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CAPITOLO 2
LA CONDUZIONE ED I SUOI PROBLEMI
Abbiamo visto precedentemente che l'attivazione elettrica comincia normalmente nel nodo
seno atriale e genera un'onda di depolarizzazione che si propaga dal muscolo atriale
verso il nodo atrio ventricolare, per raggiungere poi, attraverso il fascio di His ed i suoi
rami, i ventricoli. La conduzione di questo fronte d'onda può essere ritardata o bloccata in
qualsiasi punto.
Principi
1. L'ECG è facile da capire
2. I problemi della conduzione sono semplici da analizzare, a condizione che si tenga ben
presente il circuito elettrico del cuore.
Bisogna ricordarsi che la depolarizzazione inizia sempre nel nodo seno atriale. L'analisi
del ritmo cardiaco sarà effetuata sulla derivazione che permette di studiarlo al meglio:
molto spesso, ma non sempre, si tratta di DII o V1.
PROBLEMI DI CONDUZIONE NEL NODO AV E NEL FASCIO DI HIS
Il tempo di percorrenza dell'onda di depolarizzazione dal nodo seno atriale fino ai fasci
muscolari ventricolari è messo in evidenza nel tratto PR e non è mai superiore (in
condizioni normali) a 0,2 s (dai 3 ai 5 quadratini). Un'interferenza nel processo di
conduzione provoca il fenomeno elettrocardiografico chiamato blocco cardiaco.
Blocco atri ventricolare di primo grado
Se ogni onda di depolarizzazione nata nel nodo seno atriale è condotta verso il ventricolo,
in ritardo rispetto al suo tempo fisiologico di percorrenza, l'intervallo PR risulta allungato e
questo costituisce un blocco atrio ventricolare di primo grado.
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BLOCCO CARDIACO DI PRIMO GRADO
Nota: Un'onda P per complesso QRS
Intervallo PR= 0,36 s
Un blocco di primo grado non è significativo in se per se, ma può essere espressione di un
danno coronarico, di una cardite reumatica, di una intossicazione digitalica o di uno
squilibrio elettrolitico.
Blocco cardiaco di secondo grado
Alcune volte, l'eccitazione non attraversa affatto il nodo atrio ventricolare o il fascio di His,
Quando questo si verifica, la depolarizzazione è intermittente: si parla, dunque, di blocco
atrio ventricolare di secondo grado.
Ci sono 3 varianti di questo tipo di blocco:
La maggior parte dei battiti sono condotti con un intervallo PR costante, ma ogni tanto
a) c'è una depolarizzazione atriale senza successiva depolarizzazione ventricolare.
Questo è il blocco di MOBITZ tipo II.
BLOCCO DI SECONDO GRADO
Note: L'intervallo PR dei battiti trasmessi è costante.
Un'onda P non è seguita da un complesso QRS: si tratta di un blocco di secondo grado
Ci può essere un ciclo ripetitivo, caratterizzato dall'allungamento progressivo
b) dell'intervallo PR, seguito dall'assenza della depolarizzazione ventrico