Kant (1724-1804)
Introduzione
In poche parole: Kant si occupa di due problemi che da sempre hanno costituito oggetto della filosofia: 1) come avviene la conoscenza? 2) L'etica, cioè la morale, è oggettiva, cioè ogni essere umano ha la stessa, oppure è un fatto soggettivo, ognuno la pensa a modo suo ad esempio a seconda di quella che è la sua esperienza di vita?
Il problema della conoscenza
Del primo problema, la conoscenza, ci si è occupati fin dai tempi di Platone e Aristotele. È da ricordare che la filosofia al suo nascere in Grecia occupava tutti i campi del sapere, cioè il filosofo era il pensatore, colui che si poneva delle domande su tutto e quindi era anche lo scienziato (Aristotele sezionava i corpi umani per studiare il funzionamento del corpo, così come si interrogava sull'universo).
Poi, man mano che le varie branche hanno raggiunto dei progressi, si sono distaccate dalla filosofia: oggi abbiamo biologia, astronomia, fisica, ecc. Così anche il tema "come avviene la conoscenza?" che è a monte del problema "cosa è il mondo? Ma poi riusciamo a conoscere veramente come funziona il mondo?" oggi ha delle risposte ad esempio nella neurobiologia, cioè negli studi sul funzionamento del cervello. Però, questo ancora non c'era al tempo di Kant, ed anche ora, che le scienze sono tanto avanzate, rimane ancora qualche interrogativo, di cui continua ad occuparsi la filosofia.
Il problema della morale
Sul secondo problema, la morale, la questione è ancora aperta, cioè ci sono ancora tante ipotesi, cioè è ancora un campo di cui si occupa pienamente la filosofia. Perciò è su questa seconda domanda che Kant può essere considerato ancora attuale e affascinante, fermo che è la sua idea, anche se lui, come tutti i filosofi che hanno sviluppato un'idea, è convinto che sia la verità, l'unica spiegazione veritiera.
Il pensiero di Kant
Venendo al nocciolo del suo pensiero, Kant, per rispondere a quelle due domande, afferma che nell'essere umano c'è qualcosa di "innato", che cioè fa parte di tutti gli esseri umani in quanto tali, a livello della ragione, che sta alla base sia della conoscenza che l'uomo può avere sul mondo sia della morale.
Per la conoscenza, questo qualcosa di innato prende il nome di: forme (2), categorie (12) e idee (3). Per la morale, questo qualcosa è il sapere ciò che è giusto: ogni uomo, anche il più barbaro, ha il senso di giustizia e del buono dentro di sé, sa qual è la cosa giusta da fare. Kant lo chiama imperativo categorico. Ciò non significa che l'uomo si comporti seguendo questa consapevolezza, perché c'è una lotta dentro ognuno di noi fra l'egoismo e il senso del giusto (però evidentemente è già molto positivo pensare che non sia vero che non ci sia niente da fare, ogni uomo è diverso, è difficile se non impossibile far capire a qualcuno che sta sbagliando... insomma è un'idea molto ottimista la sua: se è vero che ognuno ha il senso della giustizia, si tratta solo di trovare il tasto giusto, come si suol dire toccargli il cuore, per tirare fuori il bene). E ciò, è da notare, al di fuori di un discorso religioso: anche questo senso morale innato per Kant fa parte della ragione.
Il senso del bello
C'è un altro campo ancora nel quale Kant afferma questa sua teoria dei principi innati, che si aggiunge ai due di cui sopra: è il senso del bello. Anche qui tutti avremmo già nella nostra ragione qualcosa che ci fa riconoscere le stesse cose come belle.
Biografia di Kant
Lui del resto, come ci viene descritto dalle biografie, era un uomo mite ma anche gioviale, educato dalla madre ad un cristianesimo dal profondo senso morale (pietismo, corrente protestante – luterana), ricevette aiuto economicamente per studiare, aveva un vero amore per il sapere (cioè lo entusiasmava scoprire, conoscere: inizialmente si occupò di matematica e fisica), simpatizzò con la rivoluzione francese.