Estratto del documento

Appunti di finanza straordinaria

Pianificazione e business plan

  • Operazioni straordinarie
  • Fonti di finanziamento
  • Private equity e venture capital
  • Crisi d'impresa e risanamento

Capitolo 1 – Business plan e pianificazione

Il Business Plan è un elaborato che illustra la prevedibile evoluzione di una determinata attività economica o progetto imprenditoriale, vuoi in fase di avvio, vuoi in fase di sviluppo, vuoi per operazioni straordinarie.

Il Business Plan ha una doppia finalità:

  • Interna: Per analizzare la conseguenza delle scelte strategiche imprenditoriali e per controllare il raggiungimento degli obiettivi aziendali.
  • Esterna: Per presentare il progetto ai terzi, principalmente allo scopo di reperire mezzi finanziari da potenziali nuovi soci, banche e altri finanziatori.

Il Business Plan è diverso a seconda della fase di vita in cui si trova un’impresa:

  • Predisposto nei casi di start-up, rivolgendosi principalmente alla ricerca di investitori, punterà a informazioni e a descrizioni che mettano in risalto la creazione di valore dell’iniziativa e le sue potenzialità nel breve-medio periodo.
  • Predisposto per operazioni di crescita, di acquisizione o di buy-out, rivolgendosi sia all’interno sia all’esterno, mirerà ad analizzare la sostenibilità finanziaria e la creazione di valore dell’iniziativa.
  • Predisposto per operazioni di ristrutturazione e turnaround, rivolgendosi prevalentemente al sistema bancario, tenderà a focalizzare la capacità di rimborso del debito e/o di copertura degli oneri finanziari.

In sintesi: I finanziamenti che l’azienda mira a reperire mediante un business plan sono sia a titolo di capitale (investitori) che di debito (finanziatori), i primi hanno come obiettivo la creazione del valore nel tempo mentre i secondi hanno come obiettivo prestare denaro per ricevere denaro e avere un rendimento sotto forma di tasso di interesse la cui entità è proporzionale al rischio.

Gli investitori sono quelli che condividono il rischio aziendale, mentre i finanziatori condividono anche loro il rischio ma hanno un vincolo di restituzione, perché la legge sancisce che l’azienda ha l’obbligo di restituire il capitale, mentre gli investitori no quindi partecipano successivamente ai flussi di cassa, però hanno un rendimento superiore.

Gli investitori sono:

  • Operatori di Venture Capital e Private Equity (raccolgono denaro per investire principalmente in aziende non quotate)
  • Investitori istituzionali (fondi pensione)
  • Mercato (borsa dove le aziende quotate possono lanciare aumenti di capitale cercando sottoscrittori)
  • Privati (famiglie)

I finanziatori sono:

  • Banche commerciali
  • Istituti a medio termine
  • Leasing e factoring
  • Mezzanine Investors (investitori in parte di debito e in parte di equity che investono in operazioni importanti)
  • Fondi di Private Debt

Questi hanno la stessa funzione dei fondi di Private Equity solo a titolo di debito. La differenza con le banche riguarda il fatto che l’attività bancaria è un’attività molto regolata in quanto ci sono istituzioni che pongono limiti di funzionamento per i quali il costo del denaro e la quantità è proporzionale allo stato delle aziende, mentre questi fondi non sono regolati e non hanno a che fare con vincoli.

Contenuto del business plan

Sintesi preliminare

Nella Sintesi Preliminare occorre riportare una breve ma efficace sintesi dei contenuti del Business Plan. È una sorta di “anteprima” di quelli che saranno i contenuti analizzati in dettaglio nelle apposite sezioni in cui il documento è articolato ove è opportuno selezionare i “contenuti-chiave” del piano, con:

  • La descrizione sintetica dell’azienda, limitandosi alla denominazione sociale, all’attività svolta, ai dati maggiormente significativi in grado di delinearne la dimensione e la recente evoluzione.
  • La descrizione sintetica del progetto, in cui risultino evidenti, oltre ai contenuti e agli obiettivi del progetto stesso, le principali azioni che si intende porre in essere per la sua realizzazione e i principali risultati attesi.

Descrizione della società

  • Principali cenni storici: costituzione, eventi con maggiore evidenza (fusioni, acquisizioni, ecc..)
  • Assetto proprietario e soggetti promotori (start-up)
  • Principali dati economico finanziari storici (ricavi, EBITDA, utili netti, patrimonio netto, indebitamento finanziario), ecc..

Descrizione del prodotto e analisi del mercato

È necessario spiegare bene ciò che l’azienda produce in termini di prodotto o servizio ed il mercato di riferimento:

  • Il prodotto o il servizio devono essere bene descritti anche con riferimento alle caratteristiche fisico-tecniche, alle tecnologie utilizzate ed al rispettivo livello di innovazione.
  • Il mercato target, ovvero chi siano l’insieme di clienti reali o potenziali ai quali si rivolge l’offerta dell’impresa, ivi compresi i concorrenti diretti e indiretti e la loro evoluzione.
  • Altre informazioni sull’ambiente competitivo (Strategie, differenziazione, economie di scala sui costi, ecc..)

Management e organizzazione

Occorre descrivere bene la struttura e le competenze del management e l’organizzazione.

Piano operativo

Contiene la descrizione del progetto:

  • Se la società è in start-up vengono inclusi i passi fondamentali dell’evoluzione del progetto e i principali step.
  • Se si tratta di sviluppo viene illustrata l’operazione straordinaria di riferimento, i tempi, le modalità…

Il piano economico-finanziario

Il Piano Economico Finanziario è il “cuore” numerico del Business Plan, si compone di:

  • Conto economico, stato patrimoniale e rendiconto finanziario prospettico.
  • Calcolo dei flussi di cassa prospettici.
  • Analisi di sostenibilità finanziaria e determinazione del valore.

Conto economico

  • Conto economico a valore e costi della produzione (art 2425). I costi sono suddivisi in fattori esterni e interni.
  • Conto economico a costo del venduto. I costi sono suddivisi in base alla loro natura e provenienza, quindi in industriali, commerciali e amministrativi.
  • Conto economico a costi fissi e variabili.

Stato patrimoniale

  • Stato patrimoniale civilistico (articolo 2424). Le attività e le passività sono suddivise in breve (entro 12 mesi) e a medio/lungo (oltre 12 mesi), la differenza è il patrimonio netto che rappresenta il controllo dei soci.
  • Stato patrimoniale a utilizzo finanziario. In questo schema nella parte alta è simile al precedente ma cambia la parte bassa, questo permette di avere sotto controllo alcuni indici che in sede di programmazione e contatto con terzi sono fondamentali, ovvero la posizione finanziaria netta e il capitale circolante netto. Sono due parametri di stock di uso comune.

Il capitale investito sarà sempre inferiore al totale attivo, perché vi è il capitale circolante netto che è un elemento di breve termine dato da attivo a breve meno passivo a breve (solo di tipo commerciale). Oppure può essere ottenuto sommando crediti commerciali e magazzino e sottraendo i debiti commerciali.

Il capitale investito è quindi inferiore al totale passivo, perché la posizione finanziaria netta (debt) è la somma dei debiti finanziari a breve verso banche e istituti di credito e delle poste finanziarie a medio/lungo verso enti finanziari, a questo si toglie le disponibilità liquide (casse, banche e titoli immediatamente liquidabili). La linea guida di questa classificazione è la differenziazione tra poste commerciali e finanziarie, questa è utile perché il rapporto D/E è immediatamente calcolabile come PN/PFN.

Le poste tributarie si aggiungono al CCN (alcuni la chiamano posizione tributaria netta) e il fondo TFR anche, con il segno meno. Ma il TFR è una parte del costo del lavoro che l’azienda accantona ogni anno e quindi diventa un debito a lungo verso i dipendenti, alcune aziende non hanno il fondo TFR in quanto viene liquidato ad un fondo esterno. Nel primo caso i soldi rimangono nell’azienda per cui è come se il dipendente facesse un prestito all’azienda e poi richiedesse il debito, quindi può essere visto come un finanziamento. Per cui certamente è un debito a medio/lungo e può essere messo nella PFN o nel CCN. Nel momento in cui un’azienda non ha debito ma ha solo molta liquidità, nello schema la PFN si trova in dare.

Rendiconto finanziario

È un documento di flusso, questo non è quello dell’OIC 12 perché è top down, parte dall’EBITDA e toglie. In questo caso si parte dall’EBITDA, si aggiunge l’ammortamento e si sottraggono le imposte. Dopo di che il circolante traduce il flusso di competenza del conto economico in un flusso di cassa. Poi c’è la parte che riguarda gli investimenti e trovo il free cash flow, che è la misura più importante per capire se un’azienda genera o assorbe liquidità. Questo è il flusso di attualizzare per il calcolo del VAN. Se genera cassa questa serve per pagare gli oneri finanziari e rimborsare i finanziatori. Infine ottengo il flusso di cassa che è a servizio dell’azionista, questo può essere distribuito o lasciato nell’azienda. Però conto economico e rendiconto sono legati, perché non si può distribuire dividendi se non ho utile di esercizio, con il rendiconto si capisce se quello distribuito lo sto prendendo in prestito dalle banche o dalla liquidità che si è creata.

Quindi il free cash flow:

  • Misura la creazione di valore mediante l’attualizzazione dei FCF prospettici.
  • Misura la sostenibilità finanziaria mediante indici di copertura e altri parametri.

A questo punto passiamo dal piano alla pianificazione annuale, il primo esercizio del piano è il BUDGET.

Il Piano Economico Finanziario è lo strumento di pianificazione, alla base di ogni Business Plan, per programmare i risultati e i flussi di cassa in entrata e in uscita in un periodo di tempo programmato. Il primo esercizio viene definito Budget Finanziario; se è di brevissimo periodo viene definito Budget di Cassa, anche se è sempre un prospetto Fonti–Impieghi.

Il Piano Finanziario è strettamente correlato al piano economico, al piano degli investimenti e disinvestimenti ed agli altri programmi di gestione, di cui costituisce la necessaria fase di completamento, per la determinazione dei fabbisogni e della conseguente capacità di finanziamento. Nella pratica consiste nella redazione di più bilanci di esercizio previsionali, integrati dalla previsione dei flussi di cassa.

La lunghezza della tempistica del business plan dipende dalla tipologia:

  • Se predisposto nei casi di start-up, prevede solitamente tempi abbastanza lunghi per potere esprimere una completa valorizzazione (sino a 10 o più anni).
  • Se predisposto per operazioni di crescita, di acquisizione o di buy-out, prevede periodi di tempo variabili ma di solito non eccedenti i 3–5 anni.
  • Se predisposto per operazioni di risanamento e turnaround, prevede periodi di tempo necessari per potere non azzerare completamente ma ridurre fortemente l’indebitamento finanziario. Anche solitamente non più di 3–5 anni.
  • Nel Project Financing i piani possono riguardare un periodo molto lungo, pari alla concessione (25–50 anni). Questo sono operazioni che hanno come obiettivo la costruzione di una infrastruttura ad uso pubblico, la durata è lunga perché si prevede per la durata della concessione.

La proiezione dopo i 3–5 anni diventa sintetica su chiavi predefinite (margine EBITDA, ecc..). La proiezione analitica si fa nei primi anni ed una previsione che identifica costo per costi, quella sintetica è un copia incolla che segue un certo numero di anni.

La predisposizione di un piano economico si compone di alcune fasi, si parte da una situazione aziendale e ci si occupa di:

  • Previsione dell’evoluzione del mercato e dell’ambiente esterno.
  • Obiettivi del piano di risanamento.
  • Determinazione della strategia aziendale.

Dopo di che si elaborano i programmi di azioni e gli obiettivi per centro di responsabilità, infine si valuta la raggiungibilità degli obiettivi e si approva il piano. Per predisporre il piano è necessario predisporre un piano commerciale con gli obiettivi di vendita, un piano di produzione e un piano degli investimenti e disinvestimenti.

Capitolo 2 – Conto economico prospettico

Una volta predisposti i Piani commerciali, di produzione, dei costi di struttura e degli investimenti/disinvestimenti, si può incominciare la costruzione del PEF vero e proprio, incominciando dal Conto Economico.

A seconda del criterio di riclassificazione del conto economico, possiamo utilizzare la classica distinzione tra costi variabili e costi fissi, con il margine di contribuzione, oppure tra costi diretti e indiretti, con il margine lordo industriale, e commerciale. Ogni azienda utilizza lo schema più confacente alle proprie caratteristiche. Noi utilizzeremo uno che è intermedio a quello civilistico e quello a margine di contribuzione, utile al fine di trovare il BEP.

Fatturato

Nel Conto economico, si incomincerà sempre dalle previsioni di prima riga, ovvero il fatturato, a sua volta da dividere in quantità e prezzi. Abbiamo a disposizione due approcci:

Un approccio analitico per ogni prodotto: prevedo le quantità vendibili e i prezzi, moltiplicando trovo il fatturato.

Approccio analitico

È necessario predisporre il piano commerciale che viene predisposto dalla funzione commerciale sulla base degli obiettivi strategici e di mercato decisi dal top management e comprende:

  • Piano delle vendite, che determina per il prossimo periodo:
    • I volumi di vendita.
    • I prezzi.
  • Piano dei costi commerciali, che determina:
    • Le spese del personale diretto e indiretto.
    • Le spese di pubblicità e promozione.
    • Le spese di assistenza clienti.

Le previsioni relative alla vendite dei prossimi esercizi debbono essere predisposte dal reparto commerciale, tenendo conto dei recenti andamenti, delle consuetudini commerciali e delle previsioni macroeconomiche e di settore. L’iter di formazione del piano delle vendite può essere schematizzato in una serie di operazioni sequenziali e tra di loro strettamente correlate quali:

  • Formulazione delle previsioni delle quantità vendibili per ogni prodotto.
  • Calcolo del prezzo di vendita (pricing) per ogni prodotto.
  • Valorizzazione delle previsioni (prezzi x quantità).
  • Decisioni sulla politica degli sconti.

Il tutto prodotto per prodotto e/o mercato per mercato. Per potere stabilire quali quantità di prodotto/servizio siano vendibili, sarebbe opportuno poter disporre di alcune analisi generali di mercato, sia di tipo economico, sia tecnico. L'analisi economica mira a riscontrare se il prodotto /servizio in esame si trova in una fase di avvio, di sviluppo, di maturità o di declino. Tale analisi può essere condotta sia internamente, sia attingendo ai dati di enti e società specializzate (Istat, Camere di commercio, Nielsen AC, ecc.).

L'analisi di tipo tecnico tende a individuare gli aspetti tendenziali sul mercato di sbocco in cui l'impresa si trova ad operare al fine di conoscere i prodotti concorrenti e alternativi e i potenziali consumatori. Occorre coerenza con gli andamenti dei quantitativi venduti in passato (se non in fase di Start-Up). La determinazione del prezzo di vendita è uno dei problemi più complessi in quanto esistono variabili di tipo esterno (elasticità della domanda, stato della concorrenza, inflazione, tassi di cambio, vincoli legislativi, legami con prodotti concorrenti o alternativi, ecc.) e di tipo interno (costi variabili di produzione, costi di struttura, ecc.).

Il pricing è inversamente proporzionale alle quantità vendute, a parità di ogni altro elemento. Le tecniche utilizzate per il pricing sono diverse: full costing, price minus, ecc. La determinazione del prezzo di un prodotto o servizio “nuovo” è particolarmente problematica. La stima dei ricavi attesi può risultare particolarmente impegnativa se l’azienda non produce per il magazzino ma su commessa. Potrebbe risultare preferibile un approccio bottom–up, piuttosto che top - down. L’approccio bottom-up determina i ricavi attesi sulla base degli specifici dati aziendali consuntivati e di quelli stimati.

Approccio sintetico

Quando il numero di anno aumenta (più di 4 anni) una previsione analitica può essere abbandonata e utilizzare un approccio sintetico utilizzando il fatturato. L’unica previsione fattibile è prevedere un tasso di crescita con le vendite dell’esercizio precedente. Non applicabile per le società in start-up. Il tasso di crescita deve essere ragionato e plausibile per ogni esercizio prospettico.

Determinate le quantità che si prevede di collocare sul mercato, sarà opportuno stimare la dimensione ottimale delle scorte di prodotti finiti, in base ai:

  • Costi di detenzione e di stoccaggio (energia, sorveglianza, trasporti interni, occupazione spazi, ecc.).
  • Impegno finanziario connesso.
  • Stagionalità della domanda di prodotto.
  • Tempi e i costi di trasporto esterno e/o di montaggio.
  • Obsolescenza tecnica del prodotto, ecc.

Devo identificare la variazione del magazzino prodotti finiti, perché se partiamo dai ricavi per arrivare al valore della produzione devo determinare la differenza dei prodotti finiti come differenza tra il valore di stato patrimoniale dell...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/09 Finanza aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stefano.ceschin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di finanza straordinaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Santini Renato.
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