongo parti del sintagma alla sinistra di un certo elemento,
quella posizione a sinistra vuol dire che l’elemento sta ad un livello gerarchico immediatamente
inferiore, quindi l’elemento che sta più a destra di tutti è la testa del sintagma, mentre a man mano
che mi sposto a sinistra trovo gli elementi che sono gerarchicamente sotto ordinati. In Italiano
invece la posizione è esattamente l’opposto inoltre uso i connettori sintagmatici che sono le
preposizioni. In una lingua come l’Inglese invece non ci sono connettori sintagmatici, ma è la
posizione nella sequenza che funge da connettore sintagmatico. Ci sono anche altri tipi di
collegamento (approfondire sul libro). Se dico “ho incontrato Francesca e non l’ho salutata” quel la
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