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preparare i lavori di questo e confermandone il pieno inserimento nel quadro istituzionale

dell’Unione.

Il Consiglio affari esteri elabora l’azione esterna dell’Unione secondo le linee strategiche definite

dal Consiglio europeo e assicura la coerenza dell’azione dell’Unione.

La presidenza delle formazioni del Consiglio tranne quella Affari esteri che spetta all’Alto

rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, è esercitata da gruppi

predeterminati di tre Stati membri per un periodo di 18 mesi, secondo un sistema di rotazione

paritaria.

Tali gruppi sono composti tenendo conto delle diversità degli Stati membri e degli equilibri

geografici dell’Unione.

Ciascuno dei tre Stati esercita a turno la presidenza, per un periodo di sei mesi e gli altri due lo

assistono sulla base di un programma stabilito in comune.

Quindi, il Trattato di Lisbona introduce una programmazione articolata in 18 mesi, un arco

temporale più lungo che rende possibile fissare obiettivi più impegnativi.

La presidenza del Consiglio si può manifestare sia nella convocazione delle riunioni, sia

nell’impulso da attribuire ai diversi argomenti di discussione e di deliberazione.

Il Consiglio in alcuni casi espressamente previsti dal Trattato agisce come organo che riunisce i

rappresentanti degli Stati membri, all’occorrenza le stesse persone fisiche che siedono nel

Consiglio.

In questa ipotesi i rappresentanti degli Stati membri si riuniscono e deliberano in quanto tali e non

in quanto componenti del Consiglio; e la deliberazione è presa non più dall’istituzione, bensì da un

organo intergovernativo (ad esempio la nomina dei membri della Corte di Giustizia).

Il Consiglio si riunisce su convocazione del Presidente, per iniziativa di quest’ultimo o di uno dei

suoi membri o della Commissione.

Il Consiglio è assistito da un Segretariato generale, che ne rappresenta il supporto funzionale ed

amministrativo. Tale organo ha una struttura articolata in varie direzioni generali e in un servizio

giuridico, con sede a Bruxelles, ed è posto sotto la responsabilità di funzionamento di un Segretario

generale.

Il COREPER (Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri) è composto dai

rappresentanti diplomatici di tutti gli Stati membri accreditati presso l’Unione.

Il suo ruolo è stato definitivamente sancito dal Trattato di fusione. Esso è stato istituito per non

sobbarcare di lavoro i ministri che intervengono nel Consigli.

Infatti, è responsabile della preparazione del lavoro del Consiglio e della realizzazione dei compiti

attribuiti dal Consiglio stesso.

Il COREPER è un organo autonomo, cui è attribuito anche il potere di adottare decisioni di

procedura nei casi previsti dal regolamento interno.

Esso svolge una funzione di collegamento tra la Comunità e i Paesi membri coordinando il lavoro

delle tante commissioni tecniche che preparano l’attività normativa del Consiglio.

Il Trattato di Lisbona ha inoltre previsto l’istituzione in seno al Consiglio di un comitato

permanente al fine di assicurare all’interno dell’Unione la promozione e il rafforzamento della

cooperazione operativa in materia di sicurezza interna.

Al Consiglio è attribuito un vasto potere normativo e di coordinamento.

Ai sensi dell’art. 26 del TUE il Consiglio esercita, congiuntamente al Parlamento europeo, la

funzione legislativa e la funzione di bilancio. Esercita altresì funzioni di definizione delle politiche

di coordinamento alle condizioni stabilite dai trattati.

Il potere legislativo si manifesta principalmente attraverso l’adozione di direttive e di regolamenti.

Inoltre il Consiglio autorizza la Commissione a negoziare accordi internazionali, ne autorizza la

firma e li conclude.

I poteri del Consiglio rispondono al principio delle competenze di attribuzione.

5

Fa eccezione la competenza del Consiglio di adottare un atto normativo in materie non

espressamente attribuite alla sfera delle competenze dell’Unione, quando un’azione della Comunità

risulti necessaria per raggiungere uno degli scopi della Comunità senza che il Trattato abbia

previsto i poteri richiesti.

Le deliberazioni del Consiglio, salvo diversa previsione, sono prese a maggioranza qualificata dei

membri che lo compongono.

Questa maggioranza va calcolata con riferimento alla ponderazione dei voti per ciascuno Stato

membro.

La soglia della validità delle delibere è di 255 voti favorevoli della maggioranza degli Stati membri

quando sono adottate su proposta della Commissione; negli altri casi è di 255 voti favorevoli dei

due terzi degli Stati membri, prevedendo per ciascuno Stato membro di chiedere la verifica che la

maggioranza qualificata comprendesse almeno il 62% della popolazione totale dell’Unione (c.d.

“clausola demografica”).

In base a questa ponderazione all’Italia sono attribuiti 29 voti insieme a Francia, Germania e Regno

Unito;

 27 per la Polonia e Spagna;

 14 a Romania;

 13 Belgio, Grecia, Olanda e Portogallo;

 … per Danimarca, Finlandia e Irlanda;

….. per il Lussemburgo.

A partire dal 2014 per maggioranza qualificata si intende almeno il 55% dei membri del Consiglio,

con un minimo di quindi, rappresentanti un numero di Stati membri che corrispondano almeno al

65% della popolazione dell’Unione, quando il Consiglio delibera su proposta della Commissione o

dell’Alto rappresentante. In tal modo, l’eguaglianza formale tra gli Stati, ognuno dei quali dispone

di un voto, è coniugata con il criterio della popolazione, al fine di evitare che una maggioranza di

soli piccoli Stati sia in grado di prevalere.

Quando il Consiglio non delibera su proposta della Commissione o dell’Alto rappresentante, per

maggioranza qualificata si intende almeno il 72% dei membri del Consiglio rappresentanti Stati

membri che totalizzino almeno il 65% della popolazione dell’Unione.

Le regole cambiano nell’ipotesi in cui a norma del Trattato non partecipino tutti gli Stati membri.

In questi casi la maggioranza qualificata si intende almeno il 55% dei membri del Consiglio che

totalizzino almeno il 65% della popolazione e la minoranza di blocco deve comprendere almeno il

numero minimo di membri del Consiglio che rappresentino oltre il 35% della popolazione degli

Stati membri partecipanti, più un altro membro.

Nel caso in cui la proposta non sia della Commissione o dell’Alto rappresentante, per maggioranza

qualificata si intende almeno il 72% dei membri del Consiglio che totalizzino almeno il 65% della

popolazione.

Per le deliberazioni che richiedono la maggioranza semplice, che costituiva la regola non sistema

antecedente la riforma introdotta dal Trattato di Lisbona, il Consiglio delibera a maggioranza dei

membri che lo compongono.

Infine, per alcune deliberazioni è richiesta l’unanimità, ma l’astensione non impedisce l’adozione

dell’atto.

Relativamente alla procedura di formazione degli atti l’unanimità è prevista ogni volta che il

Consiglio voglia discostarsi dalla posizione formalmente espressa dalla Commissione, ovvero

quando sulla posizione del Consiglio vi sia un voto negativo del Parlamento.

Per il resto le ipotesi in cui è prevista l’unanimità sono state ridotte dal Trattato di Lisbona e

riguardano essenzialmente l’ambito della Politica estera e di sicurezza comune op situazioni in cui l

Consiglio è chiamato a deliberare in via generale e con limiti scarsamente definiti, come ad esempio

per:

 i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni;

 le misure relative alla sicurezza sociale; 6

 alcune azioni di politica ambientale;

 le direttive sull’instaurazione e il funzionamento del mercato comune;

 la stipulazione degli accordi internazionali, etc.

Ciascun membro del Consiglio può ricevere la delega da uno solo degli altri membri.

Il Consiglio ha sede a Bruxelles, ma tiene le sue sessioni a Lussemburgo nei mesi di aprile, giugno

ed ottobre. Esso si riunisce in seduta pubblica quando delibera e vota un progetto di atto legislativo.

5. La Commissione

La Commissione, al contrario del Consiglio, è un organo di individui, nel senso che i suoi membri

“esercitano le loro funzioni in piena indipendenza e nell’interesse generale della Comunità” e “non

accettano istruzioni da alcun governo, istituzione o organo”, fatta eccezione per l’Alto

rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Ha sostituito nel luglio del 1967 l’Alta Autorità della CECA e le Commissioni CEE ed Euratom.

Fino al 31 ottobre del 2014 la Commissione sarà composta da un cittadino di ciascun Stato membro,

compreso il Presidente e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri.

A decorrere dal 1° novembre 2014 il numero dei membri potrebbe essere ridotto in modo da

corrispondere soltanto ai due terzi del numero degli Stati membri, a meno che il Consiglio

deliberando al’unanimità, non decida di modificare tale numero.

Spetta al Consiglio deliberare all’unanimità il sistema di rotazione per la scelta dei membri,

limitandosi il Trattato a stabilire il principio della parità e la necessità che il sistema rifletta la

molteplicità demografica e geografica degli Stati membri.

Il mandato dei Commissari è rinnovabile ed è di 5 anni.

La responsabilità di nomina del Presidente e dei membri della Commissione spetta al Consiglio

europeo il quale designa a maggioranza qualificata la persona che intende nominare come

Presidente.

Il candidato è eletto dal Parlamento europeo, con deliberazione a maggioranza dei membri che lo

compongono.

Qualora tale candidato non dovesse ottenere la maggioranza, il Consiglio europeo, sempre a

maggioranza qualificata, entro un mese, designa un nuovo candidato che deve essere eletto dal

parlamento europeo secondo la stessa procedura.

Il Consiglio procede, poi, di comune accordo con il Presidente eletto all’adozione dell’elenco delle

altre persone che intende nominare come Commissari, in conformità con le proposte avanzate da

ciascun Stato membro.

La commissione così composta è quindi sottoposta a un voto di approvazione del Parlamento

europeo, a seguito del quale la Commissione è formalmente nominata dal Consiglio a maggioranza

qualificata.

La procedura da un lato ha esso più incisivo il ruolo del Parlamento, dall’altro vede rafforzata la

figura del Presidente della Commissione al quale viene attribuito:

- il compito di fissare gli orientamenti politici dell’istituzione;

- l’organizzazione interna e il coordinamento dell’attività della Commissione;

- gode di un potere piuttosto ampio nella ripartizione delle competenze dei singoli

Commissari (ciascuno dei quali ha la responsabilità di un settore di attività).

La Commissione partecipa in modo sostanziale al processo di formazione delle norme, ne

controlla la puntuale esecuzione ed ha la rappresentanza dell’Unione, fatta eccezione per la politica

estera ei di sicurezza comune; ha altresì un autonomo potere di decisione in settori definiti dal

Trattato.

Il potere di proposta degli atti legislativi è esclusivo della Commissione, salvo che i trattati non

dispongano diversamente. 7

La proposta della Commissione (che può anche essere sollecitata dal Consiglio o dal Parlamento o

dai cittadini dell’Unione – almeno un milione) è il frutto di valutazioni tecniche, economiche e

politiche.

Un progetto di proposta nasce all’interno della direzione generale competente, viene esaminato dal

servizio giuridico e da commissioni di esperti. Vengono poi sentiti gli organismi di categoria ed

eventualmente le parti sociali; infine, viene sottoposto all’approvazione collegiale.

Essa si può definire come una proposta in buona e debita forma: il Consiglio va a decidere su una

proposta che contiene tutte le caratteristiche dell’atto che si intende adottare.

Alla Commissione spetta l’esecuzione de Trattato e degli atti derivati, sotto il duplice profilo del

controllo dell’osservanza del diritto dell’Unione e dell’esecuzione in senso proprio.

Il potere di controllo vigila sull’applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in

virtù dei trattati e vigila sull’applicazione del diritto dell’Unione europea sotto il controllo della

Corte di Giustizia.

A tal fine è previsto un meccanismo di contestazione delle infrazioni che viene attivato dalla

Commissione nei confronti dello Stato membro inadempiente a mezzo di una messa in mora e

quindi di parere motivato; in caso di persistente inadempimento, conduce al ricorso della

Commissione dinanzi alla Corte di Giustizia per l’accertamento giurisdizionale dell’infrazione. In

alcuni casi la Commissione può adire direttamente la Corte.

In secondo luogo, sotto il profilo dell’esecuzione, essa esercita la funzione di coordinamento,

esecuzione e gestione alle condizioni stabilite dai trattati. Inoltre, esercita il potere di esecuzione che

atti giuridicamente vincolanti dell’Unione espressamente le conferiscono quando sono necessarie

condizioni uniformi di esecuzione.

La Commissione ha, inoltre, un potere generale, nei limiti e alle condizioni fissate dal Consiglio, di

raccogliere tutte le informazioni e di procedere a tutte le verifiche necessarie per l’esecuzione dei

compiti affidatile. Di rilievo sono i poteri ispettivi in materia di concorrenza e di vigilanza sugli

aiuti statali.

Ha, infine, un autonomo potere di potere di decisione in alcune ipotesi tassativamente specificate

dal trattato: esenzioni individuali in materia di concorrenza; imprese pubbliche; aiuti di Stato;

disciplina delle imprese pubbliche.

6. L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di

sicurezza.

Il Trattato di Lisbona ha introdotto una nuova figura istituzionale: l’Alto rappresentante dell’Unione

per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Viene nominato dal Consiglio europeo con delibera a maggioranza qualificata e con l’accordo del

Presidente della Commissione. In sede di approvazione collettiva della Commissione anche l’Alto

rappresentante è soggetto al voto del Parlamento.

L’Alto rappresentante ha il compito di:

- guidare la politica estera e di sicurezza comune;

- di contribuire con le sue proposte all’elaborazione di tale politica e di attuarla in qualità di

mandatario;

- assicura l’attuazione delle decisioni adottate in tale ambito dal Consiglio europeo e dal

Consiglio.

L’alto rappresentante riveste un doppio ruolo:

- da un lato presiede il Consiglio nella formazione degli “affari esteri”;

- dall’altro fa parte della Commissione, essendo uno dei vicepresidenti. In tale ruolo vigila

sulla coerenza dell’azione sterna, ha la responsabilità dello svolgimento dei compiti attribuiti

alla Commissione nel settore delle relazioni esterne. In particolare, nelle materie comprese

sulla PESC, conduce a nome dell’Unione, il dialogo politico con i terzi ed esprime la

posizione dell’Unione nelle organizzazioni internazionali.

8

Nell’esercizio delle sue funzioni si avvale del servizio europeo per l’azione esterna, la cui

istituzione è stata prevista dal Trattato di Lisbona.

Il servizio lavora in collaborazione con i servizi diplomatici degli Stati membri ed è composto da

funzionari dei servizi competenti del segretariato generale del Consiglio e della Commissione e da

personale distaccato dei servizi diplomatici nazionali.

7. La Corte di Giustizia (e il Tribunale) dell’Unione Europea

La Corte di Giustizia dell’Unione è l’istituzione a cui è stato attribuito il controllo

giurisdizionale:

 sulla legittimità degli atti e dei comportamenti delle istituzioni comunitarie rispetto ai

trattati;

 sull’interpretazione del diritto comunitario; e la compatibilità delle norme, degli atti

amministrativi o delle prassi nazionali con i Trattati e gli atti di diritto comunitario derivato.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea comprende:

- la Corte di Giustizia

- il Tribunale

- e i tribunali specializzati.

La Corte di Giustizia è composta da un giudice per Stato membro ed è assistita da 8 avvocati

generali. Ha sede a Lussemburgo ed è organo di individui.

Giudici e avvocati sono nominati di comune accordo dagli Stati membri per la durata di 6 anni, tra

personalità che offrano tutte le garanzie dell’indipendenza e che riuniscano le condizioni per

l’esercizio delle più alte funzioni giurisdizionali, o che siano giuristi di notoria competenza. Il

mandato può essere rinnovato.

Il Trattato di Lisbona ha introdotto l’obbligo della previa consultazione di un comitato composto da

sette personalità tra ex membri della Corte di giustizia e del tribunale, membri dei massimi organi

giurisdizionali nazionali e giuristi di notoria competenza, uno dei quali è proposto dal Parlamento

europeo.

Il Presidente della Corte viene eletto tra i giudici per 3 anni. Egli dirige l’attività della Corte sia

sotto il profilo giurisdizionale che amministrativo; presiede le udienze plenarie, designa il giudice

relatore per ogni causa ed esercita tutte le competenze che il regolamento di procedura gli

attribuisce. Di rilievo è la competenza in materia di provvedimenti cautelari e di urgenza, nonché di

sospensione dell’esecuzione delle sentenze.

L’avvocato generale ha il compito di presentare pubblicamente conclusioni scritte e motivate nelle

cause trattate dinanzi alla Corte. Tali conclusioni non riguardano tutte le cause, ma solo quelle che

lo richiedono rispetto allo Statuto della Corte. A sua volta, lo Statuto precisa che la Corte potrà

escludere le conclusioni dell’avvocato generale, quando la causa non presenti nuovi punti di diritto.

Il ruolo dell’avvocato generale è di amicus curiae e di difensore non di una parte. In Italia è il ruolo

che svolge la Procura della Repubblica in alcuni affari civili e il procuratore generale della Corte di

Cassazione, con la differenza che l’avvocato generale conclude per iscritto dopo qualche settimana,

salva l’ipotesi di procedura d’urgenza.

La Corte può sedere sia nella sua composizione plenaria, il c.d. gran plenum, ovvero nella

composizione di piccolo plenum, denominato “grande sezione” (13 giudici); sia in sezioni di 5 o di

3 giudici. Per una maggiore flessibilità nel sistema, è consentita la rimessione alle sezioni in ogni

caso (salvo che la grande sezione non sia espressamente richiesta).

I casi di ricorso alla plenaria sono limitati alle cause promosse:

 contro il Mediatore per mancanza delle condizioni necessarie o colpa grave;

 contro i membri della Commissione per violazione degli obblighi connessi all’esercizio

delle loro funzioni;

 contro i membri della Corte dei Conti per mancanza dei requisiti previsti o violazione degli

obblighi derivanti dalla loro carica;

 per l’importanza eccezionale del giudizio. 9

La Corte può deliberare validamente solo in numero dispari. Pertanto, quando è riunita in sezioni le

deliberazioni sono valide solo in presenza di 3 o 5 giudici, in grande sezione e composizione

plenaria, rispettivamente, di 9 e 15 giudici.

La Corte di giustizia nomina per un periodo di 6 anni il Cancelliere che si occupa della tenuta delle

cause, della ricezione degli atti e dei documenti ad esser relativi e provvede all’amministrazione e

alla gestione finanziaria della Corte, sotto la responsabilità del Presidente. Anche il mandato del

Cancelliere può essere rinnovato.

Il Tribunale di primo grado delle Comunità europee

L’Atto unico aveva previsto che il Consiglio potesse, con decisione unanime, su domanda della

stessa Corte di giustizia, affiancare alla Corte un altro organo giurisdizionale.

Tale previsione ha trovato attuazione in una decisione del 1988 con cui è stato istituito il Tribunale

di primo grado delle Comunità europee. Le modifiche apportate del trattato di Maastricht hanno

inciso sulla collocazione del nuovo organo nell’ambito del sistema istituzionale comunitario.

Il Tribunale è divenuto parte integrante dell’apparato giurisdizionale comunitario senza che la sua

esistenza dipenda da un atto del Consiglio.

Il Trattato di Nizza prima e il Trattato di Lisbona poi hanno completato questo percorso

riconoscendo formalmente il ruolo di giurisdizione autonoma attribuito al Tribunale.

Ai sensi dell’art. 19 del TUE il Tribunale è compreso nella Corte di Giustizia dell’Unione.

Esso è composto da almeno un giudice per Stato membro, con requisiti analoghi a quelli dei

membri della Corte e con le stesse modalità. Anch’esso ha sede a Lussemburgo.

Diversamente dalla Corte, il Tribunale nella trattazione delle cause che gli vengono sottoposte non

viene sistematicamente assistito dall’avvocato generale, il quale viene nominato solo quando il

Tribunale siede in plenaria o allorché lo esigono le difficoltà in diritto ovvero la complessità in fatto

della causa.

La competenza del tribunale, limitata in un primo momento al contenzioso del personale e ai ricorsi

individuali in materia di concorrenza, è stata estesa ai ricorsi diretti, ad eccezione di quelli che lo

Statuto riserva alla Corte di giustizia.

Conformemente alle disposizioni introdotte dal Trattato di Nizza lo Statuto ha alterato il riparto di

competenze tra Corte di giustizia e Tribunale.

Comunque lo Statuto può:

 riservare alla Corte di Giustizia soltanto i ricorsi di annullamento e in carenza presentati

dalle istituzioni o dagli Stati membri riguardanti atti del Parlamento e del Consiglio;

 gli atti della Commissione in tema di cooperazione forzata.

 estendere la competenza del Tribunale ad altre categorie di ricorsi dalle quali è al momento

escluso.

In breve, è stata attribuita al Tribunale la competenza a conoscere di tutti i ricorsi avverso gli atti

della Commissione.

Inoltre, al Tribunale può essere attribuita la competenza a conoscere di questioni pregiudiziali, sia

pure in materie specifiche indicate nello statuto: in questi casi il Tribunale potrà anche decidere di

rinviare la decisione alla Corte, qualora ravvisi “la necessità di una decisione di principio tale da

poter compromettere l’unità o la coerenza del diritto comunitario”.

È inoltre, previsto che la sentenza del tribunale possa essere sottoposta a riesame dinanzi la Corte

di Giustizia, solo eccezionalmente e qualora sussistano “gravi rischi che l’unità o la coerenza del

diritto comunitario siano compromesse”. L’iniziativa è affidata al primo avvocato generale la cui

proposta di riesame dovrà essere presentata entro un mese dalla pronuncia del Tribunale. Entro un

mese la Corte dovrà pronunciarsi sulla opportunità di intervenire o meno.

Ad oggi, l’ipotesi di cognizione dei rinvii pregiudiziali da parte del Tribunale non ha trovato ancora

attuazione restando esclusiva della Corte di giustizia.

10

Nell’ambito dei ricorsi diretti, le sentenze del Tribunale possono essere impugnate dinanzi alla

Corte solo per motivi di diritto. L’impugnazione spetta, oltre che alla parte soccombente, agli Stati

membri e alle istituzioni, anche quando non abbiano partecipato al giudizio di primo grado.

Il Consiglio ha introdotto una modifica significativa, sancendo la possibilità che il Tribunale decida

anche con giudice unico.

La sezione dinanzi alla quale la causa pende può all’unanimità assegnarla ad un giudice unico, salvo

opposizione di uno Stato membro o di un’istituzione dell’unione. È esclusa l’assegnazione ad un

giudice unico quando la causa solleva questioni di legittimità di un atto a portata generale, ad es.

aiuti, marchi, etc.

Il Trattato di Nizza ha attribuito al Consiglio lan facoltà di istituire “camere giurisdizionali”,

denominate “tribunali specializzati” dal Trattato di Lisbona, competenti a conoscere in primo grado

di alcune categorie di ricorsi in materie specifiche.

Ad oggi il Consiglio ha esercitato detti poteri soltanto una volta istituendo il Tribunale della

funzione pubblica dell’Unione europea, un tribunale specializzato nel contenzioso del personale.

Tale Tribunale è composto da 7 giudici, nominati per un periodo di 6 anni, rinnovabili.

Si riunisce in sezioni composte da tre giudici, ma in casi determinati esso si riunisce in seduta

plenaria, in sezioni di cinque giudici o statuire nella persona del giudice unico.

Le decisioni dei Tribunali specializzati possono essere impugnati dinanzi al Tribunale soltanto per

motivi di diritto.

8. La Banca Centrale Europea.

Il Trattato di Lisbona ha inserito tra le istituzioni a pieno titolo la Banca Centrale Europea

Con l’inizio della terza fase dell’unione economica e monetaria è entrata in funzione la Banca

Centrale Europea, così come il Sistema europeo delle Banche centrali, composto dalla BCE e

dalle Banche centrali degli Stati membri.

La BCE, con sede a Francoforte, ha un comitato esecutivo, composto da un Presidente, un

vicepresidente e 4 membri nominati per 8 anni a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo.

Il consiglio direttivo comprende i membri del comitato esecutivo e i governatori delle banche

centrali degli stati membri la cui moneta è l’euro.

Alle riunioni possono partecipare senza diritto di voto il Presidente del Consiglio ed un membro

della Commissione. Viceversa il Presidente della Banca può essere invitato a partecipare alle

riunioni del Consiglio quando questo discute di questioni relative agli obiettivi ed alle funzioni del

Sistema.

La banca centrale europea e le banche centrali nazionali degli Stati membri conducono la politica

monetaria dell’Unione.

La Banca centrale ha personalità giuridica ed ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione

dell’euro. Nell’esercizio delle sue funzioni e nella gestione delle sue finanze gode di indipendenza.

La Banca è tenuta trasmette al Parlamento, al Consiglio e alla Commissione un rapporto annuale

che può dar luogo ad un dibattito generale.

Quanto al SEBC, questo è diretto dagli organi decisionali della Banca centrale europea. L’obiettivo

principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi; sostiene inoltre le politiche

economiche generali per contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione.

9. La Corte dei conti

Istituita con il trattato del 22 luglio 1975, la Corte dei conti è ora compresa formalmente nel novero

delle istituzioni di cui all’art. 13 del Trattato CE. Il grado di autonomia è confermato dal potere di

autodeterminazione nella definizione del regolamento interno, che poi è approvato dal Consiglio a

maggioranza qualificata.

L’istituzione ha sede a Lussemburgo, è organo di individui ed è composta da un cittadino per Stato

membro, designati dai rispettivi governi tra personalità che abbiano maturato un’esperienza nelle

istituzioni nazionali di controllo o che posseggano qualificazioni specifiche per tale funzione.

11

I membri designati sono nominati dal Consiglio con deliberazione a maggioranza qualificata,

previa consultazione del Parlamento. I membri della Corte restano in carica 6 anni e il loro mandato

è rinnovabile.

La Corte dei conti:

 assiste l’autorità di bilancio;

 assicura il controllo sulla gestione finanziaria dell’Unione e dagli organismi da questa

creati: a tal fine esamina tutte le entrate e le spese della Comunità e degli organismi da

questa creati, tranne espressa esclusione.

L’affidabilità dei conti e la legittimità e la regolarità delle relative operazioni è attestata in una

dichiarazione presentata al Consiglio ed al Parlamento.

Alla chiusura dell’esercizio, la Corte dei conti presenta la relazione annuale, con una dichiarazione

di affidabilità dei conti e di regolarità delle operazioni e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

La Corte può presentare relazioni speciali su problemi particolari o dare pareri su richiesta di una

delle altre istituzioni.

Essa può istituire al suo interno delle sezioni competenti per specifiche categorie di relazioni o di

pareri. Inoltre, è stato previsto un maggiore raccordo con le corrispondenti istituzione nazionali di

controllo.

La Corte dei conti è legittimata ad agire dinanzi alla Corte di giustizia limitatamente alla difesa

delle prerogative al pari della BCE e del Comitato delle Regioni. I suoi atti, in quanto non

vincolanti, non sono impugnabili.

10. Altri organi

Un gran numero di organismi comunitari intervengono nella vita e nell’attività comunitaria in modo

più o meno incisivo.

Il Trattato di Lisbona ha espressamente classificato il Comitato economico e sociale ed il Comitato

delle regioni, entrambi con sede a Bruxelles, come organi consultivi dell’Unione.

Il Comitato economico e sociale (CES) è un organo consultivo dell’Unione ed è composto dai

rappresentanti di diverse categorie della vita economica e sociale, per un totale attualmente pari a

344. Il Trattato di Lisbona ha ampliato la composizione, includendovi i “rappresentanti delle

organizzazioni dei datori di lavoro, di lavoratori dipendenti, e di altri settori rappresentativi ella

società civile e culturale”.

I membri sono nominati per 5 anni dal Consiglio sulla base delle proposte presentate a ciascun

Stato, previa consultazione della Commissione.

Il CES può essere consultato nei casi previsti dal Trattato, mentre è facoltà della Commissione, del

Consiglio e il Parlamento consultarlo ogni volta che lo ritengano opportuno.

Il Comitato può anche formulare pareri di propria iniziativa.

Il Comitato delle regioni, istituito dal Trattato di Maastricht è un organo consultivo. Al pari del

CES è un organo di individui i cui membri – anch’essi attualmente 344 – sono nominati dal

Consiglio, su proposta degli Stati membri, per 5 anni rinnovabile. Essi sono indipendenti dagli Stati

membri ed agiscono nell’interesse generale dell’Unione, ma nello stesso tempo devono essere

titolari di un mandato elettorale nell’ambito di una collettività regionale o locale.

Il Comitato delle regioni può essere consultato nei casi previsti dal Trattato, mentre è facoltà della

Commissione, del Consiglio e il Parlamento consultarlo ogni volta che lo ritengano opportuno.

Il Comitato può anche formulare pareri di propria iniziativa su interessi regionali specifici ad es.

sanità, fondi strutturali etc..

Tra le novità introdotte dal Trattato di Lisbona vi è il riconoscimento al Comitato delle regioni del

potere di ricorso alla Corte di giustizia, in particolare per denunciare la violazione del principio di

sussidiarietà, qualora tale violazione sia dovuta ad atti legislativi sui quali è richiesta la sua

consultazione. Infatti può impugnare gli atti dell’Unione soltanto al fine di salvaguardare le proprie

prerogative. 12


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

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