Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

- i parlamentari europei non possono essere ricercati, detenuti o perseguiti per le loro opinioni

o per i voti espressi nell’esercizio della loro funzione;

- per la durata delle sessioni, ai parlamentari sono estese, sul territorio nazionale, le stesse

immunità riconosciute ai membri del Parlamento del loro paese;

- sul territorio degli altri stati membri, i parlamentari europei sono esenti da provvedimenti di

detenzione e da procedimenti giudiziari, anche relativamente agli atti compiuti al di fuori

delle loro funzioni.

Queste immunità incontrano un limite nell’ipotesi di flagrante delitto.

In ogni caso, allo stesso Parlamento europeo è riconosciuta la possibilità di privare un parlamentare

delle immunità suddette.

Il Parlamento Europeo delibera a maggioranza dei suffragi espressi. Il quorum è raggiunto quando

sono presenti in aula un terzo dei membri.

Le delibere si ritengono valide a meno che non venga constatata la mancanza del numero legale.

In alcuni casi è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti del Parlamento europeo:

- ad es. per l’elezione del Presidente della Commissione;

- per l’ammissione di nuovi stati.

È richiesta, invece, la maggioranza dei componenti e dei due terzi dei voti espressi:

- per l’approvazione della mozione di censura sull’operato della Commissione;

- per la constatazione del rischio evidente di violazione grave da parte di uno Stato membro

dei valori su cui si fonda l’Unione.

È richiesta la maggioranza dei componenti e dei tre quinti dei suffragi espressi:

- qualora il Parlamento europeo volesse confermare gli emendamenti al bilancio respinti dal

Consiglio.

La sede della struttura amministrativa del Parlamento è Lussemburgo.

Le riunioni delle commissioni si svolgono a Bruxelles e la sessione plenaria mensile si tiene a

Strasburgo.

Il Parlamento ha poteri di controllo, ed inoltre partecipa al processo di formazione delle norme e a

quello di approvazione del bilancio.

Relativamente al potere di controllo, va tenuto presente che tra il Parlamento e la Commissione

non c’era mai stato un vero rapporto di fiducia, atteso che i membri della Commissione erano

designati dagli Stati membri senza una partecipazione sostanziale del Parlamento.

Nella prassi, però, era stato introdotto il voto parlamentare al momento dell’entrata in funzione della

Commissione.

All’inizio di ogni anno la Commissione presentava al Parlamento un programma di lavoro, con la

possibilità di un dibattito e quindi di valutazione da parte del Parlamento.

Il Trattato di Lisbona, modificando la procedura di nomina della Commissione, ha introdotto

significative novità nel senso di una più consistente partecipazione del Parlamento.

Infatti, il Parlamento:

 elegge il Presidente della Commissione proposto dal Consiglio europeo;

 deve esprimere un “voto di approvazione” del Presidente, dell’Alto rappresentante per gli

affari esteri e degli altri Commissari che sono formalmente nominati solo in un momento

successivo dal Consiglio europeo.

La Commissione è tenuta a presentare annualmente al Parlamento una relazione generale

sull’attività svolta nell’anno precedente, nonché relazioni annuali sull’agricoltura, sulla situazione

sociale e sulla politica di concorrenza. In tali occasioni il Parlamento procede al loro esame.

A ciò si aggiungono:

 le interrogazioni del Parlamento o dei suoi membri alla Commissione, ai quali quest’ultima

è tenuta a rispondere oralmente o per iscritto;

 la partecipazione dei membri della Commissione o del Consiglio ai lavori delle

commissioni parlamentari, che si risolve in un dialogo continuo tra le istituzioni;

2

 la possibilità del Parlamento di pronunciare una censura sull’operato della Commissione, da

approvare con la maggioranza dei 2/3 dei voti espressi e la maggioranza dei membri. Se il

Parlamento utilizza questo strumento i membri della Commissione si dimettono

collettivamente dalle loro funzioni e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e

la politica di sicurezza si dimette dalle funzioni che esercita in seno alla Commissione. (in

realtà un simile provvedimento però non è mai stato approvato).

Il Parlamento, inoltre, partecipa alla funzione normativa.

Più che all’esercizio di autonomi poteri decisionali o legislativi, si tratta di una partecipazione al

processo di formazione degli atti comunitari e di conclusione degli accordi internazionali. Anche

sotto questo profilo si è avuta una evoluzione rimarchevole nel corso degli anni.

Tale partecipazione si manifesta con modalità diverse a seconda dei casi e del tipo di procedura

prevista.

Oltre al potere di fissare il proprio statuto e le condizioni per l’esercizio delle funzioni dei suoi

membri, c’è che il Parlamento gode ormai di un vero e proprio potere generale di “pre-iniziativa”.

Esso, in particolare, può chiedere alla Commissione di presentare proposte adeguate quando reputi

necessaria l’adozione di un atto dell’unione europea.

La Commissione qualora decida di non dare seguito alla richiesta del Parlamento europeo, deve

comunque motivare il suo rifiuto.

I trattati di riforma hanno progressivamente rafforzato il ruolo del Parlamento, introducendo novità

di rilievo.

Il Trattato di Nizza:

 ha posto il Parlamento sullo stesso piano della Commissione e del Consiglio quanto alla

possibilità di adire la Corte di Giustizia sollevando l’azione di annullamento;

 ha introdotto la possibilità anche per il Parlamento europeo – e non più solo per il Consiglio,

Commissione e Stati membri – di chiedere alla Corte di giustizia un parere sulla

compatibilità di un accordo internazionale con le disposizioni del Trattato. Tale potere può

avere un notevole impatto, dato che il parere negativo della Corte implica la necessità di

ricorrere alla procedura di revisione dei trattati.

Il Trattato di Lisbona ha accresciuto ancora di più il ruolo del Parlamento europeo, estendo la

procedura di codecisione, divenuta “procedura legislativa ordinaria”, coinvolgendolo nella forma

dell’approvazione o della consultazione, nella definizione degli accordi internazionali negoziati

dalla Commissione e dal Consiglio attribuendo al Parlamento europeo nella procedura di bilancio

una posizione equiparata al Consiglio, ampliandone il ruolo nella procedura di revisione dei trattai e

accrescendo il ruolo di controllo delle funzioni esecutive della Commissione.

3. Il Consiglio Europeo

Il Consiglio europeo non va confuso con il Consiglio che invece è una istituzione comunitaria.

Il Consiglio europeo, invece, è nato parallelamente ma all’esterno della struttura istituzionale

comunitaria, dalla prassi delle riunioni al vertice tra i capi di Stato e di governo degli Stati

membri.

Tale prassi trovò una prima formalizzazione al vertice di Parigi nel 1974, in cui i capi di Stato e di

governo decisero di riunirsi come “Consiglio Europeo”, assieme ai loro ministri degli affari esteri

ed ai rappresentanti della Commissione, con cadenza periodica e sotto la presidenza del Presidente

del Consiglio delle Comunità. L’esistenza del Consiglio europeo, inoltre, è stata sancita dall’Atto

unico.

Nel sistema antecedente all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona il Consiglio europeo occupava

una posizione peculiare, di rilievo, ma non era collocato all’interno del sistema istituzionale in

senso proprio.

Il trattato di Lisbona ha inserito il Consiglio europeo a pieno titolo tra le istituzioni dell’Unione.

3

Risulta confermato il suo ruolo d’impulso e di definizione degli orientamenti politici generali

necessari allo sviluppo dell’Unione europea, rimanendo esclusa la funzione legislativa.

Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri e dal suo

presidente e dal presidente della Commissione.

Se l’ordine del giorno lo richiede, ciascun membro del Consiglio europeo può decidere di farsi

assistere da un ministro e il Presidente della Commissione da un membro della Commissione.

La prassi è che il Presidente del Parlamento incontri il Consiglio all’inizio di ogni riunione.

Il Consiglio si riunisce due volte a semestre su convocazione del presidente; quest’ultimo può

convocare convocazioni straordinarie qualora la situazione lo richieda.

Per quanto riguarda la procedura di voto, il Consiglio europeo si pronuncia per consenso, salvi i casi

in cui i trattai dispongano diversamente.

Il Consiglio europeo può deliberare:

- a maggioranza qualificata (ad esempio per stabilire l’elenco delle formazioni del Consiglio);

- o a maggioranza semplice (in merito a questioni procedurali).

Non partecipano alla votazione i Presidenti del Consiglio europeo e della Commissione.

Quindi, le principali novità sono:

- l’estensione del principio maggioritario anche delle deliberazioni del Consiglio europeo

rappresenta una novità importante;

- la stabilità attribuita al Presidente, eletto dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata

per un periodo di due anni e mezzo, rinnovabile una volta.

Il Presidente:

- è investito del compito di presiedere e animare i lavori del Consiglio europeo;

- deve assicurare la preparazione e la continuità dei lavori, in cooperazione con il presidente

della Commissione;

- deve presentare al Parlamento europeo una relazione dopo ciascuna delle sue riunioni. .

Per quanto riguarda le competenze il Consiglio Europeo ha un ruolo d’impulso e di definizione

degli orientamenti generali, necessari allo sviluppo dell’Unione europea; e, inoltre viene precisato

che non esercita funzioni legislative.

Il Consiglio ha una funzione di indirizzo politico nel settore della politica estera e sicurezza

comune e nel settore della politica di sicurezza e di difesa comune; inoltre definisce gli interessi e

gli obiettivi strategici dell’azione esterna dell’Unione, nonché le funzioni che hanno implicazioni in

materia di sicurezza.

Quando il Consiglio europeo delibera all’unanimità, senza la partecipazione del Presidente e del

Presidente della Commissione, esso si configura come una riunione di organi degli Stati membri.

Il Consiglio europeo opera viceversa come organo di presidenza collegiale quando nomina il

proprio Presidente e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

In tale configurazione il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento

europeo un candidato alla carica di Presidente della Commissione.

È attribuito al Consiglio europeo il ruolo di garante del rispetto dei principi fondamentali cui

sono tenuti gli Stati membri.

4. Il Consiglio

Il Consiglio dell’Unione, ovvero il Consiglio dei Ministri, è composto dai rappresentanti di tutti gli

Stati membri, scelti nell’ambito dei rispettivi governi, normalmente con il rango di ministri, in

funzione della materia trattata. Il Trattato ha inteso consentire agli Stati membri di farsi

rappresentare anche da membri di governi regionali.

Il Consiglio è un organo a composizione variabile e si riunisce pertanto i diverse formazioni, cui

elenco è adottato a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo ad eccezione delle formazioni

affari generali e affari esteri che sono definite dal Trattato.

In particolare, il Consiglio affari generali assicura la coerenza dei lavori delle varie formazioni del

Consiglio e rappresenta un momento di collegamento rispetto al Consiglio europeo dovendo

4

preparare i lavori di questo e confermandone il pieno inserimento nel quadro istituzionale

dell’Unione.

Il Consiglio affari esteri elabora l’azione esterna dell’Unione secondo le linee strategiche definite

dal Consiglio europeo e assicura la coerenza dell’azione dell’Unione.

La presidenza delle formazioni del Consiglio tranne quella Affari esteri che spetta all’Alto

rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, è esercitata da gruppi

predeterminati di tre Stati membri per un periodo di 18 mesi, secondo un sistema di rotazione

paritaria.

Tali gruppi sono composti tenendo conto delle diversità degli Stati membri e degli equilibri

geografici dell’Unione.

Ciascuno dei tre Stati esercita a turno la presidenza, per un periodo di sei mesi e gli altri due lo

assistono sulla base di un programma stabilito in comune.

Quindi, il Trattato di Lisbona introduce una programmazione articolata in 18 mesi, un arco

temporale più lungo che rende possibile fissare obiettivi più impegnativi.

La presidenza del Consiglio si può manifestare sia nella convocazione delle riunioni, sia

nell’impulso da attribuire ai diversi argomenti di discussione e di deliberazione.

Il Consiglio in alcuni casi espressamente previsti dal Trattato agisce come organo che riunisce i

rappresentanti degli Stati membri, all’occorrenza le stesse persone fisiche che siedono nel

Consiglio.

In questa ipotesi i rappresentanti degli Stati membri si riuniscono e deliberano in quanto tali e non

in quanto componenti del Consiglio; e la deliberazione è presa non più dall’istituzione, bensì da un

organo intergovernativo (ad esempio la nomina dei membri della Corte di Giustizia).

Il Consiglio si riunisce su convocazione del Presidente, per iniziativa di quest’ultimo o di uno dei

suoi membri o della Commissione.

Il Consiglio è assistito da un Segretariato generale, che ne rappresenta il supporto funzionale ed

amministrativo. Tale organo ha una struttura articolata in varie direzioni generali e in un servizio

giuridico, con sede a Bruxelles, ed è posto sotto la responsabilità di funzionamento di un Segretario

generale.

Il COREPER (Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri) è composto dai

rappresentanti diplomatici di tutti gli Stati membri accreditati presso l’Unione.

Il suo ruolo è stato definitivamente sancito dal Trattato di fusione. Esso è stato istituito per non

sobbarcare di lavoro i ministri che intervengono nel Consigli.

Infatti, è responsabile della preparazione del lavoro del Consiglio e della realizzazione dei compiti

attribuiti dal Consiglio stesso.

Il COREPER è un organo autonomo, cui è attribuito anche il potere di adottare decisioni di

procedura nei casi previsti dal regolamento interno.

Esso svolge una funzione di collegamento tra la Comunità e i Paesi membri coordinando il lavoro

delle tante commissioni tecniche che preparano l’attività normativa del Consiglio.

Il Trattato di Lisbona ha inoltre previsto l’istituzione in seno al Consiglio di un comitato

permanente al fine di assicurare all’interno dell’Unione la promozione e il rafforzamento della

cooperazione operativa in materia di sicurezza interna.

Al Consiglio è attribuito un vasto potere normativo e di coordinamento.

Ai sensi dell’art. 26 del TUE il Consiglio esercita, congiuntamente al Parlamento europeo, la

funzione legislativa e la funzione di bilancio. Esercita altresì funzioni di definizione delle politiche

di coordinamento alle condizioni stabilite dai trattati.

Il potere legislativo si manifesta principalmente attraverso l’adozione di direttive e di regolamenti.

Inoltre il Consiglio autorizza la Commissione a negoziare accordi internazionali, ne autorizza la

firma e li conclude.

I poteri del Consiglio rispondono al principio delle competenze di attribuzione.

5

Fa eccezione la competenza del Consiglio di adottare un atto normativo in materie non

espressamente attribuite alla sfera delle competenze dell’Unione, quando un’azione della Comunità

risulti necessaria per raggiungere uno degli scopi della Comunità senza che il Trattato abbia

previsto i poteri richiesti.

Le deliberazioni del Consiglio, salvo diversa previsione, sono prese a maggioranza qualificata dei

membri che lo compongono.

Questa maggioranza va calcolata con riferimento alla ponderazione dei voti per ciascuno Stato

membro.

La soglia della validità delle delibere è di 255 voti favorevoli della maggioranza degli Stati membri

quando sono adottate su proposta della Commissione; negli altri casi è di 255 voti favorevoli dei

due terzi degli Stati membri, prevedendo per ciascuno Stato membro di chiedere la verifica che la

maggioranza qualificata comprendesse almeno il 62% della popolazione totale dell’Unione (c.d.

“clausola demografica”).

In base a questa ponderazione all’Italia sono attribuiti 29 voti insieme a Francia, Germania e Regno

Unito;

 27 per la Polonia e Spagna;

 14 a Romania;

 13 Belgio, Grecia, Olanda e Portogallo;

 … per Danimarca, Finlandia e Irlanda;

….. per il Lussemburgo.

A partire dal 2014 per maggioranza qualificata si intende almeno il 55% dei membri del Consiglio,

con un minimo di quindi, rappresentanti un numero di Stati membri che corrispondano almeno al

65% della popolazione dell’Unione, quando il Consiglio delibera su proposta della Commissione o

dell’Alto rappresentante. In tal modo, l’eguaglianza formale tra gli Stati, ognuno dei quali dispone

di un voto, è coniugata con il criterio della popolazione, al fine di evitare che una maggioranza di

soli piccoli Stati sia in grado di prevalere.

Quando il Consiglio non delibera su proposta della Commissione o dell’Alto rappresentante, per

maggioranza qualificata si intende almeno il 72% dei membri del Consiglio rappresentanti Stati

membri che totalizzino almeno il 65% della popolazione dell’Unione.

Le regole cambiano nell’ipotesi in cui a norma del Trattato non partecipino tutti gli Stati membri.

In questi casi la maggioranza qualificata si intende almeno il 55% dei membri del Consiglio che

totalizzino almeno il 65% della popolazione e la minoranza di blocco deve comprendere almeno il

numero minimo di membri del Consiglio che rappresentino oltre il 35% della popolazione degli

Stati membri partecipanti, più un altro membro.

Nel caso in cui la proposta non sia della Commissione o dell’Alto rappresentante, per maggioranza

qualificata si intende almeno il 72% dei membri del Consiglio che totalizzino almeno il 65% della

popolazione.

Per le deliberazioni che richiedono la maggioranza semplice, che costituiva la regola non sistema

antecedente la riforma introdotta dal Trattato di Lisbona, il Consiglio delibera a maggioranza dei

membri che lo compongono.

Infine, per alcune deliberazioni è richiesta l’unanimità, ma l’astensione non impedisce l’adozione

dell’atto.

Relativamente alla procedura di formazione degli atti l’unanimità è prevista ogni volta che il

Consiglio voglia discostarsi dalla posizione formalmente espressa dalla Commissione, ovvero

quando sulla posizione del Consiglio vi sia un voto negativo del Parlamento.

Per il resto le ipotesi in cui è prevista l’unanimità sono state ridotte dal Trattato di Lisbona e

riguardano essenzialmente l’ambito della Politica estera e di sicurezza comune op situazioni in cui l

Consiglio è chiamato a deliberare in via generale e con limiti scarsamente definiti, come ad esempio

per:

 i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni;

 le misure relative alla sicurezza sociale; 6

 alcune azioni di politica ambientale;

 le direttive sull’instaurazione e il funzionamento del mercato comune;

 la stipulazione degli accordi internazionali, etc.

Ciascun membro del Consiglio può ricevere la delega da uno solo degli altri membri.

Il Consiglio ha sede a Bruxelles, ma tiene le sue sessioni a Lussemburgo nei mesi di aprile, giugno

ed ottobre. Esso si riunisce in seduta pubblica quando delibera e vota un progetto di atto legislativo.

5. La Commissione

La Commissione, al contrario del Consiglio, è un organo di individui, nel senso che i suoi membri

“esercitano le loro funzioni in piena indipendenza e nell’interesse generale della Comunità” e “non

accettano istruzioni da alcun governo, istituzione o organo”, fatta eccezione per l’Alto

rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Ha sostituito nel luglio del 1967 l’Alta Autorità della CECA e le Commissioni CEE ed Euratom.

Fino al 31 ottobre del 2014 la Commissione sarà composta da un cittadino di ciascun Stato membro,

compreso il Presidente e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri.

A decorrere dal 1° novembre 2014 il numero dei membri potrebbe essere ridotto in modo da

corrispondere soltanto ai due terzi del numero degli Stati membri, a meno che il Consiglio

deliberando al’unanimità, non decida di modificare tale numero.

Spetta al Consiglio deliberare all’unanimità il sistema di rotazione per la scelta dei membri,

limitandosi il Trattato a stabilire il principio della parità e la necessità che il sistema rifletta la

molteplicità demografica e geografica degli Stati membri.

Il mandato dei Commissari è rinnovabile ed è di 5 anni.

La responsabilità di nomina del Presidente e dei membri della Commissione spetta al Consiglio

europeo il quale designa a maggioranza qualificata la persona che intende nominare come

Presidente.

Il candidato è eletto dal Parlamento europeo, con deliberazione a maggioranza dei membri che lo

compongono.

Qualora tale candidato non dovesse ottenere la maggioranza, il Consiglio europeo, sempre a

maggioranza qualificata, entro un mese, designa un nuovo candidato che deve essere eletto dal

parlamento europeo secondo la stessa procedura.

Il Consiglio procede, poi, di comune accordo con il Presidente eletto all’adozione dell’elenco delle

altre persone che intende nominare come Commissari, in conformità con le proposte avanzate da

ciascun Stato membro.

La commissione così composta è quindi sottoposta a un voto di approvazione del Parlamento

europeo, a seguito del quale la Commissione è formalmente nominata dal Consiglio a maggioranza

qualificata.

La procedura da un lato ha esso più incisivo il ruolo del Parlamento, dall’altro vede rafforzata la

figura del Presidente della Commissione al quale viene attribuito:

- il compito di fissare gli orientamenti politici dell’istituzione;

- l’organizzazione interna e il coordinamento dell’attività della Commissione;

- gode di un potere piuttosto ampio nella ripartizione delle competenze dei singoli

Commissari (ciascuno dei quali ha la responsabilità di un settore di attività).

La Commissione partecipa in modo sostanziale al processo di formazione delle norme, ne

controlla la puntuale esecuzione ed ha la rappresentanza dell’Unione, fatta eccezione per la politica

estera ei di sicurezza comune; ha altresì un autonomo potere di decisione in settori definiti dal

Trattato.

Il potere di proposta degli atti legislativi è esclusivo della Commissione, salvo che i trattati non

dispongano diversamente. 7

La proposta della Commissione (che può anche essere sollecitata dal Consiglio o dal Parlamento o

dai cittadini dell’Unione – almeno un milione) è il frutto di valutazioni tecniche, economiche e

politiche.

Un progetto di proposta nasce all’interno della direzione generale competente, viene esaminato dal

servizio giuridico e da commissioni di esperti. Vengono poi sentiti gli organismi di categoria ed

eventualmente le parti sociali; infine, viene sottoposto all’approvazione collegiale.

Essa si può definire come una proposta in buona e debita forma: il Consiglio va a decidere su una

proposta che contiene tutte le caratteristiche dell’atto che si intende adottare.

Alla Commissione spetta l’esecuzione de Trattato e degli atti derivati, sotto il duplice profilo del

controllo dell’osservanza del diritto dell’Unione e dell’esecuzione in senso proprio.

Il potere di controllo vigila sull’applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in

virtù dei trattati e vigila sull’applicazione del diritto dell’Unione europea sotto il controllo della

Corte di Giustizia.

A tal fine è previsto un meccanismo di contestazione delle infrazioni che viene attivato dalla

Commissione nei confronti dello Stato membro inadempiente a mezzo di una messa in mora e

quindi di parere motivato; in caso di persistente inadempimento, conduce al ricorso della

Commissione dinanzi alla Corte di Giustizia per l’accertamento giurisdizionale dell’infrazione. In

alcuni casi la Commissione può adire direttamente la Corte.

In secondo luogo, sotto il profilo dell’esecuzione, essa esercita la funzione di coordinamento,

esecuzione e gestione alle condizioni stabilite dai trattati. Inoltre, esercita il potere di esecuzione che

atti giuridicamente vincolanti dell’Unione espressamente le conferiscono quando sono necessarie

condizioni uniformi di esecuzione.

La Commissione ha, inoltre, un potere generale, nei limiti e alle condizioni fissate dal Consiglio, di

raccogliere tutte le informazioni e di procedere a tutte le verifiche necessarie per l’esecuzione dei

compiti affidatile. Di rilievo sono i poteri ispettivi in materia di concorrenza e di vigilanza sugli

aiuti statali.

Ha, infine, un autonomo potere di potere di decisione in alcune ipotesi tassativamente specificate

dal trattato: esenzioni individuali in materia di concorrenza; imprese pubbliche; aiuti di Stato;

disciplina delle imprese pubbliche.

6. L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di

sicurezza.

Il Trattato di Lisbona ha introdotto una nuova figura istituzionale: l’Alto rappresentante dell’Unione

per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Viene nominato dal Consiglio europeo con delibera a maggioranza qualificata e con l’accordo del

Presidente della Commissione. In sede di approvazione collettiva della Commissione anche l’Alto

rappresentante è soggetto al voto del Parlamento.

L’Alto rappresentante ha il compito di:

- guidare la politica estera e di sicurezza comune;

- di contribuire con le sue proposte all’elaborazione di tale politica e di attuarla in qualità di

mandatario;

- assicura l’attuazione delle decisioni adottate in tale ambito dal Consiglio europeo e dal

Consiglio.

L’alto rappresentante riveste un doppio ruolo:

- da un lato presiede il Consiglio nella formazione degli “affari esteri”;

- dall’altro fa parte della Commissione, essendo uno dei vicepresidenti. In tale ruolo vigila

sulla coerenza dell’azione sterna, ha la responsabilità dello svolgimento dei compiti attribuiti

alla Commissione nel settore delle relazioni esterne. In particolare, nelle materie comprese

sulla PESC, conduce a nome dell’Unione, il dialogo politico con i terzi ed esprime la

posizione dell’Unione nelle organizzazioni internazionali.

8

Nell’esercizio delle sue funzioni si avvale del servizio europeo per l’azione esterna, la cui

istituzione è stata prevista dal Trattato di Lisbona.

Il servizio lavora in collaborazione con i servizi diplomatici degli Stati membri ed è composto da

funzionari dei servizi competenti del segretariato generale del Consiglio e della Commissione e da

personale distaccato dei servizi diplomatici nazionali.

7. La Corte di Giustizia (e il Tribunale) dell’Unione Europea

La Corte di Giustizia dell’Unione è l’istituzione a cui è stato attribuito il controllo

giurisdizionale:

 sulla legittimità degli atti e dei comportamenti delle istituzioni comunitarie rispetto ai

trattati;

 sull’interpretazione del diritto comunitario; e la compatibilità delle norme, degli atti

amministrativi o delle prassi nazionali con i Trattati e gli atti di diritto comunitario derivato.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea comprende:

- la Corte di Giustizia

- il Tribunale

- e i tribunali specializzati.

La Corte di Giustizia è composta da un giudice per Stato membro ed è assistita da 8 avvocati

generali. Ha sede a Lussemburgo ed è organo di individui.

Giudici e avvocati sono nominati di comune accordo dagli Stati membri per la durata di 6 anni, tra

personalità che offrano tutte le garanzie dell’indipendenza e che riuniscano le condizioni per

l’esercizio delle più alte funzioni giurisdizionali, o che siano giuristi di notoria competenza. Il

mandato può essere rinnovato.

Il Trattato di Lisbona ha introdotto l’obbligo della previa consultazione di un comitato composto da

sette personalità tra ex membri della Corte di giustizia e del tribunale, membri dei massimi organi

giurisdizionali nazionali e giuristi di notoria competenza, uno dei quali è proposto dal Parlamento

europeo.

Il Presidente della Corte viene eletto tra i giudici per 3 anni. Egli dirige l’attività della Corte sia

sotto il profilo giurisdizionale che amministrativo; presiede le udienze plenarie, designa il giudice

relatore per ogni causa ed esercita tutte le competenze che il regolamento di procedura gli

attribuisce. Di rilievo è la competenza in materia di provvedimenti cautelari e di urgenza, nonché di

sospensione dell’esecuzione delle sentenze.

L’avvocato generale ha il compito di presentare pubblicamente conclusioni scritte e motivate nelle

cause trattate dinanzi alla Corte. Tali conclusioni non riguardano tutte le cause, ma solo quelle che

lo richiedono rispetto allo Statuto della Corte. A sua volta, lo Statuto precisa che la Corte potrà

escludere le conclusioni dell’avvocato generale, quando la causa non presenti nuovi punti di diritto.

Il ruolo dell’avvocato generale è di amicus curiae e di difensore non di una parte. In Italia è il ruolo

che svolge la Procura della Repubblica in alcuni affari civili e il procuratore generale della Corte di

Cassazione, con la differenza che l’avvocato generale conclude per iscritto dopo qualche settimana,

salva l’ipotesi di procedura d’urgenza.

La Corte può sedere sia nella sua composizione plenaria, il c.d. gran plenum, ovvero nella

composizione di piccolo plenum, denominato “grande sezione” (13 giudici); sia in sezioni di 5 o di

3 giudici. Per una maggiore flessibilità nel sistema, è consentita la rimessione alle sezioni in ogni

caso (salvo che la grande sezione non sia espressamente richiesta).

I casi di ricorso alla plenaria sono limitati alle cause promosse:

 contro il Mediatore per mancanza delle condizioni necessarie o colpa grave;

 contro i membri della Commissione per violazione degli obblighi connessi all’esercizio

delle loro funzioni;

 contro i membri della Corte dei Conti per mancanza dei requisiti previsti o violazione degli

obblighi derivanti dalla loro carica;

 per l’importanza eccezionale del giudizio. 9


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

19

PESO

114.19 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto comunitario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in giurisprudenza

La democrazia, Kelsen - Appunti
Appunto
Riassunto esame Diritto Processuale Civile, Il Processo di Cognizione, prof. Vaccarella
Appunto
Riassunto esame Diritto Processuale Civile, prof. Vaccarella, libro consigliato Principi Generali, Luiso
Appunto
Riassunto esame Istituzioni di Diritto Romano, docente Brutti, libro consigliato "Il Diritto Privato nell'antica Roma", Massimo Brutti
Appunto