Gestione e finanza
Informazione storica e informazione prospettica
Il bilancio d’esercizio da solo, è spesso inadatto per prendere corrette decisioni economiche, in quanto:
- Manager, imprenditori e investitori necessitano di conoscere la prevedibile evoluzione dei progetti di investimento dell’impresa.
- Finanziatori e creditori desiderano avere informazioni sulla capacità dell’impresa di rimborsare i propri debiti in futuro.
L’informazione del bilancio rischia di nascere già “vecchia” in quanto riguarda dinamiche del passato, quando invece i principali stakeholder aziendali necessitano di informazioni prospettiche. Esiste quindi un chiaro trade-off tra affidabilità dell’informazione storica e rilevanza dell’informazione prospettica.
Molto spesso la mancanza di una corretta pianificazione è dovuta al fatto che questa possa rivelarsi per alcune realtà un processo molto costoso, esponendo anche l’azienda stessa a rischi di intercettamento da parte dei concorrenti delle proprie mosse. Solo da un certo livello dimensionale in poi la complessità della gestione obbliga l’azienda ad adottare un sistema di pianificazione e controllo.
Per informazione prospettica possiamo intendere l’insieme di tutti i dati e le notizie aventi come riferimento il futuro dell’azienda, sia di natura quantitativa che qualitativa. Esse devono rappresentare la migliore stima delle prospettive future, sulla base delle informazioni e conoscenze disponibili.
Business plan e pianificazione finanziaria
Il business plan è un elaborato che illustra la prevedibile evoluzione di una determinata attività economica ed ha una doppia finalità:
- Interna: per analizzare la conseguenza delle scelte strategiche imprenditoriali e per controllare il raggiungimento degli obiettivi aziendali.
- Esterna: per presentare il progetto ai terzi, principalmente allo scopo di reperire mezzi finanziari da potenziali nuovi soci, banche e altri finanziatori.
Possono essere predisposti diversi business plan in base alla fase di vita del progetto o dell’impresa:
- Nei casi di start-up, si rivolge principalmente alla ricerca di investitori, mette in risalto la creazione di valore dell’iniziativa e le sue potenzialità nel breve periodo.
- Nei casi di crescita, di acquisizione o buy-out, si rivolge sia all’interno che all’esterno e mirerà ad analizzare la sostenibilità finanziaria e la creazione di valore.
- Nei casi di ristrutturazione o turnaround, rivolgendosi al sistema bancario, tenderà a focalizzare la capacità di rimborso del debito e di copertura degli oneri finanziari.
Il business plan è generalmente formato da:
- Sintesi preliminare (Executive Summary)
- Descrizione generale della società
- Descrizione del prodotto/servizio
- Analisi del mercato
- Management e organizzazione
- Piano operativo (Action Plan)
- Piano economico finanziario
- Fonti finanziarie di copertura
Il piano economico finanziario (PEF) è il cuore numerico del business plan e consiste nella:
- Predisposizione di un CE, SP e RF prospettico
- Calcolo dei flussi di cassa prospettici
- Analisi di sostenibilità finanziaria e determinazione del valore
Conto Economico Stato Patrimoniale Rendiconto Finanziario:
- Valore e costi della produzione
- Liquidità ad esigibilità crescente (Metodo indiretto OIC 12)
- Costi fissi e variabili (Mdc)
- Liquidità ad esigibilità decrescente (Metodo diretto OIC 12)
- Costo del venduto Utilizzo finanziario Top down
Conto economico ART.2425 C.C: Il valore aggiunto in questo schema ha un significato importante perché al di sopra abbiamo tutto ciò che è esterno all'azienda. I vantaggi di questo schema sono che è semplice, universale e permette il calcolo dell' EBIT ed EBITDA; rende omogenea la gestione caratteristica dell'impresa togliendo tutto ciò che può dipendere dal settore o dallo stato in cui l'impresa si trova.
Conto economico a costi fissi e variabili
Lo schema a costi fissi e variabili permette il calcolo del break even point. Possiamo distinguere i costi variabili sulla base della loro natura, ottenendo un margine di contribuzione, che il percentuale sui ricavi di vendita ha un significato importante, al di sotto del margine ci sono tutti i costi che non variano.
Differenze con lo schema civilistico: Prima avevamo il costo del personale unico, qui è suddiviso in due. Il costo della manodopera diretta va tra i costi variabili, costi del personale che fanno parte della parte amministrativa sono invece costi fissi.
Conto economico a costo del venduto
Con il conto economico a costo del venduto distinguiamo le tre gestioni caratteristiche: industriale, commerciale ed amministrativa; per le aziende industriali conta la valutazione del primo margine. La parte inferiore di questi schemi è sempre uguale.
Stato patrimoniale a utilizzo finanziario
L'Attivo Fisso Netto è una componente di attivo immobilizzato uguale a quella che si trova nel codice civile: immobilizzazioni immateriali, materiali e finanziarie al netto dei relativi fondi. Il Patrimonio Netto dello schema è uguale all'aggregato presentato nello schema di codice civile. Cambiano invece gli altri due macro aggregati con il vantaggio che in questo schema vengono compensate poste attive e passive con la stessa ratio, suddividendo le imposte commerciali da quelle finanziarie.
1. CCN è la somma dei crediti commerciali e magazzino, al netto dei debiti commerciali. Il vantaggio dello schema è la creazione di un parametro CCN che è un dato molto usato nella pratica commerciale internazionale.
2. PFN non si trova nello schema del codice civile, rappresenta la somma di tutte le componenti finanziarie dell'impresa. Tutti i debiti di natura finanziaria a cui togliamo la cassa. L'obiettivo ultimo di questo schema è avere nella parte destra dello Stato Patrimoniale voci composte solo da capitale proprio e debiti di natura finanziaria in modo da permettere un confronto immediato tra debito ed equity. Sommando i due aggregati posso determinare direttamente il capitale investito all'interno dell'impresa.
Rendiconto finanziario TOP-DOWN
L'obiettivo del rendiconto è quello di dare informazioni sul fatto che si stia generando o assorbendo cassa, se un'azienda sta facendo utili non è detto che stia comunque al contempo facendo cassa.
- Se il FCF è negativo, ma deriva da nuovi investimenti ha un significato di un certo tipo, genero cassa nella gestione ordinaria ma essendo in fase di espansione spendo di più di ciò che si crea.
- Se il FCF è negativo, ma sto disinvestendo, vuol dire che si sta distruggendo cassa.
Il FCF è al centro di ogni ragionamento in quanto da una fotografia della performance dell'impresa, rappresenta la capacità di generare un flusso di cassa sotto al quale c'è tutta la parte destra dello stato patrimoniale. L'analisi del FCF ci permette di capire come interagiscono fra loro gestione corrente, gestione del CCN e gestione degli investimenti. La gestione corrente nasce con un criterio di competenza, mentre il FCF è cassa.
Margine operativo lordo – Imposte ± Variazioni di CCN ± Variazioni di investimenti = Free Cash Flow (FCF)
La differenza tra una entrata e ricavo fa sorgere diverse discrepanze:
- Il primo problema di traduzione tra competenza e cassa è che quando emetto fattura ho un ricavo, ma non è detto che questo ricavo diventi entrata.
- Il costo è un costo quando effettivamente lo ricevo (quando ricevo una fattura e posso registrare il costo dell’esercizio). Non è detto che questo costo lo debba pagare immediatamente.
Il magazzino è ciò che si tiene per far fronte a incrementi di domanda o altro. Debiti, crediti e magazzino non sono altro che una conformazione. Un CE ipotetico di un’azienda che paga e la pagano per cassa e con magazzino zero, avrebbe un CE e una gestione del CCN identici. C’è un settore che si avvicina a questo. La grande distribuzione ha che i debiti sono maggiori di crediti e magazzino. Ma solo in questo caso. Un’azienda normale ha clienti che pagano in 90 giorni, io pago i fornitori in 60 e un periodo medio in cui il magazzino è fermo. Ci sono dei ritardi tra il momento in cui emetto la fattura e si crea il credito e il momento in cui questo viene pagato.
Le aziende che lavorano con la pubblica amministrazione sono quelle che sono messe peggio da questo punto di vista. Ai nostri fini dobbiamo calcolare le variazioni di CCN. La gestione operativa è semplice. Il CE lavora con flussi. Lo SP lavora con fondi. MOL – imposte va già bene come significato. Ciò che dobbiamo interpretare a livello di variazioni che derivano dal CCN e CFN sono più difficili, perché il segno dipende dal fatto che parliamo di attivo o passivo, che incrementano o decrementano. L’aumento dei crediti commerciali o magazzino assorbono cassa. Al contrario l’aumento dei debiti.
La mia impresa ha un MOL che è ricavi – costi, poi ci sono le variazioni di CCN. Le variazioni servono a compensare il fatto che ci possano essere cambiamenti tra il momento in cui riceve o emette fatture e il momento in cui incassa o paga. Es. un’azienda ha 90 di TMI e 60 di TMP. Se emetto fattura il 30/11 mi pagheranno il 28/2 e quindi nel CE 2016 ho una fattura emessa il cui pagamento però avverrà nel 2017. Ho un ricavo che non rappresenta un’entrata. E viceversa con le fatture pagate. tutte le fatture emesse dal 15/3 e pago o incasso fatture che ho emesso o ricevuto alla fine dell’anno prima hanno naturale contezza nel corso dell’esercizio. Devo prendere la variazione CCN è il filtro per la traduzione in cassa.
Anche riguardo agli investimenti dovremmo guardare alle variazioni. Prenderemo i saldi al 31/12 e quelli al 1/1. Se acquista il segno è meno, se dismetto il segno è più. Aumenta un attivo Impiego -Diminuisce un attivo Fonte +Aumenta un passivo Fonte +Diminuisce un Impiego -passivo
Il piano economico finanziario è lo strumento di pianificazione, alla base di ogni business plan, per programmare i flussi di cassa in entrata e in uscita in un determinato periodo di tempo programmato. Il primo esercizio viene definito budget finanziario, se di brevissimo periodo anche budget di cassa anche se è sempre un prospetto fonte-impieghi. Il piano finanziario è strettamente correlato al piano economico, piano degli investimenti e disinvestimenti ed altri programmi di gestione per la determinazione dei fabbisogni e della conseguente capacità di finanziamento.
Conto economico prospettico
Il piano commerciale viene predisposto dalla funzione commerciale sulla base degli obiettivi strategici e di mercato decisi dal top management e comprende:
- Piano delle vendite: Determinano i volumi e prezzi di vendita.
- Piano dei costi commerciali: Determina i costi del personale diretto e indiretto, le spese di pubblicità e promozione e le spese di assistenza clienti.
Piano delle vendite: Le previsioni relative alla vendita dei prossimi esercizi devono essere predisposte dal reparto commerciale, tenendo conto dei recenti andamenti, delle consuetudini commerciali e delle previsioni macroeconomiche di settore. L’iter di formazione del piano delle vendite può essere schematizzato in una serie di operazioni correlate fra loro e sequenziali:
- Formulazione della previsione delle quantità vendibili per ogni prodotto.
- Calcolo del prezzo di vendita (pricing) per ogni prodotto.
- Valorizzazione delle previsioni di vendita (prezzo x quantità).
- Decisione sulla politica degli sconti.
Questo procedimento deve essere svolto per ogni singolo prodotto e mercato di riferimento.
Le quantità vendibili
Per potere stabilire quali quantità di prodotto/servizio siano vendibili, sarebbe opportuno poter disporre di alcune analisi generali di mercato, sia di tipo economico che di tipo tecnico. Occorre comunque sempre mantenere un livello di coerenza con i quantitativi venduti in passato se non si è in fase di start up.
Previsioni sul prezzo di vendita
Esistono variabili di tipo esterno e di tipo interno che incidono sul pricing che è inversamente proporzionale alle quantità vendute, a parità di ogni altro elemento.
Quantità da produrre & magazzino prodotti finiti
Determinate le quantità che si prevede di collocare sul mercato, sarà opportuno stimare la dimensione ottimale delle scorte di prodotti finiti in base a:
- Costi di detenzione e impegno finanziario connesso.
- Stagionalità della domanda del prodotto.
- Tempi e costi di trasporto.
- Obsolescenza tecnica del prodotto.
Stabilite le quantità ottimali di prodotti finiti, le quantità da produrre nel periodo saranno calcolate per differenza dalle quantità vendibili. Una volta determinate le quantità ottimali di prodotti finiti, occorrerà valorizzarle: si utilizzerà il minore tra il prezzo di mercato e costi di produzione del venduto. La differenza tra rimanenze iniziali (-) e finali (+) di prodotti verrà inserita nel conto economico prospettico in aumento o diminuzione dei ricavi netti di vendita per formare il Valore della produzione.
Valore della produzione
Una volta in possesso dei quantitativi previsti di vendita e dei relativi prezzi, si può procedere con il loro prodotto e la determinazione del fatturato lordo. Sottraendo dai ricavi lordi la scontistica applicata si ottiene il fatturato netto. Sottraendo dal fatturato netto le variazioni di magazzino si ottiene il valore della produzione, base 100 del conto economico prospettico.
Piano dei costi commerciali
Le previsioni dei costi di produzione si snodano attraverso quattro analisi distinte ma complementari, ovvero:
- Pianificazione del processo produttivo.
- Acquisti delle materie prime da pianificare.
- Calcolo delle rimanenze finali di materie prime.
- Calcolo delle rimanenze finali di semilavorati.
Occorre preliminarmente scegliere lo schema di riclassificazione e il sistema di contabilità industriale da seguire: costo del venduto, margine di contribuzione e conoscere il sistema di produzione.
Le modalità di produzione dipendono principalmente da tre fattori:
- Il tipo di prodotto.
- Tipo di lavorazione.
- Il numero di fasi di lavorazione.
Gli acquisti di materie prime si suddividono di norma in tre gruppi (materie prime, materiali di lavorazione e parti di ricambio), nella pianificazione occorre misurare il costo standard unitario ovvero le quantità fisiche di materia prima necessaria per ottenere una singola unità di prodotto dalla distinta base. Una volta determinati i consumi standard, le quantità di materie prime da acquistare e le quantità da produrre saranno:
Quantità materie prime = Consumo standard x Quantità da produrre
Una volta calcolate le materie prime da acquistare, il totale acquisti di periodo sarà pari al prodotto tra:
Quantità materie prime x Prezzo materie prime = Tot. acquisti materie prime
Ci sono settori merceologici dove il prezzo di acquisto della materia prima è di importanza fondamentale per l’economicità della gestione e la relativa decisione sulla quantità di materie da mantenere in scorta dipende da numerosi fattori. Una volta identificate le quantità ideali di materie prime da detenere e la quantità di semilavorati residui, la valorizzazione avverrà sulla base del prodotto tra i quantitativi e il costo delle materie o semilavorati.
Per determinare il costo della manodopera diretta occorre stimare due parametri principali:
- La stima numerica dell’organico necessario per portare a termine la produzione programmata, mediante il calcolo delle ore standard per unità di prodotto.
- Il costo medio di ogni singola unità di organico derivante dai contratti nazionali e dal costo di lavoro effettivo.
Quantità da produrre x Ore standard per prodotto = Ore totali di lavorazione
Ore totali di lavorazione / Ore medie addetto all’anno = Numero addetti produzione
N° addetti produzione x Costo medio annuo organico = Costo manodopera diretta
Gli altri costi diretti di produzione fanno riferimento a lavorazioni esterne, costi di energia, materiali ausiliari e altri costi di produzione.
Costi variabili di vendita
In questa sezione trovano collocazione costi di natura variabile collegati alle vendite di prodotto e servizi quali:
- Costi di trasporto e logistica
- Provvigioni degli agenti
- Royalties, bonus ai dipendenti
- Sconti non previsti in fattura e premi
Margine di contribuzione
Sottraendo dal valore della produzione il totale dei costi diretti di produzione si ottiene il margine di contribuzione. Questo margine è assai importante in quanto permette di determinare il grado di marginalità aziendale a copertura dei costi fissi ed il relativo punto di pareggio. Sono esclusi da questo calcolo gli ammortamenti in quanto considerati costi fissi.
Costi di struttura
Hanno una natura prevalentemente fissa, anche se un serio incremento dei volumi di produzione e della complessità aziendale avrà un impatto sulla loro determinazione. La componente discrezionale legata alla quantificazione dei detti costi dipende dalla loro natura.
EBITDA (Margine Operativo Lordo)
Una volta detratti dal margine di contribuzione i costi di struttura otteniamo l’EBITDA, parametro molto utilizzato per misurare la redditività della gestione caratteristica dell’impresa al lordo degli ammortamenti.
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