Estratto del documento

Filosofia della mente

Il concetto di filosofia

Il termine “filosofia”, nella tradizione greca classica, era riferito ad uno stile di vita fondato sulla ricerca della verità (“amore della sapienza”); Il termine “filosofia” ha subito molteplici slittamenti di significato. Rimangono comunque due costanti nelle definizioni che di volta in volta sono state date della filosofia: “la tensione all’universalità, ovvero il tentativo di strutturare una conoscenza sistematica che sia la più valida e la più estesa possibile, capace di indagare tutti gli aspetti dell’essere; e la prescrizione di una saggezza intesa come pratica di vita, ovvero l’indicazione di una condotta conforme ai risultati di tale indagine”.

Nella tradizione occidentale, l’analisi filosofica si è suddivisa in diverse discipline fondamentali:

  • La metafisica (rapporto tra essere e realtà)
  • L’epistemologia (la riflessione sulla questione delle fonti, della loro validità e dei relativi limiti della conoscenza)
  • L’etica (lo studio delle norme che regolano l’agire morale e i fini della condotta umana)
  • L’estetica (l’indagine sul concetto del bello)
  • La logica (lo studio delle leggi del pensiero e del linguaggio)
  • La politica (l’analisi delle forme di vita sociale)

Anche nella tradizione orientale il pensiero filosofico si è posto come espressione di saggezza pratica, ma nel contesto di insiemi dottrinali di carattere religioso. Prevale infatti nelle filosofie orientali l’idea del sapere come origine divina, che è rivelazione o dono, ed è per questa ragione impossibile da determinare come filosofico in senso proprio. La filosofia è anche contemplazione e riflessione, cioè un guardare disinteressato, senza alcun scopo pratico, mentre per la scienza orientale è soprattutto determinata da problemi concreti.

Le origini della filosofia

Nei secoli VII e VI a. C., si assiste a un passaggio da un’economia rurale a una artigianale e commerciale, che contribuì alla maturazione della nascita della filosofia nella Grecia classica e consentì, almeno a una parte di popolazione (uomini liberi), una certa agiatezza. A questo passaggio, hanno contribuito anche due tipi di fenomeni:

  • L’emergere all’interno della città-stato (pòlis), degli ordinamenti repubblicani che contribuirono a rafforzare nel cittadino la percezione di essere parte integrante dello Stato e del bene comune, e a spronarlo a una partecipazione più attiva.
  • La creazione delle colonie greche, che avevano un regime di maggiore libertà e di maggior benessere economico.

Terminologia filosofica

Dottrina: [«istruire»], si fa riferimento all’insegnamento o all’apprendimento dei fondamenti di una determinata disciplina.

Teoria: [«delegazione di teori»]; si intende la formulazione coerente di un insieme di definizioni, principi e leggi generali, inerenti una specifica disciplina, che consente di descrivere, interpretare, classificare e spiegare, a diversi livelli di analisi, aspetti della realtà naturale e sociale, e delle forme di attività umana. Le teorie delle scienze empiriche (comprese le scienze sociali), conducono direttamente all’elaborazione di modelli, ovvero a descrizioni di strutture ipotetiche.

Concetto: comprehendĕre, si riferisce al pensiero, come concepito dalla mente, a una idea, a una nozione che ne esprime le caratteristiche essenziali e coerenti di una determinata realtà che prende forma collegando assieme i diversi aspetti di uno specificato oggetto che alla mente interessa aver presenti nel suo complesso.

Posizioni filosofiche

Agnosticismo: Atteggiamento filosofico secondo cui l'esistenza di Dio e di altri principi metafisici o entità spirituali, ad esempio l'anima, non è dimostrabile con certezza e quindi non può essere oggetto di conoscenza. (“che non sa”) e coniato nel XIX secolo dal biologo britannico Thomas Henry Huxley, indica una posizione che si differenzia dal teismo (che afferma l'esistenza di queste entità) quanto dall'ateismo (che la nega). I fondamenti dell'agnosticismo moderno si trovano nelle opere del filosofo scozzese David Hume e del tedesco Immanuel Kant.

Ascetismo: Pratica di sacrificio e di rinuncia ai piaceri mondani per raggiungere un grado superiore di spiritualità, di intellettualità, o di consapevolezza di sé. L’ascesi e l’esercizio di astinenza era considerato necessario a chiunque volesse raggiungere il controllo dei pensieri e delle passioni. L’aspetto etico dell’ascesi è anche presente nel cristianesimo, in una prospettiva rivolta al trascendente: l’ascesi conduce all’unione con Dio nella contemplazione mistica, attraverso il superamento degli ostacoli mondani.

Ateismo: È la dottrina che nega l’esistenza di Dio, sostiene la possibilità di elaborare prove certe e ben fondate sulla sua inesistenza. L’ateismo ('dio') si limita ad affermare l’impossibilità di ottenere una conoscenza certa delle entità metafisiche. In Grecia, Anassagora, i sofisti e Socrate vennero accusati di ateismo perché non accettavano gli dei tradizionali, pur non negando l’esistenza di un’entità divina e soprannaturale. Alla fede in Dio si deve sostituire la fede nell'uomo. Feuerbach, assieme a Marx, Nietzsche e Freud, vengono definiti “maestri del sospetto”, secondo la quale “la vera emancipazione dell'uomo postula la negazione di Dio” ed è quindi caratterizzato dalla contrapposizione tra Dio e uomo. Per Marx la religione aveva soprattutto una funzione consolatoria nei confronti di una realtà dolorosa e insoddisfacente e si configurava come l''oppio dei popoli', perché distoglieva l'uomo dalla lotta per cambiare le strutture economiche ingiuste, promettendo il paradiso in un'altra vita. Per Friedrich Nietzsche “la morte di Dio” non determina solo la negazione della sua esistenza da parte dell’uomo, ma ne determina anche il rovesciamento di tutti gli ideali e i valori tradizionali.

Bene e male

In filosofia rappresenta la dicotomia che appartiene all’ambito dell’etica, che la intende come opposizione fra ciò che gli attribuisce un valore morale, ciò che viene desiderato e bramato dall’essere umano, e ciò che è considerato moralmente cattivo oppure sbagliato, che può provocare danno, dolore o sofferenza. Occorre distinguere fra una prospettiva metafisica e oggettivistica di intendere il bene. La prima domina nel pensiero antico e medievale. Essa riceve una formulazione con Platone, secondo il quale il bene costituisce la sommità del mondo delle idee. Aristotele invece, sosteneva che il bene non è un’idea trascendente, ma qualcosa di agibile e praticabile da parte dell’uomo. Il carattere che accomuna questa concezione del bene è che esso viene definito solo in relazione al soggetto che lo vuole o desidera. Secondo il filosofo tedesco Kant, non può dirsi buono di ogni oggetto o di un’azione in quanto tali, ma solo della volontà buona, inoltre considerò quest’ultima come una volontà che si determina attraverso una legge morale universale.

Nel corso della storia del pensiero filosofico, furono numerose anche le dottrine intermedie fra quelle oggettivistica e soggettivistica del bene. Socrate, per esempio, fa coincidere la virtù nella scienza del bene e del male, e sostiene che nessuno commette il male per sua pura volontà, ma solo perché non sa distinguere ciò che sia il bene. Aristotele considerava il bene come “ciò cui ogni cosa tende”, e quindi, nel caso dell’uomo, la felicità era considerata come il fine ultimo cui ciascuno doveva raggiungere. Aristotele considera il bene in rapporto all’uomo, ma formula anche una gerarchia di beni a seconda del loro grado di perfezione, avvicinandosi così alla teoria oggettivistica del bene. Secondo l’insegnamento induista, ad esempio, il male non esiste perché fa parte del mondo illusorio dei fenomeni.

Nel III e IV secolo, quando cominciò ad affermarsi la teologia cristiana, una trattazione teorica del problema del male divenne particolarmente urgente, poiché la dottrina del cristianesimo si fondava sull’esistenza di una divinità onnipotente e buona, ma al tempo stesso riconosceva la reale esistenza del male. Alla fine del IV secolo sant’Agostino formulò la soluzione maggiormente accettata dai pensatori cristiani successivi. Secondo Agostino il male non può essere opera di Dio, poiché ciò che è stato creato da Dio non può che essere buono. Può tuttavia capitare, che qualcosa, anche se creato come buono, si possa corrompere.

Cognitivismo

Corrente della psicologia che studia come l’essere umano possa acquisire informazioni e conoscenze sul mondo che ci circonda e come ci si deve comportare nell’ambiente a partire dalle conoscenze che vengono acquisite. L’obiettivo principale di questa impostazione teorica è quello di svelare i processi che intervengono nella formazione delle conoscenze individuali. La teoria cognitiva pone quindi al centro del suo studio il soggetto attivo che opera nel mondo e che sviluppa le proprie capacità mentali. L’elemento principale dello studio del cognitivismo è la mente, considerata come sistema complesso di regole; la mente viene in tale contesto studiata ed analizzata senza fare riferimento agli affetti e alle emozioni collegate alle percezioni, ai ricordi e ai pensieri.

La psicologia cognitiva suppone anche che il comportamento umano possa venire regolato da un meccanismo di retroazione, proposto da Miller, Galanter e Pribram nel 1960, chiamato TOTE (Test-Operate, Test-Exit), che riproduce il procedimento con cui si realizza una determinata azione: si analizza la situazione esistente, la si pone a confronto con l’obiettivo da raggiungere, si elabora un progetto per realizzare il cambiamento desiderato, si mettono in pratica le azioni necessarie, si analizza nuovamente la situazione, se lo scopo è raggiunto l’azione finisce, in caso contrario si va avanti fino al risultato voluto.

Costruttivismo

Corrente filosofica nata nell'ambito degli studi epistemologici condotti negli ultimi decenni del XX secolo soprattutto in Germania e negli Stati Uniti, che ha tra i maggiori esponenti Nelson Goodman. L'idea guida del costruttivismo è che la realtà sia 'costruita' dal nostro modo di conoscerla. Generalizzando, il costruttivismo ritiene che ciò che noi chiamiamo realtà sia semplicemente il risultato di un'interazione tra soggetto e oggetto.

Empirismo

In filosofia l’empirismo è un orientamento di pensiero che riporta la conoscenza all’esperienza dei sensi, negandone però l’esistenza di idee innate o di un pensiero a priori. Si possono delineare alcuni tratti generali condivisi dalle diverse dottrine empiriste:

  • L’attenzione per i dati sperimentali proprio per la loro concretezza, così come si presentano nella percezione
  • Il privilegiare, sul piano metodologico, l’induzione rispetto al procedimento deduttivo
  • L’atteggiamento nominalistico, il quale esclude che i concetti universali siano qualcosa di più che semplici nomi o rappresentazioni mentali che stanno in luogo di realtà singolari
  • La concezione che il soggetto conoscente è passivo e recettivo nei confronti degli oggetti
  • L’istanza antimetafisica, e cioè il rifiuto di presunte conoscenze della sostanza delle cose, e la propensione ad attribuire al sapere umano un carattere sperimentale, sempre perfettibile e mai definitivo.

Con il termine “empirismo” si intende una corrente filosofica dell’età moderna, nata in Gran Bretagna, che si contrappose al razionalismo sul terreno del problema gnoseologico. Anche nei sistemi filosofici dell’antichità ci sono stati dei tentativi di soluzioni di tipo empiristico: Aristotele, ad esempio, rivendicò, in opposizione alla teoria platonica delle idee la funzione positiva dell’esperienza sensibile, che richiede nonostante ciò di integrarsi con il pensiero razionale; Epicuro invece sosteneva una forma più totale di empirismo, per il quale l’esperienza sensibile è alla base di ogni atto conoscitivo. Si deve all’inglese John Locke la concezione critica delle idee innate sostenuta da Cartesio, affermando che tutte le nostre conoscenze sono originate dall’esperienza esterna (“sensazione”) o interna (“riflessione”). Solo attraverso l’esperienza si permette allo spirito di aggiungere tutti i materiali del pensiero, che Locke chiama “idee”, conferendo a questo termine un significato simile a quello del razionalista Cartesio.

Estetica

Disciplina filosofica che ha come scopo quello di formulare una definizione del concetto del bello e dell'arte. L'estetica (dal greco áisthesis, 'sensazione') si interroga sull’esistenza di uno specifico modo estetico della percezione o se, invece, gli oggetti stessi possiedano in sé delle 'qualità estetiche', e inoltre quali siano le arti e in che cosa consista il loro riferimento alla bellezza. Il termine 'estetica' è relativamente recente, in quanto fu introdotto nel 1753 dal filosofo tedesco Alexander Baumgarten, per designare sia la teoria della conoscenza sensibile, come parte della gnoseologia, sia la 'teoria del bello e delle arti liberali'.

Solo in seguito si è consolidata una tradizione che collega l'arte al bello: in passato, infatti, la nozione del bello era discussa soprattutto in sede metafisica e intesa come una qualità dell'essere, mentre le arti erano subordinate a scopi didascalici, morali, religiosi o di altro tipo, e non erano ancora intese come 'disinteressate' e fondate sul valore autonomo del bello. Nella filosofia greca prevaleva una concezione, d'origine pitagorica, che intendeva la bellezza come simmetria e proporzione. Nella riflessione di Platone, tuttavia, si vede come l'arte non risulti ancora avere un'intrinseca connessione con questo concetto di bellezza, in quanto è giudicata in base a fini soprattutto etici e politici.

Un ruolo fondamentale nella formazione di una teoria filosofica della bellezza viene attribuita al filosofo neoplatonico del III secolo Plotino, per il quale la contemplazione del bello sensibile determina sempre il primo gradino della scala che l'anima deve percorrere per ricollegarsi all'Uno (o bene), cioè al principio assolutamente trascendente di tutte le cose. La bellezza rappresenta dunque un passaggio attraverso cui l'anima può risalire alla fonte da cui è discesa; in questa forma il bello concerne l'Intelletto supremo e rispecchia il bene, il quale 'è fonte di ogni bellezza'.

In epoca illuministica, Immanuel Kant ricercò il bello in una particolare forma del giudizio, denominata 'giudizio di gusto', che ha un peculiare nesso con i sentimenti di piacere e dispiacere. Essi sono soggettivi, ma esigono nondimeno un consenso universale, fondandosi su un comune senso estetico: ad esempio, dire che qualcosa è bello, significa rivendicare un valore universale della bellezza, che travalica l'ambito puramente relativo di ciò che è semplicemente piacevole.

Etica

Si intende quell’insieme dei principi o di norme che disciplinano la condotta umana, e per estensione anche lo studio di questi principi che assumono il nome di “filosofia morale” (dal latino mores, “costumi”). L’etica (dal greco ethos, “carattere”, “costume”) cerca di rispondere a domande come: “Quando un’azione è giusta?”, “Quando un’azione è sbagliata?” e “Qual è il principio che decide del bene e del male?”.

Dal momento che gli esseri umani vivono insieme in gruppi, è diventato necessario adottare un comportamento morale per garantire la sopravvivenza di ogni comunità. Anche se i sistemi di valori venissero via via modificati in base alla condotta, i principi dell’etica hanno spesso origine, in forma irrazionale, da: determinanti sono sempre state le azioni accidentali che, una volta diventate di uso comune, si stabilizzarono dando origine a tradizioni e costumi, sia le leggi costrette dai governanti per evitare le proteste tra i loro sudditi.

Nel V secolo a.C. i sofisti, che insegnavano retorica, logica e teoria della politica, negarono la possibilità di identificare valori morali universali e immutabili. Nei suoi dialoghi Platone, rielaborando il pensiero di Socrate, si oppose al relativismo dei sofisti, sostenendo che la virtù è conoscenza e che gli uomini sarebbero virtuosi se sapessero cos’è il bene; pertanto, il male è semplicemente frutto dell’insipienza. Successivamente alcune scuole di filosofia morale si ispirarono agli insegnamenti di Socrate. Le più importanti furono fondate dai suoi discepoli: i cinici e i cirenaici. I primi, guidati da Antistene, asserirono che la pratica della virtù deve condurre all’autosufficienza e a una vita “secondo natura”, vissuta cioè soddisfacendo le necessità primarie della sussistenza ed evitando la ricerca del piacere. Di visione opposta fu la scuola cirenaica, fondata da Aristippo di Cirene, che professò una radicale forma di edonismo, considerando sommo bene il piacere vissuto nella contingenza dell’istante.

Nella concezione cristiana l’individuo non raggiunge la salvezza solo attraverso la volontà o l’intelligenza, ma necessita anche della grazia divina. Nei Due trattati sul governo (1690) Locke affermò che il fine del contratto sociale è diminuire il potere assoluto dell’auto.

Anteprima
Vedrai una selezione di 14 pagine su 61
Filosofia della mente Pag. 1 Filosofia della mente Pag. 2
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 6
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 11
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 16
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 21
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 26
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 31
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 36
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 41
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 46
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 51
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 56
Anteprima di 14 pagg. su 61.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della mente Pag. 61
1 su 61
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marti17__ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della mente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Lei Lorenza.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community