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Filosofia della mente

La mente: che cos’è?

La funzione principale della filosofia è farsi delle domande, poi provare a darsi delle risposte. Alcuni dicono che la mente non esiste; è riconducibile al cervello (monismo materialista); è il nome collettivo che noi diamo all’insieme di disposizioni al comportamento (Ryle trae spunto dal comportamentismo, cioè comunicazione continua tra psicologia e filosofia); è un programma (teoria del funzionalismo); qualcuno ha salvato l’autonomia della mente senza disconoscerla dal cervello, come proprietà del nostro cervello (Searle); Popper formula una posizione dualista: mente è distinta dal cervello ed è ciò che ci rende un “io”. Vi sono appunto varie posizioni.

I filosofi contemporanei hanno cercato di risolvere il problema corpo-mente. La filosofia non si chiede cosa sia il cervello, perché noi sappiamo già qual è l’oggetto e ci sono le neuroscienze ad occuparsi di esso. Le scienze hanno bisogno di un oggetto ben definito con dei confini precisi. La mente non è un oggetto concreto, è sfuggente → la filosofia si occupa di quegli oggetti che non si lasciano circoscrivere dall’ambito scientifico. Noi ci dobbiamo chiedere da dove viene il concetto di mente, non essendo un oggetto con cui ci scontriamo.

Definizioni della mente

  • L’organo dell’attività intellettiva → sinonimo: cervello, ingegno (posizione: mente riducibile al cervello).
  • Attenzione, pensiero → es. rivolgere la mente a qualcosa (l’accento è sempre sull’attività intellettiva, di pensiero).
  • Memoria → es. tenere a mente. La memoria è essenziale per la mente? La perdita della memoria è perdita del self? Sì... senza memoria io non so più chi sono.
  • Intenzione, proposito → es. si è messo in mente di fare qualcosa. Vi è la volontà in questo caso, aspetto volitivo.
  • Insieme delle funzioni e dei processi psichici consapevoli e inconsci → tutto ciò può essere conscio oppure anche inconscio.

Etimologia

Mente deriva dal latino che copre l’area semantica del termine greco νους. Per i greci era una parte, un aspetto della ψυχή, contrapposto al σώμα, corpo. La contrapposizione corpo-anima nasce nel VI sec. a.C. con i misteri orfici, che riguardavano pratiche religiose. Si parla di filosofia quando c’è l’esigenza di una giustificazione razionale (differenza tra filosofia e arte).

Platone e Aristotele

Talete è il primo che cerca di ragionare, primo tentativo di ragionamento. Nei misteri orfici non era così: l’anima è autonoma rispetto al corpo, infatti può reincarnarsi poi in altri corpi. L’Orfismo viene assunto dai Pitagorici, che hanno fortemente influenzato Platone. Egli è il primo ad esporre il problema corpo-anima, accogliendo questo dualismo, funzionale al suo impianto metafisico.

Per Platone ciò che dice Parmenide vale solo per il mondo delle idee, mentre il mondo sensibile è un misto di essere e non essere (ognuno di noi prima non era e poi è stato, va contro il principio di non contraddizione) → due mondi: sensibile e intellegibile, che sono conosciuti con strade diverse, e riprendono il dualismo. Il nostro corpo è soggetto al divenire e appartenente quindi al mondo sensibile, la nostra anima a quello intellegibile, ideale ed è immortale.

Il mito della biga alata (si trova nel Fedro, dove parla di amore): l’anima è una biga trainata da un cavallo bianco, che rappresenta l’anima irascibile, tutto ciò che è nobile, e uno nero, attratto dalla materialità, che rappresenta l’anima concupiscibile. L’anima razionale è rappresentata dall’auriga e corrisponde al vous. È una tripartizione etica: anima concupiscibile è il livello più basso ecc. Su questa tripartizione fonda l’assetto del suo stato ideale. Platone definisce il corpo come il carcere dell’anima = corpo che decade limita l’attività razionale dell’anima → morte corpo = liberazione anima.

Per Platone, la facoltà cognitiva (mens) è una parte dell’anima. Aristotele fu allievo di Platone, ma non designato da lui come successore dell’Accademia. Egli non era d’accordo con il maestro su molte cose, non avrebbe continuato la linea della sua scuola. Infatti elabora un piano metafisico completamente diverso = diversa concezione dell’anima e del rapporto corpo-anima. Per Aristotele la realtà si compone di due fattori: materia e forma, che costituiscono un sinolo → deriva dal greco “tutto insieme”. Non possiamo quindi separare la forma dalla materia.

La forma è ciò che rende qualcosa quello che è, è la sostanza. Applica queste categorie anche all’essere umano: fatto di materia (corpo) e forma (anima) = anima come forma del corpo. L’anima è il principio vitale e appartiene a tutti i viventi, ma non è la stessa. Propone una tripartizione dell’anima (non criterio etico come Platone) secondo un criterio biologico, spiegando le diverse forme dei viventi:

  • Anima vegetativa - presiede a tutte le operazioni vitali, compete al mondo vegetale.
  • Anima sensitiva - in relazione con l’ambiente tramite i sensi, facoltà di movimento, compete al mondo animale.
  • Anima razionale - dotata di nous, facoltà di pensare (è il pensiero), compete agli esseri umani.

Ogni anima comprende le funzioni anche dell’anima del livello inferiore. La facoltà del pensiero non è disgiunta dalle altre. Nella sua prospettiva l’anima è parte del sinolo come il corpo, quindi alla morte del corpo viene a mancare anche il sinolo e non c’è motivo di pensare che l’anima sopravviva.

Irruzione pensiero cristiano nel mondo antico

Si diffonde con il declino dell’Impero romano e l’avvio del Medioevo. Gran parte dei testi antichi sono andati perduti: Aristotele viene un po’ perso, resta invece la filosofia di derivazione platonica e neoplatonica → si prestava a conciliarsi con il pensiero cristiano (idea anima che sopravvive al corpo, si incontra con il messaggio evangelico della vita eterna). Alcuni filosofi arabi riportano il pensiero di Aristotele in Occidente, in particolare poi con Tommaso D’Aquino. Egli ripropone l’anima come forma corporis, unità di corpo e anima: dottrina antidualistica mette a rischio la spiritualità dell’anima.

Ognuno di noi non si percepisce come duplice, ma nella nostra unità, considerando l’aspetto psicologico un tutt’uno con l’aspetto fisico → percezione del proprio sé come unitario, ma distinguiamo comunque l’aspetto fisico dall’aspetto psicologico. Il dualismo: due componenti eterogenee, che non hanno niente a che fare l’una con l’altra.

Umanesimo e Rinascimento (XV e XVI sec.)

Sono movimenti culturali che determinano il passaggio dal Medioevo all’età moderna. Focus sul creatore e sul creato, dovuto al recupero dei classici. Questa nuova attenzione genera una maggiore ricerca nei confronti della natura per conoscerla e scoprirne i meccanismi. Viene creata una scienza autonoma rispetto alla filosofia = la scienza di Galileo.

Fino a lui la filosofia era l’unica detentrice del sapere razionale, si serviva di argomentazioni a differenza dell’arte. Con Galileo vi è la nascita della prima scienza autonoma, che lui considera come la filosofia della natura con un proprio oggetto e metodo. L’oggetto sono gli aspetti misurabili della realtà. Il meccanicismo (mondo come estensione e moto locale) di Galileo spiega i fenomeni della natura in modo soddisfacente. Anche i corpi viventi, in quanto realtà fisiche, sono governati dalle stesse leggi.

Cartesio accoglie il meccanicismo, i fenomeni della natura si spiegano con la fisica = estensione e moto locale. Gli animali sono visti come macchine, meccanismi che agiscono sulla base delle leggi fisiche. Voleva conciliare la nuova visione della realtà con la fede, desiderio di salvare la spiritualità e l’immortalità dell’anima. Distingue due sostanze: res extensa e res cogitans. La sostanza è tutto ciò che sussiste per sé e non ha bisogno di altro per esistere. Dio è sostanza e lo è anche ciò che non ha bisogno di nient’altro se non Dio.

  • La res extensa è il mondo materiale, occupa spazio ed è divisibile;
  • La res cogitans non è spaziale, è indivisibile, incorporea ed è individuale.

Egli vuole fondare la conoscenza su basi indubitabili → utilizza il dubbio metodico: le conoscenze che derivano dai sensi non sono certe, la conoscenza razionale non è affidabile, introduce l’ipotesi del genio maligno = DUBITA di tutto (anche di avere un corpo). Però “mentre mi inganno, penso e SE PENSO ESISTO e sono quindi una res cogitans, mens, sostanza pensante, con un corpo”. Non vuole usare il termine anima, è equivoco, perché gli antichi l’hanno usato per indicare l’insieme delle funzioni vitali e per la parte razionale; invece per lui la mens non è una parte dell’anima, ma è quell’anima che tutta quanta pensa, le funzioni vitali appartengono invece alla res extensa. L’anima viene così ridotta alla mente, ossia le funzioni mentali.

Problema: come fanno a coordinarsi e interagire le due res? Teorizza un dualismo di sostanze. C’è un legame molto stretto tra mente-corpo, che non si spiega. Propone la teoria della ghiandola pineale (ipofisi), dove l’anima ha la sua sede, che considera come l’unico luogo singolo. Da qui si emanano spiriti fievolissimi che arrivano poi in tutto il corpo. Cartesio ha capito che il rapporto corpo-mente riguarda il rapporto mente-cervello.

Critica al dualismo

  • Monismo materialista: La Mettrie (I metà XVIII sec.) sostiene che vi è una sola componente, ossia il corpo. Egli era un medico militare, che nota un rapporto stretto tra stati psicologici e stati fisici, ma che dice di non aver mai trovato la mente → no evidenze empiriche a sostegno del dualismo. Tutti i processi psichici sono riconducibili a fenomeni corporei. Questa corrente ha affiancato il dualismo fino al ‘900.
  • Fisicalismo (XX sec.): deriva dai progressi della fisica, che parla di energia, non di materia. Il pensiero contemporaneo preferisce il fisicalismo: anche i fenomeni mentali rientrano nell’ambito della fisica. Nella fisica contemporanea il concetto di energia è fondamentale, essa è un fenomeno fisico.

Tipi di fisicalismo

  • Riduzionismo materialista (J.Kim) = eventi mentali esistono, ma riducibili a eventi fisici, in particolare cerebrali.
  • Teoria dell’identità (Armstrong, Smart) = eventi mentali sono identici a processi cerebrali (es. se sono felice una certa area del mio cervello si è attivata).
  • Eliminativismo (P. e P. Churchland) = la mente e gli stati mentali non esistono, esistono solo stati fisici. Non è in grado di spiegare il successo della psicologia del senso comune, la quale assumendo l’esistenza di stati mentali, quali la credenza e il desiderio, è in grado di predire i comportamenti.
  • Epifenomenismo (Th. Huxley) = stati mentali esistono, ma sono solo epifenomeni degli stati cerebrali. L’epifenomeno non ha nessuna rilevanza, nessun potere causale, non incidono sul funzionamento e non hanno alcuna influenza sul corpo.

Quindi il problema mente-corpo, dualismo ha origini molto antiche. Nel ‘900 vi sono due grandi tentativi di soluzione:

Comportamentismo filosofico

Ryle - I metà ‘900. La psicologia come scienza empirica ha inizio a Lipsia con Wundt nel 1879 e ad Harvard William James inizia un laboratorio di psicologia sperimentale nel 1875. Egli ottiene la cattedra di psicologia per poi cambiare in filosofia e divenire il fondatore del pragmatismo. (Influenze della filosofia sulla psicologia e viceversa: Freud fu influenzato da Nietzsche e da tutta la cultura occidentale). Il fondatore del comportamentismo è WATSON, che pubblica il suo manifesto nel 1813.

L’unico strumento per analizzare gli aspetti psicologici è l’introspezione. Quello che noi possiamo studiare non è l’attività psicologica, ma solo la manifestazione empirica dell’attività mentale, ossia il comportamento. Questa impostazione viene ritenuta utile da Ryle, filosofo inglese, che vede nel comportamentismo un modo per superare il dualismo, elaborando il comportamentismo filosofico, che però genera qualche problema. Ryle è l’esponente principale del comportamentismo filosofico.

RYLE → egli parte della sua dottrina di riferimento, il dualismo cartesiano, secondo cui ogni essere umano possiede un corpo e una mente. Alcuni direbbero che l’essere umano è sia corpo sia mente, fatta eccezione per gli idioti e i bambini. Quando noi facciamo coincidere l’anima con il pensiero si pone il problema, perché l’anima in sé la attribuiremmo anche ai bambini e agli idioti. Può darsi che dopo la morte del corpo, la mente continui ad esistere = vi è indipendenza tra le due. Le persone vivono due storie parallele: una pubblica osservabile (cose che accadono al corpo) e una privata inaccessibile (cose che accadano alla mente), penetrabile grazie all’autocoscienza e all’introspezione, che sfuggono all’indagine scientifica → dogma dello spettro nella macchina. Infatti Cartesio aveva parlato del corpo come una macchina. Lo spettro, ossia la mente, la res cogitans non può essere individuato da nessuna indagine scientifica.

Dogma: verità che viene accettata per fede senza argomentazione razionale, in questo caso nessuna prova empirica a sostegno. Il dogma afferma che esiste la mente oltre al corpo; Ryle la confuta: non nega l’esistenza degli stati mentali, nega solo l’esistenza di una cosa identificabile come mente. L’errore è stato attribuire la categoria di sostanza a una realtà che non appartiene ad essa. La mente per Ryle è l’insieme delle nostre disposizioni al comportamento, di alcune nostre proprietà disposizionali mentali. La proprietà disposizionale è una proprietà che porta un determinato oggetto a comportarsi in una determinata maniera in determinate circostanze. Anche gli esseri umani sono dotati di queste proprietà e in determinate circostanze tendono a comportarsi in un certo modo. Possedere una disposizione non significa trovarsi in un certo stato, bensì dover o poter assumere un certo stato. La mente non è quindi un’entità, ma un termine generico collettivo per indicare un insieme di atteggiamenti, comportamenti, capacità. Ciò di cui possiamo parlare sono solo eventi pubblici, ciò che sfugge all’informazione per noi non esiste.

Se Cartesio fosse stato coerente con la sua impostazione scientifica, avrebbe affermato che noi esseri umani siamo un meccanismo ad orologeria, ma questo andava contro le sue convinzioni religiose e morali, poiché le macchine non sono responsabili, verrebbe meno il presupposto di responsabilità e quindi la morale. Quindi il rapporto mente-corpo = rapporto fra proprietà disposizionali e loro manifestazioni. Cartesio quindi aveva accolto il meccanicismo, ma questo non bastava, perciò introdusse la res cogitans.

Il comportamentismo non funziona sempre. Sono state sollevate alcune obiezioni al comportamentismo:

  • Stati mentali diversi sono compatibili con comportamenti analoghi e viceversa = non è vero che il comportamento è l’esatta manifestazione dello stato mentale.
  • I miei stati mentali non mi sono noti grazie all’osservazione.
  • Non si è in grado di distinguere tra provare uno stato d’animo o fingere di provarlo.

Nella seconda metà del ‘900: cognitivismo, fisicalismo (es. funzionalismo)

Funzionalismo

Turing, Putnam - II metà ‘900. Nel 1950 Alan Turing pubblica Calcolatori e intelligenza, in cui pone il problema se le macchine possano pensare. Anche lui condivide il presupposto cartesiano, il pensiero come fulcro di tutto e non puro meccanicismo. Alan Turing doveva decriptare i messaggi in codice dei tedeschi, creando una macchina, un calcolatore al posto degli esseri umani (il suo contributo fu enorme nella vittoria degli alleati sui nazisti). Se una macchina può pensare, l’intelligenza non è una capacità specifica dell’essere umano: viene ridefinito il problema corpo-mente. Una risposta diretta alla questione non è risolutiva = prima dovrebbe chiedersi cosa significa macchina e cosa significa pensare. Ma macchina e pensare sono termini ambigui, quindi anche la risposta sarà ambigua.

Rielabora tutto a partire dal gioco dell’imitazione, un esperimento mentale: A e B sono un uomo e una donna in una stanza, l’intervistatore è in un’altra stanza e deve indovinare, facendo domande scritte, chi è l’uomo e chi la donna, che devono cercare di ingannarlo. Se al posto di A e B poniamo un computer, riuscirà ad ingannare l’intervistatore come l’essere umano?

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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