Filosofia della persona
Dott.ssa Alessandra Cislaghi - 9/10/2020 - Lezione 1
Cominciamo dalle parole. La matrice della parola filosofia è il greco. È una parola composta:
Sofia e Philo
Sofia = sapienza. Significa avere sapore, dare sapore. Non riguarda un insieme di nozioni, bensì è tutto ciò che ci appassiona e dunque dà sapore al nostro vivere. Una vita senza sapienza è insulsa, senza sapore, senza senso, senza direzione.
Philo = amico. In greco ci sono molti verbi per dire amare, provare predilezione. Questa è la parola dell'amicizia, non amicizia in senso casuale, ma intesa come rapporto speciale, profondo, di condivisione. Nei nostri tempi può coincidere con la relazione dell’innamoramento: intendiamo quindi intimità profonda, dove tutto ciò che è mio è tuo, quello che so, quello che ho. Questa è la dimensione dell'amicizia, che è un'amicizia amorosa.
Eros e la filosofia
Platone ci ha spiegato che la filosofia è erotica, perché ha a che fare con Eros. La mitologia antica usa immagini, racconti, leggende, miti per esprimere in maniera poetica e metaforica ciò che poi la filosofia cercherà di interpretare per dire qual è il significato espresso in maniera diretta e intuitiva in un’immagine mitologica. Eros è questo dio dei filosofi, perché è un dio che sta a metà: comunica tra gli umani e i divini. Ci sono molte mitologie legate alla figura di Eros, ma perlopiù lo si accosta ad Afrodite, la dea della bellezza, dell’amore cosmico, di ciò che è bello (= cosmetica, cosmesi, essere in ordine, essere a posto; la filosofia è estetica, che significa occuparsi del proprio aspetto, di ciò che è percepibile).
Eros, accostato ad Afrodite, alla percezione del bello, è un dio che, secondo il mito che ci racconta Platone nel Simposio (dialogo sull’Amore), è figlio di due strani genitori, viene concepito alla fine di una festa: Poros e Penia. Poros: astuzia, intelligenza, velocità di comprensione, sagacia, ingegno. Penia: mancanza, povertà, miseria (intesa come “ciò che non ho”). Questi due aspetti di mancanza e di astuzia sono la caratteristica di Eros; Eros manca, non ha niente, non ha quello che vorrebbe ogni innamorato lo sa: manca della parte che desidera. Quindi il desiderio, che qualifica il modo di essere di Eros, è dato dalla mancanza. E dunque in questo somiglia a sua madre. L’astuzia per superare la mancanza, la forza del desiderio che smuove da ciò che non ho; se sono mosso, devo cercare di raggiungere ciò che è, secondo il mio desiderio, in maniera intelligente, in maniera astuta e sagace, altrimenti non avrò nessuna speranza di raggiungere ciò che cerco (e in questo somiglia al padre). In Eros c’è una dimensione estremamente dinamica; è un giovane (è un dio giovane, infatti ne combina di tutti i colori, sbaglia sempre, è pasticcione), ma è legato alla dimensione vitale ed intensa che è appunto la dimensione desiderante. A cominciare da Platone, la filosofia si comprende come erotica, in questo preciso senso: come espressione del desiderio umano.
Persona e filosofia
Con ciò ci avviciniamo a ciò che intendiamo studiare se applichiamo questo discorso introduttivo, seppure sommario, se a "filosofia" avviciniamo la parola "persona". Persona: parola greca prosopon = maschera. All’interno di un teatro greco, se si prova ad andare sugli spalti più alti e far cadere una monetina verso l’arena, la parte più bassa, è sorprendente capire quanto bravi fossero gli architetti antichi per l’acustica, perché da sopra si sente la monetina che cade verso la parte più bassa. I greci ci passavano un gran tempo a teatro e, quindi, questi attori dovevano amplificare la loro voce per poter essere sentiti: usavano delle grandi maschere costruite in modo tale da poter dare una buona amplificazione ancor più potenziata, non solo dalla struttura architettonica.
Una maschera finisce quindi per qualificare un personaggio; Afrodite, Edipo, Antigone… dall’idea della maschera come mero strumento di amplificazione della voce, passiamo a identificare un personaggio, cioè una caratteristica di quella maschera. La persona, quindi qualifica ciò che noi esprimiamo al mondo (persona, personaggio dall’invenzione della maschera teatrale).
Persona non indica un individuo tra i tanti (sinonimo che potremo considerare al pari di soggetto), ma persona dice qualcosa di molto speciale. Persona non dice dell’individuo come espressione universale dell’umano (facciamo tutti parte della specie umana); quando si incontra qualcuno a cui ci si vuole presentare a livello personale non si danno né i dati anagrafici né quelli clinici dati che sanno dire qualcosa di chi sono io, ma non sanno esprimere niente di noi, di chi sei tu.
La filosofia e la ragione
La filosofia nasce in Grecia (VII – VI sec a. C), tra i tanti motivi, per uscire dal mito (non basta dire che i fulmini esistono perché Zeus ha litigato con sua moglie) e usare la ragione. La filosofia si occupa di tutti i saperi. Essere filosofi è essere semplicemente umani, imparare ad esercitarsi ad esserlo. Siamo tutti filosofi; i bambini hanno dei perché metafisici, sono naturalmente dei grandi filosofi; si chiedono chi sono. La domanda che accompagna il chi sono io, resta come mestiere di vivere, come specifico dell’umano.
Metafisica e natura
Metafisica: parola composta.
- Physis: fisica, nel suo senso originario indica tutto ciò che è natura. La parola in latino natura significa nascere, ciò che è nato. In greco tutto ciò che è venuto fuori, come un germoglio, ciò che si presenta alla mia visione, alla mia percezione, ciò che è qui davanti a me, ciò che c’è, l’essere venuto all’apparenza, venire fuori, nascere e poi germogliare, e poi fiorire. Essere vivi in questa dimensione.
- Meta: in greco è una particella che indica dopo, oltre, al di là.
Metafisica quindi riguarda ciò che è non immediatamente percepibile, visibile, evidente. Ciò che riguarda anche il non sensibile (= legato ai sensi). Molta dell’esperienza che noi facciamo riguarda la metafisica: le grandi domande, le paure, le speranze, Eros l’innamoramento. Non possiamo dire una volta per tutte e per tutti che cos’è… posso dire una volta per tutte che cos’è la paura? Ogni volta che qualcuno dice io, che nasce si ricomincia daccapo… ogni essere umano avrà i suoi desideri, le sue parole, io non so chi sono, io non so chi voglio essere.
Letture consigliate
Il discorso sulla persona si snoderà attraverso i due libri:
- “Apologia di Socrate” di Platone - Testo tra i più classici per approcciarsi alla filosofia. All’interno emerge la figura di Socrate, maestro di Platone. Dev’essere un idolo per i formatori. In occidente tutto parte da lui, santo protettore filosofico dei formatori. Per leggere Platone ci vuole astuzia, bisogna leggerlo con tutti i sensi.
- “Per la storia del termine persona” di Friedrich Trendelenburg - Testo di studio vero e proprio. Come siamo arrivati all’idea di persona.
Intelligenza: intus legere leggere dentro, creare collegamenti, capacità di guardare all’interno. Studiare: leggere riuscendo a capire quello che sto leggendo.
Riflessioni sulla sfera umana e animale
“Come facciamo a sapere che gli animali non si pongano domande metafisiche?” Il mondo animale sarebbe escluso dalla dimensione metafisica. Questa domanda tocca uno dei temi più attuali della filosofia contemporanea: l’interspecismo.
Posizione antropocentrica: anthropos (essere umano, uomo/donna), la dimensione antropologica ha segnato tutto il cammino delle scienze (Leonardo l’uomo vitruviano, rinascimentale dimensione corporea perfetta). Veniamo da un’esperienza di non rispetto del mondo animale: ci si rende sempre più conto che il rispetto delle altre specie viventi (comprese le specie vegetali, l’aria che respiriamo, la terra che calpestiamo) è fondamentale; ogni specie ha una dignità di esistenza e la sensibilità che riguarda le altre specie e il cosmo intero racconta chi siamo come umani.
Noi diciamo “quello lì ha avuto un comportamento disumano” = crudele. Siamo umani nella misura in cui siamo benevoli e rispettosi verso tutti, non solo con chi ha più potere di me o con chi è come me.
Noi sappiamo che gli animali non hanno sviluppato la ragione come gli umani; sappiamo che non c’è nessuna Divina Commedia scritta da un cane, nessun cavallo ha scritto poesie e nessun gatto ha mai inventato uno shuttle. L’umano dispone di una capacità cerebrale più potente di quella di altri animali; possiamo quindi immaginare che nessun animale si occupa di filosofia e scrive di metafisica. Questo è un dato. Che sia però chiaro che lo specifico dell’umano, cioè il disporre di un’intelligenza più complessa – perché il nostro cervello è più complesso di qualunque animale superiore - ci pone in una posizione non antropocentrica (come se fossimo i dominatori di tutte le altre specie); al contrario, proprio perché disponiamo di una massa cerebrale più complessa, è nostra la responsabilità verso qualunque essere vivente rispettarlo nella sua specificità. Un essere umano dev’essere capace di riconoscere l’esistenza animale in tutte le sue forme, di rispettarla e di entrare in relazione nel modo proprio dell’essere animale.
Altro rischio del rapporto è l’antropomorfizzazione (anthropos = essere umano): trattare l’altra specie come fosse umana (ci sono negozi che vendono culle, vestitini per cani e gatti) errore, non perché siano da meno, ma perché hanno altri mondi di appartenenza. Lo specifico dell’umano è avere un mondo in quanto mondo da interpretare, gli animali hanno un mondo al quale sono direttamente legati (Heidegger).
Noi siamo al mondo come umani e il nostro stare al mondo implica la necessità di essere liberi (sembra un ossimoro, una contraddizione: come può la libertà essere necessaria? Perché non possiamo fare a meno di esercitarla). Ogni volta che ci si chiede chi essere, ci si sta chiedendo come faccio ad essere umano, degno del nome. Ce lo chiediamo talmente tanto, che molte volte abbiamo bisogno di qualcuno a cui chiederlo; non sappiamo bene chi siamo e andiamo cercarlo. Un animale ha una fortuna straordinaria, ha un vantaggio rispetto a noi: non si chiede “perché non sono altro?”, un cane non si chiede perché non è un elefante. Il problema non è creare una gerarchia, ma entrare in un rapporto di riconoscimento della specificità di quell’essere vivente che, come tale, chiede a me, che non sono cane o elefante, di essere rispettato nel suo modo di essere; questo ha molte implicazioni di tipo psicologico anche per noi umani.
Il nostro rapporto in quanto umani con il mondo, ci dice Heidegger, è di tipo interpretativo, ermeneutico (Hermes: doveva tradurre i messaggi degli dèi per farli capire agli umani). Il nostro è uno sforzo di traduzione sempre, lo è anche rispetto al mondo animale, per capire chi sono i nostri compagni di vita e quindi sempre di più avvicinarci alla specificità della vita animale che, ad esempio, non è stata affatto rispettata (i maltrattamenti dati per scontati).
Ci dobbiamo accorgere quanto lavoro ha fatto l’umano per capire chi è; per esempio, nell’antichità si pensava che essere umano fosse il maschio, per la fisiologia antica se la gestazione fosse andata bene sarebbe nato maschio, se la luna, l’alimentazione, la malattia si mettevano in mezzo allora sarebbe nata femmina, la quale era intesa dalla medicina come un maschio mancato ciò denota la fatica a capire cos’è persona, cosa significhi essere umano, ed essere vivente. All’interno della nostra cultura, sulla carta certamente, abbiamo capito che l’essere umano è sia maschio che femmina.
Rispetto alle altre specie, noi possiamo interrogarci su come essere sempre meglio in relazione, e come conoscerle in un rispetto che si affina sempre più. Fino al 1700 gli animali venivano considerati meccanismi, pari a macchine, ma anche fino al secolo scorso si pensava che alcuni popoli non fossero degni di essere definiti umani e quindi si potevano sfruttare, schiavizzare, perché non considerati umani (li trattiamo male perché non sono come noi per giustificare le crudeltà si convinceva di questo la popolazione). Il “come noi” ha distrutto la storia umana. Il “come noi” nel mondo animale, ci deve mettere sull’avviso del rispetto e della benevolenza; non si deve pretendere che altre specie siano uguali all’umano, ma non essere uguali non significa dire che un’altra specie è sottomessa, soggiogata, inferiore, quanto piuttosto che è semplicemente altro da noi; e io sarò tanto più umano quanto più sarò capace di entrare in relazione con altre specie, con ciò che è diverso da me.
Persona: maschera utilizzata a teatro dagli attori. Trova espressione nel volto, un bel piede non è identitario! Il volto esprime personalità, individualizza, è il nostro modo di stare di fronte agli altri. Noi non ci guardiamo mai in faccia; lo specchio è speculare, rimanda immagine rovesciata, asimmetrica. Ciascuno di noi in realtà è l’unica persona che non si è mai vista dal vero, sono gli altri che ci guardano, che ci dicono chi siamo attraverso il nostro volto.
Persona nella sua etimologia: maschera rimando all’uso del teatro greco antico. Dall’essere mascherati per recitare, diventa il volto dell’attore che diventa poi un personaggio. È successo con le maschere del carnevale: dall’abito riconosciamo il personaggio.
Uomo e logos
Una delle definizioni classiche di chi è l’uomo come anthropos, come essere umano (uomo e donna), la troviamo in Aristotele, allievo di Platone, chi è l’essere umano? “è il vivente che ha il logos”.
Zoon = il vivente (zoologia), chi vive, che ha una sua specificità, cioè che dispone del logos. Fin dalle elementari si usano le antologie, si fa l’analisi logica, che è la struttura di un sistema linguistico, di una lingua. Logica = legame, capacità di mettere insieme, di collegare. Logos = lingua come capacità di usare il linguaggio. Differenza tra lingua e linguaggio. Il linguaggio, che si articola in tante lingue, è la capacità di usare il passaggio al simbolo; ogni lingua è simbolica. Emetti suoni, ma per un arabo non hanno logica; è solo suono, non significato. Logos riguarda invece la dimensione del significato quindi suoni che esprimono concetti: questa è la possibilità di usare il logos, quindi l’intelligenza, la ragione. Logos ha molti significati tutti interrelati, ma essenzialmente significa legare: l’uso dell’intelligenza, della parola ci danno la possibilità di creare collegamenti.
Aristotele non si ferma qui. L’essere umano è anche zoon politikos: è un animale che abita la polis, un animale sociale. Noi siamo innanzitutto animali (Adorno: potremo essere felici se saremo stati dei buoni animali), non in termini di bestia, disumano o inferiore: siamo animali in quanto siamo zoon, viventi. La specificità del nostro essere vivi è il logos, la capacità di sapere di essere vivi, di fare questo collegamento. Inizialmente in maniera immediata, poi pian piano che cresciamo, non solo so di essere vivo ma aumenta la capacità di chiedermi in che modo e in che misura sono umano. Una delle prime dimensioni di questa umanizzazione è la dimensione politica. Polis è la città, intesa come luogo di vita comune. L’uomo comprende sé stesso come un essere in relazione ad altri (il volto; io vedo un rispecchiamento di me, gli altri mi vedono veramente). L’uomo che ha un volto e un linguaggio, è politico, è in relazione ad altri umani e al proprio ambiente. La domanda di Aristotele: che cos’è caratterizzante l’umano? Ci porta in una direzione laterale: il suo ragionamento su chi siamo in quanto umani, utilizza l’analogia: vediamo come sono fatti gli altri viventi e qual è la nostra specificità quando facciamo qualcosa (un ciliegio è un ciliegio quando produce ciliegie). E l’umano? Passando di logica in logica, giunge alla sua riflessione conclusiva: l’uomo è colui che cerca di essere felice (Etica Nicomachea). Porta fuori il discorso dal piano della produzione, la dimensione umana riguarda la felicità.
La parola greca per dire “felicità come scopo della vita” è eudaimonia (EU= indica qualcosa di buono, di positivo, di ben riuscito; DAIMON = demone, per Platone è la voce della nostra interiorità, la possibilità di sapere di essere in dialogo con se stessi). Eudaimonia = felicità, ma in realtà dice qualcosa di particolare la possibilità di avere un buon demone, di ascoltare il proprio buon demone.
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