Fitofarmacia definizioni
Allopatia
Allopatia: nome scientifico della medicina classica. Si basa sulla legge dei contrari, ovvero la cura deve provocare gli effetti contrari di quelli provocati dalla malattia, in modo da sopprimerla.
Omeopatia
Omeopatia: si basa sulla legge dei simili, ovvero si somministra un agente che in un paziente sano darebbe gli stessi sintomi di cui un malato soffre. Il farmaco viene somministrato in soluzioni molto diluite, visto che gli omeopati suppongono che la diluizione aumenti l’effetto terapeutico, evitando di somministrare soluzioni tossiche.
Fitoterapia
Fitoterapia: terapia che utilizza le piante che possono essere fresche, essiccate o da cui si estraggono determinate sostanze. I problemi che possono derivare da questo tipo di terapia sono: la difficoltà sul controllo, l’impossibilità di un dosaggio perfetto e i possibili effetti e le reazioni differenti in base al paziente.
Gemmoterapia
Gemmoterapia: utilizza gemme e tessuti vegetali giovani che sono ricchi di ormoni vegetali, dello sviluppo cellulare e della crescita.
Aromaterapia
Aromaterapia: utilizza le essenze naturali.
Droga vegetale
Droga vegetale: parte della pianta impiegata con fini terapeutici per il suo contenuto di sostanze ad azione farmacologica dette principi attivi.
Pianta medicinale
Pianta medicinale: vegetale che contiene sostanze da utilizzare con fini terapeutici o come precursori di chemioterapici.
Pianta officinale
Pianta officinale: vegetale utilizzato sia in ambito farmaceutico che in altri settori.
Principi attivi
Principi attivi: sostanze chimiche con proprietà biologiche. Sono i costituenti secondari della pianta, mentre i primari sono indispensabili per la crescita della stessa come zuccheri e proteine.
Estratti
Estratti: soluzioni costituite da solvente e principi attivi estratti da droghe vegetali. Dopo l’estrazione, il solvente deve essere totalmente o parzialmente evaporato in modo da concentrare i principi attivi.
Tisana
Tisana: si prepara mediante droghe sminuzzate e sottoposte a decozione. È costituita da un principio attivo, un adiuvante (ovvero una sostanza che unita al principio attivo ne aumenti l’azione) e un correttivo. Va assunta entro poche ore dalla preparazione.
Estratto fluido
Estratto fluido: si prepara mettendo a macerare la droga in alcol e si assume dopo diluizione, mantenendolo in bocca per un po’ in modo da essere assorbito dalla mucosa sublinguale.
Estratto molle
Estratto molle: si prepara concentrando un estratto fluido fino a ottenere la consistenza del miele.
Estratto secco
Estratto secco: si prepara nebulizzando l’estratto fluido, dal quale, dopo l’evaporazione, si otterrà una polvere fine.
Estratto totale
Estratto totale: è costituito da miscele di polveri ed estratti secchi.
Tintura madre
Tintura madre: composto preparato da piante fresche non essiccate e poste a macerare. Dopo la macerazione, viene effettuata una diluizione 1:10 e la si usa, spesso, in omeopatia.
Macerato glicerico
Macerato glicerico: si prepara da piante fresche e non essiccate, poste a macerare in miscele composte dal 20% di acqua, 30% di alcol e dal 50% di glicerina. Per l’assunzione, in omeopatia, si raccomanda di mantenerlo in bocca per un po’ in modo da favorirne l’assunzione dalla mucosa sublinguale.
Composizione e conservazione delle droghe
I fattori artificiali che influenzano la qualità delle droghe sono la raccolta, la conservazione e le alterazioni. Queste ultime, in particolare, possono essere dovute all’invecchiamento, agli enzimi o spontanee.
L’identificazione della pianta è fondamentale e avviene attraverso denominazione con nome botanico e nome scientifico. Durante la sua vita, la pianta attraversa il cosiddetto tempo balsamico, ovvero un periodo dell’anno in cui si ha la concentrazione più alta di principi attivi. Per cui, tale periodo, risulta indicato per la raccolta della droga. Il tempo balsamico varia a seconda di diversi fattori e, durante ciò, la percentuale di principi attivi è talmente diversa da determinare gli effetti terapeutici e/o tossici. Per questo motivo, non basta misurare la quantità di principi attivi ma bisogna anche conoscere quelli presenti.
La variabilità del tempo balsamico dipende da fattori endogeni ed esogeni: tra i fattori endogeni non genetici ci sono l’età e stadio di sviluppo, tra quelli endogeni genetici ci sono la selezione, l’ibridizzazione, la mutazione e la poliploidia. Tra i fattori esogeni ci sono i fattori ambientali, come altitudine, latitudine, suolo, clima, luce, temperatura ed altri organismi presenti.
Il tempo balsamico, e quindi la raccolta, varia a seconda della parte della pianta che si vuole raccogliere: radici, rizomi, tuberi e bulbi si raccolgono durante il riposo vegetativo, in tardo autunno. Le cortecce, invece, si raccolgono in primavera. Le foglie si raccolgono prima che la pianta fiorisca, ovvero in primavera inoltrata. Le gemme si raccolgono prima che si schiudano, a inizio primavera. Le erbe prima o durante la fioritura. I fiori si raccolgono prima che siano completamente sbocciati. I frutti si raccolgono a completa maturazione, i semi si raccolgono prima della caduta spontanea.
Immediatamente dopo la raccolta, bisogna utilizzare delle tecniche di conservazione, in modo da evitare la degradazione delle sostanze interessate da parte di ossidazioni spontanee e di microrganismi decompositori, come ad esempio i saprofiti. Queste degradazioni sono causate dall’acqua ancora presente nei tessuti e sono accelerate da umidità e calore. È importante prevenirne la comparsa in quanto si ha la formazione di sostanze non presenti naturalmente nella pianta che possono avere effetti tossici sull’uomo, nonché la presenza di tossine batteriche.
Per ridurre al minimo la degradazione bisogna seguire alcune regole: l’essicazione deve avvenire il prima possibile dopo la raccolta e, possibilmente, la coltura non deve essere irrigata la settimana prima della raccolta (in modo da ridurre il contenuto di acqua).
La raccolta va fatta evitando di rovinare la pianta e, quindi, durante la lavorazione, vanno evitati i processi violenti. Le droghe vengono, nella maggior parte dei casi, essiccate in modo da non essere costretti a doverle utilizzare in tempi brevi. Durante questa fase, si cerca di eliminare la maggiore quantità di acqua, evitando però l’alterazione delle sostanze presenti. Le piante contenenti molta acqua vengono ridotte in trucioli, in modo da avere un’eliminazione di acqua più veloce. Il processo viene svolto ponendo la droga su strati sottili e in ambienti ventilati in modo da favorire l’allontanamento dell’acqua, inoltre per evitare la degradazione dei componenti da parte dei raggi solari, si preferisce svolgerlo all’ombra. A livello industriale si utilizzano dei forni ventilati.
Le tecniche di estrazione
Dopo l’essiccamento, è necessario porre la sostanza essiccata in un luogo asciutto e coperto, in modo da allontanare eventuali sostanze indesiderate e da avere i principi attivi in una forma più facile da utilizzare. I modi per preparare una droga sono la distillazione con acqua, la distillazione con alcol, la polverizzazione e l’estrazione solido-liquido. Le estrazioni solido-liquido si basano sul fatto che immergendo un miscuglio solido in un liquido, il liquido inizierà ad arricchirsi di sostanze chimicamente affini, secondo la legge del simile scioglie simile.
Inoltre, per diminuire il tempo di estrazione, si tende ad aumentare la temperatura del liquido e/o ad aumentare la superficie del solido polverizzandolo.
I processi estrattivi utilizzati sono i seguenti:
- Macerazione: è la tecnica più semplice ed economica; per questo motivo è molto diffusa. Viene condotta a temperatura ambiente, per cui non si ha alterazione di sostanze termodegradabili. Tuttavia ciò comporta un allungamento del tempo di estrazione che rende il processo impossibile da applicare ai vegetali in acqua in quanto si andrebbe incontro a putrefazione. Visto che questa tecnica si basa sulla diffusione, per evitare la soprassaturazione del liquido estraente nelle immediate vicinanze del solido (con inevitabile allungamento del processo), è necessario periodicamente agitare il sistema.
- Infusione: in questo processo la droga viene sminuzzata e pestata, successivamente viene messa in un recipiente dove si versa dell’acqua bollente, la si lascia riposare dai 5 ai 20 minuti e, infine, si filtra con un colino avendo cura di spremere i residui vegetali.
- Decozione: la droga viene sminuzzata e pestata, facendo macerare per qualche ora in acqua a temperatura ambiente. In secondo luogo, si fa bollire per 10-20 minuti, infine si filtra con un colino e si spremono i residui vegetali.
- Spremitura: questo processo è utilizzato per droghe da essenza che contengono gli oli essenziali nelle cellule superficiali, i quali verrebbero degradati da un’estrazione a caldo. La scorza, o epicarpo, viene messa in dei sacchetti composti da un materiale fibroso e, in seguito, pressata in dei torchi i quali causando elevate pressioni porteranno alla rottura delle cellule oleifere, consentendo l’uscita degli oli essenziali che verranno, poi, filtrati.
- Percolazione: la droga viene messa in dei cilindri di acciaio capaci di contenere svariate tonnellate di materiale e che costituiscono una colonna percolatrice dove viene fatto passare il liquido estraente. Il liquido viene fatto ricircolare più e più volte in modo da aumentare la resa. Inoltre è possibile aumentare la temperatura per avere una maggiore efficienza estrattiva facendo, però, attenzione a non degradare alcune sostanze contenute. L’efficienza non è particolarmente alta, ma essendo un processo molto veloce, e visto che si impiegano tonnellate di droga, consente di ottenere grandi quantità di estratto in poco tempo.
- Distillazione con acqua: si utilizza per estrarre dei principi attivi volatili che si degraderebbero con una normale distillazione. In altre parole, queste sostanze si degradano prima del loro punto di ebollizione e, per questo, si utilizza il miscuglio acqua-principio attivo che ha un punto di ebollizione minore del principio attivo puro. Il vapore viene fatto passare attraverso la droga contenuta in un recipiente chiuso in modo da favorire l’estrazione ed ottenere una miscela gassosa di vapore e componenti volatili dell’olio. Questo viene, poi, fatto passare in un condensatore, in modo da diventare liquido e, quindi, separando le sostanze essenziali.
Quando una soluzione viene a contatto con un altro solvente in cui il soluto è miscibile, si ha che il soluto si ripartisce tra le due fasi secondo un rapporto costante in base alla temperatura. Questo valore viene chiamato costante di ripartizione (K) ed è dato dalla formula dove [soluto]I è la concentrazione di soluto nel solvente in cui si trova all’inizio e [soluto]II è la concentrazione di soluto nel solvente che viene aggiunto dopo. È da notare che la costante di ripartizione non ha alcuna relazione con la solubilità nei vari solventi.
Ad esempio, se in un imbuto separatore abbiamo una quantità X di moli di soluto in un volume V di solvente, aggiungendo un volume V di un altro solvente immiscibile col primo e agitando bene in modo da aumentare la superficie di contatto tra i due liquidi, si avrà che alcune moli di soluto passeranno dal solvente I al solvente II. Indicando con Y le moli che sono passate, avremo che [soluto]I e [soluto]II, quindi . Eliminando il solvente II arricchito di soluto e ripetendo il ciclo, si ha che un ulteriore numero di moli Y viene ricavata dalla formula inversa della K che per la seconda estrazione diventa [soluto]II e quindi [soluto]I. Generalizzando per un numero n-esimo di estrazioni avremo [soluto]n.