Giacomo Samek Lodovici - Il ritorno delle virtù
Introduzione
Bisogna chiarire che si ha a che fare un nutrito arcipelago di autori e con una costellazione di eticisti, più che una corrente, dato che ci sono alcuni temi comuni coagulanti, ma anche differenze. Il termine di riferimento più ricorrente è Aristotele, ma sono frequentemente da loro ripresi anche Platone, gli Stoici, Tommaso, Hume e Nietzsche. Il tema della virtù non è scomparso e non è assente da tutte le etiche deontologiche o consequenzialistiche, viceversa, nel Novecento esso ha acquisito progressivamente un peso sempre più significativo.
Deontologia: Dottrina dei doveri / Complesso di norme etico-sociale che disciplinano l’esercizio di una data professione.
Il rinnovato interesse per il tema si può far risalire a lavori pionieristici come quello di Stuart Hampshire o come un famoso saggio di Elizabeth Anscombe “Modern Moral Philosophy”. Dopo la virtù di MacIntyre ha provocato l’accelerazione e la proliferazione dei lavori sul tema della virtù, che ormai costituiscono una lettura sterminata e ricchissima.
Capitolo 1 – Critiche alle etiche moderne
1.1 L’enfasi sul dovere
Un grande spartiacque tra le teorie morali risiede nel rapporto tra il bene e il dovere: secondo le teorie deontologiche, prima si individua il dovere, poi da esso si deduce il bene; secondo quelle teologiche, dal bene si deduce il dovere.
Ascombe: Le norme e le obbligazioni morali, sono prive di reale normatività se vengono disancorate da un legislatore che promulghi la norma. Le etiche moderne devono spiegare da dove gli imperativi ricavino la loro forza obbligante e che cosa determini il fondamento dell’obbligazione. Il dovere riceve il suo senso dal bene che esso è chiamato a tutelare, ovvero è correlato di un valore che ne costituisce il fine e lo scopo.
Dunque secondo MacIntyre è necessario ripristinare il concetto di telos (scopo) della vita umana, quest’ultima va considerata nel suo complesso come un tutto unitario. Per i Greci l’etica e la filosofia pratica non erano tanto teorie fondative delle prescrizioni a cui dobbiamo sottometterci o di ciò che possiamo permetterci, ma costituivano piuttosto una riflessione sul tipo di vita più consono al nostro essere uomini. In questa prospettiva risalta l’importanza di considerare la vita come una totalità costituita di elementi in relazione tra loro.
1.2 Preservare amore e amicizia
In alcune etiche moderne l’amore viene trattato nell’ambito dell’etica. L’amore è una risorsa cruciale per la convivenza umana. Le teorie di Rawls danno per scontato che i cittadini della società giusta siano stati in precedenza bambini allevati con amore, ma lascia l’amore fuori dagli obblighi della giustizia come se fosse una risorsa illimitata. L’amore dei genitori per i figli è necessario affinché una società giusta possa durare oltre una generazione.
Le etiche moderne non riescono a preservare atti di gratuità come amore e amicizia perché non permettono di esercitare questi atti come espressione ed incarnazione della sollecitudine verso gli altri, verso il bene degli altri in quanto altri, bensì ingiungono al soggetto di considerare l’altro come tramite attraverso cui si soddisfa un obbligo o si producono le migliori conseguenze possibili. La virtù si esplica come sollecitudine verso gli altri perché la virtù presenta un aspetto relazionale.
1.3 Le norme etiche non bastano
Per compiere un’azione virtuosa, non basta essere provvisti di norme. La ragion pratica si trova talvolta nella necessità di dirimere i conflitti tra alcune norme che, in certi casi, richiedono di compiere delle azioni inconciliabili. Per Nassbaum, nella vita un soggetto può imbattersi in un conflitto tragico. Per Foot non esistono circostanze in cui si agisce colpevolmente qualsiasi cosa si faccia.
Per applicare le stesse norme è richiesta la capacità di percepire i particolari salienti di una situazione, di cui dobbiamo prendere consapevolezza, per poter decidere come agire. L’esercizio della phronesis (Saggezza/Intelligenza) e la coltivazione della volontà e delle emozioni. Per applicare le norme etiche bisogna riuscire a compiere corrette descrizioni d’azione, al fine di comprendere quando le norme entrano in gioco. Dopo aver appurato che un certo atto ricade sotto una certa norma, quest’ultima non mi dice precisamente in che modo devo compiere l’atto.
Le virtù agevolano il rispetto delle norme, facilitandolo, infondendo energia all’agire. La risoluzione dei conflitti tra norme, l’identificazione dei particolari salienti, non possono essere governate da regole. Per MacIntyre, se esistessero tali regole per l’esercizio della phronesis, avremmo bisogno di regole del secondo ordine sul modo di applicare queste prime regole; ma per applicare le regole del secondo ordine, avremmo bisogno di una capacità distinta da esse, appunto la phronesis, oppure una serie di regole del terzo ordine, e così via all’infinito.
Similmente le prime leggi umane, sono state opera di più legislatori che non avevano alcuna regola che li guidasse. Per riuscire a compiere un’azione virtuosa non basta imparare delle norme, bensì dobbiamo conoscere – scoprire caratteri pragmatici, ascoltare storie, abbiamo bisogno sia di ispirarci a quel modello che è phronesis, sia di chiedergli consiglio. Per apprendere la norma sono necessari dei maestri, ma, per assimilare e fare nostri i principi morali che impariamo, è importante amare previamente coloro che ce li trasmettono.
La critica degli autori della Virtue Ethics al primato delle norme non implica la negazione della loro utilità e della possibile integrazione tra virtù e regole, “una pratica comporta, modelli di eccellenza e regole”. Le norme restano molto utili anche perché, a volte, un soggetto non riesce a valutare le circostanze particolari in modo sufficientemente corretto, o per mancanza di tempo, informazioni, adeguato sviluppo morale.
Scherman: “Le norme possono giocare un considerevole ruolo nell’insegnamento delle virtù”. Le regole fungono da linee guida nello sviluppo morale, coloro che non posseggono la saggezza pratica e la conoscenza hanno bisogno di seguire alcune regole che compendiano i giudizi saggi di altre persone. Esse hanno una funzione anche per gli adulti virtuosi e forniscono costanza e stabilità nelle situazioni in cui l’ira e la passione possono alterare il giudizio.
Per Pincoff il virtuoso riconosce per sé l’esistenza di doveri che non ritiene tali per gli altri, secondo MacIntyre le regole sono necessarie ma non costituiscono da sole una guida sufficiente per l’azione, “saper agire virtuosamente implica sempre qualcosa in più del mero seguire una regola”. Le regole devono essere finalizzate all’esercizio delle virtù ed al conseguimento dell’eudamonia (eudamonia: nell’etica antica, la felicità come fine ultimo dell’agire umano, che può consistere nel piacere [edonismo], o nella serenità interiore [atarassia]).
“Capire che l’applicazione delle norme fa parte dell’esercizio delle virtù significa capire lo scopo per cui si deve obbedire alle norme, proprio perché l’esercizio delle virtù costituisce il genere di vita, nella quale soltanto il telos dell’uomo può essere perseguito. Queste norme si limitano a definire solo parzialmente il tipo di bontà a cui mirare. Qualora venissero private del loro compito di definire e di costituire un’intera condotta di vita rimarrebbero una serie di proibizioni arbitrarie.”
“L’obiezione dell’etica delle virtù al primato delle regole o delle norme non implica la loro esclusione dall’ambito dell’etica. Il virtuoso possiede un principio di azione intrinseco. L’ambito dell’etica è più ampio di quello delle azioni prescritte dalla norma (esistono atti buoni che non sono doverosi). L’amicizia è una relazione profondamente virtuosa i cui atti non ricadono sotto un obbligo morale.
1.4 Il ruolo delle emozioni
Secondo gli autori della Virtue Ethics l’etica del dovere trascura sovente il ruolo delle emozioni nella vita moralmente buona. L’agire buono richiede una conoscenza morale adeguata, ma conoscere una teoria etica non basta: bisogna possedere soprattutto un carattere formato e delle emozioni appropriate. Le emozioni consentono di prestare attenzione ai particolari salienti di una situazione pratica e di notarli con acutezza. Per Nancy Sherman le emozioni sono relative al valore (vedono i propri oggetti come investiti di valore o importanza); sperimentando le emozioni conosciamo le emozioni stesse e ci consentono di conoscere meglio noi stessi. Le emozioni influenzano negativamente/positivamente la ragion pratica, a volte costituiscono un ostacolo al rispetto delle norme, altre volte lo rinforzano.
MacIntyre: “Le virtù sono disposizioni non solo ad agire, ma anche a sentire in modi particolari”. Agire virtuosamente non significa agire contro la propria inclinazione: significa agire in base ad una inclinazione plasmata mediante la coltivazione delle virtù. L’educazione morale è un’educazione sentimentale. Certe emozioni sono reazioni moralmente buone richieste in certe situazioni. C’è una specifica emozione, l’ammirazione (che si distingue dall’invidia), che ci incentiva ad emulare l’agire moralmente buono altrui.
Le emozioni possono sostenere o fuorviare la phronesis e le altre virtù dianoetiche (dianoetico: relativo alla dianoia, proprio dell’intelletto, della ragione) (dianoia: nella dottrina aristotelica e platonica: la conoscenza discorsiva, propria della ragione, distinta dalla conoscenza intuitiva). Le nostre emozioni richiedono uno sviluppo affinché non deformino la valutazione della ragione. Se le emozioni influenzano la nostra comprensione teorica del bene per Kupperman le teorie etiche influenzano le nostre emozioni, il primato del carattere non significa che non ci sia posto per la teoria etica.
1.5 Il primato della comunità
Una critica mossa all’etica moderna da alcuni autori riguarda...
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Filosofia morale - stramaledettamente logico
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Filosofia pratica
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Riassunto esame Filosofia, prof. Boella, libro consigliato Trattato delle virtù, Jankèlèvitch
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Lezioni, Filosofia Morale