La sintassi generativa e Noam Chomsky
La sintassi è il livello più importante per alcune scuole, come quella generativa, nata negli anni '50 e legata a Noam Chomsky. È una descrizione alternativa alla linguistica preesistente, parte da principi generativi diversi. Si differenzia per la prospettiva interna e mentale per la quale il linguaggio si descrive non a partire dalla produzione linguistica della comunità o del singolo, ma da ciò che il parlante sa della propria lingua. Non parte da un corpus già determinato e costituito di lingua, ma estrae le regole del linguaggio dalle competenze del parlante.
Vengono cioè proposte delle ipotesi di organizzazione a livello soprattutto sintattico su cui il parlante dà giudizi di accettabilità e grammaticalità. Questo è un parlante ideale, ovvero colui che ha la piena e totale competenza della propria lingua, quindi rappresenta un'astrazione. Tale prospettiva parte dalla convinzione che a livello mentale esiste una organizzazione di regole precise per derivare la lingua, convinzione derivante da presupposti e osservazioni di carattere esterno: es. l'apprendimento/acquisizione del linguaggio nel bambino è un processo così rapido e completo da non poter essere spiegato solo in termini di imitazione.
Il principio dell'innatismo
Una delle caratteristiche del linguaggio umano è infatti che viene appreso per trasmissione: requisito fondamentale perché il bambino impari a parlare e sviluppi adeguatamente la lingua è che il bambino sia esposto all'uso della lingua e sia coinvolto in processi di interazione con altri parlanti. Le posizioni su ciò non sono mai state concordi. Per alcuni indirizzi l'apprendimento delle regole della propria lingua da parte del bambino è legato all'imitazione dell'organizzazione delle frasi (più che del contenuto), a partire da una tabula rasa. Per Chomsky, l'apprendimento è troppo rapido e i risultati troppo adeguati perché l’apprendimento sia giustificabile per imitazione: il bambino realizza rapidamente anche strutture mai sentite, quindi alla base c'è già una struttura basata su regole, il principio dell'innatismo.
Questo principio, presente già prima di Chomsky ma era generico per la difficile localizzazione dei principi precostituiti. Chomsky fa riferimento a strutture mentali innate; la teoria si precisa sempre più fino a riferirsi in tal senso ad una determinazione genetica. Esasperando questo principio, si ricerca il gene del linguaggio, che invero probabilmente non esiste, ma esistono presupposti genetici che in diverso modo co-operano per la produzione del linguaggio.
La Grammatica Universale
Ciò viene confermato dall'esterno perché qualsiasi essere umano è in grado di apprendere il linguaggio, quindi non si tratta di presupposti generici di possibilità fisica e fisiologica di parlare, ma presupposti genetici. Ma come la presupposizione genetica si realizza in regole del linguaggio? Il procedere di tale presupposto ha portato la scuola generativa a proporre l'esistenza della Grammatica Universale: una serie basica di principi comuni a tutti gli esseri umani, che però rende ragione del fatto che le lingue sono diverse. Quindi la Grammatica Universale è un sostrato comune in cui sono presenti principi comuni di fondamento della lingua, in base ai quali le lingue attivano parametri diversi, ci sono cioè rispetto a tali principi delle opzioni che possono o meno essere ammesse.
Così, selezionando i parametri (diverse opzioni rispetto ai principi della Grammatica Universale) si giustifica l'apparente differenza delle varianti linguistiche, che però hanno la stessa struttura organizzativa. Nella descrizione tradizionale tali organizzazioni sono derivate da un corpus prodotto, mentre nella prospettiva generativa dall'interno, verificando a partire dal parlante il suo livello di accettabilità e grammaticalità delle frasi. Es. parametro: esplicitazione del soggetto (italiano no, inglese sì). Ogni lingua ha quindi un pacchetto di parametri variamente collocati che realizza in principi di carattere generale.
Formalizzazione nella grammatica generativa
L'apparato della grammatica generativa è stato basato fin dall'inizio su una forte formalizzazione (associare un contenuto con un simbolo; es. aritmetica: operazione formalizzata=forme che simboleggiano dei contenuti sia numerici sia legati agli operatori, ovvero +=- etc.), che permette di astrarre alcune operazioni rispetto alla contingenza del singolo caso; in linguistica la formalizzazione è usata anche prima di Chomsky, ma con lui assume notevole rilevanza, anche per il fatto che almeno agli inizi la scuola generativa vede nella sintassi il livello più importante (sintassi=primo obiettivo della descrizione linguistica): i contenuti (inserimenti di tipo lessicale o fonologico) erano aspetti inizialmente non tenuti in considerazione, poi progressivamente inseriti; ma l’apparato formale della linguistica generativa non è cambiato.
La struttura frasale
Apparato formale=regole descritte attraverso formule formalizzate. La descrizione è tanto più complessa quanto più lo sono le strutture. Es. F=SN+SV (composta da)=descrizione della frase nucleare; i componenti vengono a loro volta ridescritti fino al livello dell'inserzione fonologica e lessicale (es. SN=art.+N). Queste sono le descrizioni formalizzate della struttura frasale, che concerne la forma. L'indicatore sintagmatico/albero esplicita la gerarchia sintattica (le unità/elementi principali dominano quello minori, a partire dalle prime), è una regola che descrive la frase e può produrre tutte le frasi. Così si formalizzano le regole sintattiche (attraverso regole).
Funzioni sintattiche e semantiche
Rispetto alla frase ci sono diversi piani/principi di carattere funzionale che interagiscono tra loro: nella frase si realizzano determinate funzioni sintattiche: gli elementi della frase rivestono determinate funzioni, col presupposto che la frase contenga una predicazione, è cioè un'affermazione su qualcosa. Sono le classiche categorie della grammatica tradizionale: soggetto (che compie l'azione espressa dal verbo; in realtà es. nella frase passiva non funziona), oggetto (specificazione riferita al verbo, chi subisce l'azione), verbo (in cui si identifica la predicazione).
Valenze verbali e ruoli semantici
Usate nella tipologia sintattica, pur essendo la grammatica tradizionale superata: la linguistica non prescrive, non dà regole, ma descrive, a differenza delle grammatiche normative del passato; la grammatica tradizionale ha per molto usato elementi e categorie derivanti dalle lingue classiche e quindi ad esse perfettamente adeguate, ma non tutte le lingue sono costruite come greco e latino, quindi categorie adatte a queste non lo sono per altre lingue. Ciononostante alcune di esse vengono ancora utilizzate, seppur diversamente.
Si possono poi considerare le funzioni in base alle valenze verbali: i verbi hanno delle valenze in relazione al proprio contenuto semantico e possono essere saturati da zero, una o più valenze. Poi ci sono delle determinazioni circostanziali, che non fanno parte delle valenze verbali. Accanto all'organizzazione formale si considera quindi anche l'aspetto semantico; a rigore nella teoria è vero l'inverso, perché le valenze si dovrebbero ricavare dalle frasi in cui compaiono, e non sapere a priori.
Ruoli semantici: gli elementi ricoprono dei ruoli in relazione alla messa in scena di un evento. Es.: agente=chi compie l'azione; paziente=subisce l'azione; strumento (anche es. in "l'ombrello picchia il cane"). Questo aspetto ha rilievo anche dal punto di vista formale nelle diverse lingue. Il soggetto di un verbo transitivo ha caratteristiche diverse da quello di un verbo intransitivo e alcune lingue esplicitano questa distinzione anche a livello formale.
Organizzazione pragmatica e informativa
Organizzazione pragmatico-informativa (linguistica testuale e testualità in senso stretto, che poi riprenderemo): finora abbiamo visto come si possono evidenziare attraverso modelli, con una descrizione formale, le dipendenze fra i sintagmi/formanti, legati fra loro da rapporti di dipendenza orientata, la quale è appunto evidenziata tramite modelli; mentre usando la lingua per comunicare, la struttura sintattica serve a veicolare e strutturare l'informazione dando rilevanze diverse a parte o a parti di essa. Le strategie organizzative dell’enunciato mirano a veicolare le informazioni in un certo modo e a gestirne le varie parti in modo che abbiano più o meno rilevanza, infatti possiamo produrre, nella descrizione della stessa situazione della realtà extralinguistica, frasi diverse, cioè espressioni linguistiche differenti facenti riferimento a una stessa realtà=allofrasi=forme diverse per descrivere una situazione extralinguistica. Le allofrasi non danno l'informazione tutte allo stesso modo, ma essa si distribuisce assumendo rilevanza in modo diverso.
La linguistica elabora strumenti per descrivere la struttura informativa dell’enunciato, cioè come l’informazione si distribuisca nell’enunciato (=lingua in atto, in contesto comunicativo). Quattro categorie linguistiche descrivono la struttura informativa dell’enunciato, cioè come l’informazione (e non le dipendenze sintattiche!) si distribuisca nel testo: topic, comment, focus, background.
Topic e comment
Topic=ciò di cui parla l'enunciato (definizione), ciò che viene inserito al posto di x nello schema “quanto a x, l'enunciato predica y” (espediente pratico). Soggetto aristotelico, elaborato da Aristotele, è sinonimo di topic, ma equivoco, in quanto il topic non necessariamente coincide con la funzione sintattica, sono due livelli di analisi diversi, l’uno, quello delle funzioni sintattiche, indica i rapporti del verbo coi suoi funtori/elementi grammaticali, l'altro, quello di topic e comment, descrivendo la struttura informativa mostra come l'informazione si distribuisca nel testo, al di là della funzione sintattica.
Comment=ciò che non è in topic. Ma per descrivere la distribuzione dell'informazione nel testo, bisogna sottolineare quali siano gli elementi rilevanti dal punto di vista informativo, introducendo la categoria del focus=picco informativo dell’enunciato, sottolineato dalle curve intonazionali, le quali mettono quindi in evidenza ciò che è rilevante per l’informatività dell’enunciato, sottolineano cioè gli elementi più importanti dell'enunciato dal punto di vista dell’informazione. Ciò che non è in focus è in background. Quindi lo stesso enunciato, organizzato con curva intonazionale, quindi con un picco intonazionale differente, mette al centro della rilevanza informativa informazioni differenti.
L’informazione principale sta nell’individuazione del focus dell’enunciato, che viene individuato non con una formula come per il topic, ma inserendo l’enunciato in contesto comunicativo extralinguistico in cui funziona, a seconda dell’oggetto del discorso precedente e successivo. Attraverso il contesto linguistico, il focus è individuabile anche in un testo scritto. Il focus può coincidere con tema o rema, dipende.
Semantica
Branca linguistica che studia il significato, uno dei concetti più discussi in linguistica e filosofia. Significato=contenuto associato a un'espressione linguistica, definizione sufficiente per descrivere il funzionamento generale del sistema, ma qui non esauriente. Definire il significato implica definire una relazione triadica fra linguaggio, pensiero e realtà, cioè definire le modalità per cui gli esseri umani possono usare il linguaggio per esprimere i propri pensieri e caratterizzare la realtà al di fuori di sé. Le possibili risposte a cosa sia il significato dipendono quindi dalla concezione alla base dei rapporti pensieri-parole-cose.
Semantica referenziale/denotazionale
Nata nell’ambito della filosofia analitica (del linguaggio quando applicata ad esso), sorta con gli studi logico-filosofici nel '900 in area anglosassone. La filosofia analitica concepisce l’analisi filosofica non come sintesi teorica autarchica e onnicomprensiva del rapporto degli esseri umani col mondo, ma è una descrizione oggettiva e circoscritta che parte dall’impostazione dei problemi e ha alla base la considerazione del linguaggio come principale strumento del pensiero. Questi aspetti fondano la svolta linguistica di Frege, vissuto fra '800-'900, fondatore della logica matematica e della filosofia analitica del linguaggio, basata appunto sul linguaggio per porre in modo analitico e oggettivo i problemi.
Questi studi influiscono anche sulla visione strettamente linguistica sul significato, elaborata del '900. Altri studiosi oltre a Frege legati a tale approccio sono i contemporanei Bertrand Russell, Rudolf Carnap, Wittgenstein, Tarski. La filosofia analitica riguardo alla semantica è caratterizzata dall’attenzione alla relazione referenziale=relazione linguaggio-realtà extra linguistica cui si riferisce/che il linguaggio denota→semantica referenziale/denotazionale.
Da una prospettiva linguistica il significato è una realtà linguistica in relazione col significante, mentre qui il significato è nella relazione fra il linguaggio e la realtà extralinguistica che denota. Significato=relazione fra un’espressione linguistica e una referenza concreta; capacità di riferirsi alla realtà extralinguistica. Approccio delle semantica referenziale si basa su principio di antimentalismo/antipsicologismo: il significato non viene inteso come un concetto, costrutto mentale, ma come un’entità oggettiva che scaturisce da una relazione fra il linguaggio e la realtà extralinguistica, quindi per semantica referenziale il significato non è determinato dalla capacità delle forme linguistiche di rappresentare contenuti mentali (prospettiva della linguistica), ma dalla capacità di riferirsi a elementi esterni al linguaggio, di rinviare al mondo extralinguistico.
Prima difficoltà del modello: questo modello che identifica nella relazione referenziale/denotazionale del linguaggio con la realtà extralinguistica non dà gli strumenti per descrivere il fatto che uso non sempre la stessa forma. Seconda difficoltà del modello: come stabilire il significato di termini astratti, che non hanno una referenza concreta? Terza difficoltà: il modello non spiega quale sia l'utilità o la modalità attraverso cui scegliamo espressioni linguistiche diverse per riferirci alla stessa realtà extralinguistica. Per ovviare a tali difficoltà Frege nel saggio di fine ‘800 "Über Sinn und Bedeutung" (=senso e significato) pone una distinzione fra senso e significato, con l'intento di rendere conto del diverso valore informativo e conoscitivo di espressioni linguistiche con la stessa referenza, quindi con lo stesso significato, ma senso diverso, perché si presentano in modo diverso.
Significato=capacità di riferirsi alla realtà extralinguistica; senso=modo in cui l’oggetto presentato all’interno delle espressioni linguistiche, il modo in cui la particolare realtà extralinguistica ci si presenta attraverso la selezione di alcune specifiche caratteristiche/contenuti/elementi informativi, quindi modi, diversi per rappresentarla. Questa concezione di Frege sarà più volte fraintesa e abusata.
Semantica linguistica
Il fondatore è Breal ('800-'900), poco più anziano di Saussure. Conia il termine semantica per "scienza delle significazioni", che analizza le leggi che regolano il cambiamento di significato delle forme linguistiche, in chiave diacronica (noi invece la consideriamo come descrizione sincronica e strutturale). L’impostazione di Breal è simile a contemporanei come Antoine Meillet, ovvero storico-diacronica, finalizzata all’analisi del mutamento delle forme linguistiche (es. “pater” ha la valenza giuridico-istituzionale che “padre” non ha).
Le forme possono restare le stesse o possono essere individuate come corrispondenti tramite l'applicazione della linguistica storica, ma i significati veicolati da tali forme sono diversi; la forma non si mantiene costante nella relazione con un significato. Oltre alle tipologie di modificazione del significato la semantica diacronica ricercava le cause di tali modificazioni in fattori di ordine linguistico-sociale-psicologico indicati non a propri, ma individuati caso per caso; mentre per il cambiamento fonetico si possono individuare dei comportamenti che sistematicamente si verificano, ovvero le leggi fonetiche (cfr. regole fonologiche che descrivono il cambiamento sia in diacronia che diacronia), per la semantica non si può fare lo stesso, non si possono cioè prevedere i fattori extralinguistici che condizionano il cambio del significato.
Posso stabilire solo delle linee di tendenza per il cambio del significato: es. da significato più generale a man mano significati specifici, ma non avviene sempre ed esclusivamente. Le strade del cambiamento semantico non sono percorse sempre allo stesso modo dalla lingua: si possono individuare delle linee di tendenza, ma di volta in volta bisogna individuare, per capire come in tale linea di tendenza il cambiamento si è concretizzato, quali siano stati i fattori storici-culturali-ambientali che hanno spinto in un modo o nell’altro il cambio semantico.
Il concetto che fonda tutte le teorie semantiche strutturaliste (quindi anche quella di Saussure) è che il significato sia un’entità esclusivamente linguistica, cioè scaturisce dal rinvio non a un oggetto né a un concetto né rappresenta la relazione con l’oggetto, ma che si definisca all'interno del sistema linguistico, in cui ogni lingua organizza un pensiero di per sé non strutturato. Il significato è determinato da una serie di rapporti che ciascuna lingua proietta sul significabile (cioè sui concetti, sul pensiero), che di per sé non è strutturato, ma si struttura tramite la griglia che la lingua proietta: lingue diverse organizzano le stesse porzioni di significato in modo diverso, la stessa sostanza di significato è organizzata in modo diverso in lingue diverse, perché diversa è la griglia di rapporti che organizzano.
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