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Giustizia sociale e dignità umana

Introduzione

Fine: teoria e pratica della giustizia. - Tema dei bisogni e delle relazioni di cura, delle forme di dipendenza e interdipendenze che ne derivano; - Tema degli squilibri e delle ingiustizie nei rapporti familiari, legittimità o meno dell'interferenza dello stato; - Questione se sia possibile identificare principi/criteri universali fondamentali che tutti i governi e comunità dovrebbero rispettare per garantire il rispetto della dignità umana.

Quest'ultimo tema affrontato in Diventare Persone (2001) dove si formula la versione dell'approccio alle capacità, come il più adeguato per fondare un'idea dei diritti umani universali e per valutare la qualità della vita. Assunto e integrato da Amartya Sen e sviluppato nella partecipazione a programmi di sostegno alla capacità delle donne nei paesi in via di sviluppo. Approccio più adeguato a valutare la qualità della vita rispetto a quello tradizionale di misurazione del Pil procapite e delle risorse di un paese.

Nussbaum offre a questo approccio una base filosofica fondata sul concetto aristotelico di essere umano e sul "liberismo neo-aristotelico": essere animali con dei bisogni è altrettanto importante del possesso della ragione; quindi ogni concezione della libertà, dei diritti, della dignità umana deve fare i conti con la condizione di bisogno degli esseri umani, dei vincoli e delle relazioni di dipendenza creati da questi bisogni.

Approccio delle capacità chiedersi cosa le persone siano in grado di fare ed essere in una società: quanto la loro dignità di esseri umani sia riconosciuta e valorizzata e quanto siano libere di scegliere la propria vita nella concretezza delle loro condizioni particolari.

Dignità umana non solo quando è assicurata l'integrità fisica, quando vi è abbastanza da mangiare, quando si è liberi di aggregarsi per difendere i propri interessi, di lavorare. Non vi è dignità umana, possibilità di libertà, quando è negata l'istruzione, che nutre la ragione e fa maturare il pensiero. Quando la possibilità dell'immaginazione e la capacità del gioco vengono spente, soffocate, negate prima che possano svilupparsi e aprirsi (queste capacità) alla libertà di scelta, che non può che essere individuale.

Ciò che Nussbaum apporta di nuovo a questo approccio intuito da Sen e Marx è il punto di vista della situazione delle donne. In nessun paese le donne sono trattate allo stesso modo degli uomini (non ricevono la stessa quantità di risorse e le loro capacità non sono altrettanto sostenute), porsi nel loro punto di vista rappresenta il test più severo e rigoroso. Sviluppo e persistenza della povertà hanno una buona parte delle loro radici nelle ingiustizie fondate sul genere. Indicatori di sviluppo capacità e funzionamenti delle donne. Responsabilità delle politiche pubbliche.

Sen: la diversità dei bisogni richiede che le risorse vengano distribuite diversamente per garantire funzionamenti analoghi. Compito delle politiche pubbliche: ridistribuzione + contrastare i meccanismi che vincolano le capacità di particolari individui. Il concetto della capacità richiede che siano predisposte le condizioni per il suo sviluppo e per la sua messa in pratica (anche se non ne prescrive la messa in pratica). Fornire le necessarie risorse aggiuntive + rimuovere gli ostacoli (anche quelli socialmente strutturati come forme di categorizzazione, uso del linguaggio, stereotipi), soprattutto quando la disabilità è socialmente costruita (bambine, donne: ciò che le rende meno capaci è la collocazione sociale e familiare a loro assegnata, che limita il pieno sviluppo umano e il riconoscimento della piena dignità umana. Controllo della sua vita, nelle mani di altri, familiari e non).

Anche la disuguaglianza razziale può costituire un buon punto di vista ma non è applicabile alle società con scarsa disuguaglianza etnica, in più anche all'interno delle comunità oppresse si presenta la questione delle disuguaglianze di genere.

Politiche pubbliche abilitanti

Il tema delle politiche pubbliche come politiche abilitanti era già stato ripreso da Marshall, che individua una sfera dei diritti sociali come abilitanti quelli civili e politici: istruzione, sicurezza del reddito, garanzie di cure, abitazione decente (beni necessari in sé + per poter utilizzare davvero i diritti civili e politici per il voto: informazioni, risorse conoscitive, liberi dal bisogno). Nussbaum sposta l'accento su ciò che è necessario, nelle circostanze concrete, perché le loro capacità possano essere effettivamente esercitate e tradursi in funzionamenti (non basta l'istruzione di una donna se essa è schiacciata dal peso del lavoro domestico e di cura).

L'approccio delle capacità è più orientato ai singoli individui. Marshall diritti sociali garantiti in modo derivato tramite l'appartenenza familiare, senza attenzione alle posizioni degli individui al loro interno (donne e bambini). Miravano al benessere delle famiglie dando per scontato che esso si traducesse in benessere per i singoli. (Divorzio: non solo reddito, ma la capacità di produrlo e la posizione sociale a cui apre; la capacità dell'uno può essersi sviluppata anche a spese di quella dell'altra, per il tramite della divisione del lavoro). Le singole capacità vanno sviluppate simultaneamente, ciascun paese sulla base delle proprie risorse e valori culturali, per tutti i gruppi e gli individui, fino a raggiungere una soglia minima. Obiettivo liberale di mettere tutti e ciascuno su un piano di uguaglianza di opportunità. Dato che le disuguaglianze di partenza sono socialmente strutturate, e spesso cristallizzate in modo da apparire naturali, è necessaria una politica pubblica in grado di intervenire a molti livelli per sottrarre le barriere legali, sociali, economiche, culturali.

Tema della cura

Tema della cura questione irrisolta nella vita pratica delle donne e nelle teorie della cittadinanza. Mettere a fuoco i bisogni e i diritti, apparentemente antagonistici, di chi presta e chi riceve cura. "Costrizione alla cura" nei confronti delle donne sulla base di una concezione di genere e di una divisione del lavoro (sociale e familiare) fortemente asimmetrica. Le teorie liberali della cittadinanza e della giustizia considerano le persone astrattamente autonome + dignità delle persone che hanno bisogno di cura e vanno inserite nelle teorie della cittadinanza e giustizia. Vedere il dare cura non solo come una causa di oppressione, ma come una dimensione umana da valorizzare e da far circolare. Dove l'umanità appare più spezzata e meno completa -> irrinunciabile il test della dignità umana e più esigente il concetto di capacità e le conseguenze sulle politiche pubbliche e discorsive. Disabili -> dignità: riconoscimento dei bisogni e delle loro capacità.

Allo stesso tempo, la questione radicale della giustizia nei confronti di coloro che ne hanno avuto in sorte la responsabilità: l'amore e la ricerca di dignità per ciascuno non possono avvenire a spese della libertà e dignità di qualcuno. I bisogni di cura sono anche al centro di una duplice critica alla concezione della famiglia. La filosofa Susan Okin confuta l'idea che la famiglia sia un'istituzione totalmente privata, pre politica e al di fuori della regolamentazione dello stato: la famiglia è costituita, modellata da leggi e interessi dello stato in modo pervasivo (definizione, rapporti e obbligazioni che la caratterizzano). Nella costituzione la famiglia è una "società naturale fondata sul matrimonio" -> ossimoro concettuale. Il richiamo alla naturalità nasconde le relazioni di potere e gli assunti dati per scontati che vi stanno alla base. Si rischia di lasciare le persone più vulnerabili entro la famiglia alla mercé del potere dei più forti e di legittimare le violenze di quest'ultimi. La questione della giustizia entro la famiglia è una critica che Nussbaum (e Okin) rivolge alla famiglia come spazio privato sottratto alle regole che normano i rapporti tra le persone nel resto della società. Questo non solo dal punto di vista delle donne e dei troppi assunti impliciti che ne vincolano la libertà nelle negoziazioni e nei rapporti familiari e coniugali, ma dei bambini. Nella maggior parte dei casi la famiglia rimane il luogo principale in cui si ottengono cure, valorizzazione di sé, riconoscimento, occorre essere cauti nel dare per scontato che ciò avvenga e nel delegare in bianco alla famiglia (o meglio, agli adulti che in essa ne hanno potere).

Ruolo delle politiche pubbliche

Nussbaum no stato totalitario che regolamenti minuziosamente i rapporti e i comportamenti familiari (l'uguaglianza nella divisione del lavoro e l'amore verso i figli non si può prescrivere). Nussbaum pensa che sia compito delle politiche pubbliche, delle leggi e delle politiche culturali allargare il raggio delle libertà per ciascuno, inclusi i bambini: perché non siano costretti, nelle loro opportunità di vita, dall'esclusività della appartenenza familiare e perché vi siano strumenti per difendersene quando questa si fa violenta e oppressiva (es. una buona legge sul divorzio, servizi di cura di buona qualità e accessibili che allarghino il raggio di opportunità e interazione per le donne e i non autosufficienti, un sistema formativo che non riproduca semplicemente la stratificazione sociale come strumento di giustizia per i figli delle famiglie svantaggiate, una legislazione sul lavoro che riconosca le obbligazioni di cura delle donne, ma anche degli uomini, che contribuisca a riequilibrare non solo i tempi di vita, ma i ruoli di genere che strutturano l'organizzazione familiare).

Alla famiglia è riconosciuto il monopolio della capacità di dare affetto, solidarietà, cura. Limitare il riconoscimento sociale come ambito di cura e affetto alla sola famiglia consanguinea fondata sul matrimonio è fortemente illiberale, definisce poche opzioni legittime e soffoca capacità preziose e relazioni talvolta più produttive di benessere (es. coppie non sposate, coppie omogenitoriali, convivenze tra anziani e studenti, famiglie allargate, affidi, comunità alloggio per disabili -> diverse forme di appartenenza e reciprocità comunitarie). Questo depaupera di possibilità chi non ha o non ha più la famiglia tradizionale; difficoltà di riconoscimento di forme alternative alla famiglia, considerata naturale e normativamente eterosessuale.

Bisogni di cura e diritti umani

A chi spetta la cura delle persone disabili?

Per poter vivere in modo relativamente autonomo le elementari forme di cura non bastano: c'è bisogno di amicizia, di amore ecc. Oltre ai genitori: infermiere a tempo pieno, ulteriori forme di aiuto, logopedista, fisioterapista. Non sono in grado di studiare in classe con gli altri bambini, restare da soli neanche un minuto. Difficile la cura quando i genitori lavorano a tempo pieno e non possono permettersi aiuti a pagamento. Battaglia legale perché lo stato paghi un istituto privato dotato di attrezzature particolari per affrontare la disabilità. I genitori sanno che questi figli avranno bisogno di loro per tutta la vita.

Non solo i disabili hanno bisogno di cure intensive e costanti, ma anche gli anziani, o chi è dipendente per un periodo circoscritto (es. dopo un'operazione chirurgica o durante un periodo di depressione). Nella maggior parte dei casi chi si fa carico di questo lavoro sono le donne: la cura normale dei bambini o dei genitori, esse sono più propense a svolgere questi lavori per il lungo periodo, ad accettare un lavoro part-time. Inoltre nella maggior parte dei casi queste donne non possono contare sull'aiuto della famiglia allargata o della comunità.

Questo lavoro non viene retribuito né riconosciuto in quanto tale sul mercato del lavoro; tuttavia esso ha importanti conseguenze sul tempo (libero e lavorativo) di chi lo svolge. L'aiuto esterno proviene sempre da donne, retribuite, ma non abbastanza e senza adeguata considerazione sociale per un servizio sociale di vitale importanza. Nei libri di Eva Kittay (Love's Labor), Michael Berubé (Life As We Know It) e Joan Williams emergono tre urgenti problemi di giustizia sociale:

  • Questione dell'equo trattamento da riservare a persone mentalmente o fisicamente disabili, che abbiano bisogno di una elevata quantità di cure per tutto l'arco della vita;
  • Problema di fornire cure adeguate a persone che in certe fasi della vita si trovano nella condizione di dipendenza profonda, come gli anziani, che hanno sempre ricevuto cure, ma che non godono di cure rispettose della loro dignità e incoraggianti a rimanere attivi nel corpo, nella mente, nelle emozioni. Una società giusta si dovrebbe impegnare a fornire questo tipo di cure;
  • Onere di coloro che si occupano di queste persone, che hanno bisogno di riconoscimento della loro attività come forma di lavoro, di sostegno sia umano sia finanziario, della possibilità di una carriera gratificante e remunerativa e di partecipare alla vita sociale e politica.

In passato si dava per scontato che questo lavoro spettasse alle donne, non considerate cittadine a pieno titolo e che non dovevano lavorare, oggi si pensa che questa scelta dovrebbe essere libera. La nascita di un bambino disabile non dovrebbe distruggere la speranza dei genitori, o di uno solo, di poter vivere una vita sociale e personalmente produttiva. Nella società attuale si dà ancora per scontato che questo lavoro debba essere fatto liberamente, per puro amore, costringendo le donne ad accollarsi un onere enorme che grava su tutta la gamma delle attività economiche in cui sono impegnate e che ne riduce la produttività e il contributo alla vita sociale e civile.

Bisogni di cura: una questione ignorata nelle teorie della giustizia

Kittay -> questa lacuna non può essere facilmente corretta perché strutturalmente incorporata alle teorie più importanti, che hanno plasmato le idee pratico-politiche e che penetrano diffusamente nei nostri modi di parlare e pensare. Il nostro discorso pubblico è diffusamente determinato da un'idea di società basata su un contratto di mutuo vantaggio, questa idea nella tradizione occidentale ha dominato l'intera teoria politica. Nelle teorie di contratto sociale emerge la finzione di un adulto competente: gli attori del contratto sociale vengono considerati "liberi, eguali e indipendenti".

Non può essere fonte di svantaggio sociale l'avere un corpo in condizione di dipendenza maggiore rispetto ad un altro o doversi occupare di un genitore anziano. Le persone che hanno bisogni particolari non fanno parte della relazione nella teoria contrattualista; gli individui sono considerati membri normali e pienamente cooperativi della società per tutta la vita. Punto di partenza kantiano: la dignità umana e la capacità morale, separate dal mondo naturale. Ignoriamo il fatto che le malattie, l'età avanzata, gli incidenti ostacolino le funzioni morali e razionali, esattamente come ostacolano la mobilità e la destrezza. Consideriamo le persone come esseri non sottoposti alle conseguenze del tempo, e che la vita inizia con un periodo di estrema dipendenza.

Secondo Rawls la questione delle persone dipendenti va rimandata quando le istituzioni politiche di base sono già state pianificate. Beni primari -> lista di ciò di cui i cittadini hanno bisogno per condurre le proprie vite, allorché dispongano di poteri morali e della capacità di essere pienamente cooperativi. Questa lista può essere allungata per includere le cure necessarie per i momenti di dipendenza, ma non per chi è dipendente per tutto l'arco della vita. Secondo Rawls: posizione sociale -> reddito e ricchezza, ma un gruppo può essere deprivato della dignità anche se non economicamente debole (disabili). Quando si passa dall'analisi del reddito all'abilità di trasformarli in risorse corrette ed efficaci ignora che le persone possano avere capacità differenti. Per la mobilità dei disabili ci vogliono più soldi.

Diritti allo sviluppo delle capacità

Anche i disabili hanno diritto allo sviluppo di tutte le loro capacità. Kittay sostiene che la teoria politica occidentale dovrebbe essere modificata in modo da porre al centro della sua attenzione le relazioni di dipendenza. Una teoria basata sul concetto di cura si discosterebbe da ogni teoria liberale, profondamente volta a garantire la realizzazione di obiettivi di indipendenza e libertà dell'individuo. Le politiche pubbliche dovrebbero prevedere forme generalizzate di sostegno ai bisogni dei cittadini per tutto l'arco della vita (un welfare in cui la libertà è meno importante della sicurezza e del benessere). Una società non valutata in base alla ricchezza e al reddito, ma alla misura in cui essa rende le persone capaci di varie e importanti attività (es. mobilità o partecipazione alla vita politica). Riconsideriamo la lista dei beni primari come un indice dei bisogni primari di tutti i cittadini, non solo di quelli che hanno, a un livello normale, i poteri morali e cognitivi specificati da Kant. Concezione del cittadino più aristotelica, come esseri animali dotati di bisogni che sono capaci di convertire in funzionamenti, includendo il bisogno di prendersi cura degli altri entrando in relazione con loro. Al centro: il desiderio che tutte le persone (non solo i disabili) abbiano la possibilità di sviluppare l'intera gamma delle loro facoltà umane.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher hazelim di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica e pedagogia dell'inclusione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Palmieri Cristina.
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