FISICA DELLA RISONANZA MAGNETICA (BALDAZZI)
Il volume corporeo del pz è composto da differenti cellule, ognuna delle quali è caratterizzata
da molecole costituite da atomi con elettroni, protoni e neutroni: gli atomi hanno, perciò,
tante particelle, ciascuna delle quali con un proprio SPIN (elettroni, protoni e neutroni) che è
una proprietà intrinseca della materia come, per esempio, la massa o la carica elettrica in
RM si prende in considerazione lo spin del NUCEO (protoni + neutroni). Infatti, il principio
fisico alla base della risonanza magnetica è l’eccitazione, cioè l’emissione tramite un
SEGNALE di energia, agli spin delle cellule tissutali. Queste, considerato che la materia tende
sempre alle energie inferiori, diseccitandosi, restituiranno l’energia acquistata (stesso
fenomeno dei colori: in realtà quest’ultimi non esistono, ma sono solo un effetto della
lunghezza d’onda della luce quando colpisce un oggetto > è la lunghezza d’onda più il
colore tende al rosso; < è la lunghezza d’onda, più il colore tende al blu. Inoltre, il nostro
cervello ha interpretato a proprio modo le varie lunghezze d’onda per poter distinguere il
pericolo, caratterizzato solitamente da colori vivaci). L’energia fornita deve essere captata
dagli spin dei nuclei, cioè deve essere inviata alla stessa frequenza di risonanza degli spin
che la ricevono: ecco il motivo per cui si chiama RISONANZA magnetica. Come in
un’altalena, per fare in modo che l’energia sia percepita dagli spin, non è importante solo la
FREQUENZA, ma anche il momento giusto in cui questa deve essere ricevuta e trattenuta
per poter eccitare, ovvero la FASE (in un’altalena la spinta deve essere effettuata
all’intensità e momento giusto per fare in modo che questa prenda velocità). Quindi, si parla
di Risonanza poiché, analogamente al caso acustico, esiste uno scambio energetico tra due
sistemi ad una specifica frequenza tale da rendere massima l'ampiezza del segnale. E’ un
fenomeno analogo alla spinta che diamo ad un’altalena che, se data al momento giusto, fa
aumentare l’ampiezza delle sue oscillazioni. Il segnale di risposta dovrà restituire 5
parametri: tempi di rilassamento T1 e T2 e le tre coordinate spaziali x; y; z del voxel di
tessuto in esame questo elemento di volume deve essere il più piccolo possibile per
garantire una migliore risoluzione, ma allo stesso tempo deve essere abbastanza grande da
contenere un gran numero di spin perché > è il numero di spin > è la forza del segnale.
Quindi, è sempre necessario un compromesso nella scelta delle dimensioni del voxel.
Il segnale che trasporta l’energia necessaria ad eccitare gli spin nucleari non è altro che
un’ONDA ELETTROMAGNETICA, ovvero un’onda a radiofrequenza. Le onde
elettromagnetiche sono fenomeni oscillatori, generalmente di tipo sinusoidale (cresce
positivamente, ritorna all’asse dello zero per poi aumentare nei negativi) e sono costituite da
due grandezze che variano periodicamente nel tempo: il campo elettrico ed il campo
magnetico
1)CAMPO ELETTRICO: esistono in natura corpi che sono dotati di una particolare
proprietà, la carica elettrica, la cui presenza è in grado di generare, nello spazio
circostante, un campo elettrico. Un campo elettrico è, quindi, una proprietà che si genera
nello spazio a causa della presenza, in un corpo, di cariche elettriche, positive o negative.
L ́ intensità del campo elettrico si misura in Volt al metro [V/m]: all’interno del campo
elettrico c’è una certa quantità di energia potenziale che definiamo tensione o differenza di
potenziale. Il campo elettrico è un campo di forze, con linee di forza aperte, simmetriche
e sferiche che nascono dalle cariche positive e muoiono su quelle negative.
2)CAMPO MAGNETICO: se la presenza di una carica elettrica produce un campo elettrico, il
movimento della stessa (corrente elettrica) produce un campo magnetico. Un campo
magnetico è, quindi, una proprietà prodotto da cariche elettriche in movimento
(correnti elettriche) oppure da magneti permanenti (calamite). L ́ intensità del campo
magnetico si esprime in Ampère per metro [A/m], anche se solitamente ci si riferisce ad
una grandezza correlata, la densità di flusso magnetico o induzione magnetica B,
misurata in tesla [T]. Si tratta di un campo di forze/effetto di secondo ordine, poiché ha
origine solo con cariche elettriche in movimento relativistico (cioè molto veloce). Le
sorgenti del campo magnetico sono le cariche positive e le linee di forza si
chiudono sempre su se stesse. Esistono materiali, definiti ferromagnetici, che sono gli
equivalenti dei buoni conduttori elettrici (oro, rame ecc) e che conducono bene il flusso del
campo magnetico. Poi ci sono materiali, detti para e diamagnetici, che rispettivamente
aumentano e riducono l’intensità. Ovviamente, i tessuti umani non sono ferromagnetici,
quindi si utilizzato mdc (gadolinio in rm). Si introduce, così, il concetto di “permeabilità
magnetica” (μ), cioè l’attitudine del materiale a magnetizzarsi in presenza di un campo
magnetico.
Un campo elettrico variabile nel tempo genera, in direzione perpendicolare a se stesso, un
campo magnetico, anch’esso variabile, che a sua volta influisce sul campo elettrico stesso.
Infatti, la teoria di Maxwell stabilisce che una carica elettrica, comunque accelerata, genera
un campo elettrico, la cui variazione nel tempo produce a sua volta un campo magnetico, e
viceversa. Diversamente da un’onda meccanica, questi campi oscillanti non hanno
bisogno di alcun mezzo per propagarsi: essi si autosostengono e si propagano nel vuoto, o
nella materia, con una velocità determinata dalle caratteristiche del mezzo.
B è l’induzione magnetica e si
misura in Weber/m² = Tesla (1
Tesla = 10000 Gauss) B=μ x
H
H è il campo magnetico e si
misura in Amperspire/m =
A/m.
μ è la permeabilità magnetica
Il campo elettrico in movimento ad elevata velocità forma un campo sferico che tende ad
appiattirsi se raggiunta la velocità della luce: in tal modo, se due fili sono percorsi da
corrente in verso opposto tenderanno a respingersi, data l’interazione dei campi magnetici
con le cariche stesse. Al contrario, se le cariche si muovono dallo stesso verso i fili
tenderanno ad avvicinarsi. Se volessimo aumentare l’intensità del campo magnetico
potremmo avvolgere il filo percorso da corrente elettrica in spire (solenoide) dove il diametro
è inferiore rispetto alla lunghezza. Per questo in RM si impiegano dei solenoidi. In un
solenoide le linee di forza sono parallele, quindi il campo magnetico è costante, cioè
omogeneo, al centro del solenoide e si riduce ai lati perciò, il pz è inserito nel gantry.
All’interno del solenoide, è inoltre presente un bullone di ferro che cattura la corrente
elettrica in modo di aumentare la concentrazione delle linee di forza (campo
magnetico)Legge di Ohm: in un conduttore metallico l’intensità di corrente è direttamente
proporzionale alla tensione applicata ai capi (v) ed inversamente proporzionale alla
resistenza del conduttore: v= i x r dove i è la corrente elettrica ed r la resistenza. Si può fare
una similitudine col campo magnetico: F (forza magnetomotrice)= f x R dove f è il flusso del
campo magnetico ed R la riluttanza magnetica.
L'insieme delle onde elettromagnetiche costituisce il cosiddetto spettro elettromagnetico.
All'interno dello spettro le onde elettromagnetiche sono classificate in base alla loro
lunghezza d'onda λ (distanza tra due creste o gole successive) o, in modo analogo, alla
loro frequenza f (è il numero di creste o gole che passano in un dato punto della superficie
in un secondo. E’ una grandezza scalare che si misura in Hz) che, insieme all’ampiezza
(distanza del massimo della cresta all’asse di propagazione dell’onda), costituiscono i
parametri caratteristici di un’onda elettromagnetica. Come per ogni onda la lunghezza
d'onda e la frequenza sono legate dalla relazione: c= λ x f
dove c rappresenta la velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche che, nel vuoto,
è la famosa velocità della luce nel vuoto pari a 300000 km/sec. La lunghezza d'onda e la
frequenza sono pertanto inversamente proporzionali: tanto minore sarà la lunghezza d'onda,
tanto maggiore sarà la frequenza.
Ogni onda elettromagnetica trasporta un’energia: Le onde a frequenza
inferiore trasportano poca energia e viceversa.
MODULAZIONE DI AMPIEZZA
Tuttavia, l’onda elettromagnetica in natura non trasporta informazioni, se non quella triviale
(se esiste o non esiste). Inoltre, l’informazione è un segnale lentamente variabile nel
tempo. Non è un’onda elettromagnetica e non si propaga! Però è anche vero che l’onda
elettromagnetica rappresenta l’ONDA PORTANTE ideale: come è possibile, perciò, che l’onda
elettromagnetica di risposta trasporti informazioni sui 5 parametri? Per inviare informazione
a distanza, utilizzando come mezzo di trasporto l’onda elettromagnetica occorre utilizzare la
modulazione, in modo tale da ottenere un’onda elettromagnetica di frequenza molto più
elevata (in RM dell’ordine di diverse decine di MHz) che viene definita, appunto, portante.
l'ampiezza
Modulare in ampiezza vuol dire, infatti, variare di una portante a radiofrequenza
l'ampiezza
con del segnale che costituisce l’informazione da trasmettere. L’onda modulata
si propaga alla velocità della luce e trasporta l’informazione! È proprio sulla modulazione
di ampiezza che si inseriscono le informazioni su T1 e T2. Perciò, il sistema sarà composto da
un oscillatore, ovvero da un’antenna trasmittente dove l’oscillazione di elettroni dà origine
ad un campo elettrico in movimento che , a sua volta, genera un campo magnetico fino a
costituire un’onda elettromagnetica; da un circuito modulatore; da un ricevitore, cioè da
un’antenna che riceve l’onda RF modulata; da un circuito di sintonia che riconosce la
frequenza della portante e accetta solo quella (si tratta di un circuito risonante accordato alla
frequenza della portante così da attenuare tutte quelle a frequenza differente) e da un
circuito rivelatore che elimina l’onda ad alta frequenza consentendo di recuperare
l’informazione, cioè serve a demodulare l’onda portante per ricavarne l’informazione
pura si sfrutta il fenomeno del condensatore: a frequenze alte si comporta come un
cortocircuito, a frequenze basse come un interruttore.
ATTENZIONE: ciascun voxel trasmette a frequenza
differente: quindi, la curva di risonanza deve essere
molto stretta e molto alta elevato picco Q per
separare frequenze vicine. In più, se voglio che ogni
MODULAZIONE DI FREQUENZA:
voxel risponda all’eccitazione, ad ogni voxel devo
la frequenza
Modulare in frequenza vuol dire variare di una portante a radiofrequenza con
impiantare un oscillatore per creare l’onda portante
l'ampiezza del segnale che costituisce l’informazione da trasmettere. Rispetto alla
ed un modulatore per inserire l’info.
modulazione di ampiezza, ha il vantaggio di essere molto meno sensibile ai disturbi e di
permettere una trasmissione di miglior qualità. Solitamente questa trasporta l’informazione
spaziale x.
MODULAZIONE DI FASE:
Solitamente si pensa che le onde elettromagnetiche non possano superare C=velocità della
luce nel vuoto. In realtà, sono le informazioni, cioè le modulazioni, che non possono superare
C. Infatti, all’onda elettromagnetica bisognerebbe associare due velocità: la velocità
della portante (che può essere > di quella della luce) e la velocità
dell’informazione/modulazione (sempre <= a C).
Mentre la velocità di modulazione è detta VELOCITà DI GRUPPO, quella della portante è
definita VELOCITà DI FASE. Ogni sinusoide, cioè ogni onda elettromagnetica, infatti, è
generata da una rotazione su una circonferenza a velocità uniforme e l’angolo di partenza è
ω= 2πν
chiamato, appunto, FASE: dove è la frequenza (Hz) e è la frequenza angolare
(rad/sec). Il periodo(sec) è il tempo impiegato per compiere una rotazione. Se v è la velocità
dell’onda, allora la lunghezza d’onda (cm) è la distanza percorsa dall’onda nel tempo T.
a a
Consideriamo le due sinusoidi generate dai due vettori e sfasati di un angolo . Anche le
1 2
sinusoidi sono sfasate: con = 0; con
a è in anticipo rispetto a
che ha un certo valore iniziale 0. Diremo che a (oppure che
2 1
a è in ritardo rispetto a a ).
1 2 la fase l'ampiezza
Modulare in fase vuol dire variare di una portante a radiofrequenza con
del segnale che costituisce l’informazione da trasmettere. La modulazione di fase
visivamente è molto simile a quella di frequenza, ma in realtà così non è perché vario la fase
=0° =360°
(se l’ampiezza del segnale è minimo; se l’ampiezza è massima). La fase della
portante è, perciò, sempre uguale a zero, mentre quella dell’informazione varia.
SPIN
Innanzitutto lo spin è una proprietà intrinseca della materia come la massa o la carica
elettrica. Innanzitutto, nonostante l’elettrone sia una particella puntiforme con carica e
massa, per il dualismo particella-onda (che si manifesta perlopiù per cariche piccole),
quando l’elettrone gita intorno al nucleo dell’atomo, può essere immaginato come un’onda
elettromagnetica con una propria lunghezza d’onda e frequenza. Solo se l’orbita in cui
l’elettrone dovrebbe girare attorno al nucleo dell’atomo ha una circonferenza multipla
rispetto alla lunghezza d’onda dell’onda elettromagnetica, la carica (elettrone) non si
disperderà. Quindi, l’atomo di Bohr in realtà non è stabile perché questo perde sempre più
energia fino ad impattare contro il nucleo. Solitamente però l’elettrone viene rappresentato
come una particella che ruota attorno al proprio asse, presentando un proprio moto angolare
intrinseco quantificato dal MOMENTO MECCANICO ANGOLARE DI SPIN, la cui unità di
misura è la costante di Planck ridotta= h/2π. Il momento angolare è definito come il
prodotto vettoriale tra il vettore posizione (rispetto alla stessa origine) e il vettore quantità di
moto: L= m x r x v (m= massa; rv= prodotto vettoriale che definisce la direzione in cui si
manifesta il momento). Protoni, elettroni e neutroni posseggono spin pari a ½ (rispetto ad h).
Si noti tuttavia che non si può parlare di “raggio dell’elettrone”, nè si può pensare che
l’elettrone realmente “ruoti” attorno al proprio asse, pertanto la definizione di spin data dalla
formula sopra è puramente formale: lo spin è una proprietà quantistica intrinseca
dell’elettrone! . Partendo dal presupposto che a grande distanza (>>r) la spira percorsa da
corrente è vista come un dipolo magnetico con intensità (dipolo= un magnetino costituito
dalle cariche ±g separate da una distanza “l” che possiede momento di dipolo: ),
allora se l’elettrone è una carica elettrica rotante, ne consegue che al momento meccanico
di spin è associato anche un MOMENTO MAGNETICO DI SPIN, denominato anche
MAGNETONE DI BOHR, rappresentato dalla formula
ed anche questo è una grandezza vettoriale che misura la capacità di un oggetto di
interagire con i campi magnetici. Anche questo può assumere solo valori multipli di ½
(rispetto a mB).
La costante di proporzionalità tra il vettore momento angolare ed il vettore momento
magnetico è detta RAPPORTO GIROMAGNETICO (costante propria dello specifico nucleo):
γ= μ / s
(m.magn.) (m. mecc.) MHz/T
Tuttavia, in risonanza magnetica si utilizza lo spin nucleare e non quello degli elettroni che,
anzi, risultano d’intralcio. Due o più particelle con spin di segno opposto possono appaiarsi
per eliminare gli effetti misurabili dello spin risultante. Un esempio è l'elio. Nella RMN, sono
gli spin nucleari spaiati ad essere importanti .
Solitamente nello studio dei tessuti umani, si considera l’idrogeno per la sua ampia
disponibilità (abbondanza naturale poiché ha tre isotopi e biologica poiché è contenuto per il
70% in media nel corpo umano). L’idrogeno è, infatti, presente nell’acqua libera, nell’acqua
legata a gruppi proteici (complessi idrogenati) e a catene lipidiche (gruppi alcolici). Affinché
abbia luogo il fenomeno fisico della RMN è necessario che lo spin sia diverso da
zero ed il nucleo dell’idrogeno - costituito da un solo protone, avendo spin semi-intero (½
h/2π) e carica elettrica positiva, ha un momento magnetico (μ) (parallelo allo spin) diverso da
zero. Le regole per determinare lo spin nucleare si possono così riassumere:
1) Se i protoni e i neutroni sono entrambi pari, allora il nucleo ha spin zero.
2) Se i protoni e i neutroni sono gli uni pari e gli altri dispari, allora il nucleo ha spin semi
intero (1/2, 3/2, 5/2).
3) Se i protoni e i neutroni sono entrambi dispari, allora il nucleo ha spin intero (1, 2, 3,).
Il nucleo dell’idrogeno si comporta, in pratica, come un microscopico dipolo. Esistono 3 tipi
di idrogeno: PROZIO (1 protone+1elettrone); DEUTERIO (1
protone+1neutrone+1elettrone) maggiore massa, c’è in
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