Fondamenti di linguistica
Introduzione alla linguistica
La linguistica è una disciplina molto ampia. Vi è una componente strettamente tecnica: alla base vi sono princìpi che vanno esplicitati in maniera molto vigorosa. La verbosità è sempre calcolata. Vi sono molti approcci diversi. La lingua è una nozione generale del fatto che si tratti di un mezzo per comunicare. La linguistica è lo studio del linguaggio e delle lingue, lo studio della realizzazione delle facoltà del linguaggio nelle lingue. Il linguaggio è studiato per come funziona, quali sono i suoi meccanismi, e come si realizzano i princìpi generali nelle diverse lingue. Questi meccanismi sono uguali per tutte le lingue. Le lingue sono equivalenti dal punto di vista comunicativo.
Analisi del funzionamento del linguaggio
Prima di cominciare l’analisi del funzionamento del linguaggio, bisogna fare una panoramica dei campi di cui si occupa la linguistica. Lo schema di Halliday riassume, in sostanza, un quadro di quella che è l’articolazione, anche se sintetica, della disciplina, e insieme una serie di prospettive, di contatti con altre discipline, e quindi delle specializzazioni della linguistica in relazione ad altri àmbiti di studio (piuttosto numerosi, ovviamente per la natura stessa della materia).
La linguistica ha due principali prospettive: una è quella del funzionamento di questo strumento che è il linguaggio (nella fattispecie il linguaggio umano), e l’altra è quella della storicizzazione di questa facoltà di linguaggio all’interno delle diverse lingue.
Dimensione storica e geografica del linguaggio
Quando si accenna alla dimensione storica del linguaggio, della realizzazione storica del linguaggio, non ci si riferisce solamente ad una collocazione in un arco di tempo (quindi la storia come passaggio nel tempo), ma alla storicizzazione totale, e cioè alla collocazione in una dimensione storica che però è anche una dimensione geografico-sociale. Quindi si tratta già di una disciplina che ha due aspetti che sono fondamentali e intrecciati: quello di funzionamento interno e quello di realizzazione storica.
Perciò, da questo punto di vista, si avranno poi possibilità di contatto e di interrelazioni con alcune discipline che si occupano, in generale, dei modi di comunicare, con altre discipline che si occupano nello specifico di studiare quelli che sono gli apparati che nell’uomo sono messi in atto per produrre il linguaggio, e anche con le discipline che si rivolgono all’aspetto storico e che quindi dal loro punto di vista considerano quella che è la storicità, la socialità, la variabilità che c’è.
Confini della linguistica e interdisciplinarità
Naturalmente ci sono dei confini entro cui si ragiona in termini di linguistica; ci sono delle fasce intermedie dove ci sono le forme di contatto interdisciplinari (le pertinenze di altre discipline), cosa che bisogna rispettare perché uno dei grossi problemi della cosiddetta interdisciplinarità è quello di valutare la suddetta interdisciplinarità nei termini in cui ognuno fa il proprio mestiere: bisogna saper riconoscere i propri limiti e la capacità di accordarsi e dialogare con altre discipline, cosa che tuttavia non è sempre facilissimo, anche perché poi ognuno è condizionato dalla propria.
L’altro aspetto dell’interdisciplinarità è quello della pertinenza disciplinare.
Nucleo fondante della linguistica
Si può identificare un nucleo fondante e centrale della disciplina, che è, appunto, nei limiti dello studio del funzionamento del linguaggio e dello studio delle lingue nella loro realizzazione storica. Queste due prospettive vengono definite anche linguistica generale e linguistica storica, con una serie di possibili sinonimie in cui si ha la linguistica generale definita anche come linguistica teorica (cosa che, naturalmente, non è affatto sinonima).
La cosiddetta linguistica generale viene definita così perché identifica (e studia) i princìpi generali del funzionamento del linguaggio; in questo senso, opera all’interno del linguaggio stesso: quindi non prende in considerazione parametri esterni alla lingua per prospettiva di studio. Questi princìpi generali, interni alla lingua, sono poi validi per tutte le lingue, e si realizzano poi in maniera diversa.
Teorizzazione della linguistica
Questa riflessione interna sulla lingua, senza il supporto e senza la presenza in qualche modo di elementi esterni alla lingua, è stata profondamente teorizzata, nel senso che ha avuto uno statuto teorico, di riflessione sull’oggetto e sul modo di avvicinarlo, che è stata diversa nel corso del tempo e secondo le diverse scuole.
Ci sono modi diversi per affrontare un medesimo oggetto di studio, nel senso che sulla base di una teoria e di una serie di ipotesi relative a quest’oggetto di studio, si ha poi una riflessione che può essere anche molto diversa, che può partire da princìpi diversi (anche se l’oggetto è lo stesso). Banale, in tal caso, è l’esempio del pensiero filosofico: volendo, si può arrivare a dire tutto e anche il contrario di tutto sullo stesso oggetto. Questo è possibile sì e no anche in linguistica (per lo statuto particolare che essa ha nel campo delle diverse discipline).
Si dice spesso che la linguistica è la più scientifica delle discipline umanistiche. Ciò non vuol dire che le discipline umanistiche non siano scientifiche: la scientificità dello studio di un oggetto non dipende dall’oggetto stesso (per cui non è che lo studio scientifico si faccia solo sugli elementi chimici e non sulle società romane - anzi, si può fare senz’altro -), ma dipende dai princìpi con cui si affronta questo studio. E lo studio scientifico ha le sue caratteristiche che sono quelle dell’annunciazione dei princìpi, dei metodi, della replicabilità dell’esponimento e così via.
Scienze "dure" e materie umanistiche
Naturalmente ci sono delle scienze che da questo punto di vista hanno la possibilità di una descrizione degli elementi molto precisa, non equivoca, in qualche caso universale (come nel caso degli elementi chimici). Ci sono poi alcune discipline con delle leggi (come la fisica) a valore universale, mentre per quello che ha a che fare con altri oggetti (e in particolare con oggetti che si rifanno solo alle caratteristiche sociali) i parametri di identificazione sono più aleatori.
Il rigore delle scienze “dure” e la duttilità delle materie umanistiche, in linguistica, è che spesso si ha a che fare con uno strumento, la lingua, che in qualche modo funziona in maniera analoga ai componenti delle scienze più “dure” (approssimativamente come l’organizzazione di tipo scientifico); ma, naturalmente, la linguistica ha una componente nella sua realizzazione storica che è assolutamente mirata verso il sociale, in quanto la lingua (il linguaggio) esiste per comunicare all’interno di una società. È un’ovvietà, nel senso che se non esiste una società (per quanto possa essere una microsocietà) che utilizzi questo mezzo di comunicazione, la lingua non serve.
Questa non è una banalità come può sembrare: ci sono delle scuole di linguistica anche molto affermate che intendono disinteressarsi completamente di tutto l’aspetto di interazione sociale che la lingua presuppone, e vogliono occuparsi esclusivamente del funzionamento della lingua, le più recenti portando addirittura questo funzionamento a livello esclusivamente mentale, psicologico.
Anche scuole meno radicali hanno dato la prevalenza allo studio dell’organizzazione del funzionamento del linguaggio, dicendo che è più importante sapere come funziona e non poi che cosa succede.
Oscillazioni negli studi linguistici
Nel corso del tempo la linguistica ha visto anche oscillazioni nell’interesse dei propri studi: ci sono fasi, per esempio, in cui quello che interessa è il funzionamento del linguaggio, e non l’aspetto di realizzazione; ci sono poi fasi in cui invece in qualche modo l’aspetto del linguaggio o è dato per scontato e l’attenzione viene rivolta di più alla linguistica storica.
Ciò non significa, tornando al punto di partenza, che la linguistica storica non abbia una propria teorizzazione: anche in essa ci sono rigorosi princìpi di carattere ugualmente generale (nel senso che valgono per tutte le lingue). La linguistica storica si occupa della realizzazione, nello spazio e nel tempo, della lingua nella società. La caratteristica della lingua, vista in questi parametri, è la variabilità. Quando si parla di variabilità, si intende che se si parla della lingua in relazione, per esempio, al parametro temporale, si vede che la lingua cambia (cosa che può sembrare ovvia, ma che ovvia non è). Qualcuno potrebbe chiedersi perché una lingua deve cambiare.
Variabilità diacronica e areale
La variabilità nel corso del tempo è detta diacronica: tutte le lingue cambiano nel corso del tempo; non si dànno casi di lingue naturali (o meglio, storico-naturali) che non siano soggette a questo cambiamento. Così pure, osservando la lingua nella prospettiva della arealità (cioè nei comportamenti della lingua in rapporto ad uno spazio geografico), anche qui la caratteristica evidente è che la lingua ha una variabilità (più o meno rilevante) in campo geografico.
Una lingua (vista nel suo stato naturale) non è uniforme in uno spazio geografico: si ha a che fare con l’intervento di qualcosa di esterno, di carattere politico soprattutto. Che ha stabilito che in un’area geografica ci sono certi confini al cui interno esiste un’entità linguistica valida per tutti. La lingua allo stato naturale, all’interno di uno spazio, ha una variabilità notevole.
I princìpi, i fenomeni, che riguardano i modi di questa variabilità sia nella diacronia sia nella arealità sono ugualmente dei princìpi generali per tutte le lingue. Quindi non è che ci sia né una generalizzazione né una teoria.
È per questo che ai linguisti non piace parlare di linguistica teorica come se la teoria pertinesse soltanto a una parte della disciplina, e al resto no. Naturalmente, si autodefiniscono linguisti teorici quelli che snodano tutto il resto, ma è una sorta di presunzione.
Interconnessione tra linguistica generale e storica
Linguistica generale e linguistica storica sono strettamente incrociati, intrecciati perché gli elementi attraverso cui una lingua si realizza sono da descrivere in termini di linguistica generale, e poi da osservare in termini di linguistica storica. La linguistica ha fini di carattere descrittivo, cioè interessa quello che succede, che cosa succede ed eventualmente spiegare e così via; non interessa (e non deve interessare) prescrivere, cioè dire come si fa e come non si fa.
E questa è, soprattutto a livello di linguistica generale, la caratteristica che assolutamente distingue lo studio del linguaggio scientifico, moderno, da quello che erano gli studi grammaticali in altre epoche, a partire dall’Antichità.
Grammatiche attuali vs tradizionali
La differenza fra le grammatiche attuali e quelle tradizionali è il fatto che quelle attuali sono descrittive: descrivono i fenomeni; quelle tradizionali, invece, sono normative: dicono che cosa non fare e lo dicono assumendo un modello ideale. La grammatica latina assume un modello di latino ben preciso, quello ciceroniano. Quello è il modello, quello viene descritto, quello viene fatto, e tutto quello che va fuori da quello è un’eccezione o un errore.
Nella linguistica moderna non c’è assolutamente questo presupposto: non ci sono modelli più o meno validi, non ci sono varietà di lingue superiori/inferiori: la linguistica descrive il funzionamento generale che vale per tutte le lingue, tant’è vero che alle volte si ingenerano dei fraintendimenti dovuti all’incrocio di questa vecchia mentalità e di un atteggiamento scientifico.
L’eterna questione della lingua e del dialetto ne è un esempio: quando si domanda che differenza c’è fra lingua e dialetto, in realtà si tratta di una domanda trabocchetto perché dal punto di vista linguistico non c’è nessuna differenza; l’unica differenza è soltanto socio-culturale.
Dal punto di vista della descrizione, quindi nei princìpi generali, non c’è alcuna differenza: tutti i parametri che differenziano lingua e dialetto sono extralinguistici. Volendo, infatti, si può anche fare linguistica generale sulla varietà parlata in un determinato posto, come per esempio sul Veneziano, perché gli elementi e i princìpi sono esattamente gli stessi.
Quando si fa linguistica, va tenuto presente quello che è pertinente da quello che è esterno; poi è chiaro che tutto quello che è al di fuori ha importanza, ma non incide nella costituzione, nell’organizzazione del funzionamento della lingua stessa. Dire varietà linguistiche implica un utilizzo del termine molto neutro.
Quando si dice che una varietà linguistica ha uno spazio e un tempo, vuol dire che un mezzo di comunicazione che si definisce lingua può benissimo definirsi anche dialetto perché tanto sono la stessa cosa. Non bisogna confondere varietà con variabilità: la variabilità è la caratteristica di essere soggetti a variazione.
Prospettiva interna della linguistica generale
La linguistica generale ha una prospettiva di tipo interno, cioè considera quello che è interno alla lingua; prescinde quindi da quello che sta fuori. Si può prescindere tanto quanto per ragioni di studio. Un problema posto è stato il fatto che in realtà, per poter studiare in qualche modo il funzionamento della lingua, essa deve essere quasi “congelata”, perché la lingua cambia di continuo e quindi, se si vuole studiare in qualche modo questo oggetto in continuo movimento, lo si deve fermare (anche se fermarlo è contro la sua natura): bisogna fare un’operazione di astrazione, fingendo di aver davanti un oggetto in qualche modo omogeneo, quindi astrarre dalle condizioni di variabilità spazio-tempo in modo da avere qualcosa da studiare. Questo processo è ben chiaro alla linguistica generale.
Organizzazione del linguaggio come sistema
Lo schema è organizzato con al centro una forma triangolare con alcune braccia delineate da una linea continua. All’interno di quello spazio c’è l’area che è propria di pertinenza della linguistica. Al centro vi è la dicitura: «linguaggio come sistema»: il linguaggio è costituito di una serie di elementi, unità, che tra di loro hanno dei rapporti precisi; sono organizzati: hanno una struttura. Questa organizzazione fa sì che queste unità costituiscano un sistema.
La differenza fra sistema e agglomerato di unità è che in un sistema le unità hanno tra di loro dei rapporti precisi, e questo fa sì che il sistema funzioni. (Per fare un esempio extralinguistico) Un motore è fatto di un certo numero di pezzi, ma non basta avere quel numero di pezzi perché il motore funzioni: solo nel momento in cui questi pezzi hanno un’organizzazione allora il motore potrà funzionare. All’interno della lingua tutti gli elementi hanno tra di loro delle interrelazioni che consentono questo funzionamento.
Bisogna cominciare a distinguere che la lingua è sì un sistema, ma che è costituito di sottosistemi, cioè ci sono diversi livelli di elementi e ciascuno di questi funziona all’interno in proprio modo, e poi ha anche rapporti con gli altri. La lingua è fatta di unità a molti livelli; si comincia dal più semplice: tale livello di unità è quello dei suoni (ed è uno studio importante quello dei suoni di cui una lingua è costituita); il livello dei suoni di una lingua, che si chiamano foni, è la fonetica (anche se non è proprio inseribile come primo livello, perché il sistema linguistico si considera come esclusivamente costituito di elementi interni, mentre il livello della fonetica ha a che fare con una sostanza esterna, le onde sonore). Altro modo di studiare questa parte dei suoni della lingua è quello della ricezione.
Questa fonetica è orientata verso alcune discipline che stanno all’esterno, ma che collaborano, come la fisica o la fisiologia. Quindi la fonetica tradizionalmente fa parte della linguistica generale, però a rigore ha una sostanza esterna, e non è un sistema di elementi. L’aspetto del suono diventa sistema, e qui la cosa si fa più complicata: diventa sistema nel momento in cui all’interno di una lingua dei suoni della lingua stessa vengono organizzati in categorie; se si guarda come una persona parla, si verifica che i parlanti di una stessa lingua, messi davanti alla pronuncia di una stessa parola, hanno in realtà realizzazioni fisiche molto diverse.
Il parlante di quella lingua opera delle categorie: le tre R, per esempio, vengono messe in un’unica astratta, e così pure accade per gli altri suoni di una lingua. Quindi, all’interno di una lingua si costituisce una serie di elementi che in qualche modo provengono dal concreto ma sono astratti, che riguardano sì il primo livello, ma consentono anche che si passi dall’estrema varietà di tipo fisico alla possibilità, all’interno di una lingua, di riconoscere i suoni perché collocati all’interno di queste categorie. Queste unità prendono il nome di fonemi, e sono realizzati nel livello che si chiama fonologia. La R quindi è un fonema, unità astratta pertinente alla fonologia, che ha come realizzazione dei foni.
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