Estratto del documento

La struttura delle argomentazioni

Premesse e conclusioni

La logica è lo studio delle argomentazioni. Ci si riferisce a quelle forme di discorso in cui una o più proposizioni date per certe, dette premesse, vengono asserite a sostegno di un’altra proposizione, detta conclusione.

Nessun essere umano è in grado di prevedere il futuro. Luca è un essere umano. Quindi Luca non è in grado di prevedere il futuro.

La vittima è stata uccisa per denaro. Il vicino di casa è ricco di famiglia. Quindi il vicino è innocente.

Nel primo esempio, le due premesse sostengono la conclusione. Nel secondo esempio, il sostegno fornito dalle premesse è più debole, poiché il vicino di casa potrebbe benissimo aver commesso il delitto. Ciononostante, la parola “quindi” mostra chiaramente che anche in questo secondo caso le prime due proposizioni fungono da premesse per la terza.

Viceversa, il discorso seguente non mostra le caratteristiche richieste:

Vi sono persone oneste e persone disoneste. Tra le persone oneste, ve ne sono alcune che sono anche generose. Purtroppo Giovanni non è tra queste.

In questo caso non c’è argomentazione. Abbiamo a che fare con una sequenza di proposizioni le cui condizioni di accettabilità sono sullo stesso piano.

Non sempre sono così semplici le cose. Si possono presentare un numero di proposizioni che possono variare in un’argomentazione. In secondo luogo, non tutte le argomentazioni seguono il formato canonico. Per esempio, l’argomentazione seguente procede in modo inverso:

Sandra è del segno del Leone. Infatti è nata ai primi di Agosto.

In questo caso si comincia affermando la conclusione e poi si enuncia una premessa in suo sostegno. In presenza di più premesse, la conclusione può comparire nel bel mezzo del discorso come in questo esempio:

Mario è andato al cinema. Quindi a casa non c’è nessuno. Mi risulta infatti che Luisa e Gianmaria siano in vacanza.

Infine, visto che si presuppone esista un nesso giustificativo tra premesse e conclusione, si intende che le proposizioni componenti un’argomentazione non siano proposizioni qualsiasi bensì asserzioni, ossia proposizioni che dicono come stanno le cose. Nel linguaggio comune un’asserzione è di solito espressa mediante un enunciato dichiarativo. Hanno forma dichiarativa:

  • Gli orsi non volano
  • La neve è rossa
  • Il mio vicino di casa è un entomologo

Sono tutti in forma dichiarativa. Il primo è un’asserzione vera almeno nel mondo reale, il secondo un’asserzione vera e il terzo si può usare in contesti diversi, ma risulterà sempre vero o falso a seconda che il vicino di casa del parlante sia o meno entomologo. Per contro, nessuno degli enunciati seguenti è in forma dichiarativa:

  • Chi ha scritto I promessi sposi?
  • Si prega di non entrare senza bussare
  • Non ne posso più!

Domande, comandi, esclamazioni e così via non esprimono asserzioni in quanto non si può attribuire loro un valore di verità. Enunciati di questo genere non possono pertanto figurare tra i costituenti di un’argomentazione. Ciononostante, in alcuni casi possiamo servircene per esprimere premesse o conclusioni in maniera indiretta. Per esempio, la seguente non è un’argomentazione in senso stretto, poiché comincia con una domanda:

Come è possibile migliorare l’economia? Il deficit cresce di giorno in giorno.

La domanda però è meramente retorica e suggerisce un’argomentazione volta a dimostrare che l’economia non può migliorare (conclusione) in quanto il deficit continua a crescere (premesse). In casi come questo si può parlare di argomentazione indiretta.

Come identificare le argomentazioni

Si dà un’argomentazione solo quando un insieme di premesse viene fornito a sostegno di una conclusione. Questa intenzione è spesso esplicita attraverso opportuni indicatori inferenziali. Ve ne sono di due tipi:

  • Indicatori di conclusione, che segnalano che l’enunciato che li contiene è usato come conclusione;
  • Indicatori di premessa, che segnalano che l’enunciato a cui si riferiscono è usato come premessa.

Alcuni esempi:

  • Indicatori di conclusione: quindi, dunque, perciò, pertanto, così, ragion per cui, di conseguenza, stando così le cose, ne segue che, significa che, in conclusione.
  • Indicatori di premessa: infatti, poiché, perché, siccome, in quanto, posto che, dal momento che, considerato che, dato che, visto che.

Questi indicatori sono gli indizi principali per identificare le argomentazioni e analizzarne la struttura. Infatti, la classificazione di un’asserzione come premessa o come conclusione non è assoluta: a seconda del contesto, una medesima asserzione può fungere da premessa ovvero da conclusione. Per esempio in:

Luca non è a casa; quindi è andato al cinema.

L’indicatore ‘quindi’ segnala che ‘Luca è andato al cinema’ è una conclusione sostenuta dalla premessa ‘Luca non è a casa’, ma in:

Luca non è a casa; infatti è andato al cinema.

L’indicatore ‘infatti’ indica che ‘Luca è andato al cinema’ funge da premessa e ‘Luca non è a casa’ da conclusione. Una volta identificata un’argomentazione è utile riscriverne le asserzioni. Il formato più comune consiste nell’elencare prima le premesse, ognuna su una riga separata, e poi la conclusione. Quest’ultima viene solitamente contrassegnata con un simbolo di tre puntini a piramide, che sta per la parola quindi. Se un’argomentazione segue questo formato, si dice che è in forma canonica.

Certe espressioni possono assumere forme inferenziali in certi contesti ma non in altri, per esempio nell’enunciato:

Ho portato l’ombrello perché tu non ti bagnassi.

Perché indica uno scopo e sarebbe errato trattarlo come un indicatore di premessa. Analogamente in:

Ho venduto la bicicletta perché avevo bisogno di soldi.

La medesima espressione svolge puramente una funzione esplicativa.

Argomentazioni complesse

Alcune argomentazioni procedono per stadi. Si comincia deducendo una conclusione da una serie di premesse iniziali; in seguito quella conclusione è usata come premessa per dedurre un’ulteriore conclusione, che può a sua volta funzionare come premessa per una conclusione ancora diversa. In questi casi si dice che abbiamo a che fare con un’argomentazione complessa. Le premesse che sono ottenute come conclusioni da premesse precedenti si dicono premesse derivate o conclusioni intermedie.

Diagrammi

Ai fini dell’analisi logica è spesso conveniente rappresentare la struttura di un’argomentazione mediante un diagramma che ne evidenzia i nessi inferenziali in maniera schematica. Ciò è utile soprattutto nel caso delle argomentazioni complesse. A tale scopo, si comincia numerando ogni asserzione. Ogni freccia rappresenta un singolo passo di ragionamento e i segni di addizione indicano che due o più asserzioni agiscono congiuntamente da premesse per l’asserzione sottostante.

A causa della grande variabilità della grammatica italiana, non ci sono regole semplici per distinguere le proposizioni che costituiscono un’argomentazione. Ci sono però alcuni principi generali. Per esempio, se due frasi sono unite da un indicatore inferenziale allora vanno considerate come unità separate. Generalmente è anche conveniente separare enunciati uniti da ‘e’. Nella maggior parte dei casi questa mossa non è cruciale. In certi casi però le cose non sono così semplici. Per esempio, la congiunzione potrebbe unire due premesse intermedie, ciascuna motivata a partire da premesse fondamentali diverse. Per non sbagliare, conviene quindi seguire la regola generale. Vi sono tuttavia alcuni enunciati composti che non vanno mai separati. Due locuzioni comuni che formano composti di questo genere sono ‘o…o’ e ‘se…allora’. Esempio:

O smette di piovere o il fiume esonderà.

Il parlante sta dicendo semplicemente che accadrà l’una o l’altra cosa. Spezzare questo enunciato nei suoi componenti significa alterare il suo pensiero. Al contrario:

Dato che non smette di piovere, il fiume esonderà.

Questa presenta una premessa e una conclusione. Altre locuzioni che si comportano così sono: mentre, solo se, né…né, quando, a meno che.

Talvolta un’argomentazione contiene materiale estraneo al ragionamento (un commento, un inciso, una spiegazione) e può succedere che in uno stesso passaggio si intreccino due o più argomentazioni. In questi casi numeriamo tutte le asserzioni come al solito, ma nel costruire il diagramma includeremo soltanto quei numeri che rappresentano asserzioni che vi figurano come premesse o conclusioni.

Argomentazioni convergenti

Se un’argomentazione contiene diversi passi di ragionamento separati e ciascuno sostiene la stessa conclusione, l’argomentazione si dice convergente. Consideriamo:

Bisognerebbe smettere di fumare. È molto dannoso per la salute e dà fastidio alle persone che stanno intorno.

L’asserzione per cui fumare è nocivo per la salute e quella per cui fumare dà fastidio agli altri vengono offerte indipendentemente a supporto della conclusione per cui bisognerebbe smettere di fumare. Non c’è bisogno di assumere la prima premessa per capire la forza della seconda. Questo significa che non bisogna diagrammare quest’argomentazione collegando fra loro le due premesse con un ‘+’ e tracciando una freccia singola verso la conclusione. Le premesse devono invece essere connesse da segni di addizione quando non funzionano indipendentemente, cioè quando ciascuna richiede il concorso delle altre perché l’argomentazione abbia senso.

Asserzioni implicite

In molti casi abbiamo a che fare con argomentazioni formulate in maniera incompleta. Un altro esempio molto semplice è il seguente:

I giocatori di scacchi sono persone intelligenti. Quindi Ada non avrà problemi a frequentare il corso di logica.

A rigor di termini, il nesso tra la premessa e la conclusione di quest’argomentazione è estremamente debole. Tuttavia, è chiaro che il parlante sta dando per scontato che si sappia che Ada gioca a scacchi. Dunque, in questa frase c’è un’asserzione implicita:

Ada è una giocatrice di scacchi [IMPLICITO]

Ci sono anche casi in cui è la stessa conclusione a rimanere implicita. Come ad esempio:

Uno di noi due verrà escluso dalla competizione finale, e non sarò certo io: finora ho ottenuto ottimi risultati.

È chiaro che la conclusione il lettore la deve trarre da sé e quindi:

Sarai escluso tu [IMPLICITO]

La presenza di elementi impliciti in un’argomentazione è piuttosto comune. Bisogna però fare molta attenzione a non esagerare arricchendo eccessivamente il contenuto del discorso che stiamo esaminando. La principale condizione che governa l’interpolazione di premesse e conclusioni è nota come principio di carità: nel formulare asserzioni implicite, lo scopo è ridurre al minimo le cattive interpretazioni. A titolo illustrativo, consideriamo la seguente argomentazione incompleta:

Carla è atea e questo dimostra che non è necessario credere in Dio per essere delle brave persone.

Supponiamo che qualcuno replichi: “È ridicolo! Si sta assumendo che tutti gli atei siano brave persone. Quest’assunzione è ovviamente falsa ed è, quindi, inverosimile che fosse questo quello che l’autore aveva in mente. Quello che è ragionevole assumere è probabilmente qualcosa come:

Carla è una brava persona.

Quest’asserzione può benissimo essere vera e l’autore sembra darla per scontata.

Uso e menzione

In ogni disciplina che abbia a che fare in larga misura con il linguaggio, bisogna fare molta attenzione a non confondere il doppio ruolo che un’espressione linguistica può svolgere nell’ambito di un discorso. È importante distinguere se una certa espressione viene usata per dire qualcosa oppure menzionata come ciò di cui si sta parlando. Per prevenire questa confusione, quando un’espressione è menzionata piuttosto che usata, è pratica comune racchiuderla tra virgolette. In italiano esistono diversi tipi di virgolette ma converremmo di adottare a questo scopo le virgolette singole. Racchiudendo una parola o un gruppo di parole tra virgolette singole, intendiamo riferirci alle parole stesse; scrivendole senza virgolette intendiamo invece usarle con il loro significato ordinario. A titolo illustrativo:

Alice ha scritto la verità sulla lavagna.

Alice ha scritto ‘la verità’ sulla lavagna.

Nel primo caso Alice ha scritto la verità sulla lavagna, nel secondo caso Alice ha scritto la parola ‘la’ seguita da ‘verità’ sulla lavagna. Oppure in:

Socrate era un filosofo greco.

‘Socrate’ è un nome di sette lettere.

Nel primo caso il nome ‘Socrate’ è usato per denotare la persona Socrate. Nel secondo il nome è meramente menzionato, come indicano le virgolette. Al contrario gli enunciati:

‘Socrate’ era un filosofo greco.

Socrate è un nome di sette lettere.

Sono entrambi falsi.

Logica formale e logica informale

Abbiamo esordito dicendo che le argomentazioni costituiscono l’oggetto di studio della logica. Possiamo a questo punto concludere questo capitolo distinguendo due modi diversi in cui si può procedere in questo studio. La logica formale nasce dalla constatazione che l’efficacia di un’argomentazione dipende in buona misura dalla sua forma, non dal contenuto. Per esempio:

Se nevica, allora fa freddo.

Nevica. (quindi) Fa freddo.

Se Sandra è andata in montagna, allora Matteo è andato al mare.

Sandra è andata in montagna (quindi) Matteo è andato al mare.

Tuttavia, vi è un senso abbastanza evidente in cui possiamo dire che queste due argomentazioni condividono esattamente la stessa forma: si tratta in entrambi i casi di argomentazioni non complesse. Entrambe le argomentazioni hanno la forma seguente:

se P, allora Q.

Se interpretiamo le P e Q come vere e proprie variabili enunciative possiamo dire che la forma in questione rappresenta non solo le due argomentazioni da cui siamo partiti, ma molte altre: una per ogni coppia di enunciati dichiarativi che possiamo sostituire a P e Q, rispettivamente. In effetti, dato che il numero di coppie di enunciati dichiarativi di una lingua qualsiasi è potenzialmente infinito, possiamo dire che la forma in questione rappresenta infinite argomentazioni diverse. Si parla in questi casi di forme argomentative, ed è lo studio di queste forme a costituire l’oggetto della logica formale.

La presenza o meno di elementi impliciti dipende chiaramente dal contenuto di un’argomentazione e dal contesto in cui viene formulata. Possiamo anzi dire che prima di poter studiare un’argomentazione dal punto di vista della sua forma dobbiamo stabilire quale forma abbia, e questo è un compito che richiede un’analisi accurata dei dettagli e delle caratteristiche (linguistiche, pragmatiche, contestuali) delle asserzioni che la compongono. Lo studio di questi aspetti definisce lo scopo e i metodi della logica informale. Dove la logica formale pone l’accento sulla generalità e la teoria, la logica informale si concentra sull’analisi di argomentazioni particolari. I due approcci sono complementari.

Valutare un’argomentazione

Criteri di valutazione

Sebbene un’argomentazione possa avere molti obiettivi, il suo scopo principale è quello di dimostrare la verità della conclusione, o almeno la sua elevata probabilità. Esaminiamo brevemente 4 criteri fondamentali:

  • Se le premesse su cui si regge l’argomentazione sono effettivamente vere.
  • Se, e in che misura, la conclusione è probabile data la verità delle premesse.
  • Se le premesse sono pertinenti alla conclusione.
  • Se la conclusione risulta vulnerabile a fronte di nuove informazioni.

Questi 4 criteri di valutazione non sono applicabili a tutte le argomentazioni. Se, per esempio, un’argomentazione ha il semplice scopo di mostrare che una certa conclusione segue da certe premesse, indipendentemente dalla loro effettiva verità, allora il criterio 1 è inapplicabile, così come a volte anche i criteri 3 e 4 risultano inapplicabili.

Verità delle premesse

Il criterio 1 non è di per sé adeguato per valutare un’argomentazione. Per rendersene conto è sufficiente considerare un semplice esempio. Supponiamo di non sapere se un certo fungo da noi raccolto è velenoso, e supponiamo che un amico cerchi di tranquillizzarci argomentando così:

I funghi velenosi hanno il cappello rosso.

Questo fungo ha il cappello bianco.

(quindi) Si tratta di un fungo commestibile.

In effetti, il ragionamento non fa una piega. Si può anzi dire che il supporto offerto dalle premesse è assoluto: è impossibile accettarle entrambe senza impegnarsi automaticamente ad accettare la conclusione. Il fatto è che il ragionamento muove da una premessa falsa e come tale non siamo tenuti ad accettarla. Non è escluso che il fungo sia commestibile ma è altrettanto possibile che non lo sia. Si noti che la situazione non cambierebbe anche nella variante seguente:

In quel bosco non crescono funghi velenosi.

Il tuo fungo viene da quel bosco.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 35
Riassunto esame Filosofia del Linguaggio, prof. Santambrogio, libro consigliato Logica, Achille, Rohatyn Dennis Pag. 1 Riassunto esame Filosofia del Linguaggio, prof. Santambrogio, libro consigliato Logica, Achille, Rohatyn Dennis Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Filosofia del Linguaggio, prof. Santambrogio, libro consigliato Logica, Achille, Rohatyn Dennis Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Filosofia del Linguaggio, prof. Santambrogio, libro consigliato Logica, Achille, Rohatyn Dennis Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Filosofia del Linguaggio, prof. Santambrogio, libro consigliato Logica, Achille, Rohatyn Dennis Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Filosofia del Linguaggio, prof. Santambrogio, libro consigliato Logica, Achille, Rohatyn Dennis Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Filosofia del Linguaggio, prof. Santambrogio, libro consigliato Logica, Achille, Rohatyn Dennis Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Filosofia del Linguaggio, prof. Santambrogio, libro consigliato Logica, Achille, Rohatyn Dennis Pag. 31
1 su 35
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher georgiana05 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Santambrogio Marco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community