1. CHE COS’È LA FILOSOFIA POLITICA .................................................................................................... 2
.......................................................................................................................... 2
1. Un territorio e una mappa ..................................................................................................................... 3
2. Filosofia politica e ideologia
.......................................................................................................................... 3
3. Filosofia politica e utopia
..................................................................................................................................... 3
4. Interdisciplinarietà ................................................ 3
5. Dalla classicità alla modernità: i sentieri interrotti della filosofia politica
6. Uno sguardo al dibattito attuale: la “riabilitazione della filosofia pratica” ............................................... 4
................................................................................................ 6
2. NATURA UMANA E ORDINE POLITICO
.................................................................................................................................................... 6
1. Premessa
2. Ordine dell’anima e ordine della città: .............................................................. 6
Platone (428/27-348/47)
3. “Il governo dei liberi è più bello”: Aristotele (384/83-322/1) ................................................................... 7
4. Felicità e beatitudine: Tommaso d’Aquino (1225-1274) .......................................................................... 8
............................................................................................................................................ 9
5. Per una sintesi .................................................................................. 10
6. Individualismo e politica: da Machiavelli a Locke
Verso la crisi dell’idea di “natura umana” ............................................................................................... 16
7. .................................................................................................................... 22
8. La politica del personalismo
........................................................................................................................ 24
3. DEFINIRE LA GIUSTIZIA ...................................................................................................... 24
1. Diritto e morale: questioni di confine
2. Cos’è il giusto? Teorie a confronto ......................................................................................................... 25
3. Cos’è giusto? ............................................................................................................................................ 28
............................................................................................................. 33
4. AUTORITÀ, POTERE, LIBERTÀ
1. Auctoritas ................................................................................................................................................ 33
2. L’esercizio dell’autorità in democrazia ................................................................................................... 37
....................................................................... 43
5. ETICA PUBBLICA, BENE PUBBLICO, DEMOCRAZIA
.............................................................................................................. 43
1. Interpretazioni del bene comune .............................................................................................................. 45
2. Bene comune e pluralismo etico .......................................................................................... 46
3. Bene comune, democrazia e globalizzazione .......................................................................................... 47
4. Bene comune, religione e politica: premessa 1
FILOSOFIA POLITICA
1. CHE COS’È LA FILOSOFIA POLITICA
1. Un territorio e una mappa
- Oggetto: studio delle istituzioni e analisi dei comportamenti.
:
- Metodo metodologia delle scienze empiriche (osservazione, formulazione di leggi, elaborazione
di una teoria, successiva verifica).
Obiettivi: descrivere i fatti, spiegarli (attraverso l’identificazione dei nessi di causa-effetto),
-
prevederli.
L’operazionalità viene rivendicata come carattere distintivo della politica: la politica è una
disciplina intenzionata a un progettare per intervenire. Perciò sono due gli elementi che la
caratterizzano:
1. ricerca
2. traducibilità della teoria in pratica
Quando si parla degli storici del pensiero politico, è dunque giustificato affermare che il loro è un
descrittivo ma ermeneutico: vi entrano in gioco il contesto dell’opera e
lavoro non meramente
quello di chi svolge il compito della ricostruzione-interpretazione. Il comprendere non è puro atto
riproduttivo ma produttivo. fare con il mondo del valore, quest’ultimo viene
Nella scienza politica anche quando si ha a che
trattato come fatto da analizzare empiricamente.
La specificità della filosofia politica consiste nel fatto che il suo oggetto è la ricerca (della natura
delle cose politiche e della determinazione del buon ordine politico): la sua dimensione con il valore
è diversa da quella della scienza politica e della storia del pensiero politico. Non si tratta né di
capire descrivendo né di comprendere un avvenimento ricostruendo il significato culturale
all’epoca considerata. Si tratta di sollevare le domande radicali sull’origine, il
relativamente
fondamento, i fini, gli ordinamenti e i significati simbolici della vita politica, nonché sui principi
morali cui essa dovrebbe conformarsi.
La filosofia politica deve essere attenta al contesto ma sovrastorica. Perciò i primi due elementi
distintivi della filosofia politica sono:
1. dal punto di vista dell’oggetto: la ricerca della natura delle cose politiche e del bene politico
2. dal punto di vista dell’obiettivo: il duplice intento ermeneutico e normativo
2
Per quanto riguarda il metodo, Aristotele lo aveva identificato con il procedimento topico-dialettico:
il confronto delle opinioni partendo dalle più accreditate, con una progressiva eliminazione delle
opinioni insostenibili e deboli.
2. Filosofia politica e ideologia
La filosofia politica è diversa dal discorso ideologico, il quale pretende una adesione assoluta e
incondizionata e poggia sull’elemento emotivo più che sulla razionalità.
3. Filosofia politica e utopia
politica si distingue anche dall’utopia, perché mantiene un costante aggancio con la
La filosofia
realtà e la concretezza della storia (sebbene non siano del tutto inscindibili. Molti filosofi politici,
L’utopia viene vista dalla
infatti, hanno praticato il genere utopico, come Tommaso Campanella).
filosofia politica come critica all’esistente e come una proposta di modelli.
4. Interdisciplinarietà
C’è sempre tra scienza politica, storia politica e filosofia politica una certa interdisciplinarietà
Sottolinearne le distinzioni non vuol dire creare delimitazioni invalicabili dei rispetti campi di
indagine o creare una sorta di gerarchia di rilevanza.
5. Dalla classicità alla modernità: i sentieri interrotti della filosofia politica
Lo stato attuale della filosofia politica è fortemente condizionato dalla crisi che ha investito, a
partire dalla modernità avanzata, la formulazione classica della filosofia politica, la quale si era
imposta soprattutto nella versione aristotelica ripresa poi da Tommaso D’Aquino, sino a giungere
alla Seconda scolastica e oltre.
Positivismo: prima metà dell’Ottocento, poi nel Novecento diventa Positivismo logico.
Vede la scienza moderna come la forma più alta di conoscenza, come afferma Comte. Il positivismo
Il metodo scientifico viene esteso a tutti i campi dell’attività
non mira più al perché, ma al come.
umana.
Con il positivismo logico vengono invece demarcati con molto rigore i limiti della scienza: una
proposizione è dotata di senso solo nella misura in cui risulta sottoponibile a verifica empirica
attraverso il riscontro con i fatti; perciò i giudizi morali e politici sono fuori da questo ambito.
Due asserti derivano da tale posizione:
Risulta logicamente impossibile una fondazione del dover essere sull’essere, affermata nelle
- a sfondo metafisico. L’essere non può esprimere normatività o finalità
etiche 3
L’elemento caratterizzante dei giudizi di valore consiste proprio nel fatto di costituire
- l’espressione della parte non razionale della natura umana
Per Kelsen non è possibile scegliere razionalmente tra due valori opposti.
Se viene ammesso tutto ciò, la filosofia politica non ha più ragion d’essere. Diverrebbe solo la
metodologia della scienza politica, come riflessione sui limiti e i fini di questa scienza.
proposito di “metaetica della politica”
Felix Oppenheim parla a questo
Storicismo: impossibilità di pervenire a una verità che non sia storicamente determinata. Per
Dilthey, per esempio, nella contingenza storica si raccolgono ed esauriscono tutti i possibili
significati dell’esperienza umana.
La negazione che sia dato all’uomo la possibilità di giungere a una conoscenza di validità
universale e sottratta alla relatività storica rappresenta l’elemento di incompatibilità con la filosofia
politica.
Marxismo: forma di storicismo ma con un altro motivo di opposizione alla filosofia politica. La
tesi di Marx è che la politica sia una sovrastruttura rispetto ai rapporti di produzione e alle forze
produttive. La struttura economica è vista come fattore determinante di ogni formazione sociale.
La politica è un epifenomeno dell’economia e lo Stato è una comunità illusoria.
La sfera politica è dunque vista come strumento di potere e come storicamente contingente (sparirà
insieme al capitalismo).
Vengono negate l’idea del bene politico e la specificità del campo oggettuale della disciplina.
attuale: la “riabilitazione della filosofia pratica”
6. Uno sguardo al dibattito
6.1. La teoria dell’argomentazione di Chaim Perelman (1921-84)
Perelman critica il monismo metodologico, il quale ha la conseguenza di relegare nella dimensione
dell’irrazionale tutte quelle tutte le forme della prassi (tra cui la politica) e di conoscenza che a esso
non possono essere ricondotte. Il criterio da utilizzare nella prassi non è la certezza assoluta ma il
ragionevole, sempre provvisorio e rivedibile tramite il discorso.
6.2. La teoria della politica come spazio pubblico della parola: Hannah Arendt (1906-75)
Hannah Arendt fu una tedesca naturalizzata statunitense. Fece una riflessione sulla polis antica,
ritenuta l’orizzonte entro cui rimeditare se si vuol comprendere il senso dell’agire umano nello
spazio pubblico.
L’ambito politico è l’ambito dell’agire comune basato sul discorso; chi non è uomo politico non è
uomo. L’agire politico persegue finalità di interesse collettivo e richiede come suo elemento
qualificante l’argomentazione. Argomentare nell’antica polis era sostenere nell’agorà i vari punti di
vista tramite il metodo dialogico-razionale; tale attività esclude sempre il ricorso alla coercizione.
4
La politica è vista dall’autrice come la dimensione per eccellenza della libertà, a cui si connetteva
nell’antica Grecia l’eguaglianza, più che la giustizia come succede oggi.
Nella sfera privata i Greci collocavano il lavoro (per far fronte alle necessità, compiuto dal
cosiddetto homo laborans) e l’opera (per elevarsi creando un mondo artificiale di cose, compiuta
dall’homo faber). Entrambi erano comunque inferiori alla condizione umana.
È solo nella modernità che la politica viene identificata con la sfera del monopolio della forza da
parte dello Stato e la libertà viene relegata nella sfera della privatezza.
6.3. La teoria dell’agire comunicativo di Jurgen Habermas (1929-)
Habermas fa una critica al positivismo simile a quella di Perelman: la razionalità scientifica non va
assolutizzata, altrimenti la ragione pratica viene soppiantata da irrazionalismo e decisionismo.
L’agire politico non può fondarsi razionalmente e realizza piuttosto una decisione tra ordini di
valori e fedi concorrenti, che sfuggono ad argomenti e discussioni.
Habermas crede in un’intersoggettività intenzionata alla possibile intesa che orienti l’azione:
quest’ambito è l’oggetto di studio delle scienze storico-ermeneutiche. L’accesso ai fatti viene aperto
dalla comprensione del senso invece che dall’osservazione.
Il linguaggio è l’unica capacità che ci distingue come uomini; ogni proposizione presuppone e
implica l’intenzione di un consenso universale non imposto.
Secondo la sua teoria della competenza comunicativa, l’agire comunicativo deve avere delle norme
presupposte; il discorso pratico è un processo dialogico in cui le regole normative vengono
discusse; devono esserci delle condizioni: non deve esserci coercizioni dei partecipanti, simmetria
etc.
L’obiettivo di Habermas è una società intesa come connessione di azione di uomini dialoganti.
Nell’etica del discorso espone la teoria secondo cui sono suscettibili di universalizzazione le norme
che possono contare sul consenso in quanto incorporano un interesse comune. Tale riconoscimento
presuppone la capacità di formulare giudizi imparziali.
Tra autonomia pubblica e privata vi è un rapporto di cooriginarietà: lo stato di diritto non può
esistere senza la democrazia.
Sulle regole morali deve esserci consenso, sulle regole giuridiche deve esserci accordo.
6.4. La teoria della giustizia di John Rawls (1921-2002)
Rawls, statunitense, sostiene che è impossibile fondare metafisicamente o anche solo argomentare
razionalmente enunciati concernenti il bene. Ciò non rende inattuabile un intento normativo della
filosofia politica, poiché tale intendo riguarda solo il giusto, cioè i principi su cui può essere
raggiunto un accordo tra persone morali ragionevoli.
C’è dunque una distinzione tra bene e giusto: 5
- Può esserci accordo sul giusto ma non sul bene
- La distinzione è motivata anche sul piano morale: il rispetto dell’autonomia della persona
richiede che ogni individuo sia nella condizione di perseguire i suoi progetti di vita
nell’ambito di principi di giustizia consensualmente accettati
- La distinzione va ricondotta a una precisa presa di posizione sullo statuto dei giudizi morali:
la determinazione dei principi di giustizia è possibile tramite una strategia costruttivistica,
per quanto riguarda le visioni del bene ciò non è possibile poiché il bene è legato a una
scelta individuale mossa dal sentimento e dall’emozione.
Il solo modo per determinare i principi del giusto è quello basato sul metodo dell’accordo, il cui
modello è il contratto (solo come finzione logica, non come fatto empirico). Ciascuno, però, deve
avere una sorta di velo di ignoranza: non deve sapere che ruolo andrà a ricoprire nella società, in
modo da formulare principi veramente equi.
6.5. La filosofia politica tra ragionevolezza e verità
Tutti gli ultimi quattro autori sono dunque accomunati dal tentativo di pervenire a una razionalità
diversa da quella scientifica, ma non per questo destituita di fondatezza e di forza argomentativa.
Ciò che è stato obbiettato a questi autori è che la filosofia politica così come è intesa da loro non
può aspirare a una fondazione ultima del valore, al di là dei confini di un consenso ragionevole.
Inoltre, sul piano della prassi, c’è il rischio di sovraccaricare il discorso e non vedere i limiti e i
pericoli di una procedura che di per sé, in assenza di criteri oggettivi, non può assicurare la
giustezza di una decisione.
2. NATURA UMANA E ORDINE POLITICO
1. Premessa
Ogni posizione filosofica riguardante la politica implica un’antropologia, cioè una concezione
dell’uomo che la indirizza. Se si accetta questo presupposto, è possibile individuare alcuni gradi
modelli di ordine politico e ordine della città: Platone
2. Ordine dell’anima (428/27-348/47)
Nel II libro della Repubblica Platone dichiara che la polis nasce dall’insufficienza dei singoli a
provvedere ai propri bisogni. Nella città c’è una divisione del lavoro secondo le attitudini di
ciascuno e cominciano a emergere dei bisogni più sofisticati, per cui diventa necessario allargare il
territorio e introdurre gente la cui presenza non è più imposta dalla stretta necessità.
La polis intraprende inoltre attività belliche, per cui necessita di guerrieri, i quali devono essere
dotati di coraggio. 6
Il compito del filosofo è raggiungere la sapienza per poi ordinare le parti della città, riflesso
dell’ordine delle parti dell’anime (razionale, animosa, appetitiva). La virtù sta nell’equilibrio tra le
parti.
Importante è anche la virtù della temperanza, che consente di interiorizzare le norme della
convivenza conforme a giustizia.
Per Platone l’unico fondamento per un buon governo è l’accesso alla verità da parte di un numero
esiguo di eletti, che la natura dispone a compiere la lunga navigazione attraverso l’itinerario della
paideia; il mito della caverna, nel libro VII illustra la navigazione dove l’ascesa attraver
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