Qualia e coscienza
La coscienza è l’ostacolo a una teoria fisica della mente?
Sfondo teorico
I fisicalisti con “mondo fisico” intendono la più piccola classe di entità in grado di determinare necessariamente tutte le caratteristiche del nostro mondo, ovvero il mondo fisico in senso stretto. I fisicalisti hanno per lo più caratterizzato la loro idea di determinazione necessaria nei termini di mondi possibili, quelli in cui valgono le leggi di natura del nostro mondo, e quindi non contraddittori. L’aspetto facilmente intuibile che qui ci interessa è che gli stati mentali dovranno essere fisici in senso lato per il fisicalismo.
L’argomento maggiormente portato a favore di questa tesi è l'argomento della chiusura mentale, il quale sostiene che tutti gli effetti fisici hanno una causa fisica e il modo migliore per giustificarlo è presupporre che tutta la realtà sia fisica.
La teoria dell’identità tipo è una teoria fisicalista che asserisce che ogni stato mentale è identico a un tipo di stato cerebrale; ad esempio lo stato mentale “dolore” è identico a un tipo di stato cerebrale, ovvero “la stimolazione delle fibre C”. Questa teoria permette di economizzare sui tipi di entità che devono essere ammessi per dare conto in modo soddisfacente di ciò che esiste; inoltre permette di spiegare in modo semplicissimo come accada che gli stati mentali siano causati da, e causino, certi stati fisici: essendo gli stati mentali stessi degli stati fisici, non c’è nessun problema nell’integrarli nella rete causale fisica descritta.
Nella prospettiva funzionalista ogni stato mentale è associato a una certa funzione o a un certo ruolo funzionale, nella filosofia contemporanea è inteso per lo più nei termini di "ruolo causale". La definizione del funzionalismo è: un soggetto S è nello stato mentale M se e solo se S è in uno stato che svolge il ruolo-di-M. Per esempio, un soggetto è nello stato mentale “dolore” se e solo se un certo stato di S svolge il ruolo-del-dolore. Si noti che così, esseri molto diversi tra loro condividono gli stessi stati mentali.
Funzionalismo dell'occupante e del ruolo
Esistono due modi diversi di intendere la natura degli stati mentali che danno vita a due tipi di funzionalismo; uno occupante e l’altro del ruolo. Il funzionalismo dell’occupante è una versione della teoria dell’identità che però ammette la possibilità che diversi casi di dolore, per esempio, siano identici a stati fisici appartenenti a diversi tipi. Il funzionalismo del ruolo si basa sul fatto di avere una proprietà che svolge il ruolo dello stato: per esempio, se io e il mio cane condividiamo lo stesso tipo di realizzazione del dolore, essendo N1 e N2 stati fisici diversi, abbiamo in comune la proprietà di avere la proprietà che svolge il ruolo di, o realizza, il dolore.
I realizzatori degli stati mentali sono stati fisici e con questa assunzione il funzionalismo è una teoria materialista della mente, compatibile con la tendenza più radicale della scienza artificiale, perché affinché un computer abbia gli stati mentali effettivi, è sufficiente che alcuni dei suoi stati interni svolgano i giusti ruoli funzionali causali. Il funzionalismo permette inoltre di dare conto della correlazione indiscutibile empiricamente, tra i nostri stati mentali e gli stati cerebrali rappresentativa di una sistematica co-occorrenza tra stati mentali e neuronali.
Problema degli stati qualitativi e della coscienza fenomenica
Il nucleo essenziale del fisicalismo non riduzionista è il tentativo di conciliare un materialismo sul piano ontologico con la tesi dell’autonomia e dell’irriducibilità del mentale; il che fa nascere una grave difficoltà di fondo: il problema degli stati qualitativi e della coscienza fenomenica. Questo problema non fa che proporre una nuova versione del tormento di filosofi come Cartesio, Hobbes e Locke: “può la sostanza pensare?”. Tramutata oggi in “come può la materia essere fisiologicamente cosciente?”.
Nagel sostiene che ciò che si prova ad essere noi stessi, non può essere escluso dall’arredo del mondo e che i progressi delle scienze cognitive e dei modelli computazionali non forniscono la risposta al problema del rapporto tra attività cerebrale e genesi del mondo fenomenologico.
Ci appare chiaro che forse il problema maggiore che affronta oggi la filosofia contemporanea della mente, non sia più tanto il rapporto mente-corpo, ma il rapporto mente-mente. Questo rapporto tra mente computazionale e mente fenomenologica, è sostenuto intanto dalla rivendicazione di punti di vista soggettivi, del resto il nostro individuale e irriducibile modo di essere noi stessi non può essere escluso dall’arredo del mondo; mentre la scienza e le spiegazioni fisicaliste, si sono sviluppate mirando all’oggettività e perdendo il carattere soggettivo dell’esperienza.
Punto di vista soggettivo
Il punto di vista soggettivo, vale la pena ricordarlo non è la soggettività, ma essere un soggetto implica il possesso di un punto di vista. Per esempio, per comprendere la fisiologia di un pipistrello che percepisce il mondo attraverso una sorta di sonar, ci fa notare Nagel, non abbiamo bisogno di condividerne il sistema percettivo, ma per sapere che effetto fa, questo sì che sarebbe necessario. È quindi un mistero come il vero carattere dell’esperienza potrebbe essere rivelato dal funzionamento fisico di un organismo; mistero che non ha però niente di mistico ma si adatta all’immagine scientifica del mondo, che infatti riconosce i limiti cognitivi intrinseci alle varie specie naturali.
Iriducibilità del carattere fenomenologico dell'esperienza
Altri due contributi sull’irriducibilità del carattere fenomenologico dell’esperienza, ci vengono offerti da Jackson e Chalmers. Mary è la protagonista di un esperimento mentale, brillante neuroscienziata che ha passato la sua intera vita in una stanza nella quale gli unici colori visibili erano il bianco e il nero e ha acquisito una conoscenza completa di tutti i fatti fisici riguardanti il cervello. Una volta liberata dalla stanza, vede i colori e a questo punto, ci si chiede se Mary abbia acquisito qualcosa di nuovo oppure no.
Ammettere che abbia sperimentato qualcosa di nuovo, dovrebbe farci riconoscere che la sua conoscenza, espressa in termini puramente neurobiologici era incompleta e che quindi il fisicalismo è falso. La replica fisicalista più diffusa a questo argomento, ha come linea argomentativa che la nuova conoscenza proposizionale di Mary sia identica alla vecchia; entrambe vertono su un solo fatto che però è descritto in due modi differenti. Mary attraverso l’uscita acquisisce un nuovo concetto fenomenico, “effetto che fa vedere rosso” e impara che “questo è l’effetto che fa vedere rosso”. Il concetto fenomenico F e il “concetto fisico” C, si riferiscono allo stesso ente fisico, l’ignoranza sui fatti fisici, unita alla netta differenza tra C e F, rende particolarmente facile pensare che ai due concetti corrispondano due distinte entità, una fisica e una non-fisica.
Chalmers ha invece catalizzato tutta la discussione verso l’analisi dell’esperienza soggettiva, sostenendo che la spiegazione della natura essenziale e irriducibile dell’esperienza cosciente, rappresenta il vero problema (hard problem) di ogni analisi filosofica della coscienza. Ma partiamo da una distinzione di Block: gli stati coscienti che fanno un certo effetto a chi li ha, sono coscienti in senso fenomenico; mentre gli stati coscienti che non fanno un certo effetto, sono sì coscienti ma in senso non-fenomenico: canonici stati mentali coscienti sono le sensazioni corporee, gli stati percettivi, le emozioni, gli stati immaginativi e il pensare in parole. Fra gli stati che invece non fanno un certo effetto ai loro portatori, sono annoverate le credenze, i giudizi, le intenzioni, la comprensione di una frase e i desideri.
Block parla di coscienza non fenomenica come coscienza d’accesso o di A-coscienza, quindi se e solo se è disponibile per essere usato nel controllo diretto del pensiero o dell’azione. Chalmers sostiene quindi che dare una teoria fisicalista della coscienza presenta un “problema facile” e un “problema difficile”, dal momento che le teorie materialistiche non rendono conto dei qualia: dare una teoria della coscienza non-fenomenica è facile (uno stato mentale è A-cosciente se e solo se si trova potenzialmente nelle giuste relazioni causali con altri).