Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Tale questione di metodo, testimoniata dal pensiero del dubbio e della certezza, si traspone nelle

strutture più profonde di tutti i nostri ragionamenti e dei nostri modi di rappresentazione.

La questione del dubbio e della certezza viene quindi tradotta dal nostro modo di pensare il tempo:

tramite il tempo infatti noi enunciamo con tutta certezza ciò di cui pretendiamo dubitare, e questo

pensiero del dubbio non vuol dire finzione, ma è il ripercorrere queste vie lungo le quali i nostri atti

cognitivi traducono autentiche manifestazioni del pensiero razionale.

Ciò che noi affermiamo in nome del sapere è infatti e sempre l’affermazione di una certezza,

l’espressione di una certezza che implica la sua messa in dubbio, a partire da una formalizzazione

del tempo.

3. il senso in quanto esclusione del tempo p.13

Possiamo dire che con il termine “ermeneutica” si indica uno scritto che si manifesta come

testimonianza del senso, e quindi si indica il pensare una temporalità del tempo. Corrisponde quindi

a questo ieri che la mente raggiunge tramite un viaggio nel tempo. Ma è cmq strano concepire il

senso di tutto questo come accesso ad un passato, ancora tuttavia completamente presente, come

attestazione di un passato, la cui natura, la cui particolarità consiste nella negazione stessa del suo

carattere di passato. Ma ancora più strano è il fatto che tutto ciò che serva a declinare ciò che è un

“testo”, cioè l’attestazione di una verità perché pensiero fuori dal tempo, non temporalità, ciò che

rimane in un “presente a-temporale”: la testimonianza di un passato.

Se la questione del senso si presenta tramite una temporalità del tempo, ciò è dovuto al nostro modo

di rappresentarci cosa vuol dire pensare: il non conosciuto è rappresentato come l’assente,

un’assenza che equivale ad una temporalità, cioè un sapere che si afferma come tale “nel” tempo.

Comprendiamo allora come mai tutto sia “storia”, “archeologia”,… cioè visioni del tempo che si

rappresentano come tempo, i “passati”. L’assenza, così concepita, infatti sarebbe un’assenza che

potrebbe accedere al senso, cioè alla presenza tramite il tempo, il pensiero del tempo

rappresentando la sola interrogazione legittima di un enunciato di verità. Il pensiero non è

assolutamente il pensare tramite una sfida, pensare non consiste nello sfidare il tempo: ciò che può

apparire un semplice problema di buon senso è una concezione del senso totalmente errata. Il nostro

modo di pensare consiste nel pensare l’assenza, un’assenza che non è un pensiero del tempo. Si

tratta infatti di capire che il senso, lungi dal consistere nell’enunciazione di un “prima” che sarebbe

un passato consiste invece in una formalizzazione da cui il tempo è escluso e che testimonia del noi,

dell’oggi. Il non conosciuto non è un tempo, il ieri, o il domani, ma è la testimonianza di un oggi

che appartiene all’ordine dell’indicibile.

4. il fenomeno come presenza dell'assenza p.29

La struttura che il nostro pensiero testimonia riguarda il pensiero metafisico. Grazie a quale

fenomeno noi vediamo la verità delle cose? Pensare è formalizzare l’”ora” come un dicibile grazie

al quale solo vi è l’atto del pensare.

Pensare questo problema consiste dunque nell’interrogare il “presente” del senso, e cioè la forma

tramite la quale si manifesta e attesta la verità del mondo. Se il problema del senso prende la forma

di un “ora, adesso” che non può in alcun modo tradurre un pura rapporto a sé, allora bisogna per

forza pensare quell’ora come una manifestazione di ciò che è tramite ciò che non è, come presenza

dell’assenza. Si tratta allora di pensare il problema del senso come il problema di un “presente” di

un’assenza. E infatti i relativismi testimoniano una gigantesca ingenuità, quando indicano il tempo

come un “oggi”, perché l’”oggi” non è un infinito dicibile, ma un impossibile “ora” del tempo.

Il senso sarebbe allora la semplice manifestazione di ciò che viene autorizzato a pretendere di

testimoniare il senso, cioè non potrebbe che tradurre l’assenza di ogni formalizzazione attraverso la

quale il senso si rappresenterebbe, sarebbe espressione di pura forza; il senso sarebbe senso per

assenza di referente, ma questo è paradossale, perché significherebbe confondere una verità a cui

tuttavia si appartiene e che si enuncia come pensiero di un indicibile, con una verità che sarebbe il

pensiero del Tutto, verità impossibile, perché enunciato impossibile. I relativismi confondono

quindi nella questione del metodo, ciò che è dell’ordine del pensabile e ciò che è dell’ordine

dell’indicibile.

L’oggi è pensiero di verità, ma come una manifestazione del pensiero metafisico. Ciò si traduce

negli enunciati dello storico che sono essenzialmente identitati, sono infatti discorsi sul “sé”, sulla

ricerca di quel sé che lo “ieri” risolverebbe. Tali enunciati sono pensieri sempre necessariamente

ricominciati, non per effetto del tempo grazie al quale le cose andrebbero verso un costante

“meglio” ma, più profondamente e più seriamente, perché quel “sé” viene sempre inventato e

reinventato.

La struttura universale del pensare prima-dopo che dispone il nostro modo di pensare compone così

il senso sul fondamento metafisico della presenza dell’assenza. Il “presente” è testimonianza di ciò

che presente non è, in altri termini non risulta dalla sola forma di un “essere” che, di conseguenza,

manifesterebbe un modellamento di un “a sé”.

5. lettura di Sant'Agostino come ermeneutica strutturale p.35

La nostra lettura di Sant’Agostino è essenzialmente un lavoro che formula il problema del senso

come un enunciato di verità. Questo lavoro non è la traduzione di un libero arbitrio concepito come

lavoro su un materiale, il linguaggio, trasformato in strumento e che quindi testimonierebbe solo

questa strumentalità. Una lettura non è mai la traduzione di un soggetto che si eleva a “soggetto”

grazie a, tramite, quell’atto di traduzione. Una lettura è sempre un atto del pensare con cui la verità

si enuncia. Se tutto oggi sembra doversi esprimere, necessariamente e fatalmente, come una verità

introvabile, non è perché il nostro pensiero sarebbe disarmato di fronte al problema tanto gravoso

della verità, ma perché noi vogliamo sempre concepire il senso come il pensiero di un “a sé”, del

solo “a sé”.

Una lettura non è il compimento di un supposto “soggetto” e dunque in questo lavoro non si tratta

di esumare Sant’Agostino: una lettura testimonia un modo strutturale di pensare di cui la forma

“soggetto” è solo una manifestazione, una maniera di soddisfare le esigenze metafisiche suscitate da

tale struttura.

Questo lavoro, di conseguenza, si allontana e contesta il modo autoritario con cui si pretenderebbe

di enunciare la verità di Sant’Agostino. Questo è un lavoro di esplicitazione di una struttura del

pensare a partire dalla quale Sant’Agostino e noi tutti pensiamo, e se la lettura di Sant’Agostino è

lettura, è proprio perché, precisamente quella struttura del pensare ci è comune.

Una lettura è quindi un lavoro che porta alla comprensione del senso a percorrere la via che fu

quella dell’autore quando formalizzò il suo pensiero, e lo fa necessariamente come formalizzazione

della nostra struttura del pensare quando pensiamo.

6. assurdità dell'effetto ritardo p.39

Un atto del pensare è, quando corrisponde ad un pensiero, creatore in relazione con un non

conosciuto. Ci viene però spontaneamente un’osservazione: l’atto del pensare è l’atto che dice, a

partire da ciò che si sa, solo il conosciuto o dice qualcosa di più del conosciuto? Ma come potrei

dire, tramite ciò che è conosciuto, ciò che non lo è? Proprio per aggirare questa assurdità si è

imposta l’idea dell’”effetto di ritardo”: il nono conosciuto si mostra, si svela e cos’è diventa sapere

per l’agire del tempo. Un enunciato dunque, quando viene pronunciato, travestirebbe nella sua

stessa enunciazione, l’agire del tempo, ricondurrebbe alla comprensione del tutto. Così grazie al

tempo il conosciuto, l’enunciato diventerebbe accesso al non conosciuto, diverrebbe un autentico

conoscere. Il dopo allora raggiungerebbe quel senso che è il mistero, mistero del prima,

necessariamente per sola azione del tempo. Il ragionamento è assurdo poiché si costituisce come

una tautologia nella misura in cui non è mai molto difficile dire dopo quel che sarebbe stato un

prima. Ciò che mostra l’effetto di ritardo, questa scoperta della fenomenologia è un modi di

ragionare che non sa pensare la struttura universale del pensare prima dopo.


ACQUISTATO

3 volte

PAGINE

6

PESO

45.58 KB

AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Filosofia del Diritto, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Metafora del Passaggio, Nerhot. Gli argomenti trattati sono: dal concetto di tempo in sant'Agostino al fondamento della nuova etica, il dubbio e la certezza, il senso in quanto esclusione del tempo, il fenomeno come presenza dell'assenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Filosofia del diritto

Filosofia del diritto - Appunti
Appunto
Riassunto esame Filosofia del diritto, prof. Romano, libro consigliato Filosofia e filosofie del diritto
Appunto
Riassunto esame Filosofia del Diritto, prof. indefinito, libro consigliato Lineamenti di Sociologia del Diritto, Ferrari
Appunto
Riassunto esame Filosofia del diritto, Prof. Romano, Libro consigliato “Diritto giuridico e diritto estetico di B. Romano
Appunto