L’elettromagnetismo
L’elettricità statica
pag.3
•Introduzione
pag.3
•Natura dell’elettricità
pag.3
•Elettrizzazione di un corpo
pag.5
•La carica elettrica
pag.9
•La legge di Coulomb
pag.10
Il campo elettrico
pag.12
•Introduzione
pag.12
•Il concetto di campo elettrico
pag.13
•Il potenziale elettrico
pag.14
•Come immagazzinare cariche elettriche
pag.16
La corrente elettrica
pag.18
•Introduzione
pag.18
•Che cos’è la corrente elettrica
pag.18
•Generatori di tensione
pag.19
•I circuiti elettrici
pag.22
•L’effetto Joule
pag.27
Il magnetismo
pag.28
•Introduzione
pag.28
•Proprietà magnetiche della materia
pag.29
•Il campo magnetico
pag.31
•Legame tra forze elettriche e forze magnetiche
1
pag.33
•Intensità del campo magnetico
pag.36
•La forza di Lorentz
pag.38
L’induzione elettromagnetica e le equazioni di Maxwell
pag.39
•Introduzione
pag.39
•La scoperta dell’induzione elettromagnetica
pag.40
•Il generatore elettrico di corrente alternata
pag.41
•Il campo elettromagnetico e le equazioni di Maxwell
pag.43 2
L’elettricità statica
Introduzione
L’elettrostatica studia i fenomeni connessi alle cariche
elettriche in quiete e le forze che si esercitano tra esse,
pertanto rappresenta il primo gradino di quella parte della fisica
che si occupa dei fenomeni elettrici e dei fenomeni magnetici.
Elettricità e magnetismo sono strettamente correlati in un
impianto teorico molto ricco e complesso: la massima sintesi è
fornita dalla teoria dell’elettromagnetismo dovuta a Maxwell, che
descrive le interazioni tra i fenomeni elettrici e i fenomeni
magnetici e il comportamento dei fenomeni ondulatori connessi,
cioè le onde elettromagnetiche.
I fenomeni elettrici sono noti fin dall’antichità, ma soltanto
nel 1800 ne è stata data un’interpretazione scientifica rigorosa e
ne sono state comprese le implicazioni tecnologiche. Fino al 1700
infatti l’elettricità veniva studiata solo come una curiosità da
laboratorio e nessuno aveva immaginato quanto questi fenomeni
avrebbero cambiato tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana.
Natura dell’elettricità
L’elettricità è una delle proprietà fondamentali della materia:
si manifesta attraverso attrazioni o repulsioni tra corpi e deriva
dalle proprietà atomiche della materia. I corpi dotati di questa
proprietà si dicono elettricamente carichi; la grandezza che li
caratterizza si dice carica elettrica.
La materia è costituita da unità dette atomi, un tempo ritenuti
indivisibili, ma che come è stato dimostrato all’inizio del 1900
sono costituiti da particelle. Un atomo è formato da tre tipi di
particelle: protoni e neutroni, riuniti in un nucleo centrale ed
elettroni, che si muovono intorno al nucleo. Ciascun protone porta
una carica elettrica positiva, mentre i neutroni non possiedono
carica; ciascun elettrone porta una carica elettrica negativa. La
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carica positiva del protone e la carica negativa dell’elettrone,
di segno opposto, sono uguali in valore assoluto. In condizioni
normali un atomo possiede un ugual numero di protoni (detto numero
atomico Z) e di elettroni e perciò è elettricamente neutro. Di
conseguenza sono neutri anche i corpi formati da questi atomi. In
certe circostanze gli atomi possono perdere o acquistare elettroni
(gli elettroni sono mobili, a differenza dei protoni, che
possiedono una massa assai maggiore e inoltre sono aggregati nel
nucleo). Quando gli atomi di una sostanza acquistano elettroni, la
caricano negativamente, cioè la sostanza possiede un eccesso di
elettroni; viceversa, quando perdono elettroni, la sostanza è
carica positivamente, cioè è in difetto di elettroni.
Mobilità degli elettroni e struttura elettronica
Gli elettroni dell’atomo si possono pensare disposti attorno al
nucleo in strati che rappresentano dei livelli energetici.
Fornendo o sottraendo energia a un atomo, gli elettroni saltano da
un livello energetico a un altro. Quando forniamo a un atomo
sufficiente energia per vincere le forze che tengono uniti gli
elettroni dello strato più esterno al resto dell’atomo, questi
saranno liberi di passare da un corpo all’altro o, come capita per
alcuni materiali (ad esempio i metalli), di muoversi all’interno
del materiale e di condurre la loro carica elettrica da un punto
all’altro del materiale. Per questo si dice che gli elettroni di
un metallo sono i portatori della carica elettrica: in un metallo
alcuni elettroni debolmente legati al nucleo atomico si comportano
non come se appartenessero a un determinato atomo, ma al materiale
nel suo complesso e sono liberi di muoversi negli spazi tra gli
atomi. In altri tipi di materiali invece gli elettroni sono
fortemente legati agli atomi ed è necessaria una quantità di
energia molto più elevata per renderli liberi di muoversi.
Un atomo che ha perso uno o più elettroni e quindi è carico
positivamente è detto ione positivo; gli elettroni persi da un
atomo possono anche essere ceduti ad altri atomi, che diventano
carichi negativamente, trasformandosi in ioni negativi, cioè in
atomi che hanno acquistato uno o più elettroni.
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Elettrizzazione di un corpo
Già nel VI secolo a.C. il filosofo greco Talete di Mileto aveva
notato che un pezzetto di ambra (in greco élektron, da cui deriva
il termine elettricità) strofinato con un panno di lana acquista
la capacità di attrarre corpi leggeri (per esempio, piccole
pagliuzze) e che doveva entrare in gioco una forza diversa da
quella gravitazionale, perché l’ambra non strofinata non aveva
questa capacità. L’esperimento è tuttora ripetuto nelle prime
lezioni sull’elettricità in tutte le scuole: è sufficiente
strofinare con un pezzo di lana una biro e avvicinarla a un
mucchietto di pezzettini di carta di quaderno e la biro attrarrà i
pezzetti di carta. Quando un corpo ha acquistato tale capacità si
dice che è elettrizzato o carico di elettricità statica; ai
fenomeni che si manifestano a seguito di questa condizione si dà
il nome di fenomeni elettrici. Un corpo può venire elettrizzato in
tre modi diversi: per strofinio, per contatto o per induzione.
Elettrizzazione per strofinio
Vi sono alcune sostanze come l’ambra, il vetro, la plastica e
la ceralacca che possono venire elettrizzate per strofinio - per
esempio con un panno di lana - e acquistano la capacità di
attrarre corpi neutri. Se strofiniamo due bacchette di vetro con
un panno di lana e le avviciniamo tra loro, tenderanno a
respingersi. Se invece strofiniamo una bacchetta di vetro e una di
plastica, queste tenderanno ad attrarsi. Esistono quindi due tipi
di carica elettrica, che furono chiamati positiva e negativa dallo
scienziato americano Benjamin Franklin (1706-1790), che si occupò
di fenomeni elettrici attorno al 1750.
Due corpi elettrizzati si attraggono o si respingono a seconda
della natura della loro carica elettrica: cariche dello stesso
segno (entrambe positive o entrambe negative) si respingono,
cariche di segno opposto (una positiva e l’altra negativa) si
attraggono. Quando un corpo viene elettrizzato per strofinio con
un secondo corpo si ha un trasferimento di cariche elettriche da
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un corpo all’altro, così che uno dei due corpi si carica
positivamente e l’altro si carica negativamente. In base a quanto
detto relativamente alla natura atomica della carica elettrica, se
strofiniamo con un panno di lana una bacchetta di plastica, gli
elettroni passano dalla lana alla plastica e la bacchetta si
carica negativamente: la plastica acquista elettroni, mentre la
lana ne perde e si carica positivamente. In relazione alla
capacità di elettrizzarsi per strofinio, i corpi si dividono in
conduttori e isolanti.
Esistono dei materiali che apparentemente non vengono
elettrizzati per strofinio. Se proviamo a strofinare una bacchetta
di
di metallo con un panno di lana e ad avvicinarla a una bacchetta
vetro precedentemente elettrizzata per strofinio, vedremo che la
bacchetta di metallo non esercita alcuna influenza su quella di
vetro. Questo avviene perché i metalli sono conduttori di
elettricità, quindi quando vengono elettrizzati le cariche
elettriche che si producono sulla loro superficie non restano
confinate dove sono state generate, ma scorrono liberamente al
loro interno, passano alla nostra mano (anche noi siamo
conduttori) e lungo il nostro corpo si scaricano a terra. I
materiali come la plastica e il vetro invece sono detti isolanti
perché non lasciano sfuggire le cariche dal punto in cui vengono
generate.
Se alla bacchetta di materiale conduttore applicassimo un
manico di plastica o di un’altra sostanza isolante, questo
impedirebbe alle cariche di lasciare il materiale e di scaricarsi
al suolo attraverso il nostro corpo. In questo caso anche la
bacchetta di metallo potrebbe venire elettrizzata per strofinio ed
eserciterebbe una forza sulla bacchetta di vetro.
Nei conduttori gli elettroni esterni sono liberi di muoversi e
di portare la carica elettrica da un punto all’altro della
superficie del materiale, negli isolanti gli elettroni sono
fortemente legati agli atomi e restano confinati. Esistono inoltre
dei materiali che hanno delle caratteristiche intermedie tra
quelle dei conduttori e quelle degli isolanti, cioè i
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semiconduttori che sono molto usati nell’industria micro-
elettronica.
Elettrizzazione per contatto
I materiali conduttori possono venire elettrizzati ponendoli a
contatto con un corpo elettricamente carico, cioè possono essere
elettrizzati per contatto. Anche in questo caso si ha un
trasferimento di cariche elettriche da un corpo a un altro: il
corpo elettricamente carico cede parte delle sue cariche (positive
o negative) al corpo neutro rendendolo carico.
L’elettroscopio (fig. 1) è uno strumento basato sulla proprietà
dei conduttori di venire elettrizzati per contatto e permette di
verificare se un corpo è elettricamente carico. E’ costituito da
un’asta metallica verticale alla cui estremità inferiore sono
attaccate due sottili lamelle di metallo generalmente d’oro o
d’alluminio. Il tutto è racchiuso in un contenitore di vetro da
cui esce soltanto un pomello anch’esso di metallo. Se l’asta
dell’elettroscopio non è carica elettricamente, sotto l’influenza
della forza di gravità le due lamine si dispongono verticalmente.
Se invece tocchiamo il pomello dell’elettroscopio con un corpo
carico, la carica elettrica trasmessa al pomello passerà all’asta
e quindi alle foglioline, che caricate dello stesso segno si
respingeranno e si allontaneranno tra loro.
L’elettroscopio può venire usato anche per verificare se un
corpo è un conduttore o un isolante. Se poniamo in contatto con il
pomello dell’elettroscopio caricato elettricamente un isolante, le
lamelle resteranno divaricate, mentre se il contatto avviene con
un conduttore l’elettroscopio si scarica, trasferendo le sue
cariche al conduttore e le due lamelle si riavvicineranno.
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Figura 1. Se si tocca la sferetta esterna di un elettroscopio con un oggetto
elettrizzato,le lamelle metalliche all’interno della boccia di vetro si elettrizzano a
loro volta, caricandosi dello stesso segno, e perciò si separano.
Elettrizzazione per induzione
Un terzo modo per elettrizzare un corpo neutro è basato sul
fenomeno dell’induzione elettrostatica (fig. 2). Supponiamo di
avvicinare due sfere metalliche, isolate da terra mediante un
manico di plastica, l’una carica positivamente e l’altra neutra.
Per effetto della forza di attrazione elettrica, gli elettroni
liberi presenti sulla superficie della sfera neutra tenderanno a
concentrarsi nella parte della sfera più vicina alla sfera carica
positivamente, mentre sulla parte più lontana si produrrà una
concentrazione di cariche positive. Sulla sfera neutra si dice che
è stata indotta una separazione di cariche. Allontanando
nuovamente la sfera carica, le cariche sulla sfera neutra tornano
a neutralizzarsi e si ristabilisce l’equilibrio. La sfera carica
viene detta corpo induttore e la sfera sulla quale si produce la
separazione di cariche viene detta corpo indotto. In questo tipo
di elettrizzazione non si ha trasferimento di cariche, cioè il
corpo indotto rimane nel suo complesso elettricamente neutro, ma
si ha una separazione di cariche sulla sua superficie, a seguito
della quale il corpo diviene in grado di esercitare una forza
elettrica su un altro corpo carico.
Il fenomeno dell’induzione elettrostatica viene sfruttato per
esempio nei parafulmine, il cui scopo è quello di impedire che le
scariche elettriche prodotte dai fulmini colpiscano gli edifici.
Il parafulmine è costituito da un’asta metallica appuntita, posta
sulla sommità dell’edificio da proteggere e collegata a terra
mediante un conduttore. Il passaggio di una nuvola carica di
elettricità induce sulla punta del parafulmine una carica di segno
opposto. Gli oggetti appuntiti sono in grado di attrarre
maggiormente le cariche di segno opposto, poiché il fenomeno
dell’induzione su una punta porta alla migrazione di molte cariche
in una superficie ridotta: questo fa sì che la forza attrattiva di
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un oggetto affusolato, come appunto il parafulmine, sia maggiore.
Questo fenomeno si dice effetto punta. La carica indotta sul
parafulmine favorisce il prodursi di una scarica elettrica tra la
nuvola carica di elettricità e il parafulmine stesso, il quale
collegato a terra permette in tal modo al fulmine di scaricarsi e
di non danneggiare l’edificio.
Figura 2. L’induzione elettrostatica: A è il corpo induttore e B il corpo indotto: gli
elettroni liberi presenti sulla superficie del corpo indotto tendono a concentrarsi nella
zona più prossima al corpo induttore, carico positivamente.
La carica elettrica
La carica elettrica, come ogni altra grandezza fisica, è
misurabile, ovvero è possibile stabilire quanta carica elettrica
possiede un corpo carico in base a un’unità di misura della
carica. Nel Sistema Internazionale l’unità di misura della carica
elettrica è il coulomb (simbolo C), dal nome del fisico francese
Charles Augustin Coulomb (1736-1806). Il coulomb è definito a
partire dalla corrente elettrica, costituita dal movimento
ordinato delle cariche elettriche ed è pari alla carica che
transita in 1 secondo attraverso la sezione di un circuito
percorso da una corrente di 1 ampere (A), che è l’unità di misura
della corrente.
Il valore della carica elettrica più piccola esistente, quella
dell’elettrone, viene indicata con e e vale:
⋅ -19
C
e = 1,6021 10 9
Tutte le altre cariche elettriche esistenti in natura o
prodotte artificialmente sono multipli della carica dell’elettrone
che per questo motivo viene anche detta carica elettrica
elementare; la carica elettrica dell’elettrone quindi è
estremamente piccola ed è per questo motivo che non è stata scelta
come unità di misura della corrente elettrica.
La carica elettrica si conserva
In analogia con quanto visto per la massa e l’energia, esiste
anche una legge di conservazione della carica elettrica: in un
sistema fisico isolato, la quantità totale di carica elettrica
rimane invariata nel tempo, anche quando vengano scambiate cariche
elettriche tra le parti del sistema (cioè in un sistema isolato
non c’è creazione di cariche elettriche, ma queste passano da un
corpo a un altro, conservandosi in quantità). Quando strofiniamo
una bacchetta di vetro con un panno di lana, la bacchetta si
carica positivamente e gli elettroni in eccesso passano sul panno
che si carica negativamente: la carica elettrica totale del
sistema bacchetta-panno si conserva, ovvero rimane invariata.
La legge di conservazione della carica deve valere anche a
livello dell’atomo, perciò quando in una reazione atomica o
nucleare si ha produzione di una particella carica negativamente,
deve venire prodotta anche una carica positiva.
La legge di Coulomb
Tra due corpi elettricamente carichi si esercita una forza
attrattiva se i due corpi hanno cariche di segno opposto,
repulsiva nel caso contrario.
Nel 1785 per determinare la legge di interazione elettrostatica
Coulomb utilizzò un apparato strumentale, chiamato bilancia a
torsione, costituito da un filo sottile che reca a un’estremità
una bacchetta di materiale isolante; ai due estremi della
bacchetta sono poste due sferette metalliche, che chiameremo A e
A’. La sferetta A è carica e la sferetta A’ le fa da contrappeso,
in modo che la bacchetta sia disposta sul piano orizzontale. Il
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sistema delle due sferette può ruotare attorno al centro della
bacchetta, il punto in cui è fissato il filo. Messa in contatto
con un’altra sferetta carica B, fissa e isolata elettricamente da
un piccolo manubrio di materiale isolante, la sferetta A subisce
una forza che provoca la rotazione della bacchetta: misurando
l’angolo di rotazione della bacchetta su una scala graduata si può
risalire all’intensità della forza che si esercita tra le due
sferette. Dopo parecchi esper
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