FILOSOFIA MORALE
Prof. Elena Colombetti
Lucia Majdancic
Università Cattolica del Sacro Cuore
INTRODUZIONE AL CORSO: CHE COSA È LA FILOSOFIA MORALE E DI COSA SI OCCUPA?
David Foster Wallace, filosofo e sociologo, nel 2005, nella cerimonia di conferimento delle lauree nella Kenyon College
narra una storia: ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che,
nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?” I due giovani
pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma cosa diavolo è l’acqua?”
La morale di questa storia, talvolta non ci rendiamo conto delle cose più ovvie e scontate di ciò che abbiamo intorno.
Molti aspetti della vita quotidiana, sempre presenti sullo sfondo, paradossalmente sono quotidiani e allo stesso tempo
sconosciuti e diventano invisibili. Lo sfondo agisce silenziosamente. Noi non siamo consapevoli di questa cosa, l’acqua
è tanta, ci siamo dentro da sempre. “Che ne sa un pesce in cui nuova nell’acqua da tutta la vita?” dice Einstein. Nel 2005
Wallace osserva che la morale della storia dei pesci è solamente che spesso le più ovvie e importanti realtà sono quelle
più difficili da vedere e di cui analizzare.
La filosofia, quindi, è quella disciplina che da uno sguardo sulla realtà che è capace di fare domande, che non da nulla
per scontato. I migliori filosofi sono i bambini che si chiedono sempre il perché. La filosofia è estremamente concreta,
parte dall’esperienza e cerca di comprenderla.
Anche il filosofo Hegel parla della metafora dell’acqua: “Non si può imparare a nuotare nell’acqua, se prima non
entriamo in essa”. Per fare filosofia dobbiamo provare a porre domande, e chiederci due domande fondamentali: “Che
cosa è?” e “Perché?”. Da un lato si tratta di cercare definizioni, di indicare i confini, chiarire la realtà. Dall’altro si tratta
di non accontentarsi di quello che appare, ma di andare a cercare oltre le cause e imparare ad argomentare le
giustificazioni e le posizioni che assumiamo. Argomentare, cioè chiedersi il perché, significa andare a scovare e
giustificare le affermazioni “Perché si fa così?” “Perché così”: è sbagliato, bisogna sempre argomentare. Fare filosofia
implica la capacità di porre domande giuste, che interpellano la realtà, per cercare le risposte. essere filosofi significa
approcciarsi alla realtà, indagando la realtà in modo più profondo e ha come fine ultimo la ricerca. I filosofi sono chiamati
per prendere posizioni davanti alla realtà, ognuno è implicitamente filosofo.
ESEMPI REALI:
- Dichiarazione universale dei diritti umani (1948): dopo la Seconda guerra mondiale e dopo la consapevolezza
dei crimini accaduti in quelli anni, si struttura questa carta internazionale la convinzione che i diritti umani possano
arginare “le barbarie che offendono la coscienza dell’umanità”. Eleanor Roosevelt parla della dichiarazione come la
Magna Charta internazionale dell’intera umanità. 10 dicembre 1048 le Nazioni Unite adottano questo documento (non
tutti i paesi).
Ritenete che i diritti umani indichino dei valori oggettivi che devono essere rispettati da tutti?
Valori oggettivi: mi chiedo se i diritti umani indicano valori oggettivi, sono un qualcosa di vero, che possiamo conoscere,
o se siano frutto di una convenzione, che può cambiare nel tempo?
Devono essere rispettati: da dove emerge il verbo dovere? Queste sono le domande che si pongono i filosofi.
La dichiarazione riconosce dei beni, che vanno tutelati anche in modo giuridico. L’Art. 26 della dichiarazione parla del
diritto all’istruzione: “Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto
riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e
professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti
sulla base del merito.” 1
- Malala è una giovane attivista. Il 9 ottobre 2012 degli estremisti le sparano alla testa a 14 anni perché lotta per
i diritti all’istruzione delle bambine del suo paese. Ci sono tre beni lesi: il diritto all’istruzione, la vita e l’integrità fisica,
espressione della libertà e dei propri pensieri. Facciamo un passo avanti e vediamo che c’è un nesso tra la persona che
vuole essere e quello che ha fatto. I genitori hanno educato Malala secondo ciò che ritenevano il bene, ma alla fine
Malala sceglie come identificarsi: suo padre ha chiamato Malala, ma l’identità (il tipo di persona che vuole essere) l’ha
scelto lei, ha preso posizione.
- L’autore Max Weber, nelle sue opere, argomenta che la scienza non sia morale perché sui valori la ragione è
muta: di fondo c’è l’idea che solamente la sola scelta soggettiva possa fondare le nostre azioni perché le azioni la scelta
non è giustificabile razionalmente. Ma com’è possibile che la morale ciò che dovrebbe regolare i rapporti con gli altri,
come è possibile che ciò che implica la relazione sia un affare individuabile e un problema della singola coscienza? Io
devo dare un giudizio morale (legittimo o doveroso): la mia libertà finisce dove inizia la tua.
Dove stabiliamo il confine? Dove inizia la tua e dove finisce la mia, o viceversa? Perché conservare una società pacifica?
Perché non scommettere, come Nietzsche, sulla mia potenza?
CHE COSA STUDIA LA FILOSOFIA MORALE?
Ci chiediamo… Quando parliamo di valori c’è in gioco solo la volontà e anche la conoscenza? Il soggetto pone o riconosce
dei valori della realtà? È possibile ragionare intorno a ciò che è bene? Peraltro, il giudizio morale è costantemente
presente nelle vite degli uomini.
Diamo costantemente giudizi morali, espliciti o impliciti: diamo sempre giudizi morali sulle azioni altrui (ha fatto bene,
non ha fatto bene…), su delle situazioni (non è giusto…), sulle nostre azioni.
Questi giudizi che diamo sulle varie situazioni spesso volentieri, li diamo usando diverse espressioni con la parola
“giusto”: “è giusto che tu fai così…” “non è giusto…”. Sono espressioni forti perché anche chi nega l’esistenza di un’etica
oggettiva di fatto finisce con esprimere giudizi morali. In qualche modo esprimo sempre la mia opinione. Il concetto
“giusto” ha più significati, è molto ampio:
1. “Adeguato” essere appropriato: si usa in riferimento a una persona ma anche alle cose.
2. “Legale”, in riferimento al diritto positivo = diritto storico, cioè leggi: si parla infatti del palazzo di giustizia.
3. “Equa distribuzione” ovvero capire il modo in cui distribuire le risorse.
4. è sinonimo di “bene” e “buono”
Quando si parla di un giudizio dove vi è la parola “giusto” e “bene”, si intrecciano due livelli nel giudizio: il livello
soggettivo dove ci sono io che giudico (il soggetto è chiamato a prendere posizione) ma facciamo implicito riferimento
del livello oggettivo che non dipende dal soggetto giudicante. Anche dire che è giusto fare sempre e solo ciò che ci sente
(sottolineando la soggettività) indica anche che fare questo è corretto, è un giudizio. La domanda è: È possibile dare una
giustificazione di questi giudizi? È possibile dire perché un atto è buono oppure no? Questo a tutti i livelli della vita
privata. È possibile distinguere perché diciamo ad un bambino di stare composto sulla sedia rispondendo a una certa
convenzione, oppure diciamo di non dire bugie? C’è una differenza tra quella che è una convenzione sociale e il livello
morale delle azioni? C’è differenza tra cultura e morale?
La filosofia parte dall’esperienza e parte dalla nostra esperienza che noi diamo costantemente valutazioni. Siamo
costantemente chiamati a dare un’opinione su più diversi temi: riteniamo una persona di lode e altre degne di biasimo.
A volte avvertiamo dentro di noi una lotta interiore: quest’ultima viene descritta da Agostino “ero io che volevo”, “ero
io che non volevo”, non ci decidiamo. 2
Noi vogliamo che il nostro rapporto con il mondo abbia due peculiarità: non è determinato perché noi possiamo
determinare le azioni da compiere, i comportamenti da tenere. Cogliamo dal nostro agire, la scelta che compiamo.
Cogliamo un senso descrittivo ma anche una valutazione di noi stessi o altri: il nostro agire dipende ciò che siamo, in
primo luogo in senso descrittivo, ma immediatamente ha anche un senso valutativo, che dipende dalla nostra
valutazione.
1. L’etica si occupa delle azioni libere, ovvero quelle sottoposte al comando e al consenso della volontà. Non sono
oggetto dell’etica tutte quelle azioni informati, ossia che non ricevono forma dalla volontà. In questo senso
possiamo differenziare gli atti dell’uomo dagli atti umani. Gli atti dell’essere umano sono tutti quelli atti che
compie l’uomo senza che siano governati dalla volontà: es. respirare, il battito del cuore; mentre l’atto umano
dipende dalla volontà, ad esempio essere a lezione. L’etica quindi si occupa degli atti umani.
2. La morale (il cui opposto non è l’immoralità, ma la amoralità), indica il modo umano di governare le proprie
azioni e di condurre la propria vita: quel modo di premiare la libertà e che porta a far fiorire la propria persona.
La morale indica semplicemente qualcosa che riguarda gli atti liberi, non può essere un’azione moralmente
riprovevole. Le azioni umane non si adattano automaticamente alla vita, l’uomo è un essere libero.
L’uomo si propone dei fini, e deve cercare i mezzi per realizzare questi fini. Quando uno non si popone più dei fini,
diciamo che è demoralizzato. L’essere umano si propone i fini, agisce liberamente e possiamo dire che è padrone di sé
stesso, si autoregna.
In senso ampio possiamo dire che la morale e l’etica hanno la stessa espressione. Ma su questo, possiamo dire che la
filosofia della morale è molto legata alla libertà: mette a tema la morale, la studia (mette a fondo le regole, le basi). La
libertà è condizione di senso della morale perché etica, morale, e libertà hanno la stessa espressione.
Cogliamo che la condizione di senso di queste valutazioni, è che sia possibile individuare qualche bene proprio dell’uomo
che può essere realizzato o no con le azioni. Quindi, la morale si occupa dei beni dell’uomo operabili, ossia che possono
essere realizzati (o eliminati) con le azioni libere. Tutte le azioni libere sono morali, ma non tutte sono moralmente
buone.
L’etica, dunque, riflette sulla bontà e malvagità specifica delle azioni liberi e sula tipologia di persona che si viene
attraverso le azioni libere. Su cosa si basa sul nostro giudizio? Le norme morali sono convenzionali o no?
LA FILOSOFIA DELLA MORALE CHE STATUTO EPISTEMOLOGICO HA?
In primo luogo, per capire che cosa è e che cosa studia una disciplina. Quello che studia è detto come oggetto materiale,
ovvero qual è il tratto di realtà che va ad indagare. In secondo luogo, da che punto di vista lo studia è l’oggetto formale,
quindi che tipo di domande facciamo a questo tratto di realtà che andiamo ad indagare in una certa disciplina. Ad
esempio, l’antropologia culturale studia l’essere umano e le manifestazioni dal punto di vista della cultura.
La filosofia della morale ha come oggetto materiale gli atti dell’uomo in quanto uomo, quelli atti che ricevono forma
dalla volontà. Per oggetto materiale ci riferiamo agli atti umani, essere connessi ma distinti dagli atti dell’uomo,
respirare è un atto umano (sotto il governo della volontà e della ragione, gli atti liberi), trattenere il respiro è un atto
dell’uomo (non entra direttamente la volontà).
La filosofia ha come oggetto formale la valutazione degli atti umani sotto l’aspetto del bene e del male, studia gli atti
umani dal punto di vista etico. L’oggetto formale implica una conoscenza pratica, perché ha come oggetto la prassi,
ovvero l’azione umana, ciò che deve essere fatto. Quando mettiamo a fuoco il soggetto formale che osserva e studia gli
atti sotto aspetto del bene o male, non stiamo parlando di un bene “settoriale” ma il bene dell’uomo in quanto tale.
Questa conoscenza riguarda l’essere umano in quanto umano.
Un esempio utile è Diabolik: è un ladro perfetto ma anche un bravo ballerino: sto dando una valutazione degli atti umani
ma dal punto di vista tecnico (in quanti ballerino e in quanto ladro), non morale (in quanti tali). Dal punto di vista tecnico
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dico che è un bravo ladro o che è un bravo ballerino. Quando diamo un giudizio pratico, stiamo studiando le azioni
dell’umano non in quanto essere umano ma in quanto ballerino, docente, ladro.
La valutazione etica non riguarda l’aspetto parziale dell’azione in senso tecnico ma riguarda il valore dell’azione in
quanto azione umana, e dice del valore umano dell’essere umano in quanto tale. Se quell’azione porta a pienezza, a
compimento i beni umani, se fa fiorire o non fiorire il soggetto che la compie. Attraverso le azioni libere, si guarda sotto
la prospettiva della loro moralità, si diventa buoni (o cattivi) in quanto essere umani, non in quanto ballerino o ladro.
QUANDO CONOSCIAMO PONIAMO DOMANDE DIFFERENTI:
- “che cosa è?”, stiamo usando la ragione nella sua dimensione speculativa teorica. Usiamo la ragione teoretica,
stiamo facendo teoria.
- “Che cosa devo fare?”, stiamo usando la stessa ragione ma nell’uso pratico, per questo si chiama la ragione
pratica.
- “Come fare questo?”, uso la ragione in senso tecnico, che si chiede sull’aspetto esecutivo di un’azione (ragione
tecnica)
La filosofia morale è un sapere teorico sulla prassi: teorico perché stiamo facendo teoria, ma parliamo anche di pratica
perché senza teoria non si fa pratica.
La filosofia morale è quella parte della filosofia più immediatamente legata alla vita. Possiamo partire dall’esperienza
della libertà, che è il presupposto della vita morale: se non c’è libertà non si parla di morale. La libertà è il presupposto
della morale perché è implicita nell’esperienza personale dell’agire morale ed è condizione di senso della filosofia
morale (dare giudizi di valore).
In sintesi, fare filosofia richiede farci delle domande, senza dare nulla per scontato. Occorre cercare la giustificazione e
il fondamento di ciò riteniamo essere bene e doveroso. Le nostre azioni libere strutturano la nostra morale e riguardano
il tipo di persona che vogliamo essere e che diventiamo. L’etica e la morale si occupano delle azioni libere fintanto che
etica e libertà hanno la stessa estensione.
DISPENSA: VOLONTÀ E LIBERTÀ
CHE COS’È LA LIBERTÀ?
Lode e biasimo hanno senso solo se riferite ad azioni volontarie, libere. Io mi posso compiacere se ci sia bel tempo il
giorno della mia laurea. La valutazione che noi diamo richiede libertà. La libertà da sempre ha intercettato la nostra
riflessione: se noi proviamo a riflettere: noi costantemente utilizziamo questa parola senza definirla. Tutti la cogliamo
come una cosa importante, anche se a volte avendo troppa libertà è difficile scegliere.
La discussione filosofia della libertà verte su due piani:
1. Esistenza della libertà: la libertà esiste? Se esiste come funziona? Le persone negano l’essenza della libertà;
2. Ricaduta della libertà nell’ambito della filosofia pratica, gestione del nostro vivere comune. Si divide in etica e
politica.
Noi partiamo dall’esperienza della libertà, la sua dinamica e la sua ricaduta. Poiché esiste libertà, esiste l’imputabilità e
la responsabilità. Per farlo partiamo dal fatto della libertà, dal fatto che abbiamo almeno portato una volta nella vita la
libertà, dalla nostra esperienza.
Accadde che noi abbiamo l’esperienza della libertà in modo positivo: quando ci troviamo a decidere cosa fare di noi
stessi, tutte le volte che progettiamo, decidiamo che cosa fare. Anche questo si presenta come: che cosa devo fare? Che
cosa è bene fare? Sono domande che interrogano la propria persona nel profondo dell’intimità, abbiamo un dialogo
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con noi stessi. Quindi il problema della libertà si pone in modo pratico: questo perché la nostra vita ci chiede sempre di
agire, sia nelle decisioni più piccole che grandi. La realtà, la vita ci chiede di incamminarci verso una strada, ci chiede di
scegliere, di prendere posizione nel mondo.
Di fatto, Masnovo scrive “Scegliere è il nostro compito di ogni momento […] non per metafora, ma secondo verità
rigorosa”: l’uomo è chiamato a scegliere costantemente in modo rigoroso.
Per questo ciò che mettiamo a tema, non ci chiediamo se esiste la libertà, ma ci chiediamo che cosa dobbiamo fare
perché dobbiamo sempre scegliere. Fenomenologicamente di ciò che appare, che ci chiediamo “che cosa dobbiamo
fare?” e, allo stesso tempo questo coincide con la percezione di un ostacolo, di una realtà esterna a noi che ci dice “no!”.
Quindi ci chiediamo se davvero esiste in questi momenti la lib
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