Che cos'è la politica?
È l'esercizio di un'autorità che detiene il monopolio della forza entro un territorio. Caratterizzano la politica dunque questi aspetti: il territorio, l'organizzazione, l'esercizio e il monopolio della forza legittima.
Come si definisce il potere politico rispetto ad altre forme di potere?
A differenziare la politica dalle altre forme di organizzazione sociale e di potere sono le leggi dello Stato, caratterizzate dall'obbligo sanzione in caso di trasgressione.
L'autorità
L'autorità è la capacità di imporre le proprie leggi in modo legittimo. Consiste nell'asimmetria di poteri e libertà tra governante e governati. L'autorità esiste infatti solo se vi è legittimità (riconoscimento da parte di chi ne è soggetto), l'apparato politico detiene il controllo della forza legittima e se vi è un apparato amministrativo per l'esecuzione.
La tradizione realista
L'approccio realista alla filosofia politica ritiene che l'esistenza del potere politico nella società sia un dato di fatto che non ha bisogno di giustificazioni. Il potere politico è ciò che è valido in un certo momento e spazio. Il dominio della politica non è giudicabile o misurabile attraverso principi esterni alla politica stessa.
La politica si compone di:
- Un principio d'azione: la prudenza (= saper commisurare i mezzi in funzione dei fini)
- Di mezzi: la forza
- Di fini intrinseci: la potenza
- Di criteri di giudizio politico: l'efficacia
Vi sono varie teorie realiste:
Trasimaco
Giustizia come vantaggio del più forte, ovvero di colui che ha ottenuto il potere. In quest'ottica le rivendicazioni dei più deboli sono ideologie, perché non esiste altra giustizia che quella della legge stessa, ovvero del più forte.
Cenni storici: Ci troviamo nel periodo degli stati nazionali cinquecenteschi in Europa, in contrapposizione con il feudo medioevale. La figura del Re si riappropria della sovranità assoluta (monopolio della forza su un territorio e una sola legge), al contrario del periodo di gerarchia feudale, ove vi era un potere "associato" del re con il feudatario e la presenza della legge imperiale che però coesisteva con quella vescovile e feudale.
Machiavelli
Ne "Il Principe" afferma che la politica è un'arte volta all'acquisizione e al mantenimento dello stato. La realizzazione di quest'idea di politica è affidata nelle mani di un Principe, ovvero di un uomo che attraverso la sua ambizione personale, commisurandola insieme a prudenza e furbizia, sia in grado di realizzare la stabilità interna dello stato. Il pericolo infatti non viene dall'assolutismo, ma da lotte interne ad uno stato che non esiste davvero. In quest'ottica lo scopo è così necessario da giustificare tutti i mezzi.
Teorici della ragion di stato
Botero, ne "La Ragion di Stato" (1589). Il fine della politica è la conservazione dell'unità territoriale e della prosperità interna. Pertanto la condotta politica è giudicata in base alla sua efficacia rispetto al fine, dunque non è vincolata a leggi della morale, dove c'è conflitto tra morale e Ragion di Stato la seconda prevale.
Cenni storici: 1800, Germania, periodo del Nazionalismo ed Imperialismo.
Stato potenza
Treischke, Hinze, Meinecke. Un unico imperativo categorico: agisci per la potenza, svincolato da qualsiasi etica.
Realismo sociale
Vi sono alcuni studiosi in campo di scienze sociali che distinguono fatti e valori.
- I fatti: sono studiabili oggettivamente ed empiricamente. → corrispondono ai fatti i mezzi, per la politica la forza
- I valori: sono scelte soggettive e non possono essere analizzati teoricamente né scientificamente. → corrispondono ai fini i fini
N.B: Pertanto non è possibile una teoria normativa della politica perché nessun valore può essere sostenuto razionalmente ed intersoggettivamente.
Weber
Ne "Il lavoro intellettuale come professione", cap. "La politica come professione". Sui fini non è possibile un giudizio oggettivo, ma lo si può fare sulle conseguenze di queste scelte soggettive. Ci sono due modi per farlo:
- Etica delle convinzioni: valuta in base a principi assoluti senza curarsi delle conseguenze (deontologica)
- Etica della responsabilità: prende in considerazione le conseguenze. Per Weber è questa quella che bisogna adottare.
Schmitt
Giunge ad un totale accantonamento dei valori e quindi la politica è il regno del conflitto e della forza. Decisionismo schmittiano: la sovranità va a chi, in situazione di necessità, è in grado di decidere.
Elites
Pareto, Mosca, Michaels. Ritengono che anche la democrazia sia una forma di selezione dell'élite politica. Se la monarchia seleziona per sangue, l'aristocrazia per sangue e discendenza, la democrazia seleziona per sorte, non è quindi un'espressione della volontà popolare. Pertanto viene riconfermata l'asimmetria tra governanti e governati che è un dato di fatto, non giustificabile.
Marx
La politica è una forma di dominio senza giustificazione, mascherata da un'ideologia.
La tradizione normativa
L'approccio normativo ritiene che la sfera politica non vada presa come dato di fatto e non discussa, ma anzi, che sia necessario porsi interrogativi a riguardo, soprattutto riguardo la sua giustificabilità. Introduce un nuovo elemento nelle relazioni sociali che è l'autorità: l'asimmetria di poteri tra chi è governato e chi governa.
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