Introduzione
La storia della filosofia, come diceva Hegel, è un “organismo” e per comprenderlo bisogna quindi analizzare il suo passato e presente per poi capire il suo futuro. Hegel lo definisce organismo, e non un semplice aggregato di elementi, perché la sua caratteristica è la coessenzialità delle parti, che ne costruiscono lo sviluppo storico, per cui si può definire un significato unitario dello sviluppo.
La data di inizio della modernità coincide con la Rivoluzione scientifica, 15-16 secolo, che a sua volta coincide con la pubblicazione degli scritti “Le rivoluzioni degli astri celesti di Copernico” 1943; e “I principi matematici di filosofia naturale” di Newton nel 1987. Ad accomunare antichità e modernità è il problema del “divenire”, di darsi delle risposte ai problemi nei diversi periodi.
Filosofia antica e moderna
La filosofia antica è traducibile nella comprensione dell’idea del visibile, contemplazione del tutto, dove la verità soggettiva coincide con quella oggettiva; l’uomo antico è un “contemplatore” delle conoscenze di se stesso, l’oggetto è la rappresentazione; l’uomo moderno invece è demiurgo, è “dominatore” delle conoscenze e di se stesso, e l’oggetto è l’atto del pensiero.
Hanno appoggiato il Metodo di pensiero isolazionista Bacone, Galileo e Cartesio, il metodo ha un approccio olistico e consiste nell’isolare il fenomeno da studiare, da tutti gli altri elementi.
Caratteristiche della modernità
- Scientismo tecnologico, fiscalismo epistemologico dove la conoscenza riguarda solo ciò che può essere misurato, vi è un uso “dominativo” della conoscenza in quanto l’uomo è demiurgo di se stesso, e vi è un’organizzazione industriale del dominio sulla natura perché tutto è modificabile;
- Disincantamento del mondo, cioè liberare il mondo dalle idee antiche;
- Secolarizzazione, diversificazione del potere politico da quello religioso avuto con la Pace di Westfalia, che segna il passaggio dei beni ecclesiastici del potere religioso al potere statale, quindi potere religioso e potere politico non coincidono più;
- Riforma protestante.
I disagi della modernità
- Individualismo, perdita di orizzonti morali, traducibile nel Principio Immanentistico, ossia il principio di assoluta indipendenza della natura, dove la verità e la vita sono cercate all’interno del soggetto umano, opposto al Principio Trascendentalistico, dove la natura è un’intima sostanza che trascende, che comanda ogni azione e l’uomo stesso;
- Primato della ragione strumentale ed eclissi dei fini, ossia il primato del fare tecnico;
- Dispotismo, ossia perdita della libertà per l’uomo.
Capitolo 1: Il personalismo
Il libro pone la sua analisi sul cosiddetto personalismo cercando di delineare l’epistemologia del termine “Persona” oggi, nell’attualità. Storicamente si colloca tra la crisi della modernità e post-modernità. Affinché il personalismo entri nel circolo ermeneutico dell’attuale cultura post-moderna occorre leggerlo attraverso le filosofie più calcate nell’attualità stessa e nelle sue problematiche.
La crisi della modernità
Il circolo ermeneutico si colloca nella lettura dell’opera di Mounier, il circolo è costituito dalla crisi della modernità, la filosofia di Mounier è una filosofia del “doppio volto”, ossia da un lato vi è la consapevolezza della crisi della modernità, dall’altro vi è una proposta di superamento della crisi e della modernità stessa. Nella crisi della modernità vi è una sottocrisi: la crisi della categoria della totalità segnata dalla crisi della dialettica Hegeliana.
Questa sottocrisi, come afferma Emanuele Severino, si sviluppa in una duplice direzione:
- Da un lato si nega l’esistenza di un senso, di un centro che raccolga in una unità la totalità delle differenze, vi è la perdita di un fondamento che unifichi le fasi del divenire, quindi la realtà è frantumata in una molteplicità di parti;
- Dall’altra la frantumazione della realtà consiste nell’abbandono del pensiero, nel suo significato trascendentale, il pensiero non è un ente tra gli altri ma è l’orizzonte di ogni ente, è la totalità stessa.
Queste due direzioni hanno messo in crisi la filosofia antica dell’uomo contemplatore, perché l’uomo è la verità, è il demiurgo, il dominatore, che attraverso le trasformazioni socio-culturali guida e domina il mondo.
I principi filosofici della modernità secondo Mounier
Per Mounier i due principi filosofici della modernità sono:
- Principio immanentistico secondo il quale vi è una rivendicazione di indifferenza dell’interno verso l’esterno: la verità e la vita sono cercate all’interno del soggetto e non nella divinità, in Dio;
- Principio trascendentalistico secondo il quale non esiste una natura che domina l’uomo, ma la nostra intima sostanza trascende e comanda ogni dato, vi è quindi un principio di indipendenza assoluta dell’uomo che si realizza attraverso l’intelligenza e l’amore.
Il personalismo comunitario
Per Mounier il personalismo comunitario:
- Combatte il prometeismo della modernità, supera l’individualismo, l’autonomismo e lo scientismo del mondo moderno attraverso la Categoria dell’évènement (avvenimento), che apre l’uomo all’altro, alla progettualità, risveglia intelligenza impegno e azione;
- Nello specifico il personalismo comunitario non può essere limitato alla definizione di progetto, perché il progetto è chiuso, ma può essere meglio definito come un Orientamento, che sviluppa un nuovo corso della storia dettato dall’esperienza;
- È una filosofia realistico-spirituale che assume l’uomo nelle sue tre dimensioni:
- Incarnazione (ossia profondità) l’uomo è corpo e nello stesso modo spirito attraverso l’esercizio dell’impegno;
- Comunicazione (ossia larghezza) decentramento dell’io, esercizio della spogliatezza;
- Vocazione (ossia lunghezza) ricerca dell’unità, raccogliersi per ritrovarsi ed arricchirsi attraverso l’esercizio della meditazione;
La crisi della ragione
La crisi della ragione ha portato alla perdita della sicurezza, all’irrazionalismo e al riduzionismo. Mounier elabora un nuovo modello di razionalità e denuncia l’illegittimo erigersi dei “contrari” in “contraddittori”, e denuncia questa situazione come la causa della maggior parte dei nostri errori e conflitti; essi si oppongono come estremi del medesimo genere, come affermazione o negazione di qualcosa. La soluzione tra l’uno e il diverso non può essere trovata né nella riduzione dei due termini in uno, né nella subordinazione di un all’altro, ma nella creazione di un “tra”, che inglobi unisca e soddisfi i contrari, attraverso la formazione di un pensiero bi-polare; in riferimento a questo l’Oriente riduce il conflitto tra i contrari sopprimendo uno dei due termini; l’Occidente invece mantiene i termini contrari in tensione creativa, attraverso un pensiero bi-polare.
Secondo la Teoria del pensiero bi-polare la persona è un individuo distinto, libero, un cittadino impegnato, responsabile e solidale. Secondo la Teoria dell’Opposizione Polare di Guardini, i due termini si escludono e presuppongono un collegamento tra entrambi. Per Mounier a razionalità, la ragione è per questo “ambivalente”.
L’uomo non è né fondamentalmente buono, né fondamentalmente cattivo, ma fondamentalmente ambivalente, vive una tensione verso l’universale, che lo spinge a cercare la verità, che non è chiusa, assoluta o auto costruita, ma aperta alla complessità e pronta a cambiare!
La crisi dell'antropologia
La crisi dell’antropologia rappresenta la difficoltà di rispondere al problema dell’uomo, il problema sta nella difficoltà di fondare una antropologia filosofica attuale. La crisi dell’antropologia rappresenta la crisi dell’ideale di uomo affermatasi nella modernità come soggetto autonomo. La nostra cultura ha bisogno di riesaminare criticamente i tre ordini di idee dell’uomo:
- Antropologia teologica: l’uomo è visto come prodotto della creazione divina;
- Antropologia filosofica: la posizione dell’uomo nel cosmo dipende dalla ragione;
- Antropologia scientifica: abolisce il dualismo anima e corpo e definisce l’uomo come il prodotto finale dell’evoluzione cosmica.
Scheler è uno dei maggiori sostenitori dell’antropologia filosofica, afferma che oggi a rendere ancora più difficile la risposta ai problemi dell’uomo è la tendenza antropologistica del pensiero stesso, ossia la tendenza a ricondurre tutti i problemi filosofici ai problemi antropologici, ossia dell’uomo, quindi la riduzione di tutti i problemi anto-assiologici dell’uomo. Da questa tendenza scaturisce anche il solipsismo ontologico ossia la solitudine dell’uomo che riduce l’altro a strumento. Il maestro di tale tendenza è Nietzsche che ha messo in atto lo smascheramento del soggetto attraverso la psicologia nichilista e distruttiva della metafisica, religione.
Questo ha portato al rimpicciolimento dell’uomo, in omo-sociologicus, eroticus, economicus, l’uomo è diventato inesistente perché le categorie che lo hanno studiato ne hanno smontato la sua concretezza. Mounier ha cercato di rispondere a tale dissolvimento con il personalismo comunitario, spiega che per combattere questo dissolvimento dell’uomo, l’uomo deve abbandonarsi al mondo degli altri in un atto di solidarietà e coesistenza. In riferimento alla definizione di persona inoltre il libro parla di “scuola del sospetto” costituita da tre autori: Marx, Nietzsche, Freud che mettono in discussione la verità della coscienza.
La crisi morale
Ha la sua radice nel primato dell’avere sull’essere, come afferma Mounier l’uomo post moderno è un uomo che ha perso l’amore e che desidera avere per evitare di essere, è senza qualità, motivazione e progettualità, è sottoposto al consumo e posseduto dal possesso stesso. Tutto ciò porta alla banalizzazione delle sue scelte e al depotenziamento dei valori.
Quello che occorre è una rivoluzione morale personalista che sia basata sul primato della persona, della solidarietà, della condivisione, dell’amore e della relazione reciproca. Occorre sperimentare il primato dell’essere sull’avere. Ricoeur è il maggior filosofo continuatore della filosofia di Mounier e pone come elemento centrale di questa rivoluzione il linguaggio e la comunicazione. Occorre riscoprire come dice Mounier le tre dimensioni dell’essere che sono:
- Incarnazione
- Comunione
- Vocazione
La crisi della politica
Nella modernità si è assistito alla tecnicizzazione sempre più progressiva della politica che pian piano si è trasformata in amministrazione, in un ulteriore articolo di consumo, si è assistito al passaggio da gestione politica a gestione amministrativa; in più la nascita della burocrazia ha declinato ancora di più la partecipazione dei cittadini alla politica.
In conclusione la politica ha assorbito la coscienza morale. L’uomo privo di ogni soggettività è diventato un uomo-massa, non sorretto da nessuna coscienza personale, è estraneo a se stesso e dominato dalle sue stesse mani. Nella politica di oggi si è determinato un pericoloso gap tra pretese dei soggetti e realtà, tutte le aspettative finiscono per essere convogliate verso la politica e in questo modo viene sovraccaricata di responsabilità, problemi e aspettative.
Luhmann davanti a una tale situazione di politica espansiva risponde con una politica restrittiva cioè una politica che si ponga dei limiti per superare i problemi. È proprio il declino della politica totalizzante che rende attuale il personalismo di Mounier, tutto è politica, ma la politica non è tutto, deve trovare il suo giusto posto nello stato, unire la rigorosità dell’etica con quella della tecnica. L’uomo deve riaffermare la propria libertà e realizzarsi, essere un “uomo comunitario” consapevole della sua differenza ma anche della sua interdipendenza con l’umanità.
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