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Il mondo come immagine

Die Zeit des Weltbildes

Nella società di oggi si assiste al primato dell'immagine, cioè al prevalere del visibile sull'intellegibile e che porta al vedere senza capire, quindi alla incapacità di pensare. Di conseguenza si assiste alla progressiva trasformazione dell'homo sapiens prodotto dalla cultura scritta in homo videns, dove l'immagine prende il posto della parola. In particolare, il filosofo che più di ogni altro ha fatto una riflessione radicale su questo problema è stato Martin Heidegger, secondo il quale riflettere sul mondo moderno significa cercare l'immagine moderna del mondo, dove per mondo si intende l'ente (part. pres. del verso essere) nella sua totalità. Per immagine, invece, si intende la riproduzione di qualcosa non come imitazione, ma nel senso che essa è così come si presenta davanti a noi, cioè così come la vediamo. L'immagine del mondo, quindi, non significa un'immagine del mondo, ma il mondo concepito come immagine. L'ente nella sua totalità, di conseguenza, diventa ente solo quando diventa oggetto, cioè quando si presenta alla vista e diventa immagine. Nel medioevo, invece, l'ente apparteneva a un certo grado dell'ordine del creato, mentre nel mondo greco l'ente non diventa essente per il fatto che l'uomo lo percepisce soggettivamente e lo rappresenta, ma al contrario è l'uomo ad essere guardato dall'ente. Nel mondo moderno, invece, l'uomo diventa il rappresentante dell'ente, cioè decide personalmente il modo in cui situarsi rispetto all'ente ridotto a oggetto.

Il cybernauta novello Don Chisciotte

L'uomo postmoderno rapportato alla realtà è in un certo senso simile al Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. Don Chisciotte, quando non aveva nulla da fare, si dedicava alla lettura dei romanzi cavallereschi, appassionandosi molto a questo genere, al punto da dimenticare del tutto i suoi doveri come la caccia e l'amministrazione del suo patrimonio. Egli arrivava a non dormire la notte per leggere e spiegare il senso dei discorsi contenuti nei romanzi cavallereschi, così finì a poco a poco col perdere la ragione e immaginare di essere un cavaliere errante pronto a combattere qualsiasi forma di sopruso. Inoltre, a una ragazza contadina conferì il titolo di signora dei suoi pensieri chiamandola Dulcinea. Don Chisciotte inverte quindi il rapporto tra realtà e mondo fantastico dei romanzi cavallereschi, in quanto tutto quello che pensava o vedeva gli sembrava uguale o simile ai romanzi che aveva letto. Per esempio, Don Chisciotte scambia un'osteria per un castello e il mulino a vento per dei giganti. Una situazione molto simile a quella capitata a Don Chisciotte si sta verificando nell'uomo postmoderno in seguito allo sviluppo multimediale. Il multimedia, infatti, ha determinato la fusione di tutti i media e ha finito col comprendere dentro di sé la maggior parte delle espressioni culturali. Il multimedia, inoltre, ha sancito la fine della separazione e distinzione tra media audiovisivi e media stampati e tra divertimento e informazione.

Il multimedia: l'Aleph borgesiano

In un suo noto racconto, Borges chiama Aleph il luogo dove si confondono tutti i luoghi della terra visti da tutti gli angoli. Si tratta di una creazione fantastica della mente di Borges, che appare però molto simile al mondo multimediale di oggi, in quanto quest'ultimo si presenta come un sistema che riunisce tutti i mezzi di comunicazione. Ogni cultura è costituita da processi di comunicazione, basati sulla produzione e sul consumo di segni. Non vi è quindi separazione tra realtà e rappresentazione simbolica, in quanto nessuno vede la realtà così com'è, se non c'è la mediazione del linguaggio, della cultura, dei media e del sistema simbolico. La realtà, quindi, è stata sempre percepita attraverso simboli che esprimono la pratica con un determinato significato che però si sottrae alla loro definizione semantica. In particolare, nella comunicazione umana, indipendentemente dal mezzo utilizzato, tutti i simboli presentano un certo scarto rispetto al loro significato semantico, pertanto possiamo dire che tutta la realtà viene percepita in modo virtuale. Il nuovo sistema di comunicazione multimediale è quindi un sistema dove la festa realtà è completamente immersa in un sistema virtuale di immagini e nel mondo della finzione. Inoltre, dal momento che il multimedia comprende al suo interno tutte le espressioni culturali, questo indebolisce considerevolmente il potere simbolico dei tradizionali emittenti esterni al sistema, che trasmettono attraverso abitudini sociali codificate quali la religione, la moralità, i valori tradizionali e l'ideologia politica. Questi elementi però non scompaiono del tutto, ma risultano molto indeboliti, a meno che non vengano codificati nel nuovo sistema. Il multimedia trasforma inoltre radicalmente le dimensioni fondamentali dell'umano, ovvero lo spazio e il tempo. I luoghi, infatti, sono svuotati dal proprio significato culturale, storico e geografico e lo spazio dei flussi si sostituisce allo spazio dei luoghi. Lo spazio viene pertanto decontestualizzato mentre il tempo viene ridotto all'immediato. Un'espressione tipica di questa cultura iperreale dettata dal sistema multimediale è rappresentata da MTV e dall'ipertesto. MTV, infatti, più di qualsiasi altro emittente televisivo, offre in maniera continua e decontestualizzata frammenti culturali diversi; l'ipertesto, invece, rispetto al libro che contiene un numero limitato di dati e di fatti, offre simultaneamente molti più contenuti, inoltre non si tratta di un prodotto ma di un processo che consente agli utenti di connettere materiali legati tra loro.

Dalla realtà decrescente alla creazione della realtà

Nella società attuale il flusso delle notizie è alimentato da poche agenzie private, inoltre, con l'informazione, l'avvento del visone commerciale, invece di essere considerata bene comune, è diventata una merce per incrementare gli investimenti pubblicitari, attraverso la creazione dell'infotainment, cioè un misto tra informazioni e divertimento. Un'altra ragione della distruzione della realtà è determinata dal fatto che i giornali, le televisioni in tutti i media costituiscono un sistema che assoggetta tutta la realtà alla propria logica e, in questo modo, diventa sempre più autoreferenziale. Questo si verifica in particolare attraverso la manipolazione delle notizie da parte dei media, legittimata dalla necessità di concisione e dal bisogno di dare nel più breve tempo possibile il maggior numero di notizie. A questo proposito, Noam Chomsky parla di 5 filtri attraverso i quali passano le notizie:

  • Il primo filtro è quello della proprietà: le persone e le grandi corporazioni possiedono e controllano i media dominanti.
  • Il secondo filtro è la pubblicità: i media, infatti, hanno come fonte di finanziamento la pubblicità per cui dipendono da essa.
  • Il terzo filtro è il cosiddetto "sourcing": i media hanno cioè bisogno di fonti di notizie giornaliere e affidabili e che non costino troppo. Queste notizie vengono solitamente fornite dalle istituzioni governative o dalle autorità amministrative locali.
  • Il quarto filtro è il cosiddetto "flack" o reazione negativa: chiunque infatti può scrivere una lettera di lamentela a un giornale, ma ciò che ha veramente un effetto concreto sui media sono le lamentele che possono seriamente minacciarli come quelle del governo o di grosse aziende.
  • Il quinto filtro, che riguarda gli USA, è l'anticomunismo come religione di Stato e meccanismo di controllo.

Per Jean Baudrillard le tecnologie della comunicazione hanno trasformato il mondo in palcoscenico e le esperienze in simulazioni. Infatti, se un bambino cresce trascorrendo la maggior parte del tempo davanti a uno schermo, osservando in profondità la realtà virtuale, dopo qualche tempo, la realtà virtuale diventerà per lui la realtà, proprio come accade a Don Chisciotte. Per Baudrillard, quindi, il mondo sta scomparendo a causa della simulazione. La fine del mondo e della realtà portano però paradossalmente a un eccesso di realtà, l'iperreale, ovvero il reale riprodotto dalla multimedialità. Anche se Baudrillard è il primo a usare il termine iperreale, in realtà sono state le avanguardie artistiche le prime a intravedere e a introdurre questa iperrealtà, a cominciare dal surrealismo che si richiamava al movimento onirico, così come la pop-art, la flash-art ecc. Nel mondo iperreale, le cose scompaiono, sostituite dalle loro simulazioni. La cultura iperreale del nanosecondo annulla inoltre lo spazio e riduce il tempo individuale e collettivo all'immediato, determinando la scomparsa della coscienza storica e l'avvento della coscienza terapeutica. In particolare, mentre l'uomo storico si sacrifica nel presente e vive per il futuro, l'uomo terapeutico non ha più alcuna missione storica, in quanto per lui ciò che conta è il presente, cioè vivere e godere il presente. Dunque il principio di realtà viene sostituito dal principio del piacere.

Gli effetti del mondo come immagine

Il tema sugli effetti dei mass media sui comportamenti individuali e collettivi costituisce uno dei settori di ricerca più importanti delle scienze della comunicazione. A questo proposito, negli anni '80 una scuola di pensiero parla del carattere ciclico del potere mediatico, secondo cui a ogni fase di enfatizzazione segue un ridimensionamento di questo potere. Di conseguenza, ogni nuovo medium, in seguito alla familiarità d'uso, viene valutato in modo più equilibrato e consapevole. Altre teorie sono la cosiddetta teoria del proiettile di Walter Lippmann e Laswell, secondo cui i media hanno il potere di imprimere direttamente i loro messaggi nella mente dei fruitori, la teoria della coltivazione di Gerbner, secondo cui alla base del comportamento umano c'è l'assorbimento graduale di atteggiamenti e valori. Secondo questa teoria, per esempio, la diffusione della violenza nella società non è dovuta alla semplice proiezione di alcuni film di carattere violento, ma alla continua riproposizione di contenuti e linguaggi violenti attraverso i media. Successivamente alcuni attori come Paul Lazarsfeld hanno ridimensionato il potere dei media, in base all'assunto secondo cui l'individuo è in realtà capace di selezionare autonomamente. L'influenza dei mass media dipende soprattutto dal tempo di esposizione e dalla qualità dei contenuti trasmessi. A questo proposito, maggiore è l'esposizione, più alta sarà l'influenza esercitata dai media. La televisione, in particolare, viene considerato "ladra del tempo" e "serva infedele": infatti quando i bambini la guardano per molte ore non fanno molte cose che in realtà potrebbero essere molto più importanti dal punto di vista del loro sviluppo. I bambini vengono inoltre abbandonati ad una serva infedele che li espone a vicende sconnesse. La tv inoltre è anche bugiarda in quanto trasmette una verità in parte falsa e distorta. I valori della tv sono inoltre fondamentalmente valori del mercato, in quanto si tratta di uno strumento commerciale. Allo stesso modo, i valori morali della tv sono strettamente intrecciati con il modo di raffigurare i personaggi. Infatti la moralità di una azione dipende spesso da chi la compie, di conseguenza molti comportamenti immorali diventano accettabili se adottati da personaggi amati dal pubblico. La spettacolarizzazione mediatica capovolge quindi il rapporto tra valori morali. Non sono più i valori morali a determinare il piacere etico, ma al contrario è il piacere estetico a legittimare i valori morali.

Effetti sulla vita individuale e sociale

Atomizzazione delle nostre conoscenze ed esperienze

Dal momento che non sperimentiamo il mondo direttamente ma attraverso l'immagine come oggetto di consumo fornito a domicilio, veniamo derubati della capacità di concepire la cosa stessa e di prendere una posizione adeguata nei suoi confronti. Infatti se l'apparenza viene rappresentata in modo realistico, la realtà al contrario diventa apparenza. Si ha pertanto un capovolgimento del rapporto tra mondo e immagine.

Passivizzazione e liquefazione dell'oggetto

Veniamo trasformati in consumatori permanenti. Infatti, mentre come lettori siamo per esempio ancora autonomi in quanto possiamo determinare il tempo e le parti da leggere o rileggere, come radioascoltatori e spettatori dobbiamo rispettare il ritmo del mezzo. Pertanto il nostro rapporto col mondo diventa unilaterale in quanto ci abituiamo a vedere le immagini ma non a essere visti e ad ascoltare ma non a essere ascoltati. Il consumatore, inoltre, assimila qualsiasi cosa, sia il conformismo che il non-conformismo. L'iperconsumismo, inoltre, introduce un nuovo modello antropologico: l'homo consumericus, ovvero, il consumatore sfrenato e iperindividualista che ha bisogno continuamente di nuovi beni di consumo per non annoiarsi. Il mondo ci viene pertanto servito allo stato.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valja di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Bellino Francesco.
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