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ARCHETIPO NEL RIFLESSO PSICOLOGICO

All’uomo primitivo non importa affatto di conoscere la spiegazione oggettiva di fenomeni

evidenti. Egli invece sente la necessità, anzi la sua anima inconscia, è portata a far risalire

qualunque esperienza sensibile ad un accadere psichico. All’uomo primitivo non basta

veder tramontare o sorgere il sole: quell’osservazione esteriore deve costituire un

“avvenimento psichico”, cioè il sole nel suo peregrinare deve raffigurare il destino di un

dio o di un eroe, che in fin dei conti, non vive che nell’anima dell’uomo stesso. 2

Tutti i fenomeni naturali vennero quindi mitizzati. Essi non sono allegorie di quegli

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avvenimenti oggettivi, ma simboli dell’interno e inconscio dramma dell’anima, che

diventa accessibile alla coscienza umana, per mezzo della proiezione, del riflesso cioè nei

fenomeni naturali. I MITI sono quindi in realtà manifestazioni psichiche che rilevano

l’essenza dell’anima. DOTTRINE ESOTERICHE E RELIGIONI

Tutte le dottrine esoteriche e le religioni moderne cercano di afferrare gli accadimenti

dell’anima e per farlo hanno raffigurato questi misteri con figure splendenti. Per lungo

tempo le spiegazioni e giustificazioni religiose non hanno permesso all’uomo comune di

interrogarsi sui “perché” di certe sensazioni o visioni o sogni. Per ogni cosa, per ogni

dubbio o domanda, la religione aveva una formula molto più bella e affascinante

dell’esperienza diretta. Quando i simboli religiosi (come tutte le cose) con l’uso e col tempo

si sono consumati e sono impalliditi perdendo di fascino, l’uomo colto ha ricercato nelle

religioni vicine altri simboli, diversi, ancora capaci di “spiegare” e “giustificare” senza

domandarsi troppi perché.

L’esperienza della visione di frate Niklaus, è un esempio di ELABORAZIONE DEL

SIMBOLO. Ovvero mostra l’utilità del simbolo dogmatico che dà ad un avvenimento

psichico un significato comprensibile senza limitarne sostanzialmente l’esperienza né

danneggiarne il significato dominante. Con l’aiuto dell’immagine dogmatica della divinità,

frate Niklaus è riuscito ad assimilare la visione di un immagine archetipica senza esserne

lacerato. Il dogma sostituisce l’inconscio collettivo in quanto lo esprime in modo molto

ampio. Il dogma religioso è basato sugli archetipi dell’inconscio collettivo e il credo ne è il

simbolo. Quando le immagini sacre, essendo in conflitto con la ragione al suo destarsi,

cominciarono a sgretolarsi una dopo l’altra, si credette che ciò stava accadendo a causa

della perdita del loro significato. Ma la domanda da porsi è se effettivamente avessero mai

avuto un significato o se invece nessuno avesse mai avuto la più pallida idea di che cosa

fossero. Dato che le immagini archetipiche sono così cariche di significato, nessuno ha mai

avuto la necessità di riflettere su cosa realmente potevano voler dire; di conseguenza

l’uomo ha fatto un’importante scoperta: che alle proprie immagini non ha riflettuto affatto.

Il problema sorge a questo punto. Le immagini sacre si sgretolano, il Cristianesimo perde il

suo potere e l’uomo che non si accontenta di simboli e dogmi orientali perché non ne è il

legittimo erede, brancola nel buio più completo. Cerca di riempire il suo vuoto interiore

con ideologie di ogni genere, dalle sociali alle politiche, senza per altro colmare il baratro.

Si aggrappa ai beni materiali di ogni tipo senza provare alcuna soddisfazione e infine lascia

che lo spirito si trasformi da “fuoco” in “acqua”, che sprofondi nell’oscurità interiore e che

2 Allegoria = parafrasi (spiegazione) di un contenuto conscio.

3 SIMBOLO = il simbolo esprime un contenuto inconscio, avvertito ma ancora sconosciuto. È un oggetto

materiale, concreto, che ci mette in contatto con qualcosa di non materiale, ovvero noi col mondo dell’inconscio.

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l’intelletto, la mente, prenda il suo posto. L’acqua è il simbolo più corrente dell’inconscio

ovvero qualcosa che giace al di sotto della coscienza, identificato anche come subconscio.

Psicologicamente l’acqua significa “spirito divenuto inconscio”.

Chi guarda nello specchio dell’acqua, vede per prima cosa l’immagine di sé stesso e

andare verso sé stessi presuppone un incontro con sé stessi. È una prova di coraggio non

indifferente dato che questo incontro è una delle esperienze più sgradevoli per l’uomo ma,

se si riuscisse a farlo, si sarebbe per lo meno riusciti a far affiorare l’inconscio personale.

Quest’ultimo però non è così comprensibile se non ci poniamo in un ottica più ampia:

dobbiamo prestare attenzione a quelle che sono le basi su cui poggia e cioè l’inconscio

collettivo.

Poiché l’uomo moderno conosce molto poco di sé, rimane molto spazio per l’inconscio ma

dobbiamo imparare a conoscere noi stessi se vogliamo sapere chi siamo. Se oltre a

specchiarsi nel lago però, si vuole andare più a fondo, se ci si vuole immergere nelle acque

della profonda sorgente, ecco che si spalanca una vastità senza confine in cui è sospesa

ogni vita, dove l’anima di tutto ciò che è vivo si incontra, dove l’io è inseparabilmente

questo e quello, dove ci si sente collegati con il mondo intero e ci si “perde in sé stessi”.

Questo è il pericolo primigenio, la paura dell’uomo che un’ondata dell’inconscio lo travolga,

che faccia cose inconsce nelle quali non ci si riconosce.

Per questo gli sforzi dell’umanità sono stati sempre rivolti al consolidamento di una

coscienza tramite la quale costruire delle muraglie per arginare l’inconscio. Queste

muraglie, innalzate sin dalle epoche più lontane, divennero poi i fondamenti della Chiesa e

sono le stesse che crollano quando i simboli invecchiano.

Finché si parla di coscienza, l’uomo si sente artefice, pensa riflette e agisce. Ma quando si

parla di inconscio si sente impotente e insufficiente, sa che il pericolo maggiore che lo

minaccia sta nel non poter prevedere le reazioni della psiche.

Sappiamo oggi che gli dei sono archetipi dell’inconscio e lo sappiamo semplicemente

perché, da quando questi sono impalliditi assieme ai loro simboli, abbiamo dovuto

spiegare diversamente il mistero dell’anima. Prendersi cura dell’inconscio è quindi una

questione vitale: essere spiritualmente o non essere. Tra l’altro, la complessità dell’anima,

è aumentata con la despiritualizzazione della natura. Ciò significa che eventi naturali, non

più simboli archetipici, hanno dovuto essere spiegati e giustificati diversamente o

semplicemente rinominati da termini nuovi.

Per esempio la conturbante “ondina” (sirena) che nuota nelle acque del lago e talvolta

A

rimane intrappolata nella rete del pescatore, viene definita da Jung come nima.

Ora dobbiamo fare una distinzione tra “anima”, che è la parte vivente dell’uomo, e

A

“ nima”, termine latino che sta ad indicare la parte femminile dell’uomo.

La prima (anima) è una forza viva che con la sua agitazione e la sua complessità stimola

l’uomo a vivere la vita e per questo dal DOGMA è sempre stata minacciata di sovrumani

castighi e propiziata da sovrumane benedizioni.

La seconda invece (Anima), non è un concetto filosofico, ma un ARCHETIPO NATURALE,

un “fattore” (artefice) nel senso vero e proprio della parola. Il solo fatto che l’Anima sia

indicata con un termine femminile, fa perlomeno pensare che ce ne sia un altro maschile:

A nimus (parte maschile della donna).

Un aspetto non ancora trattato fin qui dell’Anima è la SAGGEZZA.

Quest’ultima al primo impatto, non sembra essere una caratteristica dell’Anima in quanto

mal si sposa con l’impeto irrazionale che la caratterizza; ma a chi si confronta

profondamente con lei, e con i contenuti dell’inconscio, appare come se fosse un segreto

ben celato che corrisponde a una conoscenza superiore dei segreti della vita. Pagina 4 di 4


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia delle scienze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Bonvecchio Claudio.

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