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Prefazione

Sono passati più di 40 anni dalla nascita della bioetica e, dal 1970 ad oggi, sono stati molti i cambiamenti nella storia socio-economica, politica nel pensiero scientifico, filosofico, nella cultura, nelle neuroscienze, nelle tecnologie.

La capacità meccanica di produrre copie perfette di sé genera un tipo di indipendenza e di potere non facilmente controllabile dall’uomo. Attualmente la capacità di autoreplicazione è presente in quattro aree dell’alta tecnologia: geno-, robo-, info- e nano-, le cosiddette tecnologie GRIN.

Nelle genotecnologie sono compresi gli OGM, le terapie genetiche, l’ingegnerizzazione della specie umana. Con queste tecnologie si può creare un nuovo cromosoma o addirittura un nuovo essere vivente. Nella robotecnologia i robot già costruiscono altri robot e sono in grado di assemblarsi.

Il potere autoreplicante delle infotecnologie si osserva nei virus informatici e nelle intelligenze artificiali. Le nanotecnologie costruiscono macchine molto piccole per lavori di routine, come eseguire calcoli o ripulire arterie umane.

I cicli creativi delle menti artificiali che inventano menti artificiali sempre più intelligenti oppure copie di nuovi geni o virus possono spingersi al di là delle nostre intenzioni a tal punto da porre il problema del loro controllo.

Billy Joy, pioniere dell’informatica, già dal 2000 ha lanciato un appello agli scienziati ad abbandonare le tecnologie GRIN. Altri vorrebbero vietare l’uso di automobili autopilotate in strada, mettere fuori legge i vaccini per l’infanzia geneticamente ingegnerizzati. Kevin Kelly ha chiesto una “prova-toria”, cioè un confronto interattivo, senza pregiudizi, con le tecnologie emergenti.

La cosa peggiore da fare è proibirle e isolarle. L’uomo deve assumerne la guida, accompagnando e disciplinando la loro crescita per poter scoprire e verificare i loro veri punti di forza.

Imboniti dal liberismo, dall’ideologia del mercato senza regole che ha posto il denaro come merce, siamo diventati incapaci di immaginare un’alternativa ai processi economici in atto, che subiamo come fatalità.

Il predominio della razionalità tecnoeconomica ha determinato il trionfo del pensiero unico sul pensiero critico e sulla razionalità pratica. Parole come vita, morte, dolore, futuro e categorie come bene, male, potere, giustizia hanno subito un radicale cambiamento semantico e per poterle usare correttamente hanno bisogno di essere dimenticate e poi pensate.

I profondi cambiamenti degli ultimi 40 anni costituiscono la nuova cornice teoretica che ci costringe a ripensare la vita e anche la bioetica.

Introduzione

I cambiamenti avvenuti sono così radicali da coinvolgere profondamente non solo l’uomo come singolo ma anche come specie. L’uomo vitruviano di Leonardo aveva sicure coordinate fisiche, ma il suo antropocentrismo comincia ora a vacillare e a convivere con il postumanesimo e il transumanesimo.

L’uomo contemporaneo non è più circondato da quella tecnologia che restava sostanzialmente esterna o di interfaccia, tipica della prima metà del Novecento. Oggi l’individuo è letteralmente perfuso di tecnologia. Se ci riferiamo all’informatica e alle biotecnologie capiamo che la tecnologia è diventata intrusiva, capace di entrare direttamente nel corpo, non solo potenziandolo bensì modificando la sua performatività (effetto ibridativo), potenziamento della nostra capacità di concentrazione, apprendimento e di svolgimento di più compiti contemporaneamente.

I processi ibridativi di tecnologizzazione del vivente e di biologizzazione delle macchine che hanno dato inizio all’era del post-human hanno bisogno di essere sorretti dalla riflessione filosofica e bioetica.

La controversia più profonda non è fra chi accetta la tecnologia e chi la rifiuta, ma tra chi pensa che il nostro bagaglio umano debba essere investito in una corsa un po’ folle verso ritmi unilateralmente accelerati e meccanizzati assunti come unica pietra di paragone di un’età nuova e chi al contrario ritiene che il corpo, la storia, la memoria, l’individualità stessa siano filtri, criteri, vincoli irrinunciabili per attivare e per canalizzare gli sviluppi tecnologici.

Il postumano non deve segnare la morte dell’umano. Se diventa disumano perderebbe ogni valore etico.

Capitolo 1 – La crisi del postmodernismo e il realismo onto-assiologico

1.1 Il vuoto etico

La bioetica ha ormai più di 40 anni di storia. I suoi meriti sono stati tanti. Una maggiore conoscenza ecologica e della qualità della vita, il diffondersi nella sanità del principio del consenso libero e informato. Molto resta però da fare. Occorre un serio ripensamento di tutta la bioetica alla luce delle nuove sfide che si impongono alla nostra coscienza.

I problemi della bioetica coinvolgono tutta la società. Bisogna prendere atto del fallimento del tentativo di fornire una giustificazione razionale pubblicamente condivisa della morale. Il riconoscimento da un lato della reale diversità delle prospettive morali e dall’altro dell’impossibilità di eliminare tale diversità con l’argomentazione razionale porta Engelhardt a sostenere nella bioetica la strada del consenso libero e della tolleranza.

Engelhardt enuncia il fallimento del progetto illuminista, mirante a individuare una moralità comune e sostanziale fondata sulla ragione. A causa di questo fallimento l’Occidente è tornato al politeismo delle prospettive morali, allo scetticismo nei confronti della ragione. Nessuno meglio di Engelhardt ha svelato l’abisso in cui l’etica è sprofondata dopo Nietzsche, che mostrò l’inattualità della concezione che riduceva la morale alla semplicistica contrapposizione tra bene e male.

La mente umana vacilla al pensiero che tutto, ovvero l’universo intero, possa esistere senza nessuna ragione. La scienza può spiegare come le varie entità si rapportino tra di loro ma non può spiegare perché la realtà esiste. Il semplice fatto che qualcosa esista provoca il bisogno di trovare una spiegazione per ogni cosa.

Alla religione bisogna chiedere quello che la scienza e la filosofia non riescono a darci: un significato e scopo ultimo per la vita, per la sofferenza e per la morte. Sia la bioetica e la morale laica, sia quella religiosa non sono riuscite storicamente a fondare un’etica pubblica razionale condivisa da tutti. Nietzsche più di qualsiasi altro filosofo ha smascherato la volontà soggettiva dietro gli appelli all’oggettività della morale.

1.2 Crisi del postmodernismo

Ne La condition postmoderne, Lyotard ha definito le caratteristiche peculiari della postmodernità. Oltre alla crisi di legittimazione razionale dei grandi racconti della modernità: l’emancipazione dei cittadini (Illuminismo), il progresso e la realizzazione dello spirito (Idealismo), la società senza classi (Marxismo), la postmodernità è incredula anche nei confronti delle metanarrazioni e della filosofia metafisica.

La domanda più o meno esplicita che l’uomo postmoderno si pone non è più: è vero? è buono? è giusto? è bello? ma a che serve? È efficace? Quanto costa? È potente?

1.3 La svolta del nuovo realismo

Ferraris ha chiamato “nuovo realismo” la trasformazione che ha investito la cultura filosofica contemporanea e che va declinandosi nei vari settori della ricerca filosofica e nei vari ambiti della vita umana e sociale. L’approccio realista riapre la distinzione e chiarifica la confusione, tra essere, sapere e potere.

L’idealismo può essere empirico (oggi è chiamato costruttivismo) e metafisico. L’idealismo empirico afferma che noi possiamo conoscere solo le nostre rappresentazioni e confonde il conoscere con l’oggetto conosciuto. L’idealismo metafisico afferma che l’Assoluto è pensiero e tutto ciò che esiste (le cose, gli enti) non sono altro che modi di essere, manifestazioni dell’Assoluto.

Gli antirealisti o costruzionisti confondono l’ontologia con l’epistemologia, quello che c’è (e non dipende da schermi concettuali) e quello che sappiamo (e dipende da schemi concettuali). Se la realtà fosse indipendente dalla nostra mente, la realtà renderebbe vere o false le nostre proposizioni e la verità non sarebbe manipolabile. Se, invece, la realtà è dipendente dalla nostra mente, è asservita alla logica della operatività e dalla manipolabilità della nostra mente.

Il nuovo realismo non si limita a dire che la realtà esiste indipendentemente dalla sua conoscibilità e che ci possono essere molte descrizioni corrette della stessa realtà. L’essere, come ha notato Aristotele, si dice in molti modi. Questo non significa però che il mondo nella sua totalità sia determinato e prodotto dai nostri schemi concettuali. È vero che, intanto possiamo parlare di fatti, in quanto li pensiamo e in questo senso, circa la loro conoscenza, non sono indipendenti dal pensiero. Ma il passaggio del pensiero alla realtà, dall’epistemologia all’ontologia non è automatico, come invece sostiene l’idealismo trascendentale.

Per pensare bene, correttamente, non posso ridurre il mondo reale ai miei schemi mentali, cioè credere come nel relativismo ingenuo, che quello che percepisco è il mondo vero. Un carattere fondamentale del reale è la sua inemendabilità; il fatto che ciò che ci sta di fronte non può essere corretto o trasformato attraverso i miei schemi concettuali. La luce del sole è accecante se c’è il sole. Il mondo resta quello che è aldilà delle mie costruzioni mentali. Se abbandoniamo il riferimento ad un mondo esterno stabile e indipendente dai miei schemi, tutto può essere manipolato.

Per parecchi secoli nell’antichità gli schemi concettuali umani affermavano che la terra fosse piatta e immobile eppure anche allora la terra era sferica e si muoveva intorno al proprio asse e intorno al sole. Anche oggi il mondo continua ad essere quello che è indipendentemente dal nostro sapere.

1.4 Nuovo rapporto uomo-tecnica: la realtà complessa

Dalla ricerca della pietra filosofale ad oggi il sogno che alimenta implicitamente la ricerca umana è quello di riuscire ad “afferrare, tutti uniti, il timone del mondo, per impadronirsi della molla stessa dell’evoluzione”. Noi vogliamo fabbricare la vita, mettere mano allo sviluppo del nostro corpo e persino del nostro cervello, fino a controllare il meccanismo dell’eredità e a creare la neovita, nuovi organismi artificialmente suscitati.

L’uomo è impensabile senza l’umanità; l’umanità senza la vita né la vita al di fuori dell’universo. Uomo e ambiente (culturale e naturale) non sono due entità separate, ma sono interconnessi.

Le neuroscienze hanno permesso una maggiore comprensione dell’interazione tra genetica e ambiente. L’epigenetica riconosce una sostanziale influenza dell’ambiente, degli stili di vita e delle scelte individuali sul funzionamento e sulla struttura della mente. Il potere pervasivo dei social media e delle nuove tecnologie ci costringe a ripensare il rapporto tra il digitale e il fisico, l’online e l’offline, e a superare il dualismo digitale, che ritiene che il digitale e il fisico siano separati e che il mondo digitale sia virtuale e quello fisico sia reale.

1.5 La quarta rivoluzione e la nascita dell'inforg

Siamo entrati nella quarta rivoluzione, dopo quella di Copernico, Darwin e Freud. Copernico con la cosmologia eliocentrica ha rimosso la terra e quindi l’uomo dal centro dell’universo. Darwin ha rimosso l’uomo dal centro del regno biologico, mostrando come ogni forma di vita si è evoluta nel tempo da progenitori comuni attraverso la selezione naturale. Freud riconosce come la coscienza non è sciolta e isolata dalla vita inconscia, né è trasparente a se stessa, come la res cogitans di Cartesio.

Queste tre rivoluzioni hanno portato alla ridefinizione della natura umana, modificando la nostra interazione con il mondo e anche la comprensione di noi stessi e della realtà.

L’informazione è oggi alla base della quarta rivoluzione. Che cosa si intende per informazione nella sua accezione attuale? Mirko Grmek la pone alla base della rivoluzione biomedica del ventesimo secolo e Luciano Floridi della quarta rivoluzione. Così la definisce Grmek: designa l’attribuzione di un senso ai fatti bruti. Da questo punto di vista nessuna analisi materiale o energetica può far capire il significato del genoma di un essere vivente. Questo genoma possiede un senso profondo, ma questo senso non esiste se non in funzione di un dispositivo che lo decifra. Non vi è trasmissione genetica, sensazione senza azione di una cellula vivente che legge l’informazione contenuta nei cromosomi.

La rivoluzione dell’informazione sta elaborando una nuova e profonda comprensione dell’uomo, concepito come organismo informazionale interconnesso o inforg, che condivide con agenti biologici e artefatti ingegnerizzati un ambiente globale costituito in ultima analisi dalle informazioni, l’infosfera.

È in atto una trasformazione che sta avvenendo non attraverso qualche sciocca alterazione del nostro corpo o qualche speculazione fantascientifica sulla nostra condizione postumana, ma attraverso una trasformazione radicale della nostra comprensione della realtà e di noi stessi.

Per capire il senso dell’inforg occorre richiamare la distinzione tra le applicazioni tecnologiche che migliorano e quelle che aumentano. Le prime, come pacemaker, occhiali o arti artificiali devono avere interfacce che permettono loro di essere fissate in modo ergonomico al corpo dell’utente.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ferrisbueller di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Bellino Francesco.
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