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Filosofia delle scienze, dell’economia e digitalizzazione

Cos’è la filosofia della scienza e i filosofi più importanti

La filosofia della scienza si presenta come un fenomeno che crea strumenti e concetti che vanno

ad analizzare le teorie scientifiche e i linguaggi specialistici, trasformando queste forme di

conoscenza in forme razionali di analisi che permettono di far conoscere il mondo e noi stessi.

Questo fenomeno assume un ruolo di dialogo, perché permette di far comunicare i diversi

linguaggi specialistici tra loro, altrimenti da soli non saranno in grado di scambiarsi informazioni.

La filosofia della scienza nasce nella seconda metà dell’800 in Germania, focalizzandosi del

divenire, ma si specializza nella prima metà del ‘900, soprattutto in Italia, concentrandosi sulle

varie innovazioni. La filosofia permette di andare a creare un pensiero critico elaborato dai filosofi,

in quanto la maggior parte sono scienziati, che andranno a problematizzare i grandi problemi, i

quali verrano poi rielaborati oggi in chiave moderna. La nascita di questa branca si associa alla

nascita della civiltà greca, ma si può osservare come anche le civiltà precedenti avevano

manifestato il loro pensiero in modi diversi; ciò costituisce la capacità del pensiero speculativo, il

quale però non si sa quanto si verificò per la prima volta nel corso della storia. Quindi anche se la

filosofia non nasce contemporaneamente ai greci, si elabora quest’associazione perché loro sono

la prima civiltà che è stata in grado di sviluppare un pensiero: l’essere umano riesce a riconoscere

gli oggetti in base alla forma; ma anche se questa capacità è intrinseca all’uomo già ai tempi dell’

Homo Sapiens, nessuno prima di loro è stato capace di articolare un tale pensiero.

Parlando della filosofia della scienza è molto importante approfondire un concetto che

successivamente ritornerà utile: il concetto di entropia. L’entropia è la misura del disordine in un

qualsiasi sistema fisico, che porta allo studio sia della biologia che del calore; quindi questa

disciplina deve essere considerata come autonoma che permette di sviluppare degli

approfondimenti e soprattutto garantisce lo sviluppo della relazione tra ontogenesi ed evoluzione.

L’ontogenesi è un processo che permette di dare il via allo sviluppo biologico dell’essere vivente,

quindi lo sviluppo si classifica come trasformazione sincrona (sulla stessa base del tempo),

mentre l’evoluzione si presenta come una trasformazione diacronica (dove il fattore del tempo si

esprime grazie ad una serie indefinita di espressioni linguistiche).

La differenza tra le teorie ultra antiche, quelle orientali e i filosofi greci sta nel passaggio al

pensiero razionale, cioè il pensiero greco: nessun essere vivente può vivere se non si pone

delle domande alle quali non è in grado di rispondere, domande come “Perché nasco?” “Dove

sono nato?” E ciò ci pone tutti sullo stesso piano, grazie al principio della casualità, di fronte

all’origine. Ogni essere vivente, nel corso della sua vita, si pone l’obiettivo di dare un significato a

ciò che non ce l’ha, quindi siamo tutti dei significanti in cerca di significato, ma tutti in continua

esperienza con il “limite”, il quale è un concetto antinomico perché una volta che si determina il

limite si può intuire cosa c’è dopo, quindi quando il limite viene raggiunto c’è anche la possibilità

di andare oltre.

Tra i filosofi emergenti si ha Parmenide, il quale andrà ad elaborare uno schema del rapporto tra

pensiero e linguaggio. Quindi è l’ontogenesi che permette di sviluppare un rapporto che prende in

considerazione anche le tesi di Aristotele, il quale sosteneva l’esistenza di tre piani: dell’essere,

del pensiero e del linguaggio; e anche per Parmenide questi tre piani possono coesistere tra loro

proprio perché l’essere è e non può non essere, quindi il non essere non può nemmeno essere

pensato. Tutto questo porterà alla nascita di una spiegazione della realtà che trascende il tempo.

Egli permette per la prima volta di costruire un sistema logico che prevede il trascendimento dalle

cose: creazione di un sistema razionale in grado di fare i conti con l’eternità e quindi con

l’universalità, la quale è un qualcosa di valido in ogni mondo possibile se è valido anche l’eterno.

Un forte oppositore di Parmenide fu Eraclito: filosofo del divenire poiché riconduce il mondo ad un

flusso perenne dove il tutto scorre, e ciò costituisce il principio del Panta Rei. Per il filosofo il

fuoco rappresenta l’origine delle cose, dove tutto ciò che esiste proviene dal fuoco e al fuoco

ritorna grazie al processo di continua trasformazione. Eraclito fu anche il fondatore della teoria

dell’unità dei contrari: un opposto non può non esistere senza l’altro, come per esempio non

esiste il bene senza il male. Però si può constatare che l’armonia del mondo non è data

dall’esistenza dei contrari, ma dalla loro contrapposizione.

Poi abbiamo Galileo, il quale sostiene che la scienza è l’espressione umana finalizzata a

descrivere e a far conoscere il mondo, il quale si basa su una forte matrice religiosa. Dopo anni di

studio pone le sue radici culturali in Platone, il quale sosteneva che Dio matematizzando crea, e il

fine della realtà ultima della natura era descritta secondo caratteristiche matematiche. Però oggi

possiamo dire che la scienza mette in discussione la radice del pensiero originario della

matematica rispetto alla fisica. Infatti la scienza si fonda sul carattere della comunità, e dietro al

metodo sperimentale c’è l’individuazione di regole e protocolli che permettono a chiunque nel

mondo di riprodurre un qualsiasi fenomeno; quindi ovviamente anche la scienza moderna si aprirà

al principio dell’oggettività.

Parlando di Platone, possiamo osservare come egli fu il grande filosofo del pensiero, e fu uno dei

tanti che scrisse le varie fasi del pensiero, specificando nelle prime due l’esistenza di un principio

dualistico, dove il termine dualismo viene utilizzato per definire ogni dottrina che si riferisce ad un

qualsiasi campo di indagine basato su due principi inconciliabili; ed infatti quello platonico si basa

sulla contrapposizione tra il corpo mortale e l’anima immortale.

Poi si ha Aristotele che andrà ad introdurre il concetto di “sostanza”, il quale porta però ad evitare

il dualismo platonico perché si ha una spiegazione della realtà che non si basa più sull’essere o

sul divenire, ma su un principio dualistico dove esistono due regni: delle forme e delle idee, in

quest’ultimo visto che le idee sono astratte e si trovano su un regno astratto, si assume una

connotazione ontologica e si nota come a fondare questo regno delle idee c’è l’idea somma di

Platone.

Alcuni interpreti sostengono che è il bene l’idea somma dell’iperuranio (oltre i cieli), che mantiene

nell’essere le idee perfette, mentre altri sostengono che questa definizione è troppo cristiana.

Però Platone non riesce a risolvere un problema di come la mitologia, la narrazione e la

descrizione della realtà vengono veicolate in modo analogico al pensiero razionale.

Infine, analizzando il Demiurgo nel Timeo, secondo mito di Platone, egli cerca di fare i conti con il

rapporto tra unità e molteplicità. Il Demiurgo è un plasmatore di materia, ciò significa che ha il

compito di dare una forma alla materia informe, quindi non è vero che all’origine non c’è nulla, c’è

soltanto una massa di materia che necessita di essere formata. Quindi mettendo insieme la

materia informe e le idee, costituiscono i due principi fondamentali per la costruzione del mondo,

e qui il filosofo si pone due problemi: tra finito e infinito, tra origine e realtà finita.

Tornando ad Aristotele, per lui la filosofia della scienza è una riflessione epistemologica di

conoscenza oggettiva, che non prende in considerazione la dimensione creativa, riesce a risolvere

il problema del dualismo platonico grazie al rapporto tra potenza e atto, cioè si realizza questo

rapporto perché ciò che noi siamo in modo potenziale bisogna trasformarlo in attuale, però il

passaggio non avviene in maniera automatica perché può succedere un qualcosa di imprevisto

che andrà ad ostacolarne il passaggio. Grazie alle sue teorie si identificano due oggetti: quelli

naturali nei quali non coincidono il fine e la forma, perché la forma dà l’informazione e al suo

interno si ha l’orientamento al fine, mentre negli oggetti artificiali il fine e la forma coincidono

perché il fine è nella testa di chi progetta l’oggetto. Quindi questo rapporto tra potenza e atto

implica che esiste un qualcosa che governa il passaggio, creando la causa formale che guida la

trasformazione degli enti della loro dimensione di potenza alla loro attuazione. Di conseguenza

esiste un arco di tempo dove si effettua l’attuazione delle informazioni, in questo lasso di tempo

dove c’è la trasformazione c’è la dimensione casuale, ma la casualità non ha una sua proprietà

ontologica di esistenza autonoma, ciò risulta quindi un problema dell’osservatore con la sua

ignoranza. Il caso è un concetto molto più filosofico che matematico, e una volta individuate le

cause per descrivere un fenomeno, quel qualcosa non è più casuale ma assume una spiegazione

causale.

Poi si ha la Logica Classica, che per Aristotele è una riflessione sulla capacità di ragionare tramite

forme linguistiche, ed egli sostiene l’esistenza del piano del pensiero, del linguaggio e della realtà

che corrispondono rispettivamente a ciò che penso, ciò che dico e ciò che sono. La logica è una

riflessione sul linguaggio e Aristotele parte da quello simbolico che permette di creare delle regole

alla base della nostra capacità comunicativa. Il tutto diventerà una scienza dell’astratto, dalla

quale poi nascono tre principi che non possono essere dimostrati se non per assurdo: 1 di non

contraddizione, 2 di identità, 3 del terzo escluso.

Poi il filosofo distingue i principi propri di ogni scienza e quelli comuni validi per ogni scienza,

negando così l’esistenza di una scienza universale, ma non nega l'esistenza dei principi comuni

detti anche assiomi. Quindi unire il sapere universale con uno specifico porta alla formazione della

conoscenza individuale dove dall’astratto universale si passa al particolare. Il tutto può, è

nettamente differente dall’intuizione: conoscenze legate alla propria esperienza delle osservazioni

e conoscenze, dove la loro positività porta all’elaborazione di leggi universali. Qui Aristotele si

pone una domanda: cosa tiene insieme l’intuizione e la deduzione? In realtà l’intuizione da sola

non dà l’universalità delle cose e la deduzione da sola non dà la realtà delle cose, così egli

risponde sostenendo che alla radice che pensiero razionale c’è l’intuizione, ed essa garantisce un

collegamento tra induzione e deduzione salvando la conoscenza. Quindi si può affermare che

l’intuizione è un rapporto diretto e immediato tra soggetto pensante e oggetto e il tutto assume

una posizione metafisica, dove per risolvere un problema formale è necessario affrontare la verità,

quindi è l’ontologia che risolve i problemi dei fondamenti logici e l’intuizione è alla base della

logica, di conseguenza anche alla base della matematica. Da ciò nasce quindi il costruttivismo,

dove il costruttivista sostiene che: la matematica è un linguaggio costruito dall’uomo perché

andrà ad elaborare i sistemi di riferimento, regole e istruzioni create dall’uomo stesso.

Tra le varie teorie abbiamo il riduzionismo, fenomeno che formula concetti e linguaggi di una

teoria scientifica nei termini di un’altra teoria, considerata in accordo alla tesi secondo cui ogni

asserto scientifico può venir tradotto in termini e predicati osservativi. Tra il diciassettesimo e il

diciottesimo secolo il riduzionismo fa il suo ingresso con l’impiego del modello meccanicistico,

basato sull’ipotesi che tutta la realtà fisica possa essere ridotta e spiegata in termini di particelle

materiali e dei loro movimenti. Mentre nel ventesimo secolo l’attenzione del riduzionismo è rivolta

alla filosofia della scienza verso un orientamento neopositivistico: riduzione dell’attenzione ad una

teoria scientifica aumentandola verso un’altra teoria considerata più comprensiva. Ciò porta a dire

che il riduzionismo ha un’anima materialistica e deterministica, deterministica perché si ha l’idea

che c’è un sistema che sviluppa la descrivibilità dello stesso fenomeno con le stesse descrizioni

iniziali, e a priori si andrà a determinare ciò che è possibile conoscere non considerando la

dimensione creativa. Quindi il determinismo risulta come riduzione del grado di libertà di un

sistema in uno spazio predefinito di alternative.

Mentre per studiare la totalità di un fenomeno si usa il metodo della scomposizione dove la

totalità risulta il risultato della somma delle parti che lo compongono. Ciò porta alla nascita di una

dicotomia tra riduzionismo: dove il fenomeno si conosce analizzando le semplici parti che lo

compongono, e olismo: principio secondo cui la totalità di un fenomeno naturale trascende le

parti che lo compongono.

Si registrano tre tipologie di riduzionismo: 1 ontologico, visione dove l’atto della riduzione

costituisce l’intera realtà per cui questo processo implica il fatto che o una cosa è riducibile quindi

misurabile, o è un fenomeno; 2 epistemico, che ha a che fare con la conoscenza in generale; 3

metodologico, come forma di conoscenza della realtà perfettamente consapevole che chi agisce

sul mondo per conoscerlo è un osservatore che fa parte del mondo.

Mentre per quanto riguarda l’olismo, questo termine deriva dal greco e significa totalità, che

permette di conferire una struttura e organizzare le parti tra loro. Smuts indica che l’olismo è un

fattore che si pone alla base della vita e dell’evoluzione dell’universo, ma avrà un ruolo molto

importante anche la personalità, che ha l’obiettivo di mantenere l’unità e l’armonia tra le diverse

tendenze e attività, creando un’unità olistica nella quale si raggiunge un integrazione di diverse

tendenze che risulta la composizione del conflitto interno e scongiura ogni forma di

deterioramento psicologico. Anche qui avremo tre diverse tipologie di olismo: 1 critico, basato

sulla matematica, meccanica quantistica e sulla teoria della criticità dei sistemi dinamici caotici; 2

ingenuo, legato a tutte quelle metafisiche che si sostituiscono all’ignoranza scientifica nella

spiegazione dell’organizzazione dei processi naturali; 3 qualitativo, di natura fenomenologia,

critica intuitiva e ingenua, dove Husserl e Searl si riferiscono agli atti intenzionali della coscienza

sostenendo che quando si svolge un’attività quotidiana ci si trova davanti all’esigenza di

comprendere cosa sono i quali (aspetti qualitativi delle esperienze coscienti). In tutto ciò si

analizza un rapporto con il mondo fisico in cui esso è la condizione necessaria ma non sufficiente

per il dispiegamento della totalità, pe

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/02 Logica e filosofia della scienza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federicadionisi96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della scienza economica e digitalizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Di Bernardo Mirko.
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