Etica dalla A alla Z
Azioni e atti umani
Chiamiamo azione l'attività che qualcuno compie intendendo realizzare determinati scopi. In etica vi è un'ulteriore distinzione:
- Atto umano: Nasce dal libero volere, ossia basato su un giudizio di ragione (padronanza).
- Atto dell'uomo: Nasce in modo spontaneo e irriflesso.
Un'azione è morale se si può lodare o biasimare, se vi si possono attribuire colpa, responsabilità, merito. Un'azione è morale se è volontaria: per questo si può lodare o biasimare. Vi si possono attribuire colpa, responsabilità, merito. (Aristotele: sono volontari quegli atti "di cui l'uomo stesso è il principio, dipende da lui farle o non farle").
Elementi costitutivi dell'atto volontario
- Il soggetto agente
- L'intenzionalità (oggetto dell'azione): rapporto tra il fare e l'a che pro? si compie l'azione. Implica la ragion pratica: sapere cosa si fa, perché lo si fa (il motivo o fine) e che rapporto c'è tra il fine e l'azione che si compie. Tutto questo lo sa soltanto l'agente: dall'esterno non sempre è riconoscibile.
Fonti della qualificazione morale di un atto umano
- Conseguenze previste
- Oggetto o intenzione: l'azione compresa non come sequenza di gesti, ma alla luce del proposito per cui viene realizzata.
- Circostanze: Qualità del soggetto, tempo e luogo, mezzi, qualità e quantità dell'oggetto.
- Fine: Scopo che ci si propone e che determina la scelta dei mezzi.
L'uomo come soggetto morale: teoria dell'azione umana
- I due aspetti dell'azione umana:
- Fare (poiesis), trasforma il mondo esterno, è transitivo.
- Agire (praxis), trasforma il soggetto che compie l'azione (effetto feed-back), è immanente.
Bene, vita buona
L'uomo vive e cresce. Intorno, attraverso e dentro di lui si compiono continuamente dei processi, per i quali egli viene per così dire con tessuto nella natura, come avviene anche della pianta e dell'animale. Egli non solo cresce, non solo si muove, non solo opera per l'istinto di conservare ed ilatare la propria vita, ma agisce. Ora agire significa che io faccio una cosa, che non è semplicemente posta in me stesso; esercito un dominio in me e intorno a me su ciò che è "dato"; che plasmo, produco qualche cosa e la pongo innanzi; che tendo verso mete e creo opere. In questo agire v'è un'importante distinzione da fare: ben altro è se agendo voglio soltanto attuare un "fine", e ben altro se adempio a un "dovere".
Il carattere comune di tutte le azioni tendenti ad un fine sta nell'"utile": si tratta di cosa necessaria o utile alla mia esistenza. Al contrario, il carattere comune di ogni dovere; ciò che rimane, se astraggo da tutti i contenuti particolari, sta nella parola: è bene; bene in sé.
Cosa significa la parola "bene"?
Questo bene non è campato in aria, quasi estraneo, in uno spazio inaccessibile. Il bene è in relazione con me; mi tocca. C'è in me qualche cosa che per sua natura risponde al bene, come l'occhio alla luce: la coscienza.
Dapprima e innanzi tutto: il bene è qualche cosa. Il bene è il bene. Non lo possiamo scomporre in elementi più semplici. Non possiamo dire ad esempio: il bene è l'amore del prossimo, ovvero la fedeltà verso se stessi (avremmo soltanto una parte, una manifestazione del bene).
Tuttavia il bene è sempre un contenuto (positività pure e semplice). Il bene è qualche cosa di vivente, non un'idea astratta, non una semplice "legge", ma qualche cosa di spiritualmente vivo. Me lo dice l'esperienza. Tale mi si presenta interiormente, e come tale tocca la mia coscienza.
Il contenuto del bene è infinito, come del pari la sua validità è assoluta e allo stesso tempo assolutamente semplice (la filosofia greca, per misurare il grado di nobiltà di un essere, conosce un criterio che dice: un essere è tanto più elevato, quanto più ricco contenuto abbraccia e al tempo stesso quanto più è semplice).
Che cosa è il bene?
Il bene vivente batte alla mia coscienza, in altre parole che cosa sia il bene, che domanda di essere tradotto in atto, risulta chiaramente da ciò che di volta in volta deve compiersi. Come disse Tommaso d'Aquino: "Il bene è quello che di volta in volta si presenta come ragionevole, conforme all'essere".
Tanto più grande è il valore dell'atto morale, quanto più pienamente io afferro il ricco contenuto della situazione dal fatto che io veda la pienezza di contenuto della realtà, affinché il bene, semplice e comprensivo, possa manifestarvi la sua ricchezza.
Coscienza
Si definisce come il giudizio pratico sull'azione da compiere (coscienza antecedente) o già compiuta (coscienza conseguente), collegato all'esercizio della virtù della prudenza. Per mezzo della coscienza io rispondo al bene e divento consapevole di questo. L'atto della coscienza è dunque quell'atto, col quale penetro di volta in volta la situazione e intendo che cosa sia, in tale situazione, il giusto e per ciò stesso il bene.
Atti propri della coscienza
- Attesta
- Incita oppure trattiene
- Scusa oppure accusa (rimorde)
La coscienza si fonda sulla razionalità della persona umana, che possiede la "memoria nativa del bene" (anamnesi), che lo fa tendere a fare il bene ed evitare il male. Essa non è innata (Platone), ma naturale, ossia congeniale alla natura razionale dell'essere umano e si sviluppa proporzionalmente all'uso di ragione.
La tradizione filosofica medioevale distingueva tra sinderesi e coscienza (cum-scentia). La sinderesi è il senso del bene e del male che nessuno può perdere, anche se si tratta dell'uomo più malvagio; è il luogo dei principi morali evidenti e quindi non può mai sbagliare. La coscienza è invece il luogo dei giudizi morali pratici, che possono essere vero o falsi, corretti o meno; quindi la coscienza può sbagliare e richiede di essere ben informata.
Nel pensiero moderno la sinderesi è scomparsa e la coscienza è divenuta di conseguenza luogo di scelta autonoma e insindacabile e non già di giudizio vero o falso (trasformazione rischiosa che finisce per giustificare qualsiasi scelta).
Manipolazioni (o deformazioni) della coscienza
- Legalismo o farisaismo: tendenza a fare o omettere qualcosa solo perché è prescritto o vietato. La coscienza può venir anche affinata eccessivamente. Il comando della coscienza deve essere percepito nella libertà, ma quando la coscienza è ammalata questa libertà sparisce e dal suo comando deriva una vera schiavitù: la coscienza angosciata, lo scrupolo.
- Privatizzazione: tendenza a scambiare le proprie preferenze per criterio regolativo, senza volere interferenze. Noi desidereremmo di vedere nella situazione la conferma di quello che siamo. Il giudizio sulle persone e la valutazione del loro modo di agire, dei loro sentimenti e delle loro intenzioni, dipendono moltissimo dalle nostre disposizioni interne, dalla simpatia o dall'avversione.
- Conformismo (gregarismo): tendenza a regolarsi sulla maggioranza. La coscienza può diventare superficiale, frivola, ottusa. La coscienza ci rende la vita più pesante. Per questo motivo c'è in noi una tendenza che punta ad attutire la voce della coscienza. Il monito della coscienza viene tacito e ci si rassicura, dicendo che alla fine non si tratta poi di una cosa "tanto cattiva".
- Trivializzazione (o banalizzazione): tendenza a scambiare la rilevanza etica degli atti. Si verifica quando accettiamo senza batter ciglio comportamenti moralmente discutibili (parlar male di qualcuno in sua assenza...) e invece ci sentiamo in colpa per aspetti che moralmente non hanno rilevanza, ma sono socialmente poco accettati o poco di moda (sentirsi in sovrappeso...).
Tutte queste considerazioni richiamano alla nostra attenzione importanti problemi pedagogici: quelli della formazione della coscienza nell'educazione degli altri e di noi stessi.
Determinismi
Tutte le filosofie e concezioni che negano che l'uomo sia libero.
- Determinismo di stampo sociologico: L'ambiente (il gruppo, la moda, il contesto) non sarebbe semplicemente condizionante ma determinante. Esponenti: Emile Durkheim: "L'uomo è il prodotto della società".
- Determinismo psicologico: Sigmund Freud: "La condotta dell'uomo è determinata dall'inconscio e dall'impulso sessuale". Lo psichiatra Viktor Frankl obietta: "L'uomo non è condizionato dal basso ma è spinto verso l'alto dalla ricerca di significato".
- Determinismo pedagogico Comportamentismo o behaviorismo: Teoria che si sviluppa negli anni '50 con Skinner e Pavlov: come per gli animali anche il comportamento umano è determinato dalla dinamica stimolo --- risposta. La scoperta empirica del condizionamento è attribuita al fisiologo russo Ivan Pavlov che, studiando il fenomeno delle reazioni dei cani alla presentazione di cibo, notò che gli animali salivavano appena entrava nella stanza, associando la sua presenza (stimolo condizionato) al cibo (stimolo incondizionato, poiché naturalmente il cibo provoca salivazione). L'esperimento fu verificato da Pavlov utilizzando come stimolo condizionato il suono di un campanello. John Watson vide negli esperimenti di Pavlov i fondamenti sperimentali del comportamentismo (o behaviorismo) da lui elaborato nel 1913. Burrhus Frederic Skinner: il suo esperimento più noto riguarda la somministrazione di cibo a piccioni chiusi in gabbia che prenderà il nome di "skinner box". La somministrazione di cibo avveniva premendo una leva con il becco e se, appreso il comportamento tramite il rinforzo il cibo veniva somministrato ad intervalli regolari, i piccioni iniziavano ad associare alla somministrazione di cibo un atto arbitrario come lo scuotere la testa.
- Determinismo biologista: Si diffonde con lo sviluppo delle neuroscienze e afferma che tutto il comportamento umano si possa ricondurre a meccanismo neurali, per cui nel momento in cui conosceremo perfettamente il cervello, saremo in grado di prevedere il comportamento umano e di conoscere persino le intenzioni. In realtà l'uomo non è prevedibile né nei suoi pensieri, né nelle sue reazioni né nel suo comportamento.
Etica, esperienza morale
Etimologia: Ethos: 3 significati: Casa, dimora, tana - Costume, consuetudine - Carattere, indole Radicamento
I 3 significati si richiamano tutti all'idea di stabilità, appartenenza a un ordine più ampio dell'io, condivisione di valori in una comunità.
I 3 interrogativi dell'etica:
- Chi sono? (Identità
Autore della mia storia) -Appartenenza
Personaggi e contesto) - Chi voglio diventare? (Progetto-télo)
- Quali azioni possono condurmi a ciò che voglio diventare? (Impegno
Trama della mia storia)
L'etica classica si fonda su una domanda alla prima persona, ossia sul progetto di vita: Quale è lo scopo della mia vita? Per chi sono io? Cosa è giusto? Cosa bisogna fare?
L'etica moderna è impersonale e si fonda sulle regole da osservare.
L'etica si identifica con l'arte di vivere bene, che equivale all'arte di essere felici. Non a caso le fiabe si concludono sempre con la cosiddetta "morale" e cioè così: "e vissero felici e contenti". La felicità è comunque una conseguenza della realizzazione del bene. Ci sfugge sempre quando tendiamo ad essa direttamente: la vera felicità si raggiunge sempre per vie traverse, ossia proponendosi un bene anche difficile, da cui poi deriverà la felicità.
L'edonismo dunque, che identifica la felicità con il piacere, non è motivo di autentica realizzazione personale: "meglio essere un uomo insoddisfatto che un maiale soddisfatto, un Socrate insoddisfatto che uno sciocco soddisfatto" J. Stuart Mill
Oggetto dell'etica
- Gli atti umani: cosa distingue un'atto umano da un atto dell'uomo?
- Atti umani: derivano da una deliberazione e da una decisione: sono atti che compio liberamente e di cui sono responsabile.
- Atti dell'uomo: accadono in me, ma senza la mia deliberazione.
Fortezza
Nella Cappella degli Scrovegni a Padova, Giotto ha dipinto la fortezza con le sembianze di una donna ro
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Lezioni, Filosofia Morale
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Riassunto esame Filosofia Morale, prof. indefinito, libro consigliato Responsabilità Ontologica, Jonas
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Critica della ragion pratica, Filosofia morale
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Set domande Filosofia morale