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4) il quarto filtro è il cosiddetto "flack" o reazione negativa: chiunque infatti può scrivere una

lettera di lamentela a un giornale, ma ciò che ha veramente un effetto concreto sui media sono

le lamentele che possono seriamente minacciarli come quelle del governo o di grosse

aziende.

5) il quinto filtro, che riguarda gli USA, invece, è l'anticomunismo come religione di Stato e

meccanismo di controllo.

Per Jean Baudrillard le tecnologie della comunicazione hanno trasformato il mondo in

palcoscenico e le esperienze in simulazioni. Infatti se un bambino cresce trascorrendo la

maggior parte del tempo davanti a uno schermo, osservando in profondità la realtà virtuale,

dopo qualche tempo, la realtà virtuale diventerà per lui la realtà, proprio come accade a don

Chisciotte. Per Baudrillard, quindi, il mondo sta scomparendo a causa della simulazione. La

fine del mondo e della realtà, portano però paradossalmente a un eccesso di realtà, l'iperreale,

ovvero il reale riprodotto dalla multimedialità. Anche se Baudrillard è il primo a usare il termine

iperreale, in realtà sono state le avanguardie artistiche le prime a intravedere e a introdurre

questa iperrealtà, a cominciare dal surrealismo che si richiamava al movimento onirico, così

come la pop-art, la flash-art etc. Nel mondo iperreale, le cose scompaiono, sostituite dalle loro

simulazioni. La cultura iperreale del nanosecondo annulla inoltre lo spazio e riduce il tempo

individuale e collettivo all'immediato, determinando la scomparsa della coscienza storica e

l'avvento della coscienza terapeutica. In particolare, mentre l'uomo storico si sacrifica nel

presente e vive per il futuro, l'uomo terapeutico non ha più alcuna missione storica, in quanto

per lui ciò che conta è la adesso, cioè vivere e godere il presente. Dunque il principio di realtà

viene sostituito dal principio del piacere.

1.5 Gli effetti del mondo come immagine

Il tema sugli effetti dei Mass media sui comportamenti individuali e collettivi costituisce uno dei

settori di ricerca più importanti delle scienze della comunicazione. A questo proposito, negli

anni 80 una scuola di pensiero parla delle carattere ciclico del potere mediatico, secondo cui a

ogni parte di enfatizzazione segue un ridimensionamento di questo potere. Di conseguenza

ogni nuovo medium, in seguito alla familiarità d'uso, viene valutato in modo più equilibrato e

consapevole. Altre teorie sono la cosiddetta teoria del proiettile di Walter Lippmann e Laswell,

secondo cui i media hanno il potere di imprimere direttamente i loro messaggi della mente dei

fruitori, la teoria della coltivazione di Gerbner, secondo cui alla base del comportamento

umano c'è l'assorbimento graduale di atteggiamenti e valori. Secondo questa teoria, per

esempio, la diffusione della violenza nella società non è dovuta alla semplice proiezione di

alcuni film di carattere violento, ma alla continua riproposizione di contenuti e linguaggi violenti

attraverso i media. Successivamente alcuni attori come Paul Lazarsfeld hanno ridimensionato

il potere dei media, in base all'assunto secondo cui l'individuo è in realtà capace di selezionare

L’influenza

autonomamente. dei Mass media dipende soprattutto dal tempo di esposizione e

dalla qualità dei contenuti trasmessi. A questo proposito, maggiore è l'esposizione, più alta

sarà l'influenza esercitata dai media. La televisione, in particolare, viene considerato "ladra del

tempo" e "serva infedele": infatti quando i bambini la guardano per molte ore non fanno molte

cose che in realtà potrebbero essere molto più importanti dal punto di vista del loro sviluppo. I

bambini vengono inoltre abbandonati ad una serva infedele che li espone a vicende

sconnesse. La tv inoltre è anche bugiarda in quanto trasmette una verità in parte falsa e

distorta. I valori della tv sono inoltre fondamentalmente valori del mercato, in quanto si tratta di

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uno strumento commerciale. Allo stesso modo, i valori morali della tv sono strettamente

intrecciati con il modo di raffigurare i personaggi. Infatti la moralità di una azione dipende

spesso da chi la compie, di conseguenza molti comportamenti immorali diventano accettabili

se adottati da personaggi amati dal pubblico. La spettacolarizzazione mediatica capovolge

quindi il rapporto tra valori morali. Non sono più i valori morali a determinare il piacere etico,

ma al contrario è il piacere estetico a legittimare i valori morali. In particolare possiamo

individuare una serie di effetti che il mondo come immagine produce sulla vita individuale e

sociale e sull'agire morale quali:

1.5.1 Atomizzazione delle nostre conoscenze ed esperienze

Dal momento che non sperimentiamo il mondo direttamente ma attraverso l'immagine come

oggetto di consumo fornito a domicilio, veniamo derubati della capacità di concepire la cosa

stessa e di prendere una posizione adeguata nei suoi confronti. Infatti se l'apparenza viene

rappresentata in modo realistico, la realtà al contrario diventa apparenza. Si ha pertanto un

capovolgimento del rapporto tra mondo e immagine.

1.5.2 Passivizzazione e liquefazione dell'oggetto

Veniamo trasformati in consumatori permanenti. Infatti, mentre come lettori siamo per esempio

ancora autonomi in quanto possiamo determinare il tempo e le parti da leggere o rileggere,

come radioascoltatori spettatori dobbiamo rispettare il ritmo del mezzo. Pertanto il nostro

rapporto col mondo diventa unilaterale in quanto ci abituiamo a vedere le immagini ma non a

essere visti e ad ascoltare ma non a essere ascoltati. Il consumatore, inoltre, assimila

qualsiasi cosa, sia il conformismo che il non-conformismo. L'iperconsumismo, inoltre, un

nuovo modello antropologico: l'homo consumericus, ovvero, il consumatore sfrenato e

iperindividualista che ha bisogno continuamente di nuovi beni di consumo per non annoiarsi. Il

mondo ci viene pertanto servito allo stato liquido, cioè in modo talmente diretto da poter

essere immediatamente consumato. I prodotti culturali, però, proprio diede la loro liquidità,

vengono assorbiti da noi senza essere percepiti.

1.5.3 Libertà illusoria

Noi siamo diventati individui sempre più liberi mentre la libertà si è trasformata in una libertà

sempre più immaginaria. A questo proposito si può parlare di epoca del trickster, cioè

dell'ingannatore, di chi consuma velocemente la propria illusione, creando delle bolle

provvisorie di significato che però hanno una durata limitata e per questo sono solamente

illusioni. Nella società multimediale, l'individuo intende la libertà come opportunità infinita,

pertanto ama fantasticare sulla propria libertà, evitando il confronto con la realtà esistente.

1.5.4 Smaterializzazione

E' in atto un processo di smaterializzazione in quanto lo scambio tra gli individui diventa

sempre meno relazionale e sempre più informazionale e funzionale. L'uomo in particolare

sostituisce sempre di più le poche relazioni profonde con numerosi contatti vuoti. La causa

della smaterializzazione e della interazione contorta tra la vita reale e la vita virtuale, però, non

sono gli strumenti elettronici, dal momento che l'utilità degli strumenti elettronici è determinata

proprio dal fatto che siamo costretti a modellare continuamente le nostre identità senza poter

rimanere legati saldamente a una sola di esse. La multimedialità, inoltre, ci permette di fare

tutto ma da lontano. Si tratta pertanto di un sistema asettico, fuori dal tempo e dallo spazio che

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ci dà l'impressione e l'illusione di essere in contatto con tutto il mondo, senza muoversi da

casa.

1.5.5 Frantumazione dell'uomo e destrutturazione morale

I mass media, attraverso la molteplicità dell'informazione destrutturano convinzioni, pregiudizi,

tradizioni e credenze locali. L'uomo viene inoltre frantumato da ciò che ascolta alla radio, vede

in televisione, in Internet in quanto i contenuti gli giungono senza alcun legame logico. L'uomo

frantumato e disarticolato, in particolare, che a proprio agio tra la folla anonima dei grandi

magazzini o nella comunità virtuale; si sente sorretto non più da una struttura ideologica, ma

dall'appartenenza al gruppo. Inoltre non è solo destrutturante il mezzo elettronico ma anche il

messaggio. Per esempio nel giornalismo fa notizia che ciò che viola la norma o va al di là del

normale. Siamo pertanto alla ricerca di notizie sensazionali e di comportamenti trasgressivi e

anormali.

1.5.6 Affettivizzazione ed esteriorizzazione dell'uomo

Un altro effetto è la scomparsa dell'egemonia del razionale e il ritorno dell'affettivo,

dell'immaginario e del pensiero sincretico. La conseguenza negativa della civiltà dei media

non è tanto la destrutturazione dell'uomo quanto l'alienazione del conformismo sociale, l'uomo

cioè non ascolta più la voce della sua coscienza e della sua interiorità. La velocità il rumore

rischiano pertanto di togliere all'uomo il tempo di essere se stesso, di vivere per quello che egli

è e non per quello che appare, per il suo abbigliamento, progetti che usa, secondo i modelli

sociali veicolati dai mass media. A questo proposito possiamo pensare a Pascal che nei suoi

pensieri ha scritto che "l'infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: cioè, dal non sapere

restare tranquilli in una camera". Questo significa che proprio perché il pensiero ci mette a

contatto con noi stessi, con la nostra interiorità, l'uomo evita la solitudine preferendo affannarsi

in tante attività e divertimenti. Questo comportamento però ci allontana da un vero rapporto

con noi stessi e dalle domande esistenziali che tutti dovrebbero porsi.

1.5.7 Violenza e adultizzazione dei minori

II presunto legame tra violenza televisiva e violenza reale è stato oggetto di numerosi studi. In

particolare, la tv può esercitare 3 potenziali effetti sui giovani telespettatori: effetto-aggressore,

cioè l'aumento di probabilità di avere un comportamento violento, l'effetto-vittima, cioè

l'aumento del timore di restare vittima della violenza e l'effetto-spettatore, cioè l'aumento

dell'indifferenza verso la violenza subita da altri. La massificazione della comunicazione

mediatica, inoltre, produce l'infantilizzazione degli adulti e l'adultizzazione dei minori. Infatti,

l'era della protezione dell'infanzia sta cedendo il passo all'era della scomparsa dell'infanzia. In

particolare, la membrana protettiva che serviva a preservare bambini da precoci esperienze e

dai segreti del mondo adulto, si è indebolita a opera dei Mass media che espongono i bambini,

senza alcuna protezione, ai segreti e alle esperienze anche più traumatiche del mondo adulto.

1.6 Il nuovo racconto digitale del mondo

Il mezzo che ha permesso di legare tra loro le tecnologie della comunicazione, ovvero il

telefono, il cinema, la radio e la televisione è stato Internet. Il digitale, in particolare, ha aperto

la strada all'era post-informazione, caratterizzata dalla personalizzazione dei flussi

comunicativi. Viene inoltre portato all'estremo il narrowcasting in quanto ora l'informazione si

rivolge a gruppi sempre più piccoli fino ad arrivare al singolo individuo. In un mondo concepito

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come immagine, il reale non è più un dato naturale, ma è un prodotto, un insieme costruito di

segni, simulacri e modelli di controllo. Si tratta pertanto di un iperreale, determinato dal

processo di virtualizzazione della nostra esperienza percettiva. Il dominio dell'immagine ci ha

inoltre fatto perdere la capacità di scegliere, di conoscere, di valutare e quindi comprendere

ciò che stiamo percependo. Esso inoltre ha determinato la caduta della fiducia nei mezzi

tradizionali come strumenti di conoscenza della realtà. La realtà, però, continua ad esistere e

può essere raccontata da noi stessi attraverso i cosiddetti new media. A questo proposito con

il digitale si assiste a una ritorno alla realtà, che si presenta addirittura come realtà aumentata

in quanto ogni strumento arricchisce di informazioni e immagine la realtà circostante. La realtà

aumentata è l'opposto della realtà virtuale. Infatti mentre la realtà virtuale è l'inserimento

dell'uomo in una realtà simulata, creata al computer, la realtà aumentata è l'integrazione di

oggetti virtuali in una scena reale. Il decennio tra il 2010 e il 2020 sarà il decennio dell'ubiquità,

durante il quale ogni aspetto della nostra vita sarà occupato dal digitale, dalla telefonia mobile,

dei media e da informazioni virtuali. A questo proposito il nuovo racconto del mondo potrà

essere narrato da noi stessi attraverso l'aiuto del cosiddetto lifecasting, cioè la trasmissione

continua e in tempo reale di ogni esperienza quotidiana attraverso le tecnologie digitali. A

questo proposito, la più importante piattaforma globale di lifecasting è il sito web Justin.tv,

fondato nel 2006, dove i visitatori non sono semplici spettatori, ma protagonisti che intendono

condividere la loro vita quotidiana con altre persone. Integra in sostanza le funzionalità di

Facebook e Myspace, aggiungendovi la dimensione del video in tempo reale. 6

CAP. 2 - I POSTULATI DELL'ETICA DELLA COMUNICAZIONE

2.1. I paradigmi dell'etica della comunicazione e i 3 postulati

Possiamo individuare cinque modelli o paradigmi dell'etica della comunicazione:

1) il tuo modello stabilisce un collegamento privilegiato tra l'etica e la natura comunicativa

dell'uomo

2) il secondo paradigma fonda l'etica della comunicazione sul principio dialogico

3) il terzo paradigma è incentrato sull'audience sul contesto in cui operano i vari interlocutori

4) il quarto paradigma, invece, riguarda il principio dell'utilità, sia individuale che collettiva

5) il quinto paradigma, infine, è il paradigma della comunità comunicativa che inverte il

rapporto tra etica e comunicazione; secondo questo paradigma, quindi, la comunicazione non

è più fondata dell'etica, ma al contrario è la comunicazione che fonda l'etica.

Questi paradigmi, però, non sono in grado di spiegare il problema del senso, in quanto non

spiegano perché si deve necessariamente comunicare bene e finalizzare la comunicazione

alla condivisione e non al conflitto e al fraintendimento. Infatti comunicare bene non implica

necessariamente comunicare e realizzare il bene, dal momento che una comunicazione,

anche se corretta, può veicolare anche contenuti non etici. In questo senso, una

comunicazione per essere veramente etica deve prevedere 3 postulati, ovvero la libertà, la

verità e la reciprocità. La libertà in particolare deve essere intesa come proprietà della volontà

di tutti gli esseri ragionevoli e come condizione ontologica dell'agire etico mentre la verità deve

anch'essa essere intesa come un ideale che regola la conoscenza. Per quanto riguarda la

reciprocità, invece, essa consiste nel fatto che ci deve essere una comunità linguistica e

comunicativa che non deve mettere in dubbio tra i suoi membri il rispetto reciproco delle

norme fondamentali della giustizia che sono tra l'altro anche le norme fondamentali della

comunità comunicativa.

2.2 Verità e fallibilismo

Nella società occidentale possiamo individuare due atteggiamenti che si hanno nei confronti

della verità: da una parte il sospetto di essere ingannati e lo scetticismo nei confronti di ogni

presunta verità oggettiva, dall'altra l'esigenza di veridicità e il rifiuto della verità. In particolare,

con l'evoluzione tecnologica la televisione e il cyberspazio sono diventati i luoghi abitati

dall'uomo postmoderno, per cui la realtà che era egli tenti che accadono realmente nel mondo

sono sempre più compresi attraverso ciò che appare in televisione e nel cyberspazio. Alla luce

di questo diventa sempre più difficile e problematico distinguere la realtà e l’immagine.

Secondo il senso comune, la verità è definita come l'adeguazione della cosa e dell'intelletto.

Ad esempio la frase "piove" è vera solo se piove effettivamente. Per una parte della filosofia,

invece, la nozione realistica della verità appare obsoleta; in questo senso il problema non è

quello di rendere veri gli enunciati, ma di giustificarli, pertanto, secondo questa parte della

filosofia, non si può distinguere verità e giustificazione. Inoltre la verità non può essere

considerata nemmeno un valore in quanto il concetto di verità si è svuotato. La difficoltà di

definire la credibilità è determinata in particolare dalla sua appartenenza a un insieme

variegato di nozioni, come significato, riferimento, credenza etc. A questo proposito, la verità è

legata al suo interno con credenze e asserzioni. Ad esempio se pongo una domanda,

chiedendo come stanno le cose, miro a una risposta vera. In questo senso le asserzioni si

possono valutare a seconda della loro verità e se ciò non fosse possibile, esse non potrebbero

essere definite tali. Nella comunicazione, inoltre c'è uno scambio reciproco tra l'etica e la

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verità. Alla luce di questo possiamo dire che un giornalista deve prima di tutto essere un buon

giornalista. Dall'altro lato, invece, l'informazione dev'essere veritiera, quindi un bene comune e

non una merce. In seguito allo sviluppo dei media, è emerso il problema etico della verità e

della menzogna. Infatti, mentre in passato l'unico mezzo di comunicazione era la lettera, per

cui se chi la scriveva mentiva ingannava solo una persona, ora invece la radio, la televisione e

tutti gli altri mezzi di comunicazione sono usati da moltissime persone, per cui anche un'unica

menzogna contenuta all'interno di essi avrà un effetto moltiplicato per il numero di tutti i

destinatari. Alla luce di questo, l'unica possibilità di limitare la sfera d'azione della menzogna è

l'instaurazione della democrazia che pertanto deve essere difesa e incoraggiata. Bisogna però

considerare anche l'istanza fa il della conoscenza umana, in quanto non possiamo mai

assumere la verità in modo definitivo, anche se in compenso possiamo eliminare gli errori e

dimostrare il falso. In questo senso la credibilità del sistema mediatico si basa

fondamentalmente su un principio etico, ovvero non mentire e non dire il falso.

2.3 La complessità

Nel paradigma della complessità sono presenti 3 principi fondamentali: il principio dialogico,

secondo cui i dati contrapposti sono reciprocamente costitutivi; il principio di ricorsività,

secondo cui ciascun effetto è sia causa che prodotto di ciò che lo produce e il principio

ologrammatico, secondo cui vi è un nesso di rimando o coappartenenza reciproca tra il tutto e

le parti. Il paradigma della complessità contribuisce inoltre a superare il cosiddetto realismo

ingenuo che afferma l'esistenza della realtà assoluta, cioè della realtà intesa senza legami e

relazioni. Il realismo ingenuo, inoltre, presuppone un dualismo tra soggetto e oggetto e tra

uomo e tecnica, eliminando qualsiasi interazione tra uomo e mondo e attribuendo ad entrambi

un'esistenza autonoma. L'uomo, però, non è una realtà assoluta, autonoma ma è costituita da

un insieme di relazioni che lo legano al mondo, agli altri esseri viventi e alla tecnologia. La

realtà pertanto non è assoluta, svincolata da qualsiasi legame, ma è duale nel senso che il

mondo e l'uomo sono due entità separate, ma che coappartengono allo stesso processo

evolutivo. 8

CAP. 3 - PER UN'ETICA DELLA COMUNICAZIONE

3.1 Nuovo stile di vita

Una relazione è etica se è simmetrica, cioè se è giusta e reciproca. Di conseguenza, se non

c'è reciprocità non c'è comunicazione etica. Per realizzare questa etica della comunicazione e

una vita morale in un mondo pieno di fattori immorali e amorali, si affaccia la proposta dello

stile di vita. L'etica, infatti, prende corpo anche nella vita sociale, nella famiglia, nelle istituzioni

ecc. Pertanto le corrette abitudini di vita diventano fondamentali per instaurare un'etica della

comunicazione. A questo proposito si può uscire dalle dipendenze o dalle cattive abitudini

cambiando stile di vita, in quanto spesso, dietro l'insuccesso di molte persone c'è uno stile di

vita sbagliato. Per potersi liberare dalle dipendenze e dalle abitudini scorrette, pertanto, è

necessario cambiare stile di vita e fare cose, attività, alternative. Ad esempio, nella società

attuale siamo sempre più bombardati da parole e immagini attraverso internet, la tv, i

computer e i cellulari, che ci disorientano e ci fanno perdere la capacità di ascoltare e di

prestare attenzione. Per questo diventa indispensabile adottare un nuovo stile di vita che ci

sottragga da questo bombardamento e ci faccia riscoprire il valore del silenzio, della bellezza

e della vita.

3.2 L'homo aestheticus e il risveglio del gusto

La coscienza estetica è fondata sul gusto. Quest'ultimo, in particolare, permette di colmare il

divario tra ragione e sensibilità e tra universale e particolare, inoltre permette di cogliere

l'intellegibile nel sensibile e il tutto nella parte. Alla luce di questo la morale attuale, fondata sul

piacere, può essere educata proprio attraverso il risveglio e l'affinamento del gusto.

L'affinamento del gusto, in particolare, significa anche affinamento di se stessi e risveglio

dell'uomo che si gusta come uomo in tutte le sue sfumature. A questo proposito, più l'uomo

risveglia il gusto di se stesso, più risveglia il suo gusto per le cose. Inoltre egli impara a godere

di queste cose senza eccessi e perciò evita l'annientamento del piacere e la distruzione

dell'uomo. È necessario pertanto passare a un'etica dell'estetica e al risveglio del gusto che

però non si possono insegnare attraverso i libri, ma si possono suscitare e apprendere solo

attraverso dei maestri, dei risvegliatori, attraverso esperienze ripetute per determinati periodi

di tempo.

Il vero legame tra estetica ed etica si ha nella vita quotidiana, nello stile di vita. Per esempio,

anche un semplice evento quotidiano come bere del tè, può rappresentare l'arte della vita di

una intera civiltà, inoltre può essere un modo per non precipitare nell'egoismo e nella volgarità,

così come un modo per trovare la bellezza del mondo e di cogliere la grandezza anche negli

eventi e negli aspetti apparentemente insignificanti della vita.

3.3 Dal cliché all'archetipo

La società attuale è caratterizzata dalla estetizzazione della vita che ha portato alla

formazione del kitsch e del cattivo gusto che è l'anti-arte per antonomasia, così come anti-

estetica. Dobbiamo perciò recuperare lo sguardo estetico delle cose, che è anche sguardo

etico. Lo sguardo etico significa in particolare soffermarsi sulle specificità, mentre lo sguardo

estetico significa liberare lo sguardo dall'abitudine, dal cliché. A questo proposito è soprattutto

l'arte che ci permette di trasformare ogni cliché in archetipo, cioè ogni elemento abituale e

scontato in elemento originale e ricco di significato. Per trasformare il cliché in archetipo è

necessario passare da una concezione statica a una concezione dinamica del mondo, e

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Valja

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valja di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Bellino Francesco.

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