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Fitoplasmi

Appunti di patologia vegetale generale sui fitoplasmi basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Materazzi dell’università degli Studi di Pisa - Unipi, facoltà di Agraria, Corso di laurea in viticoltura ed enologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Patologia vegetale generale docente Prof. A. Materazzi

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LEGNO NERO

Venne segnalato per la prima volta all’inizio degli anni sessanta in Francia, indicando

anche, fin d’allora, le essenziali caratteristiche epidemiologiche che la distinguono

dalla flavescenza dorata. Per quanto riguarda il nostro paese, a differenza della

flavescenza dorata risulta, per ora, praticamente limitata alle aree settentrionali (+

provincia di Massa, Lucca, Pistoia), il legno nero è stato ormai segnalato in tutto il

territorio nazionale isole comprese.

Sintomatologie e danni

I sintomi causati dal legno nero non differiscono sostanzialmente da quelli determinati

dalla flavescenza dorata. Secondo alcuni autori, si potrebbero rilevare, almeno in

determinate cultivar di vite, lievi differenze fra le due fitoplasmosi a livello

sintomatologico. In particolare, sembrerebbe che in primavera ceri sintomi di

flavescenza dorata (germogliamento irregolare, necrosi degli apici vegetativi e dei

grappolini in formazione) si manifestano più precocemente rispetto ad analoghi

sintomi di legno nero. Di fatto, però la possibilità di distinguere le due fitoplasmosi in

vigneto semplicemente su base sintomatologica è alquanto remota; sicuramente

molto difficile anche per un esperto in materia. Tra l’altro è bene ricordare che la

denominazione di “bois noir”, coniata in Francia sulla base delle prime osservazioni e

descrizioni di tecnici locali, deriva dal fatto che i tralci delle viti colpite non lignificano

e quindi, durante l’inverno, necrotizzano e anneriscono, esattamente come avviene

nelle viti colpite da flavescenza dorata. Anche per quanto riguarda i danni che subisce

la singola pianta infetta, non vi sono sostanziali differenze fra le due fitoplasmosi.

Anche il legno nero può determinare il disseccamento dei grappoli e quindi perdita

parziale o totale della produzione. Diverso è il decorso a livello territoriale in quanto, a

causa delle differenze con la rapidità che caratterizza la flavescenza dorata quando il

suo vettore è libero di moltiplicarsi dando origine a popolazioni numericamente molto

consistenti. Tuttavia, può anch’essa a livelli decisamente dannosi provocare danni.

EZIOLOGIA E DANNOSITA’

Benché praticamente identico alla flavescenza dorata per la sintomatologia, il legno

nero se ne differenzia nettamente sotto i profili eziologici ed epidemiologico. Esso

infatti è causato da un fitoplasma appartenente ad un diverso gruppo tassonomico e

precisamente al gruppo XII (16Sr-XII), che ha come fitoplasma-tipo quello dello

“stolbur”, il cui nome, si origina slava, sta ad indicare una fitoplasmosi che interessa

diverse specie erbacee e, in particolare, importanti solanacee (pomodoro, peperone,

melanzane). Si tratta di un fitoplasma ampiamente diffuso e che è stato ritrovato in

molte piante spontanee che crescono anche in prossimità e all’interno dei vigneti. Per

quanto riguarda la diagnosi, non rimane che ribadire quanto già scritto a proposito

della flavescenza dorata: su base sintomatologica si può riconoscere che si tratta di un

“giallume” della vite, ossia di una fitoplasmosi; ma per poter distinguere il legno nero

da altre fitoplasmosi bisogna ricorrere ad analisi di laboratorio, essenzialmente di tipo

molecolare.

EPIDEMIOLOGIA Come detto, anche per

l’epidemiologia il legno nero si

differenzia nettamente dalla

flavescenza dorata, infatti non

risulta trasmissibile da

Scaphoideus titanus, mentre si sa

con certezza che viene trasmesso

in natura da un’altra specie di

cicaline, denominate Hyalestes

obsoletus, che appartiene alla

famiglia Cixiidae e che

risulterebbe essere, almeno in

Italia e in Germania, il suo

principale vettore. Al contrario di

Scaphoideus titanus, Hyalestes

obsoletus non vive abitualmente

su vite, anzi visita la vite solo eccezionalmente, quando vi capita per caso o perché

mancano le piante ospiti maggiormente gradite. Queste sono rappresentate da diverse

specie erbacee e, in particolare, da ortica e convolvo, sulle cui radici svernano e si

nutrono le forme giovanili dell’insetto. Gli adulti compaiono solo nei mesi estivi e,

volando occasionalmente su vite, vi possono inoculare il fitoplasma dello stolbur,

acquisito da qualche altra pianta, e determinarvi così la malattia del legno nero. La

trasmissione, come avviene in genere per le fitoplasmosi, è di tipo persistente-

propagativo. La vite però, a differenza di quanto avviene nel caso della flavescenza

dorata, non risulterebbe fungere da sorgente d’inoculo; ossia, Hyalestes obsoletus, pur

essendo in grado di trasmettervi l’infezione, non avrebbe la capacità di acquisire il

fitoplasma da viti già infette o, comunque, lo acquisirebbe con difficolta. Poiché forme

di giallume della vite assimilabili a legno nero sono state individuate anche in aree

dove non risulta presente Hyalestes obsoletus, si ritiene che questa fitoplasmosi possa

avere altre specie vetrici.

DIFESA: Date le sostanziali differenze tra flavescenza dorata e legno nero bisogna

applicare linee di difesa diverse. Sono sicuramente sconsigliati i trattamenti volti a

debellare l’insetto vettore. Questo infatti, non vivendo normalmente su vite,

risentirebbe poco dei trattamenti, i quali, tra l’altro, non avrebbero nessuna efficacia

contro le forme giovanili che, come detto vivono nel terreno e si nutrono sulle radici di

piante erbacee, quindi ben protette da eventuali trattamenti alla chioma delle viti. Di

dubbia utilità è pure l’estirpo delle viti infette, dato che esse non risultano costituire

fonte d’inoculo per il vettore. Stando a recenti esperienze tedesche, avrebbero una

certa efficacia le lavorazioni del terreno nel corso dell’inverno in quanto esporrebbero

al freddo le forme giovanili del vettore determinandone la morte. Sono invece da

sconsigliare le lavorazioni come lo sfalcio dell’erba nell’interfilare e le arature durante i

mesi estivi in quanto determinerebbero l’immediata migrazione degli adulti verso la

chioma della vite. Sperimentazioni, condotte soprattutto in Italia negli anni recenti,

indicando che la termoterapia in acqua (portando la temperatura a 52°C per 45

minuti) è in grado di risanare il materiale di propagazione viticola anche da infezioni di

fitoplasmosi del legno nero, oltre che quelli della flavescenza dorata. Va detto

comunque che i dati sperimentali riguardanti la difesa dal legno nero sono, al

momento, molto meno numerosi di quelli riguardanti la flavescenza dorata. Il graduale

aumento della sua incidenza in molte aree viticole europee, registrato negli ultimi

anni, provocherà certamente una maggiore attenzione per questa fitoplasmosi, finora

considerata di scarsa importanza economica perché solitamente confrontata con le


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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in viticoltura ed enologia
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher raffaeleserreli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia vegetale generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Materazzi Alberto.

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