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FILOSOFIA DELL’ARCHITETTURA – Appendice 1

1.L’architettura nel pensiero antico e primo moderno

Per Platone l’architettura rappresenta un progresso attraverso l’esatta misurazione, fa parte delle discipline

praktike allineate alla techne in contrasto con le gnostike o episteme, intese in questo senso come

istruzione o comando, come se fosse un sapere manageriale.

Aristotele parla ampiamente di architettura, facendone non l’aspetto centrale dei suoi ragionamenti, ma un

aspetto secondario. Egli si concentra soprattutto su quello che per lui è l’oggetto principale

casa.

dell’architettura: la

Plotino, Agostino, Tommaso d’Aquino e Cartesio affrontano il problema basandosi su quanto affermato da

Platone.

È Francesco Bacone che colloca la materia architettonica eccezionalmente in un modello non strumentale.

l’utilità

Nel suo saggio rimane un aspetto focale.

2.German Enlightenement: Wolff, Kant, Hegel, Schopenhauer

L’architettura comincia a essere annoverata fra le arti da Batteux (1746).

ingegno disciplina scientifica, arte di invenzione

Wolff vede l’architettura come e un’empirica come fisica e

medicina. Per lui l’architettura greca è un modello e assume la triade vitruviana come un imperativo; gli

aspetti strutturali devono tendere alla bellezza ed essere visibili per lo spettatore.

funzionalità.

Per Kant il successo nel progetto architettonico è rappresentato dalla Egli enfatizza la capacità

relazionarsi con l’estetica idealizzare nozioni di funzioni, la sua struttura la fisica

dell’architettura di e e

che la governa. Inoltre getta le basi per il successivo formalismo per cui: a) il giudizio estetico deve essere

simile anche tra diverse persone e b) è meglio compreso se separato da altri significati che l’opera può aver.

contenuti generalmente cognitivi

Per Hegel l’architettura primeggi fra le arti nell’espressione dei e

libertà

caldeggia una progressiva acquisizione di della disciplina da simbolismi per il raggiungimento dello

“spirito assoluto”. basse rigidezza

Schopenhauer al contrario classifica l’architettura fra le più forme d’arte. Ne mette in luce la

gravità portatrice di luce.

e la ammettendone, tuttavia, le sue capacità come Le caratteristiche estetiche

carico

architettoniche devono, in primo luogo, mettere in risalto proprio gravità e rigidezza, riferite a e

supporto.

3. La scienza dell’estetica e le teorie dell’Einfuhlung

L’arte e le sue qualità sono soggette ad un’analisi scientifica alla pari delle scienze formali e naturali,

possono essere quindi spiegate, misurate e diffuse. scienza

Henry Noble Day delinea per primo l’estetica come anche se l’estetica come scienza ha un

metaforico letterale. rifugio

significato più che L’idea del è anche qui, come in Aristotele, l’idea

fondamentale dell’architettura. sensazione percezione.

Helmholtz abbozza i primi studi sulla misura di e persone.

Wundt e Fechner propongono una misura delle preferenze nelle

Volkelt in verità è stato il primo a capire che la misurazione delle sensazioni e delle esperienze in

laboratorio astraeva da tutta una serie di altre astrazioni e complicazioni. Per questo egli e i successivi

approccio

teorici dell’Einfuhlung promossero la comprensione dell’esperienza empatica come un

psicologico alternativo alla cognizione e all’apprezzamento dell’arte e dell’architettura. stile

Goller sviluppa un profilo di stile architettonico per cui un set di forme architettoniche costituisce uno

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standard psicologici caratteristiche temporalmente e culturalmente

che altro non è che un insieme di e

locali.

4.Tradizioni continentali

Dominano la scena del XX secolo soprattutto per quanto riguarda l’output filosofico e la sua influenza sulla

teoria architettonica.

Esse si dividono in tre grandi branche:

1. Fenomenologia – alcuni mossero dei dubbi sulla nostra capacità di leggere il mondo in maniera

oggettiva. Alternativamente offrono una visione intersoggettiva che si basa sull’esperienza che noi

abbiamo, in prima persona, del mondo. Il primo passo in questo senso lo fa Merleau-Ponty,

sostenendo che la nostra esistenza nel mondo può essere capita meglio capendo come essa sia

esperienza di ciò che ci circonda.

modellata dalla nostra L’esperienza emerge, quindi, come la

caratteristica principale nella comprensione dell’oggetto architettonico. A questo punto si aprono

due percorsi di esplorazione per i fenomenologisti architettonici, cercando di spiegare come

l’esperienza influenzi il progetto dell’ambiente costruito. creazione di una

Heidegger propone che lo scopo finale del costruire altro non sia la piazza,

connettendo gli spazi attorno allo spazio costruito e di conseguenza implementare le relazioni

umane che sottendono questo legame spaziale. collettivo.

Riassumendo l’esperienza in architettura non è solo personale ma

Sorgono dei potenziali problemi: per alcuni ci sono dei limiti su ciò che la nostra esperienza degli

edifici possa dirci sugli edifici stessi; per altri la nostra esperienza da sola può non garantire

l’oggettività richiesta perché il giudizio estetico valga anche in altri contesti culturali. Questo lascia

l’analisi fenomenologica profondamente confinata a precisi contesti culturali.

Ingarden estende la teoria fenomenologica anche agli oggetti d’arte puramente intenzionali. Per lui

identità

è fondamentale che architetto e utenti diano all’oggetto architettonico. L’interesse di

Ingarden per l’atto creativo di coscienza caratterizza il secondo percorso di esplorazione: come

design dell’ambiente costruito.

l’esperienza influenzi il

2. Ermeneutici originali

– accedere ad un oggetto architettonico significa accedere agli utenti del

progetto. L’architetto progetta ma la nostra comprensione dell’edificio come utenti necessita un

entrarvi all’interno.

3. Post-strutturalismo fissa

– i significati e le referenze di un edificio sono presi in maniera dal

precisi contesti e agende politiche.

creatore soprattutto per il fatto che sono legati a ben

Per Foucault, a questo proposito, sorgono due suggestioni: 1) l’architettura può essere uno

soppressione e di potere;

strumento di 2) gli architetti che progettano architetture di soppressione

e di potere da soli non sono capaci di esercitare il controllo da soli.

5.La tradizione analitica: Goodman, Scruton, Beyond

Nonostante la sua natura concreta l’architettura è capace di modellare lo spazio anche attraverso strumenti

astratti.

Goodman propone che gli oggetti architettonici funzionino in tre modi:

1. Attraverso la denotazione – far capire allo spettatore una particolare caratteristica rilevante per

fargliela avere sempre presente (solitamente una forma);

2. Attraverso l’esemplificazione – metter in luce nel progetto una più ampia caratteristica della

struttura; 2

3. Attraverso l’espressione – esemplificazione metaforica di una caratteristica che possa sembrare

caratterizzante la struttura, ma che in realtà letteralmente non lo è.

Scruton delinea l’importanza dell’immaginazione nella percezione e soprattutto nella formazione del

giudizio estetico. Egli propone che la nostra capacità di vedere e creare la bellezza architettonica sia

integrale al ragionamento pratico integrato nell’architettura e nelle correlate arti decorative e applicate.

Il giudizio architettonico integrato dall’immaginazione emerge nell’esercizio di gusto, dispiegato per

l’appropriato dal punto di vista dello stile, della scala. Se l’esercizio di gusto indica valori pertinenti alla

nostra esperienza di architettura ci può essere un’estensione nella sfera morale per la quale noi vorremmo

che bellezza e valori estetici siano promossi non solo per noi ma anche per gli altri.

Graham sostiene che il problema principale dell’estetica architettonica sia quello di imbracciare una sintesi

di valori artistici ed utilitari e, altresì, che il miglior modo di rapportarsi all’architettura sia

nell’appropriazione che non solo nell’apprezzamento.

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FILOSOFIA DELL’ARCHITETTURA – Appendice 2

Mentre la filosofia dell’architettura è una sub-disciplina di recente origine, la teoria architettonica vanta

comunque antichi natali. Storicamente, i grandi architetti contribuivano al sapere architettonico non solo in

opere progettate ma anche in opere teoriche alle quali demandavano il compito di diffondere il proprio

sapere agli altri. La teoria architettonica assume un ruolo fondante nella trasmissione della conoscenza

soprattutto durante il Rinascimento. Si tratta di prescrizioni che raccomandano l’esercizio e

l’apprendimento della disciplina architettonica mediante la pratica. Questa concezione trova riscontro in

Vitruvio e in molti suoi successori. In sostanza i dieci libri in cui si suddivide il De Architectura, vedono

l’architettura come il risultato del creare, fare e dell’ingegno.

I più grandi contributi vitruviani consistono nell’identificazione dei tre famosi principi: firmitas, utilitas et

venustas tradotti come, integrità strutturale, utilità e bellezza. Questi spianano la strada al raggiungimento

dei più alti valori architettonici. Leon Battista Alberti

Un ulteriore contributo alla teoria architettonica di matrice rinascimentale, è quello di

il quale ha attuato un rinnovamento dei principi di Vitruvio. Con l’illuminismo, il focus dell’attenzione, si

concentra sulla natura umana e sulla diversità delle esperienze umane, e per questo motivi teorici come

Laugier presentano progetti architettonici costruiti sulla figura umana. Con la nascita della corrente

ne

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/02 Logica e filosofia della scienza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher albertocrobe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia del progetto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Sassari o del prof Bacchini Fabio.
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