FILOSOFIE DELLA PENA 20/02/2013
Racconto di Claude Levi Strauss “Tristi tropici”
Nato nel 1908 e morto nel 2009. Claude Levi Strauss è il fondatore di due cose:
1) Dell’antropologia moderna ossia l’antropologia sul campo, non l’antropologia
modello Durkheim, antropologo da camera, poiché uno dei suoi libri più importante
è “le Forme elementari dell’antropologia religiosa”, che si occupa di aborigeni
australiani, ma è stato concepito nella sua stanza, utilizzando resoconti altrui,
perché un aborigeno australiano non l’ha mai conosciuto. Questo tipo di
antropologia non si sporca le mani, non entra in contatto con le persone che
compongono una cultura diversa dalla propria. Strauss invece è l’autore di viaggi, e
inizia un libro esprimendo “Odio i viaggi e gli esploratori, ed ecco che mi accingo a
raccontare le mie spedizioni”.
Antropologia scientifica=fare analisi di altre culture sul campo, sul territorio, con
contatto con la cultura.
2) Della corrente dello strutturalismo facendo riferimento a Durkheim, un proto-
strutturalista, sia ad altri prevalentemente francesi ma non soltanto, strutturalisti veri
e propri.
Lo strutturalismo = la prevalenza della maggiore forza delle strutture sociali nei
confronti dell’individuo. L’idea è che le strutture sociali sono superiori all’individuo,
poiché noi nasciamo in una struttura già consolidata, parliamo una lingua già
individuata, spesso aderiamo ad una religione tramandata dai nostri genitori, ad un
sistema giuridico tramandato, siamo influenzabili dalle mode, dagli orientamenti
culturali ecc. Durkheim è un proto-strutturalista poiché questa idea è espressa
nell’idea di coscienza collettiva. Un’a-percezione strutturalistica si ritrova anche nel
pensiero di Carl Marx.
Strauss fa riferimento non solo alle strutture economiche, ma anche a tutte le altre
strutture sociali.
Il nome per designare questo insieme di strutture è cultura.
Se le strutture sociali (linguistiche, le prime individuate da Strauss, giuridiche,
politiche, religiose ecc.) sono individuate in questo modo, significa che non è
possibile isolare un campo di cultura, e ritenere che questo campo di cultura sia
univoco. Legame tra regole di comportamento e regole religiose.
L’aspetto preoccupante sottolineato da Durkheim in un testo è che vi è necessità di avere
la mente aperta, e si è svegli se non si ragiona per compartimenti stagni. Una testa ben
fatta è una testa che congiunge ma non divide, è una testa aperta, poiché altrimenti
diventiamo dei piccoli specialisti un po’ idioti, aperti alle connessioni tra le strutture
culturali.
Racconto Claude Levi Strauss, di formazione francese, ha una proposta dal Brasile,
da San Paolo, per studiare le popolazioni indigene, gli Indios, antichi indiani della foresta
amazzonica. Nel Brasile del ‘900 devono esserci dei progenitori ancora viventi degli antichi
indiani di quelle zone. Prima di prendere possesso della cattedra di sociologia di San
Paolo, ha una conversazione con l’ambasciatore brasiliano in Francia, che gli chiede cosa
voleva fare. Strauss voleva fare spedizioni, e una specie di viaggio nel tempo, per studiare
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le popolazioni altre rispetto alle occidentali. L’ambasciatore del Brasile gli risponde che gli
indiani sono spariti da lustri, non esistono più da tempo, poiché i portoghesi del 1600
erano uomini brutali, e si impadronirono degli indiani, sterminandoli sino all’ultimo. Ma
Claude Levi Strauss fa lo stesso due grandi viaggi in Brasile, nel 1935, e nel 1938, due
viaggi che segnano l’inizio dell’antropologia scientifica, quando l’uomo bianco entra in
contatto con una cultura altra, lontana dai loro costumi.
Uno dei primi atti di Strauss riguardava la cura dei corpi, la pittura, le incisioni del corpo.
Qual è l’idea che Strauss ha dopo i due viaggi alle origini dell’umanità, a ritroso nel tempo
sul Rio delle Amazzoni? Ci sono due riflessioni:
1) Una più generale, tipicamente Durkheimiana, è un’evidenza generale di relativismo
culturale, ossia nessuna società è perfetta. Nessuna società può arrogarsi il diritto
di affermare che i suoi criteri, le sue condotte sono quelle giuste, corrette. Ogni
società include un’impurità incompatibile con le norme che proclama e che si
traduce in ogni società in una certa dose di ingiustizia, di crudeltà. Durkheim scrive
“Le regole del metodo sociologico” dove afferma che nessuna società è inchiostro
perfetto. Si scopre che nessuna società è profondamente buona, e nessuna
totalmente cattiva. Tutte offrono vantaggi, e svantaggi ai membri che compongono
quel tipo di comunità. Siamo di fronte a culture differenti che prevedono regole di
condotta, di comportamento, in cui però è ovvio vi siano soggetti che le
trasgrediscono. La devianza quindi è un fenomeno normale, quantomeno dal punto
di vista statistico.
2) Una più specifica. Per dimostrare la circostanza secondo cui le culture devono
esser studiate in un’ottica di relativismo culturale. Un esempio di questa evidenza è
il caso dell’antropofagia, che di tutti gli usi selvaggi e primitivi, è di sicuro quello
che esprime più orrore e disgusto. Bisogna dissociarne le forme elementari, ossia la
mancanza di altro nutrimento animale. Da questa fame violenta nessuna società è
totalmente protetta. Strauss dice che la fame può spingere gli uomini a mangiare
qualsiasi cosa. Tolta la forma più necessitata di antropofagia, rimangono le forme
positive, che derivano da cause mistiche, magiche e religiose, ad esempio
l’assunzione di una piccola parte del corpo polverizzato del nemico, che veniva
individuata come l’assunzione di alcune qualità del nemico, o un modo per esaltare
la vittoria. Dal punto di vista occidentale è condannato perché vige la credenza
della resurrezione dei corpi, per cui questi non possono esser intaccati. Strauss è di
religione giudaica, ma personalmente si è sempre dichiarato ateo. Queste credenze
occidentali sono di tipo magico religioso, esattamente come quelle dei popoli che
praticano l’antropofagia. Tuttavia bisogna convincersi che certi usi nostri ad un
osservatore proveniente da una cultura diversa dalla nostra apparirebbero simili alla
cultura dell’antropofagia, ad esempio agli usi giudiziari e penitenziari. A studiarli
dall’esterno, come osservatore imparziale, si sarebbe tentati di opporre due tipo di
società:
1. Quelli che praticano l’antropofagia per neutralizzare le forze dei discendenti
ovvero dei nemici, assumendone a loro volta la forza togliendone un pezzetto del
corpo.
2. Le società che adottano l’antropoemia (emein vomitare), ossia quelle società
che poste di fronte al problema della minaccia, del pericolo, scelgono una soluzione
inversa, ossia nell’espellere gli individui pericolosi tenendoli per tutta la vita isolati,
al di fuori del contatto sociale, ossia nelle carceri. L’uso di cancellare dalla
comunità politica determinati elementi, “anormali macchiati a vita” (Foucault),
esprimerebbe in queste culture da noi chiamate selvagge un orrore. Essi
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probabilmente ci considererebbero come barbari dal punto di vista delle nostre
culture penitenziarie. 21/02/2013
Il problema penale.
Il problema penale compare tardi nella storia della nostra civiltà occidentale, soltanto nel
corso del ‘600 con le opere di Thomas Hobbes. La prima corrente che però si occupa del
penale in modo più concreto è l’illuminismo. Una tematizzazione avviene con Voltaire,
con Montesquieu, poi con un autore per metà illuminista e per metà positivista Jeremy
Bentham, ma soprattutto con l’opera del marchese Cesare Beccaria nel 1764.
Nel momento in cui il problema penale viene introdotto da questi autori, in particolare
nell’illuminismo giuridico, poiché il problema della giustizia penale diviene tema centrale
prima della rivoluzione, (ci è giunto il testo della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del
cittadino” del 1789), viene introdotto in modo più semplice.
Così come individuato da Claude Levi Strauss, è necessario individuare quali sono i
comportamenti devianti più gravi. Nei diritti religiosi troviamo prescrizioni rituali che
riguardano ad esempio l’alimentazione, l’abbigliamento, i costumi. In altre civiltà invece vi
sono altri tipi di prescrizioni, come da un lato vi sono divieti circa l’assunzione di sostanze
stupefacenti, in altri no.
Durkheim scrive che la coscienza collettiva è come un pensiero, che si pone dove vuole,
per questo i comportamenti devianti possono essere i più vari.
1)Il primo problema è Quali sono i comportamenti passibili di sanzioni più gravi,
ossia quelli che costituiscono reato?
2)Il secondo problema è Chi ha il diritto di punire? Nel nostro sistema la potestà
punitiva appartiene allo Stato. Si può parlare di Stato però dal ‘500, con le monarchie
assolute. Se non è lo Stato chi è che ha il diritto di punire? In determinate società vi era la
vendetta parentale, del gruppo familiare leso nelle sue posizioni giuridiche soggettive,
ossia la faida.
3)Il terzo problema Quali sono le punizioni lecite? Una volta stabilito che un
comportamento è grave, che deve intervenire la società ecc. cosa bisogna fare a questi
soggetti? Pene pecuniarie o pene detentive. In realtà nella storia delle organizzazioni
collettive occidentali questo è stato per molto tempo un grande problema, poiché il carcere
non era al centro dei sistemi punitivi, ma lo erano pene corporali, quali la gogna, la forca,
la pena di morte.
4)Il quarto problema non arriva con l’illuminismo giuridico penale, ma ancora più tardi.
Chi sono i soggetti devianti, impuri, patologici o anormali? Quali caratteristiche hanno
questi soggetti? Questo problema iniziò con lo studio dell’antropologia criminale di
Cesare Lombroso alla fine dell’800. La storia dell’uomo delinquente venne presa sul serio
dall’ideologia nazista, secondo la quale vi erano degli uomini tarati, diversi.
Come mai questo ritardo? È un ritardo significativo, e la ragione almeno per quanto
riguarda l’Occidente, deriva da un legame molto forte all’inizio dell’età moderna, tra potere
spirituale e potere temporale, tra Stato e Chiesa. In Occidente per lungo tempo vi fu un
accordo con cui si stabilirono i comportamenti più gravi, ossia erano precetti religiosi.
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I problemi iniziano ad essere enunciati col processo di secolarizzazione, ossia quando gli
Stati moderni (gli unici che possono chiamarsi Stato, poiché prima non erano qualificabili
come tali, nemmeno quello romano o feudale) tra ‘500 e ‘600, soprattutto in Francia, con lo
Stato del Re Sole Luigi XIV. Lo Stato iniziò a sostituirsi ai tribunali ecclesiastici, e vietando
sempre più severamente le faide e le vendette private. Gli Stati moderni, non solo si
sostituiscono ai tribunali ecclesiastici e vietano le vendette private, ma pretendono di
metter ordine fra i comportamenti meritevoli di sanzione penale.
Inizialmente nelle Ordonnances Criminelle vengono introdotti i delitti di lesa maestà, i
delitti commessi contro l’autorità legittima, lo Stato, i diritti e privilegi del Sovrano, in cui
l’uccisione del re era il delitto più grave. Accanto a questi ovviamente ve ne erano altri
(falsario).
La questione penale diviene una questione problematica e difficile. È emblematico come lo
spirito del tempo fosse influenzato alla corrente che attribuì così importanza allo Stato.
Anche Beccaria esprime l’idea che i delitti più gravi siano quelli che attentano all’onore e
alla vita dello Stato.
Quali sono le caratteristiche comuni dell’illuminismo giuridico
penale?
Le origini teoriche di questa corrente di pensiero sono differenti, e necessariamente
coerenti su tutti i punti fra loro. Sul piano pratico però questi filoni hanno convissuto fra
loro.
C’è il primato della ragione pragmatica, rispetto a quella teorica, poiché una buona
teoria è quella in grado di applicare certi assunti generali a problemi concreti, quella che
ha risvolti pragmatici.
L’immagine frequente dell’illuminismo è l’immagine esemplata dalla figura di Voltaire, il
critico delle religioni, l’ateo più o meno dichiaratamente confessato.
Sulle questioni del problema penale, vi sono anche apporti significativi del pensiero
religioso, in generale cristiano.
Una prima ideologia significativa che influenza l’illuminismo giuridico penale è
l’utilitarismo di Bentham.
Secondo questa corrente di pensiero devono esser sanzionati solo quei comportamenti
che è utile punire, rispetto alle necessità della pace sociale, dell’ordine pubblico. È
interessante nel filone utilitarista che la sanzione non sia eccessiva dal punto di vista
finanziario, che non costi troppo alla comunità, e la rivalutazione del carcere. Questa è la
prima corrente di pensiero che agisce fortemente sull’illuminismo giuridico.
Una seconda ideologia importante è quella umanitaria.
Le pene devono essere umane, non bisogna sconfessare neanche nei confronti del socio
che sbaglia, del deviante, dell’anormale, certi valori fondamentali, e in particolare il valore
della dignità della persona umana. Occorre produrre sanzioni tendenzialmente docili, o
più docili rispetto a quelle del passato, miti, che attentino il meno possibile ai sentimenti di
reciproco rispetto, e in particolare quello della compassione (apporto della concezione
religiosa).
La terza ideologia influenzante, considerata a torto e a ragione in modo particolare dai
giuristi, che permette di risolvere il problema della colpevolezza del soggetto che ha
violato la norma è quella retributiva.
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La sanzione deve essere in rapporto alla condotta vietata in un rapporto di ragione,
ragionevole, tendenzialmente fissa. La pena viene concepita dall’ideologia giuridica
dell’illuminismo come la corretta, giusta retribuzione dell’illecito. La pena deve esser
tendenzialmente proporzionale alla gravità del reato.
In questa teoria sfociano concezioni veterotestamentarie, che si ritrovano in origine
nell’Antico testamento, e nella legge del Taglione.
Per quanto riguarda il fondatore autentico del Cristianesimo è San Paolo. Ma è confermata
anche da Sant’Agostino, e da San Tommaso D’Aquino, poiché potrebbe porre ad una
mentalità anche religiosa dei problemi, tra antico e nuovo, poiché nel vangelo c’è scritto
ama il prossimo tuo come te stesso, e soprattutto il tuo nemico, e anche perdona il tuo
nemico. La teoria di retribuzione della pena ha quindi un elemento contraddittorio.
Il Conte di Tolstoj è uno dei primi abolizionisti, che pone sul serio il problema della
sanzione penale. Se si prende sul serio il precetto di Cristo, è necessario perdonare chi si
è macchiato di una colpa grave.
Alla corrente retributiva della pena contribuiscono anche giuristi laici, che però non
avevano gli stessi ideali rispetto a quelli religiosi, ad esempio Lutero non concordava con
le questioni relative al perdono, anzi era cultore di strumenti di tortura quali la vergine di
Norimberga. I laici pensavano che una teoria retributiva della pena consentisse
un’applicazione certa, non indefinita del diritto. Almeno nell’immagine originaria le pene
devono essere fisse.
Da dove ha origine il carcere? Perché la pena deve essere la reclusione del soggetto
deviante in un luogo stabilito? La concezione retributiva soprattutto quella che tende a
stabilire un rapporto fisso fra scala dei delitti da un lato, e delle pene dall’altro ha avuto
conclusione nella pena detentiva, poiché è la sanzione che è più facilmente determinabile
in maniera definita rispetto ad altre pene.
Il fondamento delle teorie retributive è un’idea fondamentale, ossia il fondamento del
libero arbitrio, della libera coscienza, ossia l’idea comune sia alle concezioni cristiane, sia
di altra religione, che il soggetto sia libero di scegliere tra bene e male, e in conseguenza
della scelta originaria nei confronti del male merita la punizione come retribuzione del male
commesso. È il fondamento tra delitto e castigo, l’assunzione di una coscienza libera.
La funzione della pena in un certo senso è quella di regolare i conti con il passato.
Kant e Hegel condividono la concezione del libero arbitrio, e della pena come bene
necessario che cerca di riparare al torto. Kant che ha scritto un libello intitolato “Cos’è
l’illuminismo”, afferma la sua concordia con la pena di morte.
La terza ideologia retributiva confligge teoricamente con le altre 2, poiché utilità e mitezza
delle pene potrebbero influenzare il giudice ad avere decisioni differenti a seconda delle
circostanze, caso per caso.
Tuttavia queste 3 ideologie sono riuscite a convivere fra loro, componendo una sorta di
tutt’uno sull’idea di giustizia penale.
Sia nel Bill of Rights del 1791 che nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo francese del
1789 la questione penale è centrale.
Prima di Beccaria possiamo mentovare altri due autori: Montesquieu (giurista) e Voltaire.
Montesquieu scrisse “Lo spirito delle leggi” del 1748, in cui egli, monarchico per nascita,
si occupa delle leggi penali che convengono alla monarchia, guardando alla Francia del
suo tempo, che a questi principi non si atteneva.
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MONTESQUIEU
1.Il pr
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