Fondamenti della rappresentazione - 095957
Indice
Introduzione - Dalla percezione alla rappresentazione - La rappresentazione fotografica - La rappresentazione dell’esistente: introduzione al rilievo architettonico - Fase preparatoria del rilievo – precisione delle finalità - Fase preparatoria del rilievo – Ricognizione - Fase preparatoria del rilievo – redazione - Adobe Photoshop - Rilevamento di forma e dimensioni dei manufatti architettonici - Presentazione dei casi studio: porte e caselli milanesi - Rilievo del caso studio - La restituzione del rilievo - Il rilievo orografico - La rappresentazione e lo spazio – elementi di geometria proiettiva e proiezione degli enti geometrici fondamentali - Rappresentazione di elementi giacenti su piani obliqui – ricerca della forma reale - Rappresentazione di alcuni elementi costruttivi - Le proiezioni prospettiche - Proiezioni assonometriche - Assonometrie ortogonali - Assonometrie oblique - Nascita e sviluppo dell’assonometria - Le proiezioni assonometriche – parte operativa - La teoria delle ombre nella rappresentazione architettonica - Sorgenti luminose artificiali - Ombre nelle proiezioni assonometriche - Ombre nelle proiezioni ortogonali - La modellazione tridimensionale per la rappresentazione dell’architettura - La scala del modello e le sue potenzialità comunicativa - Elementi di comunicazione visuale e progettazione grafica - Principi della comunicazione per immagini
28/09/20 – 14:15-16:15
Introduzione
Esame – verifica di quanto appreso
- Teoria: testo base da seguire, slides prima della pratica.
- Pratica: esercitazioni con riferimento ad un oggetto specifico.
I sistemi di rappresentazione sono il modo di conoscere l’Architettura, sia fisicamente esistente tramite il rilievo, sia fisicamente inesistente. La rappresentazione costituisce la vera palestra dell’architetto, la sua bottega di apprendistato.
L’architetto, rappresentando, si dota di conoscenze e di un bagaglio di esperienze che lo riconnettono alla tradizione dell’Architettura, scoprendo le risposte a vari bisogni dell’uomo. Le risposte, affinché siano intelligibili, devono essere rappresentate in maniera inequivocabile tramite una corretta rappresentazione. L’obiettivo del corso è raggiungere la capacità di definire un vasto repertorio di oggetti d’architettura e design, utilizzando linguaggi e piattaforme di rappresentazione sempre più efficaci.
Dalla percezione alla rappresentazione
Primo atto di conoscenza – la vista, l’occhio attento, il guardare consapevole, l’osservazione.
Meccanismo proiettivo - In passato, la rappresentazione era la trascrizione di una percezione visiva. Il passaggio da una realtà quadridimensionale, 3 coordinate spaziali + la coordinata temporale, a una realtà bidimensionale avveniva attraverso un meccanismo proiettivo. Si diffuse la pratica della copia dal vero nelle Facoltà di Architettura italiane attraverso lo strumento del pantografo, Cristoforo Scheiner 1637.
Meccanismi non proiettivi – la modellazione fisica, plastica, riproduzione tridimensionale tramite il fattore di scala, era usata fin dall’antichità per comunicare efficacemente un’idea progettuale. Dipinto di Domenico Cresti: Michelangelo presenta a Paolo sesto il modello per la cupola di S. Pietro; durante il cantiere crolla parte del transetto e tramite il modello tridimensionale Michelangelo si scagiona dimostrando che non era sua la colpa.
Disegno in Architettura – cattura le forme nebulose di intuizioni poetiche spaziali/un’idea, come una rete di farfalle, è lo strumento tramite cui l’architetto parla con sé stesso, si schiarisce le idee mentre tenta di rispondere al problema progettuale posto. Il disegno cattura inoltre forme e l’anima di un luogo: costituisce infatti un prezioso manuale di forme architettoniche in cui l’architetto può ritrovare risposte ad esigenze di forma. Famosi i taccuini del periodo universitario di Piero Bottoni, architetto italiano 1903-73, in cui annotava anche colori e materiali.
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Pittura fiamminga del ‘600 – Pittura come documento descrittivo. Rappresentazione retinica della realtà, che ne è la sua essenza, così come l’occhio la vede, senza alcuna prospettiva che dia armonia e proporzione, rinascimento italiano fiorentino. Attribuita assoluta veridicità alla visione ottica. I pittori fiamminghi, es. J. Vermeer, inseriscono nei dipinti elementi di notazione per la collocazione temporale e spaziale, es. carte geografiche di possedimenti olandesi all’interno di salotti borghesi olandesi. La pittura olandese del ‘600 si serve del pantografo e delle camere ottiche.
La visione oculare non è “vera” in assoluto:
- 1) Disparazione binoculare – esistenza di due emicampi visivi sinistro e destro prodotti dai due occhi. Gli occhi, infatti, distano qualche centimetro l'uno dall'altro: ciò che vede l'occhio sinistro non è coincidente con ciò che vede l'occhio destro. La disparazione retinica dà origine a diplopia, visione doppia, soltanto quando è piuttosto estesa. Quando invece la disparazione è piccola, le due immagini disparate si fondono e danno luogo ad una visione chiara e nitida. Es. con un oggetto a distanza > 2m. La stereopsi è la capacità percettiva che consente di unire le immagini provenienti dai due occhi, che a causa del loro diverso posizionamento strutturale, presentano uno spostamento laterale. Questa disparità viene sfruttata dal cervello, partendo dalla distanza interpupillare, per trarre informazioni sulla profondità e sulla posizione spaziale dell'oggetto mirato. Si forma così l’immagine mentale tridimensionale o immagine stereometrica.
- 2) Aberrazione marginale – il piano di proiezione all’interno dell’occhio è la superficie concava emisferica della retina all’interno del globo oculare, pertanto si ha una deformazione degli oggetti ai margini. Leonardo da Vinci individua nell’aberrazione marginale il limite della rappresentazione prospettica Rinascimentale, che di fatto, proiettando il raggio visivo su un piano anziché su una superficie concava, così come è la retina, non rappresenta realisticamente ciò che la natura fisiologica della nostra visione ci fa percepire.
Visione oculare - Le immagini sono costituite dalla luce riflessa dagli oggetti che guardiamo. Questa luce entra nell'occhio attraverso la pupilla. Insieme al cristallino, la cornea rifrange la luce per formare l'immagine messa a fuoco sulla retina sul fondo del bulbo oculare, immagine retinica capovolta. La retina converte la luce in segnali elettrici: questi passano attraverso il nervo ottico al cervello, che poi li elabora per creare un'immagine. Il cervello lavora come restitutore, raddrizzando l’immagine retinica per dare la corretta verticalità.
Il principio ottico della vista umana è uguale a quello del dispositivo fotografico.
Proiettività – rappresentazione bidimensionale. Necessito sempre di:
- 1) Centro di proiezione, punto di convergenza dei raggi proiettanti.
- 2) Piano di proiezione.
La diversa declinazione di questi due elementi genera diversi sistemi di rappresentazione. Nella proiezione ortogonale, ad esempio, il centro di proiezione è improprio, distante all’infinito, i raggi proiettanti sono tra loro perpendicolari, convergenti all’infinito, e ortogonali al piano di proiezione.
Variabili del mezzo fotografico
- 1) Lontananza (d) – distanza tra l’occhio dell’osservatore e il soggetto. A parità di obiettivo e di soggetto, se d aumenta, aumenta la superficie di ripresa ma si riduce la dimensione dell’immagine, perdita di dettagli, visibile il rapporto con l’intorno. Se d diminuisce, diminuisce la superficie di ripresa ma aumenta la dimensione dell’immagine. Lettura critica della fotografia: visione o meno di particolari, della relazione con il paesaggio, presenza o meno di elementi di commisurazione scalare.
- 2) Distanza focale – profondità dell’obiettivo, ne è caratteristica propria. Se la d.f. aumenta, il cono ottico si stringe, la superficie di ripresa diminuisce ma la dimensione dell’immagine aumenta. Se la d.f. diminuisce, il cono ottico si amplia, la superficie di ripresa aumenta ma la dimensione dell’immagine diminuisce. Ogni occhio ha un cono ottico di circa 46°.
- 3) Inquadratura – studio della porzione di oggetto ripreso, porzione della realtà.
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Per mantenere costante la superficie di ripresa e la dimensione dell’immagine, se aumento la distanza focale, devo aumentare la lontananza.
Obiettivi fotografici
| D.f. obiettivo | Ampiezza angolo cono ottico | Caratteristiche | Deformazioni | Uso |
|---|---|---|---|---|
| 25 mm (grandangolo) | 82° | Ampie porzioni dell’oggetto da lontananza ridotta | Deformazione sull’asse della profondità, prospettiva accelerata, ed effetto delle linee cadenti, linee verticali sembrano convergere | Per una rappresentazione d’insieme dell’oggetto quando non si può aumentare d. |
| 50 mm | 46° | Immagine vicina alla visione monoculare | Simili a quelle dell’occhio umano | Per la conservazione delle relazioni proporzionali tra le parti |
| 100 mm (teleobiettivo) | 24° | Ingrandire piccole porzioni dell’oggetto da grande distanza | Riduzione apprezzamento della profondità, prospettiva rallentata | Per rappresentazioni di particolari non fisicamente raggiungibili |
La rappresentazione fotografica
Uso espressivo della fotografia – il fatto tecnico della scelta dell’obiettivo ha effetti enormi sul piano dell’espressività. Il grandangolare genera, ad esempio, un’accentuazione degli zigomi facciali, creando forte drammaticità. Fotografia di Koen Wessing, fotoreporter olandese: Genitori davanti al cadavere del figlio, 1979.
Uso descrittivo della fotografia d’architettura – La prima foto di Architettura è la foto dell’Alhambra, Granada, di Charles Clifford, 1854-56. Piccola porzione del sito architettonico che ne mostra però tutti i caratteri fondamentali:
- Rapporto tra architettura e paesaggio: albero sulle mura.
- Valenza intima: la casetta con le finestre e il balconcino.
- Valenza monumentale: inserimento dell’uomo seduto a lato, elemento di commisurazione scalare.
La Fratelli Alinari – ditta fotografica costituita a Firenze nel 1852 dai fratelli Alinari, elabora il codice del linguaggio fotografico architettonico per una fotografia oggettiva e obiettiva.
- Obiettivo con caratteristiche simili alla visione umana.
- Asse ottico ortogonale alla facciata.
- Mantenimento della verticalità.
- Punto di ripresa centrale o accidentale.
- Figura umana solo in funzione commisuratrice.
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Prospettiva centrale – per evidenziare uno spazio interno, contenuto, concluso.
Prospettiva accidentale – per esaltare il carattere volumetrico monolitico e il peso architettonico dell’angolo, fotografia di Palazzo Strozzi a Firenze 1890: idea del palazzo rinascimentale come monolite.
Luci e ombre – esaltano l’articolazione spaziale e descrivono i volumi architettonici. 1911 viaggio di Le Corbusier in Oriente, passa anche per l’Italia. “L’Architettura mediterranea è il gioco di volumi puri sotto la luce del sole”.
Fotografia per la descrizione dei caratteri urbani – 1967 esce la prima edizione di L’Architettura delle città di Aldo Rossi dove si afferma che la bellezza di una città non è uguale alla sommatoria delle bellezze dei singoli edifici che la compongono, es. Venezia città bellissima, ma piena di case di pescatori. La bellezza di una città risiede nella sua anima, è legata al paesaggio urbano. Viene inoltre teorizzato il valore aggiunto della città storica, con il suo centro, le periferie sono dotate di meno bellezza.
Paolo Monti, definito “un maestro fondamentale della fotografia italiana del dopoguerra” – Censimento fotografico di Bologna 1969. Ripresa seriale di scene urbane che racchiudono la bellezza e i caratteri fondamentali della città.
Coniugi Becher, anni 60, tedeschi – creano lavori seriali di fotografia industriale con obiettivo 50 mm, non interessati alle singole fotografie, ma al confronto di edifici con il medesimo scopo ed una struttura affine; per questo le loro opere sono solitamente composte da più immagini in sequenza e questo poteva richiedere settimane o addirittura anni di lavoro. Due criteri per le loro raccolte, ovvero:
- 1) Tipologie: raggruppamento per similitudine per creare un confronto.
- 2) Sviluppi: fotografie di uno stesso soggetto, da diverse angolazioni, per osservarne tutti i punti di vista.
Luigi Ghirri, 1943-92, fotografo per Aldo Rossi e Paolo Zermani – le Architetture da lui fotografate appaiono quasi metafisiche, poiché inserisce elementi di paesaggio apparentemente estranei per riscoprire analogie nascoste.
Intenzionalità dell’Architetto – non è una modifica della realtà, ma fa emergere la fisionomia del luogo, genius loci, in potenza, quello dell’architetto è uno sguardo intelligente sugli elementi essenziali: l’occhio dell’architetto riconosce gli elementi caratteristici della realtà e li rende visibili.
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La rappresentazione dell’esistente: introduzione al rilievo architettonico
Rilevare, fare un rilievo - non è prendere le misure, quello è il rilevamento, non è semplicemente l’atto di misurazione. È una banalizzazione. Il rilievo architettonico è un procedimento logico, analitico, critico che mi consente di definire e descrivere i fatti architettonici dal punto di vista dell’architettura.
Citazione di Ernesto Nathan Rogers, 1909-69, primo Preside della facoltà di Architettura al Polimi - il disegno inteso con valore proiettivo, con valenza di proiezione verso al futuro:
- Nel caso di un oggetto architettonico esistente, rappresentazione della realtà: rilievo, si ripercorre la traiettoria dell’oggetto da quando è stato concepito, dai primi schizzi/abbozzi del suo concept, fino alla sua trasformazione in fatto concreto e poi le sue trasformazioni andando per il mondo, Architettura è un fatto sociale collettivo. È un percorso temporale. Parto dalla realtà, giungo al concetto alla base del progetto, all’essenza.
- Per un’architettura ancora da costruire, rappresentazione del progetto: parto dal concetto base, dall’abbozzo del concept, fino alla sua trasformazione progressiva in realtà: processo di materializzazione del processo.
L’importanza del rilievo - L’architetto, mentre progetta, si avvale di una serie di riferimenti ad esperienze già svolte. Il rilievo, rappresentazione di architetture esistenti, è un momento decisivo nella formazione dell’architetto. Esempi storici:
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- Prix de Rome - Francia, a partire dal ‘600. Agli studenti di architettura meritevoli veniva assegnata una borsa di studio: essi venivano mandati a Roma e veniva garantita loro una permanenza di due anni. Durante questo periodo si allenavano rappresentando le architetture del passato, patrimonio di esperienze costruite che il passato ha consegnato. Captavano, catturavano il segreto di questi edifici. Facevano solo quello, disegnavano. Italia era considerata la culla della cultura classica, una vera e propria nursery dell’architetto, il giardino d’infanzia dell’architetto. Nacque il mito del viaggio in Italia: percorso, tappa obbligata nella formazione dell’intellettuale borghese, dal ‘700 in poi, dell’uomo colto, cosmopolita, che fuoriesce dall’orizzonte ristretto del paese in cui è nato.
- Schizzo di un ufficiale dell’esercito napoleonico svedese, Carl August Ehrensvard, 1745-1800 – egli giunge in Italia dove morirà a causa di una infezione; alla vigilia dell’attraversamento delle Alpi, manda una lettera alla moglie. Lui uomo del nord, barbaro, ammira il paesaggio mediterraneo, vede in lontananza un tempio classico e ne manda lo schizzo alla moglie. Egli sintetizza il rapporto che l’architetto ha in quel periodo con l’antichità, manifestando persino un sentimento di inadeguatezza, sindrome di Stendhal = “schiacciati da cotanta bellezza”.
Disegno per costruire gli strumenti del mestiere – Antonio del Sangallo il giovane, inizio 500. Compie un viaggio di formazione a Roma, compie un rilievo degli ordini classici, non per trovare una bellezza astratta, ma per ritrovare misure esatte. Riesce a tracciare precisi schizzi a vista di particolari costruttivi di edifici classici, da cui cerca di rubare il segreto dei rapporti proporzionali e costruttivi. Misure in pollici, che fissano un rapporto proporzionale legato allo spessore delle cornici e delle modanature. Per Sangallo, il fondamento dell’architettura è l’esattezza dei rapporti armonici, egli tende dunque a captare quel segreto.
Andrea Palladio – era uno spaccapietre, la madre forse lavandaia. Giangiorgio Trissino lo porta a vedere alcune opere di Giulio Romano a Mantova e poi a Roma. Andrea riempie i suoi taccuini di appunti e di rappresentazione di edifici classici da cui poi otterrà ispirazioni e risposte ai problemi degli incarichi progettuali futuri, offerti da questa ricca aristocrazia veneta, stabilitasi in campagna. Verrà poi chiamato Palladio = figlio delle muse. Tra lo spaccapietre e il figlio delle muse c’è solo un viaggio giovanile.
- La Villa Trissino a Meledo ha elementi architettonici in comune con il tempio di Ercole vincitore a Tivoli, esso è risposta di un progetto di casa: grande cortile racchiuso da portici, edificio sollevato mediante le scale, l’emiciclo, l’impianto cruciforme.
- La Villa Malcontenta a Mira è in una zona g
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