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Una ricostruzione storico filosofica della dignità umana

La "dignità umana" viene usata in due diverse accezioni: per un verso, "dignità" indica la posizione speciale dell’uomo nel cosmo; per l'altro, la posizione da lui ricoperta nella vita pubblica. La dignità è connessa sia al fatto che l’uomo si differenzia dal resto della natura, sia al fatto che si differenzia da altri uomini per il ruolo attivo che egli svolge nella vita pubblica e che gli conferisce un particolare valore. Nel primo senso è l’uomo in quanto tale ad avere dignità; nel secondo, dipende dalla posizione che egli ricopre nella scala gerarchica sociale.

Questo significa che l’uomo che si abbandoni ai piaceri dei sensi violerebbe la dignità della sua natura razionale, mentre la sua dignità personale scaturisce dalle azioni da lui compiute per il bene comune. Il cristianesimo offrirà un potente incentivo all’affermazione del valore universale della dignità umana. Anche se non si può dimenticare che l'istinto giuridico della schiavitù persisterà ancora per lungo tempo nel mondo cristiano. È proprio la somiglianza dell’uomo con Dio a spiegare la sua posizione del tutto speciale nel mondo della natura: Dio ci ha creati tutti a sua immagine e somiglianza, onorandoci con questo di una dignità trascendente.

L'evoluzione del concetto di dignità umana

Quantunque l’idea della dignità umana acquisti particolare rilevanza nell’Umanesimo italiano, il primo tentativo di fondare in modo secolare la dignità umana si avrà con uno degli autori più importanti del giusnaturalismo moderno: Pufendorf. Ancora in Grozio la dignità umana compare solo nell’ambito del diritto alla sepoltura, mentre in Hobbes la dignità umana si riduce al suo significato particolaristico, al valore che ciascun uomo ha per quello che fa e che la comunità politica gli riconosce. In pratica, per Hobbes il valore dell’uomo è dato dal suo prezzo e, come tutte le cose, questo viene stabilito non dal venditore, ma dal compratore.

Il vero valore, ovvero la sua dignità, è insomma quello che gli altri gli riconoscono. Pufendorf parte dall’idea della libertà che contraddistingue l’essere umano. È l’idea della libertà morale dell’uomo, non la sua natura in quanto tale, a conferirgli dignità. L’uomo infatti è l’unico essere in grado di porre autonomamente dei limiti al proprio agire, di sottomettersi a leggi che egli stesso si è dato. La dignità non ha valore ontologico ma deontologico, nel senso che è un titolo etico-giuridico che ogni essere umano può rivendicare in quanto destinatario di norme universalmente vincolanti.

Il concetto di dignità secondo i filosofi

Per Pascal l’intera dignità dell’uomo risiede nel pensiero. Per Pufendorf, la sua dignità non consiste in questo, ma in quella facoltà morale che sola rivela la sua vera essenza. Per Kant, come per Pufendorf, dignità significa che l’uomo è un essere capace di agire nel rispetto delle leggi morali. È l’uomo in quanto capace di una condotta morale ad avere dignità. È il suo uso strumentale, la sua riduzione da persona a cosa a ferirlo nella sua dignità, per Kant l’uomo ha un valore inestimabile.

Dichiarazioni e documenti storici

Questa istanza umanitaria è sicuramente in sintonia con le celebri dichiarazioni settecentesche dei diritti dell’uomo e del cittadino. Il primo documento dove compare la dignità è la Declaration of Rights della Virginia, anche se non compare ancora l’aggettivo che invece si trova all'inizio della Declaration of Independence. Bisogna attendere la fine della seconda guerra mondiale per trovare una piena legittimazione giuridica della dignità umana. Di fronte al flagello delle due guerre mondiali, la Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite riaffermava la "fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana" e la si apriva con il "riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili".

Non è un caso che la Legge tedesca sia uno dei primi documenti in cui il riferimento alla dignità umana, come reazione agli orrori perpetrati dal regime nazionalsocialista, acquista un ruolo di assoluta preminenza.

Articoli costituzionali

Germania Italia

Art. 1: La dignità dell’uomo è intangibile. Rispettarla e proteggerla è obbligo di tutto il potere statale.

Comma 2: Il popolo tedesco professa perciò i diritti umani inviolabili e inalienabili come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo.

Viene introdotto nuovo aggettivo: intangibile

Art. 79, Comma 3: La sua immodificabilità, confermando in tal modo l’assolutezza di quel principio, la sua immutabilità e indisponibilità.

Art. 1: La nostra è una Repubblica fondata sul lavoro e non sulla intangibilità della dignità umana.

Art. 4, Comma 2: Dignità consiste nello svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.

Art. 36: Il lavoratore ha diritto a una retribuzione che sia sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Art. 41, Comma 2: Il non recar danno alla dignità umana appare come un limite all’esercizio delle attività economiche.

Sintesi e osservazioni

In sintesi, mentre nella Costituzione tedesca dignità è un valore assoluto che riguarda astrattamente la persona in sé e per sé, nella nostra Costituzione è un valore relativo che riguarda la sua concreta collocazione nel tessuto sociale. Anche la Costituzione conosce il significato assoluto della dignità quando, all’articolo 2, riconosce i diritti inviolabili dell’uomo non solo come facente parte di una formazione sociale ove si svolge la sua personalità, ma anche come singolo. Pur non comparendo in questo contesto la parola dignità, troviamo così anche nella Costituzione italiana un riferimento al valore assoluto della dignità, ma è senza dubbio sul valore relativo che essa insiste nel modo che si è evidenziato.

È interessante osservare come questi due diversi usi concettuali siano riscontrabili nella storia.

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del Diritto Privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Becchi Paolo.
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