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quindi nella questione del metodo, ciò che è dell’ordine del pensabile e ciò che è dell’ordine

dell’indicibile.

L’oggi è pensiero di verità, ma come una manifestazione del pensiero metafisico. Ciò si traduce

negli enunciati dello storico che sono essenzialmente identitati, sono infatti discorsi sul “sé”, sulla

ricerca di quel sé che lo “ieri” risolverebbe. Tali enunciati sono pensieri sempre necessariamente

ricominciati, non per effetto del tempo grazie al quale le cose andrebbero verso un costante

“meglio” ma, più profondamente e più seriamente, perché quel “sé” viene sempre inventato e

reinventato.

La struttura universale del pensare prima-dopo che dispone il nostro modo di pensare compone così

il senso sul fondamento metafisico della presenza dell’assenza. Il “presente” è testimonianza di ciò

che presente non è, in altri termini non risulta dalla sola forma di un “essere” che, di conseguenza,

manifesterebbe un modellamento di un “a sé”.

5. lettura di Sant'Agostino come ermeneutica strutturale p.35

La nostra lettura di Sant’Agostino è essenzialmente un lavoro che formula il problema del senso

come un enunciato di verità. Questo lavoro non è la traduzione di un libero arbitrio concepito come

lavoro su un materiale, il linguaggio, trasformato in strumento e che quindi testimonierebbe solo

questa strumentalità. Una lettura non è mai la traduzione di un soggetto che si eleva a “soggetto”

grazie a, tramite, quell’atto di traduzione. Una lettura è sempre un atto del pensare con cui la verità

si enuncia. Se tutto oggi sembra doversi esprimere, necessariamente e fatalmente, come una verità

introvabile, non è perché il nostro pensiero sarebbe disarmato di fronte al problema tanto gravoso

della verità, ma perché noi vogliamo sempre concepire il senso come il pensiero di un “a sé”, del

solo “a sé”.

Una lettura non è il compimento di un supposto “soggetto” e dunque in questo lavoro non si tratta

di esumare Sant’Agostino: una lettura testimonia un modo strutturale di pensare di cui la forma

“soggetto” è solo una manifestazione, una maniera di soddisfare le esigenze metafisiche suscitate da

tale struttura.

Questo lavoro, di conseguenza, si allontana e contesta il modo autoritario con cui si pretenderebbe

di enunciare la verità di Sant’Agostino. Questo è un lavoro di esplicitazione di una struttura del

pensare a partire dalla quale Sant’Agostino e noi tutti pensiamo, e se la lettura di Sant’Agostino è

lettura, è proprio perché, precisamente quella struttura del pensare ci è comune.

Una lettura è quindi un lavoro che porta alla comprensione del senso a percorrere la via che fu

quella dell’autore quando formalizzò il suo pensiero, e lo fa necessariamente come formalizzazione

della nostra struttura del pensare quando pensiamo.

6. assurdità dell'effetto ritardo p.39

Un atto del pensare è, quando corrisponde ad un pensiero, creatore in relazione con un non

conosciuto. Ci viene però spontaneamente un’osservazione: l’atto del pensare è l’atto che dice, a

partire da ciò che si sa, solo il conosciuto o dice qualcosa di più del conosciuto? Ma come potrei

dire, tramite ciò che è conosciuto, ciò che non lo è? Proprio per aggirare questa assurdità si è

imposta l’idea dell’”effetto di ritardo”: il nono conosciuto si mostra, si svela e cos’è diventa sapere

per l’agire del tempo. Un enunciato dunque, quando viene pronunciato, travestirebbe nella sua

stessa enunciazione, l’agire del tempo, ricondurrebbe alla comprensione del tutto. Così grazie al

tempo il conosciuto, l’enunciato diventerebbe accesso al non conosciuto, diverrebbe un autentico

conoscere. Il dopo allora raggiungerebbe quel senso che è il mistero, mistero del prima,

necessariamente per sola azione del tempo. Il ragionamento è assurdo poiché si costituisce come

una tautologia nella misura in cui non è mai molto difficile dire dopo quel che sarebbe stato un

prima. Ciò che mostra l’effetto di ritardo, questa scoperta della fenomenologia è un modi di

ragionare che non sa pensare la struttura universale del pensare prima dopo.

La lettura di Sant’Agostino è dunque la formalizzazione di un prima dopo, ma tale formalizzazione

è strutturale e universale all’atto di pensare prima dopo, da un lato, e bisogna anche saper pensare

correttamente tale struttura.

Il problema di metodo di questa struttura del pensiero universale è che è il dopo che pone il

problema di ciò che significa pensare, ciò che si interroga, mentre tutti pensano che sia il prima a

dover essere cercato, e soltanto il prima, dato che il dopo sarebbe il noi, l’oggi che, in quanto tale,

non porrebbe problemi relativi alla sua conoscenza, alla conoscenza del mondo.

La 1° osservazione da fare è che il pensare si definisce come la risoluzione di un mistero. Se il dopo

è un oggi, il problema di metodo riguarda il dopo, e non il prima, cioè riguarda l’oggi e non tanto il

ieri.

La 2° osservazione è che se l’oggi è il problema provocato dal pensare di qualsiasi metodo, allora

bisogna dimenticare i tradizionali modi di ragionare, i pensieri del Tutto, per stabilire, al contrario,

che il pensare non può in nessun caso formalizzarsi come il pensiero di una pienezza.

Proseguendo bisogna dire che la lettura di Sant’Agostino non è la lettura in verità che consisterebbe

nell’esumazione di un prima, cioè non è la lettura della storia, di un passato come testo, poiché

infatti l’atto di conoscere non consiste nella formalizzazione del tempo, tramite una temporalità che

sarebbe il prima e che, in quanto tale, enuncerebbe il senso nel dopo temporale, che sarebbe leggere,

ma il leggere di un atto di lettura da parte sua atemporale, passato del testo.

7. la musica come passaggio: metafora del passaggio p.44

L’opera di Sant’Agostino, il De Musica corrisponde ad un pensiero dei suoni, ma nel senso di “ciò

che passa”. Questo lavoro è infatti una lunga meditazione su “ciò che passa” e allora si comprende

che il suono possa essere oggetto di meditazioni. Struttura di un pensare prima dopo, il lavoro di

sant’Agostino consiste nel dire quel fenomeno tanto completo che è un suono, consiste nel

formalizzare quel prima dopo come un passaggio, il suono che passa, consiste nel formalizzare ciò

che si manifesta cancellandosi.

Va infatti notato come tale rappresentazione del senso come iscrizione-cancellazione sia strutturata

come un prima dopo.

Cosa c’è di più evidente infatti del pensare il problema come un prima dopo, che vede il dopo al

principio del prima, perché evidentemente non trasformiamo queste nozioni in un problema di

tempo? Quei pensieri sul suono costituiscono una meditazione sulla trascendenza di qualsiasi atto

cognitivo umano. Il suono non è forse l’equivalente di ciò che il pensiero comune esprime a

proposito dell’”esistenza” e cioè che è un “passaggio”? il suono non sarebbe allora l’espressione

naturale di quel che il linguaggio traduce metaforicamente?

Il giudaismo e il cristianesimo hanno consacrato il passaggio al rango di principale metafora per

esprimere l’immanenza, la necessità propria dell’ordine del pensare affinché il pensiero possa

dotarsi, nei proprio ragionamenti, di una tale autorità da poter rivendicarsi come appartenente ad un

ordine della verità. Il pensiero trascendente sul suono non porterebbe allora al pensiero

dell’immanenza? Così, a partire dal suono, non è forse possibile pensare il mondo e cioè pensare ciò

che si formalizza come un “mistero” a partire dalla metafora di ciò che “passa”? non è forse

possibile in altri termini pensare, formalizzare il vero come assoluto, e farlo ricorrendo a fenomeni

che attestano unicamente l’effimero?

La scrittura di Sant’Agostino è il tentativo di pensare il dopo, di pensare il mistero, il mistero che è

il mondo, quella stranezza che è il noi, l’oggi.

8. cos'è leggere come filosofia ermeneutica p.47

La lettura di Sant’Agostino non consiste in un’ermeneutica della ripetizione, ma sarebbe una pura

illusione in quanto non corrisponde ad alcuna esperienza del pensare in verità, anche se può

evidentemente presentare il vantaggio per i pensieri “scolastici”, “dogmatici” di pretendere di

tradurre sempre delle verità perché “autentiche”.


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AUTORE

Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Filosofia del Diritto, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Metafora del Passaggio, Nerhot. Gli argomenti trattati sono: dal concetto di tempo in sant'Agostino al fondamento della nuova etica, il dubbio e la certezza, il senso in quanto esclusione del tempo, il fenomeno come presenza dell'assenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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