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Filosofia estetica modulo A

Informazioni generali

Ricevimento 16-18 sopra aula A. Esame orale, primo modulo sugli appunti. Secondo modulo, commento del testo di Hume.

Date esami: 14, 28 giugno, 12 luglio, 13 settembre.

Bibliografia

  • Primo modulo: testo per la prima parte; Il gusto, storia di un’idea estetica.
  • Secondo modulo: Trattato sulla natura umana, Hume. A cura di Giulio Preti, la regola del gusto e altri temi.

Introduzione all'estetica

L'estetica del gusto nel 700 inglese non si trova, la mette su Kiro. Introduzione all’estetica.

Categorie principali

Il bello

La prima categoria è quella del bello. Il bello è una categoria che si definisce oggettivamente o soggettivamente? Il tema della bellezza nel ‘900 è stato tralasciato dall’estetica. A partire dagli anni 2000 è tornato come tema di dibattito.

Hume elabora la regola del gusto a partire dalla definizione della bellezza. I due percorsi saranno quello oggettivista e soggettivista.

Il gusto

La seconda categoria sarà quella del gusto. Nasce insieme all’estetica a metà del 700. Non viene più visto come uno dei 5 sensi, ma è visto come capacità che solo l’uomo sa esercitare. È una capacità di cogliere un significato superiore degli oggetti. Si inizia a pensare alla società del buon gusto, dell’uomo del buon gusto. L’uomo di buon gusto tendenzialmente esercita il proprio gusto, è dotato di raffinatezza. Il gusto è una capacità naturale che viene elaborata sulla base di uno dei 5 sensi. È una stranissima, perché di difficile definizione, capacità. Solo attraverso una lunga esperienza culturale si può diventare uomini di buon gusto.

Arte

La terza categoria è quella di arte, si tratterà di definire l’opera d’arte secondo molti modelli. Definiremo l’opera d’arte a partire da una posizione con la tecnica, l’arte non è tecnica. Poi in contrapposizione con la natura. L’opera è distinta dalla natura, ma risponde alla richiesta di assomigliare alla natura.

Imitazione

Quarta categoria sarà il tema della imitazione, colloca il passaggio da estetica classica a estetica romantica. Quando un’opera d’arte è tale? La apprezziamo come capacità di riprodurre il reale o l’arte è riuscita quando esprime la passione del genio, quando non c’è più rapporto con la realtà. L’altro tema è quello del genio, come intendiamo l’autore dell’opera d’arte.

Possiamo vedere un film senza sapere niente del regista o avendo conoscenza dell’autore. La figura dell’artista può essere intesa come figura geniale rispetto agli altri uomini o è al pari degli altri uomini?

Immaginazione

La capacità protagonista dell’estetica è l’immaginazione. Questa è la capacità che ci permette di vedere oltre l’oggetto fisico. Attraverso la facoltà immaginativa vediamo nell’oggetto non solo l’oggetto fisico, ma l’opera d’arte. L’arte contemporanea sollecita molto l’immaginazione dell’osservatore.

Simbolo

L’ultima delle categorie classiche è il simbolo. L’opera d’arte è un significato simbolico che sta altrove. L’opera d’arte non è didascalica, rimanda ad altro, a un significato che sta oltre la figura. Le categorie possono essere anche negative, quelle che si oppongono e completano il bello, cioè il brutto, il sublime, il tragico e il disgusto. Si tratterà di isolare i problemi teorici e il dibattito presente in ogni categoria.

Che cos'è l'estetica?

Si sviluppa come particolare disciplina definibile a partire dall’esperienza quotidiana. Come è possibile questo? Film The Square: quella che viene qui presentata è una reazione quotidiana. Perché questi oggetti hanno valore diverso rispetto allo stesso oggetto che troviamo in un supermercato. Teoria dell’istituzionalismo: un oggetto acquista un valore estetico quando un’istituzione glielo conferisce. L’estetica è la disciplina filosofica che legittima questo. Questa teoria è contemporanea e gli autori classici, quelli di metà ‘900, che la legittimano sono Danto e Dickie.

Emozioni e estetica

Una parte dell’estetica tratta di emozioni, questa è quella soggettivistica. Il tema delle proprietà estetiche è centrale, una caratteristica fondamentale è quella di indefinibilità e indeterminatezza. Il tema dell’universalità diventa problematico se inquadrato nell’estetica delle emozioni. Importanza educativa dell’arte.

Origini dell'estetica

Nasce nel 1750 con la pubblicazione di “Estetica” di Baumgarten e per la prima volta l’estetica viene considerata come disciplina estetica. Rispetto ad altre discipline in estetica c’è più attenzione a tracciare i confini della disciplina. Il tentativo è quello di definire cos’è l’estetica definendone temi e confini entro i quali la disciplina può muoversi. Estetica classica è quella del 700 tedesco che si sviluppa fino alla fine del secolo.

Opposizioni nell'estetica

Klaus Dusing propose uno schema per comprendere la storia dell'estetica. Possiamo parlare di estetica della natura contro l'estetica dell'arte. Estetica della fruizione contro quella della creazione. Estetica di forma contro quella di contenuto.

La prima opposizione ritiene che ci sono estetiche che ritengono che l'autentica esperienza estetica sia quella di natura, altre che la trovano nell'arte. La seconda opposizione tratta del focus, se è più importante guardare come noi riceviamo l'oggetto o se è più significativo guardare la creazione, l'intenzione dell'autore. Terza opposizione tratta la valutazione. Guardiamo il fatto che abbia belle forme, alle linee, oppure il contenuto, al fatto che la statua l'idea di qualcosa come l'eroismo come nella statua del Laoconte.

Il ruolo di Kant e Hegel

Dusing ha detto che la storia dell'estetica può essere articolata con queste opposizioni, ma si possono dare nomi a questi estremi. L'estetica di Kant è un'estetica naturale che si concentra sulla fruizione ed è quella della forma. Quella di Hegel guarda all'arte, alla creazione e al contenuto. L'estetica può essere vista in modo composito ma è vero anche che è percorsa da opposizioni che non possono essere riconciliate.

Paul Valéry e l'estetica

Paul Valéry tiene un discorso sull'estetica e sostiene che l'estetica metafisica ha inseguito l'idea di un bello astratto dimenticandosi della quotidianità. Lui denuncia l'estetica del suo tempo che si è persa, occorre tornare alle cose belle, a guardare agli oggetti e all'esperienza quotidiana e a come la realtà delle opere d'arte abbia anche fare con una particolare forma di piacere che è un piacere estetico. Per tornare alle cose belle bisogna tornare al rapporto tra arte ed estetica e viceversa. Bisogna vedere come la disciplina filosofica sia in dialogo con l'opera. L'opera d'arte interroga la filosofia e viceversa la filosofia ha dato strumenti all'arte per creare nuove opere. L'estetica deve indagare questo scambio e renderlo fecondo.

Valéry e l'esperienza estetica

Nell'elaborare l'apparato concettuale cercheremo di far emergere questa opposizione e quindi come ogni categoria sottenda una serie di opposizioni. Valéry ritiene che l'estetica sia una grande e irresistibile tentazione perché quasi tutti gli esseri che sentono le arti non possono sfuggire dal soddisfare la loro gioia. Al seguito dell'emozione esprimiamo un giudizio che tiene conto della nostra reazione emotiva, elaboriamo un'esperienza che ha un momento emotivo in cui proviamo emozione, sentiamo le arti, esprimiamo un giudizio, abbiamo il bisogno di condividerlo. L'esperienza estetica è composita, non è solo un'operazione intellettualistica. È difficile descrivere un'opera d'arte, deve esserci sempre esperienza diretta.

Il giudizio estetico

Se noi abbiamo a che fare con questa esperienza sfuggente, cosa rimane fisso? Questa è la struttura del giudizio. Il giudizio estetico ha una struttura ben precisa, si conferisce un predicato a un soggetto (S è P). Un predicato può essere morale, estetico, o altro. Le categorie estetiche sono predicati estetici (x è bello). L’estetica ha a che fare con un giudizio codificato, non ha a che fare con proposizioni come x mi piace, con proposizioni che cioè esprimono preferenze. In quel caso cadremmo nell’espressione di nostre preferenze. Il problema dell’estetica è un problema culturale, il riconoscimento di un oggetto come un’opera d’arte.

L'attribuzione del predicato estetico

L’attribuzione del predicato estetico avviene tenendo conto delle emozioni del soggetto. Si dà un predicato a un oggetto ma sulla base dell’emozione che dà il soggetto. Non si sta dando un predicato morale, si attribuisce un predicato sulla base dell’emozione provata dal soggetto in quel momento e luogo. In questo senso si parla di espressionismo, non descrive un oggetto, ma esprime l’emozione.

Teorie estetiche

Possiamo aderire a diverse teorie estetiche, una è quella dell’istituzionalismo, o una pragmatista, cioè dipende dalle nostre pratiche. Teoria dell’esperto esterno, ci sono alcuni soggetti che esercitano il loro gusto più di altri e questi sono riconosciuti come esperti e sulla base della loro opinione diamo un predicato estetico a un oggetto. Teoria metafisica, un oggetto è riconosciuto perché contiene un’idea, riconosce nell’opera d’arte un oggetto fisico che esibisce un’idea astratta.

Genio, gusto ed espressione

Genio come produttore di arte bella, gusto come capacità di cogliere la bellezza. Espressione come capacità di dare espressione all'idea di bellezza. Il bello è al centro dell'estetica. Come definirlo? È impossibile definirlo, non può avere determinazione concettuale, sfugge alla descrizione concettuale. Di conseguenza della bellezza possiamo dare solo la definizione che tenga conto della sua indeterminatezza. Vedremo come sia impossibile dare una comprensione intellettualistica del bello.

Definizioni di bellezza nella storia

Proporzione

La filosofia classica, Platone, identifica la bellezza con la simmetria con la bella forma. Però Platone ha un'idea ben precisa di a cosa corrisponde la bellezza, cioè all'idea di bene. Per lui la bellezza è quindi immateriale. Questa definizione non ha nulla a che fare con l'opera d'arte. Una delle prime definizioni di bellezza sta molto lontano da quello che siamo abituati nel senso comune. La bellezza è per lui una proprietà dell'idea di bene. Questa proporzione non è quindi materiale come le parti di una statua, ma piuttosto tra parti di idea. La proporzione con cui identifica la bellezza è ideale. Soltanto abbandonando questa prospettiva si troveranno identificazioni della bellezza con la sua dimensione sensibile. Questa prima definizione come proporzione trova la sua origine nella relazione tra Platone e i pitagorici. Rimane poi nella storia dell'estetica la proporzione ma si abbandona l'immaterialità. Si pensa arriva a pensare alla bellezza poi in relazione al piacere sensibile che una bellezza proporzionata può suscitare nel soggetto. La proporzionalità verrà così applicata agli oggetti, opere e anche al discorso retorico. L'estetica comprende anche lo studio della retorica. Questa identità tra bellezza e proporzione trova diverse applicazioni. È quindi una definizione parziale e dinamica, già nell'età classica non era condivisa.

Unità nella varietà

Bellezza come rappresentazione che permette di restituire in modo unitario ciò che è altrimenti vario. Nel 700 la bellezza è questo, è intesa come uniformità nella varietà. Emerge quando il molteplice naturale vengono ricondotte a unità. Ecco che la bellezza viene applicata alla bellezza naturale come il fiore. Lo sguardo di chi contempla il fiore è lo sguardo di chi riesce a cogliere in unità le diverse parti distinte. Questa idea trova la sua origine in Leibniz che definiva l'armonia (intesa come armonia matematica) in questo modo, come capacità di restituire in unità la molteplicità. In questo senso abbiamo un indebolimento della prospettiva platonica. In Platone abbiamo la bellezza come idea, come proporzione, quando invece viene intesa come unità come varietà cambia il fatto che serve una capacità del soggetto di cogliere l'unità. Ed ecco che si indebolisce il modello platonico come bellezza assoluta. In questa seconda definizione rinunciamo all'assolutezza delle bellezza e la bellezza ora sta nel mondo e soprattutto dipende dalla capacità di cogliere l'unità. Rinunciando all'assolutezza del bello vuole anche dire che la bellezza senza uno sguardo che la contempla non è possibile. Abbiamo in qualche modo una crisi dell'assolutezza del bello e una crisi della bellezza come qualcosa di fisso collocato ontologicamente nel mondo delle idee. Questa crisi dà l'avvio all'estetica e a una prospettiva soggettivista. Questa forma di crisi dell'assolutezza della bellezza, è una crisi che si aggrava con la terza possibile definizione di bellezza, cioè quando consideriamo non solo lo sguardo ma nella definizione di bellezza facciamo rientrare anche la capacità dell'artista, la sua capacità espressiva.

Bellezza come manifestazione simbolica e sensibile di verità

Si impone nell'età di Ghoete, con il romanticismo e la filosofia classica tedesca, con Hegel. Si impone una definizione di bellezza di tipo simbolico e della bellezza come simbolo sensibile della verità sovra-sensibile. Con Hegel la bellezza è manifestazione sensibile dell'idea. È solo con questa definizione che diventa protagonista la relazione tra bellezza e opera d'arte perché questa è considerata come manifestazione artistica capace di esibire simbolicamente una verità. L'opera d'arte diventa simbolo di verità. In questo senso ci siamo allontanati dalla prospettiva platonica. Non abbiamo più l'assolutezza delle bellezza, non abbiamo più la capacità di cogliere l'unità nell'universalità, ma abbiamo se vogliamo una terza capacità quella di rendere sensibile l'idea. Capacità propria dell'artista. Emerge un'idea di bellezza composita al punto che un autore caro alla storia dell'estetica, Baudelaire, scrive che la bellezza in questa prospettiva diventa caratterizzata da un elemento duplice. In questa definizione il bello è costituito sia da un elemento eterno sia da uno relativo. In una prospettiva in cui la bellezza è strettamente legata all'opera d'arte come manifestazione simbolica dell'idea, la bellezza è costituita dall'eternità, elemento invariabile, e al tempo stesso è costituita da un elemento relativo dal momento che la manifestazione artistica sarà contingente. L'idea troverà in ogni epoca la propria manifestazione sensibile, e questa è l'idea di Hegel laddove l'opera d'arte è un prodotto dello spirito e ogni momento dello spirito troverà la propria manifestazione più compiuta in diverse opere d'arte. Ecco che la bellezza viene calata nel processo storico con la terza definizione e viene ad essere composta da un elemento eterno e uno transeunte. Baudelaire quando elabora tale definizione ha in mente la moda. Per lui la moda è manifestazione dell'idea nello spirito, la moda passa. Possiamo dire che la modernità, l'800 è il secolo che riconosce la duplicità della bellezza. Valéry rimprovera ai filosofi di essersi arroccati sull'elemento metafisico della bellezza senza tenere conto del suo fluttuare storico.

Conclusioni

Sono tre definizioni alternative e opposte tra loro. Storicamente questi modelli convivono e permangono nella storia. Sono definizioni alternative, è difficile sostenerle due insieme e hanno dato luogo a dibattiti. Quello che importa di queste tre definizioni è quello che hanno comportato diverse soluzioni. Se guardiamo al dibattito contemporaneo possiamo vedere come ci sia un'assolutizzazione simbolica della bellezza, si guarda alla bellezza come sigillo dell'opera d'arte. La seconda soluzione che viene evidenziata nel dibattito contemporaneo è una frantumazione dell'idea del bello, si tiene come punto fisso la bellezza come paradigma a cui riferire ogni altra categoria (ecco in che senso permane l'assolutizzazione del bello). Di fatto la bellezza viene confrontata con altre categorie. L'opera d'arte si viene giudicata comparativamente alla bellezza e però è anche vero che entrano in gioco altre categorie che vanno dal brutto al chic. Questa è la duplice soluzione a cui il dibattito contemporaneo è arrivato. Quello che emerge è l'indefinibilità normativa della bellezza, non è possibile definirla tramite elementi fissi, indiscutibili e certi. Ecco in che senso si parla di indefinibilità normativa. Per dire che una cosa è bella posso al massimo elencare i sintomi che mi portino a definire un oggetto come bello. Siamo di fronte a una profonda incertezza. La specificità dell'estetica è quella di farci misurare con un'assenza di normativa certe. Addirittura il pilastro portante dell'estetica è qualcosa di indefinibile.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher a.bellinzona1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Feloj Serena.
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