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Filosofia delle scienze sociali - gli archetipi dell'inconscio collettivo Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di filosofia delle scienze sociali, professor Claudio Bonvecchio, corso di laurea in scienze della comunicazione. L'argomento trattato è gli archetipi dell'inconscio collettivo, l'opera di Jung, Freud, l'energia archetipica, le rappresentazioni archetipiche, come quella dell'ombra, dell'anima, del vecchio saggio....

Esame di Filosofia delle scienze sociali docente Prof. C. Bonvecchio

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La psiche come mediazione tra i due modi di descrivere l'essere: lo spirito e la materia

Jung, come la tradizione filosofica e letteraria, vede nella psiche il punto di incontro tra spirito e

materia.

Secondo tale modello la psiche è come una terra di mezzo tra spirito e materia; nella sua parte

superiore troviamo il pensiero, in quella inferiore troviamo gli istinti.

Istinti ed Archetipi dell'intuizione

Jung approda al concetto di archetipo partendo dalla riflessione sulla natura degli istinti e su come

essi vengano gestiti ed elaborati dall'inconscio. Egli non sa dare, come nessuno del resto, una

definizione esaustiva degli istinti. Certo, essi sono coercizione all'azione e alla reazione al di là della

finalità. L'istinto in azione è un processo non coscientemente finalizzato.

Nell'inconscio esso si autopercepisce in forma di intuizione che esplode nella coscienza.

L'intuizione implica la percezione di tutte le possibilità insite in una situazione, ovvero essa implica

il risveglio del simbolo polivalente; essa non è né pensiero, né sensazione, né sentimento.

Percezione istintuale e gesto istintuale

L'archetipo non è qualcosa d'altro dall'istinto; esso rappresenta l'altra faccia della medaglia o del

"foglio".

Intuizione ed istinto sono due concetti analoghi e rovesciati: l'intuizione è detta da Jung anche

percezione istintuale (ossia il contenimento di quell'energia che, altrimenti, verrebbe agita nel gesto

istintuale).

Con il termine percezione istintuale Jung intende la situazione che costringe il soggetto a percepirla

e ad attivare in sè l'universo di possibilità pertinenti tra le quali cercare risposta.

E' detta "istintuale" per il carattere dell'obbligatorietà a cui è soggetta, e "percezione" in quanto,

come energia contenuta, viene appunto percepita, in forma di intuizione, dalla coscienza.

La stessa energia (libido) pertanto può esprimersi in un gesto coatto, acoscienziale, "istintuale";

oppure può essere incanalata e compresa in un'istanza percepibile dalla coscienza, esprimendosi

come "percezione istintuale".

La percezione istintuale è la prima autorappresentazione dell'istinto.

L'istinto è, dunque, il manifestarsi immediato dell'Essere, a cui corrisponde una possibilità di

contenimento della stessa immediatezza.

Riepilogo

La percezione istintuale, è l'esplosione nell'inconscio, in forma di intuizione, dell'energia istintuale

trattenuta. L'energia (la libido) è sempre la stessa; essa però può prendere la via della conservazione

di comportamenti collaudati (e così si esprime nel gesto istintuale), oppure può essere trattenuta e

diventare così percezione istintuale (rendendosi energia disponibile per nuova conoscenza). Istinti

ed archetipi dell'intuizione formano l'inconscio collettivo. Ad ogni istinto corrisponderebbe un

archetipo.

L'archetipo è una forma vuota

E' un insieme di possibilità rispetto ad una situazione tipica della vita. Il soggetto, sia pure

inconsciamente, ricorre sempre all'archetipo per comprendere e quindi creare nuova conoscenza

rispetto alle situazioni tipiche dell'esistenza.

Esso (l'archetipo come percezione istintuale) è il responsabile del mondo della creatività in

contrapposizione al mondo della obbligatorietà e della conservazione (regno del gesto istintuale).

Data la natura dinamica della psiche, possiamo ipotizzare che ciò che è istinto oggi, possa essere

stato archetipo per una specie precedente o forse, addirittura, per un ciclo evolutivo anteriore.

All'interno del ciclo evolutivo a cui noi apparteniamo e nelle potenzialità che ci appartengono da

quando ci diciamo Uomo, noi siamo dotati di determinati istinti e di determinati archetipi. Chissà,

forse stiamo oggi preparando nuovi istinti per i prossimi uomini.

L'inconscio è un sistema vivo nella memoria dei toni affettivi e delle risposte collaudate per essi: i

"primitivi" non vivevano direttamente l'evento pericoloso ma elaboravano nei miti, nei riti magico-

religiosi il tono affettivo che l'evento pericoloso suscitava in loro.

Ci fu un tempo in cui l'uomo non sapeva differenziare se stesso dal mondo, né, dunque, sapeva

distinguere l'oggetto esterno dalla sua proiezione.

L'inconscio è ancora oggi pronto a reagire, col suo patrimonio millenario, per vie invisibili

attraverso l'attivazione degli archetipi che, come abbiamo visto, costituiscono le forme di

manifestazione creativa degli istinti.

Jung porta come esempio - per dire il passaggio da uno stato di "conservazione" ad uno stato di

maggiore coscienza - i riti di fertilità della tribù Wachandi:

gli uomini del villaggio, dopo aver allontanato le donne, e dopo aver scavato nella terra una buca a

forma di vagina, danzano con le loro spade erette (che simboleggiano il fallo) e poi le gettano nella

buca.

Il naturale fatto biologico della procreazione viene collegato col fatto culturale della semina e della

coltivazione.

L'atto puramente pulsionale del congiungimento di maschio e femmina sul piano biologico-

corporeo (il gesto istintuale) si trasforma, mediante il simbolo, incanalando quella stessa energia

erotica verso nuove forme di vita, di conoscenza, di "spazi mentali".

Premesse psichiche all'attivazione dell'archetipo:

a) Fragilità della coscienza "infelice". Quanto più il soggetto è cosciente (e quindi, in virtù di un

lavoro introspettivo, ha assottigliato la barra divisoria tra la sua individualità cosciente e l'inconscio

collettivo) tanto più gli verranno incontro gli archetipi che gli parleranno attraverso sogni,

intuizioni, visioni, ecc., affinché tramite essi egli prosegua e completi la dinamica fondamentale e

rarissima dell'individuazione.

Con questo termine Jung intende indicare il processo attraverso cui avviene la sufficiente

integrazione dell'inconscio alla coscienza; integrazione grazie alla quale l'individuo diviene quel

preciso, unico e indivisibile soggetto che già in potenza egli è.

b) Fragilità della coscienza "incosciente". Quanto meno il soggetto è cosciente, tanto più seguirà la

coscienza collettiva zittendo l'inconscio e togliendo importanza pratica all'Io.

Egli saprà restare ancorato solo al mondo concretistico e agli automatismi, consumando la vita nella

frammentazione e nell'astoricità dell'esperienza.

Anche in questo caso, di minima coscienza e di "elementarità" psichica fino alla coscienza

"primitiva", "psicotica", possiamo assistere ad un'intensa manifestazione archetipica. S'intende qui

per automatismo psicologico un comportamento cosciente su cui l'Io potrebbe produrre modifiche

ma che viene sottratto al suo potere da una sorta di dominante funzione istintuale.

L'energia archetipica

La condizione sufficientemente "evoluta" della coscienza non garantisce quest'ultima

dall'ambivalenza archetipica.

L'archetipo è energia distruttrice e creatrice al tempo stesso:

- distruttrice perché sottrae il soggetto alla percezione ordinaria dell'esistenza e di se stesso; perché

esso archetipo induce possessione e non è riconoscibile nel suo agire se non a posteriori; - creatrice

e risanatrice perché, attraverso la sua capacità di indurre stati coscienziali "distorti", pare mettersi in

moto al fine di equilibrare un preesistente atteggiamento unilaterale, "ingiusto" e "patologico" della

coscienza.

Si potrebbe dire che esso agisce terapeuticamente attraverso il paradosso:

una sorta di caricatura del "funzionamento ordinario" della coscienza.

V'è dunque un senso certamente anche nella distruttività dell'archetipo; essa va a ridimensionare,

tramite esperienza estremamente frustrante e dolorosa, un malsano atteggiamento coscienziale

(l'unilateralità già accennata).

Le rappresentazioni archetipiche

L'archetipo in quanto tale è irrappresentabile.

Nei sogni e nelle fantasie si trovano le rappresentazioni archetipiche che costituiscono gli effetti

dell'archetipo.

E' la stessa situazione che in fisica si presenta con l'atomo e le particelle subatomiche: non si

mostrano in sè e per sè.

I loro effetti, le loro "tracce", sì.

Accade cioè che materia e spirito siano entrambi irrappresentabili e che solo la psiche e i suoi

contenuti lo siano. Siamo immersi nella psiche e tutto ciò che del mondo e di noi sappiamo,

necessariamente lo sappiamo attraverso il filtro della psiche.

Se poi si pensa a come le nevrosi (conflitti inconsci segnati dall'unilateralità dell'atteggiamento

cosciente) possano essere fenomeni sociali, ciò induce a pensare che vi sia corrispondenza di

attivazione archetipica e nell'individuo e nel sociale, corrispondenza che può segnare un'epoca a

seconda del tipo di archetipo costellato (attivato) e dell'atteggiamento verso di esso.

Può essere verso maggiore conoscenza e libertà (come è stato per esempio il "mitico '68" e il suo

bisogno utopico e archetipico insieme di "redenzione"); può essere verso una restaurazione

nostalgica e illibertà spirituale crescenti: la restaurazione dell'"Impero" nel periodo fascista o, per

certi aspetti, gli stessi nostri anni attuali.

Nel singolo individuo l'attivazione archetipica può essere una strada che deve essere percorsa per

preservarsi dagli abusi della coscienza collettiva, che tende ulteriormente a unilateralizzare la

coscienza individuale.

Tra i fondamentali archetipi Jung cita: quello dell'Ombra, quello dell'Anima, quello del Vecchio

Saggio. Possiamo anticipare che essi sono le personificazioni delle tappe fondamentali lungo il

processo di individuazione e ciascuno cela dietro di sè i successivi. Se le trasformazioni e relative

dinamiche sono simbolicamente personificate, il processo della trasformazione, in quanto tale, è

rappresentato da situazioni, luoghi, modi e mezzi tipici ("archetipi della trasformazione") che

simboleggiano la specie di trasformazione di cui si tratta.

Caratteristica di questi, come di tutti i simboli, personificazioni e no, è la loro plurivocità,

polivalenza, paradossalità (come lo spirito degli alchimisti che è giovane e vecchio insieme),

nonché "la loro pienezza di riferimenti che rende impossibile ogni univoca formulazione." Il

processo simbolico - prosegue Jung- può essere rappresentato dalle immagini alchemiche, come

pure dal sistema tantrico dei "chakra" ecc. ed è "un'esperienza nell'immagine e dell'immagine". Il

suo svolgimento presenta una struttura enantiodromica, ovvero "un ritmo negativo e positivo, di

perdita e di guadagno, di luce e di tenebra".

L'inizio del percorso è caratterizzato da una situazione impossibile. Suo scopo è un'illuminazione o

un più elevato grado di coscienza per mezzo del quale il punto di partenza è superato su un piano

più alto.

In termini di tempo il processo può presentarsi condensato in un sogno, in un breve istante di

esperienza o mesi o anni a seconda del punto di partenza e dello scopo che dev'essere raggiunto.

L'Ombra è la prima raffigurazione archetipica che si incontra lungo il cammino della via interiore:

come in uno specchio ci viene rimandata la nostra immagine interiore.

Additando il limite personale l'Ombra si fa lanterna verso figure sempre più numinose.

Il primo momento dell'incontro con l'Anima è generalmente segnato dal suo lato elfico irrazionale

ove saggezza e follia sono una cosa sola.

Pare necessaria una totale resa perché nuovi e più profondi livelli di significato possano emergere.

L'archetipo del significato altro non è che quello del Vecchio Saggio: nel mito e nel folkore

impersona lo Spirito. Anch'esso ha natura dicotomica. Può mostrare il lato superiore o quello

inferiore di se stesso.

I PRINCIPALI ARCHETIPI DELL'INCONSCIO

COLLETTIVO INDICATI DA JUNG: L'OMBRA, L'ANIMA

ED IL VECCHIO SAGGIO

L'inconscio ha a disposizione molti più dati della piccola e giovane coscienza ed esso

riesce quindi ad avere una visione più globale ed integrata che gli permette di

suggerire soluzioni sensate.

Introduciamo il discorso ricordando gli ultimi concetti fondamentali riportati già nel numero

precedente.

Tra i fondamentali archetipi Jung cita: quello dell'Ombra, quello dell'Anima, quello del Vecchio

Saggio.

Essi sono le personificazioni di tappe fondamentali lungo il processo di individuazione e ciascuno

cela dietro di sè i successivi.

Se le trasformazioni e le relative dinamiche sono simbolicamente personificate, il processo, in

quanto tale, della trasformazione è rappresentato da situazioni, luoghi, modi e mezzi tipici

("archetipi della trasformazione") che simboleggiano la specie di trasformazione di cui si tratta.

Caratteristica di questi, come di tutti i simboli, personificazioni e no, è la loro plurivocità,

polivalenza, paradossalità (come lo spirito degli alchimisti che è giovane e vecchio insieme),

nonché "la loro pienezza di riferimenti che rende impossibile ogni univoca formulazione." Il

processo simbolico -prosegue Jung - può essere rappresentato dalle immagini alchemiche, come

pure dal sistema tantrico dei "chakra" e da altre ancora, ed è "un'esperienza nell'immagine e

dell'immagine". Il suo svolgimento presenta una struttura enantiodromica, ovvero "un ritmo

negativo e positivo, di perdita e di guadagno, di luce e di tenebra".

L'inizio del percorso è caratterizzato da una situazione impossibile. Suo scopo è un'illuminazione o

più elevato grado di coscienza per mezzo della quale il punto di partenza è superato su un piano più

alto. In termini di tempo il processo può presentarsi condensato in un sogno, in un breve istante di

esperienza o mesi o anni a seconda del punto di partenza e dello scopo che dev'essere raggiunto.

L'archetipo dell'Ombra

Secondo Jung l'Ombra è la prima raffigurazione archetipica che si incontra lungo il cammino della

via interiore: come in uno specchio ci viene rimandata la nostra immagine interiore avanti a cui

nessun trucco d'identificazione totale con la nostra 'Persona' regge. Persona sta qui per identità di

copertura in cui si è quel che gli altri vogliono che noi si sia e quel che noi amiamo pensare di

essere. Persona è la maschera dell'attore.

L'atto riflessivo su noi stessi, accompagnato dall'ausilio dell'inconscio stimolato, ci restituisce anche

ciò che di noi non amiamo vedere.

L'Ombra è quindi la figura negativa portatrice dei nostri limiti.

Incontrarla, un po' ridicola e un po' minacciosa, significa accettarla e, accettandola, permetterle di

offrire quanto di prezioso racchiude in se stessa: non scordiamo che ogni simbolo è ambivalente e

che ogni negativo è ponte verso un positivo e viceversa in un costante gioco dialettico.

Additando il limite l'Ombra si fa lanterna verso figure sempre più numinose e accade così che,

attraverso di lei (figura con cui - è bene ricordare - si convivrà tutta la vita stante l'infinita


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia delle scienze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Bonvecchio Claudio.

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