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Filosofia del diritto

Presocratici e età classica

Questione di Antigone e giustizia in Omero e presso la cultura classica.

Sofisti

  • Relativismo
  • Anticipazione del giusnaturalismo
  • Anticipazione del giuspositivismo
  • Anticipazione del contrattualismo

Socrate

  • Vita alla ricerca della sapienza e della verità
  • Metodo ironico-maieutico
  • Obbedienza alle leggi in quanto dovere morale ma anche in quanto approvate dal consenso dei cittadini.
  • Identificazione del criterio morale con la ragione

Platone

Provenienza aristocratica. L'assoluto è nel mondo delle idee (iperuranio).

Repubblica

Stato utopico diviso in tre categorie di cittadini (governanti filosofi, guerrieri custodi, artigiani e contadini) che persegue la giustizia quando le categorie si comportano come devono (così l'anima umana). Non sono necessarie leggi per limitare il potere dei governanti in questo stato perché i governanti agiscono solo per il bene.

Il Politico

Supremazia delle leggi. Un governo è migliore o peggiore di altri a seconda di come governa conformemente alle leggi. Il diritto è utile a rendere tollerabili i regimi politici esistenti (ma non sono buoni).

Le Leggi

Attribuzione di un valore morale e etico al diritto e alle leggi e quindi anche pedagogico-educativo (valore che proviene dalla ragione). La legge governa nello stato de "Le Leggi" in quanto è ragione.

Gli uomini sono marionette comandati da fili. Bisogna farsi comandare solo dal filo d'oro della Ragione, o legge comune dello stato. Nel "Minosse" (di dubbia originalità platonica) si dice che la legge è la scoperta dell'essere (corrispondenza fra l'ordine, kosmos, giuridico e quello ontologico cosmologico).

Aristotele

L'assoluto è immanente al mondo (forma legata alla materia). I fini dell'etica e della politica sono la felicità e il vivere bene. Giustizia come massima virtù ma da esplicarsi come sociale (con gli altri, ad alterum, pros heteron) e che si attua nella comunità (koinonia).

In ogni forma di società vi è giustizia (ciò la rende simile alla amicizia). La giustizia è virtù in quanto uguaglianza e in quanto giusto mezzo fra il compierla e il subirla (isotes emesotes).

Vi sono due modi di intendere la giustizia:

  • Dare a tutti secondo i propri meriti (distributiva)
  • Dare a tutti in ugual misura (sinallagmatica o commutativa)

Analizzata l'astrattezza e la generalità eccessiva della legge, Aristotele teorizza l'equità o epieikeia (esempio del rettangolo lesbio) ovvero quella forma di giustizia che permetta di correggere la legge ed adattarla ai casi particolari.

La sovranità della legge è l'unico requisito perché vi sia uno stato giusto. La legge è strumento di ordinata convivenza sociale. Le leggi giuste sono quelle emanate dalle tre forme di governo rette, ingiuste quelle emanate dalle degenerazioni. La rettitudine di una forma di governo è data dal fatto se essa segua o meno l'interesse generale. La legge ha la capacità di razionalizzare la politica. Ha il valore morale di essere espressione della ragione. Ci deve essere un'educazione del cittadino alle leggi.

Epicureismo

Vivere secondo natura: sfuggire il dolore e ricercare la felicità. Vivere di nascosto, lontano dagli affanni della politica (late biosas). Felicità = aponia e atarassia. Gli dèi si disinteressano degli uomini. La morte non è un problema, se c'è la morte non ci siamo noi.

In Lucrezio il saggio agisce giustamente (ma deve considerare che porti a lui benefici). Il diritto e la giustizia nascono dopo un primario "Stato di Natura" (more ferarum) da una tacita obbedienza ad un patto utilitaristico di non danneggiarsi a vicenda. Bene = Felicità (concezione Eudaimonistica).

Stoicismo

Vivere secondo Natura, intesa come leggi della natura universale (il Logos). Coincidenza di naturalità e razionalità della legge. Bisogna seguire il dovere, e questa è la vera libertà (esempio del cane legato al cocchio). Lo stoico mette le sue capacità al servizio della comunità/umanità. Cosmopolitismo.

In Cicerone, ispirato da Panezio, nel "de legibus" e nel "de Re Publica" si dice che l'unica vera legge è la Ragione. Lo ius civile è lex, intesa come lex Rationalis. La Res Publica è Res Populi, il popolo è legato in sé da un "vinculum iuris" concretizzato nel diritto e nell'interesse comune. Questi due non possono che essere giusti.

Il diritto ha funzione organizzativa e tutte le comunità e gli ordinamenti devono utilizzarlo (stato dei briganti-Istituzionalismo). I principi cardine sono: "a ciascuno il suo", honeste vivere, alterum non ledere. Si hanno tratti di giusnaturalismo e positivismo giuridico insieme.

Sant'Agostino

Prima Manicheo, poi scettico infine Vescovo Cristiano. In un primo momento afferma che la Legge vera è summa Ratio. La giustizia deve individuare i principi a cui ogni uomo deve sottostare e il giusto è solo colui che agisce secondo i principi di questa.

Nel Contra Faustum Manicheum divide la legge in Lex Aeterna (legge naturale) e Lex Temporalis (legge positiva degli uomini che vale in un determinato contesto spazio-temporale). La lex Aeterna è Ratio Divina e Voluntas Dei, che ordina di conservare l'ordine naturale delle cose. (contraddizioni: Abramo e Sodoma, Abimelech e la sposa di Abramo) Tra volontà divina e legge eterna non c'è sovrapposizione pacifica.

Nel De Civitate Dei (413) Agostino difende la legittimità del Cristianesimo dalle accuse rivoltegli da pagani dopo il sacco di Roma (410). Entra in contrapposizione con Pelagio (Morgan) e teorizza che non c'è salvezza per l'uomo senza Dio. L'uomo ha bisogno di Dio per distinguere il bene dal male. Agostino accetta la predestinazione dunque. Contrappone la città di Dio a quella impura degli uomini (dicendo anche che Roma, nata dal peccato, fratricidio di Remo, non è mai stato un vero stato). Senza Giustizia, allontanandosi dalla divinità, nessuno stato è un vero stato.

S. Tommaso

Riflessione sulla fede e diritto più pacata di quella agostiniana. Fu allievo di Alberto Magno -> Scolastica e Cristianizzazione di Aristotele. Teorizza inizialmente diversi tipi di legge:

  • Lex Aeterna (legge di competenza di Dio e delle gerarchie Angeliche);
  • Lex Naturalis (che prescrive il fare il bene e l'astenersi dal male, che noi possiamo conoscere della lex Aeterna con la ragione umana). La Lex Naturalis è data da Dio alla Natura. (risolve così la difficoltà agostiniana nel conciliare Voluntas Dei e ordine naturale).
  • Lex Humana - siccome non tutti gli uomini comprendono i principi della lex Naturalis, gli uomini devono darsi delle leggi, tratte ed ispirate alla legge naturale per due metodi:
    • Specificare via via ciò che la legge naturale lascia in modo astratto
    • Osservare utilizzando il principio di consequenzialità (osservazione dello Ius gentium)
  • Lex Divina - espressione della volontà di Dio che può essere compresa soltanto attraverso la rivelazione e non la ragione. Essa non contraddice la ragione ma spesso la ragione non riesce a capirla fino in fondo (casi dell'ordine di uccidere Isacco ad Abramo, caso degli Ebrei che rubano oro e argento agli egizi quando fuggono).

Le leggi che vanno contro i principi della legge Naturale non sono vere leggi ma Tommaso non dice di disobbedirle, a patto che il rispetto di esse non crei maggior danno all'Ordine Naturale della disobbedienza. La Legge Difforme è una sorta di quinto tipo di legge ed è quella ingiusta fatta da uomini che non si sono conformati ai principi della legge Naturale. Esistono però ipotesi in cui la legge naturale e divina tacciono, qui sta alla legge umana occuparsene e ai cittadini spetta obbedire a questa. Fare le leggi spetta a chi si prende cura di una comunità perfetta (autarchica e indipendente). È necessario che tutti conoscano la legge. Sta alla responsabilità dell'individuo seguire e fare o meno illecito.

Marsilio da Padova

È un filosofo aristotelico. L'uomo ha bisogno della polis e della società, ma non per necessità naturale, bensì per trovare vantaggio personale (prospettiva utilitaristica). Rifiuta le ingerenze ecclesiastiche che compongono solo una parte della società (i chierici). La comunità deve obbedire ad una legge dettata da tutti (universitas civium et valentior pars) e non da una parte sola, indirizzata al bene comune.

La legge deve avere anche la forza di costringere i dissenzienti ad obbedirle. Se coloro che devono obbedire corrispondono a chi fa la legge, non può sussistere il principio dell'ignorantia legis. Queste teorie ripropongono a livello teorico la struttura normativa dei comuni italiani (Padova). Marsilio si schiera con Ludwig di Baviera contro il Papa Giovanni XXII, nel conflitto papato-impero, e gli dedica il Defensor Pacis. Nel quale sostiene che il potere legislativo deve essere staccato dal potere esecutivo imperiale e che il sovrano deve essere soggetto al controllo della comunità tramite la legge. Ludwig si fa incoronare dal popolo: il potere è del popolo romano e viene dunque dal basso (Dante) (Rex Romanorum). Marsilio anticipa il Giuspositivismo perché ciò che rende valida la legge non è il contenuto ma l'autorità che la pone. La valentior pars è la parte prevalente (prospettiva sia qualitativa che quantitativa, ma non una di queste sola).

La legge può essere:

  • Lex Divina: espressa da una qualsivoglia autorità divina (indirizzata alla salvezza ultraterrena)
  • Lex Umana: espressa dal legislatore umano che cerca di trovare il fine migliore per la comunità, minacciando sanzioni o dando premi.

Marsilio si rifà alla teoria delle due felicitates dantesche. Il potere legislativo è il potere supremo.

Bodin

Contesto socio-politico della Francia dei conflitti di Religione fra cattolici e ugonotti. Si discuteva se fosse possibile...

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

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