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Riassunto esame Filosofia Morale, prof. Battaglia, libro consigliato Un'Etica per il Mondo Vivente Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Filosofia Morale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Un'Etica per il Mondo Vivente consigliato dalla docente Battaglia.
Oggi che il problema del nostro rapporto con la natura - e quindi la nostra responsabilità nei confronti di tutti i viventi - emerge come il problema epocale del Terzo millennio, la sfida che ci attende è pensare a un... Vedi di più

Esame di Filosofia morale docente Prof. L. Battaglia

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fondamentale e nella speranza, per l'ammalato, di essere aiutato e guarito, il suo telos.” Viene cosi

affermata la struttura relazionale dell’atto medico il cui nucleo etico è costituito dal patto di fiducia

che impegna quel paziente e quel medico e che conclude un percorso segnato all’inizio da una

notevole asimmetria: da un lato colui che sa fare, dall’altro colui che soffre. L’istituzione di un patto

di cura può considerarsi come un vero e proprio cammino che prevede una serie di passi da

entrambi gli attori partecipanti. Innanzi tutto il paziente porta al linguaggio la sua sofferenza, la

descrive, ne narra la storia (per Ricoeur importantissimo); avanza la sua richiesta di salute e

promette di osservarne il protocollo. A sua volta il medico compie l’altra metà del cammino,

attraverso l’accettazione del malato, la formulazione di una diagnosi, la prescrizione di una terapia.

Si crea così una sorta di “alleanza” medico-paziente.

Cambia il modo di intere la malattia e la medicina: vi è un passaggio dalla medicina dalla

misurazione alla narrazione= il portare al linguaggio ha doppia valenza etica e epistemologica. Il

dolore che il paziente narra non coincide sempre esattamente con il male che il medico cerca.

Ricoeur tuttavia si rende conto di come questo “patto” possa presentare fragilità: il paziente non

sempre ha fiducia nel potere medico, e ha paura di quell’oggettivizzazione attuata dalle pratiche

mediche/biomediche. Tali insidie tende curarle appunto l’etica del patto di cura, che secondo

Ricoeur sul piano medico diventano tre importanti precetti:

1. Riconoscimento del carattere singolare della persona del paziente e quindi della

situazione di cura: dietro ogni malattia c è la presenza di un soggetto che struttura la

sofferenza, facendone un elemento della sua biografia.

2. Indivisibilità della persona, da cui discende il dovere di considerare non una molteplicità di

organi e di funzioni ma il malato nella sua integralità, evitando ogni frammentazione e

sfasatura tra dimensione biologica, psicologica e sociale.

3. Stima di sé, quindi il riconoscimento del proprio valore da parte del paziente stesso, di

grande importanza poiché la situazione di cura, specie nell'ospedalizzazione, induce la

regressione a comportamenti di dipendenza umilianti per la dignità della persona.

Il medico deve oggi diventare sempre più consapevole che l'alleanza terapeutica significa

condividere le gioie e le sofferenze che fanno parte dell'evoluzione della malattia.

Decisivo è il momento dell'ASCOLTO dove il medico è impegnato a recepire i bisogni, le

aspirazioni e i valori della persona che ha di fronte al fine di umanizzare il trattamento sanitario e

individuare la soluzione ottimale per quel soggetto.

Parlare poi di relazione di fiducia all’interno del percorso terapeutico, significa affrontare il tema

dell’educazione del medico e degli operatori sanitari: bisogna educare, secondo R, a sviluppare

una disponibilità all’ascolto, a ricercare la migliore comprensione dell’altro = ecco riemergere la

virtù umanistica del prendersi cura. Si tratta ora di ritrovare il segreto per una “buona cura”

riproponendo il significato aristotelico di “buona vita”. Il bene possibile è infatti tutto ciò che è in

grado di situare la salute all’interno di un progetto di autorealizzazione della persona.

La domanda di salute e l’auspicio della “vita buona”  Per Ricoeur “la salute è la modalità

propria del vivere bene nei limiti che la sofferenza assegna alla riflessione morale. Il desiderio di

salute è la figura che sotto il giogo della sofferenza, riveste l'auspicio di vivere beneficiari”. Vita e

salute sono infatti beni di cui oggi godiamo più largamente che nel passato ma il cui valore e

significato spesso tendono a sfuggirci.

Ricoeur individua nell'etica, distinta della morale, la dimensione della vita pratica cui è propria la

tensione verso l'autorealizzazione presente in ogni essere umano. Mentre la morale rappresenta il

momento deontologico della norma, l’etica si caratterizza in senso teleologico per la presenza del

telos (obiettivo, scopo, meta) della buona vita. L’espressione tipicamente aristotelica di “vita buona”

esprime un auspicio, un augurio ( possa io, possa tu vivere bene), ed rimanda a quell’attitudine di

cura che riguarda se stessi, l’altro e le istituzioni. Che la cura di sé sia un buon punto di partenza è

confermato dall’importanza della stima di sé che costituisce il momento riflessivo della praxis

(azione).

Ma la prospettiva del vivere bene sarebbe incompleta se non comprendesse il senso della

giustizia, implicato nella nozione stessa di “altro”. La giustizia ci ricorda che il vivere bene non si

limita al piano delle relazioni interpersonali ma si estende alla vita delle istituzioni, dall’altro, che

Serena Gaglielfo

presenta tratti etici che spingono verso un’esigenza di eguaglianza. Poiché la giustizia è chiamata

ad attribuire a ciascuno la sua parte, l’iscrizione del giusto nella prospettiva della buona vita ha

grande rilievo per l’etica e per la bioetica per il suo ricordarci che esso non si esaurisce sul piano

della legalità. Il senso della giustizia è solidale con quello dell’ingiusto che spesso lo precede: è

proprio attraverso l’indignazione e la denuncia che ci avvediamo della discrepanza tra la giustizia

statica dei codici e la giustizia dinamica dei valori. Un tema –quello del rapporto tra giustizia e vita

buona – di fondamentale importanza per una bioetica globale aperta alle istanze di tutti gli “altri”

finora esclusi dalla comunità morale e dal godimento dei diritti.

1.2 Le sfide dell’ingegneria genetica

Fin dove può arrivare la capacità trasformativa e manipolativa della nostra specie? Vi sono 2

risposte dannose:

• Quella prometeica => ispirata all'ideologia dello scientismo trionfante

• Quella primitivistica => fieramente avversa al sapere tecnico scientifico

In una celebre pagine del “Lavoro intellettuale come professione” Weber scrive => “ogni agire,

orientato in senso etico, può oscillare tra due massime radicalmente diverse; può essere orientato

secondo:

1. l'etica della convinzione => la cui massima in termini religiosi, suona: il cristiano opera il

giusto e rimette l'esito nelle mani di Dio

2. l'etica della responsabilità => bisogna rispondere delle conseguenze prevedibili delle

proprie azioni.”

L’etica della responsabilità sembra caratterizzata da due considerazioni: la riflessione sulle

conseguenze delle decisioni prese e il calcolo dei processi che vengono innescati con tale

decisioni.

Per avviare la discussione bisogna mettere a confronto, in relazione al tema della responsabilità,

due autori: Hans Jonas e Tristram Engelhardt, che possono considerarsi due esponenti del

rinnovamento contemporaneo dell’etica, indotto dallo sviluppo della scienza e della tecnologia.

Affrontano il problema dell’etica in maniera filosofica, senza timore di andare fino al cuore dei

problemi e di assumersi i rischi teorici. Entrambi appaiono convinti che ciò che è realmente in

gioco è l’eticità: il valore dell’etica, le sue condizioni di possibilità e i suoi criteri di validità.

L’euristica della paura di Hans Jonas  Se per Heidegger ciò che è veramente inquietante non è

che il mondo divenga mondo completamente tecnico ma il fatto che l’uomo non sia preparato a

questa trasformazione, per Jonas invece, “rispondere alle sfide della tecnologia è compito

dell'etica per la novità assoluta di alcune di tali sfide, cui nessuna etica precedente ci aveva

preparato. Ciò implica la ricerca di principi che ci mettano in grado di occuparci di questioni cui

l'umanità non si era mai occupata prima”.

La techne => si è trasformata in una spinta in avanti inesauribile della specie, nella sua impresa

più significativa: il suo progresso illimitato, in direzione di mete sempre più elevate, tende ad

essere identificato con la vocazione dell'uomo e la sua conquista di controllo totale sulle cose e

sull'uomo stesso appare come il compimento del suo destino.

Jonas ritiene che l'uomo è fatto a immagine di Dio: la conservazione di tale immagine costituisce il

primo imperativo: l'uomo non ha diritto di modificare con il suo sapere, mediante l'ingegneria

genetica, l'evoluzione naturale.

L'uomo è creato, prodotto, pertanto non può interferire in ciò che lo ha prodotto e continuerà a

produrlo, ossia la natura. Creatore, l'uomo può esserlo solo simbolicamente: non può intervenire

sulla sua essenza ontologica.

Jonas scrive “il potere tecnologico ha trasformato quelli che solitamente erano e dovrebbero

essere giochi sperimentali, forse illuminati, dalla ragione speculativa, facendone dei progetti in

concorrenza tra lor, e quando scegliamo tra gli uni e gli altri, scegliamo tra i casi estremi di

conseguenze remote”.

Il filosofo critica assai severamente gli obiettivi che si prefigge la tecnologia contemporanea,

assumendo l’uomo come oggetto: tra questi, il prolungamento indefinito della vita, il controllo del

comportamento, le manipolazioni genetiche. L’uomo vorrebbe acquistare il controllo della propria

evoluzione, non solo allo scopo di preservare l’integrità della specie, ma anche di modificarla,

Serena Gaglielfo

perfezionando il proprio disegno. La domanda è, se noi abbiamo il potere di poterlo fare, chi si

assume la responsabilità di creare nuove immagini, sulla base di quali criteri e su quali

conoscenze le creerà?

Jonas introduce un concetto nuovo, innovativo, quello di paura: vi si riferisce con accezione

positiva, intendendola come sentimento attivo, un assunzione di responsabilità anticipata per

l’ignoto, davanti all’incertezza finale della speranza. Nasce dalla convinzione che nessun futuro è

predeterminato, ma tutte le scelte rientrano nell’ambito umano. Si tratta quindi di una paura

fondata giacchè muove da una prefigurazione dei pericoli possibili, pur sapendo trarre delle

previsioni del negativo e positivo. E ancora, è una paura altruistica, poiché si traduce in

atteggiamento di cura che testimonia l’apprensione per la vulnerabilità e la fragilità di altri esseri, la

preoccupazione per la loro esistenza minacciata.

Un imperativo adeguato al nuovo tipo di agire umano e diretto al nuovo tipo di soggetto agente

potrebbe suonare cosi: “agisci in modo tale che gli effetti della tua azione siano compatibili con la

continuazione di una vita autenticamente umana; agisci in modo tale che gli effetti della tua azione

non distruggano la possibilità futura di una vita siffatta”.

L’uomo è diventato un pericolo per sé stesso e per l’intera biosfera, paura e trepidazione devono

costituire la fonte dell'etica della responsabilità.

La prudenza deve diventare il primo valore etico, che ci permette di vivere e di non avere paura.

La moralità del benessere di Tristram Engelhardt assai diverso è il modello elaborato da E. nel

“manuale di bioetica”. Nella prospettiva da lui delineata bisogna introdurre una distinzione

fondamentale tra, noi come persone, soggetti dotati di riflessione, e la nostra natura di umani,

oggetto di manipolazione.

Sta a noi, come persone, decidere se questa è la migliore delle nature possibili, giacché non vi è

nulla di sacro, si ribadisce, nella natura e pertanto non vi è ragione per non apportare mutamenti e

modifiche secondo i nostri desideri. Il pensiero di E. è ancorato alla problematica morale concreta

della professione medica di cui combattere il paternalismo tradizionale in una società come quella

americana, caratterizzata, invece, da un liberalismo radicale, da un forte individualismo, dalla

molteplicità delle comunità, specie religiose che coabitano nella società civile.

Comunità => associazione volontaria di individui sulla base di una visione concreta, comune del

bene

Società => associazioni di individui che non condividono una visione concreta, comune del bene,

anche se possono perseguire parecchi fini importanti.

Nella società contemporanea, secondo E, un’apatia morale generalizzata coesiste con credenze

profonde e radicate, di cui sono tipiche espressioni le controversie insanabili in tema di aborto o

eutanasia.

La vita morale è vissuta entro due livelli o dimensioni

1. Etica laica povera di contenuto, che ha la capacità di ricomprendere numerose

comunità morali divergenti;

2. Comunità morali particolari, entro le quali è possibile conseguire una concezione fornita

di contenuto della vita moralmente buona;

La vita morale piena e concreta può realizzarsi solo entro comunità morali particolari: esse

esprimono la forza creativa dello spirito umano nel valutare il significato della nascita, della

crescita, della sessualità, della salute, della malattia, della sofferenza e della morte degli esseri

umani.

Quella delineata dal filosofo americano è una moralità del benessere e delle simpatie sociali

che richiede liberalità tolleranza capacità di comprendere e accettare il bene degli altri, disponibilità

ad accogliere i loro desideri anche quando ci sembrino strani o alieni. L’unico limite da assegnare a

tale espansione dei desideri è la prudenza, ovvero un saggio giudizio che ci aiuti a raggiungere

una bilancia positiva dei benefici rispetto ai costi, la condizione minima per evitare la conflittualità

permanente e garantire una convivenza pacifica.

“La bioetica è una soluzione al problema dell'azione comune di individui provenienti da diverse

comunità morali, con visioni alternative della vita moralmente buona”.

A una concezione tradizionale della natura come qualcosa di sacro e inviolabile si oppone una

visione critica che la considera semplicemente come il prodotto di una storia evolutiva passata, su

cui è possibile intervenire a scopo migliorativo. In tal senso, siamo noi gli artefici della nostra

Serena Gaglielfo

natura e ancor più lo saremo in avvenire; finora i nostri interventi sono stati limitati. La

sopravvivenza degli esseri umani può rendere necessario l'intervento genetico su tali

inclinazioni(aggressività) e su tali manifestazioni particolari della competitività.

Due modelli di etica della responsabilità entrambi i due filosofi partono dalla stessa

constatazione: la nostra è un’epoca interamente dominata dallo sviluppo della scienza e della

tecnica. Un punto di divergenza capitale sta nel fatto che mentre per Jonas l’umanità attuale

sarebbe al vertice dell’evoluzione e dunque deve preservarsi come tale, per E, l’evoluzione è come

una forza cieca, non si arresta di fronte a nulla. Ciò che gli interessa di più è la persona: non è

l’uomo nella sua forma esteriore da conservare, ma la persona.

JONAS ------> si rivolge all’umanità intera come entità collettiva. Ritorna così a una metafisica

della natura, sia pur rinnovata; è un filosofo monoteista: secondo lui vi è una morale universale,

radicata nell’essere e il compito del filosofo è quello di rivelarla. Il filosofo che deve far ciò è visto

da Jonas come il “sacerdote dell’assoluto”, “il funzionario dell’umanità”.

ENGELHARDT ------> si rivolge alle società civili, pensa in termini di filosofia sociale e politica. È

un filosofo politeista: esiste una pluralità irriducibile delle concezioni del bene, pluralità che è il

riflesso della libertà degli uomini e delle comunità che essi formano. La figura del filosofo da lui è

considerato un “cartografo” che compie delle rivelazioni, al fine di tracciare una mappa delle morali

presenti.

Critiche ai due pensatori:

-Jonasegli percepisce l’aspetto solo negativo della tecnologia. Da troppa enfasi all’euristica della

paura: l’uomo sembra paralizzato dalla paura, non rischia, non tenta il nuovo. Il suo pessimismo

azzera l’ambivalenza di un essere capace del bene e del male, e quella del progresso tecnico-

scientifico. L’euristica della paura preserva e induce alla conservazione dell’uomo naturale.

Ma è davvero prova di un senso reale di responsabilità abbandonare l’avvenire dell’umanità al

caso dell’evoluzione? = più che un’etica della responsabilità sembra un’etica della convinzione

mascherata. Il riferimento alla paura è uno dei tratti più originari del suo pensiero ma è una paura

infondata: noi non possiamo avere paura di qualcosa di indefinito, di cui non abbiamo ancora fatto

esperienza. Anche Hobbes parlava di paura, ma la sua era diversa: era paura di qualcosa di

definito, è cioè la perdita della vita.

-Engelhardtviene criticata la sua moralità del benessere: per E. lo sviluppo della tecnica è legato

alla natura stessa dell’uomo. In tal modo lo sviluppo tecnologico non ha limiti a priori. Ciò che si

richiede a ciascuno è che ciascuno abbia la volontà di risolvere i conflitti accettando di negoziare

senza ricorrere alla violenza. In tal senso la buona volontà dell’agente morale è un elemento

fondamentale dell’etica: attraverso questa negoziazione l’etica diviene un mezzo collettivo e

pacifico di elaborare criteri di rettitudine morale= ciò che E. chiama la “morale del rispetto

reciproco” alla base di cui stanno due principi:

1. Principio di autonomia => rispetto assoluto della volontà dell'agente. Principio a

fondamento della tolleranza, secondo cui non si può costringere nessuno a fare

qualcosa contro la propria volontà.

2. Principio di beneficenza => fare agli altri il loro bene, tenendo presente i limiti del

primo principio.

Per E. sarebbero i due principi fondanti la bioetica, dando netta superiorità al primo. Engelhardt

però crea un controsenso ed è proprio questa la critica nei confronti del suo pensiero: E. ritiene

che si possano attuare delle manipolazioni sulla natura per modificarla, mentre nel principio di

autonomia lui stesso dice che non si può costringere nessuno a fare qualcosa senza la sua

volontà. Ecco quindi il controsenso del suo pensiero, in quanto pensa che se le manipolazioni sono

di natura pacifica e non violenta, e che quindi non comportino minacce, allora possono formare

una parte corretta della struttura di una comunità pacifica. In questo modo però andrebbe a negare

il principio più importante della bioetica: quello di autonomia.

Negoziazione o argomentazione: dall’etica procedurale all’etica del discorso Nell'etica della

responsabilità di Engelhardt, il discorso morale viene ridotto a negoziazione, a interazione

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linguistica: la ragione cui ci si riferisce è formale e immanente al discorso. Un ruolo primario è

assegnato al linguaggio: esso permette l’espressione e il riconoscimento delle diversità irriducibili

da rispettare come tali, e permette la negoziazione ovvero la possibilità di pervenire a consensi e

compromessi. L’etica della negoziazione ha dei limiti gravi: la preoccupazione fondamentale di

tale etica è quella di trovare i modi e le forme del consenso, le condizioni delle reciproche garanzie

ma anche non osa affrontare la questione cruciale e filosoficamente più rilevante: quella delle

ragioni che sottostanno a determinate scelte. Inoltre l’etica della negoziazione trascura che le

conseguenze di un’azione possano essere collettive e avere riflessi su terze persone, non

consenzienti.

“Occorre tollerare gli stili di vita devianti se pacifici e accettare le tragedie a ciascuno può andare

incontro in conseguenza delle proprie libere scelte”.

È solo la validità intrinseca degli argomenti a giustificare un certo corso di azioni che altrimenti

ricadrebbe nella capricciosa arbitrarietà dei gusti e delle inclinazioni personali.

L'etica del discorso invece, esige la promozione della discussione argomentata per giungere a

conclusioni, in linea di principio, universalmente valide e liberamente riconosciute come razionali

da tutte le parti interessate al dibattito.

Fondamentale è in bioetica la ricerca di una razionalità discorsiva, argomentativa, che faccia

appello a esigenze di imparzialità e di universalità.

1.3 La diagnostica prenatale. Aspetti bioetici

La diagnostica prenatale = insieme delle tecniche e dei metodi che consentono di mettere in

evidenza anomalie e malformazioni presenti nell'embrione e nel feto.

3 ambiti di problemi:

1. Privato => problemi etici relativi alla coppia e al feto inteso come paziente

2. Professionale => questioni morali che si trova ad affrontare lo specialista

3. Sociale => problematiche di etica pubblica connesse agli interventi di politica sociale e

sanitaria

AMBITO PRIVATO: si parte dal forte significato esistenziale che la d. pr. riveste per la donna, la

coppia, la famiglia. L’impatto delle nuove tecnologie ha un forte impatto sulla maternità/paternità. Si

è rilevato che il vedere l'immagine del concepito sul video può contribuire a rafforzare e ad

arricchire la relazione di coppia: il constatare che è tutto nella norma rassicura e mitica l'ansia

l'ecografia ha effetti importanti sul sentimento di paternità.

Vi è poi da sottolineare la differenza tra diagnostica prenatale e atto abortivo. Tale metodica (d.pr)

permette di rassicurare un certo numero di coppie a rischio consentendo la nascita di un bimbo

che altrimenti non sarebbe nato, e permette di trattare in utero certe affezioni o di preparare una

tempestiva assistenza pediatrica adeguata alle patologie messe in luce. Ultimamente si è teso

sempre di più a far coincidere la d.pr con l’aborto selettivo. La domanda è perché? = sicuramente

perché tale tecnica permette il riconoscimento precoce di patologie particolari, per le quali il

genitore può decidere di non continuare la gravidanza. Detto questo, quale nesso vi è tra le due?

L'aborto selettivo fa prevalere la salute psicofisica della madre sulla vita del feto quando esso sia

portatore di rilevanti anomalie o malformazioni.

Vi sono poi naturalmente favorevoli e contrari all’utilizzo di tale tecnica:

chi è contrario all'aborto selettivo avanza, all'interno di un'etica della sacralità della vita, due

argomenti di tipo deontologico:

1. Può appellarsi a quello che ritiene uno dei principi basilari della medicina, espresso

dall'imperativo: salvare la vita a ogni costo

2. Può rifiutare come iniqua la selezione – operata attraverso la diagnosi prenatale – tra

feti cosiddetti normali e feti anormali;

Chi giustifica l'aborto selettivo avanza, all'interno di un'etica della qualità della vita, due diversi

argomenti di tipo conseguenzialistico:

1. Può richiamarsi al dovere di prevenire o ridurre le sofferenze della famiglia ma anche

del nascituro e, in generale, dell'intera società

Serena Gaglielfo

2. Può sostenere l'obbligo di prevenire, in assenza di terapie disponibili, le malattie

genetiche e il loro impatto sulle generazioni future.

La controversia questione dei diritti del feto si inquadra nel più ampio dibattito tra chi sostiene il

principio di costitutività, cioè considerare il feto e l’embrione come portatore di diritti a cui è

riconosciuto il pieno valore alla vita umana individuale e il titolo di persona; e il principio di

gradualità del carattere di persona, per cui l’acquisizione di tale valore è progressivo.

Nonostante tutti i dibattiti ancora aperti, la diagnostica prenatale ha contribuito allo sviluppo del feto

come paziente.

AMBITO PROFESSIONALE: quando si parla di consulenza genetica, la quale riguarda la cultura

del medico e la posizione che ha riguardo l’utilizzo di tale pratiche. Il medico deve avere molteplici

competenze: deve sapere il grado di certezza della diagnosi, la gravità dell’anomalia, l’età della

comparsa dei sintomi, l’efficacia del trattamento. La consulenza genetica deve essere in primo

luogo scientificamente provata, completa ed esauriente. Non deve avere carattere direttivo, anzi

deve lasciare liberi i genitori di scegliere cosa è meglio per loro e per il bambino.

AMBITO SOCIALE: strettamente connessi a tale ambito sono i programmi di screening genetico.

Essi rientrano nel quadro più generale della prevenzione genetica a livello primario. Questa tecnica

è diretta a: coppie a rischio, donne appartenenti a un gruppo a rischio, coppie appartenenti a una

popolazione a rischio.

Importante poi è il diritto all’informazione: esso è un diritto fondamentale per chi vuole avere figli,

se il rischio c’è bisogna conoscerlo ed essere informati su di esso per poter agire di conseguenza,

e consapevolmente.

Il diritto al caso, invece, rientra tra i diritti di 4° generazione, dovuti all’età tecnologica. Esso

dovrebbe affiancarsi ai tre già presenti, che sono alla base della convivenza civile, che sono: diritto

alla vita, alla libertà, all’eguaglianza. Chi rivendica tale diritto ritiene che la legge del caso sia un

presupposto indispensabile per affermare la dignità della condizione umana. Non tenendo fede a

tale diritto, come nel caso della selezione del corredo genetico, si salirebbe inevitabilmente a un

gradino superiore agli altri che non hanno potuto scegliere, e cosi il diritto di eguaglianza sarebbe

negato.

Quesiti che si pongono da un punto di vista etico per la diagnosi prenatale:

• affidabilità della tecnica

• rischio biologico per la madre e per il feto

• accettabilità delle procedure alla luce delle diverse concezioni dello status dell'embrione

• finalità dell'indagine

• vantaggi e svantaggi che derivano

• liceità dell'intervento diagnostico e terapeutico

Il rischio dell’eugenismoL’eugenismo è il complesso di studi per il miglioramento della razza

umana. La riflessione sul normale e il patologico costituisce uno dei nodi cruciali del dibattito degli

aspetti etici della d.pr. La Carta di Nizza prevede che nell'ambito della medicina e della biologia

devono essere in particolare rispettate il divieto delle pratiche eugeniche, in particolare di quelle

aventi come scopo la selezione delle persone.

Santosuosso => per poter parlare di eugenica è fondamentale il requisito di coattività

sottolineando che ogni servizio sanitario nazionale , ogni piano di aiuti pubblici in materia di

prestazioni sanitarie, cosi come ogni campagna di prevenzione di alcune malattie ha anche uno

scopo eugenetico nel senso che sono tutti interventi tesi a migliorare le condizioni biologiche della

popolazione e quindi a evitare che siano trasmesse alle generazioni successive malattie che

costituiscono un grave problema sociale. Quello che rende accettabili queste politiche è il punto

della coattività. Per essere precisi la campagna contro la talassemia in Sardegna è accettabile e

meritoria, perché basata esclusivamente sulla collaborazione spontanea e volontaria dei cittadini

(e poiché non da addito a discriminazioni). La stessa campagna, se fosse imposta coattivamente,

sarebbe un’odiosa politica eugenetica, da rigettare con fermezza.

La medicina dei desideritra le paure che circondano la d.pr. vi è quella del “bambino perfetto”, e

la d.pr è accusata proprio di ciò. Ma più che altro quello che la d.pr si pone è quello di dare la

possibilità ai genitori di avere un bambino senza determinate patologie rare e malattie congenite.

Serena Gaglielfo

Diversa è certamente la richiesta di un “bambino su misura” e del sesso voluto, che coinvolge la

cosiddetta “medicina dei desideri”. Questo è sicuramente un uso inappropriato della d.pr.

Attualmente il rispetto per l'individuo ci porta a lasciare la coppia libera di decidere in nome

dell'autodeterminazione e a favorire al meglio l'accoglienza del bimbo handicappato.

Il medico è un tecnico che offre un servizio senza esprimere un parere: l'uso dell'informazione non

lo riguarda

Oggi è possibile scegliere se quando e a quali condizioni essere padre e madre, le bioteconologie

consentono scelte fino a ieri impensabili.

Verso un familismo tecnologicoespressione in cui vengono associati due termini in apparenza

incompatibili:

-familismo= evoca immagini arcaiche, valori tribali, comunità fondate sul sangue, legami organici.

-tecnologico= riferimento a uno scenario ultramoderno, asettico e neutrale, libero da dogmi e

pregiudizi.

La tecnologia, cioè l'artificiale, consente di ottenere la famiglia più naturale, cioè quella fondata

sull'identità genetica e quindi finisce coll'esaltare quei valori del sangue che sono propri delle civiltà

più arcaiche.

La famiglia come sistema chiuso che vive da sola l'esperienza drammatica della sterilità e il

progetto del bimbo perfetto reso possibile dalla tecnologia. Segreto e misterioso è l'accesso alla

cura e il rapporto con il medico.

La democrazia cognitivaEdgar Morin è tra gli studiosi maggiormente impegnati a evidenziare la

frattura tra una tecnoscienza esoterica, iperspecializzata e le conoscenze di cui dispongono i

cittadini. Lui ci parla di “democrazia cognitiva” nel senso che bisogna che tutte le persone

sappiano, siano informate, conoscano i poteri e le debolezze delle tecnologie; bisogna partire

dall’età scolare e andare oltre i recinti universitari.

Segnala, come un significativo avvio in questa direzione, la creazione in Francia di organismi

denominati “Science et Citoyens” con l'incarico di diffondere informazioni e di attivare il dibattito

pubblico. Nel

2010 il Comitato nazionale per la bioetica ha redatto un documento chiamato “ bioetica e

formazione nel mondo della scuola”, dove si traccia un ampio programma per educare i giovani a

scelte consapevoli nell’ambito della bioetica, del biodiritto e biopolitica.

CAPITOLO 2. QUESTIONI DI BIOETICA AMBIENTALE

2.1.Lineamenti di bioetica ambientale

La sfera della bioetica si estende a : tutti i problemi concernenti la vita, la scienza della vita, la

salute, l’organizzazione sanitaria. Si estende al di là dell’etica medica in diversi modi: abbracciando

questioni e problemi etici che sorgono in tutte le professioni relative al campo sanitario e fra i non

professionisti che si prendono cura dei malati; si estende alla ricerca bio-medica e

comportamentale; include una vasta gamma di problemi etici a livello sociale come la distribuzione

delle risorse sanitarie; si estende infine sulla vita non umana: la vita degli animali, delle piante, il

modo in cui gli uomini influiscono sull’ambiente.

Questa è la visione di Reich in merito alla bioetica.

Per Kemp invece la riflessione bioetica concerne 3 livelli: persone – persone allo stato potenziale-

viventi in generale. L’idea di persona come essere inviolabile è il fondamento di tutta quanta l’etica.

Nella nostra epoca è emersa l’immagine della natura come oggetto totalmente nelle mani

dell’essere umano, ed è diventata puro materiale da utilizzare in base ai vari scopi degli umani. La

tematica della difesa dell’ambiente sta diventando via via sempre più patrimonio collettivo. Grande

interesse dunque ai problemi dell’ecologia.

L’ecologia è la branca delle scienze naturali che studia la ecosfera, ossia la porzione della terra in

cui è presente la vita. La grande lezione dell’ecologia è che ognuno è legato a tutti gli altri. Da qui

bisogna partire ed avere più responsabilità nei confronti del presente e del futuro del genere

Serena Gaglielfo

umano. Si intravedono così le linee guida per una filosofia pubblica per l’ambiente, che si prefigge

l’articolazione coerente di un programma di politiche sociali e la formazione di un vero e proprio

bilancio di costi e benefici.

Oggi vi è l’esigenza di fondare un diritto all’ambiente = regolamentare i comportamenti dei cittadini

al fine di evitare che intervengano negativamente sull’ambiente.

“Coscienza ecologica”-----> definizione di Jhon Muir: “ prendi una cosa qualsiasi e scoprirai che è

legata a tutto il resto dell’universo”. Ci si riferisce alla consapevolezza dell’unità strutturale e

funzionale del mondo vivente. L’uomo riconosce di essere parte integrante di un tutto che gli è

legato inseparabilmente: tutti gli esseri viventi e non, interessano gli equilibri delicati e complessi

della biosfera necessari alla sua esistenza.

Rivoluzione ecologica= è cambiato il pensiero e i valori, uno dei cambiamenti più importanti è stata

la critica all’antropocentrismo forte o assoluto che intendeva la natura e la sua esistenza legata

esclusivamente all’uomo, per la sua utilità e il suo piacere. Nasce cosi il problema etico

ambientale= gli esseri umani hanno dei vincoli morali verso l’ambiente?

Ecologia profonda ed ecologia di superficie si parla di ecologia profonda quando le

conoscenze che l’ecologia ci ha fornito hanno mutato i nostri valori e ha generato un senso di co-

appartenenza e affinità con gli altri esseri viventi. Si parla di ecologia di superficie quando le

conoscenze dell’ecologia bastano a cambiare e rivedere le credenze tradizionali alla luce dei

problemi attuali, anziché rovesciare i valori morali consolidati.

Esponente di tale corrente moderata (della superficie) è Jhon Passmore secondo il quale “ciò che

si deve rigettare è la cultura del dispotismo, e cioè la dottrina e la pratica per cui l’uomo non è

soggetto a nessuna censura morale nel suo rapporto con la natura, a favore di una visione

dell’omo come amministratore benevolo del creato”.

Altro pensatore ecologista è Tom Regan che ci parla di “admiring respect” inteso come

quell’atteggiamento di chi guarda agli enti naturali come dotati di un valore inerente. Ciò significa

attribuire a tali enti valore per ciò che sono, indipendentemente dal valore strumentale che essi

hanno per gli uomini. Tale visione supera la concezione antropocentrica.

Le nuove frontiere dell’eticaSi tratta, in ultima analisi, di uscire dalla falsa alternativa tra una

cultura del dominio e una cultura della sottomissione, e percorrere cosi la via di una cultura del

rispetto nutrita dalla consapevolezza che oggi non si tratta tanto di dominare la natura, quanto di

dominare il dominio sulla natura. Si tratta anche di assumere limitazioni volontarie alla nostra

capacità di manipolazione dell’ambiente. È stata attuata, su questa via, un’estensione dei confini

della comunità morale lungo tre direzioni:

- Nello spazio oltre i confini geografici;

- Nel tempo, al di là delle barriere generazionali;

- Oltre la specie, verso gli animali non umani.

L’estensione dei nostri orizzonti morali al di là dei confini spaziali costituisce uno stadio significativo

nello studio e sviluppo di un’etica autenticamente umana. L’idea guida è quella di un cerchio che si

allarga progressivamente fino a comprendere ambiti sempre più vasti. Si vuole elaborare un’etica

della responsabilità su scala mondiale. Il principio etico è il seguente: “ se è in nostro potere

prevenire un male che non ci arrechi nessuna perdita o sofferenza, siamo in dovere di farlo, come

esseri morali”.

L’estensione dei nostri orizzonti morali al di là delle barriere generazionali implica un allargamento

decisivo della nozione di prossimo anche nel tempo. Emerge il tema delle generazioni future. Se la

nostra generazione ha la possibilità di influire sul futuro di tali generazioni, lo deve fare con giudizio

morale e ciò inciderà su tre fattori: sul numero, sull’identità e sul genere di vita.

Oltre la specie: è possibile stabilire quale confine vi sia tra l’uomo e l’animale? Uomo e animale

hanno sempre avuto in comune il nascere, il vivere, la fame, la sete, il dolore(…). Ma mentre

l’animale è confinato nel biologico, l’uomo vive nel simbolico. Oggi i confini tra i due si stanno

sfumando grazie all’apporto di nuove discipline come la bioetica, la zooantropologia. Si parla di

“liberazione degli animali” e il nuovo termine “specismo” è stato coniato per caratterizzare coloro

che discriminano in base alla mera appartenenza alla specie.

2.2.Alle origini del pensiero ecologico

Serena Gaglielfo

L’uomo e la terra nella visione di Elisée Reclus “l'uomo è la natura che ha preso coscienza di se

stessa”.

Reclus è il maggior geografo dell'ottocento, nell’“l'homme et la Terre” (1095-1908)realizza una

geografia globale aperta a quella che oggi chiamiamo la geo-storia, uno studio geografico,

spazializzato dei processi storici. Un progetto per cogliere le grandi tendenze il ruolo delle

condizioni geografiche nello svolgimento degli eventi storici. Affermazione accompagnata con un

immagine del pianeta Terra tenuto in alto dalle mani dell'uomo. Nelle nostre mani è racchiuso il

destino della Terra, sta a noi custodirla nella consapevolezza che custodire la natura è custodire

noi stessi, prenderci cura della nostra stessa umanità.

Se l'uomo è la coscienza della Terra questa, a sua volta, attraverso l'uomo prende coscienza di se

stessa.

Reclus scrive dei rapporti tra uomo e natura ma anche delle lotte dell'uomo per la libertà e i diritti; è

un anarchico militante.

Dalla geografia all’ecologiaReclus da molta importanza a una conoscenza diretta dei fenomeni

terrestri e dell'ambiente naturale; “la scienza deve essere una cosa viva, se no è una miserabile

scolastica” come una pianta va a cercare lontano il suo nutrimento attraverso tutte le sue radici, la

geografia deve cominciare con tutto nello stesso tempo: cosmografia, storia naturale, storia,

topografia. La natura ambiente è un’immensa sintassi che si presenta a noi in tutto il suo infinito e

non parte per parte. Intende dimostrare come la natura evolva dalla società, senza ignorare ne le

differenze ne le reciproche commistioni. Il sociale e il naturale si fondono senza perdere l’identità

propria. Lui si chiede come sia possibile che sia avvenuta la separazione netta tra natura e

umanità, e una sua risposta è la nostra profonda ignoranza: “ non conoscendo nulla delle nostre

origini né dei nostri destini, ignorando anche se noi apparteniamo a una specie animale unica o a

molteplici umanità sono nate successivamente per estinguersi e risorgere ancora, incontreremmo

difficoltà notevoli a formulare regole d’evoluzione”.

Una geografia anarchica uno dei capisaldi del pensiero anarchico è la teorizzazione del

carattere benefico della natura che manifesta un’intrinseca armonia ed equilibrio, in contrasto con

la storia.

Questo può essere fonte di giustizia e di libertà se si instaura con essa un rapporto capace di

cogliere l'intima razionalità che la pervade. I geografi anarchici sono degli ecologisti in anticipo sui

tempi per la loro consapevolezza che la terra è un pianeta vivente su cui le azioni umane hanno

effetti negativi e/o positivi e ciò riguarda anche il sistema sociale, economico e politico in cui esse

hanno luogo. Solo la conoscenza delle interazioni tra suolo, clima, vegetazione, fauna, consente

una fruizione ecologica dello spazio, una valorizzazione che tenga conto delle caratteristiche

fisiche dell’ambiente e, anche per questa ragione, la geografia si rileva come un sapere utile a ogni

cittadino. In tal modo la geografia serve per fondare un’etica ecologica della responsabilità per

il pianeta.

Un umanesimo ecologico Reclus manifesta poi una profonda attenzione per la coscienza

individuale e la sua autonomia, che lo porta ad affermare il valore della persona, la sua uncità.

L’uomo deve imparare a sfruttare la terra senza deteriorarla e senza abbruttirla. Siamo però

ancora molto lontani da una relazione cooperativa con la Terra: non riusciamo a vederne le

potenzialità creative proprio perché siamo assorbiti dal processo di trasformazione della natura

sulla base di idee economiche e tecniche barbare troppo anguste e antiquate. È necessario invece

“curarla come un grande corpo” e regolarne il funzionamento “secondo un metodo scientifico”. =

visione antropomorfica della terra da parte di un geografo; terra considerata come persona. C’è

bisogna di un’etica dell’amore. -----> umanesimo ecologico.

Ecologismo e animalismo reclus ha due prospettive:

1. animalista => attenta alla sorte degli animali intesi come individui singoli

2. ecologista => sensibile alla tutela degli animali, intesi come specie nel quadro di una

visione ecosistemica.

Kropotkin è uno dei primi difensori dell'idea del trattamento umano degli animali.

Serena Gaglielfo

La conoscenza degli animali e del loro comportamento aiuterà l'uomo, si legge nella “Grande

famille”, a penetrare più a fondo nella scienza della vita e ad ampliare sia il nostro sapere sia il

nostro amore per il mondo. La nostra crescita morale procede insieme alla nostra conoscenza.

Di grande interesse il saggio sul vegetarianismo (1901) dove Reclus, ripercorre la sua vita fin

dall'infanzia di vegetariano virtuale, sconvolto dalle scene cruente della macellazione casalinga.

Reclus sottolinea non solo l'immoralità, ma anche la bruttezza del processo attraverso cui gli

animali, selezionati per scopi umani, perdono sia le loro qualità adattive all'ambiente sia la loro

bellezza naturale.

Quando l'uomo diventa consapevole delle implicazioni dell'essere natura che diventa cosciente di

se stessa e quindi di essere coscienza della Terra deve anche accettare la responsabilità

dell'armonia della natura attorno a lui.

“L'evoluzione delle città” (1895) Reclus si interroga della bruttezza delle nostre città moderne =>

industrie manifatturiere, con le loro ciminiere maleodoranti, per cui ogni cosa sembra trasudare

fango e faluggine , ma soprattutto il sacrificio della bellezza delle strade divise in lotti e in distretti

disegnati a priori da architetti che non hanno mai visitato il luogo e tanto meno si son presi il

disturbo di consultare i futuri abitanti.

La grande famiglia umana Reclus constata la diffusione dell'idea dell'unità del genere umano, la

crescita della collaborazione sul piano scientifico tra le nazioni, contributo a quell'opera generale

che deve essere di giovamento a tutti gli uomini. L’umanità si estende oltre che nello spazio, anche

nel tempo.

Coltivare il nostro giardino terrestre: in ciò per Reclus, consiste il progresso ma anche la felicità

fondata su una nuova paideia che consenta all'uomo di ritrovare la confidenza con la Terra.

2.3.Le etiche ecologiche

La morte dello spettatore Edgar Morin ha definito l'ecologia come “la prima scienza nuova”, la

prima scienza che riesca ad affrontare il problema delle relazioni tra vita e morte, tra scienza e

coscienza, fra umanità e natura vivente, al di fuori e al di là del pensiero semplificatore che ci ha

celato tali questioni vitali per lungo tempo. Ma in cosa risiede la novità dell’ecologia? = innanzi tutto

percepiscono il fenomeno autonomo nella sua relazione con l’ambiente e nel prendere le

interrelazioni che a esse lo legano; mentre le discipline classiche isolano il loro oggetto dal

contesto e sono specializzate l’ecologia può descrivere e comprendere solo se prende in

considerazione le relazioni tra componenti estremamente varie. L’ecologia generale fa

necessariamente comunicare natura e cultura.

Le tesi di Morin richiamano una più generale condizione che il filosofo della scienza Toulmin ha

descritto come “una morte dello spettatore”: intende dire che è entrato in crisi l’ideale

dell’oggettività razionale, un ideabile perseguibile solo da un osservatore distaccato e riflessivo,

uno spettatore imparziale. Secondo tale prospettiva la mente umana ha il compito di osservare e

interpretare il mondo sempre dal di fuori.

Toulmin fa riferimento a una scienza, l’ecologia, da lui definita “paradigmatica del mondo post

moderno”. Paradigmatica perché in essa i due aspetti – quello della scienza pura e quello della

filosofia pratica – benchè distinguibili in teoria, non appaiono cosi facilmente separabili, e in

secondo luogo perchè ha per oggetto relazioni complesse: gli esseri umani vi agiscono come

elementi entro sistemi complessi che riguardano ci cli di interazioni naturali.

L’etica olistica di Aldo Leopold Durkheim => solidarietà sociale organica => basata su un senso

di appartenenza, identificazione quasi mistica con l'essere collettivo, sulla creazione di un noi

organico che costituisce l'esatta antitesi di una valorizzazione liberal – individualistica dell'io.

La società è intesa come un'entità olistica, dotata di vita propria, al di sopra e al di la di quella dei

suoi membri

é una realtà come scrive Durkheim , infinitamente più ricca e più alta della realtà individuale: da

essa proviene tutto ciò che conta ai nostri occhi.

Bisogna però individuare la possibilità di un rapporto funzionale di integrazione non tanto con il

sistema sociale, quanto con il sistema naturale, l’ecosistema.

Serena Gaglielfo

Teoria normativa di Leopold: diretta a inculcare principi di solidarietà ecologica basati su un senso

di appartenenza mistico-affettiva alla terra.

In quanto filosofia della natura, l'ecologia ha le sue radici nell'organicismo, ossia nell'idea che il

cosmo sia una unità che cresce e si sviluppa dall'interno, in un insieme integrato di struttura e

funzione.

Il filosofo ambientalista Holmes Rolston scrive: “il sistema vascolare dell'uomo include arterie vene

fiumi oceani e correnti atmosferiche e non è più possibile operare una distinzione netta tra il

mondo e il mio corpo”.

Leopold => gli individui non hanno significato senza la conoscenza e il problema che noi abbiamo

difronte riguarda l'estensione della coscienza morale dagli uomini alla terra. Nessun cambiamento

importante nell'etica si è mai verificato senza un cambiamento interiore nel nostro modo di

pensare, nei nostri legami affetti convinzioni.

È dunque l'ambiente a prescrivere il comportamento umano e i limiti a esso imposti: è la natura a

fornire il modello per un'etica della partecipazione e dell'integrazione, secondo un criterio

radicalmente ecocentrico.

Ecologia e cosmologiaSecondo Stuart Mill la conformità della natura non ha nessuna

connessione con il bene o con il male, il giusto o l’ingiusto. La dottrina che l'uomo dovrebbe

seguire la natura è secondo l'analisi milliana, irrazionale e immorale: irrazionale perché tutte le

azioni umane, quali che esse siano, consistono nell'alterare il corso dei fenomeni naturali zeppo di

azioni che, quando vengono commesse dagli uomini, risultano degne del massimo aborrimento,

chiunque tentasse di imitare nel proprio modo di agire il corso naturale delle cose sarebbe

universalmente considerato come il più malvagio degli uomini.

Leopold parla di necessità ecologica => passaggio da una visione economica a una visione etica

della terra è il risultato di una serie complessa di mosse logiche e di strategie argomentative che

contemplano l'adozione di principi valutativi, i quali forniscono le ragioni di determinate scelte.

Se la morale sociologica durkheimiana intendeva rispondere alla crisi della società tradizionale al

travaglio della modernizzazione e al conseguente pericolo dell'anomia, oggi l'etica ecologica

vuole fronteggiare la sfida della post modernità, l'emergenza ambientale, la minaccia del

predominio incontrollato della tecnologia.

In passato, lo scienziato era interessato solo ai fatti, non ai valori, il suo rapporto con la natura

poteva considerarsi moralmente neutrale; oggi lo scienziato è inevitabilmente un osservatore

partecipante, non un osservatore distaccato, scrive Toulmin, riecheggiando temi comuni a Kuhn,

Polanyi, Feyerbend e in quanto tale non può non porsi domande sul significato morale del suo

lavoro scientifico.

L’etica ecologica come etica scientifica Ma è davvero possibile operare una saldatura tra scienza

e filosofia ecologica?

Paul Taylor => l'ecologia non può dire quali dei modi alternativi di vita con cui gli uomini possono

mettersi in rapporto con la natura deve essere scelto da noi in qualità di agenti morali.

Ecologia intesa come nuova disciplina integratrice, capace di resuscitare il dialogo e il confronto tra

uomo e natura, ha condotto a riconsiderare criticamente la dicotomia fatti/valori, non pare sempre

evitato il rischio che tale preteso superamento dell'epistemologia weberiana conduca

surrettiziamente a forme di etica scientifica a base naturalistica.

Toulmin => abbiamo bisogno di comprendere la nostra posizione nei confronti della natura e

riconoscere che il mondo è la nostra casa. Su questa base di conoscenze, dovremmo imparare a

trattare noi stessi in modo da essere veramente a casa nel mondo naturale e a trattare il mondo in

modo che possa diventare una casa per l'uomo.

L’ecologia aiuta l'uomo a capire meglio che cosa vuole e ciò che può fare, ma non può

prescrivergli ciò che deve volere. Non si vuole certo disconoscere che la conoscenza

dell'economia della natura svolga un preciso ruolo e abbia un suo peso nel motivare talune prese

di posizione.

Oltre la morale antropocentrica concepire l'umanità non più in modo insulare, al di fuori del

cosmo, ma di reimparare la finitezza terrestre: il che significa abituarsi all'idea di vivere su un

pianeta secondario, perduto in una galassia marginale, che è la nostra dimora, e maturare insieme

Serena Gaglielfo

un senso di appartenenza che ci lega a tutto ciò che è vivente e condivide con noi un'avventura

ignota. Il contratto naturale di Michele Serres => Serres sostiene la necessità di un contratto da

 stipulare con la natura: è questo l'Altro di cui tener oggi conto.

Ai tempi dell'iliade ricorda, il mondo non pareva fragile, ma minaccioso ,trionfava facilmente

degli uomini, mentre il cambiamento globale che si delinea oggi fa della terra una vittima

che ci offre il volto della bellezza mutilata.

il contratto naturale è divenuto una necessità: presi dalle nostre battaglie, immersi nella

politica, viviamo ormai soltanto nelle città. Da un lato ci dimentichiamo del mondo, dall'altro

esercitiamo un'azione sempre più brutale su di esso, quasi una guerra totale.

Serres vuole solamente farci superare il dualismo che esiste, per l'uomo civile, tra il

naturale e sociale attraverso l'amore: non sono infatti i concetti, i dati, le statistiche a

muovere la nostra condotta, ma le emozioni.

Il Nuovo umanesimo, in cui il dovere verso l'altro includa quello verso la natura, intesa sia

come condizione della nostra sopravvivenza sia come elemento indispensabile della nostra

integrità.

La via dello stupore di Hermann Hesse => La natura non è più la riserva inesauribile di aria,

 acqua, luce, quale appariva in un tempo non lontano. Intere specie vegetali e animali

vengono distrutte dall'uomo o dalle alterazioni ambientali prodotte dall'unificazione

tecnologica del mondo.

Hesse intende recuperare il mirabile impulso atavico dell'uomo di tornare verso il mattino

del mondo e il mistero delle origini =esplorare alcune di quelle antichissime vie in grado di

portare l'uomo alla felicità e alla saggezza e la via più semplice è appunto quella dello

stupore.

Bisogno di ritornare al regno delle madri, coscienza del pericolo mortale costituito, per la

specie umana, da un pianeta inquinato: ce n è abbastanza per giustificare l'interesse della

filosofia per l'ecologia.

Il principio di responsabilità di Hans Jonas => in un mondo caratterizzato da un progresso

 scientifico che sembra non conoscere più limiti e da profonde inquietudini morali, Jonas è

stato il filosofo che più intensamente ha cercato di ripensare a fondo i principi dell’etica.

Nella sua riflessione il rapporto dell’uomo con la natura è emerso. Alla base dell’etica di

Jonas vi è la consapevolezza del mutamento radicale della natura dell’agire umano. La

natura come responsabilità umana è certamente il novum su cui riflettere nell’ambito

dell’’etica. Antigone di Sofocle => l'uomo ha sempre riguardato il rapporto con la natura

come irruzione violenta e profanatrice; e tuttavia si trattava di incursioni essenzialmente

superficiali. La natura infatti veniva considerata immutabile, invulnerabile, appena scalfita

dalle molestie dell'uomo

Paradigmi etici e modi dell’abitare Si può rilevare nell’etica sociale una transizione progressiva

da una cultura del dominio, a una cultura del rispetto nei confronti dell’ambiente, una transizione

che può essere scandita attraverso la successione di tre modelli del rapporto uomo/natura da

considerarsi altrettanti modi o culture dell'abitare:

1. il modello dello sfruttamento e dell'espansionismo illimitato cui corrisponde una cultura

del dominio

2. il modello della conservazione delle risorse cui corrisponde una cultura della gestione

3. il modello della preservazione delle risorse cui corrisponde una cultura della tutela

A questi modelli corrispondono tre diversi paradigmi etici:

1. l'etica della frontiera (natura come ambiente ostile e pericoloso da conquistare e

trasformare, un'attitudine esemplarmente espressa dall'etica della mentalità puritana,

propria dei coloni americani, che conferisce una dimensione religiosa alla lotta contro la

natura, simbolo delle forze del male e del disordine di un'anarchia che occorre domare)

2. l'etica dei limiti

Serena Gaglielfo

3. l'etica del rispetto (insiste sui valori di cui l'uomo può godere se preserva le risorse

naturali, mantenendone i caratteri e l'integrità e permettendo che membri del mondo

non umano seguano i loro modelli caratteristici di esistenza)

Il modello dello sfruttamento è caratterizzato da una forte enfasi sul valore di trasformazione fisica

del mondo naturale; dal mito dell’abbondanza; una programmazione di breve periodo; e infine

dall’ottimismo tecnologico, ovvero la fiducia che la tecnologia saprà risolvere ogni problema.

Modello incentrato su un antropocentrismo forte o sulla cultura del dispotismo, che trova il suo

paradigma nell’etica della frontiera: essa è contraddistinta dalla percezione della natura come

ambiente ostile da conquistare e trasformare.

Il modello della conservazione di risorse è caratterizzato dal riconoscimento della necessità di

porre limiti alla crescita materiale; la ricerca del massimo rendimento sostenibile. Questo modello

può definirsi antropocentrismo debole e trova il suo paradigma nell’etica dei limiti, in cui si

assegnano vincoli normativi al comportamento umano in relazione all’ambiente.

Il modello della preservazione delle risorse è caratterizzato da un deciso radicamento su una

tradizione di razionalità nel solco della filosofia occidentale e dalla conseguente applicazione di

molteplici teorie alla problematica ambientale; questo modello trova il sua paradigma nell’etica del

rispetto che insiste sui valori di cui l’uomo può godere se preserva le risorse naturali,

mantenendone i caratteri e l’integrità e permettendo che membri del mondo non umano seguano i

loro modelli caratteristici di esistenza.

In sintesi: dovremmo preservare le risorse naturali sia per il loro interesse sul piano scientifico, sia

per la loro importanza come riserva di diversità genetica a fini medici, culturali, agricoli, sia per il

loro significato ricreativo, come fonte di piacere estetico e di ispirazione spirituale, sia per la loro

capacità di apportare un'ampia gamma di esperienze essenziali allo sviluppo armonico della

personalità umana.

Città di transizione => comunità che decidono di riconoscere le attività di produzione e di consumo

verso forme sempre più indipendenti dai combustibili fossili, promuovendo nuove pianificazioni

energetiche e riconfigurando i modelli attraverso i quali si produce e si consuma cibo ed energia, si

fa turismo, ci si occupa della salute.

Ecologismo e umanesimo umanesimo di impronta:

• razionalistica => antropocentrico, superiorità degli umani sulle altre specie è implicita

nella definizione aristotelica dell'uomo come animale razionale => modello del dominio,

che esclude animali da ogni considerazione morale.

• naturalistica => cosmocentrico, della parentela tra uomo e animale, affermazione di una

filantropia estesa oltre i confini della specie => modello della fraternità, associato a una

visione organica della natura e a una concezione del cosmo come unità indissolubile di

cui l'uomo è parte integrante.

duplice equivoco => da un lato, identificare l'umanesimo con un antropocentrismo forte, dall'altro

identificare l'ecologismo con un fondamentalismo biocentrico.

Albert Schweitzer => un'etica che si occupa solo di esseri umani è disumana, voleva ricordarci che

possiamo identificare gli elementi fondamentali per cui apparteniamo alla comunità di vita della

terra e riconoscere che le condizioni biologiche necessarie per la realizzazione dei valori umani

sono connesse con l'intero sistema della natura.

La Battaglia ritiene che sia possibile e necessario postulare un umanesimo ecologico, a condizione

che l’umanesimo divenga consapevole che l’esclusiva concentrazione sull’uomo significa solo

immiserimento, atrofia del nostro essere, disumanizzazione e che l’ecologismo tematizzi in senso

critico l’intuizione della fondamentale unità del vivente, riconoscendo che l’estensione della sfera

etica oltre la specie umana è il prodotto di un’evoluzione di autocoscienza che è propria dell’uomo.

Un umanesimo non arrogante che anziché rinnegare la natura, veda in essa il terreno fertile dal

quale partire e dal quale l’uomo inventa la sua esistenza.

CAPITOLO 3. QUESTIONI DI BIOETICA ANIMALE

Serena Gaglielfo


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Filosofia Morale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Un'Etica per il Mondo Vivente consigliato dalla docente Battaglia.
Oggi che il problema del nostro rapporto con la natura - e quindi la nostra responsabilità nei confronti di tutti i viventi - emerge come il problema epocale del Terzo millennio, la sfida che ci attende è pensare a un umanesimo capace di andare oltre le mura della città dell'uomo, nel riconoscimento dei nuovi soggetti che appartengono anch'essi alla comunità di vita della Terra.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze pedagogiche e dell'educazione
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serenagaglielfo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Battaglia Luisella.

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